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Zanka non è mai stato particolarmente timido o insicuro. Ha sempre detto la sua senza farsi problemi, sia quando era in accademia che in questi suoi primi anni tra i ripulitori. È sempre stato educato e formale, ma quando vuole sa anche schernire con insulti decisamente creativi. In ogni caso, non si può certo dire che sia una persona impacciata con le parole. C’è un’unica eccezione, però. Un’unica persona che a volte riesce a fargli dimenticare come si pronuncia una frase di senso compiuto.
Quando deve chiedere qualcosa a Enjin, Zanka ha sempre una qualche sorta di esitazione, come se si sentisse in dovere di filtrare le proprie parole, per dire la cosa giusta, per non mettersi in imbarazzo. Non è qualcosa di cui va fiero perciò, anche se esita, si sforza sempre e comunque di dire ciò che deve. Non vuole essere né timido, né insicuro.
In fondo, se c’è una cosa che desidera davvero è di poter assomigliare un po’ di più a Enjin, vuole essere in grado di assorbire la sua sicurezza. Per questo motivo si ritrova a vagare tra i corridoi del quartier generale in cerca del suo mentore, per chiedergli qualcosa di importante, qualcosa che lo farà assomigliare di più a lui.
Mentre cammina si rigira tra le mani un paio orecchini comprati qualche tempo prima, dei cerchi d’oro con attaccate due nappe blu. Ora che si è deciso a farsi bucare le orecchie, vuole sapere se Enjin sia disposto ad accompagnarlo in gioielleria, o in qualunque altro posto se li sia fatti fare. Non sa perché, ma l’idea di chiederglielo lo mette un po’ in imbarazzo; forse ha paura che Enjin gli dica che ha di meglio da fare, oppure che consideri patetico il suo desiderio di assomigliargli, ma nonostante questo non vuole ripensarci.
Proprio come si aspettava, lo trova nella sala comune, intento a non fare assolutamente nulla. È stravaccato sul divano mentre si rigira un pacchetto di sigarette tra le mani, come se non avesse poi chissà che voglia di accendersene una. Sembra così rilassato che Zanka si sente quasi in colpa a disturbarlo.
“Enjin?”
Non appena si gira e si accorge di lui, Enjin gli rivolge il suo tipico sorriso pigro; il cuore di Zanka potrebbe aver saltato un battito a quella vista.
“Che c’è Zanzan?”
Ignorando il nuovo soprannome, Zanka si siede sul divano accanto a lui, arrotolandosi nervosamente le nappe tra le dita “Volevo chiederti una cosa, ecco… I tuoi orecchini. Dove te li sei fatti?”
Istintivamente Enjin porta una mano a toccare i pesanti cerchi neri che gli pendono dalle orecchie “Ah questi. Veramente li ho fatti da solo.”
Zanka spalanca gli occhi, sinceramente colpito “Sul serio?”
“Avrò avuto… quanto? Sedici anni. Ho solo preso un ago, l’ho passato sul gas del fornello per sterilizzarlo e li ho fatti.”
Zanka trattiene il respiro, non gli pare vero che Enjin possa sembrargli ancora più figo del solito.
A quel punto Enjin riesce a capire cosa sono quegli oggetti che Zanka tiene tra le mani “Sono degli orecchini quelli? Dove li hai presi?”
“A Kamutari, prima che uscissimo dal distretto. A quel mercato dove ti sei fermato a comprare i manju.”
“Ahh, ecco che ti eri comprato.”
Lui annuisce in silenzio, ma pian piano inizia a scoraggiarsi. A quel punto immagina che Enjin non conosca posti con una buona reputazione dove farsi gli orecchini. E non se la sente proprio di prendere un ago e fare tutto da solo.
“Posso farteli io se vuoi.”
Non riesce subito ad elaborare le sue parole. Per qualche secondo non fa altro che fissare Enjin come se non riuscisse davvero a credere che glie lo abbia proposto “Eh...? Sei serio? Dici davvero?”
L’immagine di Enjin che fa una cosa del genere si forma nitidamente nella sua mente e non può far altro che abbassare lo sguardo a terra, sperando che l’altro non noti il rossore sul suo viso. Quella prospettiva va ben oltre a ciò che aveva sperato, e si sente talmente fortunato che gli sta venendo da ridere.
“Sempre che tu non preferisca andare da un professionista. Non voglio costringerti.”
“No, no. Va bene se li fai tu. Mi fido di te.”
“Ahh, certo che non si può proprio dire che io sia un adulto responsabile.” Enjin si stiracchia piano, facendo scrocchiare le articolazioni. “Prima ti porto via da casa e ora ti faccio i piercing. Chissà, magari questa sarà la volta buona che i tuoi fratelli mi ammazzeranno sul serio.” Ridacchia soprappensiero, anche se a quella menzione Zanka si acciglia profondamente.
