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Compagnia

Summary:

Eddie Valiant torna a casa dopo aver salvato Cartoonia e aver rimesso le cose al loro posto. La sua vita può tornare quella di un tempo, ora che la verità sulla morte di suo fratello è venuta a galla.
Deve solo riuscire a superare la nottata.

Work Text:

Quando quella sera Eddie Valiant tornò nel suo appartamento e chiuse alle sue spalle la porta d’entrata, si sentì travolgere da una stanchezza così improvvisa che quasi cadde sul pavimento.

Si appoggiò contro la porta alle sue spalle e per un momento si guardò intorno, osservando i mobili che conosceva a menadito, le pile di documenti ancora da riordinare dopo che gli scagnozzi del Giudice Morton avevano messo a soqquadro il suo ufficio e la scrivania di suo fratello, non più intonsa e coperta di polvere com’era stata fino al giorno prima.

Non poteva credere che il suo appartamento e la sua vita intera fossero stati messi sottosopra in quel modo in un solo giorno. Non solo; se pensava a tutto ciò che era successo quella sera, gli sembrava così assurdo da chiedersi se lo avesse sognato.

Eppure i suoi muscoli indolenziti non mentivano: Marvin Acme era davvero morto e lui aveva davvero risolto il mistero della sua morte e salvato Cartoonia dopo aver sconfitto gli scagnozzi del Giudice Morton a suon di risate e aver combattuto contro il giudice stesso.

Il Giudice Morton. Un avvocato. Un cartone. Un assassino.

Lo sguardo gli cadde sulla sedia di suo fratello. Alla fine lo aveva beccato, il suo assassino. Un cartone che voleva distruggere Cartoonia, nientemeno.

Avrebbe dovuto essere contento di aver risolto quel mistero e di aver vendicato suo fratello. Perché invece si sentiva così svuotato?

Si decise finalmente a separarsi dalla porta e a togliersi il cappello, la giacca e le scarpe. Pensò per un momento se levarsi anche i vestiti coperti di polvere e inchiostro prima di decidere che non gli importava. Quella sera non gli importava niente di nulla. Voleva solo dormire.

Eddie sospirò. Era stanco morto, eppure la sua testa non riusciva a fermarsi e continuava a pensare.

Aveva freddo. Non era la temperatura del suo ufficio ad essere troppo bassa, aveva freddo dentro.

Non sentiva più quel fuoco nelle vene che lo aveva fatto andare avanti dopo che suo fratello era morto. E non era solo l’assenza dell’alcol nelle vene per la prima volta da anni; Eddie non provava più quell’odio che si era piantato nel suo cuore dopo essere rimasto solo.

Aveva odiato i cartoni per ciò che era successo a suo fratello, dopo tutto il tempo che avevano passato ad aiutarli. Ora però quella storia era finita, e come poteva odiare ancora i cartoni se l’assassino di suo fratello voleva sterminarli tutti?

Eddie sospirò di nuovo e andò a tirare giù il letto. Con una bella dormita tutto si sarebbe rimesso apposto.

Non aveva piani esatti per l’indomani, a parte invitare fuori a cena Dolores per ringraziarla dell’aiuto e della pazienza che aveva avuto con lui; dopodiché la sua vita sarebbe ricominciata da capo, forse un po' più simile a com'era prima della tragedia.

Doveva solo superare quella nottata.

Aveva appena tirato giù il letto quando sentì qualcuno bussare alla porta. Le lanciò un'occhiata e si chiese chi diamine potesse essere lì alle due di notte.

La risposta era così ovvia che, quando aprì, si sentì un idiota per essersi pure chiesto chi potesse essere.

«Eddie! Il nostro salvatore!» esclamò Roger Rabbit, saltandogli in braccio con più energia di quanta Eddie ne avesse avuta in tutta la sua vita.

