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Adelaide si risvegliò piano, un familiare profumo di biscotti che invadeva l’aria, la vita della città che, al di fuori della grande finestra coperta da delle tende che ora non le sembravano poi così orribili – erano stati Odile e Marcello a volersene occupare e lei li aveva lasciati fare, limitandosi a commentarle con una punta di sarcasmo che non era bastata a nascondere a nessuno dei due la sua emozione di fronte a quel gesto –, sembrava continuare a scorrere come il giorno prima, il “sì, lo voglio” che ancora le rimbombava nelle orecchie, come l’avesse appena pronunciato. Lasciò che gli occhi si adattassero alla luce tenue che iniziava ad illuminare la stanza e si prese un attimo per osservare meglio il piccolo smeraldo che Marcello aveva fatto incastonare all’interno dell’anello a sua insaputa – non ricordava nemmeno di avergli parlato della pietra che sua madre aveva sempre associato a Margherita, ma quell’ennesima sorpresa le aveva fatto tremare così tanto la mano che Marcello aveva dovuto fermarsi ad accarezzargliela a lungo con il pollice, prima di infilarle la fede, tremando a sua volta. Anche per lei era stata una piccola impresa mettergli la fede al dito ma, nell’esatto momento in cui si erano guardati, finalmente marito e moglie, tutto il resto – il mondo, le malelingue, le sofferenze del passato, le paure, le insicurezze – aveva cessato di esistere.
Marcello, poggiato contro lo stipite della porta, la osservò stropicciarsi gli occhi – un gesto semplice, banale, che non aveva mancato di farlo sorridere la prima volta che gliel’aveva visto fare e che, quando aveva avuto l’ardire di commentare, gli era valso un’occhiata fintamente contrariata di Adelaide – e ravviarsi una ciocca di capelli dietro l’orecchio, la luce del sole che filtrava dalle tende e colpiva la fede, rendendola ancor più luminosa. Istintivamente, accarezzò la sua; avrebbe potuto mettere la firma pur di iniziare ogni giorno della sua vita così, accanto a lei.
«Buongiorno, contessa», disse, richiamandone l’attenzione non appena lei allungò la mano verso l’altro lato del letto, certa di trovarlo accanto a sé, ancora addormentato, come ogni mattina in cui si svegliavano assieme. Era un copione che si era ripetuto, uguale a sé stesso, per mesi ed era stato anche questo a dargli la forza di alzarsi ben prima dell’alba per prepararle una piccola sorpresa.
Adelaide sussultò per lo spavento e si mise a sedere, celando lo stupore di trovarlo già sveglio, vestito e perfettamente in ordine.
«Incosciente, da parte tua, lasciare da sola tua moglie proprio la mattina successiva alle nozze, Barbieri», scherzò, e lui non poté fare a meno di sorridere, scostandosi dalla porta quel tanto che bastava per farle scorgere il carrello con la colazione che aveva preparato. Adelaide sorrise a sua volta: quindi era da lì che proveniva l’odore di biscotti che l’aveva svegliata.
«Al contrario, per quanto ti possa sembrare impossibile, era necessario: ci tenevo a rendere perfetto ogni dettaglio dell’inizio della nostra vita da marito e moglie, partendo dalla colazione; spero lei possa perdonarmi per questo piccolo strappo alla regola, contessa», le disse, senza lasciarle il tempo di commentare la sorpresa e avvicinandosi per baciarle piano il naso e la fronte, indugiando a lungo in quel gesto e allungando le mani per accarezzarle le braccia in modo ritmico, come aveva fatto il giorno prima davanti all’altare, suscitando anche il sorriso di monsignor Giglio.
«Lo sarebbe stato in ogni caso», lo rassicurò, abbandonando ogni proposito di scherzo. Con un movimento che ormai era più che abituale, cercò la guancia di lui per lasciarci una carezza ed avvicinarlo per un bacio, convincendosi per l’ennesima volta che era tutto vero, che la felicità che le accelerava il battito del cuore era reale, e scacciando definitivamente quell’incubo che l’aveva tormentata per più notti prima del matrimonio.
Si staccarono piano, ritornando alla vita attorno a loro un respiro sincronizzato dopo l’altro, abbandonando a malincuore quella piccola bolla che li aveva appena ospitati. Marcello, incapace di trattenersi, si sedette sul letto e la fece stendere, solleticandole piano la pelle sul fianco e rubandole qualche altro rapido bacio, la risata sorpresa di Adelaide che riempiva la stanza, poi poggiò la fronte su quella di lei e le sfiorò il naso con il suo, cercandone lo sguardo. Ci volle qualche altro secondo prima che lei riaprisse gli occhi ma, quando lo fece, una lacrima le scivolò lenta sul viso, arrestandosi contro la carezza del pollice di lui. Prima di lui non aveva mai pianto di felicità.
«Dopotutto», riprese, schiarendosi la voce impastata da una nuova emozione, «non hai mai avuto bisogno di qualcosa di straordinario per sorprendermi: è stata sufficiente una semplice motoretta per portarmi fuori dalla villa».
Marcello si avvicinò e la baciò piano, portando entrambe le mani al suo viso e accarezzandole le guance con i pollici.
«Ti amo così tanto», le disse, incapace di elaborare ulteriormente, la voce carica della stessa emozione che gli aveva bloccato il fiato in gola mentre la osservava percorrere la navata. La mano di Adelaide salì ad accarezzargli nuovamente la guancia.
«In effetti, credo tu l’abbia anche giurato non più di ventiquattr’ore fa davanti a tutti», scherzò e Marcello non poté evitare di sorridere contro le sue labbra mentre le rubava l’ennesimo bacio.
«Sei incorreggibile.»
«Non immagini nemmeno quanto», replicò, quasi sfidandolo, il sopracciglio sollevato.
«Ma non vedo l’ora di scoprirlo: abbiamo una vita intera, amore mio.»
