Chapter Text
“Kacchan!”
Bakugou era solito alzarsi presto al mattino, il suo orologio biologico scattava intorno alle 5. La routine prevedeva un tè nero (detestava il sapore del caffè), una corsa attorno ai giardini della scuola seguita da una doccia e tempo per ripassare appunti e lezioni, oppure un allenamento in palestra, in base all’esigenza più impellente. Era abituato ad essere l’unico sveglio a quell’ora, accompagnato solo dal pacifico suono della natura (necessario per le sue orecchie nel prospetto di una giornata colma di fastidiosi rumori generati da altrettanto fastidiose persone); per questo sentire qualcuno chiamarlo lo sorprese.
Si girò per trovare Deku di fronte a lui, che sorseggiava dalla borraccia un liquido dal colore tutt’altro che naturale e con indosso vestiti con tinte decisamente male assortite: aveva ai piedi, al posto delle solite scarpe rosse, delle scarpe da ginnastica verdi con dettagli bianchi e neri, in pendant coi suoi capelli, una maglia termica gialla fluo e un paio di shorts rosa acceso.
“È la stagione di accoppiamento dei pavoni? Oppure ti è esploso qualche evidenziatore addosso stamattina? L'outfit è davvero un pugno in un occhio” Commentò ironico, ed in risposta Deku alzò gli occhi.
“Buongiorno anche a te” si passò una mano tra i capelli.
“Come mai in piedi così presto?” Deku non era sveglio a quell’ora di norma, gli era raramente capitato di incrociarlo, solo quando decideva di protrarre per più tempo la sua corsa, oppure nel caso in cui si alzasse o uscisse più tardi.
“Mi sono svegliato presto e non ho ripreso sonno, così ho deciso di uscire. Sai che fatico a stare fermo senza fare nulla.” Bakugou si limitò ad annuire ed entrambi ripresero a correre.
“Volevo chiederti..” iniziò Deku.
“No.” Lo interruppe Bakugou.
“Fammi parlare almeno.” insistette, fermandosi e dirigendo il suo sguardo verso l’altro.
“Se è una tua iniziativa, è probabilmente una merda, ovvio che io parta prevenuto.”
“L'iniziativa non è mia. È di Kirishima.”
“Ancora peggio.”
Deku sbuffò; “è proprio impossibile” pensò.
“Ha proposto di andare questo venerdì al cinema, danno ‘Il ragazzo e l’Airone’ di Miyazaki.”
“Okay. È sempre un no.” Deku lo guardò scocciato.
“Se non sbaglio la maggior parte delle comparse torna a casa già il venerdì, siccome è l’unico weekend libero al mese che la scuola ci concede, solo io, te, il caricabatterie, capelli di merda, il bastardo a metà e Kirby torniamo a casa il giorno dopo. Corretto?”
“Corretto” Deku comprese dove il discorso sarebbe andato a parare.
“Quindi sarebbe questa la magnifica compagnia questo weekend?”
“Corretto” rispose ancora una volta.
“Col cazzo che vengo.” incrociò le braccia sul petto.
“Ma Kacchan! Sono i tuoi amici, siamo i tuoi amici!” Insistette.
“E con tutto l’amore del mondo, non credo sia proprio necessario vederci pure nel fine settimana libero.” Il biondo riprese lentamente il passo, deciso ad ignorare ciò che l’altro aveva da dirgli. Deku immediatamente lo seguì, e continuò: “Per prima cosa: sei uno stronzo. E secondo: non puoi rifiutare, ti ho già comprato il biglietto.” Bakugou non ebbe nemmeno il tempo di concentrarsi sul fatto che Deku avesse incluso una parolaccia nella frase, cosa che credeva non appartenesse al suo vocabolario.
“Che cazzo hai fatto?!” Si arrestò, fulminandolo con lo sguardo.
“So che ti piacciono i suoi film ed immaginavo che avresti detto di no, quindi li ho presi per entrambi, così non potrai rifiutare.” l’abbozzo di un sorriso apparve sul suo volto.
“Potrei sempre farlo.”
“E io potrei sempre offrire il biglietto a qualcun altro,” ribatté, e per qualche motivo questo infastidì Bakugou, non gli piaceva l’idea, “ma ci rimarrei molto male, quindi vedi di venire.” Non appena concluse dei flash verdi si diramarono dalle sue gambe e in un attimo, dopo un salto, il ragazzo sparì dalla visuale dell’amico, nascosto dal boschetto in prossimità. Più confuso di prima, Bakugou continuò la corsa.
I giorni seguenti continuarono in maniera ordinaria.
I ragazzi ancora non sapevano che sarebbe stata proprio quella quotidianità a mancargli, di lì a breve.
Fu un paio di giorni dopo, di mercoledì, che a seguito di una lunga giornata, tra allenamenti e lezioni, i ragazzi si ritrovarono nella sala comune. Sero annunciò che aveva sentito da Mina che quella sera le ragazze avevano organizzato un pigiama party ed i ragazzi erano in cerca di idee sul come passare la serata, dopo che l’iniziale proposta di Kaminari e Mineta di irrompere in camera delle ragazze era stata scartata per votazione democratica.
“Io mi vado a letto.” Bakugou fece per alzarsi.
“Dai Kacchan, non essere noioso.” Kaminari si guadagnò occhiatacce non solo dal diretto interessato, ma anche da Midoriya di fronte a lui. “Errore mio, scusate. Bakugou. Sarà divertente, dobbiamo solo trovare qualcosa da fare.”
“Appunto, mentre ci pensate vi aspetto in camera mia.”
“Aspetta, idea” esclamò Kirishima.
“Sentiamo la minchiata.”
“Kami, se aprissimo qualche bottiglia della scorta in camera tua?” i due ragazzi si scambiarono uno sguardo complice.
“Cazzo sì, ci sta!”
“Quale scorta? Di che?” Domandò Todoroki.
“Di alcolici, di che sennò?” gli rispose Sero.
“Il consumo di alcol è severamente proibito nei dormitori, in generale a scuola. Non possiamo assolutamente..-” Iida fu interrotto dagli altri ragazzi.
“Andiamo rappresentante, sarà divertente” cercò di convincerlo Tokoyami.
“E poi nessuno lo verrà a sapere, se non facciamo casino” aggiunse Mineta.
“Okay, okay. Suppongo che si possa fare, se agiamo con discrezione.” Cenni di approvazione da parte del resto del gruppo fecero intuire che i ragazzi erano tutti d’accordo. Forse si sarebbero sbronzati. Solo un pochino.
Durante il breve tragitto verso la camera di Kaminari, i ragazzi chiesero come effettivamente il gruppetto fosse riuscito a nascondere dell'alcol nei dormitori, dato che venivano eseguiti regolari controlli a sorpresa. Una volta arrivati il padrone di casa, o meglio, della stanza, aprì l’armadio e rimosse un’asse di legno, dello stesso colore del mobile, per rivelare una scorta di alcolici: birre, vino, rum, vodka ed altri superalcolici. “Prendo i bicchierini da shot.”
