Work Text:
A pochi giorni dal Natale, alla Crimini Maggiori si assaporava lo spirito delle feste - alberi di Natale deliziosamente decorati erano distribuiti per tutto il piano, le scrivanie dei detective erano tempestate di piccole decorazioni, pupazzi, angeli, bastoncini bianchi e rossi di zucchero nei portamatite. Persino Tao,che stava lavorando alla sua scrivania, chino sul computer, indossava sul capo un vistoso berretto da elfo di un verde brillante.
Mentre camminava verso l’ufficio della moglie - del capitano - Julio non riuscì a non sorridere, la Crimini maggiori aveva sempre festeggiato le feste con stile e la cosa un po’ gli mancava.
Salutò alcuni degli ex colleghi, impegnati a discutere davanti alla lavagna, e notò la mancanza di Buzz e Amy - probabilmente fuori per un’indagine - e bussò alla porta dell’ufficio di Christine.
Secca, lei grugnì un “avanti” a denti stretti.
Julio sospirò pesantemente ed alzò gli occhi al cielo: prevedeva rogne.
Cautamente, entrò nell’ufficio della moglie e rimase subito perplesso, sbigottito, si guardò intorno quasi con circospezione.
Non c’era nulla che richiamasse le feste in quella stanza, non una decorazione, un alberello, zero.
“Lo sai che tra tre giorni è Natale, vero?” Julio le domandò, leggermente sarcastico, mentre continuava a soppesare l'ambiente intorno a lui.
“Certo che lo so. Abbiamo il frigo pieno perché vengono la bellezza di due intere famiglie a mangiare il pranzo di Natale a casa nostra, pranzo che io dovrò cucinare…”
“Noi…” Julio la corresse con un leggero borbottio che Chris nemmeno notò.
“...E casa nostra è un disastro, piena di glitter, e brillantini…”
“Quando sei venuta a vivere con me ti sei lamentata che casa mia non era abbastanza festiva…”
“E Comrade continua a distruggere l’albero di Natale e stamattina mi sono trovata una pallina dentro le scarpe…”
“Nieve…” Julio corresse il nome del gatto, che, chiamato da lui in un modo, da Chris in un’altro, dai ragazzi in un altro modo ancora, aveva probabilmente una crisi di identità.
“... e comunque, cosa ci sarebbe da festeggiare, eh? Tu mi hai messa di nuovo incinta, e adesso devo stare tutto il tempo dietro a una scrivania, non posso andare sulle scene del crimine, non posso interrogare i sospettati, non mi fanno nemmeno andare in obitorio!”
Julio prese un profondo sospiro e socchiuse gli occhi mentre supplicava il cielo di dargli una mano. Erano giorni che ogni volta che era in una stanza con Chris doveva contare fino a dieci per riflettere attentamente su cosa dirle e come dirglielo, onde evitare di essere mandato a dormire sul divano.
Era già successo: aveva osato ricordarle che era partita da lei l’idea di avere un altro bambino, e lei aveva reagito come se avesse fatto tutto lui, da solo.
“Per questo ho pensato di farti un… pensierino, diciamo.” Julio si schiarì la gola e posò sulla scrivania di Chris un faldone enorme ed una pendrive nera. “Dato che puoi solo stare alla scrivania, ho immaginato che avresti apprezzato un po’ di lavoro cerebrale.”
Chris sollevò un sopracciglio, e afferrò cautamente il faldone, lo aprì ed iniziò ad esaminarlo.
Non disse una sola parola per lunghissimo tempo, ogni tanto però ora il sopracciglio, ora la mascella, tradivano un malcelato interesse verso quelle informazioni.
“Allora?” Julio la incalzò, mentre sollevava un angolo delle labbra in un sorriso storto. “Sei curiosa o no di…?”
Chris sollevò l’indice destro facendogli segno di fare silenzio, e continuò ad analizzare il caso, alternava momenti di silenzio a borbottii che suonavano come ma cosa, ma perchè? Ah, ecco perchè…
Chris chiuse il fascicolo e lo rimise sulla scrivania- senza però passarlo a Julio.
Lui fece schioccare la lingua: era decisamente interessata ad aiutarlo con quel caso.
“Come mai l’intelligence ha bisogno di me per analizzare dati economici?” Gli domandò, tuttavia, un po’ sulla difensiva.
“Perchè normalmente lo farebbe Daniels, che è a un congresso a Quantico, e poi…” Julio si lasciò cadere sulla sedia davanti alla scrivania della moglie. Nonostante Chris dicesse di non aver voglia di festeggiare il Natale, quel giorno indossava una camicetta rossa, decorata da un fiocco sul colletto. “E poi, sapevo che ti stavi annoiando. E ho immaginato che ti avrebbe fatto piacere sfruttare la tua laurea in economia.”
“Sarebbe Scienze statistiche per l’economia e l’industria, ma comunque, grazie, è stato carino da parte tua pensare a me.” Chris gli sorrise, scrollò le spalle. Poi, guardò di nuovo il faldone, pensierosa. Seria. “Però, ti serve qualcuno nella tua unità che si occupi di queste cose. Quando Daniels se ne andrà…”
“Se…” Julio la corresse, un po’ acido, tamburellando nervoso con le dita sul bracciolo della scomoda ma elegante poltrona. “Irene non ha accettato la proposta dell’FBI.”
