Work Text:
Kawahira poggiò le tazzine di ceramica verde chiaro colme di thè sul basso tavolino, sedendosi di fronte ad esso con un sorriso gentile.
"Sono felice tu sia venuto, zio Asari".
Asari gli rivolse un educato cenno del capo, seduto con un ginocchio piegato contro il petto lasciato scoperto dalla giacca bianca.
"Sei l'erede del Dio degli Dèi, Kawahira. Se chiami, noi altre divinità abbiamo l'obbligo di rispondere".
Kawahira si premette gli occhiali tondi sul viso.
"A proposito di questo, si tratta di una questione ufficiale, potresti prendere la tua forma originale?".
Asari sospirò sconsolato ma annuì, sfilò dal dito uno dei tanti anelli e si tramutò in una donna.
I vestiti che un attimo prima aderivano al fisico scolpito ora ricadevano larghi sul suo corpo minuto, l'accenno di seno era praticamente invisibile e i lunghi capelli viola parevano ancora più voluminosi con la sua nuova stazza.
Asari sfilò un fermaglio argentato e uno dorato dai capelli e li usò per legarseli in uno chignon alto che finiva in una coda. Allacciò la giacchetta bianca e strinse la cintura d'argento decorata con degli smeraldi.
Una volta soddisfatta, prese la tazzina di ceramica e ne bevve un sorso, prese fiato e guardò Kawahira con intensi occhi azzurri.
"Cosa posso fare per te?".
Kawahira poggiò le mani in grembo, con le labbra strette.
"Un ragazzo ha manifestato il Pinnacolo Divino", disse, "ha il potere di un Dio degli Dèi come me, e ho localizzato anche molto dei suoi Guardiani divini".
Asari annuì poggiando la tazza sul tavolino.
"Vuol dire che siamo arrivati alla Decima Generazione dei Vongola, giusto?".
Kawahira sospirò con un cenno di assenso, carezzando con l'indice il bordo della tazzina di ceramica, osservandone il thè all'interno con melanconia.
"È giunto il momento, zia Asari. Abbiamo cinque, dieci anni al massimo per spezzare il ciclo in cui siamo intrappolati".
Asari assottigliò le labbra abbassando lo sguardo, si sedette in modo più composto facendo tintinnare gli innumerevoli bracciali alle caviglie.
"Credi che questo ragazzo e il suoi Guardiani divini siano all'altezza di Bonkon?".
Kawahira sorrise appena ricordando la decisione negli occhi di Tsunayoshi nel combattere per difendere i suoi amici.
"Sono simili a com'erano Primo Vongola e i suoi Guardiani, eppure anche così diversi".
Asari fece un mezzo sogghigno.
"Non è questo l'intero senso del Blocco Temporale?".
Kawahira ridacchiò, sorseggiò il suo thè.
"Forse. Ho visto il suo Guardiano del Cielo designato, ed è la copia di com'era G. Eppure, ha una differenza che non pensavo avrei mai visto".
Asari fece una smorfia scettica, inarcando un sopracciglio.
"Sicuramente nei secoli si è già verificata" sminuì.
Kawahira negò, versandosi altro thè con gesti lenti.
"Gokudera Hayato sa che la sua vita è importante per le persone che lo circondano", disse, "è una lezione che G non ha mai imparato".
Asari prese la teiera per riempire anche la propria tazza.
"Pensi sia una differenza sufficiente?".
Kawahira sospirò alzando gli occhi sottili a incontrare quelli grandi e tondi dell'altra divinità.
"Ti ricordi le potenziali divinità che si sono succedute dai tempi di Primo?" domandò.
Asari annuì secca, una ciocca viola le ricadde davanti al viso.
"Ognuna più affamata di potere della precedente", fece, analitica, "e nessuna abbastanza forte o potente da reclamare davvero il titolo che avrebbe dovuto avere".
Kawahira fece un sorrisetto.
"Sei sempre molto diretta, zia", disse, "e sei anche molto oggettiva, per questo ho chiamato te e non mio padre Usumi, mia madre Sebastiana o mio nonno Bonkon".
Asari si tolse la ciocca da davanti al viso, la fissò con una forcina coperta di piccoli rubini e posò le mani in grembo con aria seria.
"Ti ascolto".
Kawahira annuì appena.
"Per cominciare, l'aspirante Dio degli Dèi ha una potenza e una volontà da fare invidia a Primo Vongola", cominciò, "il ragazzo destinato a diventare Dio del mare è un Super Hitman già entrato nelle grazie di mio padre. Il giovane che dovrebbe essere Dio della luna e lui sono già legati, si influenzano proprio come ci si auspicherebbe".
Asari batté le palpebre.
Mentre gli equilibri tra mio fratello Usumi e sua moglie Sebastiana sono sbagliati a dir poco. Lei dovrebbe essere la luna che influenza le maree, ma è Usumi a voler dettare legge, rifletté.
Kawahira si sfilò gli occhialini, pulendoli con un panno preso dalla manica larga del kimono.
"Il ragazzo che dovrebbe essere Dio del sole è più un mistero, ma so che un tempo era legato come un gemello al ragazzo destinato al ruolo di Dio del mare".
Asari piegò appena il capo, curiosa.
"Ci sono già anche il Dio dell'eclissi e la Regina degli Dèi?" chiese.
Kawahira annuì.
"Il ragazzo che può diventare Dio degli Dèi potrebbe scegliere una Regina che è il suo specchio, oppure un Re che lo sostenga".
Asari si grattò il mento, mugolando.
"Sembra tutto in regola. Il Dio dell'eclissi?".
Kawahira sorrise divertito.
"Un giovanotto innamorato del possibile Dio della luna con tutto se stesso, pronto a bruciare questo mondo pur di liberarlo dalle favole che ci stanno imprigionando da secoli".
Asari sospirò, prese la sua tazza di ceramica sentendo che il thè si era freddato, ma ne bevve comunque un sorso.
"Quindi dobbiamo solo educarli".
Kawahira annuì.
"Mio padre e mio nonno non accetteranno mai il cambiamento, le posizioni di mia nonna e del Dio dell'eclissi sono ambigue come sempre, e mia madre non ha molta libertà d'azione", spiegò, "io e te siamo le uniche divinità maggiori che possono fare qualcosa prima che sia tardi".
Asari posò la tazza, fece un inchino chiudendo gli occhi.
"Come Dea del sole e della guerra, farò tutto il possibile" promise.