“Non dovremmo farlo, insomma, non abbiamo ancora l’età legale per bere.” Rimuginò Iida, mentre gli altri compagni lo rassicuravano che non sarebbe accaduto nulla.
Per rendere più vivace la serata, il gruppo optò per un gioco da tavolo, scelsero Monopoly, ovviamente in una versione alcolica un po’ improvvisata: oltre al pagamento previsto da regolamento, era necessario bere uno shot proporzionato alla tassa da versare alla banca o ad altri giocatori. Erano troppi per giocare ognuno singolarmente, quindi si divisero in gruppi da due o tre giocatori in modo casuale: Midoriya e Todoroki, Shoji e Iida, Mineta e Kirishima, Bakugou e Koda, Sero, Kaminari e Aoyama, infine Tokoyami, Sato e Oijiro. “Che il gioco abbia inizio!” Esclamò Sero concitato. I partecipanti cominciarono a discutere sulle regole del gioco. “Le proprietà si distribuiscono all'inizio del gioco, non si discute.” affermò Midoriya. “Che cazzo dici? Si possono comprare solo se ci si ferma sopra, al massimo si mettono all'asta, non barare.”
“Sono le regole Kacchan, non le ho scritte io!”
“Bene, farò causa al Signor Monopoly, nel frattempo possiamo giocare nella maniera che ha effettivamente senso?” Ribatté Bakugou. “Quello che ha proposto Bakugou sembra più divertente.” disse Shoji. Alcuni annuirono. Deku sbuffò di fronte alla sua sconfitta, e a turno i partecipanti tirarono i dadi e iniziarono a giocare.
Dopo qualche turno Midoriya e Todoroki erano in testa per capitale, con le tre proprietà verdi: Via Roma, Corso Impero e Largo Augusto ed erano seguiti da Koda e Bakugou, in possesso però dei tanto ambiti Parco della Vittoria e Viale dei Giardini, con tanto di hotel e conseguente tassa esorbitante. Erano tutti un po’ alticci, ma lucidi a sufficienza da continuare a giocare. Iida e Shoji avevano comprato proprietà intermedie nel tabellone investendo principalmente sulle case, Sero, Kaminari e Aoyama erano in debito fino al collo, Mineta e Kirishima avevano due proprietà su tre delle gialle e Tokoyami, Sato e Oijiro si rifiutavano di dargli la terza se non avessero alzato l’offerta ridicola di 100.000 M. e possedevano tutte le stazioni.
“Midoriya, sta a te.” Lui prese i dadi e tirò. Mosse la pedina, la paperella, di 1, 2, 3, 4.. merda, 5, 6,.. 10. Parco della Vittoria. Tassa di 200.000 M. con l'albergo. Non che lui e Todoroki non avessero soldi a sufficienza, più per il fatto che secondo il regolamento improvvisato sulle penitenze con gli alcolici questo equivaleva a quattro shot, col bicchierino stracolmo. Quattro alcolici diversi peraltro, il che, l'aveva presto intuito, non avrebbe fatto miracoli per la sua già instabile lucidità. Bakugou lo guardò con un ghigno e allungò la mano per riscuotere la tassa.
“Su, paga nerd”. Con seccatura, contò le banconote e le poggiò sul ricco mucchio dei giocatori a fianco a lui ignorando Bakugou, mentre Sero riempiva i bicchierini.
“Te ne riempio uno più grande o quattro da shot separati?” Deku considerò seriamente tutte le scelte di vita che lo avevano portato fino a quel momento. “Santo All Might, perché a me?” pensò.
“Riempine uno grande.” la risposta fece alzare qualche sopracciglio.
“Pensi davvero di bere tutto quel coso?” Domandò Bakugou.
“Possiamo sempre pagare la tassa per evitare la penitenza.” Gli disse Todoroki. Effettivamente era previsto dal loro neo-regolamento, e le banconote erano abbastanza.
“Sì Deku, paga la tassa. Quel drink potrebbe essere un po’ troppo forte” lo stuzzicò Bakugou, seriamente convinto che il ragazzo avrebbe rifiutato il drink. Deku prese un bel respiro. Si sentiva già brillo, ma dopo quella provocazione non avrebbe rifiutato di bere. Kacchan pensava che non sarebbe stato in grado, bene, gli avrebbe provato il contrario. Forse.
“Dammi il bicchiere, Sero” intimò con tono quasi minaccioso. Gli occhi erano fissi su di lui. “Possiamo dividerlo se vuoi, mi pare una quantità piuttosto alta di alcol” propose Todoroki.
“Non possiamo, è il mio turno, devo berlo tutto io.” L’altro lo guardò con aria preoccupata. Deku agguantò il liquido ed esitò un momento, prima di scolarsi tutto d’un fiato il contenuto di mezzo bicchiere, riempito di un mix di rum, vodka, gin di bassa qualità e tequila. Sentì la gola bruciare, per un momento faticò a respirare, iniziò furiosamente a tossire. I ragazzi attorno a lui lo guardarono con occhi spalancati.
“Tutto bene Midoriya?”
“Stai bene?” chiesero. Lui fissò il vuoto per un attimo tentando di riprendersi.
“Sto bene, sto bene, continuiamo!” Alcuni dei ragazzi esultarono o diedero il cinque a Deku, ancora stordito, che passò il dado a Tokoyami e il gioco continuò.
Dopo qualche turno Sero, Kaminari ed Aoyama si ritirarono dal gioco e le proprietà furono messe all’asta, lasciarono il resto del gruppo a Monopoly mentre, sul divano, tentarono di decidere a cosa giocare sulla Wii di Kaminari (c’era un acceso dibattito tra Mario kart e l’Isola dei dadi).
“Merda! Vi dobbiamo pagare” si lamentò Koda, Bakugou sbuffò e Deku li guardò sorridendo, mentre Todoroki era perso nel suo mondo, troppo distratto per prestare attenzione al gioco.
“Grashie” sbiascicò Deku, ritirando le banconote; appoggiò una mano sulla spalla di Bakugou e si avvicinò a lui, tanto che le loro fronti quasi toccavano. Lui lo guardò confuso e forse un po’ stordito per gli shot assunti.
“Pedderai, me lo shento.”
“Sì, certo Izuku. Aspetta e spera."
“E hi dimosfrerò he riesho a rehere l’alhol.” Il biondo lo squadrò, per poi scoppiare a ridere. “Forza, è il tuo turno.”
