Work Text:
Era un fatto ormai noto non solo in casa Periwinkle ma in tutto il villaggio, che Pervinca Periwinkle non amasse la primavera. Non per strani o arcani motivi, intendiamoci, ma perché la primavera portava con sé non solo il cambio dell’armadio, ma anche le tanto temute quanto famose Pulizie di Primavera. Negli anni, le responsabilità delle gemelle si erano espanse fino ad includere la Stanza degli Incantesimi (sotto stretta supervisione di Tomelilla) e perfino il giardino.
“Ma zia, il giardino è un giardino! Dovrà pure restare un po’ selvatico, no? Che lo puliamo a fare, mica ci abitiamo dentro,” tentava invano di smuovere sua zia, mentre Vaniglia svolazzava felice e contenta fra gli alberi e staccava i rametti morti. Che lo facessero pulire a lei, il giardino. E la Stanza degli Incantesimi. E la loro camera. E la cucina. Praticamente tutte le aree della casa che non erano strettamente proibite, ovvero la serra e lo studio di Cicero. Guai a toccare lo studio di Cicero.
Invano era stato provato da tutti, a turno, a instillare un po’ di amore e voglia di pulito in quella bambina, ora ragazza, ribelle. La povera Dalia le aveva provate tutte prima di gettare la spugna in mano al marito, che a lungo aveva discusso con la sua figlia favorita prima di implorare Tomelilla di parlarle o farle qualche incantesimo, qualsiasi cosa che potesse far regnare l’ordine nella sua metà di camera. Anche Felì, piccola ma tenace, aveva insistito, minacciato, lodato, tentato in tutti i modi di convincere Pervinca. Di solito funzionava per un giorno o due. Se, come ultima risorsa, Vaniglia le chiedeva gentilmente se non potesse mettere un po’ a posto prima che arrivassero degli amici, allora forse Pervinca riusciva a reggere una settimana intera prima di ripiombare nel caos.
L’unica persona che era mai riuscita a far pulire e riordinare Pervinca Periwinkle di sua volontà era, e ancora rimane, Grisam Burdock, il coraggiosissimo mago del Buio che si era azzardato di innamorarsi della ragazza più difficile da corteggiare di tutta la valle (salvo forse Scarlet Pimpernel, ma quella è un'altra storia).
Da qualche anno a questa parte, Grisam era diventato ospite d’onore in casa Periwinkle durante i tre giorni di pulizie di primavera, pianificati in modo da non coincidere con quelli di casa Burdock, ai quali Pervinca partecipava con molto più piacere, forse per via della quantità di dolcetti serviti ad ogni pausa.
E così, da qualche anno a questa parte, la risposta ad ogni lamentela da parte di Pervinca era diventata, “Guarda che fra poco arriva Grisam,” oppure, “Grisam è in cucina, che faccio, lo vado a chiamare?” con tanto di risate e sguardi divertiti. E poi si chiedevano perché Pervinca avesse fatto così tanta fatica ad ammettere i suoi sentimenti. La gente scopre che hai un fidanzato e all’improvviso tutti usano questo fatto contro di te. Bah. Almeno Grisam aveva l’accortezza di essere extra carino e gentile con lei, portando frittelle al cioccolato a volontà e regalandole un bacio di nascosto ad ogni stanza nuovamente brillante.
Ispirata da sua sorella, anche Vaniglia aveva provato ad invitare Jim, ma si era rivelato una tale distrazione che entrambi erano convenuti del fatto che forse fosse meglio se rimanessero separati, per quei tre giorni.
La sera dell’ultimo giorno, Pervinca stava tirando fuori tutti i vestiti leggeri ed estivi, decidendo insieme a Grisam e a sua sorella quali tenere e quali, finalmente, buttare.
Tirando su una maglietta a fiorellini gialli su tessuto crema tutta stropicciata, Pervinca storse il naso. “Perché ce l’ho ancora nell’armadio?” si chiese a voce alta prima di lanciarla sulla pila di vestiti da dare via.
“Nooo, quella mi piace tantissimo!” Intervenne pronta Vaniglia, mollando la gonna che stava rimirando per salvare la maglietta. “Mettila nel tuo di armadio, allora,” commentò Pervinca.
Il prossimo indumento da ispezionare era un vestitino leggero di cotone, semplice e pratico, con dei fiocchetti sulle maniche. Lo sguardo di Pervinca si era già volto sulla montagna di vestiti per terra, considerando se volesse veramente tenere questo vestito fronzoluto, quando Grisam disse, “Aspetta, quello tienilo. Ti sta bene, ed è molto pratico.” Pervinca sbuffò, ma lo lanciò sul letto senza ulteriori commenti, e senza assolutamente che le sue guance arrossissero.
