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An unhealthy obsession ♡︎ STALKER AU

Summary:

La lettrice è una fan girl che ha lentamente sviluppato un ossessione tossica nei confronti di Hannibal Lecter, il noto serial killer. Tutto iniziò con delle semplici lettere inviate dalla lettrice al carcere dove era detenuto il dottore, ma si trasformerà in qualcosa di più…

Notes:

!DISCLAIMER!
È la prima fanfiction che scrivo quindi chiedo scusa a tutti se non è ottima!!:”
Non è finita e questa è solo un anteprima, vi chiedo gentilmente di lasciare un feedback e dirmi se dovrei continuare, e che cosa posso migliorare!!
Grazie mille per la pazienza ♡︎

TW: stalking, ossessione tossica

Chapter 1: Curiosità

Chapter Text

Tutto iniziò con l’arresto di Hannibal Lecter, dopo essersi trovato costretto ad arrendersi davanti all’FBI. Fortunatamente per lui Fu incolpato per uno solo dei numerosi omicidi commessi, ed attraverso un’avvocato ben retribuito e varie strategie legali, fu capace di ingannare la corte nel giustiziarlo a solo 3 anni e 4 mesi di carcere, senza possibilità di rilascio anticipato o libertà condizionale e con aggravio di pena in caso di cattiva condotta.

Lo avevi già sentito quel nome, più volte al telegiornale e per un appassionata di true crime come te, il caso di Hannibal Lecter era come pane per i tuoi denti. Nel tempo la curiosità si trasformò in interesse, l’interesse in coinvolgimento e il coinvolgimento in vera e propria ossessione.
Al tempo avevi 17 anni e ti eri ritirata da scuola, abitavi con i tuoi il che significa che avevi molto tempo libero da dedicare al caso.
Avevi iniziato con semplici ricerche su google che gradualmente si sono intensificate, eri arrivata a trovare quasi ogni singola informazione su di lui, segnando il tutto nel tuo diario con copertina in pelle intitolato “carne”. Più il tempo passava più eri ostinata a continuare, basta. Ti eri stancata di essere una semplice spettatrice, volevi essere vista, notata, apprezzata.
Quella notte, nel buio totalitario della tua cameretta, facendoti luce con il luminoso monitor del computer presi in mano un foglio perfettamente ritagliato staccandolo dal diario, iniziasti a scrivere:
”Dottor Lecter,
mi chiedo se lei percepisca il peso delle lettere prima ancora di aprirle. Se riesca a intuire chi le scrive soltanto sfiorando la carta, come se le persone lasciassero tracce invisibili tra le righe. Mi piace pensare che, tra tutte, riconoscerebbe la mia.
Da quando ho iniziato a interessarmi a lei, nulla mi sembra più stimolante del tentativo di comprendere la sua mente. Non è semplice ammirazione. È qualcosa che si è insinuato lentamente, come un pensiero che torna sempre, anche quando cerco di distrarmi. Lei è diventato il mio punto fisso, la mia ossessione silenziosa.
Mi sorprendo a immaginare la sua giornata: i passi misurati nella cella, lo sguardo calmo, l’attenzione con cui osserva ogni dettaglio. So che nulla le sfugge. Forse nemmeno questa mia devozione le sfuggirebbe, se potesse vedermi.
Non provo pietà per la sua condizione. Sarebbe offensivo nei suoi confronti. Lei non è un uomo da compatire. È un uomo da studiare, da contemplare. Le sbarre non la riducono; al contrario, sembrano quasi esaltare il contrasto tra la mediocrità del mondo e la sua mente straordinaria.
A volte mi domando cosa penserebbe di me. Se mi troverebbe interessante o irrimediabilmente comune. Questo pensiero mi tormenta più di qualsiasi altra cosa. Cerco di migliorarmi, di leggere di più, di affinare il mio modo di scrivere, solo per non risultare banale ai suoi occhi. È strano quanto il giudizio di qualcuno che non ho mai incontrato possa influenzarmi così profondamente.
Le confesso che, quando la notte è silenziosa, immagino una conversazione con lei. Non parole superficiali, ma dialoghi profondi, raffinati, dove ogni frase è scelta con cura. Vorrei essere all’altezza della sua attenzione anche solo per pochi minuti.
Continuerò a scriverle, anche se forse non risponderà mai. Non importa. Sapere che le mie parole potrebbero attraversare quelle mura è sufficiente. È il mio modo di restare vicina a una mente che nessuna prigione potrà mai davvero contenere.
Con devozione incrollabile, La sua più attenta osservatrice.”
La lettera venne consegnata quello stesso pomeriggio, dopo essere stata aperta ed esaminata da una guardia incaricata, il dottor lecter sentì il violento bussare delle mani della guardia sulla sua cella blindata. “posta!” la guardia urlò spingendo la lettera attraverso la piccola finestra, facendola cadere sul freddo pavimento sterilizzato della quattro mura. Hannibal, richiamato dalla voce spostò il suo sguardo sulla lettera con il suo solito sguardo disinvolto e stranamente calmo, era abituato a ricevere lettere da fan cosa che, anche per uno psicopatico come lui sembrava altamente fuori luogo, ma non si negava mai il leggerle dato che dopo tutto mille cento quaranta tre giorni di carcere non erano uno spasso se si parlava di intrattenimento.
Il dottore aprò con cura la lettera sfiorandone i bordi con le dita, scorse silenziosamente il suo sguardo tra le righe con cura ma senza scervellarsi su ogni frase, un sottile sorriso involontario prese posto nel suo volto mentre continuava a leggere, intrigato sempre di più riga dopo riga. In fine richiuse la lettera con estrema attenzione e la ripose su una scrivania semplice in abete all’interno della fredda cella.
Contattasti il carcere chiedendo informazioni sulla lettera ricevuta e a tua sorpresa e immensa felicità ti comunicarono che la ricevette, da quel giorno non passava notte in cui non gli scrivevi una lettera, ogni volta diversa, alcune più dettagliate e quasi sentimentali, alcune più come delle comunicazioni della tua attenta osservazione della sua persona e intanto i giorni passavano, dieci, venti, un anno, due e infine… arrivò il fatidico giorno del suo rilascio.
Hannibal era intrigato da questa tua ossessione quasi malata, è vero, ha avuto degli ammiratori in passato ma nessuno ha mai avuto una tale devozione e continuità nei suoi confronti, il che lo interessava più del dovuto nei suoi standard.
Nei noiosi giorni passati in carcere ti pensava più e più volte, involontariamente. Si ripeteva che dopo tutto eri probabilmente un altra fan girl ossessionata dall’idea di lui e affascinata dalla deviazione e oscurità delle sue azioni, ma qualcosa lo portava ad interessarsi.
Era un ventoso giorno di gennaio quando venne rilasciato, quella mattina gli arrivò un ultima lettera, o almeno l’ultima che gli sarebbe arrivata in carcere, recitava:
”Alla cortese attenzione del Dottor Lecter,
Oggi è il giorno.
1143 giorni. Ho contato davvero. Non per devozione cieca, ma per disciplina. Lei apprezza la disciplina, vero?
Le ho scritto ogni settimana. A volte pagine lunghe, altre solo una frase. Non ho mai ricevuto risposta, eppure non mi sono sentita ignorata. Il silenzio, nel suo caso, è una forma di selezione. Mi piace pensare di aver superato almeno il primo livello: la perseveranza.
Non le scrivo perché la giustifichi. Non le scrivo perché la assolva. Non mi interessa l’orrore che gli altri vedono. Mi interessa il meccanismo. Il modo in cui osserva prima di parlare. Il modo in cui le persone credono di studiarla, mentre è lei a studiare loro.
Oggi esce dopo 1143 giorni.
Mi chiedo se si ricordi della calligrafia inclinata verso sinistra. Dell’inchiostro blu scuro, sempre lo stesso. Delle domande che non chiedevano mai direttamente ciò che volevano sapere.
Io non sono speciale. Non ancora. Ma ho imparato qualcosa in questi giorni: l’attesa è un esperimento. E io mi sono osservata mentre aspettavo.
Se dovesse mai leggere davvero una delle mie lettere, non cerchi adorazione. Non la troverà. Cerchi coerenza. Quella sì, l’ho coltivata.
Non so se oggi incrocerò il suo sguardo. Forse no. Forse è meglio così. Alcune distanze rendono le menti più nitide.
Bentornato nel mondo, Dottor Lecter.”