Dopo che il gioco finì, con rimonta della coppia Bakugou-Koda, i ragazzi fecero qualche partita a Mario Kart, con una maestria della quale le loro versioni sobrie si sarebbero vergognate. Se fossero stati nella vita reale, sicuramente sarebbero stati arrestati per guida in stato di ebbrezza. Kirishima riuscì a completare un intero giro nel senso opposto prima di accorgersene. Deku era svenuto sul divano; aveva bevuto altri due o tre shottini dopo il mega drink da 200.000 M. Una volta terminate alcune corse, si passò a Just dance. Bakugou ritornò nella camera dell’amico dopo una veloce visita alla cucina, con del tè allo zenzero e miele (aveva letto che fosse utile per superare la sbornia, anche se non si sentiva poi così male) e una tazza di caffè. Svegliò con non troppo tatto l’amico steso sul divano che si alzò e, confuso, accettò il caffè. “Magari così ti riprendi, forza Mr. Reggo l’alcol”. Udì qualche lamento da parte del ragazzo, ma non riuscì a ricavarne parole di senso compiuto.
Dopo non molto i festeggiamenti finirono e i ragazzi, più o meno in uno stato decente, si avviarono verso le loro camere.
“Alzati.” Deku si era steso di nuovo sul divano dopo il caffè, che evidentemente non doveva aver fatto troppo effetto, ed era forse addormentato, forse svenuto. Bakugou iniziò a scuoterlo per verificare una delle due ipotesi.
“Deku, alzati, la festa è finita.” Kaminari lo guardò preoccupato.
“Puoi lasciarlo qui, lo lascio dormire sul divano.”
“Non credo sia una grande idea.” Disse Bakugou mentre Deku si svegliava, confuso e stordito.
“Mhh? Dove fiamo?”.
“Andiamo bene. Forza, alzati, ti accompagno in camera tua.” Deku annuì e tentò pigramente di fare come gli era stato detto. Bakugou lo prese per un braccio e lo tirò verso di sé. “Ahia!”
“Riesci a camminare?” Chiese il biondo, ignorandolo.
“Sherto.” Fece un passo barcollando, reggendosi al ragazzo, rischiando di cadere nella distanza di due metri. Alchè Bakugou lo alzò da terra e, neanche fosse un sacco di patate, se lo caricò in spalla.
“Aiuto, cado!”
“Non cadi, imbecille. Basta che tu stia fermo.” Deku lamentò qualcosa, ancora una volta incomprensibile. Bakugou salutò con un cenno Kaminari ed i due uscirono dalla stanza.
“Wow Kashan, fei daghero fovte.”
“Sì, sì, ‘Zuku. Stai buono lì che siamo quasi arrivati.”
Davanti al dormitorio Bakugou fece scendere dalle sue spalle l’amico, reggendolo e facendolo appoggiare al muro mentre tentava di aprire la porta. Era chiusa a chiave.
“Merda, dove hai le chiavi?” Domanda inutile, considerando che in quel momento il ragazzo non avrebbe saputo dirgli nemmeno dove si trovava. “Perfetto. Saranno nelle tasche.” Bakugou tastò con cautela all’altezza del bacino del ragazzo, per capire dove fossero quelle maledette chiavi. Non erano nelle tasche, e Deku non aveva un giubbotto.
“Forse..” spostò Deku in modo da poter avere accesso alle tasche posteriori dei pantaloni. “Bene, questa situazione non è assolutamente strana. Normalissima. Per nulla imbarazzante.” mormorò. Sentì le chiavi in una delle due tasche e la prese, poi aprì la porta. “Vai, entra, appoggiati a me.” Una volta dentro la camera lo fece appoggiare al letto e il ragazzo si accasciò sul materasso.
“Ma levati almeno le scarpe, porca puttana!”. Deku si mise in posizione seduta e iniziò a tirare le scarpe per tentare di toglierle. “I lacci. Santo cielo, non ce la posso fare. Ora sono pure babysitter.” Gli diede una mano a slacciarsi le scarpe, poi si voltò per andarsene.
Era ormai sull'uscio, quando sentì dei singhiozzi e lamenti provenire dal ragazzo dietro di lui. “Kacchan! Fcusa, vi ho vovinato la serata, mi difpiace, fcusami, non volevo..” Deku scoppiò a piangere.
“No, Izuku, stai calmo. Ci siamo divertiti e abbiamo bevuto, non hai proprio rovinato niente a nessuno.” Ignorandolo, l’altro ragazzo continuò col suo lamento. “Shono un gvastafeste, non farei dovuto venire, mi dispiace.”
“Deku, che cazzo, smettila.” Bakugou si allungò verso il comodino e prese un pacchetto di fazzoletti e la borraccia del ragazzo. “Forza, bevi e asciugati un po’ la faccia, sei tutto rosso.” Lui fece come gli era stato detto, per poi continuare a disperarsi e chiedere scusa. Bakugou contemplò l’idea di andare in infermeria a rubare del sedativo o qualcosa del genere, non fosse stato che Deku era piuttosto ubriaco e un mix con farmaci non avrebbe migliorato la sua situazione.
A interrompere il flusso dei suoi pensieri furono un inaspettato e poco familiare calore e due braccia strette attorno al suo collo. Deku lo stava abbracciando. Non che la cosa gli recasse fastidio, era solo insolito. Insomma, il loro rapporto era migliorato e cresciuto con loro; dopo gli accadimenti della guerra era difficile provassero indifferenza, ma non erano esattamente il tipo da abbracci. O meglio, Bakugou non era esattamente il tipo da abbracci, per questo trovò sorprendente quello strano, inaspettato tepore. Dopo qualche attimo di sorpresa ricambiò l’abbraccio.
“Stai bene?” Gli chiese. Deku annuì, ma Bakugou notò che stava continuando a piangere. Lui sistemò le coperte del letto non fatto (come faceva quel ragazzo ad essere così disordinato?) e lo fece stendere.
“Calmati, si può sapere che ti è successo?”
Si sistemò seduto verso i piedi del letto di fianco a Deku, che gli rispose qualcosa tipo: “ .. pauva che .. odjate .. festa ..” tra le lacrime e i singhiozzi.
“Okay, respira.” Lui era raggomitolato su se stesso, come fosse un gattino, e dava le spalle a Bakugou, che non riuscì a comprendere il senso delle sue parole. Si avvicinò a lui, poggiando la schiena sulla spalliera del letto, con le ginocchia vicino al petto. Aspettò che i suoi respiri si facessero più regolari. Gli porse un altro fazzoletto.
“Cos’hai detto?”
L’altro esitò un momento. “Ho pauva che mi odjate pecché vi ho vovinato la feshta.” “Nessuno ti odia, Deku. Solo io, ogni tanto, quando fai il coglione.” Lo sentì sbuffare. “Tipo ora, quindi vedi di addormentarti, così me ne vado in camera mia.”
Deku si soffiò il naso e tornò nella sua posizione raggomitolata. Si stava per addormentare. Solo un minuto e se ne sarebbe andato. Il letto era comodo, doveva solo sforzare il suo corpo stanco e rintronato dall’alcol ad alzarsi. Un minuto.
Bakugou si svegliò di soprassalto. Aveva mal di testa ed era confuso. Si guardò intorno in cerca di qualcosa di familiare. Era un sogno? Avrebbe dovuto svegliarsi presto per correre; poi si ricordò di aver fatto tardi la sera prima, e di aver bevuto. Si chiese se i postumi della sbornia fossero il motivo per cui si sentiva così alienato. “Perché questa camera mi sembra così diversa?” si chiese. Poi lo vide: steso sul letto, con i capelli verdi arruffati e la bocca semiaperta. Si era addormentato nella camera di Deku. Nel letto di Deku. Con Deku. Non era un sogno, era un incubo.
