Actions

Work Header

Essere di Famiglia

Summary:

Ogni volta che per qualche motivo Tsuna non è in classe, Hayato sente che la malinconia potrebbe soffocarlo.
Takeshi cerca di rendersi utile.

Notes:

𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦𝘤𝘪𝘱𝘢 𝘢𝘭 𝘞𝘳𝘪𝘵𝘰𝘣𝘦𝘳 𝘥𝘪 𝘍𝘢𝘯𝘸𝘳𝘪𝘵𝘦𝘳.𝘪𝘵

Lista: pumpCOLORS.
Prompt: Bone/Osso.

Work Text:

La campanella che segnalava l'inizio della ricreazione risuonò nella scuola di Namimori.
Hayato sbadigliò sonoramente e sollevò il capo, guardando verso il banco vuoto di Tsuna.
Reborn-san ha detto che il Decimo doveva fare un addestramento speciale, e che io e Yamamoto dovevamo andare a scuola e capire da soli qual era il nostro allenamento di oggi, pensò.
Sbuffò e guardò verso il banco di Takeshi, che era stato velocemente circondato da tre ragazzi e due ragazze. Takeshi sorrideva, passando dal parlare da uno all'altro, ridendo ogni tanto e facendo ampi gesti con le mani nel corso delle frasi.
Hayato affondò di nuovo il capo tra le braccia, con un groppo alla gola.
Quell'idiota pensa che tutto sia un gioco, si disse, che ci trova in dei civili come quelli lì? Scommetto che nessuno di loro sa che il loro amato Idol ha ferito il più grande Super Hitman del pianeta!
Socchiuse gli occhi chiari, assottigliando le labbra.
"Non che mi importi di quel maniaco del baseball" borbottò.
"Gokudera?".
Hayato sollevò di scatto il capo, vedendo che Takeshi era davanti al suo banco con una bustina contenente due bento in mano.
"Non hai portato il pranzo come al solito, vero?" chiese Takeshi.
Hayato grugnì alzandosi in piedi, infilò le mani in tasca con una smorfia.
"Non avevi da fare con gli idioti come te?" sibilò.
Takeshi rise, affiancandoglisi.
"Bisogna essere gentili con i compagni di classe, sai? O nessuno vorrà essere tuo amico!".
Hayato sbuffò stizzito, dirigendosi verso il corridoio.
"E chi diamine li vuole degli amici?" borbottò.
Takeshi gli avvolse un braccio attorno alle spalle, quasi buttandoglisi addosso.
"Su, su! Non puoi fare quella faccia depressa ogni volta che non vedi Tsuna per dieci minuti!".
Hayato lo lasciò fare, ma gli lanciò un'occhiataccia.
"Che diamine vuoi saperne tu della depressione, idiota? Ti basta una pallina da baseball per essere felice".
Takeshi mise il broncio, tenendosi stretto a lui mentre salivano le scale per il terrazzo della scuola.
"Sai, alle volte sei proprio velenoso" protestò.
Si allontanò per andare a sedersi a gambe incrociate, tirò fuori dalla busta i bento e gliene porse uno.
"Per fortuna a me non importa, ma qualcun altro potrebbe restarci male!".
Hayato gli strappò il bento di mano e si sedette in terra.
"Guarda che non sei obbligato a frequentarmi, quando non sono cose di Famiglia".
Takeshi batté le palpebre con fare perplesso, fece un sospiro e strinse il bendo a due mani, abbassando gli occhi sui disegni di rondini blu sullo sfondo rosso del contenitore.
"Alle volte sembri così distante, Gokudera", fece, "elegante e neutrale e senza tempo, come il Piccolo Principe del libro, che era felice solo con la sua rosa".
Hayato lo guardò stupito.
"Yamamoto...".
Takeshi alzò lo sguardo, le iridi castane decise.
"Voglio essere come la volpe. Non importa se farà male, voglio che diventiamo amici".
Hayato arrossì, aprì il bento e ne fissò il contenuto arrangiato a formare un teschio.
"Idiota. Siamo una Famiglia".
Takeshi sorrise in modo dolce.
"Allora non dimenticarlo solo perché Tsuna non c'è, okay?".
Hayato sbuffò, chiuse gli occhi sentendoli pizzicare.
È davvero un grandissimo idiota.