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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2026-03-09
Completed:
2026-03-09
Words:
1,738
Chapters:
2/2
Kudos:
3
Hits:
85

The proud

Summary:

Bulma è gelosa di Vegeta.

Chapter Text

Cap.1 Incomprensioni

 

Il giovane Trunks entrò in casa, chiudendosi la porta alle spalle e, sfilatosi le scarpe, posò a terra anche la cartella. L’aveva lasciata cadere pesantemente e si sfilò la giacca, appendendola.

In lontananza sentiva delle urla.

Si avviò nell’immenso corridoio e urlò: “Mamma, papà, sono a casa”.

“Fratellone!”, si voltò riconoscendo la voce della sorellina. La bambinetta, dai capelli azzurri, allungò le mani verso di lui e si fece prendere in braccio.

Trunks le fece fare un giro in aria. “Ehy, Bra. Ciao principessina” la salutò. “Hai idea di cosa sta succedendo?”.

Bra negò con la testa. “Mamma e papà urlano”.

Con la piccola in braccio, Trunks raggiunse la cucina ed entrò. Cercò di salutare i genitori, ma i due si stavano urlando addosso.

Il robot stava cucinando con un grembiule addosso, mentre un altro stava portando sulla tavola da pranzo dei cestini colmi di frutta.

“Ciao, mamma…” cercò di attirare l’attenzione il ragazzino. Non ci riuscì, la madre aveva il viso arrossato per la rabbia.

Notando che la più piccola si stava agitando e scalciava, la portò in sala da pranzo. La accomodò sul suo seggiolone e si mise accanto a lei.

Vide che i robot stavano apparecchiando per tutta la famiglia con il pranzo, ma il cibo si raffreddava e i due genitori non la smettevano di bisticciare.

Sentì con sicurezza che Bulma aveva lanciato un cucchiaione di legno di quelli per il riso.

Trunks iniziò ad imboccare la sorellina.

“… Tu vuoi il divorzio…”.

“Veramente sei tu che hai preso il discorso!”.

“Ieri notte non sei rientrato. Tu e 18…”.

“Non ho intenzione di diventare un rammollito solo perché faccio il genitore a tempo pieno”.

“Mi stai dando della cattiva madre?!”.

Trunks pensò: «Stanno litigando per noi? A papà non piace occuparsi di noi?».

Bra notò che l’espressione del fratello si era fatta triste e fece una smorfia perplessa. Lasciò che il più grande continuasse ad imboccarla.

“Vegeta, non rompere. Sai benissimo…”.

“Io? Io dico solo la verità!”.

Trunks trasalì sentendo la piccola richiamarlo: “Fratellone?”. Le aveva dato da mangiare con movimenti meccanici e lo sguardo perso nel vuoto.

“Mnh?”.

“Tutto ok?”.

“Sì, perché?”.

“Emh…” la piccola indicò il piatto vuoto dentro cui il maggiore stava ancora scavando col cucchiaio. “… La pappa è finita”.

Trunks arrossì e, dandole ragione, si grattò la testa imbarazzato. Mangiò una mela, lasciando il proprio cibo nel piatto e riprese la piccola in braccio.

Vegeta notò che si stavano allontanando dal tavolo e provò a raggiungerli, ma le urla di Bulma lo richiamarono indietro.

“Donna, stai facendo tutto tu!” tuonò.

Trunks li osservò continuare a litigare e salì al piano di sopra. Lasciò la piccola nella sua stanzetta, dove iniziò a giocare con della frutta di plastica, e andò in camera sua.

Si chiuse in stanza per smettere di sentire Bulma che lanciava: piatti, posate e bicchieri.

Trunks si lasciò cadere sul letto fissando il soffitto ripensando alle parole del padre.

«Papà mi odia, ne sono sicuro! Per colpa nostra non può allenarsi e ha paura di diventare ‘rammollito’». Lacrime calde gli rigarono il viso. «Quando ero più piccolo mi ignorava sempre, passava il tempo ad allenarsi. Con sorellina sembrava cambiato, ma non era vero. Non gli frega niente di noi!».

Continuò a piangere fino ad addormentarsi.

“…Nostro figlio non ha neanche mangiato!”.

“Perché non mi hai detto che era tornato? Io non le percepisco le auree”.

“Perché se stessi zitta…”.

“Smettila di urlare che lo spaventi!”.

“Tsk, come se urlassi solo io!”.

“MUOVITI AD ANDARE A VEDERE COME STA TUO FIGLIO, SCIMMIONE SENZA CERVELLO!” ordinò Bulma furiosa.

Vegeta obbedì, ma nell’andarsene, le sbraitò contro: “Non vorrei il divorzio solo perché non voglio perdere vitto e alloggio!”.

Raggiunta la stanza del figlio bussò, non ricevendo risposta iniziò a colpire in modo più violento. “Trunks, muoviti ad aprire”.

Nessuno rispose ed entrò. Notò che il figlio si era addormentato e, avvicinandoglisi, che aveva le guance umide di lacrime.

Roso dai sensi di colpa, girovagò nella stanza fino a trovare un quadernetto verde lasciato sul bordo del letto con una matita.

Lo sfogliò, impallidì riconoscendo un disegno che ricordava Majinbu.

“Caro diario,” lesse. “Avevo promesso a me stesso di non dirlo a nessuno, ma a te posso… Ieri, mio padre mi ha abbracciato! Si, il mio papà è uno che non si perde in simili “smancerie” eppure ieri mi ha abbracciato e mi ha chiesto scusa. Poi è morto, ma ora è vivo…”.

Vegeta sfogliò le pagine andando avanti.

“Papà non è venuto alla recita…

Dovevo aspettarmelo da lui, credo. Non gli interessa niente di ciò che mi riguarda, tranne quando batto Goten, ovviamente. Lui si allena sempre…”.

Vegeta, sentendosi ferito, cambiò di nuovo pagina.

Ho una sorellina! …

Papà l’ha presa in braccio, sono geloso, con me non l’ha mai fatto! Sono sicuro che vuole più bene a quella lì!”.

In più pagine trovò scritto:

“Papà non mi vuole bene” o “Papà vuole più bene a Bra” o  ancora “Papà se ne frega di me”, ma a un certo punto iniziò a comparire “Papà non ci vuole bene” o “Me ne occupo io di Bra se a papà non interessa”. Le sfogliava velocemente, con gli occhi che gli bruciavano andò all’ultima pagina.

Riportava la data di quel giorno.

“Caro diario,

avevo ragione a non essere più geloso di Bra. A papà non importa di ‘noi’.

Siamo quasi scoppiati a piangere e non se n’è neanche accorto. Fa sempre piangere la mamma e lei urla che se vuole andare. Perciò deve essere vero.

Vuole quella cosa chiamata “divorzio” e lasciarci per tornare ad allenarsi nello spazio.

O ci ignora, o ci rimprovera o ci urla addosso.

Non lo sopporto…”.

Vegeta rilesse più volte quelle parole, stupendosi di come ogni volta gli facessero sempre più male. Si sentiva un padre incompetente.

Posò il diario dove lo aveva trovato, guardando il ragazzino che nell’incoscienza si girava e rigirava. Lo sentì starnutire e lo coprì con la coperta.

“A me importa di voi più che di qualsiasi altra cosa” gli disse all’orecchio, allontanandosi.

Trunks, senza svegliarsi, smise di agitarsi e sorrise nel sonno.