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Perché l'amore ti capita anche quando non lo vuoi, ed è da questa domenica che è capitato a noi

Summary:

Smettila di prendermi per il culo Manuel. Non si sa che c’hai. Non capisco se è colpa mia, se ti ho trascinato in qualche modo e non sai come dirmelo, se ti sei pentito di qualcosa.. non ti capisco e tu non mi parli e non capisco perché. Perché non mi parli Manuel? Un tempo ci dicevamo tutto”

“Non proprio tutto.”

Mormora Manuel.

 

Manuel tira fuori le palle e Simuel canon !!

Notes:

Finale così tremendo che dovevo sistemare tutto ASAP.

Bene, ci è voluto il disastro della RAI per farmi venire la voglia (e soprattutto il coraggio) di scrivere qualcosa in italiano e per questo fandom. Sinceramente è da anni che scrivo esclusivamente in inglese, sia per via dei fandom, sia perché ad essere sincera è molto più semplice scrivere di certe questioni in una lingua che non è la propria. Si crea inevitabilmente un certo distacco che aiuta molto, soprattutto se si scrive di certe cose che molto spesso vanno a finire nel personale e nell’estremamente vulnerabile.

Non mi voglio dilungare troppo, questa è semplicemente una piccola idea che mi è venuta ieri sera, abbastanza velocemente, perché mi rifiuto di credere che Simone e Manuel siano davvero saliti su quell’aereo da amici. Enjoy!!

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

L’aria sa terribilmente di chiuso e fa un caldo atroce.

 

La sedia di plastica è anche parecchio scomoda. Manuel guarda per terra, spostando lo sguardo dal libro che ha iniziato ieri sera, quando non riusciva a dormire.

 

I motivi? Ormai i soliti da mesi.

 

La paura, il futuro incerto, e Simone Balestra.

 

È proprio la sua voce che interrompe i pensieri di Manuel, pronunciando il suo nome con quel tono a cui è ormai diventato fin troppo abituato.

 

“Manuel—“

 

“Oi Simò? Stavo su una bella parte.. che c’è? Non dirmi che c’hai un’altra crisi post estate?”

 

“No, no”

 

Manuel non sembra troppo convinto.

 

Guarda in alto, oltre la vetrata dell’aeroporto di Fiumicino, oltre il cartello “gate 4” e il monitor che mostra i voli in partenza tra poco.

 

Ripensa a quella sera prima della maturità, a Simone che scappa, poi arrivano i flashback di quell’incidente terribile due anni fa. Quando temeva di averlo perso. Quando ancora non sapeva che cosa significassero davvero quei sentimenti strani che gli stringevano lo stomaco e gli incasinavano la testa.

 

Ci è voluto solo un viaggio in Medio Oriente per dargli finalmente un nome.

 

E una telefonata con Viola.

 

Ripensa a quella sera, un paio di mesi fa, a quanto Simone fosse confuso e arrabbiato e quanto la sua presenza l’abbia calmato in pochi secondi. Ripensa a quanto era bello, sotto le stelle, in riva al mare, con le labbra intorno a una bottiglia di birra. Manuel era stato a un passo da dirgli tutto, nonostante Simone si fosse appena lasciato, nonostante fosse a poche ore dall’esame più importante della sua vita, almeno quella da 18enne.

 

Poi non l’ha fatto. Non l’ha fatto perché ha rivisto per un attimo la prima volta che ha rifiutato Simone, dopo quel bacio due anni fa, i suoi occhi tristissimi dopo quelle parole forzate “con te è diverso”. Poi i pianti di Simone, solo l’anno scorso, quando Mimmo è dovuto andare via. E adesso Thomas. Manuel non è molto intelligente, come a Lombardi piace tanto ribadire, ma è abbastanza sveglio da sapere che Simone non merita più di soffrire così tanto.

 

Manuel gli darebbe il mondo intero se fosse possibile. È anche per questo che durante l’estate è rimasto zitto. Tra la nascita della loro sorellina, Anita che si è trasferita da Dante, la domanda per l’Università di Manuel all’ultimo minuto e la ricerca di una casa per loro a Londra, l’estate è stata abbastanza corta. Manuel l’ha passata di giorno a lavorare come cameriere, la sera a cullare la sua sorellina insieme a Simone mentre sua madre cercava di riposare.

