Work Text:
Beh, visto che vi voglio raccontare la mia storia, forse è il caso che almeno mi presenti…
Mi chiamo Kazue Natori, ho 28 anni e sono…un topolino marrone.
E’ ovvio che non sono un vero topolino, questo è solo un modo per dirvi che sono…una donna qualunque.
Eh, sì.
Tutti mi considerano molto bella, infatti sono alta, mora e ben fatta, ma niente di che, a ben pensarci: di donne come me è pieno il mondo, e per dirla tutta quel po’ di bellezza che ho me lo devo anche sudare!
Purtroppo per me sono molto golosa, quindi devo fare grandi sforzi per mantenere il mio peso forma: tanto per peggiorare la situazione sono anche un po’ pigra, e così mi devo letteralmente costringere a vincere la mia tremenda pigrizia per fare quel minimo di movimento che è necessario per mantenermi tonica e snella….ma uff, che strazio fare ginnastica tutti i giorni!
La verità è che io sono un topo da biblioteca, anzi, più esattamente un topo da laboratorio: sono un’immunologa, e mi trovo veramente a mio agio solo tra provette e tomi massicci pieni di paroloni scientifici e astruse formule.
Nella mia professione sono piuttosto brava, e già quando ero ancora una studentessa universitaria i miei professori mi avevano profetizzato una carriera luminosa, gratificandomi parecchio…ma si sa, le cose nella vita non vanno mai come uno vorrebbe.
Alla resa dei conti infatti devo prendere atto che la mia carriera ha preso una piega un po’ diversa da quella che avevo ipotizzato all’Università: da promettente ricercatrice sono passata a fare da assistente ad un dottore che definire maniaco sessuale è un puro eufemismo!
D’accordo, come medico è decisamente brillante e in gamba, ma che mani lunghe ha, accidenti: una piovra ha meno tentacoli di lui!
Comunque lavorando con il Doc ho imparato davvero tanto, e poi così ho avuto la possibilità di gravitare nell’orbita di un mondo a parte, un mondo che altrimenti non mi sarebbe mai appartenuto e che voi conoscete bene: quello di City Hunter!
Ryo Saeba, lo sweeper numero uno del mondo, e la sua congrega di amici sono tutti persone eccezionali…io in confronto sono così ordinaria!
Non è facile per una tipa comune come me tenere il passo con gente del genere, però nulla mi impedisce di godermi lo spettacolo della loro vita da un punto di vista privilegiato, vi pare?
Il loro mondo è molto pericoloso, ma anche eccitante, e per quanto possa sembrare incredibile, è anche pieno d’amore e di risate.
Ryo e la sua socia (che solo socia non è!) Kaori Makimura sono il fulcro di questo mondo: la loro è una coppia singolare quanto unica, unita in modo indissolubile.
Quando li ho conosciuti la prima volta per un breve istante ho creduto che Ryo fosse disponibile non solo a proteggermi dai guai in cui mi ero cacciata ma anche a interessarsi seriamente a me (povera illusa!), ma poi ben presto ho capito che proprio non era cosa, perché la sua metà del cielo era Kaori, e nessuna poteva prendere il suo posto.
La loro storia va’ avanti tra alti e bassi da un sacco di tempo, con Ryo che gioca a rimpiattino con lei per non scoprire i suoi veri sentimenti, ma tutti noi abbiamo sempre saputo che prima o poi avrebbe finito per cedere all’amore immenso che prova per lei…e come potrebbe essere altrimenti?
Kaori è…unica.
Unica e speciale.
Non ha bisogno di artifici per brillare, lei è ancora più bella al naturale, e Ryo non si libererà mai dall’incanto con cui lo ha avvinto.
Così ho dovuto rassegnarmi, ma devo dire che prima di farlo ho rosicato un bel po’ per l’invidia…
Ma che ci potevo fare?
Sono solo un piccolo topolino marrone (esiste un colore più anonimo del marrone? Io credo di no!), e a noi topolini marroni non è dato di volare verso il sole, né tanto meno di raggiungerlo.
O almeno così la pensavo, finchè…beh, finchè LUI non è entrato nella mia vita…
E’ stato allora che questo stupido topolino marrone ha cominciato a sognare di poter volare!
Vi racconto com’è andata quel giorno...
***
“Kazue, ho bisogno di te!”
Doc ha un tono insolitamente grave mentre mi chiama, così mollo tutto e mi affretto a raggiungerlo.
Tanto qui avevo già finito: le medicazioni di Ryo e Kaori le ho già controllate e Falcon sta dormendo, con Miki al suo fianco pronta ad assisterlo in caso di bisogno.
Certo che se la sono vista davvero brutta sulla nave di Shin Kaibara, questa volta hanno rischiato seriamente di lasciarci tutti la pelle!
Per fortuna non è stato così, ma poi ce li siamo trovati tutti quanti qui in massa bisognosi di cure immediate, così io e il Doc ci siamo dovuti dar da fare come matti.
Quello messo peggio è l’americano, a quello che so, ma io l’ho appena intravisto: di lui si è occupato personalmente Doc, vista la sua precedente esperienza con la Polvere degli Angeli.
Secondo me non ce la può fare, è conciato troppo male, però è giusto che un medico si impegni al suo meglio per il suo paziente e quando vuole Doc sa essere estremamente professionale ed efficiente.
Come adesso.
Lo è così tanto che capisco dal suo sguardo severo che non apprezza che mi sia persa nelle mie riflessioni, così gli faccio un timido sorriso di scusa e mi accingo ad ascoltarlo con attenzione.
“Senti, Kazue, da adesso in poi ho bisogno che tu ti assuma un incarico speciale.” comincia serio.
Io lo guardo incuriosita, ma non azzardo nessuna domanda e attendo che lui si decida a spiegarsi meglio.
Lui sembra apprezzare la mia discrezione perché annuisce, poi finalmente mi dice quello che si aspetta da me.
“Hai presente l’americano, Mick Angel?”
Stavolta tocca a me annuire, mentre l’eccitazione comincia a gonfiarmi il cuore come un palloncino.
Ma vuoi vedere che ha deciso di affidarmelo?
Si fida di me fino a questo punto?
E’ davvero un grande onore…e un grande onere.
Lui sembra intuire i miei pensieri e per un istante sorride, ma poi il suo viso torna serio come non l’avevo mai visto.
“Voglio che tu ti incolli a lui, Kazue: notte e giorno. I prossimi giorni saranno molto difficili: al momento gli sprazzi di coscienza sono ancora rari e brevi, ma presto aumenteranno e il dolore sarà così forte che basterebbe da solo a farlo impazzire…sempre che non lo faccia morire prima. Tu Kazue dovrai essere il suo angelo custode: non dovrai soltanto accudirlo, ma dovrai essere l’àncora che lo tiene attaccato alla vita. Devi impedirgli di lasciarsi andare, e spingerlo a lottare con tutte le sue forze…pensi di esserne capace?”
Per un attimo non so cosa rispondergli: non credevo che si aspettasse da me così tanto!
L’enormità della sfida mi fa tremare, però sento che non posso tirarmi indietro e così annuisco mio malgrado, sperando che le gambe mi reggano.
Lui sorride soddisfatto, mi consegna la cartella clinica del mio nuovo paziente e accenna ad andarsene, ma io lo trattengo per un braccio.
C’è una domanda che non posso proprio impedirmi di fare, anche se so che è molto stupida e poco professionale.
“Ce la farà?”
Mi mordo le labbra, sicura che mi rimbrotti aspramente e mi tolga l’incarico seduta stante per la mia insulsaggine, ma stranamente lui non mi rimprovera e si limita a stringersi nelle spalle.
“Chi lo sa…non ho mai visto niente di simile. Ho già curato qualcuno in preda agli effetti devastanti della PCP…”
So che si tratta di Ryo, me lo ha raccontato Miki poco fa, quindi non chiedo altre delucidazioni e continuo a pendere dalle sue labbra.
“…e la miscela che è stata usata questa volta è meno tossica di quella precedente, ma nonostante questo non so se la terapia otterrà lo stesso effetto, perchè non c’è solo il fattore droga da considerare: Mick è anche sopravvissuto ad un incidente aereo e agli effetti di una scarica elettrica! E’ un miracolo che sia ancora vivo…per chi ha fede, forse questo vuol dire che non è ancora giunta la sua ora…per noi, cara Kazue, vuol dire certamente che quell’uomo ha una ferrea volontà di vivere, e il nostro compito è quello di fare tutto quanto ci è possibile per aiutarlo e per far sì che questa volontà non venga meno. Ti basta questo come risposta?”
Io annuisco determinata e lui finalmente si allontana, diretto verso la stanza di Kaori.
Probabilmente vuole controllare di nuovo la sua ferita alla testa e vedere se la sua memoria sta dando segni di vita.
E’ successo un bel casino quando Kaori si è risvegliata e ha incontrato Ryo, convinta che lui l’avesse piantata in asso per andare a combattere da solo!
Come al solito quei due riescono a rendere difficili anche le cose più semplici: a quel che mi ha raccontato velocemente sempre quell’anima buona di Miki (bontà sua che mi tiene al corrente di quello che succede, altrimenti sarei sempre come un aliena sperduta su Marte!), questa sembrava davvero la volta buona perché tra i due le cose iniziassero a filare a meraviglia, ma Ryo ha ripreso a fare lo gnorri e così…è di nuovo baruffa.
Però questi non sono affari miei, ed è inutile che continui a rimuginarci sopra.
Mi dirigo verso la stanza del mio nuovo paziente, poi apro la porta senza far rumore.
La camera è in penombra, e per un momento i miei occhi faticano ad adattarsi alla nuova visibilità: poi però si abituano alla situazione e io focalizzo la mia attenzione sulla sagoma che è sdraiata sul letto.
Mi avvicino cautamente, attenta a non far rumore, ma potrei risparmiarmi la fatica perché mi accorgo che lui sta dormendo profondamente, probabilmente un sonno indotto dalle medicine del Doc.
Il suo sonno non è sereno: si vede che sta soffrendo.
E’ imperlato di sudore, le labbra sono tirate e il suo respiro spezzato, però gli occhi restano chiusi e io ne approfitto per studiarlo, mentre con una salviettina gli detergo la pelle del viso per dargli un minimo di sollievo.
Non c’è che dire, è un uomo molto bello…
I suoi capelli sono biondi, così biondi che anche nella penombra sembrano rilucere come raggi di sole.