“Quando Daniels se ne andrà.” Chris ribadì, la voce bassa e dolce, quasi dispiaciuta. Allungò la mano verso Julio, e gli sfiorò le nocche della mano sinistra con la punta delle dita. “Le offrono il doppio dello stipendio, una posizione direzionale… e lei non ha nulla che la trattenga qui. Accetterà, fidati.”
“Te lo ha detto lei?” Julio borbottò, imbronciato, mentre allacciava le dita a quelle della moglie e sfiorava con il pollice la fede nuziale.
“No, ma non mi serve.” Gli sorrise. “Perché se io non avessi casa e famiglia qui, e mi avessero offerto quel posto, lo avrei accettato. Al volo.”
“Beh, nemmeno essere capitano alla tua età è tanto male.” Julio sospirò, la guardò dritta negli occhi. Non le aveva ancora lasciato andare la mano.
“L’altro giorno ho parlato con Brenda. Dice che Gabriel è stufo di lavorare come liason con l’ufficio del procuratore. Magari potresti considerare…”
“Preferisco crepare che lavorare con quella serpe.” Julio sbottò. “A causa di Gabriel che non sapeva tenere la bocca chiusa siamo finiti tutti nei casini. Abbiamo rischiato di perdere il lavoro, tutto quello che possediamo, tu hai rischiato di perdere Lily e...”
“Julio, sono quasi dieci anni.” Chris sospirò. “Non credi che potresti perdonarlo? E poi quella causa l’abbiamo vinta alla fine e…”
“Allora, mi aiuti col caso o no?” Julio cambiò discorso, ancora inacidito.
“Posso portarmi il file a casa?” Gli domandò, civettuola.
“Mica ci sono foto di omicidi o stupri.” Julio scrollò le spalle. “Peggiore dei casi, Mark e Lily ti aiutano a fare di conto.”
Chris scoppiò a ridere.
Con uno strattone, la donna si riprese la mano, e Julio si alzò dalla poltrona e si chinò su di lei.
Le diede un bacio, veloce, sulla bocca, mentre le sfiorava delicatamente il ventre attraverso il tessuto morbido della camicetta di viscosa, il palmo fermo, immobile all’altezza dell’ombelico.
“Ci vediamo a casa,” le disse con un sussurro. “Non tardare.”
Chris gli sorrise.
Non aveva alcuna intenzione di farlo.
Julio allungò il braccio verso l’altra metà del letto, ma lo trovò vuoto, freddo e ancora fatto.
Accese la luce e guardò l’ora: erano le cinque passate, del mattino, e di sua moglie, nemmeno l’ombra.
Si infilò un paio di pantaloni della tuta e una maglietta del dipartimento ormai stinta, e a piedi nudi scese le scale che lo portarono al pian terreno.
In salotto la luce era ancora accesa.
“Chris?” Julio sbattè le ciglia, incredulo: Chris era seduta sul tappeto di finto pelo, ancora vestita come il giorno prima, con i capelli legati in uno chignon disordinato e gli occhiali da lettura dalla sottile montatura rosa sul naso. Stava sgranocchiando un biscotto e guardando lo schermo del suo portatile, e facendo scorrere dei fogli, tutto nello stesso momento.
Intorno a lei c’erano cinque scatoloni della polizia di Los Angeles: si era portata a casa quello che le aveva dato lui, e anche altro.
E non si stava minimamente accorgendo di cosa stesse accadendo intorno a lei.
“CHRISTINE!” Ripeté, stavolta quasi urlando. SI voltò di scatto verso la scala, ma non sentì nessun rumore di porte, o pianti: nessuno dei ragazzi lo aveva sentito.
“Che c’è?” Chris finalmente alzò gli occhi verso di lui. Lo fissò, con occhi verdi sgranati, fintamente innocenti, e un biscotto che le penzolava dalle labbra pitturate di rosso - davvero non capiva che intrugli si mettesse sulla bocca la moglie per avere il rossetto perfetto 24/7.
“Sono le cinque.” Julio sibilò a denti stretti, con le mani ai fianchi. “Del mattino.”
“Davvero?” Chris si stupì. Guardò il sottile orologio che portava al polso destro: Julio aveva ragione. Erano le cinque passate. “Oh, non me n’ero accorta.”
“Sì, lo avevo notato.” Julio sbuffò. Aveva le pupille dilatate, e sembrava che stesse per scoppiare da un momento all’altro.
Chris alzò gli occhi al cielo.
“Guarda che le nottate le ho sempre fatte.” Borbottò mentre chiudeva il portatile. “E comunque, sai quante volte non ho chiuso occhio quando aspettavo Oscar perché avevo i crampi, o il bruciore di stomaco?"
“Tra un crampo e l'altro dormivi, però, non stavi sveglia tutta la notte.” Julio la redarguì, cercando di essere il più bonario possibile.
“A me queste cose rilassano.” Chris scrollò le spalle, con gli occhi luminosi, divertiti, e il sorriso stampato sulle labbra.
Julio si arrese: solo sua moglie poteva considerare divertente analizzare dati societari, forse la volta in cui le aveva detto che aveva il romanticismo di un foglio di calcolo word, non si era sbagliato così tanto.
“Hai scoperto qualcosa di interessante, almeno?” Le domandò. Si sedette sul divano, dietro di lei, e prese a massaggiarle le spalle. “Non vorrei che avessi passato la notte in bianco per nulla.”