 

Simone non meritava un altro peso addosso. E poi Manuel ci ha pensato tanto ed è quasi sicuro che anche se avesse il coraggio di dichiararsi, a Simone non interesserebbe più ormai. Sono passati due anni a questo punto, Simone ne ha passate tante, non è più quel ragazzino spaventato dai suoi sentimenti per un ragazzo. Non è più quel Simone disposto a fare qualsiasi cosa pur di stare vicino a Manuel. Persino mettersi a rubare. Manuel se lo ricorda, e nonostante all’epoca non avesse il coraggio di affrontare cosa significassero veramente quei sentimenti che stava iniziando a provare per Simone, non è riuscito nemmeno a farseli passare in questi anni.

 

Anche se è stato per mesi con Nina. Anche se Simone è stato con altri ragazzi. La verità è che quello che c’è tra loro va oltre ogni legame fisico, Manuel può andare a letto infinite volte con Nina o con chiunque altro ma non sentirà mai quello che sente ogni volta che Simone lo abbraccia, o lo guarda, o quello che ha provato quando si sono baciati per la prima (e ultima) volta.

 

Per questo nessuno sarà mai a livello di Simone. E a volte si mangia le mani al pensiero di non aver mai detto nulla, ad essere stato vittima della paura, di non sa bene che cosa.

 

Sospira.

 

Poi guarda di nuovo Simone.

 

“Ti volevo solo dire che sono contento di andare insieme a te” gli dice. Gli occhi gli brillano.

 

È così bello. Si merita il mondo. Manuel glielo darebbe tutto se potesse.

 

Invece si limita a una semplice battuta.

 

“E non ti dispiace che il tuo Tommy non c’è?”

 

Simone ride. Poi gli dà una botta sulla spalla.

 

“Ma smettila.. mi dispiace perché nonostante tu non lo possa vedere è solo un ragazzo con tanti problemi che cercava di andare avanti.”

 

“Non è vero che non lo posso vedere. Lo so che non ha una vita facile. Non sopporto solo che sia stato l’ennesimo ragazzo che ti ha fatto soffrire però” non è sicuro se quello che sta dicendo possa essere troppo per Simone. Un po’ troppo oltre l’amicizia. Non gli importa al momento però.

 

“Ti ricordo che se stessi tenendo una lista.. ci sei anche te lo sai sì?”

 

Il sorriso di Manuel si spegne.

 

Perché lo sa bene.

 

Lo sa bene quanto ha fatto soffrire Simone. Anche per questo ha tenuto la bocca chiusa. Il pensiero di poterlo far soffrire ancora gli spezza il cuore.

 

Infatti adesso, per correttezza, è il suo turno di soffrire. È lui che guarda Simone con occhi diversi, sperando che quest’ultimo non se ne accorga che lo desidera da lontano. Le carte si sono invertite. Il Manuel di due anni fa che tatuava Simone la sera tardi nel suo vecchio garage non ci crederebbe mai. Eppure eccoci qua. Al gate ad aspettare un volo per Londra per trasferirsi insieme all’amore della sua vita, senza che lui ne abbia la minima idea.

 

Che poi a Manuel, francamente, di Londra non importa niente. Si, bella città, per carità, ma avrebbe studiato filosofia anche a Roma. O in qualsiasi altra città. È qui solo ed esclusivamente per Simone. Questo forse lo rende un po’ patetico? Può darsi.

 

“Simò vado un attimo al bagno. Due minuti..”

 

Si alza e si incammina oltre le file di sedie e tavoli del gate. Oltre l’enorme tabellone e la zona relax. Quando è sicuro di essere fuori dalla visuale di Simone, tira fuori il telefono.

 

“Eccolo! Allora glielo hai detto?” La voce di sua sorella gli riempie le orecchie, le parole che pronuncia però un po’ meno.

 

“A Viole’ te l’ho detto che non sarebbe stato così semplice” ribatte lui.

 

“Si. Mi avevi promesso che glielo avresti detto prima del volo. ‘Quando atterro a Londra lo voglio fare mano nella mano con Simone oppure non lo farò per niente’ , ti suona familiare?”

