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Power or No Power | Marcaniel

Summary:

Dopo l'attacco akuma di Chrysalis, che ha approfittato della disapprovazione della madre di Nathaniel nei confronti dei sentimenti del figlio, lui e Marc si trovano a dover combattere la difficoltà più grande: il primo amore.

Notes:

Disclaimer: questa one-shot si svolge subito dopo la scena finale dell'episodio 6x08 "The Ruler". La visione è consigliata ma la Fanfiction è tranquillamente leggibile anche singolarmente.

Enjoy!

Work Text:

Il peso dei ragazzi piegava il materasso in una curva morbida come la luce che filtrava dalla finestra dietro di loro. Il Sole che tramontava baciava le guance di Nathaniel che continuava a giocherellare distrattamente con la spallina della salopette mentre Marc, al suo fianco, si torceva le dita guidato da una strana sensazione a metà tra il panico e l'angoscia. Entrambi parevano in attesa che fosse l'altro a parlare, l'indugio che volteggiava tra le particelle di pulviscolo nella stanza del rosso insieme all'eco delle parole che sua madre aveva rivolto loro poco prima.

"Hai davvero messo il cuore, in questa storia.", aveva detto, stringendo tra le mani il Magical Charm ricevuto da Ladybug poche ore prima e guardando il figlio negli occhi. Marc si era distrattamente chiesto se quelle parole fossero state scelte meticolosamente o se, effettivamente, nascessero dal cuore della donna, ma non aveva cercato troppo a lungo una risposta; il peso della mano di Nathaniel nella sua era una distrazione abbastanza grande da permettergli di avvertire nelle orecchie il battito impazzito del proprio cuore e poco di più. Marc gli aveva solo sfiorato il dorso della mano con il mignolo per provare a rassicurarlo mentre i suoi genitori sfogliavano le pagine lucide dell'ultimo volume di Sun-Heart e Rain-Piercer a cui avevano lavorato insieme; aveva pensato che quel piccolo gesto potesse sciogliere almeno un minimo la tensione che gli assottigliava il volto delicato, che gli oscurava gli occhi chiari... Mai avrebbe immaginato che il rosso, in risposta, avrebbe intrecciato le dita alle sue ed avrebbe voltato il viso verso di lui per rivolgergli un leggero sorriso.
Il cuore di Marc aveva perso un battito o forse due.
Nathaniel non gli aveva mai tenuto la mano davanti ai suoi genitori. Certo, non erano mancate le occasioni in cui a scuola, durante la pausa pranzo, il più grande gli aveva sfiorato accidentalmente il polso, o quelle in cui, con le dita, aveva coperto le sue mentre ragionavano insieme su come far progredire la storia, ma questi contatti fugaci non erano mai avvenuti davanti agli occhi della sua famiglia. Sarebbero stati... inopportuni.

Aveva mentalmente ringraziato il Marc di quella mattina per aver deciso di indossare i guanti senza dita mentre la leggera pressione della mano di Nathaniel gli inviava calore su per il braccio e lungo tutto il corpo facendogli sudare i palmi, ed aveva continuato a stringere le dita del rosso fino al momento in cui era stato lui a lasciarle andare per avvicinarsi ai genitori.
Adesso le stesse dita continuavano a tormentare le pellicine intorno alle unghie in attesa che qualcosa tra i due ragazzi si muovesse. Non che il silenzio tra loro fosse spiacevole, ma nell'aria calda della fine della primavera si celavano parole non dette che iniziavano a pesare sulle loro spalle.
Dal piano inferiore arrivavano le voci attutite dei genitori di Nathaniel che preparavano la cena eppure, nonostante il profumo di carne che arrivava anche in camera dai ragazzi, il vuoto nello stomaco di Marc gli faceva pensare a tutt'altro.