Le lasciò un delicato bacio sui capelli, si riempì i polmoni del suo profumo, ancora intatto dopo tante ore - lavanda, vaniglia e fiori bianchi. Libre di Yves Saint Laurent: ne teneva una boccetta sul comò, e una, da viaggio, in borsetta.
“Che razza di domande,” Chris sollevò leggermente il capo all’indietro, e sorridendo gli diede un leggero morso sul mento, dove la barba aveva iniziato a ricrescere. “Certo che sì.”
“Sei terribilmente arrogante.” Julio ridacchiò.
“No, sono brava nel mio lavoro, ben diverso.” Chris gli passò un blocco notes a righe, a4, la carta giallina tempestata di annotazioni blu scuro metà in corsivo, altre in stampatello, tutte nella calligrafia da medico di Chris.
Julio prese il blocco notes e cercò di decifrare gli schemi della moglie: c'erano frecce che collegavano nomi di società, numeri sottolineati tre volte, punti esclamativi ovunque: Chris era abbastanza perfezionista, doveva essersi segnata tutto man mano che trovava indizi e faceva collegamenti, che le cose le venivano in mente.
“Allora,” Chris si girò verso di lui, gli occhi brillanti per l'eccitazione e per i troppi zuccheri - il vassoio di uomini di pan di zenzero che Valeryia aveva cucinato il giorno prima era vuoto, salvo per metà biscotto. probabilmente troppa caffeina. “La società madre è la Hemisphere Trading, registrata in Delaware, Perchè, lo sai anche tu, gli sgravi fiscali, i benefici di deducibilità in Delaware…”
“Chris, respira.” Julio la interruppe. “E arriva al sodo.”
“Sì, sì, va bene, allora…” Chris fece schioccare le dita, cercando di riprendere il filo della conversazione. “Ah, sì. Quindi, Hemisphere Trading. Sembra legittima, importazione ed esportazione, tutto regolare, ma se guardi i bilanci,” Afferrò un fascicolo da uno scatolone, girò frenetica le pagine e quando trovò quello che cercava passò il fascicolo a Julio. “Le spese operative sono troppo basse per il volume di affari che dichiarano. E poi ho controllato i movimenti bancari e… aspetta, prima di andare avanti devo spiegarti le shell companies.”
“So cosa sono le shell companies, Chris.” Julio grugnì. “Sono vent’anni che sono detective.”
“Sì sì, società di comodo, lo so che lo sai, ma queste sono stratificate e…”
“Ripeto,” Julio sbuffò. “So di cosa si tratta.”
“Okay, va bene. Comunque, guarda qui.” Chris prese un altro foglio. “Hemisphere Trading controlla la Pacifica Holdings, che controlla la Westbridge Investments, che a sua volta, no aspetta, ho saltato un passaggio… Westbridge controlla la Maritime Solutions e la Coastal Ventures, che sono entrambe registrate nelle Cayman, ovviamente, e…”
“Christine, querida…” Julio la supplicò. Stava parlando senza fare pause, ad un ritmo che non poteva essere normale - era un miracolo che non le fosse ancora scoppiato un embolo.
“E qui viene il bello!” Chris ignorò l'interruzione, afferrò il laptop e lo riaprì. “Perché ho incrociato i dati con le transazioni che mi hai dato tu, e ho trovato prelievi regolari da un conto della Maritime Solutions, piccoli, mai più di diecimila dollari alla volta per non attivare i controlli automatici, e questi soldi spariscono. Letteralmente spariscono per due giorni, e poi ricompaiono come depositi in filiali diverse della Bank of America, sempre sotto la soglia di segnalazione, e poi vengono spostati di nuovo e…”
“Dove vanno a finire questi soldi?” Julio cercò di riportarla al punto.
“Su un conto intestato alla Maritime Solutions nella Bank of America, che viene usato esclusivamente per queste transazioni. E da quel conto viene prelevata la stessa cifra che era stata versata, ma in contanti. E io posso tracciare i movimenti elettronici ma il contante non si può sapere per cosa viene usato o dove vada a finire una volta prelevato.” Chris fece schioccare la lingua. “Il contante è un buco nero dopo che viene prelevato. Ma so dove viene prelevato - sempre dalla stessa filiale della Bank of America a East LA, o da ATM in un raggio di tre isolati da lì.”
“Le bande usano il contante. E i cartelli.” Julio mormorò. Continuò a far scorrere i fogli, il blocco, qualcosa non gli tornava.
Chris scrollò le spalle.
“Chiunque prelevi i soldi, è qualcuno che ha accesso ai conti, conosce il sistema, sa esattamente quanto può prelevare senza far scattare allarmi.”
“Un contabile?” Julio disse, pensieroso.
“Forse,” Chris annuì. “O qualcuno in amministrazione con accesso privilegiato. E la cosa geniale è che non sta rubando abbastanza da far notare nulla. Hemisphere Trading muove milioni, e questa persona ne prende poche migliaia alla volta. È come…” Si fermò, cercando l'analogia giusta. “Come rubare un chicco di riso da un sacco da venti chili. Chi se ne accorge? Questa è la truffa perfetta, specie se chi sposta i soldi è quello che effettivamente controlla i conti.”
“Tu te ne sei accorta.” Julio gongolò.