 

Annuisce. Anche se sa che sua sorella non può vederlo.

 

“Lo so. È che ho una paura assurda. E se ormai non prova più niente per me? Cioè so solo n’amico? Se quando lo sa poi non vuole più che vado con lui?”

 

“Manu—“

 

“A me dell’università a Londra non frega niente Viole’ , io ce voglio anna’ perché ce sta lui.”

 

Viola sorride dall’altra parte del telefono.

 

“È proprio per questo che glielo devi dire. Non puoi stare così. Il corso di studi dura tre anni Manuel, anni che dovrai passare là una volta che hai iniziato. Con o senza Simone.”

 

“Il problema è che io n’ce so sta senza Simone.”

 

Si sente un po’ patetico, ad essere sincero, però è la verità.

 

“Dai Romeo, non fare troppo il drammatico. Corri dal tuo altro Romeo.”

 

Manuel sospira. Anche il suo riflesso sullo specchio un po’ sporco è piuttosto patetico.

 

“Eh.. fosse facile”

 

“Credici ogni tanto Manu. Che può anche andare tutto bene per una volta. Dai, buona fortuna fratellone, atterra e fammi sapere.”

 

“Va bene Viole’. Non ti garantisco niente”

 

“Garantisco io. Buon viaggio.”

 

“Grazie. Allora ciao”

 

“Ciao Manu.”

 

 

Quando Manuel torna a sedersi di fianco a Simone lo trova chino sul cellulare, con le cuffiette. Sbircia un secondo nonostante fosse già certo di cosa stesse facendo, e infatti trova conferma. Uno dei passatempi più incomprensibili di Simone sono i sudoku. Manuel non si può capacitare di come qualcuno possa divertirsi con una cosa del genere. Forse può capire i cruciverba, ma i sudoku proprio no.

 

A Simone la matematica piace perché è tutto già scritto. Non ci sono mezzi termini, non c’è forse, non c’è interpretazione. Lì c’è la formula e lì c’è la soluzione. Non devi supporre nulla, non devi chiederti nulla. È così e basta. E questo gli dà uno strano senso di pace.

 

A Manuel invece piace la filosofia perché fondamentalmente a lui i confini già segnati non sono mai piaciuti. Le regole da seguire. Le indicazioni. Gli va tutto stretto. Per lui nella vita non esiste una formula prefissata, ti prendi ciò che ti accade e reagisci al meglio che puoi. Se le cose devono succedere succederanno, niente nella vita è davvero bianco o nero, completamente giusto o completamente sbagliato. A molti può far paura così tanta terra incerta, così tanto margine di errore, a Manuel però è proprio questo che piace. Nessuna legge scritta, nessun paletto, un’allusione di libertà.

 

Qualche secondo dopo lo schermo di Simone mostra un’animazione blu con 3 stelle e una scritta “vittoria”. Lui blocca lo schermo e si volta verso Manuel.

 

“Eccoti. C’era fila?”

 

“Eh?”

 

“Al bagno Manuel. C’era fila?”

 

“Ah— un po’. Sarà l’orario.”

 

“Già. Dai manca poco al boarding.”

 

Manuel annuisce e basta.

 

Simone lo guarda, poi si gira completamente verso di lui.

 

“Manuel che succede? Sei strano. Non è che sei te quello con la crisi oggi?”

 

Manuel non ride. Non guarda neanche Simone negli occhi. Fissa il vetro dietro di lui, dove in lontananza un aereo enorme sta decollando.

 

Simone sospira.

 

“Manuel”

 

“Simò”

 

“Beh? C’hai una crisi o no?”

 

“Non lo so Simò.”

 

Manuel azzarda uno sguardo di sfuggita. Ciò che vede gli spezza il cuore. Gli occhi di Simone parlano a se, lo ha sempre pensato, ma adesso più che mai. Quello che esprimono ora è pura e diretta delusione.

 

“Sei ancora in tempo. Se non vuoi più partire. Magari ti sei sentito costretto a scegliere Londra perché ci vado io, magari perché abbiamo una sorella in comune adesso o perché mio padre e tua madre stanno insieme.. non voglio che sei infelice però”

 

E a Manuel si spezza il cuore.

