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Rating:
Archive Warning:
Category:
Fandom:
Relationship:
Characters:
Language:
Italiano
Stats:
Published:
2025-10-29
Updated:
2025-10-29
Words:
390
Chapters:
1/9
Kudos:
2
Hits:
84

Ti ho voluto bene veramente

Summary:

"Hai parlato con Simone?"
Manuel annuì, senza voltarsi.
"Come ha reagito?"
"Come fa sempre. Con silenzi rancorosi e occhi che fanno più male delle parole."

***
Dopo la fine della scuola, Simone e Manuel si ritrovano diversi. Più grandi, forse. Sicuramente più consapevoli. Si cercano ancora, si sfiorano, si allontanano - come se tra loro ci fosse una forza che li attira e li spaventa allo stesso tempo.

Sono rimasti amici, almeno all'apparenza. Ma ormai lo sanno: quello che provano non è più solo amicizia.
E allora, quando Simone gli si avvicina troppo - con gli occhi, con le domande, con i silenzi - Manuel prende una decisione. Una di quelle che si prendono per paura, ma che si giustificano con la ragione.

Notes:

Ciao, rieccoci con una nuova storia!
Incontriamo Manuel in una sera di fine estate, con qualche consapevolezza in più e sull'orlo di una decisione radicale...

Saranno 9 capitoli in totale 😊

Feedback e commenti sono più che benvenuti. Buona lettura!

Chapter 1: Prologo

Chapter Text

Roma, fine estate.

L'aria aveva ancora l'odore d'asfalto caldo e gelsomino, di finestre aperte e moto che sfrecciano anche quando il sole cala.

Era quel tempo strano in cui l'estate non è ancora finita, ma senti che qualcosa dentro sta cambiando. Il tempo in cui si prendono decisioni. Anche quelle sbagliate.

Manuel sedeva sul bordo della piscina, le gambe penzoloni nel vuoto, la luce obliqua del pomeriggio che scivolava tra le foglie e disegnava ombre sull'erba. Il giardino della villa era deserto; il cellulare era acceso, ma muto. Nessuna notifica, o forse solo nessuna che contasse davvero.

Erano passate settimane dalla fine delle lezioni.
Da quando tutto era diventato troppo.
Da quando Manuel aveva cominciato a evitare gli sguardi, a cambiare strada, a stringersi addosso un silenzio che sapeva di vergogna e protezione.

Alle sue spalle, in casa, il rumore lontano di Virginia in cucina, la voce della televisione accesa a volume altissimo senza che nessuno la stesse guardando.

Davanti a sé, l'immagine di Simone. Invisibile eppure sempre presente, in quella distanza che Manuel continuava a costruire un giorno dopo l'altro, sperando che smettesse di fare male.

"A volte non so più dove finisco io e dove inizi tu," gli aveva confessato una sera, con lo sguardo altrove e la voce bassa, quasi impercettibile. Simone non aveva risposto. Forse aveva capito. O forse no.

Ma Manuel l'aveva capito bene: quello che provava non sarebbe scomparso solo perché lo soffocava con tutte le sue forze. Cercava di scrollarselo di dosso come si fa con una canzone che non se ne va, ma niente.

"Proteggilo da te stesso." Era un pensiero che tornava ogni volta che si immaginava al suo fianco.

Perché Simone era come il fuoco: impulsivo, vibrante, vivo. E Manuel aveva troppa paura di spegnerlo con il proprio disordine.

Non era pronto a rischiare di fargli del male. A trascinarlo in qualcosa che non sapeva ancora nominare. A lasciarlo avvicinare ancora di più.

Se non poteva farlo sparire, almeno poteva tenerlo a distanza.

Quella notte, mentre Roma si stendeva silenziosa sotto un cielo lattiginoso, Manuel decise che aveva bisogno di tornare a respirare. Si alzò, passò una mano tra i capelli. Il silenzio era denso, come aria calda prima del temporale.

Uno zaino. Il biglietto di un treno. Una scusa, o forse no.

Dobbiamo imparare a vivere senza di noi.