“Perché sono brava nel mio lavoro. E poi ho guardato tutto. Più di due anni di transazioni, e ho trovato uno schema.” Gli indicò un grafico scarabocchiato sul blocco. “I soldi spariscono ogni due settimane, sempre poco meno di diecimila dollari. Sempre di venerdì.”
“Venerdì….” Julio ripeté. “Giorno di paga.”
“Esatto!” Chris esclamò. “Più movimento nei conti, più facile nascondere un prelievo extra. E poi, oh, aspetta, c'è un'altra cosa.” Iniziò a sfogliare freneticamente i fogli.
Gli mise sotto il naso un foglio con una serie di date cerchiate in rosso.
“Cosa dovrei vedere?”
“I prelievi si fermano per due settimane a luglio dell'anno scorso e anche quest’anno.”
“Due settimane di ferie, in piena estate.” Julio mormorò. “Deve avere una bella anzianità di servizio, o avere un incarico dirigenziale.”
“Poi di nuovo una settimana al Ringraziamento, due a Natale, una a Pasqua… sia lo scorso anno che questo. Quindi probabilmente…”
“Probabilmente incrocerò i dati delle ferie dei dipendenti di tutte queste società per capire chi potesse avere accesso ai conti tra chi era in vacanza durante quelle settimane.” Julio le prese le mani nelle sue, fece scorrere le dita sulla fede e sull’anello di fidanzamento. “Hai fatto un lavoro incredibile, ma adesso mangi qualcosa e poi vai a letto. Sei sfinita.”
“Ma non ti ho ancora parlato dei collegamenti con…”
“Me lo dirai dopo. Oppure vedrò di arrivarci da solo leggendo i tuoi appunti.” Julio le sussurrò, dolce, ma serio. “Devi dormire almeno un paio d’ore.”
Chris guardò gli scatoloni e sentì le palpebre farsi pesanti. Poi, tornò a fissare Julio in quegli occhi scuri che tanto le erano sempre piaciuti.
Sospirò, arrendevole, si allungò verso di lui e gli lasciò un bacio sulle labbra, veloce.
“Ah, dimenticavo: l’ultimo prelievo dell’anno avviene sempre il ventitrè dicembre. Quindi hai ventiquattro ore per scovarlo.”
“Il capitano sta male?” Appena vide Julio entrare in ufficio con uno scatolone, Amy immediatamente sgranò gli occhi ed incrociò le braccia.
Tesa, arricciò le labbra.
“Buongiorno Amy, sto bene, grazie, e tu?” Le rispose, sarcastico, posando sull’ex scrivania di Provenza lo scatolone. Fece una smorfia, e si massaggiò la schiena, continuava ad essere in forma, ma ormai i cinquant'anni erano arrivati. “L’ho lasciata a casa a dormire. Ha passato la notte a controllare i conti di chiunque sia anche solo lontanamente collegato alla Hemisphere Trading.”
“E come ha fatto ad avere i mandati?” Flynn prese dallo scatolone una cartellina e iniziò ad esaminarla- era piena di annotazioni nella tipica calligrafia illeggibile di Carter.
“Non lo so, e non voglio nemmeno saperlo.” Julio sbuffò, sedendosi alla scrivania dell’ex superiore, ormai in pensione. “Allora, l’ipotesi è che uno dei dipendenti della Hemisphere freghi soldi poco puliti alla ditta per finanziare attività illecite. Il nostro punto di partenza è un conto presso la Bank of America, a East LA. Qualcuno sposta lì il denaro, ogni due settimane tranne che a luglio, al Ringraziamento, a Natale e Pasqua, e dopo alcuni giorni va a ritirarlo, di persona, oppure a uno sportello automatico nello stesso quartiere.”
“Ci servirà un mandato per visionare le telecamere della banca e dei bancomat.” Watson si intromise nella discussione.
“Ci servirà anche uno per avere accesso ai dati del personale presso le risorse umane delle società, per capire chi ha accesso ai conti e non è stato presente in quelle date.” Tao, che aveva ancora in testa il berretto da elfo, tamburellò con le dita sulla scrivania. “Sapete, il giudice Coleridge lo scorso anno ha fatto da guest star in Badge of Justice, la serie per cui faccio da consulente. Ha detto che avrei potuto chiedergli qualunque cosa. Sempre.”
“Beh, almeno stavolta quello dannato show servirà a qualcosa, oltre che a ficcarci nei casini.” Flynn alzò gli occhi al cielo, e mise le mani in tasca dei pantaloni. “Siamo al ventidue dicembre, ci conviene sbrigarci se vogliamo combinare qualcosa prima delle feste, o dovremo aspettare gennaio.”
“In realtà dobbiamo farlo entro domani mattina alle otto.” Julio sospirò. “L’ultima transazione dell’anno è avvenuta venerdì, e negli ultimi due anni, il nostro uomo misterioso ha sempre prelevato il ventitrè dicembre.”
Tao afferrò il cellulare dalla scrivania e iniziò a cercare in rubrica il numero del giudice Coleridge.
Stava già squillando quando riprese a parlare.
“Allora, signori, direi che dobbiamo decisamente darci una sbrigata.”
“Credevo che avessi detto che sarebbe venuto a prelevare alle otto, e sono quasi le undici,” Flynn controllò l’orologio, era circa la decima volta che lo faceva solo negli ultimi cinque minuti - da quando si erano fermati nel parcheggio della banca, invece, era successo già così tante volte che Julio aveva perso il conto.
