Actions

Work Header

Rating:
Archive Warning:
Category:
Fandom:
Character:
Additional Tags:
Language:
Italiano
Stats:
Published:
2025-10-15
Words:
1,402
Chapters:
1/1
Kudos:
6
Bookmarks:
1
Hits:
93

Mademoiselle Oscar

Summary:

Oscar, in gran segreto, decide di vivere come una donna e compie il primo passo in questa direzione.

Notes:

Un racconto per molti versi speculare all'altro che ho scritto, Monsieur Oscar. :)
Grazie a Lea per l'illustrazione. <3

Work Text:

Era altamente inappropriato, lo sapeva.

Eppure doveva farlo, non poteva più aspettare.

Per questo aveva deciso di farlo nel cuore della notte, protetta dalla vista di occhi indiscreti, sicura di non dover fornire spiegazioni a nessuno. Eppure, nonostante la calma e il silenzio notturno imperassero nella residenza di famiglia, non riusciva a evitare di stare all’erta: suo padre dormiva solo poche porte più in là e aveva la fastidiosa abitudine di recarsi nel suo studio anche a tarda notte, di tanto in tanto, per appuntare i suoi pensieri prima che il sonno li cancellasse. Sarebbe bastato molto poco perché qualcuno si accorgesse di cosa stesse facendo.

Oscar si guardò allo specchio, che restituiva la sua immagine illuminata dalla luce calda e danzante del candelabro, e considerò il curioso effetto di vedersi abbigliata non nella consueta uniforme, né negli abiti maschili che di solito indossava quando non era in servizio. Per la prima volta dacché aveva memoria – e non aveva motivo di dubitare si trattasse della prima volta in assoluto – si era infilata in abiti femminili.

Si trattava peraltro non di indumenti degni di una nobildonna, o almeno, non una nobildonna di quella decade. Parigi, come le altre grandi città di Francia, si contraddistingueva per i suoi cittadini e cittadine eccezionalmente ben vestiti, a paragone con i contadini nei villaggi rurali. Questo si doveva al fatto che gli abiti dismessi dalla nobiltà e dai cittadini più benestanti non venivano certo buttati via: sarebbe stato uno spreco, considerata la loro ottima fattura e il costo che avevano avuto all’origine. Venivano quindi rivenduti a prezzo ribassato e finivano col popolare cassapanche e comò di persone di rango inferiore.

Per Oscar era stato incredibilmente difficile procurarsi gli indumenti che ora indossava. Ironicamente, sarebbe stato molto sospetto per una nobildonna in vista come lei, nota per il suo gusto di segno radicalmente opposto, acquistare alla luce del sole abiti femminili destinati alle popolane parigine e ancor più riverbero avrebbe avuto la notizia che Oscar François de Jarjayes stava acquistando abiti da ballo degni di una dama del suo rango. Sapeva che le voci sarebbero dilagate per Parigi come un fuoco in un fienile e non aveva dubbi che sarebbero giunte a Versailles e alle orecchie sbagliate in brevissimo tempo. Aveva quindi dovuto agire di soppiatto: doveva rimanere un segreto.

Questa snervante complicazione aveva fatto sì che trascorressero settimane tra il momento in cui aveva maturato la decisione e quello in cui, finalmente, aveva potuto vedersi allo specchio così, donna per la prima volta. Non una donna di nobile stirpe, ma questo non le importava, anzi, vedersi riflessa in quel modo doppiamente diverso, donna e popolana allo stesso tempo, era per lei esilarante. Scorse di nuovo la sua immagine riflessa, soffermandosi su ogni dettaglio.

Oscar si guarda allo specchio vestita da donna.

Aveva raccolto i lunghi capelli biondi e mossi in una bassa coda di cavallo fissata da un semplice nastro di lino bianco e sul capo aveva calato una cuffia dello stesso materiale e colore. Bianca era anche la vaporosa camicetta di morbido cotone, con le maniche quasi troppo ampie e il modesto scollo a barca chiuso da un laccetto. Un bustino di raso color avorio con delicati ricami floreali cingeva e metteva bene in evidenza il suo sottilissimo punto vita. Sotto, indossava una semplice gonna di lino beige lunga fino a metà del polpaccio e sul davanti aveva allacciato il grembiule a righe verticali beige e marroni, anche se quello era un accessorio da lavoro e ora, di lavoro, non ne avrebbe avuto per le mani, ma voleva vedere che effetto faceva. Aveva indossato anche le calze, la giarrettiera ben nascosta sotto la gonna, ma aveva evitato di infilare i piedi nelle scarpe per non fare rumore.

Tanto era bastato perché la persona che la guardava dallo specchio smettesse di essere lei.

No, no, si disse, scuotendo il capo. Al contrario: questa sono io, così come ho deciso di essere.