Sono sicura che al tatto sono anche molto morbidi, ma non mi azzardo a toccarli per verificare la mia impressione.
Il suo viso sembra scolpito tanto i suoi tratti sono cesellati e regolari: la fronte si intuisce alta e spaziosa sotto la benda che gli fascia il capo, le sopracciglia descrivono un arco perfetto, il naso è deciso ma non imperioso, gli zigomi alti ne sono l’adeguata cornice, le labbra hanno un taglio virile e seducente (che siano morbide come i suoi capelli?). A quel pensiero inopportuno arrossisco un pochino e mi affretto ad abbassare lo sguardo, cercando la linea del mento: non ne resto delusa, perché quel mento dà carattere a tutto il resto del volto.
No, quello non è un uomo debole.
Ha davvero una volontà di ferro, e lo sta dimostrando restando aggrappato alla vita con le unghie e con i denti.
Mi domando di che colore siano i suoi occhi…scommetto che sono due laghi azzurri, profondi e cristallini…non mi aspetto niente di meno da uno che ha l’aspetto del Dio Apollo sceso in terra!
Dev’essere spettacolare quando è in forma, una roba da far impallidire le stelle del cinema: non pensavo che avrei mai incontrato in vita mia un uomo che potesse reggere il confronto con la bellezza di Ryo, ma questo Mick Angel ci riesce benissimo, devo dire.
Abbasso ancora lo sguardo e scopro la linea potente delle sue spalle e del suo torace: posso vedere bene tutti i suoi muscoli perché è nudo, e il lenzuolo lo copre solo fino alla vita.
Il mio pensiero traditore vola a chiedersi come sia la situazione là sotto, ma mi impongo di dominare quella mia curiosità perversamente maliziosa.
Ma che mi sta succedendo?!
Sto guardando un uomo malato, santo cielo!
Un uomo che è così vicino alla morte che basterebbe un alito di vento per farlo precipitare nell’abisso della nera signora.
Scrollo la testa, cercando di ricompormi.
Proseguo la mia ispezione, ma questa volta finalmente lo faccio dopo aver recuperato il mio occhio clinico.
Le sue braccia sono fasciate, è libero solo lo spazio che serve perché l’ago della flebo faccia il suo dovere di iniettargli le medicine che Doc ha ritenuto utili per il suo caso.
Leggo velocemente gli appunti nella sua cartella e stringo le labbra: la vedo brutta per le sue braccia, e anche il Doc.
Non torneranno mai più come prima, è praticamente impossibile.
Tra gli effetti della droga e quelli della scarica elettrica, i tendini e i muscoli hanno sofferto tantissimo…
Credo che se riuscirà a sopravvivere avrà serie difficoltà a riprendere esattamente la sua vita di prima, e per esperienza so che anche questo sarà un bel problema: le persone che hanno avuto un corpo molto efficiente e perfetto come lui fanno sempre più fatica ad accettare una menomazione, per quanto minima essa sia, e questa decisamente non lo è.
Ma adesso è troppo presto per affrontare anche questo, facciamo un passo alla volta.
Chiudo la cartella e l’appoggio sul comodino, poi prendo la sedia e mi accomodo vicino a lui, che continua a dormire muovendo appena le labbra come se stesse parlando.
Che in realtà sia sveglio e mi stia chiedendo qualcosa?
Mi alzo e mi chino su di lui per cercare di capire che cosa sta dicendo, pronta a soccorrerlo in qualunque modo mi sia possibile.
Il mio orecchio è vicinissimo alle sue labbra, al punto che il suo fiato caldo mi solletica la pelle e mi manda un brivido lungo la schiena.
Il suo è quasi soltanto un sospiro, ma alla fine riesco a capire che cosa sta bisbigliando.
“Kaori…Kaori…Kaori…”
Mi rialzo come punta da una vespa.
Accidenti, ci è caduto anche lui!
Non posso sbagliarmi: il fervore con cui pronuncia il suo nome è quello di un uomo profondamente innamorato.
E brava Kaori, non ti bastava accaparrarti Ryo, dovevi anche accalappiare quest’uomo stupendo!
Un po’ stizzita torno a sedermi, poi però un pensiero mi immalinconisce.
Povero Mick, lo attende una sonora sconfitta…Kaori non lascerà mai Ryo, non lo farebbe per nessuno al mondo!
In fondo, io e lui abbiamo almeno questo in comune: siamo tutti e due innamorati delusi.
Stranamente questo pensiero mi scalda il cuore, ma visto che non è bello godere delle disgrazie altrui mi rimprovero un po’ e poi mi affretto a cancellare tutte queste congetture dalla mente.
Ora il mio compito è molto più importante: devo aiutarlo a vincere una battaglia fondamentale, quella per la vita, soltanto questo conta adesso.
Forza, Mick: puoi farcela, io lo so!
Non mi chiedo da dove mi venga questa sicurezza; so soltanto che ora voglio che lui viva, lo voglio con tutte le mie forze e farò tutto quanto è in mio potere per aiutarlo a sconfiggere la morte.
Conta su di me, Mick!
Io resto qui con te.
***
Ecco, così è cominciata: non mi rendevo conto che un tenue filo aveva già cominciato a legarmi a lui…
La strada però era lunga, e tutta quanta in salita…e così ho iniziato a percorrerla, beatamente ignara e incosciente di quello che mi attendeva.
***
“Kazue?”
“Sì?”
La mia risposta è sollecita e pronta, anche se stavo sonnecchiando.
Ho imparato a riposarmi quando lui riposa, e a svegliarmi immediatamente appena lo sento muovere anche lievemente: questa volta però forse ero così stanca che non l’ho sentito subito, perché vedo i suoi occhi scrutarmi attenti e vigili.
Chissà da quanto tempo è sveglio?
Mi sento in colpa per averlo trascurato, così arrossisco leggermente.
“Scusa, mi ero appisolata: mi avevi già chiamato?” aggiungo in fretta.
“Non preoccuparti, questa è stata la prima volta. Più che altro l’ho fatto perché stavi scivolando dalla sedia, temevo che cadessi per terra.”
Sempre più rossa in viso mi raddrizzo e sistemo la gonna che si è un po’ alzata, scoprendo le gambe.
Lo sbircio per vedere se mi sta guardando, ma lui ha chiuso gli occhi, indifferente.
E già, ora ha altro da pensare che adocchiare le gambe delle belle ragazze.
So che sta soffrendo atrocemente, lo capisco da come tiene le labbra tirate e dal pallore del suo viso.
Lui non si lamenta quasi mai, ma so che i muscoli gli stanno tirando sotto la pelle come se ci fosse un argano che li trascina per estrarli dal suo corpo, e che l’epidermide è così sensibile che basta sfiorarla per fargli vedere tutte le stelle del firmamento.
Me lo ha confessato una volta con riluttanza, costretto dal fatto che volevo lavarlo un po’ ed era necessario che ne fossi al corrente, altrimenti involontariamente gli avrei causato lo stesso dolore che se lo avessi scuoiato vivo!
“Perché non vai a riposarti sul serio, Kazue? Hai bisogno di dormire in un vero letto, non puoi continuare così…ormai è più di un mese che non ti stacchi dal mio fianco, sei esausta. Ti sono grato per la tua dedizione, ma per un po’ posso farcela anche da solo, e…”
“No! Non ci penso nemmeno a muovermi da qui, e poi non è vero che sono così stanca. Sono forte, e sono abituata a dare assistenza ai malati: questa per me è normale amministrazione.”
Sto mentendo, ma spero che lui non se ne accorga.
Non è affatto normale amministrazione, no, e non lo è già da un pezzo.
Non so esattamente quando le cose abbiano cominciato a cambiare, so soltanto che piano piano la sua battaglia per vivere è diventata la mia, che la sua sofferenza ha affondato i suoi artigli anche dentro di me, come se la sentissi sulla mia pelle…
So che il suo cuore è tutto per Kaori; ha mormorato il suo nome altre volte, e anche se non fosse stato così, l’avrei capito dal modo in cui chiede sue notizie.
Oh, sta bene attento a non farsi scoprire, e per questo chiede sempre di lei mescolando il suo nome a quello di tutti gli altri, ma il suo sguardo cambia invariabilmente quando pronuncia quel nome: l’azzurro delle iridi diventa più lucido, sognante, e le sue mani si stringono inconsciamente a pugno, come se si trattenesse.
A volte invece si perde a guardare quel suo strano ciondolo che porta al collo, quella pallottola…non so in che modo, ma credo che anche quello sia legato al ricordo di Kaori.
Vorrei gridargli di dimenticarla, di togliersela dalla mente e dal cuore, ma non faccio niente e docilmente gli dò tutte le notizie che attende con ansia, quelle che il Doc mi passa nei brevi momenti in cui mi allontano per prendermi qualcosa da mangiare o per fare una doccia.
Ormai Kaori sta bene, è tornata alla sua vita insieme a Ryo, però la memoria non è ancora affiorata e pare che tra i due ci sia un po’ di maretta…ma questa tutto sommato non è una gran novità.
Ogni tanto lei passa di qui e chiede di vedere Mick, però fino ad ora lui ha sempre rifiutato di incontrarla, anche se moriva dalla voglia di farlo, e io so esattamente il perché.
Si rifiuta perché si vergogna.
Non vuole che lei lo veda fragile, impotente…vuole che lo riveda in forma come una volta, e sta lottando con ogni fibra del suo essere per poter ritornare così.
Se invece la battaglia fosse persa e lui morisse, beh…almeno lei lo ricorderebbe come era quando lo ha conosciuto, e nulla potrebbe più scalfire la perfezione che prima gli apparteneva!
So che è questo che gli frulla per la testa, anche se non lo dice, ma ormai ho imparato a conoscerlo e riesco ad interpretare bene le espressioni del suo viso e i suoi silenzi.
In tutte queste lunghe notti di veglia, tra una crisi di astinenza e l’altra, abbiamo avuto occasione di parlare tanto: parlare lo aiuta a distrarsi dalla sofferenza che prova, che proprio nelle lunghe ore notturne si acuisce ancora di più, e ormai sono diventata afona a forza di usare la voce.
All’inizio mi limitavo a leggergli giornali e libri vari, poi mano a mano siamo entrati più in confidenza e siamo passati alle chiacchiere, via via sempre più personali.
Ora so molte cose di lui, so anche quello che non mi dice.
Ho imparato a leggere tra le righe, e più cose imparo di lui e più ne sono affascinata.