 

Ingenuo Simone.

 

“Non è quello Simò. Io a Londra ci voglio veni’ credimi.”

 

“E allora che c’è Manuel? Mi stai facendo preoccupare”

 

“Non c’è niente Simò. So’ solo un cretino. Dai fatte n’altro dei tuoi giochini intanto”

 

Simone lo fulmina con lo sguardo.

 

“Smettila di prendermi per il culo Manuel. Non si sa che c’hai. Non capisco se è colpa mia, se ti ho trascinato in qualche modo e non sai come dirmelo, se ti sei pentito di qualcosa.. non ti capisco e tu non mi parli e non capisco perché. Perché non mi parli Manuel? Un tempo ci dicevamo tutto”

 

“Non proprio tutto.”

 

Mormora Manuel.

 

“Che dici?”

 

“Niente niente”

 

“Così però non ci sto. Se dobbiamo trasferirci in un altro paese insieme, a 1000 km da casa, ci dobbiamo parlare. Non abbiamo più 16 anni che cazzo. Dovremmo essere maturi”

 

“Non sempre tutte le cose vanno dette”

 

Simone sbuffa, per niente impressionato.

 

“Non iniziare a fare il filosofo prima ancora di cominciare. Non mi serve un altro mio padre”

 

“Non so che cosa dirti Simone.”

 

A quello, il più piccolo sbarra gli occhi.

 

“Come mi hai chiamato?”

 

“Col nome tuo?”

 

“Tu non mi chiami Simone da anni. Per te so sempre stato Simò.”

 

Manuel sorride.

 

Nella sua testa ha molti altri nomignoli associati a lui. Alcuni non vedranno mai la luce del sole, probabilmente.

 

“E scusa m’è scappato. Mi puoi perdona’?”

 

“Solamente se sei sincero con me. Sennò non salgo nemmeno io sull’aereo eh.”

 

“Simul stabunt, simul cadent di nuovo?”

 

“L’hai imparata alla fine”

 

“Mbe certo. Poi mi è piaciuta. Comunque te lo scordi. Su quell’aereo ci saliamo, a patto che ti devo trascinare. Come ti ho trascinato alla maturità.”

 

“Colpo basso di nuovo, Ferro”

 

“Eh che te devo di’ , è il mio marchio di fabbrica”

 

Simone lo guarda.

 

Manuel per un attimo vede uno spiraglio.

 

Vede la gente che inizia a mettersi in fila. Vede un ragazzo e una ragazza mano nella mano. Due signori di mezza età a braccetto, lui che spinge un grande trolley giallo.

 

Poi poco più in là, ancora sedute, due ragazze. Una indossa un paio di pantaloni cargo che Manuel è sicuro avere identici. E l’altra indossa un maglione a righe e una gonnellina nera e ha dei lunghi capelli castani scuro. Si guardano negli occhi, senza parlare, e l’occhio di Manuel cade sulle loro mani, intrecciate.

 

Un secondo dopo la ragazza mora si avvicina all’altra, le lascia un bacio dolce sulle labbra e si alza, probabilmente per guardare il monitor dei voli in partenza.

 

Manuel guarda Simone, affianco a lui, e la sua gamba che fa su e giù ininterrottamente, un segno di noia o, più probabilmente, di ansia.

 

Per un istante, non sa perché, ripensa di nuovo a quella sera in cui ha tatuato il braccio di Simone. Gli occhi spaventati del ragazzo più piccolo, i loro sguardi incrociati. L’infinità di cose non dette e, nel mezzo, tante opportunità svanite.

 

Gli occhi di Manuel si spostano su quelle due ragazze ancora una volta, sono sedute vicine, si tengono per mano.

 

Ripensa alle parole di Viola, ‘può anche andare tutto bene per una volta’. E sai cosa? Manuel è stufo di rinunciare alle cose per colpa della paura.

 

L’annuncio risuona nell’altoparlante dell’aeroporto. È iniziato il boarding per il loro volo.

 

Simone non si alza.

 

Manuel respira a fondo.

 

Qualcuno verso la loro sinistra fa cadere una borraccia di metallo. Rotola oltre la fila di sedie.

 

Il cuore di Manuel batte così forte che quasi non ha più il fiato.

