Chapter Text
Sarebbe stato il suo primo Natale da solo. Non che la cosa gli dispiacesse, per carità. La solida quiete del suo nuovo appartamento era tutto ciò che Regulus aveva cercato per anni. Infatti, nel Luglio di quello stesso anno, appena raggiunta la maggiore età, era corso fuori dall'enorme villa dei suoi genitori, scendendo le monumentali scale a due a due. Era stata una scelta azzardata, forse folle, ma Regulus sapeva che non avrebbe retto un altro singolo secondo in quel posto. Essere sopravvissuto con i suoi genitori per ben 18 anni era, secondo il suo amico Barty, da considerare un Guinness dei primati, un record mondiale. Per Regulus quel giorno rimarrà impresso nella sua memoria per sempre. In quest’ultimi mesi ha lottato così tanto e ora si può godere il suo piccolo angolo di paradiso, di libertà. Il ragazzo si siede sulla poltrona vicino al camino, dove il fuoco scoppiettante è l’unico suono udibile in tutta la casa. Ha passato tanti Natali costretto in vestiti che non gli appartenevano, circondato da parenti che lo chiamavano con un nome che non era il suo. Sua madre addobbava ogni anno la casa di rosso sfarzoso e cinguettava per ore con le altre matrone, costringendolo a stare con lei, ad imparare come ci si deve comportare. Suo padre invece stava a sedere tutto il giorno sulla sua poltrona, giocava e fumava. Tanti, tanti Natali prima l’ombra giocosa di qualcun altro attraversava il salone, ridendo e facendo diventare la faccia della padrona di casa rossa come gli addobbi. Siri - il suo nome è Sirius, possibile che non tu sia capace di pronunciarlo? - amava correre per tutta la casa, seguito dal suo migliore amico (Jay, forse … James?). Suo fratello maggiore era un’anima ribelle, piena di vita e voglia di libertà. Amava ballare, la sera quando tutti erano andati via, sulla musica prodotta da vecchi vinili degli anni ‘60. Regulus sorride al ricordo e lancia un’occhiata alla mensola vicino alla finestra, da cui spuntano alcuni CD dei Beatles. Regulus aveva 11 anni quando un agguerrito Siri era corso fuori di casa, percorrendo le monumentali scale a due a due. Non aveva nemmeno 16 anni, ma le idee su chi volesse essere e su chi volesse amare le aveva molto chiare. E Regulus era rimasto solo da quel momento e il Natale dopo aveva cercato invano i vinili, scoprendo però che sua madre aveva già buttato via tutto. Regulus non sentiva suo fratello da 7 anni e ormai era sicuro che Siri lo avesse già dimenticato, perso nelle sue risate e nei suoi balli. Regulus sente il suo telefono squillare, sa che sono i suoi due amici, in piena luna di miele, a scrivergli gli auguri. Restare solo a Natale sembra quasi una benedizione. Regulus ama la compagnia del silenzio, che non giudica mai, che non corregge mai. E sicuramente non si aspettava che fosse rotto dal suono del campanello. Il ragazzo è confuso, chi potrebbe mai essere? L’anziana e gentile vicina era già passata qualche ora prima. A parte lei, nessuno che è attualmente in questo stato sa che lui vive lì. La mente di Regulus corre, immaginando le ipotesi più disparate, mentre si alza e si dirige alla porta. Davanti a lui si delinea la figura di un uomo alto, con i capelli lunghi fino alle spalle e una giacca di pelle. Lo sconosciuto ha la mano sul campanello, pronto a suonare di nuovo, e lo sta guardando con occhi pieni di stupore. Prima che Regulus possa dire qualcosa, l’uomo cinge le sue braccia intorno a lui e lo stringe forte. Sgranando gli occhi, Regulus cerca di tirarsi indietro ma si ferma a metà quando nota la collana che gli cinge il collo. Il pendente è una piccola stella d’argento, gemella di quella che adesso giace sotto il maglione di Regulus.
- Siri - la voce gli esce strozzata.
Suo fratello si allontana leggermente e gli prende tra le mani il viso. Tutto è cambiato in lui, solo gli occhi azzurri sono quelli di sempre, morbidi e gentili. Suo fratello… suo fratello! Regulus si divincola e si tira indietro. Cerca di chiudere la porta, ma Siri è più veloce.
- Ehi, ehi. Non chiudermi la porta in faccia, dai. Possiamo parlare come persone adulte? -
- Uhm, con chi dovrei parlare? Qui di adulto ci sono solo io. - risponde Regulus, la sua lingua velenosa più veloce di qualsiasi pensiero.
L’unica cosa che fa Siri è tirare la testa all’indietro e ridere. Regulus è confuso e lascia andare leggermente la porta. Approfittandosene, Siri dà una leggera spallata e riesce a creare un varco tale da poter entrare. Regulus vorrebbe protestare in qualche modo, ma resta fermo a guardare suo fratello appendere la giacca di pelle all'attaccapanni, per poi levarsi le scarpe e dirigersi verso il salotto. Siri si è sempre comportato come se tutto gli dovesse essere concesso e sembra essere il padrone di ogni posto in cui va. Infatti Regulus si sente come se fosse lui l’ospite indesiderato, fermo alla porta. Perché la sensazione di essere fuori posto, di essere di troppo, lo perseguita da sempre? Regulus sente Siri borbottare in salotto e si appresta a raggiungerlo. Sente il corpo irrigidirsi, con una postura impeccabile e con il cuore perso in qualche strana danza. Ora non sta percorrendo il piccolo corridoio che attraversa il suo appartamento; ora ne ha di nuovo 7 anni e sta entrando per la prima volta nell’enorme sala gremita di genti, con dietro sua madre che gli sta conficcando le unghie nella spalla.
- Qualsiasi cosa tu stia per toccare, non farlo - il ragazzo ringhia e Siri ritira immediatamente la mano, scottato dallo sguardo infuocato di Regulus
- Dai, Reggie … - inizia l’uomo, un sorriso sornione sul viso.
- “Reggie”? Chi cazzo sei per potermi chiamare “Reggie”? - ringhia Regulus, marciando verso di lui - Chi cazzo sei per poter venire qui? Nella mia casa, nel mio salotto, toccando la mia roba??? - Siri barcolla all’indietro, quasi cadendo sul tappeto, stupito dalla mia aggressività.
- Reggie … - inizia e poi si corregge - Regulus, puoi ascoltarmi per un momento? Solo un momento, ti prego. Poi potrai buttarmi fuori di casa - cerca di fare un sorriso conciliante.
- Ti sto già buttando fuori di casa, pezzo di merda! - Regulus ringhia, prendendolo per il braccio e trascinandolo verso il corridoio. Il bastardo si impunta con i piedi, e essendo pesante come un bue, Regulus non riesce a smuoverlo neanche di un centimetro. Sirius ridacchia di nuovo, guardando il fratellino tutto rosso in viso.
- Andiamo - dice Regulus, ansimando per la fatica - maledetto… - borbotta e finalmente decide di lasciare perdere.
- Sei così carino con quelle guancette rosse - cinguetta Sirius ma uno sguardo mortale lo attraversa, facendolo tacere.
- Chiamo la polizia - ringhia Regulus, ma appena si gira per andare a prendere il telefono, la mano calda e callosa del fratello gli afferra il polso.
- Aspetta, Regulus - dice Sirius - concedimi un minuto. Dai, è Natale -