Il corvino aveva alzato gli occhi sul ragazzo al suo fianco ed aveva osservato per un istante il modo in cui il suo petto si alzava lentamente a ritmo del respiro finalmente più tranquillo e rilassato. Marc sapeva quanto il suo amico fosse in ansia per il confronto con i suoi genitori e, anche se non glielo aveva confessato direttamente, sospettava che il conflitto con la madre riguardasse anche altro oltre alla disapprovazione dell'arte del fumetto. Alla fine, incapace di sopportare il silenzio che aveva iniziato a fargli fischiare appena le orecchie, era stato lui a parlare.
-Non pensavo che un fumetto avesse un tale impatto sulla vita vera.- aveva mormorato piegando una gamba sul letto ed abbracciando le caviglie mentre Nathaniel alzava lo sguardo su di lui. -Siamo stati attaccati per questo.- La visione della madre di Nathaniel sotto effetto dell'akuma era ancora vivida dietro le palpebre ogni volta che chiudeva gli occhi.

-Quando stavamo solo parlando d'amore...- aveva aggiunto allora Nathaniel osservando il volto di Marc. Dal canto suo, era grato a Marc per aver intrapreso il discorso, non era sicuro che sarebbe riuscito a fingere di essere intrattenuto dalla propria salopette macchiata di vernice ancora per molto.
Era trascorso qualche secondo in cui i ragazzi avevano semplicemente sostenuto lo sguardo l'uno negli occhi dell'altro, e Nathaniel non aveva potuto fare a meno di tracciare con lo sguardo il trucco di Marc: l'ombretto rosso era steso alla perfezione nonostante lo sfortunato incontro con la versione akumizzata di sua madre ed il fulmine disegnato in blu brillava sotto la luce come se avesse vita propria. Inconsciamente si era chiesto se Marc sarebbe mai potuto essere più bello.

Incontrando in risposta solo il silenzio di Marc, il ragazzo aveva aperto ulteriormente la mano abbandonata su una delle gambe incrociate e non si era sorpreso troppo quando il corvino aveva colto all'istante il suo invito e si era spostato più vicino a lui, avvicinando anche la mano alla sua e stringendola con dolcezza. In un secondo le loro braccia si erano intrecciate e, seduti così vicini, le spalle si toccavano in un contatto di infinita dolcezza. L'attimo dopo anche le loro teste.

-Credi che Deep Darkness tornerà?- aveva chiesto Marc sottovoce dopo qualche secondo passato a studiare le loro dita vicine. Non aveva idea di come portare avanti quella conversazione e una discussione sulla trama futura del loro fumetto sembrava l'unica strada sicura da percorrere. Inoltre, sperava che Nathaniel, al suo fianco, non sentisse il battito del suo cuore, impazzito nel petto; quasi gli sembrava di avere la nausea per quanto forte quell'emozione sconosciuta gli agguantava lo stomaco, la gola, la lingua.
-Lei o qualcos altro. Great Hate non è stato sconfitto, qualcuno lo evocherà sempre.- la voce di Nathaniel era un basso mormorio che dettava il ritmo del respiro di Marc.
Quest'ultimo allora si era allontanato appena dal corpo del rosso ed il movimento gli aveva comportato un enorme sacrificio. Abbandonare il dolce tepore di Nathaniel era stato quasi doloroso, ma almeno adesso gli sembrava di riuscire a respirare meglio e poteva guardarlo negli occhi azzurri.
-Almeno, grazie al tuo finale, Rain-Piercer e Sun-Heart avranno i loro poteri.

-Potranno continuare a combattere.- aveva annuito Nathaniel, ricambiando il sorriso che era sbocciato sul viso di Marc.
-Un po' come noi...- aveva azzardato allora il corvino, abbassando lo sguardo sulle mani abbandonate sul materasso tra le sue gambe. Lo smalto nero sull'indice sinistro era leggermente rovinato, evidentemente la sua ansia lo aveva grattato via mentre lui non prestava attenzione. -Solo che noi non abbiamo poteri, ovviamente.- aveva aggiunto poi, nonostante il peso familiare dell'anello d'oro al pollice sinistro.
Aveva rialzato gli occhi quando aveva avvertito il ragazzo al suo fianco muoversi ed il respiro gli si era di nuovo incagliato nel petto quando si era ritrovato il suo volto a pochi centimetri di distanza. Aveva tentato di deglutire, ma pareva che il calore che gli era salito immediatamente al volto glielo impedisse.