E’ molto simile a Ryo, per certi versi; non c’è troppo da stupirsene, visto che fanno lo stesso mestiere e tutti e due ai massimi livelli, ma non è tutto lì, ovviamente.
Della sua infanzia mi ha raccontato molto poco, ma da quel poco ho capito che non è stata decisamente facile: sua madre era una poco di buono, una ragazza sbandata appartenente ad un’agiata famiglia di New York che tante ne ha fatte da riuscire a farsi scacciare dal suo stesso ambiente.
Lo ha concepito per incoscienza con un uomo di passaggio, ma subito dopo averlo messo al mondo ha ritenuto che il suo compito si fosse esaurito lì e di aver già fatto anche troppo: così lo ha scodellato nelle braccia di suo padre e se l’è filata alla chetichella.
Il padre per fortuna era un po’ più responsabile ma non aveva tempo di seguirlo più di tanto, doveva pur arrabattarsi per lavorare…e così era ricorso all’aiuto di un’anziana parente, l’unica che avesse ancora al mondo, ma non poteva sapere che il rimedio era peggiore del male.
Questa vecchia zia infatti era acida e maligna, bussava il bambino spesso e volentieri e sotto la sua mano d’acciaio Mick cresceva ribelle e pieno di rancore verso tutto il mondo, in particolare verso le donne; quando poi il padre è morto prematuramente (Mick aveva solo dieci anni!), la situazione è peggiorata ulteriormente.
La megera era piena di rancore per essersi ritrovata sul gobbo un ragazzino da crescere da sola, e le botte si sono moltiplicate a dismisura.
C’è da stupirsi se da adolescente se l’è squagliata ed è finito sulla strada?
Da lì in poi il suo sentiero è stato ovviamente segnato: bande, regolamenti di conti e reati vari sono stati il suo elemento naturale, finchè il suo talento con le armi (per il quale doveva ringraziare il padre che lo aveva introdotto alla caccia sin da bambino) non gli ha fatto prendere coscienza che poteva aspirare a qualcosa di più e di meglio, che poteva emergere dal branco, e così è iniziata la sua carriera di sweeper.
Quando ha incontrato Ryo era un lupo solitario, ma ha riconosciuto in lui un’anima gemella e così ha cominciato a sperare di non essere più solo: insieme per un po’ di tempo hanno costituito la coppia più formidabile di sweeper mai vista nella Grande Mela e anche oltre, e quello è stato forse il periodo più felice della sua vita.
Ma non per le donne, le feste e le bisbocce che si concedevano insieme, no.
Erano diventati grandi amici e questo fatto inaspettato e inusuale aveva finalmente placato almeno in parte la sua immensa solitudine interiore, quella che lo aveva accompagnato per tutta la vita; facevano tante cose insieme, ma ognuno dei due sapeva riconoscere quando i demoni dell’altro cominciavano a mordere, e in quei momenti sapevano anche rispettare i propri spazi personali.
Ryo aveva dedicato un po’ di tempo anche ad insegnargli la lingua giapponese, che infatti Mick ora parla in modo perfetto, praticamente senza accento.
Lui dice modestamente che non è merito suo averlo imparato così bene, è semplicemente molto portato per le lingue: infatti ne parla diverse altre, apprese in modo fortunoso qua e là.
Francese, spagnolo, persino l’italiano…ma questa è un'altra storia.
Un brutto giorno Ryo ha cominciato a diventare sempre più irrequieto e insoddisfatto, manifestando una sorta di nostalgia per il suo vecchio paese.
Gli è spiaciuto da matti separarsi da lui, ma alla fine ha preso la cosa con filosofia, come rassegnato al fatto che il suo destino fosse quello di rimanere da solo.
Quando Ryo è tornato in Giappone ha continuato la professione in proprio, finchè le loro strade non si sono incrociate di nuovo e…il resto lo sappiamo tutti.
Ho ascoltato avidamente tutti i particolari della sua vita.
Sono sempre ingorda di nuove notizie e così aspetto con ansia questi momenti in cui lui è disponibile ad aprirsi un po’ di più.
E ora lui vorrebbe che ci rinunciassi per concedermi uno stupido sonnellino?
Mai e poi mai!
“Kazue, parlami ancora della tua infanzia.”
La sua voce mi riscuote dalle mie divagazioni e mi ritrovo a fissarlo divertita.
“Non ti sei ancora stancato di ascoltarmi? Non c’è nulla di interessante nella mia infanzia…è stata insignificante come tante altre!”
“Quello che a te sembra banale per me è molto interessante, invece…lo sai che io non ho mai sperimentato nulla di simile. Quello che hai vissuto è una cosa preziosa, Kazue: non devi disprezzarla.”
Mortificata abbasso la testa: ha ragione, avere la fortuna di avere una famiglia amorevole e normale non è una cosa da disprezzare.
“Ti prego, Kazue…parlami. Ho bisogno di te.” mi prega a fatica, e l’ammissione deve essergli costata davvero un grande sforzo.
Capisco che se lo fa è perché è veramente al limite, e così mi affretto ad accontentarlo e ripesco nella mia mente gli episodi più divertenti della mia fanciullezza: potrei raccontargli di quella volta che io e mio cugino giocando siamo finiti a bagno in mezzo al fiume e mia madre ci ha strigliati a dovere perché era un freddo cane…oppure di quella volta che mi sono abbuffata di more e così sono finita al pronto soccorso con il mal di pancia e la faccia tutta nera come un’abissina!
Comincio a parlare e mi accorgo soddisfatta che lui mi ascolta attentamente: ha chiuso gli occhi, come per farsi meglio blandire dalla mia voce, e sono contenta quando un piccolo sorriso gli sfiora le labbra.
Beh, almeno sono riuscita a farlo divertire un po’…non posso sostituire Kaori, però se riesco almeno a distrarlo, chissà, forse con il tempo…oh, dimenticala, Mick, ti supplico DIMENTICALA!
Ecco, l’ho fatto di nuovo: torno sempre su quel tasto…quando mi deciderò ad ammettere con me stessa quella verità che mi ostino a negare da troppo tempo?
Lo amo…mi sono innamorata di Mick…e so che non ho nessuna speranza!
La mia voce su questo pensiero si affievolisce e declina fino a cessare del tutto: il mio cuore è pesante, non ho più tanta voglia di parlare, però so che non posso ancora smettere.
Lo devo fare per lui, però non so proprio che cosa potrei raccontargli ancora, e…
“Senti, mi racconti come hai conosciuto Ryo?”
Il mio viso si illumina: questo sì che è interessante, finalmente potrò raccontargli qualcosa di me che non sia scontato e noioso!
Mi lancio con vivacità nel racconto, e così gli descrivo con dovizia di particolari il mio fidanzato, gli racconto delle vespe usate come arma biologica, della mia fuga in vestito da sposa e di come sono finita addosso a Ryo. Il racconto della sua impotenza gli strappa una sincera risata e io lo guardo come abbagliata.
Com’è bello quando ride!
Non aveva mai riso così…il suo viso diventa luminoso come il sole…
Sento che qualcosa dentro di me si scioglie come neve in una giornata assolata, ma la sensazione passa in fretta perché la sua risata finisce in una smorfia sofferta.
Eh, già, ridere così gli fa ancora troppo male…povero amor mio, nemmeno questo ti è concesso!
Lui però non indugia mai a lungo sulle sue disgrazie e il suo viso riassume ben presto un’espressione normale.
“Dev’essere stato davvero uno spasso…mi sarebbe piaciuto un sacco vedere la faccia di Ryo quando il suo “coso” è entrato in sciopero! Nulla potrebbe sconvolgere di più quella sottospecie di Casanova!” scherza facendomi l’occhiolino, e io non posso fare a meno di sorridere divertita.
Vedo che il suo viso è ritornato serio, ma non mi aspetto la domanda che poi mi rivolge e così mi coglie completamente di sorpresa.
“Senti, Kazue…tu lo amavi molto?”
Inarco un sopracciglio, leggermente perplessa.
“Beh, stavo per sposarlo…mi pare evidente, altrimenti non mi sarei data tanto da fare per vendicare la sua morte!”
Lui mi trafigge con una delle sue occhiate più penetranti.
“Non parlavo del tuo ex-fidanzato…parlavo di Ryo.”
Il mio viso è diventato di brace viva, lo sento: accidenti, ma come ha fatto a capirlo?!
A quanto pare anche lui ha imparato a leggermi dentro, e ora sono per lui come un libro aperto.
Mio Dio, ma questo vuol forse dire che ha già intuito quello che io stessa ho appena compreso sui miei sentimenti per lui?!
Spero che non sia così, altrimenti dovrò seppellirmi per la vergogna!
Mi mordo le labbra e distolgo lo sguardo, imbarazzata.
“Scusa…non volevo essere indiscreto.”
“No…non importa. Comunque hai ragione, quello che dici è vero: ad un certo punto ho scoperto di essermi innamorata di Ryo, ma è durata poco. Giusto quanto bastava per rendermi conto che lui in realtà è innamorato pazzo di Kaori e che non guarderà mai nessun’altra nel modo in cui guarda lei…e così piano piano me lo sono tolto dal cuore, anche se non posso dire che sia stato facile né indolore…”
Lui fa un piccolo sorriso comprensivo, poi sospira.
“Ragazza intelligente…”
Io rialzo la testa con orgoglio: mi piace il suo complimento, molto più di quando vengo apostrofata per la mia bellezza.
Che merito c’è nella bellezza?
E’ un dono che ho ricevuto, tutto qui: a me tocca solo il compito di fare quanto basta per conservarla il più a lungo possibile.
Per l’intelligenza invece…beh, magari anche quella in parte la si riceve già pronta, ma poi per svilupparla a dovere bisogna darsi da fare molto di più, e io credo onestamente di non aver trascurato affatto questo aspetto della mia personalità, che in fin dei conti è quello più importante.
Sorrido, ma ogni gioia si spegne quando vedo quanto sia cupo il suo volto.
Non è a me che sta pensando adesso…i suoi pensieri sono tornati sul suo chiodo fisso: Kaori.
“E tu, sei anche tu abbastanza intelligente?”
Non sono riuscita a trattenermi, le parole mi sono uscite di bocca prima che potessi controllarmi!
“Che cosa vuoi dire?” mi chiede quasi con rabbia.
Ormai non posso tornare indietro, o la va’ o la spacca.
“Sai benissimo quello che voglio dire: mi riferisco a Kaori.”