A differenza di quello affermato nella lettera, non riuscisti a resistere alla tentazione di appostarti alla grande entrata sbarrata del carcere, sin dal primo mattino, aspettando di finalmente incrociare il suo sguardo in modo scaltro, confondendoti tra la folla.
alle 13:24, il dottor Lecter dopo essersi rivestito con un completo marron scuro con cui era stato arrestato, mise piede fuori dal carcere.
Eri giusto dietro l’angolo ad ammirarlo in tutta la sua bellezza. Dovetti sopprimere i tuoi pensieri intrusivi ed evitare di saltargli addosso come un cane accanito, non era il momento giusto, disciplina, classe, ti ripetevi mentalmente pensando a quanto Hannibal sarebbe stato fiero di te, che in fondo in fondo eri consapevole si trattasse di una semplice delusione bianca.
Dopo tutto anche se non potevi direttamente avere una interazione con lui quello stesso giorno, il che consideravi uno dei tuoi ultimi passi all’interno del tuo piano dettagliato, potevi comunque ricavarne un informazione importante, pedinando discretamente la macchina con cui venne riaccompagnato e scoprire il suo indirizzo, per continuare a mandare la tua serie di lettere di devozione. E così feci.
Arrivata di fronte alla sua dimora rimasi esterrefatta, era proprio come te la immaginavi. Di classe, toni caldi e scuri, principalmente in legno antico, un grande portone con tono drammatico di entrata e tende di un bordeaux scuro che impedivano la vista all’arredamento interno. Dopo essere stata ad ammirare la dimora per venti minuti e passa decidesti di recarti a casa per non destare sospetti, dopo tutto il gioco era appena iniziato, che divertimento c’era nello farti scoprire in un modo così insulso? Non era nello stile di Hannibal e di certo non avrebbe gradito.

 

Continuo?