Chapter Text
Il silenzio che avvolgeva i confini del villaggio di Pandora venne bruscamente interrotto dal rumore di passi pesanti e trafelati. Lo'ak entrò nella tenda di famiglia cercando di non fare rumore, ma lo sguardo che lo accolse nell'oscurità gli fece capire che era troppo tardi. Jake era in piedi, le spalle tese, i pugni serrati lungo i fianchi.
La disobbedienza di Lo'ak, l'ennesima missione non autorizzata che aveva messo in pericolo la sicurezza del clan e dei suoi fratelli, aveva superato il limite della tolleranza di Jake. Questa volta, la paura di perdere un figlio si era trasformata in una rabbia cieca e incontrollabile.
"Ti avevo dato un ordine preciso," disse Jake, la voce che tremava per una furia trattenuta a stento. "Un ordine, Lo'ak."
"Papà, io volevo solo aiutare, le cose sono cambiate in fretta e—"
"Zitto!" il grido di Jake risuonò come una frustata. Il controllo, logorato da anni di guerra, responsabilità e terrore per la sopravvivenza della sua famiglia, cedette di colpo.
Jake si mosse con una rapidità feroce. Prima che Lo'ak potesse arretrare, la mano pesante di suo padre lo colpì al volto, un impatto violento che lo fece barcollare all'indietro. Non ci fu tempo per riprendere l'equilibrio: accecato dalla crisi di rabbia e dall'ossessione di dover impartire una lezione definitiva, Jake lo afferrò per la spalla, spingendolo a terra e colpendolo ripetutamente, scaricando nei colpi tutta la frustrazione e la paura che portava dentro.
Lo'ak non cercò di difendersi. Si raggomitolò sul pavimento della tenda, proteggendosi la testa con le braccia, mentre i colpi arrivavano duri sulla schiena e sui fianchi, accompagnati dalle parole rabbiose di un padre che non sembrava più se stesso, ma un soldato spietato deciso a piegare la volontà di un insubordinato.
Poi, così com'era iniziata, la tempesta si placò. Il respiro di Jake era l'unico suono pesante nella tenda, insieme ai gemiti soffocati del ragazzo.
Jake guardò le proprie mani, poi il figlio a terra, immobile e tremante, con i segni evidenti delle percosse sul corpo azzurro. La nebbia della rabbia si diradò all'istante, lasciando il posto a un vuoto gelido e a un senso di orrore per ciò che aveva appena fatto. Aveva voluto proteggerlo, ma aveva finito per distruggere la fiducia che li legava.
Senza dire una parola, sopraffatto dal peso del proprio gesto, Jake fece un passo indietro e uscì nella notte, lasciando Lo'ak solo nell'oscurità, segnato non solo dal dolore fisico, ma dalla dolorosa consapevolezza che la linea tra protezione e brutalità era stata irrevocabilmente superata.
Il silenzio fuori dalla tenda era denso, interrotto solo dal rumore del vento tra le foglie di Pandora. Neteyam si stava avvicinando a passo svelto, intenzionato a parlare con suo fratello minore, a rimproverarlo come faceva sempre per l'ennesima mossa azzardata. Ma quando vide la figura di Jake uscire di scatto nell'oscurità, con il respiro spezzato e lo sguardo perso nel vuoto, Neteyam si bloccò.
Suo padre non lo guardò nemmeno negli occhi; passò oltre, scomparendo tra le ombre della foresta.
Un brivido di freddo colpì Neteyam. Senza esitare, scostò il telo d'ingresso della tenda ed entrò. L'oscurità all'interno era parziale, tagliata da deboli riflessi di luce bioluminescente, ma fu sufficiente per vedere la sagoma di Lo'ak a terra.
"Lo'ak?" chiamò a bassa voce, muovendo un passo in avanti.
Nessuna risposta, solo un respiro corto, spezzato da un singhiozzo soffocato. Neteyam si inginocchiò rapidamente accanto al fratello e, nel farlo, la luce rivelò i segni sulla pelle di Lo'ak: i graffi, i lividi che cominciavano a formarsi sui fianchi e sulle spalle, e la bava di sangue all'angolo della bocca.
La verità colpì Neteyam con la forza di un pugno nello stomaco. Non era stata una strigliata. Non era stata la solita punizione. Suo padre aveva perso il controllo.
"Oel ngati kameie... Lo'ak, guardami," sussurrò Neteyam, la voce che tremava per un mix di shock e rabbia nascente. Allungò una mano per toccargli la spalla, ma Lo'ak ebbe un sussulto involontario, raggomitolandosi ancora di più su se stesso. quel riflesso condizionato di pura paura, diretto verso di lui, spezzò il cuore di Neteyam.
"Sono io. Sono Neteyam. Va tutto bene, ci sono io," disse, abbassando il tono per renderlo il più rassicurante possibile.
Con estrema cautela, Neteyam lo aiutò a sollevarsi, sostenendogli la schiena. Lo'ak teneva lo sguardo basso, rifiutandosi di incontrare gli occhi del fratello maggiore, sopraffatto dalla vergogna e dal dolore, sia fisico che emotivo.
Neteyam strinse i denti, guardando verso l'uscita della tenda, dove il padre era svanito. Come figlio perfetto, il "soldato ideale" agli occhi di Jake, Neteyam aveva sempre cercato di mediare, di giustificare la durezza del padre con la pressione della guerra. Ma quello che vedeva ora non aveva giustificazioni. Era violenza pura, e la fiducia cieca che aveva sempre riposto nell'autorità di Jake si incrinò fatalmente in quel momento.
"Resta qui," disse Neteyam, la voce che diventava improvvisamente fredda e ferma, mentre l'istinto di protezione verso il fratello minore prendeva il sopravvento su qualsiasi altra cosa. "Prendo dell'acqua e qualcosa per le ferite. Nessun altro deve vederti così."
Lo'ak accennò un minimo cenno con la testa, stringendosi le ginocchia al petto. Neteyam si alzò in piedi, lo sguardo fisso verso la notte fuori. Sapeva che, da quel momento in poi, l'equilibrio della loro famiglia era distrutto, e che il suo ruolo non sarebbe più stato quello di obbedire al capo clan, ma di proteggere suo fratello da chiunque, persino da loro padre.
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Ciao a tutti, non so ho scritto questa storia per passare il tempo, ma comunque spero che vi piaccia.