“Ho detto che sarebbe venuto oggi, non l’ora esatta.” Julio ridacchiò. “Cos’è, hai un appuntamento galante?”
Flynn non gli rispose subito, ma iniziò a muoversi con scatti nervosi, quasi isterici. Aveva messo le mani in tasca del giubbotto grigio, sembrava che stesse cercando qualcosa.
“Ah,” Julio sollevò un angolo delle labbra. “Hai davvero piani romantici, allora.”
Flynn sospirò.
Dalla tasca della giacca estrasse una piccola scatolina di velluto blu - dall’aria, doveva essere vintage, almeno degli anni cinquanta.
Julio sgranò gli occhi.
Senza dire una parola, la aprì, rivelando un anello in oro giallo su cui spiccava una pietra dal colore blu acceso.
Julio fece un fischio di apprezzamento.
“Allora, che ne dici?” Flynn gli domandò. “Credi che le piacerà? Che dirà di sì?”
“Dico che sembri me quando ho chiesto a Chris di sposarmi,” Julio fece schioccare la lingua contro il palato. “E a proposito di mia moglie, lei lo sa che vuoi porre la fatidica domanda a sua madre?”
“Le ho accennato la cosa, ma dice che questo riguarda me, sua madre, e che non ci serve l’approvazione di nessuno.” Flynn sospirò, guardò fuori dal finestrino. “Probabilmente mi dirà di no. Che le cose vanno bene come stanno. Che sposarsi alla nostra età è stupido. Forse sto facendo una sciocchezza. Tu lo credi, vero? Pensi che mi renderò ridicolo!”
“Andy, io penso solo che Valeryia è felice quando è con te, e i suoi figli lo sanno. Lo vedono.” Julio afferrò la tazza di cartone dal portabicchiere e se la portò alle labbra, chiuse gli occhi e sospirò mentre assaporava l’intruglio marrone dentro alla tazza di cartone su cui era scritto il suo nome - e su cui una cameriera aveva scritto, senza essere interpellata, il proprio numero di telefono. “Non aspettarti che ti chiamino papi, però.”
“Fai poco lo spiritoso o dico a tua moglie che fai il galletto con le cameriere, Sanchez.” Flynn bevve un sorso direttamente dal suo thermos, e fece una smorfia- il caffè di Starbucks non era il massimo, ma nemmeno i suoi beveroni vegani lo erano. “Ti stai godendo quel caffè come se fosse la tua ultima cena.”
“Non ho flirtato con quella cameriera. Ha fatto tutto da sola, e Chris sa che non faccio il galletto con le altre.” Julio borbottò in tono lamentevole. “E comunque, a casa non abbiamo più niente che sia anche solo sconsigliato in gravidanza. Quello che a lei è vietato, è negato anche a noi.”
Flynn scoppiò a ridere. “Ah, la solidarietà coniugale!”
“Qualcosa del genere.” Julio fece schioccare la lingua contro il palato. “Quando sono fuori, sgarro appena posso. Anche perché la mia signora una tazza da Starbucks al mattino se la concede, quindi non capisco perché io non dovrei fare altrettanto.”
“Che stronzetto,” Flynn sorrise scosse la testa.
In quel momento, il cellulare di Julio vibrò: un messaggio.
Lo lesse, e aggrottò le sopracciglia.
“Tao?” Flynn gli domandò. “Che dice?”
“Il nostro uomo ha appena prelevato allo sportello tre,” Julio borbottò, quasi tra sé e sé. “Sta uscendo. E a quanto pare, non possiamo non riconoscerlo.”
“Strano, io non ho visto nessuno dei sospettati entrare in banca.” Flynn afferrò il binocolo, iniziò a studiare l’ingresso dell’edificio. “Tu?”
“Nemmeno io, ma credo…” Julio a malapena trattenne le risate. “Che Tao si riferisse a quello. Guarda un po' lì.”
Dalla banca stava uscendo qualcuno - agghindato da Babbo Natale, con indosso scarponi di pelle marrone, un abito di velluto rosso e pelliccia bianca, berretto con pompon, barba bianca e sacco inclusi… e non sembrava certo roba di poco conto, era un costume perfetto, pregiato, di quelli costosi, tipici di chi, a Natale, non badava a spese.
“Che mi venga un colpo, stiamo indagando su Babbo Natale…” Flynn afferrò le foto dei tre sospettati, e le alzò, confrontandole con il sospetto. “Non mi sembra una Sarah Mitchell, e nemmeno un Chen.”
“Tu dici?” Julio alzò un sopracciglio, ridacchiò dietro i baffi. “Non avrei mai detto che un mezzo irlandese come te potesse essere razzista.”
“Perchè, quello ti sembra asiatico, o una donna?”
“Perchè, tu capisci cosa c’è sotto quel costume?” Julio ridacchiò.
Posò la tazza, ormai vuota, nel portabicchiere e mise in moto, pronto a seguire con cautela il loro sospettato che trotterellava lungo la strada canticchiando note natalizie e salutando con calorosi OH, OH, OH tutti quelli che incontrava.
Dopo forse duecento metri, Babbo Natale si fermò davanti a una porta, bussò energeticamente, ripetè il suo “Oh, Oh, Oh” e poi prese dal sacco qualcosa che infilò sotto alla porta - una sottile busta rossa.
