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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2026-01-01
Words:
1,201
Chapters:
1/1
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4
Kudos:
19
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213

Le ferite cucite d'amore

Summary:

Marcello le prese delicatamente la mano sinistra, ne baciò il palmo e scese fino al polso, dove un’altra cicatrice le segnava la pelle.

Notes:

L’altro ieri scrollavo la tl e mi è capitato davanti questo tweet che mi ha fatto pensare subito ai barberasmo e alla cura di Marcello (il vero Marcello).
Temporalmente la colloco tra daily 7 (s9) – bacio cammelli escluso – e daily 8 (s10).

Buona lettura!

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

Adelaide si risvegliò piano, l’eco del mare della sua Rapallo ad accompagnarne il respiro sempre meno profondo, gli occhi di Marcello fissi su di lei da una manciata di minuti. Osservarla mentre si districava dal sonno – e talvolta anche dalle coperte –, scorgere le iridi chiare illuminarsi sotto le prime luci del sole, ammirarla mentre lo scopriva già sveglio ad osservarla con lo sguardo lucido ed innamorato, lo affascinava ogni volta.

«Buongiorno», lo salutò, cercandone la guancia per una carezza, le iridi lievemente velate di sonno, la contessa ancora nascosta da qualche parte.

«Contessa», replicò cerimonioso, chinandosi per fare una piccola riverenza con il capo prima di incontrare le sue labbra. La sentì mormorare qualcosa di indistinto – molto probabilmente qualcosa che assomigliava ad uno sciocco –, il sorriso premuto contro la sua guancia quando si spostò per lasciargli un bacio anche lì, intenzionata a raggiungere il suo orecchio. Come in una danza di cui erano i soli a conoscere i passi e i tempi, le mani di Marcello scesero a sfiorarle i fianchi per avvicinarla a sé, facendo scivolare il lenzuolo che, fino a quel momento, Adelaide si era assicurata di poter tenere stretto al petto, a coprire quella cicatrice che da un paio di giorni non aveva più un cerotto a nasconderla.

Aveva odiato quel cerotto e mal sopportato ogni procedura di disinfezione della ferita ma vi si era adeguata con un’obbedienza quasi cieca, come quando, da bambina, sua madre le disinfettava le ferite, lasciandoci un rapido bacio di fianco, certa che anche quello fosse parte del processo di guarigione delle sue ferite e di quelle di sua sorella Margherita – ricordava distintamente il bruciore delle ferite fresche ma anche l’insolita sensazione di pace che le trasmetteva quel piccolo bacio capace di arrestare anche le lacrime che si assicurava di nascondere. Scoprire, solo pochi giorni prima, che si sarebbe potuta liberare del cerotto – “ormai non è più necessario, contessa, la ferita si è richiusa perfettamente”, le aveva detto Enrico all’ultimo controllo prima della partenza – non era, però, stata la liberazione in cui aveva sempre sperato. Quella linea ora solo leggermente arrossata sarebbe diventata bianca, forse si sarebbe fatta un po’ meno percepibile, ma non se ne sarebbe mai andata.

Marcello l’aveva vista più e più volte, l’aveva aiutata a disinfettarla, a curarla, aveva posato le labbra sempre più vicino per lasciarle quel solito piccolo bacio – un’attenzione in più, un’eco del passato, un rituale a cui si era abbandonata con sempre più libertà, un ti amo sussurrato al cuore – , fino a quando non aveva potuto baciarle direttamente la ferita, ma non si stranì quando Adelaide si staccò da lui, il lenzuolo nuovamente sollevato a coprire la cicatrice. Aspettò, con pazienza, che fosse pronta – a parlarne o a lasciar cadere il discorso non ancora toccato – e le circondò le spalle con il braccio, facendole posare la testa sulla sua spalla sinistra; la mano di Adelaide, come sempre, trovò dimora all’altezza del suo cuore. Rimasero così per lunghi minuti che non seppe quantificare mentre Adelaide di tanto in tanto muoveva il pollice per accarezzargli il petto in uno sfiorare di pelli che era conforto, cura e muto ringraziamento. Marcello percepì distintamente il momento in cui Adelaide decise di parlare, ne avvertì il cambio del respiro e il rumore dei pensieri, persi alla ricerca delle parole più giuste. Alla fine, l’unica cosa che riuscì a fare, fu scusarsi – prima con voce timida, poi più sicura – e cercare le sue labbra per un bacio in cui entrambi indugiarono e si persero.