“No, no, no. Merda. Merda.”
Deku scattò e lo guardò stordito.
“Kacchan, cia- KACCHAN?! Che ci fai qui?”
“Mi sono addormentato. Porca troia. Sono le 7.40, mi devo preparare.”
“Che è successo? Perché –”
“Ti sei ubriacato e non ti reggevi in piedi, ti ho portato in camera, hai iniziato a piangere per una delle tue solite minchiate e mi sono addormentato.”
“CHE?!” Esclamò Deku allarmato.
“Non ho tempo per spiegarti, devo andare, ciao.” E detto questo uscì fulmineo dalla stanza.
Per sua sfortuna però non fu abbastanza veloce.
“Bakugou, che ci fai qui? Come mai non sei già in classe?” Si girò per trovarsi davanti Sero, Kaminari e Kirishima.
“Ho fatto tardi in palestra, mi vado a cambiare.” Cercò di tagliare corto, inventandosi una scusa. Una scusa alquanto di merda, considerando il fatto che non era sudato.
“Non vai mai in palestra così tardi. Pensavo saltassi dopo la serata di ieri.”
“Si, si, ora vado.” Si incamminò e gli diede le spalle. Credeva di averla scampata, ci aveva sperato, ma fu di nuovo interrotto da uno dei tre imbecilli.
“Come sta Midoriya? Ieri l’hai-” Kaminari si interruppe. “Aspetta, per tornare dalla palestra non ha senso percorrere questo corridoio, o questo piano in generale.” Era già un evento raro in sé che Kaminari riuscisse a collegare due neuroni e avviare le sinapsi del suo cervello, tanto che in un’altra occasione sarebbe addirittura rimasto stupito del suo lampo di genio. Tuttavia in quella precisa occasione desiderò fortemente di strozzarlo, o quantomeno di riuscire a scavare una buca abbastanza profonda da poterci entrare e sotterarcisi.
“Quelli non sono i vestiti che avevi ieri sera? Non dirmi che -” incalzò Kirishima, brutalmente interrotto da Bakugou.”
Tacete. Uno: non sono cazzi vostri, due: andate a fanculo e tre: mi sono addormentato, non è ovviamente stata una cosa voluta.” I tre si guardarono con un ghigno e iniziarono a ridacchiare.
“Vuoi dire che casualmente sei entrato in camera sua ed altrettanto casualmente sei finito nel suo letto? Non vorrai farci credere che sei rimasto sul pavimento.” Lo prese in giro Sero. “Ribadisco, andate a fanculo. Non ho altro da dirvi, devo andarmi a cambiare” gli diede le spalle per raggiungere la sua stanza. Gli era necessario sbrigarsi, la lezione sarebbe cominciata di lì a 15 minuti.
Una volta in classe tentò in ogni modo di evitare sia Deku, il che non fu esattamente un'impresa facile considerando il fatto che il ragazzo era seduto davanti a lui, che quel branco di cretini che si ritrovava come amici. Dopo un po’ riuscì a trovare il modo di ignorare la loro presenza e le loro vocine irritanti, percependoli più che altro come un rumore bianco in sottofondo, per quanto fastidioso.
Dopo le lezioni si diresse verso la mensa ed occupò un posto in un tavolo libero, al posto che sedersi con Mina, Sero, Kaminari e Kirishima come di consuetudine. Non avrebbe sopportato le loro sciocche domande, si sarebbe innervosito e avrebbe sbottato. Optò per la più saggia opzione di ignorali, almeno finché la storia di Deku non sarebbe stata acqua passata, se ne sarebbero dimenticati e tutto sarebbe tornato come prima. Vide una notifica apparire sul telefono:
Capelli di Merda
Bakugou non ignorarci 🥲
Ci dispiace 🥺
Non ti prenderemo più in giro
Vedo che leggi i messaggi :(
Bakugou alzò gli occhi dal telefono e vide Kirishima, Kaminari e Sero, seduti qualche tavolo più avanti, che lo guardavano con il broncio e occhioni da cane bastonato, mentre Mina li osservava divertita. Lesse dal loro labiale uno ‘scusa’.
Bakubro 💪🏻
Siete perdonati
Ma il discorso finisce qui
Ora lasciatemi mangiare in pace
Capelli di Merda
Bakubroo 😭🫶🏻
Ti vogliamo bene! ❤️
Mise like al messaggio, poi continuò a mangiare.
“Kacchan”. Alzò lo sguardo, Deku si era seduto di fronte a lui. “Potresti darmi un minimo di spiegazioni? Non sei stato esattamente esaustivo questa mattina.”
Aveva ragione (non che l’avrebbe mai ammesso ad alta voce). Aveva pensato più al suo imbarazzo nel parlargli che al fatto che il ragazzo fosse praticamente all’oscuro di tutto. “Cosa ti ricordi?” Chiese.
“Non so.. Monopoly?”
"Abbiamo giocato a Monopoly quasi tutta la sera, temo tu debba essere un po’ più specifico Izuku.”
Lui annuì. “Abbiamo bevuto,” aggiunse.
“E fin lì.”
“Fammi finire! Sero mi ha fatto quel drink super carico. Che schifo.”
“Nient'altro?” chiese.
“Abbiamo continuato a giocare, poi mi ricordo poco. Io e Todoroki abbiamo vinto?”
“Ti piacerebbe. Abbiamo vinto io e Koda.”
“Uffa” lamentò Deku. Continuò: "Ricordo vagamente di essermi addormentato sul divano mentre giocavate a qualcosa, poi ho bevuto del caffè e ce ne siamo andati. Credo. Non lo so Kacchan. Non è successo niente, insomma di imbarazzante o indecente, vero?” Bakugou sentì il viso andargli a fuoco.
“Eww, no. Mio dio Deku, ti pare?”
“Okay, allora per gentil cortesia mi diresti che cazzo è successo?” Deku alzò leggermente il tono, Bakugou non si aspettava una simile reazione.
“Okay, okay. Non ti reggevi in piedi, quindi ti ho portato fino alla tua camera e una volta dentro hai iniziato a piangere, come ti avevo detto.”
“Piangere, ma perché?”
“Io che cazzo ne so. Eri triste perché credevi di averci rovinato la serata eccetera, temevi ti odiassimo e cose così.”
“L'alcol ha un brutto effetto su di me.”
“Decisamente” replicò il biondo.
“E in tutto ciò sei finito nel mio letto perché ..?”
La domanda lo fece agitare, più che altro perché non sapeva come rispondere. “Ero preoccupato per te e volevo aspettare che ti calmassi”. No, nemmeno per sogno avrebbe potuto dirgli una cosa così. Bakugou sapeva che era la verità, sapeva di voler bene a Deku e glie l’aveva dimostrato in più di un’occasione, ma sapeva anche (gli era sempre risultato difficile) che non sarebbe stato in grado di dirglielo. Era un uomo d'azione, non di dolci, smielate parole.