“Ha infilato qualcosa sotto alla porta…” Flynn controllò meglio col binocolo. “Sembra le buste dei biglietti di auguri, sai quella roba elegante e costosa..”
“Un biglietto di auguri?” Julio sbuffò. “Ma perchè…”
“Lo ha fatto di nuovo. Alla casa successiva.” Andy posò il binocolo, guardò Julio. “Non crederai che…”
“Che Babbo Natale stia regalando i soldi rubati?” Julio scrollò le spalle. Afferrò il telefono e informò delle mosse del sospettato Watson e Tao, incaricandoli di controllare cosa si stesse lasciando alle spalle - con circospezione.
A mezzogiorno, Babbo Natale aveva lasciato buste un po’ ovunque, per tutto il quartiere, e si stava fermando davanti a un rifugio per senzatetto che ospitava anche una mensa per poveri.
“Aspetta davanti alla porta, io lo seguo dentro.” Julio ordinò.
“Dubito che in un rifugio per senzatetto passerai inosservato con una giacca di pelle da mille dollari.” Flynn alzò gli occhi al cielo.
“Lo so,” Julio tolse la giacca di pelle marrone che indossava sulla maglietta bianca e si infilò una vecchia felpa del dipartimento - grigia, logora, con qualche buco, sbiadita che aveva visto giorni migliori. “Ed è una giacca di pelle italiana, made in Firenze, da milleduecentocinquanta dollari, per la precisione. Chris me l’ha regalata quando ci siamo sposati, è perfetta per andare in moto.”
“Non si può dire che tua moglie non abbia buon gusto,” Flynn sospirò pesantemente, e Julio scoppiò a ridere mentre si infilava nell'orecchio un auricolare così piccolo da essere pressoché invisibile e ripensava a come in cinque anni la sua vita fosse cambiata: non più padre single e scapolo, ma sposato, con tre figli e in attesa che un’altra creatura si unisse alla famiglia.
Sceso dalla macchina, Julio si coprì il capo col cappuccio, infilò le mani in tasca dei jeans sgualciti e si incamminò verso la mensa, tenendo la testa bassa, il corpo leggermente incurvato.
Una volta entrato, vide alla reception “Babbo Natale” parlare con una donna di mezza età. Latino-americana, indossava abiti semplici ma di discreta eleganza, e dava l’idea di avere un ruolo manageriale o organizzativo.
Scambiò sorrisi, convenevoli, strette di mano e risate con Babbo Natale, prima che lui le desse il sacco.
Con le lacrime gli occhi, lo abbracciò, calorosamente, lo stringeva come se non avesse più voluto lasciarlo andare via.
Alla fine, però, lui riuscì a staccarsi dalla donna, le fece un leggero inchino, rigido, quasi a disagio, e si voltò, camminando a passo spedito si diresse verso l’uscita.
“Flynn,” Julio sussurrò nell’auricolare. “Sta venendo verso di te.Tieniti pronto.”
Poi, volse la sua attenzione alla donna, che col sorriso stringeva al petto il sacco, quasi saltellando per la felicità.
“Signora?” La donna si voltò. Lo guardò con preoccupazione, incerta se offrire aiuto o stringere con maggiore forza il sacco. Alla fine, fece entrambi: non lasciò andare il suo tesoro, ma fece un paio di passi verso chi l’aveva chiamata.
Julio abbassò il cappuccio, e tirò fuori da sotto la felpa il distintivo. “Tenente Sanchez, Polizia di Los Angeles. Devo vedere cosa le ha consegnato quell'uomo.” Sbuffò, abbassò il capo e si pizzicò il naso, emettendo un verso gutturale simile a un ringhio.
“Signora,” ripeté. “Mi consegni quel sacco. Il denaro che vi è contenuto è frutto di operazioni illecite.”
“Non può sapere da dove viene il denaro!” La donna ribatte. “O… O che ci sia davvero denaro qui dentro!”
“Signora, il mio collega ha visto il sospettato prelevare il denaro allo sportello e metterlo nel sacco.” Julio sospirò pesantemente, mani ai fianchi. “Io ho visto il sospettato consegnarglielo. Quindi, per l’ultima volta: me lo dia, per favore.”
“Lei non ha il benché minimo spirito natalizio!” La donna singhiozzò. Fece un passo all’indietro, e non mostrò la benchè minima indicazione di voler lasciare andare il sacco o di volerlo consegnare alle autorità. “Ha un cuore di pietra! Possibile che non capisca quanto bene potrebbe fare questo denaro?”
Julio sgranò gli occhi, non proferì parola.
Si guardò intorno.
Era cresciuto in quella zona, in una famiglia operaio, numerosa - sapeva esattamente cosa quel denaro avrebbe potuto fare.
Ma… lui stava facendo il suo lavoro. Non ne era felice, ma doveva farlo. Specie se voleva capire esattamente cosa si nascondesse dietro alla Hemisphere Trading.
“Oaky, senta, facciamo una cosa.” Julio sospirò, quasi esasperato. “Andiamo al dipartimento. Insieme. E parliamo al capo della polizia. Ma, sia ben chiaro.” Sollevò un dito. “Io non le prometto nulla.”
Lei si limitò a sorridere, senza dire una sola parola, annuire.
Con gli occhi lucidi.
