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Rating:
Archive Warning:
Category:
Fandom:
Language:
Italiano
Series:
Part 1 of Fuffachallenge 2026
Collections:
fuffachallenge 2026
Stats:
Published:
2026-01-30
Words:
1,056
Chapters:
1/1
Comments:
1
Kudos:
4
Hits:
5

fuffachallenge 2026 | 15: splendente

Summary:

Dormire poco e male dopo un tentativo di assassinio lascia ad Asfarad molto tempo per riflettere.

Work Text:

Il sole batte sulle inferriate della stanza di Asfarad come un folle che non tollera di essere chiuso fuori. Lui osserva, troppo stanco per alzarsi e tirare le tende.
Il dolore è uno spettro che gli traccia una linea fredda sulla gola, e per quanto lui tocchi ancora e ancora per assicurarsi che non ci sia nulla, non è sicuro che riuscirà mai a farla sparire dalla sua mente.
Cerca di riflettere. Che volto aveva il suo aggressore? Era uomo o donna? Alto? Pallido? Ma non riesce a rammentare: sebbene ogni altro dettaglio sia sgradevolmente limpido nella sua mente, l'aspetto di quella persona è sfocato e indistinto. Forse è il trauma, come dice Evraad, o forse è l'influenza dell'Uomo Senza Volto – e anche se Sevasli non l'ha detto, l'ha potuto leggere nella tensione del suo volto.
Ma che deve fare? Che deve fare, lui?
Non sa nemmeno che motivi abbia l'Uomo Senza Volto; non sa nemmeno, a dire il vero, se lui sia il bersaglio, un frammento di un piano o solo una vittima collaterale. La sua morte è così importante? O è solo un modo di scoraggiarlo dal cercare?
È bersaglio o è solo ostacolo?
La logica gli suggerisce che sia solo un ostacolo: per quanto abbia un ruolo politico, non è certo così grande. Chi potrebbe avere una tale ostilità nei confronti suoi, o della sua famiglia, da rendersi invisibile al tempo e alla veggenza? Non è un esperto, ma non è certo cosa semplice da ottenere.
Evraad gli dice che dev'essere paziente, mantenere la calma. Ma non è lui che può solo aspettare ed aspettare che altri gli portino notizie.
Un bussare sommesso alla porta lo fa trasalire.
Sevasli si affaccia, il volto tirato e gli occhi stanchi. Si guardano, sa che lei lo capisce: attendere è estenuante.
«È tornato», dice solo, lasciando la porta socchiusa.

***

Evraad è impolverato e ha l'aria stanca. Suo fratello è sempre stato pallido, ma ora sembra quasi scolorito dalla stanchezza. Odora di sudore e di sabbia del deserto.
«Cos'hai trovato?» gli chiede, con scarsa speranza. Suo fratello lo guarda, e negli occhi azzurri, chiari come il cielo estivo quando l'umidità sale dalla terra, c'è una rabbia controllata.
«Tracce», risponde in principio, prendendo il bicchiere che Sevasli gli porge e svuotandolo in un unico sorso. La ringrazia sottovoce. «Tracce di un vecchio complesso, un luogo di culto di qualche genere…»
«Delle Stelle?» chiede lei, il bicchiere ancora in mano, stretto come un'ancora. Evraad tende le labbra.
«Non sono sicuro.» Un momento di silenzio teso, che gli sembra non finire mai. È lui a romperlo.
«Che vuoi dire, Evraad? Per la Luna, sii chiaro!» Non vorrebbe scattare così, ma si scopre all'improvviso teso, nervoso, forse reso irritabile dalla stanchezza.
«C'erano scheletri all'interno, e non conosco culti che seppelliscano i propri morti dentro gli edifici», risponde lui, sciogliendo il fermaglio che gli stringe addosso la corta mantella grigia. «Qualcuno è stato ucciso lì dentro, o abbandonato lì quand'era già morto, e questa ipotesi mi sembra improbabile.» La mantella cade a terra col suo carico di sabbia. «Ma tutto il complesso era bruciato. Non è così antico… sembra vecchio di, non so: venti, trent'anni? Non parliamo di un secolo fa. Eppure nessuno ne sa nulla. Nessuna notizia, nessuno che abbia denunciato la cosa, o anche solo che se ne sia… lamentato? Preoccupato?»
«Troppo isolato?» mormora Sevasli, poggiando il bicchiere con mani tremanti. «Troppo… distante?»
«A meno di due ore dall'oasi più vicina, e nessuno ne sapeva nulla.» Scuote il capo, poi la guarda con dispiacere – un sentimento così sincero che Asfarad quasi si sorprende, perché non ha visto suo fratello essere sincero con molte persone, a volte nemmeno con lui. «Sevasli… temo che dovrò chiederti-»
«No», implora lei, impallidendo.
«Non vorrei chiederlo», ammette Evraad. «Ma non ho altre opzioni. È come se qualcuno avesse cancellato qualcosa… come se un frammento di storia fosse andato perduto. Solamente il Sole può portare la luce…» La paura negli occhi di Sevasli è tangibile.
«Non sei costretta», interviene Asfarad. «Anch'io vorrei sapere, ma non sei costretta. Non sei uno strumento da usare.» Incrocia lo sguardo di Evraad, neutro, in apparenza. Lo disapprova? O pensa che qualcuno debba essere “la voce del bene”, come ha detto altre volte? «Sei un'amica», dice invece, a voce alta per la prima volta, gli pare, «e devi agire secondo la tua coscienza, non quella di Evraad, o la mia.» Entrambi lo guardano sorpresi, o forse smarriti. Sì, molte cose sono rimaste non dette. Non ha mai detto a Evraad che lo invidia, né che gli vuole bene. Ma le confessioni sono finite, per oggi.
«Ci penserò», dice alla fine Sevasli, in un sospiro. «Va bene, Evraad? Ci penserò.» Lui sospira, le spalle accasciate. Sembra esausto.
«Evraad, vai a riposare», si trova a dire, anche se vorrebbe che restassero, che gli facessero compagnia e non lo abbandonassero solo coi suoi pensieri. «Sevasli, accompagnalo in camera sua, per favore… ho paura che si addormenti in corridoio.» Lei abbozza un sorriso, ma ha l'aria demoralizzata. Può solo immaginare come si senta, troppo spaventata per usare un dono che ha avuto fin dall'infanzia. «E poi… vai anche tu a riposare. Ci penserà Refarah a fare la guardia.» Sa che vorrebbero dirgli di no. Ma sono tutti stanchi, consumati dall'ansia, e devono riposare. Non ci sono state altre aggressioni, e comincia a chiedersi se non fosse, più che altro, un avvertimento.
L'idea lo rende irrequieto e arrabbiato.
Non vuole essere una creatura intimorita che si rifugia nelle proprie stanze. Non vuole essere una persona spaventata che rifugge dalla verità.
Ma non vuole nemmeno morire.
Nelle sue stanze, il sole splendente continua a scagliarsi contro le sbarre, come se volesse consumarle. Asfarad siede, osserva il modo in cui il metallo brilla, il modo in cui i fiori all'esterno sono incorniciati dalle volute delicate.
«Se voglio vivere», dice piano alla stanza vuota, o forse a sé stesso, «devo farmi più furbo.» Suo padre ha sempre detto che Evraad era il più astuto fra loro due… e aveva ragione, di sicuro. Ma se Asfarad ha qualcosa dalla sua parte, è la testardaggine, e una persona che può vedere il passato. E se non vuoi farti trovare da qualcuno che ha nascosto sé stesso, beh... ti basta cercare qualcuno che ha un buco a forma d'uomo nel proprio passato.

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