I suoi occhi sono diventati così gelidi da farmi rabbrividire: quello che vedo non è più il Mick dolce e comprensivo che ho imparato a conoscere e ad amare, quello che ho di fronte è lo sweeper efficiente e mortale, quello che aveva i numeri per pensare perfino di poter uccidere Ryo Saeba!
Mi fa paura, ma non arretro di un millimetro: sono stanca dell’ombra di Kaori tra di noi, deve capire che lo faccio per il suo bene!
O forse sono così egoista da farlo per il mio?
Non lo so più, ma sono comunque convinta che non gli può giovare aggrapparsi ad un amore impossibile.
Aggrappati a me, Mick, aggrappati a me!
Io non ti tradirò mai, lo giuro.
“Tu non sai niente di Kaori. Niente.” risponde duro, pensando di chiudere il discorso, ma io sono troppo lanciata per farlo.
“Invece so tutto. So che la ami, so che nel sonno, quando non puoi controllare le tue emozioni come fai da sveglio, invochi il suo nome. So che non vuoi incontrarla, perché non sopporti l’idea che lei ti veda così…o forse perché temi di non riuscire a impedirti di supplicarla di restare! So tutto questo, ma so anche che non hai altra scelta che fare come me, perché quello che vale per Ryo vale anche per Kaori: lei è sua, totalmente, completamente sua. Per quanto ti voglia bene, e so che te ne vuole, altrimenti non verrebbe qui così spesso per cercare di vederti e avere tue notizie, questo però non vuol dire che si metterebbe mai con te…Devi dimenticarla, Mick: è l’unica cosa che ti resta da fare.”
Finalmente l’ho detto: ora può esplodere, può urlare, può scacciarmi dal suo capezzale…ma io DOVEVO dirglielo, non ce la facevo più a tenermelo dentro!
Lo guardo seria, in attesa della sua reazione,
La sua faccia si è indurita come pietra, sospetto che se potesse muoversi liberamente mi avrebbe già strozzato con le sue stesse mani, ma poi incredibilmente vedo il suo viso rilassarsi, mentre mi guarda quasi con un sorriso divertito.
“Lo so anch’io: perché credi che avessi preso quell’aereo? La stavo lasciando a Ryo, proprio perché sapevo che il loro legame era impossibile da spezzare…Sono partito anche se sapevo che rischiavo la vita non portando a termine l’incarico di uccidere Ryo: l’ho fatto per lei, perché pensavo che solo così sarei riuscito a proteggerla! Su quell’aereo ho incontrato un sicario mandato per uccidermi e l’aereo è precipitato, ma anche in quel momento il mio ultimo pensiero è stato per lei. Kaibara sì che era riuscito a farmela dimenticare con la Polvere degli Angeli, ma poi quando l’ho incontrata di nuovo lei è riuscita a farsi strada nella mia mente e io sono tornato me stesso…e così per salvarla un’altra volta mi sono fritto le braccia e il cervello. Come vedi non si può dire che innamorarmi mi abbia portato granchè bene, ma da qui a dire che devo riuscire a dimenticarla, ce ne corre! Kaori è stata il mio primo vero amore…dimmi, Kazue, si può dimenticare il primo amore?” mi chiede ironico.
Deglutisco innervosita: no che non si può, accidenti!
Soprattutto se lo si è amato di un amore così profondo…non sapevo che Kaori avesse significato così tanto per lui!
Del resto, però, c’era da immaginarselo: nessuno aveva mai riempito quel vuoto profondo nella sua vita, smuovendo a tal punto le sue emozioni…per forza si è legato così strettamente a lei e così in fretta.
“No…non si può…” ammetto a denti stretti, avvilita.
Lui non dice nulla, amaramente soddisfatto di aver ragione.
Ma io non posso arrendermi così, NON VOGLIO!
“Però si può andare avanti…e piano piano, il ricordo può sbiadire…e lasciare il posto ad altre persone…un nuovo amore, magari…”
Lo dico con un filo di voce, e lui mi guarda con aperto scetticismo.
“Mmmhh, può darsi…” mi concede, ma capisco che non lo pensa veramente.
Sono pronta a ribellarmi di nuovo a questa sua apatia, ma ci rinuncio perché mi accorgo che con le mani sta stringendo il lenzuolo con tanta forza che le nocche sono diventate bianche.
Oh, no, a furia di discutere il dolore è salito di nuovo oltre i livelli di guardia!
Stupida cretina, come ho potuto dimenticare che è malato?
Ha bisogno di un’infermiera, non di un’innamorata petulante che lo voglia costringere a tutti i costi a ricambiare i suoi sentimenti!
“Mick, adesso ti aumento il flusso della flebo e aggiungo dell’antidolorifico!” gli dico calma, cercando di nascondergli la mia agitazione, poi mi alzo per far seguire subito l’azione alle mie parole.
Lui non protesta, e da lì capisco che la situazione è veramente grave.
Il suo respiro è lento e profondo, so che sta cercando di controllare le sue sensazioni e di non urlare.
Per quanto ancora potrà resistere così?
Doc dice che secondo lui ci siamo quasi, che sta per uscire dalla fase più brutta: il dolore lentamente scemerà, non sarà più continuo ed incessante, e allora comincerà ad emergere dal pozzo profondo e buio in cui è caduto.
Poi comincerà la fase della riabilitazione, che sarà lunga e difficile…soprattutto quando si renderà pienamente conto delle condizioni in cui sono le sue mani!
Intanto però la sua vita è ancora in pericolo, e lo sarà fino a che il dolore non verrà scacciato dal suo corpo: solo allora potrò smetterla di tremare per ogni suo sospiro un po’ più pesante o per ogni linea di febbre che gli viene.
Ma ora non voglio pensarci, non ne ho la forza.
I minuti scorrono lenti, in attesa che le medicine gli facciano effetto.
Quando vedo che la presa delle sue dita si allenta, capisco che il peggio è passato.
La sua fronte è madida di sudore, e allora mi avvicino per asciugargliela delicatamente.
Mentre lo faccio i suoi occhi non mi abbandonano mai, mi fissano intensamente, scandagliando ogni centimetro della mia pelle.
Perché mi guarda così?
Che cosa sta pensando?
Forse mi odia per le sgradevoli verità che gli ho detto prima?
Oddio, non vorrei che...
La sua mano afferra la mia e mi leva il fiato: non mi aspettavo questa mossa, ma ormai non dovrei più stupirmi di niente.
Questa è la giornata delle sorprese e delle rivelazioni, no?
“Senti, visto che non riesco a convincerti ad andartene a riposare sul tuo letto, perché non ti sdrai un po’ sul mio? E’ largo, c’è parecchio spazio, non mi darai nessun fastidio.”
Lo guardo stralunata, incapace di spiccicare parola.
Io…sdraiata sul letto…vicino a lui…?!
“Non credo che sia il caso…voglio dire…” farfuglio da vera idiota, incapace di connettere.
“Perché no? Sono totalmente innocuo in queste condizioni, lo sai benissimo.” mi rassicura con una punta di mestizia.
“Non volevo dire questo!” protesto arrossendo furiosamente.
Solo il pensiero che lui possa azzardare un’avance nei miei confronti mi fa battere il cuore come un tamburo, ma è inutile che mi perda in queste futili fantasie.
Non succederà mai…inutile sperarci.
“E allora, che problema c’è? Ti prego, Kazue, lascia che sia io per una volta ad aiutare te…”
Nella sua voce c’è una supplica che non posso ignorare: quanto è fragile l’orgoglio maschile…ha bisogno di sentirsi utile, di riprendere il suo ruolo di uomo che protegge…e allora, chi sono io per negarglielo?
Io non gli negherò mai niente, di certo non questa piccola cosa che lo può far stare meglio!
Alzo un ginocchio e lo appoggio cautamente sul materasso, e sono ricompensata della mia audacia dal suo sorriso felice.
Scivolo al suo fianco come se lo avessi sempre fatto, poi appoggio la testa sul cuscino: che meraviglia, c’è il suo profumo che mi sale alle nari e mi fa quasi girare la testa.
Riuscirò mai a dormire standogli così vicina?
Il suo viso è vicinissimo al mio, allora chiudo gli occhi perché non riesco a tollerare la sua bellezza devastante che mi affascina ogni giorno di più: mi abbandono agli altri sensi, così sento il suo respiro che mi accarezza i capelli e…ma no, un momento, ora è la sua mano che li accarezza!
Apro gli occhi bruscamente, incapace di credere a quello che sta succedendo.
“Sono così morbidi…hai dei capelli molto belli, Kazue: anzi, sei tutta bella…ma non è per questo che mi sei cara.”
“Io…ti sono cara?” domando timidamente.
La voce mi è uscita così roca che mi ha raschiato la gola, ma ben più potente è l’effetto che mi suscita il suo sguardo, caldo e seducente e puntato dritto su di me.
“Certo: come puoi non pensarlo? Hai scacciato la morte da me per tutto questo tempo…non sarei vivo se non ti avessi avuta al mio fianco, Kazue. Tu sei il mio angelo. Ti devo la vita…e ti ringrazio per questo.”
Nei nostri sguardi c’è il ricordo delle volte in cui si è aggrappato alla mia mano per non urlare, delle volte in cui mi ha gridato contro che non ce la faceva più e che era meglio morire, e allora io gli gridavo di rimando che non gli permettevo di lasciare questo mondo senza lottare.
Le crisi di astinenza sono state lunghe e terribili, specialmente all’inizio…mai avevo visto nulla di simile in vita mia!
Ero piena di ammirazione per la sua forza sovrumana e la sua volontà feroce, ma le poche volte in cui l’ho visto vacillare non mi sono fatta scrupolo di insultarlo per spingerlo a reagire; gli ho dato del vigliacco, del pusillanime, del mollaccione…tutto pur di far leva sul suo orgoglio e convincerlo a non mollare!
Lui reagiva ringhiando furiosamente, ma mi accorgevo che il pungolo aveva funzionato perché all’istante ricominciava a stringere i denti…e la battaglia ritornava a infuriare, cruenta e sanguinosa.
Questi ricordi in particolare mi fanno vergognare ma lui, che sembra aver seguito il corso dei miei pensieri riflesso sul mio viso, sogghigna divertito.
Credo che mi abbia perdonato, che sappia che lo facevo soltanto per istigarlo ad andare avanti…almeno lo spero!
“Dormi, adesso, piccolo angelo: questa notte sarò io a vegliare su di te.”