“Temevo che ti saresti strozzato da solo con le tue lacrime e i tuoi singhiozzi o roba del genere. Eri davvero messo male. Volevo aspettare che ti addormentassi, ma nemmeno io ero così lucido, poi sai, la stanchezza..”
“E ti sei addormentato. Tutto qui?” Chiese.
“Tutto qui.” Il ragazzo lo guardò, dunque si alzò col suo vassoio, ormai vuoto.
“Vedi, non era così difficile. La pensavo molto più tragica sinceramente.” Non fu chiaro a Bakugou cosa intendesse con la sua ultima implicazione. Cosa sarebbe potuto succedere di così tragico? Deku sarebbe dovuto essere grato se qualcosa fosse accaduto tra loro. “Tragico dice. Come si permette?” Pensò fra sé e sé. “Come cazzo ti vengono in mente queste cose, Katsuki?! Il ‘qualcosa’ non deve succedere, punto.”
“Ciao Kacchan, ci vediamo” il ragazzo si girò, appoggiò il vassoio al suo posto ed uscì dalla mensa.
Nel pomeriggio Bakugou decise di recarsi nell'aula studio per ripassare, era più spaziosa e luminosa della sua stanza e si rese conto di essere maggiormente produttivo e meno incline al distrarsi se esposto, fuori dalle mura della sua camera.
Si distrasse solo un momento, sentendo un rumore di passi avvicinarsi. Vide Deku entrare nell’aula, che improvvisamente cambiò direzione per scegliere un tavolo più lontano. Quello dov’era seduto Bakugou era tra i più spaziosi, lo utilizzava anche le rare volte in cui a lui si aggiungevano quei rintronati dei suoi amici. Tuttavia l’aula era ancora vuota, ad eccezione di due o tre ragazzi del corso B, e un po’ di spazio in più per poggiare quaderno, tablet ed il resto delle sue cose gli faceva comodo.
Accadeva ogni tanto che Deku studiasse con lui, non nel senso che ripassavano insieme, la loro era più una silenziosa compagnia, ed occasionalmente condividevano le cuffiette ascoltando musica in sottofondo o rumore bianco, marrone o degli altri colori (Bakugou non capiva esattamente la differenza e lasciava scegliere a Deku); perciò non comprese il suo atteggiamento. Gli sembrò ovvio che volesse evitarlo, ma orgoglioso com’era tentò lo stesso di non farci caso.
Si chiese se avesse fatto qualcosa che lo aveva potuto offendere. Certo il ragazzo era uno permaloso e poteva benissimo essersela presa per non aver vinto a Monopoly. Avevano parlato, si erano più o meno chiariti. Che palle, perché quel ragazzo non poteva semplicemente parlare? Cosa doveva lasciare intendere coi suoi comportamenti passivo-aggressivi? Poi si ricordò di non essere lui stesso la persona più aperta alla comunicazione di questo mondo, e pensò fosse meglio parlarci. Non si sarebbe concentrato nello studio comunque.
“Cos'hai?” Il ragazzo alzò lo sguardo dai libri, per poi tornare ad analizzarli.
“Ho da fare Kacchan.” Bakugou rimase seduto di fronte a lui, sperando che il suo sguardo stizzito lo avrebbe distratto e obbligato a parlargli (oppure lo avrebbe incenerito, era indeciso). Irritato, lo afferrò per un braccio per trascinarlo fuori dall’aula. C'erano poche persone, ma preferì lo stesso evitare di rendere la loro discussione pubblica o di farsi cacciare fuori perché avevano alzato i toni.
“Ahia, lasciami!”.
“Hai intenzione di continuare ad ignorarmi per molto?” sbottò, una volta fuori dalla stanza, nei corridoi. Il ragazzo alzò lo sguardo per incrociare il suo.
“Non lo so. Ricordami cos’hai fatto tu per tutta la mattina.” Touchè. Non aveva tutti i torti, avrebbe potuto essere un filo più diretto con lui.
“E poi per cosa? Insomma, non è mica... successo nulla.” Arrossì leggermente, Bakugou finse di non essere altrettanto imbarazzato.
“Mamma mia, quanto sei permaloso.”
“Scusami?! Io sono permaloso? Mi sono svegliato confuso, in post-sbornia, con te sul letto che sei scappato e ti sei rifiutato di darmi spiegazioni e a lezione hai finto non esistessi, e sono piuttosto sicuro che tu abbia detto qualcosa a Kirishima e agli altri.”
“Che cazzo c’entrano loro adesso?”
“Io che ne so, potresti avergli raccontato qualche cattiveria su di me o cose simili.”
Bakugou si ammutolì, si sentì il cuore stringersi nel petto. “Mi fa piacere che tu abbia una così alta opinione di me, Izuku.”
Deku realizzò di aver parlato troppo e, soprattutto, di aver detto cose che non pensava davvero. “Aspetta, Kacchan. Non intendevo dire… Scusami, aspetta.”
Bakugou, che gli aveva voltato le spalle per andarsene, si girò di nuovo verso di lui.
“Ho esagerato, sai che non penso quelle cose. Mi ha solo dato fastidio che tu ne abbia parlato prima con loro che con me.”
“Credimi, avrei preferito non sapessero nulla. Non gli ho proprio detto niente, mi hanno visto in corridoio e hanno fatto deduzioni sbagliate.” si fermò.
“Mi dispiace non essermi confrontato subito con te. Scusami.” concluse.
“Certo, capisco che, duro come sei, fatichi ad ammettere che anche tu provi emozioni.” Lo guardò sorridendo leggermente.
Il biondo rispose con un lieve pugno sulla spalla. “Hey!” lamentò Deku.
Bakugou gli allungò la mano, mostrando il palmo aperto. “Tutto a posto?”
Lui la strinse. “Tutto a posto”.
Si diressero di nuovo verso l’aula studio. “Che musica preferisci per studiare? Ho portato gli auricolari” domandò Deku.
“Che colori ci mancano tra i tuoi rumori? Pensavo al fucsia” scherzò l’altro.
“Cretino, non esiste il rumore fucsia. C'è quello rosa se vuoi.” Bakugou rise.
“Dove le tiri fuori queste cagate? Sei proprio incedibile.”
“Lo so, grazie. Ora però dobbiamo studiare.”
“Continua a non rispondere alle chiamate.” disse Uraraka, per poi buttare giù dopo aver sentito partire la segreteria.
“Credo si sia addormentato.” aggiunse Todoroki.
“No, ma dai Sherlock.” intervenì Bakugou; Kirishima continuò: “Dobbiamo prendere l’autobus, o non riusciremo a vedere il film.”