“Lascia stare quelle teste di cazzo. Quello che faccio non li riguarda più.”
Nonostante il suo tono indignato, Enjin ride più forte “Va bene, va bene, Zanzan. Non agitarti.” dice, allungando una mano e scompigliandogli affettuosamente i capelli. “Allora facciamo così, domani vado in città a comprare degli aghi sterili, okay? E magari anche degli orecchini più piccoli. Poi potrai sostituirli con le nappe, ma per ora quelle sono ancora troppo pesanti.”
Zanka si sente avvampare a causa di tutte quelle attenzioni e si volta dall’altra parte per cercare di nascondere il viso “D’accordo. Grazie” Non sa davvero come esprimere a Enjin tutta la sua gratitudine, perciò si limita a quelle semplici parole.
Prima che in faccia gli venga quella strana espressione maniacale che ha sempre quando si sente euforico, lo saluta educatamente e toglie il disturbo, dirigendosi verso il cortile interno per fare allenamento.
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Come promesso, il giorno seguente Enjin si presenta davanti alla stanza di Zanka con tutto l’occorrente appena comprato e lo trascina in infermeria. L’ambulatorio è vuoto dato che Eisha è a trovare sua nonna, e Zanka immagina che Enjin preferisca approfittare dell’ambiente sterile, piuttosto che fargli i buchi in camera sua. Non può che sentirsi lusingato da quelle premure.
Non appena entrano nell’infermeria Zanka indugia accanto alla porta, restando fermo e composto con le mani dietro la schiena, mentre Enjin si dirige verso gli armadietti dei medicinali, aprendo le ante in vetro e iniziando a frugarci dentro.
“Ah, eccoli!”
Zanka lo guarda appoggiare sul bancone una confezione di cotone e una bottiglietta disinfettante, per poi tirare fuori dalla tasca una bustina trasparente con all’interno un paio di semplici orecchini a bottone.
“Vieni.” Enjin avvicina uno degli sgabelli girevoli al bancone e gli fa cenno di avvicinarsi “Siediti qui.”
Lui obbedisce senza fiatare, ma non appena si siede ha l’impressione di essere sotto esame. Enjin lo sta osservando in cerca del il minimo segno di ripensamento, perciò Zanka fa il possibile per nascondere il nervosismo e sembrare sicuro della propria scelta.
In ogni caso, non è nervoso per il fatto che Enjin stia per bucargli la pelle con un ago, lo è per un altro motivo. Prendendo un lungo respiro, rilassa le spalle e fa leva con piede per girare piano lo sgabello, a destra e a sinistra, in un speranzoso tentativo di apparire disinvolto.
Enjin si lava le mani, poi appoggia su un vassoio tutto l’occorrente, compreso una confezione di aghi sterili monouso che Zanka non ha davvero idea di dove possa aver reperito.
Non può fare a meno di chiedersi se Enjin avesse avuto tutte quelle accortezze igieniche anche quando si era fatto i buchi da solo, o se fosse così scrupoloso solo per lui.
“D’accordo. Allora iniziamo.” Enjin ha quella sua solita espressione rilassata in viso, ma Zanka nota che il suo tono è più autoritario del solito.
“Stai fermo, okay? L’ultima cosa che voglio e fare casino con le tue orecchie. Se vuoi che mi fermi dimmelo e basta, non cercare di dimenarti o di sgusciarmi via, capito?”
Zanka annuisce, per quanto quella raccomandazione gli suoni davvero superflua. Ha l’impressione che Enjin l’abbia detto solo per farlo agitare.
Gli afferra gentilmente il viso e glie lo inclina da una parte, passandogli accuratamente un pezzo di cotone imbevuto di disinfettante sul lobo, sia davanti che dietro. Il freddo del liquido unito alla sensazione più calda delle dita di Enjin gli provocano un formicolio tra le scapole. Zanka potrebbe quasi sospirare dal piacere, ma si sforza di restare muto e fermo, proprio come gli è stato detto.
Sente che potrebbe svenire quando Enjin gli scosta le ciocche biondo cenere dietro l’orecchio.
“Posso cominciare?”
Zanka ha la bocca impastata e non è sicuro di poter rispondere chiaramente. Non potendo annuire, si limita a mugugnare un verso di assenso.
A quel punto Enjin gli afferra il lobo con le dita, mentre con l’altra mano punta l’ago sulla pelle, prendendosi qualche secondo per valutare che la posizione sia centrata.
Durante quegli estenuanti secondi Zanka si irrigidisce e smette di respirare. Non ha paura del dolore, ha sofferto cose ben peggiori di una puntura all’orecchio. A renderlo trepidante è la consapevolezza che Enjin gli sia così vicino, tanto da poter sentire l’odore del tabacco sulle sue dita. Non aiuta il fatto che sia curvo su di lui, rendendo la sua presenza più imponente del solito e che Zanka si senta, irrimediabilmente, vulnerabile nella sua presa.
