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Promise me
Mihawk sonnecchiava appoggiato su Yoru, accomodato tra le tante bare del cimitero della sua isola. Ogni tanto socchiudeva un occhio dorato per osservare il cielo e la luna.
"Ancora non riesco a crederci. Ho iniziato a parlare del nostro passato solo perché volevo capisse che sono un assassino, che un tempo uccidevo Marine, ma è stato lui a sorprendermi" pensò. "Sapevo che il ‘Rosso’ era nella ciurma di Roger, ma non che gli fosse così vicino. L’ho sempre battuto di poco come spadaccino, ma ho il fastidioso presentimento che quel maledetto non abbia mai fatto sul serio".
Si leccò le labbra e il canino azzurro. "Per il mio onore di spadaccino non posso scoprirlo mettendolo adesso alle strette. Senza un braccio è evidente la disparità".
Arricciò il naso e chiuse gli occhi, una venuzza gli pulsava alla tempia.
Gli avevo solo portato l’ultima taglia di Zoro, non avrei voluto sentire quei discorsi assurdi.
Si grattò l’orecchio fino ad arrossarlo.
"Ci siamo detti addio tante volte, ma… Erano gentili come arrivederci. Sapevo che le nostre strade si sarebbero incrociate. Invece, questa volta, ogni cosa che ci dicevamo sembravano puzzare di morte. Come se chiudendo gli occhi, riaprendoli, non avrei mai più trovato il ‘Rosso’".
Benn fece una smorfia, scrollando le spalle.
«Lo sai che il Capitano ti avrebbe accolto tra noi a braccia aperte» si lamentò, inspirando il sigaro. «Ti avrebbe creato una stanza insonorizzata, con un letto morbido e ogni confort».
«Ero un capitano anche io ricordò Mihawk, inarcando un sopracciglio.
Benn digrignò i denti. «Tu sei un cane del governo».
«… E perché dovrebbe volermi tra i suoi?».
Shanks s’inserì, con un largo sorriso. «Così se muoio ti occupi del mio Benn» spiegò. «I Vice tendono a deprimersi e le ciurme a disperdersi se il Capitano muore».
Mihawk rabbrividì al ricordo di quelle parole.
"Fortunatamente abbiamo parlato quasi tutto il tempo dei ‘ragazzi’.
Non capisco perché quell’idiota si nasconde alla ciurma di Cappello di Paglia. Lui è un bambino affamato d’affetto, ma anche un uomo attento che vuole bene al giovane Rufy. Perché lo evita?".
Shanks aveva il viso piegato in una smorfia melanconica.
«Non posso essere un peso per la Nuova Era e… quel ragazzo mi legge dentro troppo bene». Si portò il boccale alle labbra e sorseggiò. «Ci sono cose che non voglio ci legga».
Si concentrò sull’odore di Shanks: sale marino, sole e rhum invecchiato.
Al suo posto nella mente balenò il puzzo di fiori marci e l’immagine di Teach.
"Il ‘Rosso’ si è incupito quando gli ho parlato di quel maledetto" pensò. "Entrato di recente tra noi ‘sette’, è evidente che vuole solo abbastanza potere per essere nominato nobile. Forse punta perfino al trono".
Si grattò il sopracciglio ed espirò dalle narici, il battito cardiaco accelerato.
"Quando gli ho detto che sta fortificando un’isola per renderla il suo regno, mi ha implorato di stargli lontano e ha voluto la sicurezza che non fosse situata vicino alla mia.
Se non sapessi che è impossibile, direi che ho visto il terrore sul suo viso". Giocherellò con Kogatana, la croce d’oro alla pesante collana che indossava.
Shanks cercò il suo sguardo e indurì l’espressione, incrinando la maschera di indifferenza dello spadaccino.
«Non fargli capire cosa saresti disposto a fare per i tuoi ‘cuccioli’» ringhiò. «Non lasciare che si avvicinino a Zoro e Perona».
I suoi muscoli vibravano sotto la camicia bianca sbottonata.
«Ascoltami» lo implorò.
Mihawk annuì. «Starò lontano da quel maledetto, non ho nessuna intenzione di mescolarmi a gente come lui».
Pensò al Jolly Roger di Barbanera: tre teschi su otto ossa. Rabbrividì pensando alla sua risata: «Zehahaha».
La mano di Mihawk andò all’elsa della spada nera e la estrasse. La paura che aveva visto nel ‘Rosso’ gli bruciava nelle vene.
Cercò di placarsi. Shanks si era abbracciato a Benn, il contatto tattile lo rilassava e Mihawk digrignò i denti.
"Non sono geloso di Beckman. Posso toccare il ‘Rosso’ quando voglio… e sono io a non volerlo qui".
Espirò rumorosamente dalle narici e faticò a posare l’arma.
Si udivano le scimmie in lontananza che facevano dei versi acuti e Mihawk si costrinse ad alzarsi per accendere un falò, con una ruga sulla fronte.
Il fuoco rosso come i capelli di Shanks glielo fecero vedere tra le fiamme. Lo immaginò seduto in un angolo.
Shanks gli aveva afferrato il polso e lo aveva tirato indietro.
Mihawk, la sua voce era roca.
Mihawk si fermò a fissarlo confuso.
«Mi devi fare una promessa gli venne detto con voce seria. Qualsiasi cosa accada nei prossimi mesi, promettimi che non dimenticherai i nostri momenti. Sia quelli in cui abbiamo riso o abbiamo fatto l’amore, che quelli amari come quando ho perso il braccio.
Sei sempre stato assurdo, ma questa richiesta è incomprensibile» borbottò.
Shanks continuò: «Promettimi che ricorderai a noi e che quei momenti nella tua mente non saranno confusi, ma brillanti e colorati».
Vide il fuoco divorare la legna. "Mi sento come se tutto quello che resta di noi stesse già scomparendo adesso. Che diamine sta succedendo?".
Digrignò i denti, il petto gonfio. "Come se il tuo Vice potesse sopravvivere senza di te. Come se io potessi sopravvivere senza essere il miglior spadaccino, quando Zoro mi sconfiggerà".
«Promettimi». Gli sembrò che lo Shanks tra le fiamme gli stesse facendo la nuova richiesta.
Mihawk si nascose il viso tra le mani e sospirò. "Che mi succede? Perché questa notte la tua assenza mi sta uccidendo?".