Con riluttanza il resto del gruppo annuì e quando dopo pochi minuti il mezzo si fermò davanti alla pensilina i ragazzi salirono, arrivando al cinema circa 15 minuti dopo. Una volta arrivati a destinazione si misero in fila, chi per i popcorn, patatine, bevande o caramelle, aspettando che la sala dove sarebbe avvenuta la proiezione aprisse.
“Deku-kun, ci sei??” Sentirono Uraraka al telefono; “Stai arrivando? Sembri di corsa… in che senso più o meno? … Ok, ciao.”
Il gruppo la guardò con sguardo interrogativo.
“Ci raggiunge, almeno credo, non ho avuto molto tempo per capire dove fosse o altro.”
Una volta terminata la fila per il cibo, i ragazzi videro entrare di corsa l’amico, coperto da un impermeabile verde pastello, che tentava di prendere fiato mentre si guardava intorno, alla ricerca dei suoi compagni. Vide Kirishima e Kaminari agitare le braccia e li raggiunse. “Eccoti, che fine hai fatto?"
Deku respirò affannosamente, per poi rispondere: “Potrei essermi addormentato e ho fatto una corsa per raggiungervi.”
“Una corsa? Ma sta diluviando! Poi come hai fatto a metterci così poco?” Disse Uraraka. “Potrei aver usato il mio quirk per arrivare in tempo, d’altronde sui tetti dei palazzi non c’è molto traffico.” I ragazzi lo guardarono attoniti.
“Tu sei proprio scemo. Comunque la sala è aperta, andiamo” notò Bakugou. Si diressero verso la fila per entrare e fecero controllare i biglietti.
“Scusa se ho fatto tardi, ecco il tuo biglietto” Deku lo porse al ragazzo accanto a lui, che lo prese.
“Pensavo ci bidonassi, dopo avermi anche costretto a venire.” gli disse l’altro.
“Hey! Sai che non lo farei mai, poi nessuno ti ha obbligato Kacchan.”
“Mh, come no.”
“Ti ho solo leggermente condizionato a venire, non è obbligare.”
“Convinto tu.” Katsuki vide il ragazzo osservare il grande recipiente di popcorn che teneva in mano. “Li ho presi anche per te, se ti va.”
“Davvero? Grazie, Kacchan.” Deku lo guardò sorridendo.
“È il minimo, mi hai preso il biglietto.”
“Aspetta un attimo, non dicevi qualche attimo fa che ti ho costretto a venire?”
“Oh mio dio! Stai zitto una buona volta, prima che me penta e torni a casa.” Deku allungò la mano per prendere una manciata di popcorn, ma il biondo lo fermò spostandogli la mano.
“È vietato mangiarli prima che inizi il film. Altrimenti me li finisci solo durante la pubblicità.”
Il ragazzo sbuffò, “Sei proprio noioso.”
Il gruppetto entrò poi in sala, Deku si sedette tra Bakugou e Todoroki, alla cui sinistra c’era Uraraka, mentre alla destra del secondo ragazzo erano accomodati rispettivamente Kirishima e Kaminari.
“Sono troppo entusiasta di vedere il film, ho letto un sacco di teorie al riguardo” esordì Deku. “Ti sei già spoilerato tutto in pratica” gli disse Bakugou.
“No! Cioè, solo un po’, ma perché ero troppo curioso. Dicono che sia una sorta di opera riassuntiva di tutti i lavori di Miyazaki, con rimandi ad altri progetti e alla sua vita.”
“E alla morte” aggiunse il biondo.
“Mh?”
“È uno dei temi che compare nel film.”
“Allora hai letto qualcosa anche tu?”
“Che c’è, pensavi di essere l’unico curioso?” I due ragazzi continuarono a confrontarsi su varie teorie fino a quando le luci non si spensero ed iniziò il film. Bakugou porse il secchio di popcorn a Deku, posizionandolo sul suo grembo e si appoggiò sul bracciolo tra lui ed il ragazzo, che rispose mormorando un “Grazie”.
Col proseguire del film, Deku continuò a fare alcuni commenti ed osservazioni su particolari scene ed accadimenti, sul loro significato, blaterando tra sé e sé, fino a quando la sua attenzione non fu distolta dal ragazzo alla sua sinistra.
“Midoriya, mi spiace interrompere le tue riflessioni, ma credo che stiano infastidendo le persone davanti.” Gli disse Todoroki, e subito notò delle occhiatacce dalla fila di fronte a loro. “Oh, sì, scusa, scusa, farò silenzio.” rispose imbarazzato.
“Evento più unico che raro.” commentò Bakugou.
“Sei proprio un cafone.” gli disse, ed in risposta il ragazzo si portò una mano al petto, fingendosi offeso. I due emisero una lieve risata, il che infastidì le persone attorno, che intimarono loro di fare silenzio.
Si guardarono, nel tentativo di reprimere un’altra risata. Il biondo fece segno all’altro di fare silenzio e gli sussurrò: “Altrimenti ci perdiamo il film” e rispose annuendo. I due tornarono a concentrarsi sulla proiezione, e tentarono allo stesso momento di prendere dei popcorn dal secchio; le loro mani si sfiorarono delicatamente, prima che potessero velocemente ritirarle. “Scusa” disse Deku.
“Tranquillo” gli rispose l’altro, evitando di incrociare il suo sguardo.
“Perché tanto imbarazzo? Ci siamo solo sfiorati, perdio. Datti un contegno, Katsuki” pensò.
Quando il film terminò e le luci si riaccesero, il gruppo si alzò lentamente, chi stiracchiandosi dopo essere stati seduti per tanto tempo, altri che commentavano la fine del film.
"L'ho trovato veramente brillante, pieno di significato, poi le animazioni sono così belle, non potrei stancarmene mai." disse Deku.
"Non sono sicuro di aver capito bene il finale sinceramente." si aggiunse poi Kaminari.
"No, ti prego, non dargli corda, potrebbe non finire più di parlare."
"Molto spiritoso Kacchan. Comunque..." ed iniziò a spiegare tutte le metafore e rimandi ad altre produzioni passate dello Studio Ghibli, mentre Kaminari lo guardava un po' confuso ed il gruppo ascoltava attentamente.
Uscirono dalla sala, dunque Uraraka si rivolse agli altri con un sorriso: "Beh, adesso che il film è finito che ne dite di andare all'arcade?"
"Grande idea!" esclamò Kirishima, entusiasta.
Il gruppo si diresse verso la sala giochi annessa al cinema, accolto dalle luci a neon un po' retró. Kaminari corse verso un simulatore di corsa di F1, subito proponendo una gara a Todoroki che, anche se riluttante, accettò la sfida con un mezzo sorriso, mentre gli altri si dividevano tra i vari giochi. Uraraka e Kirishima provarono la loro abilità a Pac Man Battle Royale, la versione multiplayer del classico gioco.
Bakugou si avvicinò alla Basketball Shooting game, il gioco con i canestri, osservando Deku con aria di sfida, che subito comprese la situazione e si avvicinò all'altro ragazzo.
"Pronto a perdere?" chiese, con fare competitivo.
"Ti piacerebbe" rispose il biondo.