-Poteri o non poteri,- aveva sussurrato quindi Nathaniel mentre alzava lentamente il braccio per poter poggiare il dorso della sua mano contro la guancia destra di Marc, e quella carezza aveva risvegliato nel più piccolo una strana vibrazione nel petto. -io sarò sempre qui a proteggerti.
-Anche io...- cercando di non far tremare le dita, Marc aveva afferrato la mano dell'amico per abbassarla dolcemente e coprirla con le proprie. -Ma promettimi che non ti metterai di nuovo in pericolo per me. Non sei un supereroe.

Qualcosa nel petto di Nathaniel aveva sussultato. Aveva avvicinato il viso a quello di Marc mentre una ciocca di capelli gli cadeva sulla fronte, quasi a volerlo fermare, ed era rimasto immobile davanti all'espressione sorpresa di Marc. Era adorabile quando arrossiva per l'imbarazzo e Nathaniel avrebbe tanto voluto baciarlo in quel momento. Allo stesso tempo, però, sapeva che era necessario fare altro. Aveva avvertito la lingua pesantissima mentre si raddrizzava con la schiena e stringeva le mani all'altezza delle caviglie così forte che le nocche sbiancavano.
Ladybug era stata chiara quando gli aveva consegnato il Miraculous della Capra: avrebbe dovuto utilizzarlo solo per il bene superiore e la sua identità sarebbe dovuta rimanere segreta a tutti i costi. Eppure... Come poteva Nathaniel continuare a nascondere un segreto così grande alla persona che amava? Marc meritava di conoscere la verità, specialmente se questo avrebbe significato poterlo proteggere da Chrysalis, il nuovo possessore del Miraculous della Farfalla.

Aveva preso un profondo respiro ed aveva allentato la stretta alle dita senza mai lasciare lo sguardo del ragazzo davanti a lui. Poi, con una sicurezza nuova, aveva chiamato il proprio Kwami.
Ziggy era comparso nell'istante stesso in cui aveva pronunciato il suo nome, come se la piccola divinità non vedesse l'ora di uscire allo scoperto. Solo distrattamente Nathaniel aveva notato lo sguardo incredulo che Marc aveva rivolto alla creatura fluttuante accanto al suo viso, ma non aveva esitato. Ormai non c'era più posto per l'esitazione: -Forza, bela.

I fermagli ai capelli avevano vibrato impercettibilmente ed un secondo dopo Nathaniel era stato avvolto da una luce azzurra che lo aveva momentaneamente accecato. Quando finalmente aveva potuto tornare a guardare Marc, il corvino aveva coperto la bocca con le mani guantate e gli occhi brillavano come se avessero trattenuto parte della luce che aveva trasformato Nathaniel nel supereroe Caprikid, uno dei fidati compagni di Ladybug e Chat Noir e che, quel pomeriggio, si era coraggiosamente battuto sul campo di battaglia. Il petto adesso stretto dalla tuta magica si alzava velocemente sotto il peso dell'ansia di come Marc avrebbe potuto reagire. Sarebbe stato felice? Deluso che gli avesse tenuto nascosto quel segreto per tanto tempo? Non avrebbe mai più voluto parlargli? Nathaniel non avrebbe potuto sopportarlo; improvvisamente, avergli rivelato la sua identità da supereroe lo spaventava da morire. Si era morso con forza l'interno della guancia mentre aspettava che Marc reagisse, ma il suo amico rimaneva immobile a fissarlo con gli occhi spalancati. Per la prima volta, Nathaniel trovava difficoltà nel capire l'espressione di Marc. -Beh...- aveva mormorato infine con il panico che pareva potesse divorarlo vivo. -Dì qualcosa...
Ti prego.

L'unica risposta che Marc era riuscito a dare a Nathaniel in quel momento era stato un sorriso che gli aveva fatto male alle guance per quanto fosse genuino, perché qualsiasi altra cosa avrebbe voluto fare in quel momento sarebbe stata estremamente inappropriata. Così aveva tenuto gli occhi fissi in quelli di Nathaniel, adesso messi in risalto dalla maschera nera e bianca, e l'adrenalina aveva preso il posto del sangue mentre gli scorreva veloce nelle vene. Quindi si era leggermente sporto verso il suo amico, verso il supereroe che lo aveva affiancato in molte battaglie, verso il ragazzo di cui era innamorato ed aveva pronunciato parole così semplici che parevano macigni.
-Orikko, sorgi.

