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Un mese dopo che la Maledizione degli Arcobaleno era stata spezzata, Reborn si era trovato di nuovo ad avere l'età di quando era stato maledetto, e andando al negozio cinese di Fong aveva scoperto che lo stesso era successo agli altri.
La prima cosa che Reborn aveva ritenuto opportuno fare era stato trasferirsi dalla stanza di Tsuna a quella degli ospiti: un conto era dormire con un ragazzino di tredici anni quando era un bambino, un altro era farlo da uomo adulto.
Poi Reborn aveva telefonato a Skull per andare insieme a fare shopping, così da rinnovare il guardaroba.
Si incontrarono nel piccolo parco di Namimori di mattina, quando non c'era praticamente nessuno.
Reborn lo trovò seduto sull'altalena, circondato da gattini. Ne osservò il sorriso malinconico e gli comparve alle spalle.
"Chaos!".
Skull strillò balzando sulla cima dell'altalena con gli occhi viola sgranati.
"Reborn! Mi hai quasi fatto prendere un infarto!".
Reborn sogghignò, allungando le mani verso di lui.
"Non dovresti scoprirti così".
Skull lo guardò diffidente, ma alla fine gli prese le mani, e Reborn lo mise in terra.
Skull si scrollò la polvere dalla tuta da motocross viola.
"Ero convinto mi avresti fatto cadere" ammise.
Reborn abbassò il capo per guardarlo con un sopracciglio inarcato e una mano in tasca.
"Allora perché mi hai preso le mani?" chiese.
Skull gli rivolse un sorriso timido.
"Perché speravo non lo facessi".
Reborn roteò gli occhi con uno sbuffo, trasformò Léon in un piccolo martello e diede un colpetto sul casco di Skull.
"Togliti questo coso, ogni tanto. È evidente che non ti arriva abbastanza ossigeno al cervello".
Skull ridacchiò e sfilò il casco, tenendolo sotto braccio.
"Stai diventando sempre meno violento, senpai".
Reborn gli fece cenno di seguirlo, incamminandosi per le strade vivaci della cittadina.
"DameTsuna ha lottato con le unghie e con i denti per darmi un'altra chance. Merita io ci provi almeno un pochino" disse.
Skull gli camminava di fianco quasi saltellando per tenere il passo.
"Anche Dino Cavallone ha lottato per te" gli ricordò.
Reborn annuì, accennando un sorriso.
"Il piccolo Simon voleva salvare te a tutti i costi, invece", fece, "l'avresti mai detto?".
Skull abbassò il capo arrossendo appena.
"È strano quando qualcuno vuole combattere per te" ammise.
Reborn annuì concorde, premendosi il fedora sul capo.
"Viper mi ha confessato che quando ha saputo della sfida, ha cercato di darsela a gambe", raccontò, "voleva assoldare dei mercenari e pregare Xanxus non lo scoprisse mai".
Skull lanciò un fischio ammirato.
"Mammon era disposta a pagare qualcuno?".
Reborn ridacchiò scrollando le spalle.
"Beh, anche io avrei preferito Tsuna ne restasse fuori, non la biasimo".
Skull balzò sul cornicione del ponticello davanti a loro, camminando in bilico.
"A me Fong ha detto che se non era per suo nipote Kyouya, si lasciava morire".
Reborn sbuffò, sollevando gli occhi verso Skull con un sogghigno.
"Nessuno di noi voleva mettersi contro gli altri, eh?".
Skull si fermò, assottigliando le labbra, e gettò indietro il capo. I capelli viola scuro frusciarono al vento, petali di fiore gli volarono davanti gli occhi intensi.
"Forse questa è davvero l'ultima occasione, lo sai?", chiese, "forse è ora o mai più".
Reborn lo fissò un secondo.
"Hai ragione" disse.
Skull sgranò gli occhi e si voltò di scatto.
"Davve-" iniziò, ma venne colpito da Léon tramutato in martello, finendo nel fiume con uno strillo.
Reborn si affacciò a guardarlo dimenarsi nell'acqua.
"Senpai! Non so nuotare!" urlò Skull.
Reborn sospirò rassegnato, togliendo la giacca nera e slacciando la cravatta.
"È proprio un idiota" borbottò, ma nel buttarsi in acqua sorrise.