Il suo braccio mi cinge con cautela la vita, attento a non spostare l’ago della flebo ma soprattutto a non sollecitare gli acuti strali del dolore che lo tormentano sotto pelle.
Non può stringermi, ma per me questo è già più di quanto avessi mai speravo di ottenere da lui.
Sospiro, cullata dal calore della sua vicinanza conturbante, poi chiudo gli occhi e mi abbandono a quella che si prospetta essere una notte indimenticabile: la prima trascorsa nel suo letto.
E troppo sperare che non sia l’ultima?
Mi abbandono ai sogni più dolci che abbia mai avuto, ma il mio sonno non dura a lungo.
Quando mi risveglio, lui è in preda a una delle sue crisi di astinenza.
Il suo corpo si contorce nelle spire del dolore, bramando a gran voce una dose del suo veleno: è zuppo di sudore, i suoi occhi hanno una luce febbrile che mi spaventa.
No ti prego, Signore, no, non portarmelo via!
Afferro la siringa che tengo sempre pronta e mi affretto ad iniettargli una dose della medicina che il Doc ha preparato per queste evenienze: so che gli darà sollievo, ma ci vorrà un po’ di tempo e nel frattempo l’unica cosa che gli terrà compagnia sarà la mia presenza, unico punto fermo nel suo universo di agonia.
Gli strappo il lenzuolo da dosso, so che gli dà fastidio sentirselo appiccicato quando è in queste condizioni: il suo corpo è nudo, ma anche se lo amo in questi momenti non lo vedo con gli occhi di una donna innamorata, piuttosto quasi con gli occhi di una madre.
Penso solo a lui, a come alleviargli il dolore: domani ripenserò alla perfezione del suo corpo scultoreo, che ormai conosco come il mio, e soltanto allora mi concederò di abbandonarmi a tutta una serie di fantasticherie che ho già ampiamente collaudato.
Ma ora no, non c’è tempo.
Gli prendo la mano con delicatezza e passo la mia sui suoi capelli biondi che sì, mi hanno dimostrato di essere morbidi proprio come li avevo immaginati all’inizio quando l’ho conosciuto.
Mi spavento quando sento che la febbre è salita di nuovo, ma mi sforzo di nascondergli il mio sgomento: non ha bisogno delle mie paure, ha bisogno della mia forza!
“Non…lasciarmi…Kazue…Io…ho bisogno di…te…” sussurra quasi tra i denti.
Io annuisco, poi mi porto l’indice alla bocca per fargli capire che non deve sforzarsi di parlare.
“Non mi muovo da qui, Mick. Ci sarò sempre per te, te lo prometto.” gli dico con la mia voce più dolce.
Lui sospira, confortato.
Un nodo mi stringe la gola.
Ha bisogno di me…ma mai quanto io ho bisogno di lui, purtroppo!
Però non mi importa: in questo momento, sono io che lo sostengo, io che rappresento la sua ragione di vita, e tanto mi deve bastare.
Mi chino su di lui e lo abbraccio con infinita cautela, con l’amorevole cura che una donna ha verso il figlio che soffre.
Non ti lascerò andare, Mick, non permetterò che tu muoia.
MAI!
***
Ero già persa.
Partita, cotta, irrimediabilmente presa dall’ennesimo amore impossibile.
Non mi era bastata l’esperienza fallimentare con Ryo, avevo dovuto ricaderci con Mick, e questa volta in modo ancora più pesante.
Sì, perché Ryo tutto sommato non l’avevo conosciuto veramente a fondo, il mio era stato più che altro un sogno, una fantasia; con Mick invece avevo avuto tutto il tempo di creare un legame vero…
Mick era reale e vicino a me…ma non per questo meno irraggiungibile.
Mi sarei presa a calci se avessi potuto, ma ormai era fatta…
Potevo soltanto andare avanti nella mia missione: salvarlo e poi lasciarlo andare per la sua strada.
Soltanto dopo avrei potuto raccogliere i cocci del mio cuore infranto: chissà se la colla per rappezzarlo avrebbe tenuto come la prima volta?
Forse no…
Ma quel dubbio non bastò per convincermi a restargli lontana, anzi…e così nella vicinanza trovavo sempre nuovi motivi per innamorarmi ancora di più.
Come poteva essere altrimenti?
Mick era troppo speciale per resistergli…e lo capii con assoluta chiarezza la prima notte che trascorsi DAVVERO tra le sue braccia!
Ora vi racconto com’è andata…
***
“Mick, adesso basta, stai esagerando!” lo sgrido preoccupata.
Da quando ha iniziato la fisioterapia, non si risparmia: vuole a tutti costi ritrovare la forma perfetta di un tempo, e con questo obiettivo davanti si sta spingendo al limite delle possibilità umane.
Ho ancora in mente la sua espressione quando Doc gli ha spiegato in quali condizioni fossero le sue braccia: vacua, assente, come se stesse parlando di qualcun altro.
Anche se non diceva nulla, io sentivo che stava rimuginando qualcosa: potevo quasi sentire le rotelline del suo cervello lavorare freneticamente!
Possibile che fosse scampato alla morte per restare handicappato?
E perché a Ryo era riuscito di salvarsi e di tornare in perfetta forma, mentre a lui questo non era concesso?!
Orgoglio, orgoglio di uomo e di maschio ferito: che gran brutta combinazione per potersi arrendere alla triste realtà dei fatti!
La prova che le mie deduzioni erano esatte l’ho avuta quando ha iniziato il programma di riabilitazione studiato dal Doc: dalla foga con cui si è buttato negli esercizi ho pensato che, insoddisfatto di essere sopravvissuto al dolore, volesse ammazzarsi di fatica!
Oggi si sta strapazzando ancora di più del solito, e a questo punto sono stata costretta ad intervenire: non posso sopportare di vederlo in queste condizioni, non posso!
Lui mi guarda un po’ male, ma si vede che deve essere parecchio stanco perché accetta il mio rimprovero senza commenti e allunga il braccio per prendere l’asciugamano e asciugarsi il sudore sulla fronte.
La mano gli trema, e io fatico a trattenere le lacrime: quanto hai lavorato per ridurti in queste condizioni, Mick?
E tutto questo per niente…la smorfia amara delle sue labbra mi dice che non è soddisfatto del risultato e che l’atroce dubbio di non potercela fare a tornare come prima lo sta rodendo dentro.
Ormai è più di un mese che si sta allenando senza sosta, ma non è più vicino di prima alla meta che si è prefisso. Le sue gambe sono tornate in forma, e anche tutto il resto del corpo, ma le braccia…quelle proprio no; quelle sono deboli come se appartenessero a una donna smilza e poco allenata!
So che ha provato di nuovo a sparare, ma che le sue mani sono così compromesse che non riesce a stringere la sua amata Desert Eagle come si deve…era nero tempesta quando è tornato dall’improvvisato poligono di tiro che gli ha attrezzato Doc nei sotterranei!
Che cosa posso fare per distrarlo?
Cerco affannosamente nella mia mente qualcosa che possa catturare la sua attenzione, e finalmente ho un’idea.
“Sai, oggi è venuta di nuovo a trovarti Kaori…”
Lui drizza la testa e mi scocca un’occhiata indecifrabile.
“L’hai mandata via come sempre, vero?”
Nella sua voce c’è un misto di ansia e di speranza che mi stringe il cuore: no, ancora non l’ha dimenticata…
“Certo: ho fatto quello che mi hai chiesto, come sempre. Però mi stavo domandando una cosa…..”
“Che cosa?” mi chiede blandamente incuriosito.
Che cosa può fargli superare la delusione di sapere che lei se n’è andata via? Forse un pizzico di intrigo…
“Beh, se è vero che ha perso la memoria…come fa a sapere che sei ancora vivo e sei sopravvissuto all’incidente aereo? In teoria la sua mente è ferma ai momenti che hanno preceduto quel fatto!”
Il movimento con cui si stava asciugando il collo si arresta bruscamente, e lui sembra fulminato.
“Per la miseria, Kazue, ma lo sai che sei un genio? Hai perfettamente ragione! Perché nessuno di noi ci ha mai pensato prima?!”
Modestamente scrollo le spalle, lusingata per il suo complimento: a dirla tutta adesso preferirei che notasse più le mie doti femminili che quelle del mio cervello (lo so, lo so, non sono mai contenta!), ma è sempre meglio di niente, no?
“Forse avevamo tutti cose più importanti a cui pensare, e così nessuno ci ha fatto caso…e a qualcuno magari ha fatto anche comodo non porsi troppe domande…qualcuno come Ryo, per esempio!” rispondo con una certa acutezza di cui vado fiera.
Lui mi guarda meditabondo, e nei suoi occhi scorgo una lucina di ammirazione.
“Ammettiamo che tutto questo sia vero…perché secondo te Kaori sta mentendo spudoratamente? Non è da lei comportarsi così, per quanto la conosco…”
Fingo di riflettere sul quesito, ma in realtà so già cosa rispondere: sto soltanto cercando di prendere tempo per farlo interessare di nuovo a quello che gli succede attorno!
“In effetti non è da lei…Kaori per carattere è molto sincera e diretta, ma secondo me questa volta sta reagendo così perché Ryo gliel’ha fatta veramente grossa! Ti rendi conto che si era praticamente dichiarato davanti a tutti?! L’ha baciata – sì, d’accordo, c’era il vetro, ma l’intento era chiaro - e poi subito dopo l’ha mollata come una patata bollente alla prima occasione, per poi ricominciare a prenderla per il naso come prima! Anche la donna meno permalosa del mondo e più accomodante avrebbe cercato di fargliela pagare, e credo proprio che sia quello che Kaori sta facendo. Miki mi dice che è sempre più nervosa, e tartassa Ryo con i suoi martelli con una frequenza allarmante: non credi anche tu che questo sia il suo modo di vendicarsi e sfogare la sua rabbia repressa?”
Lui sorride divertito.
“Certo che voi donne siete proprio tortuose e mefistofeliche: non era più semplice metterlo con le spalle al muro ammettendo di aver ricordato tutto?”
Questa volta lo guardo indignata, pronta a difendere la categoria: non sono mai stata una fan scatenata di Kaori, per ovvi motivi, ma questa volta lei ha ragione da vendere, che cavolo!