Vaniglia lanciò un sorriso grato a Grisam. Pervinca aveva la brutta abitudine di voler buttare o dare via i vestiti- e gran quantità delle sue cose- troppo in fretta. Invece Vaniglia non voleva mai buttare via niente, e così, in due, più o meno riuscivano a mantenere un buon equilibrio. E infatti…
“Vì, che dici, secondo me mi stanno ancora?” Chiese mostrandole un paio di pantaloncini talmente piccoli e striminziti che sua sorella scoppiò a ridere. “Magari se torni indietro di cinque anni potrebbero anche entrare!” Vaniglia mise il broncio e salutò per sempre i tanto amati pantaloncini.
Fra chiacchiere, risate, e indumenti riscoperti, il pomeriggio passò in allegra compagnia e, per l’ora di cena, tutto era riordinato e pulito. Anche la metà di Pervinca.
Sebbene la cena fosse assolutamente deliziosa, preparata con tanto amore da mamma Dalia come premio per il duro lavoro di tutti quanti, Pervinca scalpitava, impaziente di uscire a respirare un po’ di aria fresca e finalmente spiccare il volo. Nonostante fosse un ospite modello, era chiaro a tutti che anche Grisam fremeva dalla voglia di avere un momento con la sua fidanzata e cosí, finito il dolce, Dalia disse, “Andate pure, ci pensiamo noi a mettere a posto.” Cicero fece l’occhiolino, cosa che Pervinca trovò terribilmente mortificante, mentre Tomelilla non offrí altro che uno dei suoi enigmatici sorrisi. Vaniglia li salutò con la manina, già pensando a quando avrebbe rivisto il suo Jim.
I due innamorati si congedarono dalla tavola, e Grisam si guardò bene dall’offrirle la mano prima di essere al sicuro da sguardi curiosi. Ví non era mai stata una per le effusioni in pubblico (e nemmeno troppo in privato), ma a Grisam piaceva cosí, e rendeva ogni bacio e ogni gesto ancora più dolce.
Si erano persi il tramonto, ma dal pallore del crepuscolo spuntava la forma tonda e luminosa della luna. Rimasero fermi a contemplarla per qualche minuto, mano nella mano, gioendo l’uno della presenza dell’altra, finché…i loro piedi non diventarono leggeri e insieme presero la rincorsa (anche se non serviva, semplicemente per il gusto di farlo) e spiccarono il volo.
Volarono fino alla spiaggia di Arran, prima uno accanto all’altra, poi tracciando vorticose spirali nella notte, scendendo in picchiata con l’aria che fischiava nelle orecchie e soffiava sulle guance, per poi risalire come saette, ridendo come matti. A Vaniglia, e molto probabilmente anche a Flox, sarebbe venuto un bel colpo a volare in maniera cosí spericolata, ma Grisam era sempre pronto a fare la gara con lei per vedere chi arrivava più in basso o chi avrebbe raggiunto la spiaggia per primo. La loro era una competizione di prim’ordine, e poteva comportare baci per distrarre o mosse poco sportive quali afferrare caviglie e tirare il povero malcapitato indietro di qualche metro, cosa che Grisam fece per evitare che Pervinca arrivasse prima di lui. Naturalmente la strega si ribellò, facendoli cadere entrambi sulla morbida sabbia della spiaggia e rotolare qualche giro, senza mai smettere di sorridere.
Per fortuna era una sera come le altre, ancora troppo fresca per attirare i bambini a giocare o gli uomini a bere insieme, e la spiaggia era pressoché deserta. Gli sguardi che Ví dava a Grisam in questi momenti erano troppo preziosi per essere condivisi.
Dopo aver tentato invano di scrollarsi la sabbia dai vestiti, si sedettero su una roccia solitaria. Con un sorrisetto divertito, Grisam disse, “Non sapevo ti truccassi.”
“Infatti non lo faccio,” rispose pronta Pervinca.
“Il rossetto di tua sorella mi ha detto tutt’altro,” ribatté Grisam, quasi ridendo. A quello c’era poco da ribattere. Gli oggetti non mentono.
Piccata, Pervinca sbuffò. Nonostante negli anni si fosse un po’ ammorbidita, cavarle un’emozione sincera dalla bocca rimaneva un’impresa. “E va bene, l’ho provato per vedere se mi sarebbe stato bene. Contento?”
Grisam fece finta di pensarci su. “Hm…no.” Pervinca incrociò le braccia. “Ah no?”
“No, perché non l’hai fatto vedere a me.”
Brontolando, Pervinca disse, “Beh, se avessi deciso che mi stava bene magari te l’avrei anche fatto vedere.”
Ormai abituato alla solita spinosità di Pervinca, Grisam rispose lesto, “Magari se l’avessi fatto vedere a me avresti deciso che ti stava bene.”
“Allora mettilo te questo santo rossetto se ti piace tanto.”
Per nulla intimidito, Grisam ribatté, “Se lo metto io prometti che lo farai anche tu?”
Pervinca lo incenerì ben bene con lo sguardo prima di accettare. “Affare fatto,” disse porgendogli una mano da stringere. Grisam l’afferrò e la tirò prontamente a sé, mormorando sulle sue labbra, “Non vedo l’ora,” prima di baciarla sotto la luce della luna e delle stelle, con lo sciabordio delle onde in sottofondo.