Julio uscì, la donna che camminava al suo fianco a passo spedito, e sul marciapiede guardò a destra e sinistra, fino a che, ad un angolo poco distante da lui, vide Flynn che tallonava il loro sospettato, Amy dall’altra parte della strada che li teneva sotto controllo, in compagnia di Nolan - lo teneva a braccetto, e rideva in modo sguaiato ed esagerato, sperando o cercando di passare per una normale coppietta.
“Okay gente, abbiamo il denaro, possiamo procedere con l’arresto!”
Flynn fece un leggero cenno di assenso col capo. Tirò fuori da sotto il giubbotto il distintivo, e accelerò il passo fino a raggiungere Babbo Natale.
Lo afferrò per una spalla, e quando l’uomo si voltò sollevò con la mano libera le manette.
“Amico, sei in arresto. Hai il diritto di…”
Non potè nemmeno finire la frase. Il sospettato sbiancò in volto, quasi sembrò diventare un tutt’uno con la barba bianca.
Poi, fece un passo indietro. E un altro. E un altro ancora.
“Andiamo, amico, è Natale, non farmi faticare…” Flynn spalancò le braccia.
Babbo Natale si mise a correre all’impazzata, scansando passanti e andando addosso ad altri, inseguito da Flynn, Nolan ed Amy, e nella sua folle fuga insensata si fiondò in un piazzale, agghindato a festa e che per l'occasione era stato ricoperto di ghiaccio, e adibito a pista da pattinaggio.
Con i pesanti scarponi invernali, totalmente inadatti al clima di Los Angeles, Babbo natale scivolò sul ghiaccio, senza però mai cadere, ma con un equilibrio instabile.
“Ma porca!” Flynn imprecò a denti stretti, mentre metteva piede sul ghiaccio con le scarpe da ginnastica ai piedi - e gli urli di Amy e Nolan che lo supplicavano di fermarsi.
Non lo fece.
“Tieni Andrew, ho preparato qualcosa apposta per te.” Seduto sul divano di casa Sanchez con la caviglia destra appoggiata al tavolino da caffè, Flynn sorrise a Valerya, raggiante e bellissima ai suoi occhi nonostante il ridicolo maglione natalizio che indossava, un rosso così brillante da accecare chiunque posasse lo sguardo su di lei, abbellito da renne stilizzate bianche e grossi fiocchi neve- inclusi due che, Chris era certa la madre non se ne fosse accorta, erano posizionati proprio all’altezza dei capezzoli.
Nella casa ormai era tutto pronto per l’imminente pranzo di Natale, e regnava un’atmosfera festiva che avrebbe potuto far concorrenza a certi grandi magazzini - opera senz’altro di Ellison, architetta e interior designer: nastri rossi e dorati, rami di pino e vischio e pungitopo, soprammobili e biancheria per la casa a tema, un grosso presepe in legno e gesso dove il gatto (che Flynn non aveva ancora capito come si chiamasse, se Nieve, Snow o Comrade) dormiva, un grosso albero (artificiale) decorato in oro e rosso, e poi, il profumo: arrosto, miele, zucchero, vaniglia, e le risate dei bambini, le chiacchiere degli adulti: la casa era davvero stracolma, con Alonso, il fratello di Julio, e tre delle loro sorelle con i rispettivi compagni e prole, Ellison con marito e figlio, i figli di Andy con le loro famiglie al completo… sapeva di casa, di festa e di famiglia.
“Grazie mille, tesoro.” Flynn si sistemò il vassoio sulle gambe, e contemplò il suo pranzo di Natale mentre la sua compagna si sedeva accanto a lui, anche lei munita di vassoio.
Flynn sospirò con una leggera stretta al cuore nel fare il confronto tra il proprio piatto e quello di lei.
Sul suo vassoio c'erano verdure grigliate - zucchine, melanzane, peperoni rossi - condite con olio d'oliva ed erbe aromatiche, una piccola porzione di petto di tacchino senza pelle, un’insalata di barbabietole e carote (vinegret, gli aveva spiegato Valerya, un piatto tradizionale russo), e patate bollite schiacciate senza sale né burro. A lato, una fetta di torta allo yogurt e limone.
Sul vassoio di Valerya c'era di tutto: una fetta di tacchino con la pelle croccante e lucida accompagnato da purè di patate cremoso annegato nella salsa e da una porzioncina di olivier salad con maionese generosa, una tazza di ravioli fumanti nel brodo, tamales avvolti nelle foglie di mais. E a lato, già pronta, una doppia porzione di medovik - quella torta russa al miele stratificata che profumava di caramello.
“Sei sempre preoccupato per il tuo cuore, così ho pensato di farti qualcosa di leggero,” Valeryia si morse le labbra e arrossì, in un modo che, appena Julio lo notò lo fece sorridere: anche Chris lo faceva, e forse per la prima volta da quando le conosceva si rese conto di quanto davvero le due donne si assomigliassero.
Sperò che anche la bambina che aspettavano potesse assomigliare alla madre - Oscar, dopotutto, era uguale a lui, in tutto e per tutto.
“Beh, almeno la patata bollita e schiacciata senza sale la posso mangiare,” borbottò Flynn, con un mezzo sorriso, e Valeryia scoppiò a ridere. Gli appoggiò il viso sulla spalla, e gli lasciò un bacio leggero sulla guancia.