“E saremmo noi le tortuose?! Che mi dici del comportamento di Ryo, allora? Quel mollusco potrebbe dare LEZIONI UNIVERSITARIE sulla tortuosità, guarda come si comporta con Kaori da quando la conosce! E poi, dove lo metti un po’ di sano orgoglio femminile? Lei NON PUO’ dirgli che ha ritrovato la memoria, dev’essere lui a fare il primo passo, altrimenti potrebbe sembrare che lei striscia ai suoi piedi elemosinando il suo amore!”
Mick si mette a ridere, divertito dalla mia presa di posizione decisamente femminile.
La sua risata solare di solito mi fa sciogliere le gambe come gelatine, ma questa volta mi ha fatto un po’ arrabbiare quindi non mollo: perché gli uomini devono sempre trovare modo di sfuggire alle loro responsabilità, e a noi donne tocca sempre il lavoro sporco?!
Sotto il mio severo cipiglio lui ridiventa serio, e allora si mostra contrito.
“Ok, ok, mi arrendo, hai completamente ragione tu: però ho la sensazione che quei due siano finiti in un circolo vizioso…che cosa si potrebbe fare per farli rinsavire?”
A quel punto io alzo le spalle, perché non so proprio cosa suggerire.
“Mah…credo che ci sia poco da fare…sono tutti e due testardi, forse da soli non ce la faranno a sbrogliare la matassa in cui sono rimasti aggrovigliati…credo che dovrebbe intervenire qualche fattore esterno, ma non saprei bene quale…”
“Forse…la gelosia?” butta lì pensieroso.
“La gelosia? Che cosa intendi dire?”
Davanti al mio tono perplesso fa retromarcia, chissà perchè…
“Niente, niente, era solo un’idea…stavo semplicemente pensando che l’unica cosa che è riuscita a smuovere un po’ Ryo è stata proprio la mia presenza…vedere che corteggiavo Kaori lo ha fatto uscire di testa, e da lì in poi sono successe le cose più impensate!”
Il ragionamento fila, ma io non lo gradisco per niente e credo che lui lo abbia capito dalla mia faccia arcigna.
“Come non detto, era solo un’idea…Senti, Kazue, perché non andiamo a mettere qualcosa sotto i denti? E’ ora di cena, e io ho veramente una fame terribile!”
Cambia discorso con grande disinvoltura, e io mi ritrovo a fissare le sue spalle mentre si dirige verso la porta della palestra.
Rassegnata lo seguo, tanto so che quando chiude un discorso così poi non lo riapre.
Questo però non mi impedisce di chiedermi che piano stia partorendo la sua mente diabolicamente perversa: il suo senso dell’umorismo a volte è disarmante e molto, molto pericoloso….
Maledetta me, volevo solo distrarlo un pochino e guarda dove siamo finiti!
La cena trascorre tutto sommato tranquilla, con me che come al solito mi devo difendere a forchettate dagli assalti delle mani rapaci del vecchio mandrillo.
Mick si diverte un mondo a osservare i nostri siparietti, e ride come un matto.
Vale la pena sopportare qualunque cosa pur di ascoltare il suono della sua risata argentina!
Il suo viso poi si illumina e diventa ancora più bello….
Dopo cena io riordino velocemente la cucina, poi il Doc si siede sulla sua poltrona preferita davanti al caminetto e accende la sua inseparabile pipa.
Mick si siede sulla poltrona di fronte a lui, io invece mi accomodo in quella al suo fianco, poi loro due cominciano a parlare di tante cose: Doc ha una conversazione intelligente e arguta, e quando vuole è anche molto acuto…così acuto che ha capito perfettamente di dover evitare con lui l’argomento della sua riabilitazione, se vuole aiutarlo a rilassarsi almeno un po’ prima di andare a dormire.
Così ci intrattiene spesso e volentieri con i racconti delle sue esperienze passate, e devo dire che c’è abbastanza materiale per non annoiarsi.
Che vita ricca e varia ha avuto il Doc!
Ha viaggiato tantissimo sin da bambino, ha visto e vissuto tante cose…quando si dimentica la sua folle passione per le donne è davvero un uomo di primordine!
Dopo un po’ però Doc si stanca e decide di andarsene a letto, così restiamo solo noi due.
Adoro questi momenti tranquilli che passiamo insieme la sera prima di andare a letto: ora che non devo più assisterlo la notte mi manca da morire, e così attendo sempre con impazienza l’arrivo del giorno per poterti rivedere, mio sole!
Come al solito Mick si sposta sulla poltrona del Doc e io mi sposto nella sua, così siamo uno di fronte all’altra, poi prende la scacchiera e mi fa un cenno d’intesa: io sospiro e alzo gli occhi al cielo, fingendomi esasperata.
Si è messo in testa di insegnarmi a giocare a scacchi, ma io non sono un granchè come allieva.
Lui non riesce a capacitarsi che possa essere così imbranata, ma tutto gli sarebbe molto più chiaro se sapesse cosa penso mentre mi spiega le varie mosse.
Come posso concentrarmi nel gioco se il mio sguardo si perde ad ammirarlo?
Non posso vedere le sue mani, perché quando non si allena le tiene sempre coperte con i guanti, ma il resto che vedo è più che sufficiente per distrarmi!
Le spalle ampie e forti, il torace largo e potente, disegnati dalla camicia azzurra, le sue gambe lunghe e ben modellate, messe in risalto dai jeans aderenti…e poi il suo viso, un capolavoro della natura di perfezione!
Adoro quando assume quell’espressione assorta, segno che sta riflettendo sulla mossa migliore da fare.
Ce l’ha anche adesso, e io appoggio la mano sul mento per godermela meglio.
Sono così occupata a sognare che non mi accorgo che Mick ha mosso la sua torre.
“Kazue, guarda che tocca a te!” mi rimprovera bonario.
Imbarazzata mi affretto ad afferrare il primo pezzo che mi capita sottomano e lo muovo a casaccio.
“Guarda che non puoi muovere così il cavallo! Non ti ricordi che è quello che si può muovere solo come se descrivesse una L?”
Non me lo dice in tono arrabbiato, ormai è abituato ai miei errori madornali, io però mi vergogno lo stesso così finisce che cercando di rimettere a posto il maledetto cavallo con un movimento brusco della mano lo faccio cadere.
Il pezzo rotola giù dal tavolo e cade per terra, vicino ai suoi piedi.
Non ne combino mai una giusta!
Mi chino per prenderlo, ma lui ha la mia stessa idea e così le nostre mani si trovano una sull’altra.
La pelle morbida del suo guanto è un pallido sostituto della sua vera pelle, eppure il contatto è sufficiente per farmi arrossire, e questa volta non c’entra niente la vergogna.
Lui se ne accorge e mi guarda pensieroso.
Non è la prima volta che vado in confusione davanti a Mick, ma di solito lui è così galante da fingere di ignorarlo e da darmi il tempo di ricompormi…perché questa volta non lo fa?
I suoi occhi azzurri mi fissano magnetici, e il cuore comincia a sfarfallarmi impazzito nel petto.
Arrossisco ancora di più, ovviamente, e allora lui comincia a muovere il pollice sulla mia mano che è ancora nella sua e va’ a cercare la pulsazione nel mio polso.
Il battito ormai è così forte che è quasi assordante, il sangue mi ronza nelle orecchie…
Sulle sue labbra aleggia un misterioso sorriso pieno di consapevolezza, e io non so più cosa aspettarmi.
Di certo non mi aspetto che Mick mi attiri delicatamente nella sua direzione, finchè i nostri volti non diventano vicini vicini.
Solleva l’altra mano e mi accarezza i capelli piano, e io istintivamente appoggio la guancia su quella mano amorevole e chiudo gli occhi per un istante.
Li riapro subito, perché non voglio perdermi nulla del suo viso chino su di me.
Non so che cosa sta pensando, forse non lo sa con certezza nemmeno lui, so soltanto che questa è la mia occasione, e non posso sprecarla.
Lui sospira impercettibilmente, poi accenna un movimento all’indietro.
Ma io non voglio che lui lo faccia!
Schiudo le labbra e lo guardo supplichevole, allora Mick si ferma, indeciso.
Il dubbio offusca lo scintillio dei suoi occhi: so che non mi forzerebbe mai la mano, quindi toccherà a me fargli capire che sono disponibile.
Mi lecco lievemente le labbra, con un’audacia che di solito non mi appartiene, ma sono disperata!
Voglio che lui mi baci, voglio sentire il sapore delle sue labbra, voglio che mi stringa tra le sue braccia…lo voglio, lo voglio, lo voglio!
Il mio gesto sensuale cattura la sua attenzione, e l’abisso dei suoi occhi diventa più profondo.
Il suo movimento di arretramento si arresta, poi viene sostituito da uno contrario.
Evviva, ce l’ho fatta!
Inclino la testa per fargli capire che sono totalmente consenziente, e allora anche lui inclina la sua in risposta e comincia a socchiudere le palpebre.
Sì, sì, SI!!
Quando le sue labbra sfiorano le mie per la prima volta, io tremo: un brivido mi scuote sotto pelle, ma è nulla rispetto a quello che provo dopo il primo fugace assaggio.
Lui schiude le labbra e con la lingua comincia a percorrere il contorno della mia bocca, poi insiste sulla fessura come per chiedere libero accesso.
Io mi affretto a darglielo e con la lingua cerco timidamente la sua per gustare il suo sapore.
Quando si incontrano, la scossa mi toglie il respiro, ma non mollo.
Voglio tutto, tutto quello che può darmi, e anche di più!
Anche Mick sembra eccitato, e finalmente da un approccio prudente e cauto passa a qualcosa di decisamente più passionale.
La sua bocca preme sulla mia, mentre con la lingua affonda deciso nella mia cavità, cercando la mia lingua umida per iniziare un duello erotico e coinvolgente.
Mi ruba il respiro, ma a che mi serve respirare se ho lui?
Impaziente di sentirlo tutto mi avvicino ancora di più, poi sollevo le braccia, gli cingo il collo e affondo una mano nei suoi capelli morbidi.
I seni sono diventati gonfi e dolenti, i capezzoli sono duri e ritti come soldatini sull’attenti, e un gemito soffocato mi sfugge dalla gola, colmo di desiderio.
Mi sento come una meteora impazzita, scagliata nello spazio siderale e lanciata verso mete sconosciute, ma non ho paura se sono con lui.
Mi accorgo che ha spostato il tavolino che c’era tra di noi; lo capisco perché ora il suo corpo preme contro il mio e noi due siamo in ginocchio sul tappeto, illuminati dalle fiamme del caminetto nel silenzio della notte.