Marc non aveva fatto caso al suo kwami che, esattamente come quello di Nathaniel, era comparso come per magia, né tantomeno alla luce rossastra che lo aveva avvolto per vestirlo del completo elegante del Miraculous del Gallo.
Aveva occhi solo per Nathaniel, in quel momento.
Nathaniel che era rimasto in silenzio tanto quanto lui, sorpreso.
Nathaniel che aveva rivolto a Marc il sorriso più spontaneo del mondo.
Nathaniel che si era sporto verso Marc, adesso Rooster Bold, ed aveva afferrato il fazzoletto al suo collo per avvicinarlo a sé e poggiare le labbra sulle sue.

Era stato un movimento così naturale che Marc non se n'era neanche accorto, all'inizio, tanto era il nervosismo. Poi aveva avvertito la fronte pizzicata dai capelli rossi di Nathaniel ed un nuovo calore sulle labbra sottili, ed aveva compreso.
La sorpresa di Marc era arrivata insieme alla consapevolezza di Nathaniel che si era invece ritratto, tornando dritto sulla schiena con la bocca aperta in un'espressione indefinita. -Scusa, non avrei dovuto.- aveva sussurrato, con le ciglia che tremavano.
Marc lo aveva guardato per qualche secondo, incapace di metabolizzare le parole che uscivano dalle labbra di Nathaniel, le stesse labbra che fino ad un istante prima erano premute contro le proprie, e invece di rispondere aveva alzato entrambe le braccia. Con un movimento veloce aveva poggiato le mani su entrambe le guance del rosso e con un coraggio nuovo lo aveva trascinato di nuovo vicino a sé per poterlo baciare a sua volta.

La bocca di Marc era soffice contro quella di Nathaniel che, d'istinto, aveva portato una mano sulla nuca adesso rasata dell'altro ragazzo, scontrandosi con la punta delle dita con i suoi orecchini. Aveva chiuso gli occhi, il rosso, avvertendo il battito del proprio cuore sincronizzarsi con quello dell'altro e godendo della carezza delle sue mani leggere. Non lo aveva lasciato allontanare quando Marc aveva terminato il bacio, ma si era spinto di nuovo in avanti per ricatturare le sue labbra come se quelle fossero diventate la sua unica fonte di ossigeno.
-Non posso crederci...- aveva sussurrato il corvino contro la sua bocca mentre Nathaniel baciava il suo sorriso.
-Io, invece, non posso credere che finalmente ti sto baciando.- aveva risposto il ragazzo con i capelli rossi facendo alzare in volo uno stormo di farfalle nello stomaco di Marc. -Non immagini da quanto tempo desideravo farlo.

Le mani di Marc erano scese sulle spalle di Nathaniel dove avevano accarezzato distrattamente la pelliccia bianca della tuta e il portatore del Gallo aveva soffocato un leggero mugolio. Al suo verso, però, Nathaniel si era allontanato velocemente per poterlo guardare in viso.
Marc, con le guance più rosse della sua maschera, aveva ricambiato il suo sguardo con occhi lucidi di adrenalina.
-Va tutto bene?- aveva chiesto allora Nathaniel, rendendosi conto solo in quel momento di essere a corto di fiato.
-Non sono mai stato meglio.- aveva confessato Marc, cercando di raddrizzarsi davanti agli occhi dell'amico.
-Forse ho sbagliato qualcosa...- Nathaniel non era intenzionato ad allontanarsi da Marc finché non fosse stato sicuro che lui si trovasse a suo agio.
-Hai sbagliato solo il tempismo.- aveva continuato il corvino sottovoce. -Avrei preferito che succedesse molto prima.
La cresta dei suoi capelli non era mai stata così tanto in disordine; evidentemente le mani di Nathaniel avevano vagato tra i suoi ciuffi più di quanto si fosse reso conto. -Avevo un vago sospetto fossi tu.- aveva aggiunto poi, osservando la tuta bianca e nera che fasciava alla perfezione il corpo di Nathaniel. Aveva tentato di tenere a bada lo sguardo, ma aveva fallito.

