Work Text:
Il buio del nascondiglio era rassicurante. I due uomini discutevano animatamente e non gli prestavano troppa attenzione, anche se non sembravano ancora abbastanza distratti. Il che significava che se avesse tentato di fuggire se ne sarebbero accorti di sicuro e addio fattore-sorpresa.
Senti senti. Stavano parlando di lui! Non che lo stessero chiamando proprio con il suo nome, ma almeno l’appellativo che avevano scelto non era offensivo o imbarazzante*.
Doveva ammettere che i suoi carcerieri erano dei tipi ben strani. Sapevano alla perfezione dove era nascosto, però non sembravano intenzionati a fargli del male. Non facevano altro che battibeccare con foga di cose che lui non capiva neanche per sbaglio e ogni tanto gli rivolgevano uno sguardo di sfuggita, senza ombre di minaccia. Eppure restava il fatto che uno dei due lo aveva rapito direttamente dalla strada. Non c’era stata storia, il tizio era davvero troppo grosso e rapido e lui non era riuscito a fuggire. Certo, si era difeso e gliene aveva date una buona dose: poteva anche essere una magra soddisfazione, però gli aveva lasciato addosso segni che non se ne sarebbero andati tanto in fretta. Anche l’altro tipo la pensava così: lo stava perfino sfottendo!
A proposito dell’altro tipo… era ancora più grande e grosso, un vero e proprio bestione. Per quanto a parole sembrasse il meno pericoloso, l’istinto gli suggeriva di stare molto, molto attento. Anche se in effetti non aveva mai cercato di avvicinarlo contro la sua volontà. Una volta gli aveva perfino offerto il pranzo, anche se si era guardato attorno guardingo, come se fosse un gesto molto disdicevole.
I due continuavano a ignorarlo e a litigare dicendo cose sempre più bislacche.
Cosa cosa? Io non sono una specie di animaletto domestico! Non appartengo a nessuno! Ecco, bravo bestione, spiegaglielo!
Uh? Ma no che non ti odio, cretino! È solo che mi fai paura!
Ma che diavolo?
Toh, i due tizi erano una coppia. E da quando in qua i rapitori sono coinvolti in torbide storie omosessuali? Urca… “torbide” era proprio la parola corretta…
***
Una buona ora dopo, Gatto decise che poteva arrischiarsi a lasciare l’angolo buio. Quel disgraziato del padrone di casa non aveva nemmeno un mobile sotto il quale nascondersi, accidenti a lui.
Nel frattempo i rapitori si erano addormentati su quell’ammasso di cenci che poteva passare per un divano. Il tizio che l’aveva rapito aveva versato un po’ di latte in una scodellina e il bestione aveva aperto una scatoletta di tonno in un piatto di plastica. L’odore era quasi irresistibile. Gatto stimò la distanza fra il buco nel muro, il divano e il cibo e li osservò con attenzione per un momento. Il bestione si teneva stretto addosso l’altro tipo e, se anche si fossero svegliati, ci avrebbero messo qualche secondo a sbrogliare il nodo di braccia e gambe: giusto quel minimo vantaggio di tempo che gli sarebbe servito per squagliarsela. Gatto decise di rischiare.
Spazzolò il latte in un baleno, ringraziando in cuor suo il fatto che avessero deciso di scaldarlo appena un pochino. Detestava il latte freddo di frigorifero e non si era ancora del tutto asciugato dalla pioggia che lo aveva sorpreso. Poi si dedicò al tonno. Mmmh, adorava il tonno in scatola.
Fu per quello che non riuscì a resistere e leccò il piattino che, spinto dalla sua lingua ruvida, strisciò sul pavimento con un rumore lieve, ma secco e percepibile.
Gatto alzò gli occhi di scatto e incrociò quelli del bestione che, pur senza essersi mosso di un millimetro, lo stava osservando con un pizzico di curiosità.
«Avevi fame, eh?»
Certo che avevo fame, ero pure surgelato…
«Mi dispiace per Stiles, ti giuro che non voleva spaventarti.»
Seee, certo, come no. È per questo che mi ha preso per la coda e mi ha tenuto come un coniglio allo spiedo per trascinarmi qui dentro.
«Credimi, pensava solo di fare una cosa tenera per me. Era convinto che fossi il mio gatto e che mi sarebbe dispiaciuto se ti fossi perso.»
Gatto si sedette con cautela e si avvolse la coda intorno alle zampe posteriori. Continua.
«Lo so che non ti piaccio. Probabilmente senti il mio odore di Lupo, è per quello che ti faccio paura.»
Aaaaaaaah, ecco cosa intendevi con Licantropo: sei uno di quei Mezzi-Animali. Allora forse sei un po’ meno scemo di quell’altro.
Gatto mosse un paio di passi guardinghi verso il divano, annusando l’aria. Che mezza bestia sei? Occhi gialli? Rossi?
Il bestione allungò una mano con molta lentezza per farsi odorare senza spaventarlo. Mmh, puzza di senso di colpa. Occhi azzurri, direi.
«Sei proprio bello. Adoro i gatti rossi.»
Gatto decise che forse il bestione non era poi così pericoloso. Si avvicinò il tanto che bastava per lasciarsi accarezzare.
«Chissà, magari non ti farebbe così schifo stare qui con me… con noi. Lo so che non sei il mio gatto, però potresti sempre diventarlo.»
Gatto si lasciò accarezzare ancora un istante, poi prese una decisione definitiva. In un paio di balzi passò dal pavimento, al sedile, allo schienale del divano e si accomodò nella sua posizione di vantaggio che gli permetteva di tenere d’occhio la stanza e i due occupanti. Se compri dell’altro tonno, affare fatto.
Il bestione gli allungò ancora una carezza, poi abbracciò di nuovo il tizio che aveva raggomitolato addosso e chiuse gli occhi.
«Visto che avevo ragione?» La nuova voce era del tizio raggomitolato, che evidentemente non dormiva neanche un po’. «È il tuo gatto eccome.»
Il bestione ridacchiò.
«Come lo chiamerai?»
Il Mezzo-Animale rispose immediatamente. «Gatto. Con la G maiuscola.»
Andata. Ora gentilmente smettetela di fare confusione, ho sonno e voglio dormire.
Il bestione e l’altro tizio si riaccoccolarono senza aggiungere altro