Sento i suoi muscoli duri e sodi premere sulla mia carne soffice e morbida, e provo un bisogno dilagante di sentirlo dentro di me.
Voglio che riempia il vuoto doloroso che sento dentro, voglio essere sua, soltanto sua!
Spalanco la bocca ancora più famelica, e lui sembra percepire la mia fame perché il suo bacio diventa ancora più profondo e appassionato.
Le sue mani percorrono il mio corpo, accarezzando, tastando e stuzzicando, ma io voglio di più, molto di più.
Impaziente mi stacco quel tanto che serve per togliermi la maglietta, poi sgancio il reggiseno e mi espongo alla sua vista.
Non so cosa penserà di me e della mia impudicizia, ma smanio dalla voglia di fargli vedere la pienezza dei miei seni: voglio che con questa pienezza si ricolmi le mani, che se ne riempia la bocca e si spinga ad osare sempre di più.
Nei suoi occhi compare una luce febbricitante; ora so che non ci fermeremo, il punto del non ritorno è già stato superato, e allora una strana calma scende dentro di me.
Forse sarà solo per questa notte, ma….questa notte Mick è mio.
Si china sul mio seno e con i denti stringe un roseo picco, dando brevi toccatine con la lingua.
Io inarco la schiena per offrirmi ancora di più, allora lui mi sostiene per i fianchi e afferra più profondamente il capezzolo nella sua bocca umida e calda.
Quando comincia a succhiare io mi mordo le labbra per non urlare.
Nelle narici sento il profumo dei suoi capelli, così vi affondo ancora le mani, affascinata dalla loro serica consistenza.
Li accarezzo con la delicatezza di una madre, mentre lui con l’ingordigia di un bambino che sugge il latte dal seno si accanisce a succhiarmi con un movimento ritmico che mi accende una pulsazione nel ventre.
Questa posizione non ci basta più, così quasi simultaneamente prendiamo la decisone di metterci più comodi.
Sostenendomi sempre per la schiena mi spinge a sdraiarmi sul tappeto, poi mi segue e si sdraia al mio fianco, appoggiato su un gomito.
Una lieve smorfia sul suo viso mi rammenta che non è in perfetta forma, ma non mi sogno neanche di chiedergli se vuole smettere!
Lo aiuterò come posso, ma non lascerò che tutto questo finisca, non così…
Mick per fortuna non sembra consapevole dei miei timori e riprende subito a leccarmi i seni coscienziosamente: solo che adesso che è più libero questo non gli basta, così insinua la mano libera sotto la mia gonna e comincia ad accarezzarmi l’interno delle cosce.
Sì, così, ancora più su, ti prego….
Lui non sembra avere fretta, ma io mi sento al limite dell’esplosione!
Che cosa vuol fare, uccidermi?
Sapevo che era un killer, ma non che uccidesse le sue vittime con il sesso!
“Mick…”
L’invocazione mi sfugge dalle labbra, e lui sembra intuirne il significato.
Abilmente mi slaccia la gonna e mi libera dalle calze, poi però mi lascia le mutandine e io mi sento leggermente frustrata.
Vorrei urlargli di venirmi dentro subito ma non voglio essere troppo sfacciata, così mi mordo le labbra.
Mick guarda il mio viso soffuso del rossore della passione e sembra sapere esattamente che cosa sto passando: ma allora perché non fa nulla per aiutarmi?
Torna ad abbassarsi su di me, ma questa volta la sua bocca torturatrice si sposta sul mio ventre.
Mi lecca l’ombelico, tuffando la lingua su e giù, e io dimeno le anche in cerca sempre di qualcosa di più.
Riuscirò mai a saziarmi del suo corpo?
Comincio a dubitarne seriamente…
La sua bocca scende ancora, poi con la lingua comincia a percorrere l’orlo delle mie mutandine, guizzando al di sotto di quando in quando.
Non so cosa sta pensando di fare, non è che abbia poi molta esperienza, prima di lui sono stata solo con l’uomo che dovevo sposare, ma qualunque cosa sia il mio corpo sembra saperlo perché sta già fremendo per l’anticipazione.
Mick solleva la testa e mi dedica un sorriso sornione, poi comincia a sfilarmi le mutandine con una lentezza che mi fa impazzire.
Ho deciso, è un sadico torturatore!
Incapace di attendere lo aiuto a liberarmi dell’inutile fardello e lui scuote la testa, divertito dalla mia impazienza.
Poi però il suo sguardo si incupisce alla vista del folto boschetto scuro tra le mie gambe…adesso tocca a me sorridere felina.
Mi sdraio di nuovo e gli tendo le braccia, allargando le gambe in un invito più che esplicito, ma lui lo raccoglie in un modo che mi strappa un urlo di piacere: la sua bocca cala rapace tra le pieghe vellutate del mio sesso e comincia a lapparmi.
Mio Dio, non sapevo che esistesse un piacere simile!
Con le unghie artiglio le sue spalle mentre un rantolo mi esce dalla bocca, alternato al mio respiro accelerato.
La sua lingua mi fa morire, si insinua in ogni anfratto, in ogni ansa, lasciando una scia umida e bollente che il suo respiro accende sempre di più.
Quando mi prende in bocca e comincia a succhiarmi sono già sull’orlo dell’orgasmo, e nulla a questo punto potrebbe impedirmi di lasciarmi travolgere dall’onda del piacere supremo, che mi ghermisce implacabile scuotendomi come un fuscello nella tempesta.
Mi contorco sotto le sue labbra, avvinghio le mie gambe alla sua schiena, con la mano lo spingo ancora di più contro di me; lui mi lascia fare, continuando a lavorare con quella lingua insaziabile e avida che sarà la mia fine e la mia rovina.
Quando la tempesta si placa io mi sento come liquefatta, quindi lascio che le mie membra intorpidite si abbandonino sul tappeto, liberandolo dalla prigione che gli avevo costruito attorno.
Mick si rialza e mi scruta, come a sincerarsi di avermi appagata: quello che legge nel mio viso lo soddisfa, perché mi regala il sorriso più sensuale che abbia mai visto e comincia a spogliarsi, togliendosi la camicia.
Non mi ero nemmeno accorta che fosse rimasto vestito, ma ora sono felice di godermi la meraviglia di questo spogliarello tutto dedicato a me.
Illuminata solo dai bagliori del fuoco del caminetto la sua pelle acquista una tonalità dorata che mi intriga, accendendo nelle mie mani la voglia di esplorarla.
Mi siedo e allungo le braccia per sfiorargli il torace.
Evito volutamente di toccargli le braccia, so che non ama che qualcosa gli ricordi la loro debolezza; di certo non voglio che succeda proprio in questo momento, non finchè non lo avrò posseduto completamente!
Mi concentro solo sulle parti di lui che sono intatte e di cui va’ ancora orgoglioso, e così comincio a tastare i muscoli poderosi del suo petto.
E’ magnifico, tonico e sodo come solo un fisico perfettamente allenato può essere.
I suoi capezzoli piccoli scuri si induriscono leggermente sotto le mie dita, e all’improvviso muoio dalla voglia di succhiarli come lui ha fatto con i miei.
Mi chino per realizzare il mio desiderio, e vengo premiata dal gemito roco che gli sfugge dalle labbra.
Le sue mani mi stringono la testa, premendomi ancora di più contro di sè.
Il sapore leggermente salato della sua pelle mi inebria, mi avvince e agisce su di me come una droga: ne voglio ancora di più, sempre di più, non sarà mai abbastanza!
Con la lingua percorro le linee del suo corpo maschio, e ogni tanto lo mordicchio come se fosse l’unico pasto che può saziarmi.
Mick si lascia amare ma le sue mani non sono mai ferme e mi accarezzano la schiena e i glutei sodi, per poi scivolare ogni tanto nella fessura che ha già venerato con la sua bocca.
Eh, no, adesso tocca a me!
Afferro con decisione la cintura dei suoi pantaloni e comincio a tirare.
Lui ridacchia leggermente, poi si decide finalmente a darmi una mano, e così in poco tempo ho davanti a me la sua virilità rigogliosa.
L’avevo già vista altre volte, quando era ammalato al punto di doversene restare a letto lui dipendeva da me, ovviamente, ma non mi si era mai presentata davanti così orgogliosamente eretta, e ora capisco di averne sottovalutato la potenza.
Mio Dio, non so nemmeno se riuscirò a contenerlo tutto!
L’eccitazione mi impedisce di lasciarmi andare alle mie sciocche paure, così con la mano afferro il suo membro e comincio a familiarizzare con la sua sericità.
Mick trattiene il fiato, ma gli sfugge un sibilo quando con la mano comincio ad andare su e giù lentamente.
Cosa ti credi, anch’io se voglio sono capace di torturarti…peccato che mentre torturo te torturo anche me stessa!
Sulla punta del suo membro c’è una goccia di rugiada che sembra invitarmi, così alla fine non resisto e l’assaggio.
Il suo sapore muschiato mi rende folle di eccitazione, così spalanco la bocca e lo prendo dentro di me, mentre con la mano circondo la base del suo pene e lo tengo nella posizione in cui posso gustarlo meglio.
Ora è lui che geme nelle mie mani, è lui che è in mio potere.
Esaltata da questa circostanza comincio a succhiarlo con vigore, di più, sempre di più…voglio farlo impazzire come lui fa impazzire me!
Nulla mi può più fermare, la mia bocca lo stringe e lo succhia con foga, i denti gli raschiano leggermente la pelle morbida e delicata, ma io sto bene attenta che la delizia del contatto non si trasformi in dolore.
Mi sento potente, femmina come non mai.
I miei capelli sono sparsi sul suo inguine, mentre lui continua a gemere come un animale in agonia.
Un rantolo più profondo mi fa capire che è al limite, ma gli impedisco di staccarmi da lui e accolgo il suo seme nella mia gola con gioia.
Voglio tutto di lui, quindi voglio anche questo!
Quando lo lascio andare e lo guardo la sua espressione è stravolta, febbrile: so che in parte questo è dovuto al fatto che era parecchio tempo che non faceva l’amore, ma questo non importa.
Non altera la bellezza e la profondità di questo momento, non per me almeno.
Mi afferra tra le sue braccia e mi travolge con un bacio infuocato, colmo di gratitudine.
Io mi abbandono esultante, poi sposto il mio peso all’indietro per fargli capire che lo voglio sdraiato: sopra di me, su di me, così come dev’essere.