-Ma non mi dire...- il sorriso sul volto del rosso si era stretto ad una curva divertita ed aveva allungato le braccia dietro la schiena, portandoci il peso del corpo. Il pennello, la sua arma, si era piegato con lui seguendo le curve del suo corpo.
-Beh, insomma...- Marc aveva distolto gli occhi dal viso mascherato di Nathaniel, il lampadario della camera da letto improvvisamente interessantissimo. -Caprikid è davvero molto affascinante. Potrei averlo studiato un po' troppo ed aver notato qualche minima somiglianza...
-Dovrei esserne geloso?- Nathaniel aveva finto sdegno tra le piccole lentiggini e quando aveva sentito Marc ridacchiare si era chiesto se sarebbe mai potuto diventare dipendente da quel suono.

Il divertimento era tornato ad essere di nuovo imbarazzo quando Marc aveva smesso di ridacchiare e l'aria tra loro due era tornata silenziosa, il peso nuovo delle rivelazioni dette e di quelle non dette che era attaccato alla carta da parati sui muri.
Era nuovamente stata la voce timida del portatore del Gallo a interrompere la muta conversazione dei loro sguardi quando si era inginocchiato davanti a Nathaniel e si era ritrovato poco più alto di lui: -Posso provare una cosa?
Il rosso non si era mosso ma aveva annuito tranquillamente, il profumo del ragazzo che lo inebriava nella sua vicinanza. Allora Marc si era sporto verso le corna ricurve che spuntavano dalla testa di Nathaniel e le aveva sfiorate delicatamente con i polpastrelli guantati. Li aveva ritratti nel momento stesso in cui aveva avvertito il respiro del rosso bloccarsi improvvisamente.

-Sono sensibili!?- aveva esclamato Marc, cercando di trattenere una leggera risata che nasceva dalla sorpresa di quella scoperta.
L'altro aveva annuito lentamente, le guance rosse e calde ed il cuore del corvino aveva tremato ancora una volta.
-Spero che questa tua curiosità avesse un obiettivo.- aveva poi mormorato Nathaniel osservando la mano con cui Marc lo aveva sfiorato e che gli aveva mandato scosse elettriche in tutto il corpo.
-Un obiettivo ben preciso.- aveva risposto subito Marc, coprendosi le labbra con il dorso della mano mentre sorrideva ancora. -Utilizzerò assolutamente questa informazione nella mia prossima storia.
-Magari senza rivelare ai tuoi lettori anche la mia identità segreta, che dici?- Nathaniel aveva riportato le braccia in avanti ed aveva piantato i gomiti nelle gambe ancora incrociare; in questo modo poteva poggiare il volto sui pugni chiusi ed osservare Marc da più vicino.
Il corvino aveva alzato entrambe le braccia in un goffo giuramento rubando un po' di luce al tramonto nel riflesso dei suoi bracciali dorati: -Il tuo segreto è al sicuro con me, Caprikid.
Nathaniel aveva sorriso dolcemente e si era concesso di chiudere gli occhi per un istante per godersi il calore del Sole che stava per sparire. A breve la cena sarebbe stata pronta e loro due sarebbero scesi per sedersi a tavola con i suoi genitori. Nathaniel, però, non era ancora pronto alla fine di quel momento.

Aveva riaperto gli occhi solo quando aveva avvertito sul volto una nuova luce, e adesso, davanti a lui, sedeva di nuovo un adorabile Marc che si stava sfilando dal pollice il suo Miraculous, ormai un semplice anello d'oro dalla forma allungata che ricordava la punta di una penna stilografica, la sua arma. Aveva poi  ruotato il busto il giusto necessario per poter appoggiarlo sul comodino di fianco al letto. Quando aveva notato lo sguardo di Nathaniel su di sé, aveva sorriso imbarazzato ed aveva portato una mano a grattarsi la nuca.
-Il mio kwami, Orikko, ha una personalità un po'... pungente.- aveva iniziato a giustificare la sua ritrasformazione. -Non credo che sarebbe molto contento di continuare ad utilizzare il suo potere mentre... insomma...
Nathaniel non aveva alzato la testa dalle mani ma l'aveva inclinata leggermente per poter assottigliare gli occhi di divertimento: -Mentre...?
Le guance di Marc non sarebbero potute essere più brillanti nella luce della sera, però aveva continuato a sostenere lo sguardo di Caprikid ed era riuscito a mormorare un leggerissimo "Mentre mi baci" che aveva riempito di elettricità il petto dell'altro.