Marcello le prese delicatamente la mano sinistra, ne baciò il palmo e scese fino al polso, dove un’altra cicatrice le segnava la pelle. Gli occhi di Adelaide si inumidirono: Marcello era l’unico a conoscere la provenienza di quella cicatrice, l’unico con cui si fosse sentita a suo agio tanto da parlarne in una mattina qualsiasi, tirando fuori il discorso apparentemente dal nulla.

«Nessuna delle tue cicatrici può diminuire o far venire meno l’amore che provo per te», disse, avvicinandola per lasciarle un bacio sulla fronte, «nessuna», l’indice della mano destra a delinearle il volto e il pollice a scacciare un paio di lacrime sfuggite al suo controllo, «amore mio», sussurrò, sul punto di aggiungere qualcos’altro ma si limitò a far scivolare la mano lungo il suo corpo. Adelaide capì immediatamente cosa stesse cercando e trattenne il respiro fino a quando Marcello non raggiunse il suo ginocchio e quell’ormai impercettibile cicatrice, regalo di un pomeriggio di girotondi e corse a perdifiato terminato con una brutta caduta sul ghiaino – non gliene aveva mai parlato, non credeva nemmeno che lui l’avesse notata, nessuno prima di lui l’aveva fatto. Ci lasciò una piccola carezza con il pollice, sentendola tremare al di sotto della mano.

Fu lei a sollevarsi per cercare nuovamente le sue labbra in un bacio carico di gratitudine, ignorando finalmente il lenzuolo che scivolava un po’ dal suo corpo rannicchiato contro quello di Marcello.

«Ogni parte di te racconta un frammento della tua storia, Adelaide», disse, tracciando la cicatrice sul petto, «ogni cicatrice, ogni neo, ogni lentiggine», aggiunse, sfiorandole gli zigomi in punta di dita. Adelaide si lasciò andare ad un sospiro liberatorio ed innamorato e Marcello si soffermò ad osservarla, gli occhi fissi nei suoi, poi infurbì lo sguardo, «persino ogni sopracciglio sollevato quando noti qualcosa che non va o quando vorresti commentare qualche dettaglio ma poi ti trattieni, mordendoti piano l’angolo delle labbra».

«Io non soll–», iniziò, fingendo sicurezza prima che un sorriso la tradisse. Marcello sollevò un sopracciglio a sua volta, specchio dell’espressione di lei.

«Dicevi, contessa? Tu non…cosa?», la prese in giro e portò una mano sulla sua fronte per accarezzarle il sopracciglio ancora sollevato, portandolo a distendersi. Era un dettaglio che aveva sempre amato di lei, fin dai primissimi momenti, quando era ancora la temibile regina del terrore – a sentire Salvatore e le sue bonarie lamentele, era una caratteristica che, con il tempo, aveva persino ereditato da lei.

Risero insieme, le fronti premute l’una sull’altra, poi Marcello posò nuovamente le mani sulla sua vita e la tirò a sé, cercando le labbra e poi la cicatrice.

«E questa», riprese, sfiorando la cicatrice con delicatezza, «ne racconta un frammento fondamentale – la tua forza, la tua testardaggine, la tua rinascita – e io non posso fare altro che ricordare tutto questo quando la guardo, quando ti guardo», un nuovo bacio sulla fronte, «e amarti».

Gli occhi di Adelaide si velarono di commozione.

«Sei stato tu a trasmettermi quella forza, a farmi credere che fosse davvero ancora tutto possibile; io non so nemmeno come avrei–», disse, sollevando la mano ad accarezzargli il viso, scrutando con attenzione quelle occhiaie che ancora lo segnavano, «ti amo anche io, non immagini nem–»

«Lo so, amore mio, lo so», la interruppe, sistemandole una ciocca di capelli dietro l’orecchio e indugiando in quel contatto, le labbra di Adelaide premute contro il suo cuore, a ricordare ad entrambi che la ricchezza più grande risiedeva in quello spazio in cui potevano essere semplicemente loro stessi, con le loro imperfezioni e con le loro insicurezze.

Il nuovo inizio che Marcello le aveva prospettato e in cui non si era concessa appieno di cullarsi, si stagliava ora davanti a loro come il più brillante dei mattini.

Notes:

La cicatrice sul polso di Adelaide non è canon – nemmeno quella sul ginocchio, in realtà –, ma è semplicemente un mio hc; due anni fa ci ho scritto una fic (la trovate qui) e da allora è come se fosse canon.