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Ci sono tre tipi di persone al mondo: i poeti, i soldati e i re. Mario era convinto di essere un poeta: fin da bambino aveva sognato di fare lo scrittore e adesso che lo è, continua a stupirsi di quanto potenti siano le parole, quanto magica può essere una frase, nonostante sia solo una serie di parole una dietro all’altra. Se deve dirvi la verità però, in quel momento, mentre il ragazzo al suo fianco giace con la testa gettata all’indietro sul divano, mentre passa pigramente le dita sulle sua pelle scoperta, pensa solo che non avrebbe saputo scrivere nemmeno una frase di senso compiuto che potesse catturare a pieno l'essenza di quel momento. Lo guarda, imprime nella memoria il suo profilo, gli fissa il pomo d’Adamo, che in quella posizione gli sembra più accentuato del solito, come se dietro quella sporgenza vibrasse il fiato del primo uomo, della prima creatura plasmata dalle mani di Dio, e non, piuttosto, una delle infinite riproduzioni venute male che affolano il pianeta. Si chiede se può scrivere un romanzo sul colore della barba di tre giorni di Marco.
La categoria dei poeti, stavo dicendo, quella a cui appartiene Mario per l'appunto, non è fatta solo di creativi, di gente che ha sempre le dita ricoperte di inchiostro e i calli alle mani per il troppo scrivere, di persone che si portano dietro un taccuino e si appuntano tutto quello che gli passa per la mente. Anche perché, diciamocelo, sarebbe una categoria molto ristretta e che conterrebbe probabilmente un centinaio di persone, forse meno. I poeti sono quel tipo di persone che cercano la verità nella sua forma più pura, come il diamante nel fondo della miniera, e per questo, per cercare questo diamante a metri e metri di profondità, che ne escono con le mani, i capelli e l'anima piena di polvere. Conoscendo il potere delle parole, i poeti sono cauti nello sceglierle: è per questo che Mario non riesce a definire quello che prova per Marco. Quello che c'è tra di loro non se la sente di definirlo amore: amore è quello che spinse Adamo a dare un morso a quella mela, nonostante tutte le raccomandazioni di Dio, nonostante conoscesse le regole del Paradiso. Dopotutto, cos'è il Paradiso in confronto all'amore? Cos'è Dio in confronto a quel sentimento che ti scombussola la vita, ti pervade dalla testa ai piedi, non ti lascia respirare?
Dunque, quello che c'è tra di loro non è amore. E allora, cos'è? Mario, nonostante si arrovellasse su quella domanda, non riesce a darsi una risposta.
Forse, poco dopo, quando Marco è in ginocchio davanti a lui, capisce che tutti questi pensieri sono superflui, che può metterli da parte se sono gli occhi di Marco a guardarlo supplichevoli.
Il mondo girava intorno a lui. Potevate provare a dirgli qualsiasi cosa, che la Terra gira intorno al Sole, come tutti gli altri pianeti ma non sarebbe stato lì a sentire queste cazzate. Il mondo era ai suoi piedi, il mondo era suo. Tutto suo. Si sentiva l'unico vero uomo, quella sensazione continuava a pervaderlo mentre Marco continuava a spingere il suo bacino contro la sua bocca: era una divinità, il suo delirio di onnipotenza lo portava a immaginarsi come il salvatore del mondo, avrebbe dato a Mario quello che voleva, quello per cui lo stava pregando. Gli avrebbe potuto fare di tutto, era completamente creta nelle sue mani, gli scivolava tra le dita mentre lo plasmava a suo piacimento. Potrebbe fargli fare qualsiasi cosa, dirgli qualsiasi idiozia e lui ci crederebbe all'istante senza esitazione: è forse questa sete di potere, unita alla lussuria, che lo acceca ogni volta che sono insieme. L'ascendente che ha su di lui è ciò che gli crea dipendenza. D'altra parte, essere desiderato è la cosa che più si avvicina all'essere immortale.
Quando Marco, sdraiato sul letto, sente tutto il peso del corpo di Mario su di lui si sente in Paradiso. E lui è lì che lo graffia sulla schiena, che cerca il contatto il più possibile, che cerca di toccare più pelle possibile, di stringere a sé l'altro così tanto forte da fondere la loro pelle, da diventare un tutt'uno, fino al punto da non riuscire più a riconoscere dove finisce lui e dove inizia l'altro. Non era possibile? Cazzate, sentiva che avrebbe potuto prendere le loro ossa e fonderle insieme. Ne aveva bisogno, era arrivato a un livello così alto di desiderio, di bramosia che il semplice contatto fisico non era abbastanza per sentirsi appagato. Avrebbe vissuto per sempre con questa sensazione di incompletezza? Il non poter fondere le loro ossa insieme lo avrebbe portato a impazzire.