Quando l’ago gli trafigge la pelle non emette neanche un sospiro, nonostante il bruciore. Non si muove nemmeno quando sente l’orecchino scivolare nel buco appena fatto.
Si sforza di respirare piano e a fondo mentre Enjin gli tampona il sangue e, inaspettatamente, Zanka ora sente sul serio il bisogno di sfilarsi dalla sua presa e allontanarsi. Non per il dolore, ma solo per avere un po’ di tempo per riprendere fiato.
Vorrebbe davvero chiedere a Enjin di aspettare un attimo prima di fargli il secondo buco, ma non riesce a parlare. Le parole gli si bloccano in gola e dato che non dice nulla Enjin non ha motivo di dargli una pausa, e subito gli prende il mento per fargli inclinare la testa dalla parte opposta. Di nuovo, sente le sue dita sfregargli meticolosamente il lobo con cotone e disinfettante. Per qualche ragione, ora è più vicino e Zanka vorrebbe solo poter urlare. Sente che la sua faccia sta per tirarsi in una folle espressione mista tra euforia e nervosismo e gli viene da ridere così tanto, che alla fine scivola davvero via dalla presa di Enjin. Arretra con lo sgabello e si piega su se stesso, tenendosi il viso tra le mani, cercando di nascondere quella dannata espressione maniacale che gli viene fuori ogni volta che Enjin è un po’ troppo buono con lui.
Enjin rimane immobile, con ancora il cotone in mano e un’espressione confusa stampata in faccia.
“Eh? Zanka?” Inclina la testa, impreparato a quella situazione “Non… non credevo ti saresti mosso sul serio.”
“Scusami, scusami.” Zanka si riprende di colpo, mettendosi dritto e sistemandosi di nuovo i capelli all’indietro.
“Stai bene?”
“Certo.”
“Quindi… posso continuare?”
Zanka annuisce convinto.
“Non farai di nuovo una cosa del genere mentre uso l’ago, vero?”
“No.”
“Okay… okay, bene.”
Enjin gli si avvicina di nuovo, ma non fa in tempo a sfiorarlo che Zanka si ritrae d’istinto, senza volerlo. Impreca mentalmente, in fondo non vuole che Enjin lo consideri un codardo. Non ha paura degli aghi, si sente solo sovrastimolato.
Enjin sospira drammaticamente “Zanka, andiamo. Non puoi andare in giro con un orecchino solo. Vieni qui.” Dice mentre si china in avanti, afferra lo sgabello e se lo riavvicina con forza, facendo sbattere le loro gambe. Zanka vorrebbe ribattere che molta gente indossa un solo orecchino, ma le parole gli muoiono in gola quando Enjin gli afferra il viso con più forza di prima, mentre con l’altra mano opposta prende un nuovo ago sterile.
“Stai fermo.” Gli ripete, prima di afferrargli il lobo tra il pollice e l’indice e Zanka cerca di non pensare al fatto che il modo in cui lo stringe gli fa quasi male.
L’ago fora anche il secondo lobo e Zanka sente di nuovo un bruciore acuto. Anche se resta immobile, gli sfugge per sbaglio un mugugno di dolore, e Enjin sbuffa una risata in risposta.
“Ti ho fatto male?”
“No.” Mente Zanka, non volendo dargliela vinta.
Enjin ride tra sé e sé, mentre gli pulisce il sangue col cotone, questa volta con più delicatezza. Quando gli poggia l’altra mano sulla guancia, per fargli tenere la testa dritta, Zanka si dimentica immediatamente della provocazione di Enjin e si gode quel contatto così intimo. Enjin ripassa brevemente il disinfettante anche sull’altro orecchio, che nel frattempo ha perso ancora qualche goccia di sangue, poi si allontana un po’ , tenendogli il viso tra le mani per valutare il proprio lavoro.
“Direi che sono venuti bene.”
“Posso vedere?” Chiede Zanka con gli occhi che gli si illuminano, e Enjin indica dietro di sé il piccolo specchio sopra al lavandino dell’infermeria. Zanka si alza e ne approfitta per osservare il risultato. I lobi sono ancora rossi e gonfi, ma gli orecchini sono perfettamente centrati. Non che Zanka si aspettasse qualcosa di diverso dal suo mentore.
“Ti stanno bene, sai?” Sorride Enjin, incrociando le braccia al petto, mentre Zanka cerca di non apparire imbarazzato a quel complimento.
“Grazie.”
Non è mai stato una persona timida o impacciata, eppure quando Enjin lo guarda a quel modo, con quel suo sorriso pigro sulle labbra, Zanka si sente tremendamente disarmato. Capita che a volte si dimentichi persino come parlare o come pensare lucidamente. Ma mentre contempla i nuovi orecchini, Zanka ringrazia il cielo che si sia fatto forza e che, nonostante l’imbarazzo, abbia a Enjin chiesto di farglieli.