Entrambi si posizionano davanti alle loro rispettive postazioni, la macchina si accese e i contatori iniziarono a lampeggiare. I palloni da basket comparvero, la sfida ebbe inizio.
Bakugou era rapido e deciso, le sue mani si muovevano con una velocità fulminea, con fare quasi sgarbato, ma che finiva per garantirgli comunque un canestro ad ogni tiro. Dall'altra parte Deku utilizzava una tecnica più fluida e controllata, concentrandosi sull'accuratezza. Ogni tiro era calcolato, il suo sguardo fisso sul canestro mentre rilasciava il pallone con un movimento preciso.
Il punteggio di entrambi aumentava rapidamente. Bakugou sorrideva con sicurezza mentre Deku rimase incentrato sul gioco, deciso a vincere.
A metà partita, i due erano quasi pari. Dopo un tiro, Deku si girò lievemente verso Bakugou, osservandone il volto concentrato, leggermente corrucciato, e le guance lievemente arrossate per lo sforzo. Subito tentò di dirottare di nuovo la sua attenzione sul gioco, ma fu preso alla sprovvista da un pallone diretto a tutta velocità verso di lui, che lo prese in pieno volto.
"Ow!" Si portò una mano al viso, coprendo un occhio che cominciò a lacrimare per l'impatto. "Cazzo Deku, stai bene?" Gli domandò il ragazzo con tono preoccupato.
"Merda, ho mancato il canestro ed il pallone è rimbalzato. Tutto ok?"
"Tranquillo Kacchan, sto bene, ho affrontato avversari peggiori di una palla da basket" disse ironico. Il resto dei loro amici si avvicinò per assicurarsi che fosse tutto a posto. Uraraka abbandonò la slot machine, la quale comunque non le aveva portato la fortuna sperata (nonostante gli altri ragazzi avessero provato a persuaderla che fosse in pratica una truffa legalizzata, aveva tentato la sorte con la bellezza di 1000 ¥), Todoroki li raggiunse, così come Kirishima e Kaminari che avevano terminato la sfida a Mortal Kombat. Deku li rassicurò che fosse tutto ok, d'altronde era solo un po' rosso in viso, non sembrava nulla di grave.
"Vuoi che ti vada a prendere del ghiaccio?" gli chiese Uraraka.
"No, grazie. Ora sto bene" gli sorrise in risposta. Il suo sguardo finì sul tabellone del gioco appena concluso: Bakugou lo aveva superato per pochi punti ed, ovviamente, non aveva avuto il tempo di recuperare qualche tiro.
"Che c'è? Sorpreso?" lo provocò il ragazzo.
"Hey, ma non è giusto! Voglio la rivincita."
"Scordatelo, ho vinto io, fattene una ragione." ribatté Bakugou.
"Mi avrai colpito di proposito come minimo."
"Sì, lo ammetto: non aspettavo altro che prendere in pieno quella faccia da schiaffi che ti ritrovi." Deku gli tirò un non così contenuto pugno sulla spalla, guardandolo male.
"Ok, chi vuole essere umiliato in una partita di bowling?" chiese Bakugou, catturando l'attenzione del gruppo, che rispose con entusiasmo. Ogni ragazzo prese le proprie scarpe da bowling, ridendo e scherzando mentre si preparavano.
Deku fece una smorfia, ricordando tutte le volte che era stato terribilmente scarso a questo gioco da bambino.
"Speriamo di non fare troppi tiri a vuoto." mormorò sottovoce. Bakugou ridacchiò, vedendolo pensieroso. "Non ti preoccupare, magari stavolta riuscirai a fare più di 20 punti.”
"È passato parecchio dall'ultima volta che mi hai visto giocare, magari sono migliorato, che ne sai." ribattè lui.
"Certo, immagino facesse parte dell'allenamento di All Might." replicò sarcastico Bakugou, al quale Midoriya rispose con una linguaccia.
"Molto maturo da parte tua, Deku."
"Basta che stavolta non mi colpisci in faccia con questa palla, oppure la userai di nuovo come strategia per vincere?"
"Non credo ne avrò bisogno contro di te, ma posso sempre usarla come tattica per zittirti."
I ragazzi cominciarono a giocare e la partita iniziò con Todoroki che, con calma a precisione, fece subito un impressionante strike, apparentemente con il minimo sforzo. Kirishima e Kaminari lo seguirono: Kirishima sfiorò lo spare, subito lamentandosi di aver mancato solo due birilli e Kaminari lanciò mancando completamente la mira e con troppa forza, facendo finire la palla nel canale ai bordi entrambe le volte.
"Vedo che hai una tecnica... interessante" commentò Todoroki con un sorriso divertito.
"Dai, Kaminari, cerca di non distruggere la pista!" scherzò Kirishima. Successivamente Uraraka riuscì a sfiorare il punteggio di Todoroki, mancando solamente un birillo dopo i due tiri. Seguì Bakugou che con un tiro deciso e vigoroso fece strike, terminando il turno con un sorriso compiaciuto. Quando fu il suo turno Deku prese un respiro profondo, afferrò la palla e si concentrò, ma il primo tiro andò a vuoto.
"Non preoccuparti Deku-kun, è solo un gioco!" Lo tranquillizzò Uraraka.
Todoroki si avvicinò a lui.
"Vuoi un po' di aiuto?" chiese, con tono calmo. A quel punto il ragazzo gli mostrò come impugnare meglio la palla e come mirare con più precisione, posizionandosi dietro a Midoriya. Gli appoggiò una mano sulla spalla. "Prova così" e guidò delicatamente la mano di Deku.
Gli occhi di Bakugou rimasero fissi sui due.
"Tutto bene Bakubro?" Kirishima lo distolse dai suoi pensieri.
"Sì, mi ero solo distratto."
Lui e Kaminari lo guardarono con aria interrogativa, per poi tornare a concentrarsi sulla partita.
Con il consiglio dell'amico, Deku lanciò di nuovo, riuscendo a colpire diversi birilli. Non era un strike, ma era decisamente meglio del primo tiro.
"Non male, Midoriya." disse Todoroki con un sorriso.
La partita continuò con alti e bassi per tutti. Uraraka riuscì a fare un paio di strike, sorprendendo tutti con la sua abilità nascosta. Kirishima e Kaminari continuavano a scherzare, cercando di distrarsi l’un l’altro durante i tiri, causando risultati piuttosto buffi.
Quando fu nuovamente il turno di Deku, lui cercò di ricordare i consigli di Todoroki. Con un po' di fortuna riuscì a fare un altro tiro decente ed a ogni turno riuscì a perfezionare sempre di più il lancio.
"Stai migliorando, Midoriya!" disse Kirishima.
“Non sei pessimo come ricordavo, o forse ti sono servite le ripetizioni” Bakugou si preparò per il suo turno. Con la foga che lo contraddistingueva, mirò ai birilli, ma il tiro fu impreciso e riuscì a colpirne solo tre. Deku non riuscì a trattenere una lieve risata, mentre l’altro ragazzo lo guardò male.