«E tu che ci fai qui?» chiese, troppo stanco per toglierselo di dosso. Guardò poi Jessica Rabbit e si corresse: «Che ci fate voi qui? Pensavo foste a Cartoonia a festeggiare il ritrovamento del testamento di Acme.»

«Ci siamo stati per un po', ma non era lo stesso senza di te! Sei stato tu a salvarci!» esclamò Roger dandogli un bacio sulla guancia.

«E poi pensavamo che ti saresti sentito un po' solo questa sera e che avresti gradito un po' di compagnia.» concluse Jessica entrando e chiudendo la porta alle sue spalle con grazia. Roger lo lasciò finalmente andare e annuì vigorosamente.

Eddie elaborò quelle parole con lentezza, lo sguardo puntato su Roger.

Anche se era stata Jessica a parlare, Eddie non aveva dubbi che fosse stata sua l'idea di venire lì. Lui era un cartone, il suo scopo era fare ridere; Eddie era certo che avesse percepito il vuoto che si era creato nel suo cuore ancora prima che se ne rendesse conto lui stesso.

Sospirò e annuì. Non avrebbe potuto cacciarli neanche se avesse voluto.

Roger corse verso il letto e si buttò su di esso con troppa energia, tanto che il letto rimbalzò all’indietro e chiuse il coniglio urlante contro il muro. Eddie accennò a un sorriso e lo tirò di nuovo giù, poi mosse una mano per scacciare gli uccellini che volavano attorno alle orecchie di Roger.

Si buttò sul letto accanto a lui con un sospiro di piacere. Gli faceva male tutto e il giorno dopo sarebbe stato anche peggio, ma da sdraiato poteva avere una tregua.

«Ti dispiace se dormiamo con te?» chiese Jessica con il suo tono seducente, avvicinandosi al letto dal lato opposto rispetto a Roger.

Eddie si tirò sugli avambracci e considerò il letto. Era matrimoniale, ci sarebbero stati, anche se un po’ stretti.

«Ci dovremmo stare. Io di solito dormo a sinistra, mi posso stringere…» iniziò a dire, ma le parole gli morirono in gola quando Jessica si sedette accanto a lui sul letto e gli mise una mano sul petto, ributtandolo con la schiena contro il materasso.

«Perché mai dovresti stringerti tu? Siamo noi i cartoni!» esclamò Roger dall’altro lato, afferrandosi le guance e allungandole fino almeno a un metro di larghezza. «Vishto? Noi sci shtiamo!»

«Roger ha ragione. Noi siamo cartoni, ci stiamo dappertutto. Tu devi solo pensare a stare comodo.» convenne Jessica sdraiandosi accanto a lui. Roger la imitò con più brio, accoccolandosi contro il braccio destro di Eddie.

Il detective per un momento si sentì fuori luogo. Aveva già messo becco nel loro matrimonio due giorni prima ed era stato un autentico disastro; non ci teneva a creare un altro casino.

Non era però stato lui a chiamarli. Erano stati loro a presentarsi lì e a chiedergli di dormire con lui, per poi sistemarsi in quel modo. Volevano fargli compagnia, glielo avevano detto chiaramente. Perché avrebbe dovuto preoccuparsi?

Guardò verso Jessica. Aveva le sue tette contro al collo, ma per Eddie erano come due cuscini aggiuntivi.

«Non ti do fastidio?» chiese per sicurezza. Non voleva passare per dongiovanni di nuovo.

«Non sei quel tipo di persona, Eddie Valiant.» rispose semplicemente lei.

«Già, tu sei una brava persona, Eddie! Un po’ musona, ma decisamente buona!» esclamò Roger.

Eddie ridacchiò e chiuse gli occhi. Li socchiuse solo un momento, quando Jessica fece passare un braccio sul suo petto per poter stringere una mano a Roger, poi li chiuse nuovamente.

Si addormentò in pochi minuti, sentendosi sereno per la prima volta dopo tanto tempo.