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Rating:
Archive Warning:
Fandoms:
Character:
Language:
Italiano
Collections:
fuffachallenge 2026
Stats:
Published:
2026-01-28
Words:
617
Chapters:
1/1
Comments:
2
Kudos:
3
Hits:
6

Ristretto - Fuffino 14

Summary:

Il Nemico perdura, non dimentica e sfida perfino i maggiordomi inglesi.

Notes:

Work Text:

«Non capisco cosa mi stai mostrando Jason. E' un Beebo con una maglietta rossa.»
L'orsetto blu osservava Dick Grayson con gli stralunati occhi a palla, quasi trionfante nella sua maglietta di un rosso cupo.
«No.» rispose Jason, con uno strano sguardo teso. «Guarda bene.»
Dick, seduto sul bracciolo del divano, prese il Beebo e lo studiò con estrema attenzione. «D'accordo, non sto capendo. E' semplicemente...» 
in quel momento l'occhio gli cadde sull'etichetta. «Oddio. E' tua?»
«Lo era, ora è di Beebo, ed egli non condivide le magliette.»
«Tecnicamente» iniziò Tim, seduto comodamente sul divano, senza alzare gli occhi dalla Waynestation portable «si potrebbe operare a livello molecolare.»
«No, non posso dire alla mia coinquilina che l'ho completamente distrutta in un acceleratore nucleare, già era triste di suo, non voglio farla stare peggio.»
Dick sorrise sornione guardandolo, e Jason sostenne lo sguardo, socchiudendo gli occhi. «Che è quell'espressione?»
«No, niente... è che ti stai affezionando a persone. E' bello. Ti fa bene.»
«Non ho intenzione di entrare in un clubbino come te e quegli svitati dei Titans, Grayson.»
«Noo, no, certo. Non stai mica agendo con loro in gruppo.»
«Ci possiamo concentrare sulla crisi in atto?» riprese Jason, cogliendo l'occasione di cambiare argomento.
«Tecnicamente» riprese Tim, «se il cotone viene esposto a temperature elevate...»
Jason gli lanciò uno sguardo. «Tim. Se dici “tecnicamente” ancora una volta la tolgo a Beebo e te la infilo in testa.»
Dick cercò di mantenere la pace. «Ok, ok. Calma. Esiste sicuramente un modo per sistemarla. Qualcosa a cui non abbiamo pensato. Voglio dire, se sommiamo i nostri QI...»
Jason lo fissò. «Che faccio, la minaccio?»
Tim si avvicinò un po’, deciso ad andare in fondo al problema. «Potremmo bagnarla e… tirarla?»
Dick portò una mano a prendersi mento e guance, con fare pensieroso. «Però se la passiamo a Clark e a Kara... magari si mettono uno da una parte e una dall'altra e sono molto delicati...»

Tim rimase in silenzio per un momento, poi ammise, quasi sorpreso da se stesso: «Non credo di aver mai fatto una lavatrice.»
Dick lo osservò, e si rese conto dello stesso, al che fu nuovamente Tim a squadrarlo. «Scusa, ma tu non vivi da solo? Ok, c'è Kori, ma non credo che sappia farlo nemmeno lei.»
«No, noi...»
«...voi?» lo incoraggiò Tim.
«Rachel passa più o meno ogni due settimane, puntualmente scazza per il disordine e mette tutto a posto con la magia.»
Jason lo guardò. «Cazzo, ho affrontato narcotrafficanti, DueFacce, dei demoni... ma ora che ci penso anche io non...»
In quel momento una voce calma interruppe il brainstorming.
«Signori, il linguaggio, per favore.»
Si voltarono tutti insieme.
Alfred Pennyworth era fermo sulla soglia, un vassoio con una teiera fumante e tre tazze, espressione neutra. Era evidente che avesse ascoltato almeno metà della discussione. Forse tutta.
Dick fu il primo a parlare. «Alfred, per favore. Dimmi che c’è un modo.»
Jason fece un passo avanti e mostrò il Beebo al maggiordomo.
Alfred si avvicinò, prese la maglietta con delicatezza, la osservò per qualche secondo e la tastò appena tra le dita, come se stesse dando una diagnosi.
Tim aggiunse, serio: «Ci sarà una procedura. Una che non preveda tecnologia aliena.»
«Mi dispiace, signori», concluse solennemente Alfred. Il silenzio cadde nella stanza. «La maglietta è compromessa.»
Jason sospirò con l'aria di chi già aveva previsto la pessima notizia.
«Estremamente compromessa» rincarò la dose il maggiordomo.
Nuovamente il silenzio tornò nella stanza.
Alla fine, fu Dick a romperlo. «Penso che Beebo resterà l'unico e solo possessore della maglietta. A meno che tu un giorno non possa trovarti senza un regalo per Damian, in qual caso puoi dargli quella, ma forse gli sta anche larga, che ne dite?»