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“Un regalo per il diploma?” Chris lanciò a Hibiki uno sguardo perplesso, distogliendolo dalla sua cioccolata calda.
Hibiki fece di sì con la testa. “Ho bisogno che sia perfetto, ma non riesco a trovare cosa dovrebbe essere. Per favore, Chris, mi serve il tuo aiuto!”
Erano nell’appartamento di Chris, con il riscaldatore azionato al massimo per dare un po’ di tepore al freddo inverno. Fuori dalla finestra, si potevano vedere spolverate soffici di neve incominciare appena a fluttuare nell’aria. Era uno di quei sabati fatti per essere trascorsi in casa e sotto le coperte, guardando compulsivamente vecchi film d’azione e rimpinzandosi di caramelle prese al negozio. Quindi era ovvio che, tra tutti i giorni possibili, Hibiki fosse in missione proprio oggi.
Chris sorseggiò la sua cioccolata. “Vuoi fare qualcosa per Miku.”
Hibiki annuì con decisione.
“Qualcosa di speciale.”
Altri sì con la testa.
“E tu, la sua ragazza, non sei in grado di pensare a qualcosa che vada bene.”
Altri sì con la testa.
“E così sei arrivata alla brillante conclusione che io, una tizia conosciuta solo uno o due anni fa, ne sapessi di più della sua ragazza, che non l’ha lasciata manco per un istante da così tanto tempo che nessuna delle due riesce a ricordarselo.”
“Esatto!”
Chris si sfregò le tempie. “Sarcasmo. Stavo facendo del sarcasmo, Hibiki.”
Hibiki sbatté le palpebre. Ripensò a cosa aveva appena detto Chris. “Ooooooh!” ansimò, realizzando solo ora. “Uao, come ho fatto a non capirlo? Maleducata, pure.”
Chris piantò la faccia sul tavolo. “Non ci posso credere che sei quasi un’adulta,” brontolò.
“Lo so, è questo il problema! Tra poco io e Miku saremo adulte per davvero. Devo regalarle qualcosa di davvero bello per ricordare il momento!”
Chris sospirò. Quando la sua vecchia kōhai l’aveva chiamata e aveva detto che c’era qualcosa di importante per cui le serviva aiuto, aveva pensato a un sacco di possibilità diverse. Forse i Noise erano tornati. Forse gli incubi di Miku non stavano migliorando e Hibiki voleva un consiglio da qualcuno che aveva attraversato l’inferno in prima persona. Ma forse avrebbe dovuto aspettarsi una cosa del genere, col senno di poi. Le cose all’origine dei problemi di Hibiki… non erano sempre le stesse di chiunque altro.
“Perché non vai a disturbare Shirabe e Kirika?” Chris alzò la faccia dal tavolo e tornò alla sua cioccolata. “Se c’è qualcuno che conosce di sicuro il regalino perfetto, sono quelle due.”
“Pensi non abbia chiesto prima a loro?” gemette Hibiki. “Hanno parlato soltanto di posti adatti a un appuntamento.”
“Bene, eccotelo lì.”
“Ma io non voglio un appuntamento e basta! Voglio qualcosa di, tipo, lo sai!” Hibiki agitò le braccia esasperata, cercando la parola.
Chris alzò gli occhi al cielo. “Sì, molto utile!”
“Chriiiiis! Non fare la cattiva!”
“Va bene, va bene. Scusa.” Chris si scolò l’ultimo sorso di cioccolata.
Un consiglio romantico? Magari avesse potuto aiutarla con quello. Era così fuori dal suo territorio da perdersi e finire per vagare in un territorio completamente diverso dove veniva adottato dalla simpatica coppia di vecchietti che viveva lì, per non tornare mai più ai suoi terreni abbandonati, anche se di tanto in tanto lanciava uno sguardo sprezzante alle sue spalle.
Il pensiero la fece ridacchiare. Accidenti, la metafora mi è sfuggita di mano.
