Actions

Work Header

Caro mio ben

Summary:

La riconciliazione tra padre e figlio porta in luce un passato familiare mai svelato prima d'ora.
ATTENZIONE: presenza di OC, SPOILER, DIVERGENZE DAL CANONE

Notes:

Salve a tutti! Questa storia é pubblicata anche su efp.it. É stata da poco completata.
All’interno vi saranno molti missing moments e saranno inseriti diversi personaggi originali, specie nei capitoli “prequel”. In alcune punti ci saranno diverse divergenze dal canone.Spero possa piacere.
Grazie e buona lettura.

Chapter 1: L’alloro della vittoria

Chapter Text

“La cintura d'oro che King Muscle indossò dopo i due ultimi Tornei Chojin è ora attorno la vita del nuovo campione Kevin Mask”

 

La folla esultava e urlava forte il nome del cavaliere Mascherato, incurante della pioggia scrosciante che batteva senza sosta.

 

Gioia, tripudio, e un bel po' di adrenalina tenevano  in piedi il redivivo onore della casata Mask incarnato dal giovane Kevin.

 

Felice, non era mai stato così felice in tutta la sua vita e sentiva dentro di sé lo spirito indomito scalciare fuori dal corpo ancora brillante. In quel momento, gli anni dell'abbandono e i tempi della dissidenza scivolarono lontano da lui.

 

L'unica spina era la fuga dello svelato Warsman, ma in cuor suo, sapeva che lo avrebbe rivisto prima di quanto potesse immaginare. La vittoria era anche sua, e non avrebbe perso la giusta occasione di reclamarla e condividerla insieme  al suo allievo. Lo aveva promesso, Warsman non lo avrebbe abbandonato, nella buona e nella cattiva sorte.

 

Attese sul Ring fino a quando non terminò la cerimonia, fino allo spegnimento della fiaccola Olimpica, bevendo al calice del trionfo. Ma in nessuno dei quattro angoli dello stadio poté scorgere da lontano la figura a cui aveva dedicato i suoi pensieri dall'inizio di quel sudato torneo, quell'austera e nobile immagine di antico Lord quale era suo padre. 

 

Ne fu deluso…e la prospettiva di una nuova solitudine eclissò la gioia del trionfo. Per cosa aveva realmente combattuto? Solo in quel momento Kevin Mask prese a riflettere su cosa l'avesse spinto  realmente a sacrificare i migliori anni della giovinezza in estenuanti allenamenti e lunghi bagni di sangue. Di sicuro aveva guadagnato rispetto, fama, gloria e aveva dato, grazie al giovane Kinniku, un senso più profondo alla vittoria: l'amicizia, mai compresa come nel momento in cui aveva rimesso in asse le scapole del Kinniku, da lui stesso slogate.

 

 Dentro di lui sapeva perché aveva combattuto con cieca disperazione. Aveva compiuto quell'impresa per uno scopo ben preciso e fino a quel momento lo aveva realizzato solo a metà. Di certo, aveva battuto il più grande dei nemici, non il Kinniku, ma se stesso, e quella gloria non risplendeva solo su di lui, ma su una stirpe di eroi che anche nei momenti in cui era stato accecato dall'ira più devastante, aveva sempre venerato e coltivato nella fisionomia di suo padre, un padre amato anche nell'odio più profondo. Un simbolo d'appartenenza a cui non voleva sottrarsi, bensì emanciparsi, per trovare una via che fosse solo sua. Ma in quel momento invocava suo padre: un padre, che ora, non c'era, a cui non poteva esprimere tutta la sua gioia, a cui non poteva provare a rivolgere una richiesta di pace. Allora al mosaico continuava a mancare la tessera centrale... 

 

Che gli impegni alla Scuola di Ercole l'avessero tenuto lontano proprio in quel giorno? Tutto il mondo della Muscle League si era fermato per quell'incontro, possibile che Lui non avesse trovato del tempo per assistervi?

 

 

Kevin scese dal ring, ma rifiutò l'aiuto dei paramedici, pur ringraziandoli con un lieve cenno della mano. La fatica, l'emozione della vittoria e una crescente sensazione di dolore che stava prendendo il posto dell'adrenalina lo avevano reso afono, ma non abbastanza debole da lasciare il ring in barella. E poi… Era il campione, il migliore dei guerrieri e mai avrebbe lasciato l’arena se non con le sue gambe, pur sentendo vacillare le sue forze e stordito da troppi umori dentro e fuori da lui,  e dai duri colpi che Kid Muscle non aveva lesinato ad infliggergli.

 

Lasciata la folla, camminò lungo il corridoio, ancora incredulo che il suo più grande desiderio si fosse realizzato, ma penosamente afflitto da quella pesante mancanza.

 

Si appoggiò al muro e ansimò calando il capo, ormai rimasto solo nel silenzio e, con un brusio delirante alle sue spalle, misto a un rombo di tuono.

 

Rialzò la testa deciso a continuare la sua marcia, quando vide una figura avanzare a passo svelto.

 

-Kevin!- lo chiamò.

 

Gli parve di sognare…La figura tanto bramata si accingeva a lui.

 

-Padre…- si diresse a passi svelti verso questi  usando tutta la forza che gli rimaneva in corpo, in ultimo slancio di attaccamento alla vita e con i rimpianti e le accuse passate troppo distanti per essere rinvangati.

 

Poi tutto tacque. Senza dir nulla i cavalieri si strinsero e tutto intorno a loro sembrò fermarsi. 

 

Gli uomini non piangono, e ben che meno gli eroi austeri e i rampolli arroganti. Era una grande fortuna allora che questa tesi non potesse essere smentita dai volti lacrimanti di padre e figlio celati dall’azzurro acciaio, che solo loro e loro soltanto, potessero assaggiare il sapore di gioiose lacrime salate.

 

In quel momento sentirono che, non la frattura degli elmi, ma quella degli animi era ricomposta, e che anni di gelida guerra si erano dissolti in una tiepida stretta  e potevo finalmente essere deposte le armi dell'incomprensione, per imboccare la via della consapevolezza. 

 

Quella di un padre sofferente, che doveva restituire un debito di amore a quello che rimaneva della sua famiglia, e quella di un figlio, che seppur bisognoso di cure fisiche e morali, sapeva di dovere quella vittoria anche all'antica severa costanza del proprio genitore e alla coltivazione di un'unica speranza,  il cui conseguimento, lasciava ora spazio a qualcosa di più profondo e di più importante.

 

Alla fine, era stata proprio quella a fare la differenza tra lui e il suo avversario. Un desiderio implacabile, un sogno di rivalsa che non aveva ceduto ai colpi più forti, ma che aveva lasciato alle sue spalle una scia di rimpianti.

 

I muscoli di Kevin si rilassarono di colpo, la vista gli si annebbiò, e solo il vigore di Robin Mask poté tenere su il corpo stremato del figlio, il cui stesso amato sangue  macchiava la candida camicia inamidata.  

 

-Figlio mio…-  sussurrò commosso vedendolo perdere i sensi. Lo mantenne forte per evitare che cadesse e l'ultima cosa che il giovane ricordò prima di svenire è che quel padre nuovamente onorato l'aveva preso tra le sue braccia…braccia forti e sicure, le braccia di un padre.