Chapter Text
Si era smaterializzato poche volte da quando aveva imparato, perché odiava i suoi effetti collaterali.
Si percepiva un senso di vuoto, una vertigine, lo stomaco si contorceva e aveva sempre paura di rimettere anche quando non aveva mangiato nulla.
Quella notte però ne fu obbligato, e dovette mettere da parte il fastidio.
Evan non lo aveva raggiunto nel luogo sicuro prestabilito, che ogni due settimane si premunivano di cambiare. Era un vecchio magazzino di un'impresa logistica babbana, chiusa da un decennio. Barty restò a lungo in silenzio in quello spazio isolato e polveroso. L'odore di muffa gli faceva prudere il naso e si udiva il suono di una singola goccia cadere.
Plic. Plic. Plic.
Era insopportabile.
«Evan?»
In genere, Barty era il ritardatario e sarebbe risultato strano se Evan non si fosse arrabbiato facendogli una ramanzina con tanto di tirata d'orecchio. Fu lui ad arrivare per primo, però, ed ebbe un brutto presentimento.
«Evan...» L'eco della sua voce lo fece rabbrividire. Si tolse la maschera e fece scivolare giù il cappuccio. «Se è uno scherzo, non è divertente.»
Silenzio. Quel ticchettio insopportabile fu l'unica cosa a cui si aggrappò.
È in ritardo, pensò, ed ebbe un effetto poco rassicurante.
Non era mai in ritardo, cazzo. Camminò avanti e indietro, la notte non gli era mai sembrata così buia e fredda. Il fatto che fuori piovesse non aiutava affatto. Respirò a fondo e storse il naso a causa della puzza, poi, una luce bianca attirò la sua totale attenzione. Si mise in all'erta con la bacchetta alzata, credendo che qualcuno avesse lanciato un Lumos Maxima. Si stupì di scorgere chiaramente una forma animale di un Patronus. Una lontra. Merda.
Oh, merda, merda, merda.
«Evan!»
La lontra volteggiò sopra di lui e disse delle parole. Erano coordinate. Poi il Patronus sparì. Fu in quell'istante che mandò a puttane tutto.
Evan era in pericolo.
Si smaterializzò nell'istante in cui sapeva dove fosse e quando atterrò, riuscì a tenersi in equilibrio sulle proprie gambe, non provò alcun senso di nausea, ma...
L'odore di bruciato gli inondò le narici e quel che era peggio fu che era un miscuglio di odore disgustoso di legna, foglie e carne bruciata. Resistette al conato di vomito che quella puzza gli provocò e indossò la maschera. Quando sentì rumori di combattimento, si lanciò di corsa verso di essi.
Erano in mezzo alla boscaglia. La vegetazione era fitta e Barty seguì i colpi e i lampi di luce degli incantesimi.
Correva a perdifiato, inciampando un paio di volte, ma non si fermò. A causa dell'adrenalina o la paura non riuscì neanche a trasformarsi in fumo per fare più veloce. Arrivò sul campo di battaglia con il respiro corto, i polmoni parevano esplodere, ma non si fece scoraggiare dalla stanchezza. Riuscì a riconoscere due Auror molto potenti, puntò loro la bacchetta e lanciò a entrambi uno Stupeficium che li fece volare in aria, senza dare loro il tempo di metabolizzare che fossero arrivati altri rinforzi. Colpì altri Auror, ce n'erano davvero troppi e poi...
«Expelliarmus!»
Lo vide.
Evan fu disarmato e la sua bacchetta volò dritta nelle mani di un Auror che Barty conosceva di persona e anche molto bene, perché era amico di suo padre. Alastor Moody, detto Malocchio. Notò il sangue sul suo viso e lo fece sorridere, perché Evan gli aveva dato filo da torcere, ma il suo sorriso cadde solo pochi secondi dopo.
Evan era ferito al braccio. Indietreggiava tenendolo stretto e dalla sua espressione - sì, perché non aveva più la maschera, - si capiva che era dolorante e terrorizzato. Moody disse qualcosa col sorriso sulle labbra e poi alzò la bacchetta e prima che potesse lanciare qualsiasi incantesimo, Barty agì d'istinto.
Lanciò un Confringo, che fu più potente di quanto si aspettasse perché fece sbalzare Moody a diversi metri da loro. Ma non fu abbastanza lesto, poiché lui contrattaccò colpendo Evan. Il ragazzo cadde a terra, picchiando la testa. Barty scattò come un fulmine. Atterrò vicino a Evan e senza aspettare un secondo di più si smaterializzarono.
Caddero entrambi in mezzo all'erba. Evan non si muoveva. Barty si girò di lato e vomitò. L'aria attorno a loro era pulita e frizzante. La primavera stava già facendo il suo corso in quel luogo accogliente.
Barty alzò lo sguardo dopo aver sputato, e scorse il vialetto della sua casa ubicata in una zona di campagna tra le colline toscane. Si sollevò e si avvicinò a Evan, toccandogli con due dita la gola. Il cuore pulsava ancora. Tolse la maschera. La lanciò lontana e la distrusse con Bombarda. L'adrenalina lasciò posto alla paura e alla consapevolezza di averlo quasi perduto.
Gridò e pianse.