Forse c’era un po’ di conforto nella cosa. La vecchia sé stessa avrebbe staccato con un morso la testa di Hibiki, per essere venuta da lei con domande così stupide. L’avrebbe considerato una seccatura, una perdita di tempo, qualcosa di insondabilmente fastidioso e privo di merito. Eppure, per quanto odiasse ammetterlo, adesso se la stava godendo. Forse era solo perché Hibiki era così divertente da punzecchiare.
“Più speciale di un semplice appuntamento romantico, quindi. Magari potete accendere dei fuochi d’artificio insieme?”
Hibiki scrollò la testa. “L’abbiamo già fatto.”
“D’accordo, allora.” Chris si alzò, si stiracchiò, e si diresse lentamente in cucina per ricaricare la sua tazza. “Magari potreste farvi un viaggetto?” le disse voltando la testa. “Un posto emozionante, un posto dove non siete mai state prima.”
Gli occhi di Hibiki si illuminarono. “Un viaggetto! Sì, è un’idea…” La sua faccia si rabbuiò. “Ma stiamo già viaggiando di continuo per la SONG. Non c’è modo di trovarne uno abbastanza bello.”
Di questo passo staremo qua tutto il giorno. “C’è qualcosa che potresti comprarle? Tipo un regalo concreto?”
“Niente che non sarebbe abbastanza speciale.”
“Sul serio? Niente che lei stia guardando da un po’?”
Hibiki scosse cupa la testa.
“Hai provato a chiederglielo?”
“Voglio dire.” Hibiki si mosse. “Tempo fa le ho chiesto se desiderasse avere qualche regalo di Natale. Sai, cercavo di essere delicata.”
Chris sbuffò mentre tornava al kotatsu. “Delicata, tu? Pagherei per vederti.”
“Chriiiiiiiiiiis!”
“Scusa, ma fare il broncio non funziona con me.” Chris infilò le gambe sotto le coperte e sorseggiò la sua cioccolata. Era fin troppo divertente da punzecchiare. “Allora, che ha detto?”
“Beh, ha detto…” Hibiki arrossì e distolse lo sguardo. “Ha detto che io sono già il regalo migliore che potesse mai desiderare.”
Chris si ingozzò con la sua cioccolata. “Ackpttpht! Sul serio?”
“Lo sooooo!” si lamentò Hibiki, la faccia rossa come una barbabietola. “Come ha potuto sorprendermi con qualcosa di così dolce mentre provavo a fare qualcosa di carino per lei? Non è per niente giusto!”
Chris premette la sua fronte contro la mano, sperando che Hibiki non avesse notato le sue guance arrossire. Già la cosa era abbastanza seria quando quelle due idiote innamorate si giravano ancora intorno come suricati sfuggenti. Ma adesso che stavano insieme per davvero? Erano insopportabilmente adorabili, l’una per l’altra. Chris non aveva idea di come le altre avessero lo stomaco di star loro intorno senza farsi venire il diabete.
“Forse qui c’è la tua risposta,” mormorò lei sarcastica, portando di nuovo la tazza alla bocca. “Avvolgiti in un grande nastro e dì che sei tu il regalo, semplice.”
“Lei… lo ha già fatto per me.”
A questa rivelazione, Chris sputò senza volerlo tutta la cioccolata calda che aveva in bocca. OH MIO DIO.
“È-è-è-è stato tempo fa!” balbettò Hibiki, con l’aria di chi voleva seppellirsi sotto terra e nascondersi lì per sempre. “Era il mio quindicesimo compleanno, lei si è vestita con un grande fiocco viola e ha aspettato il mio rientro dalla lezione di canto improvvisato, e quando sono arrivata, era stesa sul divano, e mi ha fatto l’occhiolino!” Dicendo questo, l’idiota si tuffò esausta a testa in avanti sotto le coperte del kotatsu e si raggomitolò come una bambina di cinque anni che si nascondeva dai mostri nel suo ripostiglio.
Chris si lasciò cadere a faccia in giù sul tavolo, respirando affannosamente. Questo giorno sarebbe stato la sua fine. “Ti ha fatto l’occhiolino.”
“Sta’ zittaaaaaaa!”