 

Vaffanculo.

 

“Sai che c’è? Hai ragione. Dobbiamo iniziare a dirci le cose per come stanno.”

 

Non si accorge di averlo quasi urlato. Tanto che alcune persone intorno a loro si girano verso Manuel.

 

La confusione di Simone è chiara sul suo volto. “Che cosa—“

 

“No Simò adesso mi fai parlare. Volevi che parlassi..”

 

“E parla allora.. dai”

 

E da dove comincio?

 

Parla col cuore, Manuel.

 

“La verità Simone è che sono un cretino. Non so come spiegartelo che ci è voluto un cazzo di viaggio dall’altra parte del mondo per farmi mettere insieme i pezzi.”

 

Simone lo guarda, è chiaro che non capisce.

 

“Che pezzi? Non è il momento per le metafore Manuel”

 

“Lo so, lo so. È che non so nemmeno come dirtelo. Ho provato a fartelo capire più volte ma non è mai andata bene, forse perché non ci siamo intesi, forse perché ormai non siamo più sulla stessa pagina, non lo so. La verità è che, come ti ho detto, il destino ci fa innamorare delle persone più improbabili, e io l’ho sempre pensato che tra te e me c’era qualcosa di speciale. Qualcosa che non ho mai provato con nessun altro. Né amicizie, né relazioni. Non so come spiegartelo in altre parole Simò… io ti amo. L’ho sempre fatto, fin dall’inizio, ci è solo voluto un po’ di tempo per capirlo. E per accettarlo. Spero tanto di non essere arrivato troppo tardi. In quel caso mi dispiace, ovviamente non sentirti obbligato se non provi più niente per—“

 

Simone non lo lascia finire.

 

Un secondo Manuel sta cercando di fare ordine nel garbuglio del suo cervello per trovare le parole giuste, quello dopo sente le labbra di Simone poggiarsi sulle sue.

 

Ed è come tornare a casa dopo tanto tempo.

 

Nonostante siano passati anni, nonostante l’ultima volta Manuel fosse completamente un’altra persona, alla fine quelle labbra sono sempre le stesse.

 

Il suo migliore amico. Il suo primo vero amore. La sua casa. Semplicemente Simone Balestra.

 

Il tempo si ferma e lo spazio si riduce a quel momento, a quel bacio. Sembra durare 2 secondi e 10 anni.

 

Quando si staccano e Manuel apre gli occhi, la prima cosa che vede è il sorriso splendente di Simone, del suo Simone, e i suoi occhi lucidi. Si guarda in giro per un secondo, tutte le persone intorno a loro sono nel loro mondo, nessuno li sta guardando, nessuno li sta giudicando. Proprio in quel momento, poi, Manuel si rende conto che non gli interessa. È qui insieme a Simone, l’ha appena baciato, e allora tutto il resto non importa. Niente importa di fronte al suo Simone.

 

“Ti amo anche io Manuel. Non ho mai smesso di farlo.”

 

E questo fa sorridere anche Manuel. Si butta tra le braccia di Simone, lo stringe forte intorno ai fianchi— lui e la sua stupida altezza— mentre Simone gli circonda le spalle. Sente anche un bacio leggerissimo sulla tempia.

 

“Adesso direi che possiamo partire, eh?”

 

Simone annuisce e basta. Poi lo bacia di nuovo.

 

Li interrompe solo la voce robotica un’altra volta, mentre annuncia la fine del boarding del loro volo. Simone lo realizza appena in tempo, prende Manuel per la mano e comincia a correre verso l’ingresso del tunnel. La giovane assistente di volo gli scannerizza i biglietti poi gli dice di sbrigarsi.

 

Mentre percorrono il tunnel, ancora mano nella mano, Simone si volta e sorride. Il cuore di Manuel esplode di gioia.

 

“Ti amo” gli mima con le labbra.

 

Manuel non riesce a trattenere il sorriso.

 

“Anche io scemo, ma vediamo di non perdere il volo”

 

 

Una decina di minuti dopo, durante la dimostrazione di sicurezza che ormai Manuel ha ascoltato in una miriade di lingue diverse, Simone gli prende la mano, timido. Manuel la stringe subito e gli dà un bacio sulla guancia, poi lo guarda arrossire subito dopo.