“Sai, alcune persone sanno effettivamente rendersi utili ed aiutare i propri amici in difficoltà.”
“E qual è il divertimento?” Il ragazzo tornò a concentrarsi sulla pista, terminando il suo turno mancando due birilli allo spare, imprecando tra sé e sé.
“Stai perdendo colpi Kacchan, non vorrai certo farmi vincere?”
“Vai a cagare, Deku” Bakugou finse di minacciarlo con una piccola esplosione.
Il gruppo continuò a giocare, avvicinandosi sempre più alla fine della partita. Prima dell’ultimo turno erano in ballo per la vittoria Bakugou e Todoroki, con i punteggi rispettivamente di 95 e 91, seguiti da Uraraka con 86 e Deku, che era riuscito a recuperare gli errori iniziali ed arrivare a 82 punti, poi Kirishima con 75 e Kaminari a 60 punti.
Nei tiri successivi la classifica non fu ribaltata, fino a che non fu il turno di Bakugou: Todoroki sfiorò lo spare, Kirishima riuscì ad accumulare qualche punto (purtroppo per lui, non a sufficienza per superare gli amici), mentre Kaminari si era arreso alla sua sorte, mirando a caso, più concentrato a divertirsi che altro; Uraraka fece un totale di 6 punti, mentre Bakugou riuscì ad abbattere tutti i birilli nei due tiri, guadagnando un tiro extra. Impugnò la palla e si mise in posizione, fece per tirare, ma sentì l’oggetto scivolargli dalle mani, ormai troppo sudate. La palla proseguì lentamente verso i birilli, facendone cadere solo uno, sfiorandolo.
“Che cazzo.” Sbuffò. “Beh, sono comunque in testa. Forza Deku, finiamo questa cosa, e tenta di non beccare i bordi anche stavolta.”
“Sei particolarmente simpatico oggi.” Il ragazzo impugnò la palla rosa shocking, si concentrò sulla mira. Per la prima volta nella partita la palla seguì la traiettoria desiderata, colpendo il triangolo di birilli esattamente al centro, facendoli cadere tutti.
“Strike!” Uraraka gli si avvicinò emozionata, dandogli il doppio cinque per congratularsi. I ragazzi si complimentarono con lui, e il turno continuò. Altri due tiri.
Nel suo secondo lancio, Deku ripeté il gesto con la stessa concentrazione e determinazione. Ancora una volta, la palla centrò tutti i birilli. Secondo strike.
"Non ci posso credere!" gridò Kaminari, ridendo e dando una pacca sulla schiena di Kirishima.
"Midoriya sta spaccando!" Lui annuì entusiasta.
"Vai così, Mido, sei grande!"
Arrivò il momento del tiro finale. Deku prese la palla e, con un ultimo respiro profondo, lanciò la palla. Questa rotolò perfettamente lungo la pista e, con un rumore appagante, abbatté tutti i birilli. Terzo strike.
"Tre strike di fila! Non ci posso credere!" esclamò Uraraka, abbracciando Deku.
Todoroki si avvicinò a loro. "Impressionante, Midoriya."
Deku guardò il tabellone dei punteggi. Aveva raggiunto lo score di 112, spodestando Bakugou dal primo posto. "Ho... vinto?" chiese incredulo.
Bakugou osservò il tabellone, con un'espressione mista di incredulità e avversione. "Ma che cazzo …?"
Deku sorrise timidamente. "Sembra che tu non sia poi così invincibile Kacchan. Forse non sono tanto male."
"Questa è pura fortuna!" sbottò Bakugou, ancora incredulo.
"Ma certo, Kacchan," rispose Deku con un leggero ghigno.
"Forse dovresti allenarti di più."
Bakugou lo guardò con un'espressione ostile, poi colpendolo con una gomitata nel fianco. “Ahia! Ma la smetti?”
“Dai, che drammatico, sono anche stato delicato.”
“Quanto può essere delicato un bisonte! Dai, non te la prendere. Almeno io ho vinto lealmente.” Lo provocò Deku.
“Ancora con questa storia? Ho detto che non l’ho fatto apposta! Ma devo dire che mi stai davvero tentando, vogliamo replicare l’incidente con la palla da bowling?”
I due continuarono a bisticciare mentre il resto del gruppo si cambiò le scarpe e si diressero tutti verso l’uscita. I ragazzi si incamminarono verso la fermata dell'autobus, euforici per la serata appena trascorsa. Uraraka parlava entusiasta con Todoroki di un nuovo film che sarebbe uscito di lì a poco visto tra le pubblicità nella sala, mentre Kaminari e Kirishima tentavano di fare innervosire Bakugou, ancora indispettito per la sconfitta.
Lui, camminando accanto a loro con le braccia incrociate, gli rispose seccato: “State mettendo a seria prova la mia pazienza, vi consiglio di piantarla."
I due, ormai immuni alle minacce del ragazzo, ignorarono gli avvertimenti dalla finta aria intimidatoria, continuando a importunare l’amico anche una volta saliti sul bus. Il mezzo li portò alla fermata più vicina al liceo in circa 20 minuti, con un lieve ritardo a causa del traffico, dopodichè scesero.
Arrivarono al dormitorio dopo pochi minuti di camminata, guidati dalla luce artificiale dei lampioni, e una volta giunti a destinazione si salutarono e si divisero nelle proprie stanze.
Bakugou rimase in cucina, versò dell’acqua nel bollitore per preparare un tè.
"Quindi è un pareggio.”
Il ragazzo attaccò la spina alla presa, senza girarsi. “Mh?”
“Siamo pari, tu hai vinto a basket, io a bowling. Serve uno spareggio.”
Bakugou aprì la scatola porta bustine di tè, cercandone uno non troppo forte, adatto alla sera. “È il tuo modo per chiedermi una sfida? Magari al Ground Beta, già che ci siamo.”
“Spiritoso. Comunque no, so che è già tardi rispetto al tuo coprifuoco.” L'altro ragazzo gli tirò contro una spugna, che lui prontamente prese al volo, poggiandola poi sul tavolo da cucina, avvicinandosi Bakugou.
“Dovrebbe uscire tra poco un film, Povere Creature; ce ne parlava prima Uraraka. Sarebbe carino andare, siccome non mi sembra tu te la sia passata così male stasera.”
“Scordatelo.” dopo qualche attimo versò l'acqua calda nella tazza, aggiunse un po’ di zucchero, facendo tintinnare il cucchiaino contro la ceramica.
“Devo ricordarti che sei in debito con me per i biglietti?”
“Mi stai ricattando per caso?” Bakugou bevve un sorso del tè, con lo sguardo fisso verso Deku.
“No, ovviamente.”
Il biondo alzò un sopracciglio.
“Okay, solo un pochino.” Gli sorrise, e Bakugou non poté fare a meno di notare che i suoi occhi sembravano brillare, come scintillanti smeraldi.
“Buonanotte Kacchan.”
“Notte Deku.”