“E non si sa come, voi due non avevate ancora capito di essere una coppietta sino a pochi mesi fa.”
“Pensavo scherzasse!” Ci fu un forte fruscio da sotto le coperte; Hibiki si dondolava avanti e indietro per la vergogna. “Aaaaaargh, sono proprio un’idiota!”
Bene, su una cosa siamo d’accordo. “Giuro, a volte non so come faccia a sopportarti.” Si rimise in posizione seduta. “Ehi, sta’ attenta, così sbatterai la–”
Bang!
“OW!”
“…testa.”
La testa di Hibiki rispuntò da sotto le coperte, il viso contratto in una smorfia di dolore. “Scusa.”
Chris alzò gli occhi al cielo. Sei una bambina dell’asilo. “Ringrazia solo di non aver rovesciato il resto della mia cioccolata.” Riprese la tazza e bevve un sorso, tanto per essere sicura.
Sospirando, Hibiki si lasciò cadere sul pavimento, ancora tutta sepolta sotto al kotatsu tranne la testa. La sua fronte si corrugò in un apparente tentativo di ottenere una concentrazione profonda. Era una vista così ridicola, che a momenti Chris scoppiava a ridere lì sul posto. “Con te in giro non ci si annoia mai,” ridacchiò.
Hibiki non rispose. Il suo sguardo era ancora rivolto altrove. Chris alzò un sopracciglio; davvero si era persa nei suoi pensieri? Uh, finirai mai di stupirmi?
“A volte non lo so neanch’io.”
Chris aggrottò la fronte; all’improvviso, la voce di Hibiki aveva un tono molto più serio. “Eh?”
“A volte non lo so neanch’io. Come faccia a sopportarmi, intendo.”
Chris trasalì. “Oh, scusa, era una battuta. Non cercavo di–”
“No, lo so, lo so!” Hibiki si tirò fuori completamente dalle coperte, rimettendosi di nuovo in posizione seduta. “Voglio dire, insomma, lei fa così tanto per me. Prepara la cena tutte le sere, mi aiuta con i compiti, si prende cura di me quando ho avuto una giornata difficile… e non è giusto, sai? Non è giusto che lei faccia così tanto e io non faccia quasi niente.”
“Uhm.” Chris sbatté le palpebre. Come dovrei rispondere a questo? Si sentiva come se fosse stata appena schiaffeggiata in faccia con un asciugamano bagnato. Come aveva fatto il discorso a diventare così serio all’improvviso?
Percependo il suo disagio, Hibiki forzò un sorriso sul suo volto. “Ah, scusa! Mi sono un po’ incartata. Non preoccuparti, non è importante!”
Ma questa volta, Chris non stava ascoltando. Le rotelle giravano nella sua testa. “Ecco perché,” mormorò tra sé e sé.
“Eh?”
Chris emise un sospiro di sollievo. Ora tutto aveva un senso. “Ehi, Bikki?”
“Eh?” Hibiki arrossì. “D-da quando hai iniziato a chiamarmi così?”
“Due secondi fa, ora sta’ zitta un secondo. Ho trovato il regalo di diploma perfetto.”
Il viso di Hibiki s’illuminò di gioia. “Davvero? Oh, grazie, Chris! Sapevo di poter contare su di te!” Prese a pugni l’aria in segno di trionfo. Cantò: “Vittoria!”
“Risparmia i festeggiamenti per quando l’avrai sentito davvero, scema.”
“Giusto, giusto!” Hibiki si mise sulle ginocchia e si avvicinò. “Per favore, Chris, trasmettimi la tua saggezza!”
Chris rise, suo malgrado. Davvero straordinario, no? In qualche modo, Hibiki era sempre riuscita a tirarsi fuori da qualunque fossa in cui era caduta. Neanche i Custodi in persona erano riusciti a fermarla. Un giorno, Chris avrebbe dovuto chiederle come ci riusciva.
Ma per il momento, era il suo turno di essere fantastica.