-Vuoi che io ti baci ancora?- aveva chiesto allora il rosso, ostentando innocenza solo per il gusto di vedere l'amico imbarazzato. Fosse stato per lui, non si sarebbe mai staccato dalle labbra di Marc in primo luogo.
Il corvino aveva continuato a guardare negli occhi il portatore della Capra ed aveva preso un leggero respiro che portava con sé il profumo dell'amore. -Vorrei davvero tanto che tu mi baciassi ancora, Nath.- erano state le parole che erano nate quindi da quel respiro. -Sono tremendamente innamorato di te e adesso che ho scoperto il sapore delle tue labbra dubito che potrò mai farne a meno.

Se Nathaniel avesse mantenuto un minimo di autocontrollo, in quel momento, probabilmente si sarebbe reso conto che non avrebbe dovuto sorprendersi che le parole di Marc, promettente scrittore, lo avevano colpito nei punti giusti. Ma la mente di Nathaniel, probabilmente influenzata anche dalla sensibilità di Ziggy, la sua kwami, era già totalmente rivolta verso l'altro ragazzo.
Prima ancora che potesse decidere una qualsiasi risposta da poter dare al corvino, già si era mosso verso di lui e lo stava baciando ancora, una mano dietro alla sua testa per poterlo spingere leggermente all'indietro.
I vetri della grande finestra della camera avevano catturato il riflesso di Marc che si ritrovava con la schiena contro il materasso e Nathaniel sopra di lui, ben attento a non fargli del male, che cercava la sua bocca con una necessità ricambiata.
Stavolta i baci suonavano più forti nella camera del rosso, ancora nei panni dell'eroe, pregni dell'inesperienza e della curiosità di due ragazzi alle prese con il loro primo amore. Nascevano carezze dalle mani e leggeri sospiri dalle labbra che si trasformavano talvolta in mugolii e gemiti spezzati.

Dopo pochi minuti Marc si era allontanato a malincuore dall'abbraccio di Nathaniel per riprendere fiato ed il rosso aveva poggiato la fronte sulla sua, ben attento a non colpirlo con le corna scure.
-I tuoi genitori...- aveva sussurrato Marc, ansimando appena e giocherellando distrattamente con la cerniera triangolare del costume di Nathaniel, appena sotto il suo collo.
-I miei genitori non sono un problema adesso.- aveva mormorato lui in risposta, il blu dei suoi occhi che si perdeva nel verde di quelli dell'altro. -Sei tutto ciò che conta in questo momento, Marc.
Nathaniel si era spinto leggermente di lato per potersi sdraiare al fianco del corvino che si era girato per poter guardare Nathaniel negli occhi. Aveva alzato una mano per accarezzare la guancia del rosso, il pollice che sfiorava la pelle appena sotto la maschera bianca, calda e soffice.

-Ziggy,- aveva sussurrato quindi Nathaniel senza spostare gli occhi da quelli di Marc. -ritrasformami.
Se il kwami che era uscito dalle corna ritrasformate in fermagli avesse voluto dire qualcosa, aveva avuto la delicatezza di rimanere in silenzio per lasciare quel momento dolce ai due ragazzi.
Nathaniel si era avvicinato un'ultima volta al viso di Marc e gli aveva lasciato un nuovo bacio sulle labbra ormai leggermente gonfie e poi uno dolce sulla punta del naso che aveva fatto ridacchiare il corvino.

Quando la madre di Nathaniel, poco più tardi, aveva bussato alla camera di suo figlio per avvisare lui ed il suo amico che la cena era pronta, aveva trovato i due ragazzi addormentati l'uno accanto all'altro nella luce morente del tramonto. La mano di Marc era ancora posata sulla guancia del rosso e sul viso di Nathaniel si poteva distinguere un leggero sorriso che persisteva anche nel sonno.
La donna allora era uscita in silenzio dalla stanza, chiudendosi la porta alle spalle, e aveva sorriso.