 

“Sei bellissimo” sussurra Manuel.

 

Quello che non si aspetta sono gli occhi di Simone che, da un momento all’altro, si riempiono di lacrime. Una gli scivola giù e gli riga la guancia. A Manuel prende il panico per un secondo, si gira verso Simone e gli prende il viso tra le mani.

 

“Che c’è amo’?”

 

Dopo l’ultima parola le lacrime di Simone sembrano scendere ancora più velocemente.

 

“Ao Simone che te sta a piglia’?”

 

“Che cazzo non lo so!” Il più piccolo si accorge di averlo urlato un po’ solo quando nota che un paio di persone si girano a guardarli.

 

Non gli interessa però.

 

Non gli interessa nemmeno che la faccia di Simone è tutta rossa e le sue guance sono rigate dalle lacrime. Non quando il suo sorriso è più grande di qualsiasi altro che ha visto fino ad ora.

 

È così ampio che gli si chiudono gli occhi, ancora lucidi, e gli appaiono quelle adorabili fossette.

 

Manuel gli prende nuovamente il viso tra le mani e gli asciuga le lacrime piano, una ad una con dolci carezze. Poi, quando le guance di Simone sono asciutte e ancora un po’ rosate, ci posa due baci, e infine un ultimo sulle sue labbra.

 

“Non ti voglio più vedere piangere per colpa mia”

 

“Non sono triste”

 

“Lo so. Lo so. Adesso però tranquillo, è tutto reale e non vedo l’ora di iniziare questa nuova parte della mia vita insieme a te”

 

“Anche io Manu. Anche io. Io, te e infinite possibilità”

 

Manuel sorride.

 

“Te piacciono proprio sti numeri eh? Infinito e non infinito.”

 

“sei il mio + infinito Manu”

 

“Li ho odiati quei cazzo di esercizi con l’infinito”

 

“per me hanno un qualcosa di romantico”

 

Adesso è a Manuel che quasi viene da piangere.

 

Si limita a prendere la mano di Simone nella sua e a stringerla forte.

 

Simone si appoggia per un attimo alla sua spalla e chiude gli occhi, respirando profondo e piano.

 

Manuel ne approfitta per tirare fuori dalla tasca il suo cellulare e scattare una foto alle loro dita intrecciate. Poi la invia a sua sorella: ‘magari va tutto bene


Appena vede le due spunte grigie attiva la modalità aereo. Queste tre ore circa, sono solo per loro.

 

Simone dopo un po’ apre di nuovo gli occhi e guarda Manuel, senza dire nulla, solo perché adesso può farlo quando vuole. Manuel vorrebbe perdersi a guardarlo sorridere per sempre.

 

La spia delle cinture di sicurezza si illumina, mentre uno degli assistenti di volo comincia a passare tra le file per controllare che siano tutte allacciate.

 

Non vuole lasciare la mano di Simone, lo fa solo quando il giovane ragazzo è un paio di file davanti a loro. Lascia piano la mano di Simone, solo dopo averla stretta.

 

Appena entrambe le loro cinture sono ben allacciate le dita di Simone cercano nuovamente le sue. E Manuel non esita, non deve più nascondere niente. Fa scivolare piano le sue dita ruvide tra quelle lunghe e dritte di Simone. Nell’istante in cui la sua testa si poggia nuovamente sulla sua spalla tutto il resto intorno a loro si ferma.

 

In questo momento niente li può toccare.

 

Questo è solamente loro.

 

La Manuel e Simone associati.

 

I due opposti.

 

Adesso finalmente fianco a fianco, letteralmente, dritti verso un futuro che li aspetta a braccia aperte, insieme.

Notes:

Oooookay siamo arrivati alla fine.

Se sei arrivat* fin qui intanto grazie mille!!

Grazie di aver dato una possibilità a questa storia, scritta in tipo mezza giornata alimentata dall’indignazione verso il finale della stagione 3 e da molti sentimenti irrisolti che io e Manuel abbiamo in comune (purtroppo).

Commenti e kudos sono apprezzatissimi (soprattutto perché al momento ho paurissima di cliccare “pubblica”)🥹🥹