“Ascoltami,” disse, assumendo il suo miglior tono da sorella maggiore saggia. “Il motivo per cui stai avendo così tanta difficoltà nello scegliere il regalo di diploma è perché stai pensando troppo in grande. Vuoi ripagare Miku per tutto quello che fa per te, giusto?”
Hibiki annuì vigorosamente.
“Allora perché non farle assaggiare la sua stessa medicina? Fare per lei una cosa che di solito lei fa per te? Se per te è così speciale il fatto che lei cucini per te, sono sicura sarà altrettanto speciale per lei se tu fai lo stesso.”
Hibiki la fissò. “Tutto… qui?”
“Tutto qui.”
“Cucinare per lei e basta?”
Chris sorseggiò con soddisfazione la sua cioccolata. “Pensa a quando mangi quello che lei ti prepara. Come ti fa sentire?”
“Io…” Hibiki si piegò all’indietro e arrossì leggermente. Un timido sorriso si disegnò sul suo volto. “È una sensazione fantastica,” borbottò. “È come se riuscissi a sentire il suo cuore parlarmi in ogni boccone, o qualcosa del genere.”
Mentalmente, Chris prese nota di non chiedere mai più a Hibiki di come Miku cucinasse. “Bene, ci sei arrivata. Questo a me sembra un regalo piuttosto speciale.”
“Pensi davvero sia sufficiente?”
“Tu non hai bisogno di farti trascinare da lei in capo al mondo, giusto? Perché lei dovrebbe aver bisogno di questo da te?”
Passò un momento. Le sopracciglia di Hibiki si aggrottarono mentre rifletteva sulle parole di Chris. Poi saltò in piedi. “Devo andare al supermercato.”
“Aspetta, ora?”
“Avrò bisogno di fare pratica!” Hibiki si stava già affannando a cercare cappotto e guanti. “Il diploma è vicino, e non è possibile che sarò abbastanza brava al mio primo tentativo!”
“Ah– ferma!” Chris si alzò sulle gambe a fatica. “Rallenta due secondi!”
Hibiki si fermò con la sciarpa avvolta per metà. “Cosa?”
Chris aprì la bocca, poi la chiuse di nuovo. I suoi pensieri correvano a razzo, cercando di pareggiare la velocità dell’energia di Hibiki. “Tu… vuoi andartene così?”
Hibiki si accigliò. “Chris?”
“Voglio dire…” Chris si dondolava sulle punte dei piedi. Cosa? Che stava succedendo? Perché non le veniva nessuna parola? Qualcosa non andava? No, certo che no. Perché avrebbe dovuto? Ma allora, cosa stava cercando di dire?
All’improvviso, gli occhi di Hibiki si accesero. Un sorriso malizioso si disegnò sul suo viso. “Ecco perché, Chris,” fece le fusa. “Penso che stare qui con me oggi ti stia piacendo.”
“Cos–NO!” All’improvviso, le guance di Chris sembravano due pentole a pressione bollenti. “N-non essere stupida!”
Il ghigno di Hibiki, se possibile, si allargò ancora di più. “Aaah, ti mancherò davvero così tanto?”
“S-s-stai saltando alle conclusioni!” balbettò Chris, agitando selvaggiamente le braccia. “Sto solo facendo la brava padrona di casa, tutto qui! Idiota!” Si voltò in preda alla frenesia e si nascose il viso tra le mani.
Uao, abbiamo una maestra dell’inganno qui.
STATTI ZITTA!
Hibiki ridacchiò. “D’accordo, ho capito,” disse. “Allora, perché mi hai detto di non andare via?”
Chris avrebbe dato qualunque cosa perché la Terra la inghiottisse lì e ora. Dio, quando era diventata così sentimentale? Quando aveva iniziato a preoccuparsi così tanto per le sue amiche? O a divertirsi così tanto in loro compagnia? Non riesco a credere che queste idiote mi abbiano contagiato sul serio.
E cosa ci sarebbe di male in questo?