“Non so cosa mi fa più innervosire,” Chris emerse dalla cucina, fasciata da una nuvola di Libre di Yves Saint Laurent e un maglione rosso luccicante e jeans neri che mettevano in risalto il leggero rigonfiamento del ventre - per l’occasione, aveva persino rimesso, per una volta, i suoi amati tacchi, le Louboutin nere dall’inconfondibile suola rossa. “Se il fatto che abbiate fatto un arresto senza di me, o che Flynn si sia quasi rotto una gamba per farlo, quell’arresto.”
“Mi sono solo slogato la caviglia, non sono messo così male.” Flynn ridacchiò, mentre allungava un braccio fino a sfiorare i capelli mossi di Valeryia, ancora biondi nonostante l’età che avanzava. “Ma grazie per averci invitati tutti qui. Avremmo dovuto passare il Natale da mia figlia, ma casa sua ha le scale ed è senza ascensore…”
“Oh, è il minimo che potessimo fare, visto che è stato Julio a ficcarti in questo guaio e che non mi ha fatto partecipare all’operazione.” Chris scrollò le spalle, e Julio alzò gli occhi al cielo, mentre finiva di sistemare, in modo strategico, alcuni rami di vischio in giro per casa, e la figlia di Andy, Emily, ridacchiò. “E comunque cosa vuoi che sia, avere giusto una decina di persone in più a cena?”
“Sei incinta e devi riposare!” Julio sbraitò. “Non puoi andare sul campo o fare interrogatori… e comunque abbiamo cucinato io, tua madre e le mie sorelle!”
“Ehi!” Alonso gridò dalla cucina, da cui continuava ad arrivare un tintinnio di posate e bicchieri.
“Sì, sì, sì,” Julio sbuffò, e alzò gli occhi al cielo. “In carcere hai imparato a cucinare. Sai che roba.”
Chris sbuffò, e si lasciò cadere sulla poltrona gialla dell'Ikea che si era portata dietro quando aveva traslocato, anni prima, a casa di Julio - ormai, aveva più di dieci anni. “Allora, come avete risolto con il nostro Babbo Natale?”
“Beh, una volta che lo abbiamo beccato, forse perché si sentiva in colpa per avermi fatto cadere sul ghiaccio, è stato molto cooperativo, e ha cantato come un usignolo.” Flynn ironizzò.
“Su tutto.” Julio concluse per lui, mentre gli allungava un bicchiere di punch analcolico. “Quando aveva capito che la sua compagnia era invischiata in affari poco puliti, Brennan aveva deciso di alleggerire le tasche dei suoi capi per aiutare le persone del suo quartiere. Non si teneva nemmeno un centesimo di quello che rubava, dava tutto in beneficenza. In modo anonimo.”
“E per non farsi riconoscere, aveva pensato bene di vestirsi da Babbo Natale.” Flynn sghignazzò. “Un contabile della mafia, di mezza età, che ama il Natale. Chi lo avrebbe mai detto.”
“Un vero peccato, adesso quei soldi finiranno al governo,” Chris sospirò. “E lui in galera. Anche se, sotto sotto, aveva avuto delle buone intenzioni.”
“In realtà, no.” Julio fece schioccare la lingua contro il palato. “Ho fatto due chiacchiere con il vicecapo Howard, che ha parlato con i suoi vecchi amici dell’FBI. Brennan non esiste più, è ufficialmente entrato nel programma protezione in cambio della sua testimonianza sul caso. E i soldi, appena il processo sarà finito, saranno dati in beneficenza alle organizzazioni a cui lui li aveva donati. Quel poco che siamo riusciti a ritrovare. Sai com’è, il contante è un buco nero, e come possiamo essere certi che nelle buste che Brennan lasciava sotto le porte ci fosse davvero del denaro, e non semplici biglietti di auguri?”
“Alla fine, è contante. Non lascia traccia. Magari lo ha speso tra la banca e il momento in cui è stato arrestato.” Flynn scrollò le spalle. “Magari lo ha perso, o ha giocato al lotto.”
Chris e Valeryia si scambiarono un’occhiata, e si sorrisero, entrambe consapevoli del sottinteso, di cosa fosse stato davvero fatto - di cosa i loro uomini avessero deciso.
“Quindi, alla fine, tutto è bene quel che finisce bene.” Chris ironizzò, mentre si toglieva una ciocca rossa da davanti agli occhi sistemandola dietro l’orecchio, mettendo in evidenza i due piccoli punti luce ed il fiocco di neve d'argento che portava ai lobi.
Guardò Lily e Mark scartare i regali, libri, un telescopio, costruzioni in legno, Oscar giocare con i nipoti di Flynn, ed il cuore le si sciolse alla consapevolezza che né lei né Julio avessero mai davvero avuto un Natale del genere da bambini, lui con la sua famiglia numerosa e lei con un padre ladro e squattrinato.
“Sì, tutto è bene quel che finisce bene. Per davvero.” Flynn strinse il ginocchio di Valerya attraverso la stoffa dei pantaloni di velluto bianco. Si allungò verso di lei e ricambiò il bacio che poco prima lei gli aveva dato.
In tasca, aveva ancora l’anello, ma quello avrebbe aspettato ancora qualche giorno - quando fosse stato in forma, e fossero stati loro due, da soli.
E chissà. Magari, sarebbe davvero finito tutto bene. Magari, gli avrebbe detto sì.