Se le bastava un cambio d’abito per sentirsi così diversa, così padrona del suo destino e così vera, per la prima volta, allora quali e quante altre possibilità erano a portata di mano? La sensazione di poter essere chiunque volesse era così inebriante che si sentì girare la testa per un momento, come avesse bevuto troppo vino di Bordeaux. Come ubriaca sorrideva di un sorriso così largo da sfidare i limiti della sua bocca, con gli occhi brillanti e le gote arrossate come una bambina. Sentì un riso sfrenato nascerle in petto e a stento dovette trattenerlo, ma non poté evitare che questo le scuotesse vigorosamente le spalle. Rise così, in silenzio, fino a rigarsi il viso, paonazzo per lo sforzo di contenere le risa, di un pianto a metà tra l’esterrefatto e l’isterico. Con il grembiule raccolse le lacrime che scorrevano copiose sul suo volto, nascosto nel tessuto ruvido.

Quando si fu calmata tirò un profondo respiro e tornò a guardarsi allo specchio.

Bellissima.

Gli abiti erano semplici, l’acconciatura ancora di più, il viso arrossato, ma si vedeva bellissima e radiosa, nonostante tutto. Si sentivano dunque così tutti i giorni le altre donne, cresciute come tali? O non davano forse per scontato il poter indossare abiti corrispondenti alla propria indole?

Oscar era stata cresciuta come un uomo. In pubblico si riferiva a sé stessa usando il maschile e lo stesso facevano tutti gli altri, anche coloro che sapevano della sua vera natura, persino André, il suo amico più intimo, con cui era cresciuta fin da quando era una bambina. In casa Jarjayes l’unica persona che si riferisse a lei usando il femminile, chiamandola mademoiselle, era l’anziana governante, madame Glacé, la nonna di Andrè che anche Oscar chiamava affettuosamente grand mére. Lei non si era mai piegata al volere di suo padre, il suo Monsieur, che aveva imposto al mondo intero di considerare un maschio la sua ultima figlia. Per lei era sempre stata Oscar, la mia bambina. Sì, nonna sarebbe stata l’unica a essere sopraffatta dalla felicità, se l’avesse vista ora.  Quando fosse giunto il momento decise che sarebbe stata lei la sua complice, la prima a sapere.

Quello che Oscar non aveva ancora compreso, quella notte, era che se le era possibile concepire piani per dirigere la sua vita dove meglio credesse lo doveva proprio, per assurdo, all’educazione impartitale dal Generale, suo padre. La disciplina militare e l’assunzione del comando delle truppe della Garde du Roy erano state la chiave che le permetteva ora di decidere in prima persona e in totale autonomia del suo destino. Nessun’altra nobildonna in Francia godeva dello stesso privilegio, nemmeno la regina stessa. Tutte venivano considerate creature di valore inferiore rispetto ai figli maschi, i legittimi eredi. Il destino di una nobildonna era quello di venire usata come pedina, merce di scambio nelle mani del padre per stringere alleanze e ottenere vantaggi patrimoniali.

Il desiderio di Oscar non era quello di mettersi nelle mani di chicchessia e di lasciare che qualcun altro decidesse per lei, oh no. Il suo piano era semplicemente di essere donna e di esserlo come meglio avesse ritenuto opportuno, come fosse la cosa più ovvia. Non sapeva, a questo punto, se avrebbe mai voluto sposarsi, ma sapeva per certo che, se mai lo avesse desiderato, avrebbe certamente scelto lei sia il marito, sia il momento. Non sapeva nemmeno che cosa avrebbe fatto: l’unica vaga certezza era che non avrebbe potuto continuare la carriera militare, una volta che avesse iniziato a vivere apertamente come una donna. La mistificazione imposta da suo padre era l’unico, fragile pretesto che le permetteva il privilegio di vivere come un soldato. Un comandante in gonna non s’era mai visto e quello sì che i soldati non l’avrebbero mai accettato, nemmeno da lei, nemmeno se sapevano già. Le apparenze erano quello che le permetteva di vivere come aveva finora vissuto.

Non poteva immaginare che sarebbe arrivato il giorno, in un futuro non molto distante, in cui avrebbe osato molto di più, spinta da un amore impossibile. Che tutta la nobiltà che frequentava la corte o che aspirava a farlo l’avrebbe vista, abbigliata in un vestito magnifico che faceva di lei un’apparizione di rara bellezza e che tutti si sarebbero interrogati sulla sua identità. Ma tutto questo non importava, ora. Quella notte Oscar cementò la sua decisione. Come sarebbe arrivata a proclamarla alla sua famiglia, alla corte di Versailles, alla Francia e al mondo intero si sarebbe rivelato in seguito.

Per quella notte a Oscar era sufficiente vedersi e sentirsi donna.