Le tornò in mente una scena. Era il secondo incontro tra lei e Hibiki, quando ancora erano schierate su fronti opposti. Lei era così convinta di non poter mai legare con altre persone, che provare ad aprirsi a loro l’avrebbe solo mandata in malora. Ma poi era spuntata quest’idiota, completamente dal nulla, e non importava il dover essere nemiche, aveva iniziato a condividere ai quattro venti ogni cosa, di botto, come se già stessero uscendo per un pigiama party. La sua età. Il suo gruppo sanguigno. Il suo compleanno. La sua altezza. I suoi passatempi. Di come non avesse mai avuto un ragazzo in vita sua (Accidenti, mi chiedo perché). Quanto le piacesse il cibo.
Il mio peso è… sai cosa? Te lo dirò quando saremo migliori amiche!
Suo malgrado, le si disegnò un sorriso in faccia. Non sei mai riuscita a dirmelo, vero?
“Eeeeeehi, Chris? Tutto bene lì dentro?”
Chris esalò un respiro. “Sì. Sì, sto bene.”
Si raddrizzò e guardò di nuovo Hibiki. “Allora, l’accordo è questo. Se inizi a muoverti come un’idiota in cucina per fare pratica, Miku s’insospettirà di sicuro. E poi, dubito che far scoppiare accidentalmente un incendio nel microonde sia un bel modo per creare atmosfera.”
“Ehi, non farò–”
Chris inarcò un sopracciglio. “Davvero?”
Hibiki aprì la bocca, poi si intristì. “No, hai ragione, lo farei di sicuro.”
Chris sorrise. Adorabile cretina. “Esatto. Se vuoi imparare a cucinare, vorrai un campo di addestramento sicuro e protetto, e un’insegnante volenterosa.” Guardò in direzione della sua cucina. “E… ehi, non è che oggi devo andare da un’altra parte.”
La bocca di Hibiki si spalancò. “Non ci credo.”
“Inoltre, prima di precipitarti a cercare degli ingredienti vorrai di sicuro capire cosa stai facendo. Non mi fido ancora di te per improvvisare una ricetta.”
E poi il treno dei pensieri di Chris deragliò completamente, perché Hibiki l’aveva stretta in un abbraccio da piovra e l’aveva sollevata di netto da terra.
“AAAAAA! Chris, sei la migliore!”
“Gaaah! Le mie costole, scema!”
“Scusa, scusa!” Hibiki la lasciò andare, praticamente rimbalzando per l’eccitazione. “Lo farai davvero? Mi insegnerai a cucinare?”
“Ehi, tempo fa abbiamo letteralmente preso Dio a calci nel sedere, quanto può essere dura?”
Grazie al cielo, Hibiki non colse quella punta di sarcasmo, forse perché era troppo eccitata. “Grazie, grazie, grazie! Oh, sarà fantastico!” Gettò da parte i suoi indumenti da esterno velocemente come li aveva raccolti. “Ok, Maestra, sono nelle tue mani! Da dove incominciamo?”
Chris alzò gli occhi al cielo. Maestra, eh? Tutto sommato, non suonava per niente male.
“Per prima cosa,” disse, “scegliamo una ricetta. Prendi il mio ricettario dalla cucina e mettiamo giù un po’ di idee.”
“Signorsì, signore!” Hibiki era già partita in quarta, agitando le braccia per evitare di spiaccicarsi con la faccia sull’infisso della porta.
Sospirando, Chris crollò di nuovo sul kotatsu e infilò le gambe sotto alle coperte. La sua tazza era quasi vuota; erano rimasti solo pochi sorsi di cioccolata. Valutò se riempirla di nuovo, ma decise di aspettare. Qualcosa le diceva che gliene sarebbe servita un bel po’ per superare l’impresa davanti a lei.
Scommetto dieci verdoni che oggi riesco a finire tutto il barattolo.
Sorrise al pensiero. Ma sì. Non sono queste le cose per cui vale la pena?
“Chriiiiiis!” strillò Hibiki dalla cucina. “Non riesco a trovarlo!”
Chris sospirò. “Cominciamo bene,” borbottò da sola. Poi, ad alta voce: “D’accordo, arrivo!”
Allungando le braccia, si alzò e si diresse in cucina, mentre fuori la neve iniziava ad accumularsi.