Mick mi lascia fare, e quando gli avvinghio le mie gambe alle anche e inarco il bacino per invitarlo, sospira.
“Hai deciso di farmi morire, Kazue?” scherza tra un bacio e l’altro che mi deposita sul collo.
“Non proprio, ma…se anche fosse? Sarebbe una magnifica morte, non credi?” rispondo divertita, per una volta all’altezza del suo senso dell’umorismo.
Lui alza la testa e mi guarda sorpreso, poi getta la testa all’indietro e ride.
“Oh, sì, senza ombra di dubbio!” afferma convinto.
Ma io non ho più voglia di scherzare, la sua risata calda e sensuale ha risvegliato la mia eccitazione mai completamente sopita, così ridivento seria e gli catturo il viso tra le mani.
“Ti voglio dentro di me. Adesso. Subito.”
Lui percepisce l’urgenza nella mia voce e nelle sue iridi azzurre passa un lampo di una passionalità così violenta che potrebbe spaventarmi se non fosse pari a quella che sento bruciare dentro di me.
“Agli ordini, mia signora!”
Mi afferra per i glutei, poi mi alza il bacino verso di lui, e io sento la punta del suo glande che saggia per un istante la mia apertura.
Ma è solo un istante, perché subito dopo lui affonda in un modo così potente da strapparmi un grido.
Come faceva a sapere che era proprio così che volevo essere posseduta?
Non mi lascia il tempo di indugiare su questa domanda, perché la cavalcata comincia a folle velocità: io galoppo insieme a lui, lanciata verso la sublime meta per cui siamo nati.
I nostri corpi sono sudati, le nostre pelli in certi punti quasi si incollano, ma non ce ne rendiamo neanche conto presi come siamo dalla bellezza della nostra unione.
Ci siamo, sento che ci siamo: la spirale del piacere ha innescato la sua risalita nel mio ventre, lo sfregamento del suo membro duro dentro di me rende la spirale sempre più stretta, il mio ventre comincia a contrarsi, stringendo il suo corpo come se volesse trattenerlo all’interno.
Anche lui è rapito, il suo viso è contratto nella sofferenza dell’orgasmo e so che anche il mio lo è.
Ancora un istante e….OHHHHHH, SIIIIIIIIII’….COSI’, COSI’, SIIIII’!
Il mio corpo si è come frantumato in miriadi di minuscoli particelle, e ora mi sento tutta languida e sfatta, il corpo disteso sotto il suo che ancora è dentro di me.
Il suo peso non mi dà fastidio, mi piace sopportarlo, perché così lo sento finalmente vicino.
Lui però si rende conto fin troppo presto del fatto di pesarmi addosso, così mi scivola di lato e io di colpo mi sento abbandonata.
La sensazione desolante per fortuna passa presto, perché mi cinge la vita con il braccio e mi fa appoggiare la testa sulla sua spalla.
Mi bacia la fronte con tenerezza e io mi stringo a lui felice, paga di questa sua dolcezza. Mai, in nessuno dei miei sogni avevo immaginato che potesse essere così bello…possibile che lui non provi proprio niente per me?
La mia bocca è nell’incavo del suo collo, il suo respiro mi sfiora la fronte e io…sono sull’orlo delle lacrime.
Non posso tenermelo dentro, non posso!
“Mick…io….ti amo.” sussurro emozionata.
Lui non mi risponde subito, ma non mi è sfuggito il leggero irrigidimento del suo corpo.
Si solleva su un braccio e mi guarda, un’ombra di dispiacere che gli offusca lo sguardo limpido.
Prima che possa dirmi qualcosa, mi affretto a chiudergli la bocca con le dita.
“Non mi aspetto che tu mi dica di amarmi…Non mi aspetto nulla. Volevo solo…dirtelo, tutto qui.”
Sospira.
“Angelo…Kazue….tu mi sei molto cara, ma lo sai che il mio cuore non è libero. Se avessi immaginato che questi erano i tuoi sentimenti, non avrei mai ..”
“Fatto l’amore con me?” lo interrompo in fretta. “Allora sono contenta che tu non l’avessi intuito.”
Lui mi guarda corrucciato.
“Kazue, io non voglio farti del male!”
Non so dove trovo la forza di sorridergli, ma lo faccio.
“Non me ne farai, infatti. Quella di amarti è una mia scelta, e sono pronta a subirne tutte le conseguenze. Tu non puoi semplicemente…lasciarti amare? Non ti chiedo altro.”
E’ sorpreso e anche un po’ preoccupato: l’incertezza gli fa prendere tempo, ma poi finalmente si decide a parlare.
“Non mi sembra molto giusto nei tuoi confronti: così io mi prendo tutto senza dare niente….sei assolutamente certa che sia proprio quello che vuoi?”
Io annuisco precipitosamente.
“Sì. Io voglio te, in qualunque modo, a qualunque condizione, per tutto il tempo che sarà possibile. E quando vorrai andare per la tua strada, io…ti prometto che mi farò da parte, senza fare storie.”
Su questa promessa la mia voce si affievolisce un po’, ma io spero che lui non lo noti, perché anche se mi addolora sono sincera.
Non cercherò di legarlo a me, non avrebbe senso: ma è così sbagliato prendere quello che posso finchè posso, quando ormai il mio cuore ha capito che lui è l’unico per me?
Non amerò mai più nessun’altro, lo sento, e allora perché devo negarmi la gioia di stargli accanto per il poco tempo che mi è concesso?
Forse sul mio viso si è riflessa la mia disperazione, forse ha intuito quanto mi preme, o forse….
Le sue mani si allungano sul mio viso, e solo allora mi accorgo che sto piangendo.
Mick mi asciuga le lacrime e mi guarda con compassione.
“lo vedi? Stai già soffrendo….”
“Non mi importa!” grido tuffandomi tra le sue braccia, e lui mi avvolge nel suo calore quasi di riflesso. “Lasciati amare…ti prego, lasciati soltanto amare!”
Scoppio a piangere contro la mia stessa volontà, ma sono così esausta…prima l’emozione di fare l’amore con lui, poi quella di confessargli i miei sentimenti più nascosti…è troppo, non riesco a reggere tutto questo!
Se adesso lui mi respingesse io…
Mi alza il mento con un dito, poi mi asciuga le lacrime dolcemente.
Mi guarda in uno strano modo, si direbbe quasi che sia…commosso?!
Sì, forse lo è: ha ricevuto così poco amore in vita sua, niente gli è stato regalato…
Chissà, forse il mio amore ha aperto una piccola breccia nel suo cuore, ma non voglio illudermi, non è questo che mi serve adesso.
Ora ho bisogno soltanto che lui mi dica di sì.
“Va bene, Kazue, facciamo a modo tuo: dopo quello che hai fatto per me, non posso rifiutarti niente. Ti chiedo soltanto di promettermi che se dovessi accorgerti che ti fa troppo male, allora me lo dirai sinceramente e in quel momento il nostro accordo dovrà essere rivisto. Posso contare su questo, piccola?”
Le lacrime continuano a colarmi dagli occhi, ma adesso sono lacrime di sollievo e di felicità.
“Oh sì, certo. Grazie, Mick, grazie!”
Mi butto tra le sue braccia pazza di gioia, e lui non può fare a meno di scoppiare a ridere.
“Sai, comincio a pensare che tu sia una piccola impudente: ti rendi conto che stai festeggiando la possibilità di fare del mio corpo quello che vuoi?”
Io rido, in preda all’ebbrezza di aver ottenuto quello che volevo.
Beh, non proprio, ma almeno è un inizio, no?
“E ti pare poco? Hai un corpo stupendo, qualunque donna sarebbe entusiasta di avervi libero accesso!”
Lui sogghigna, poi un sorrisino malizioso gli incurva le belle labbra sensuali.
“Ne sono davvero lusingato, mia dolce signora. Comunque anche tu non scherzi, sai? Sei bellissima, Kazue..”
Io alzo le spalle, poco convinta.
“In confronto a te, sono solo un topolino marrone.”
Mick mi guarda senza capire.
“Un topolino marrone?”
“Sì, come dire un esserino insignificante…Non sono sensuale e decisa come Saeko, né atletica e addestrata come Miki, e neppure…”
Mi fermo appena in tempo, prima di pronunciare il nome di Kaori.
No, non voglio parlare delle sue qualità proprio adesso!
Anche se non l’ho detto, lui ha capito lo stesso dove volevo andare a parare: è ridiventato serio, ma per fortuna non si sofferma su quello che ho tralasciato ma solo sul resto.
“Non conosco questa Saeko, quanto a Miki l’ho appena intravista, comunque non è corretto fare paragoni: ognuno di noi è unico e speciale, e anche tu lo sei, Kazue. Un giorno incontrerai qualcuno che ti amerà per la tua unicità, e per lui non sarai un topolino marrone, vedrai.”
Non voglio ascoltare questo discorso.
Che mi importa di chi verrà un giorno?
E poi, perché quel qualcuno non potrebbe essere proprio Mick?
Chino la testa, nascondendogli i miei pensieri: ho promesso che lo avrei lasciato andare, ora non posso rimangiarmi immediatamente quella promessa facendogli capire che voglio già di più!
Mi mordo le labbra e scrollo le spalle, come a dire che quel discorso è in un futuro troppo lontano per parlarne adesso.
Rialzo la testa e scaccio la malinconia che è scesa su di noi rivolgendogli un bel sorriso, poi gli accarezzo il torace e mi avvicino a lui con un movimento che spero gli sembri sensuale.
“Ora basta parlare. Senti, non è che mi concederesti un altro assaggio del tuo favoloso corpo?”
Spalanca gli occhi, poi un sorriso divertito gli illumina il viso.
“Nessun problema. Vieni qui, mio piccolo angelo sfrontato!”
Le sue labbra cercano le mie, e io mi perdo nel Paradiso che ho rubato.
Ancora, e ancora e ancora.
***
E così è iniziata la nostra storia.
Dopo quella notte, io ho preso a pieni mani tutto quello che ha voluto concedermi, amandolo in silenzio ma non per questo meno profondamente.
Ogni notte sono scivolata nel suo letto per donargli il mio amore, e ogni notte lui mi ha donato tutto sè stesso, o almeno…quello che poteva donarmi.
Sapevo che ogni suo sforzo era teso a tornare quello di prima e ad andarsene, ma i mesi scivolavano via, e io cominciavo a illudermi di poter continuare a vivere in quella specie di bolla di sapone…
Perché non poteva essere?
Stavamo così bene, lì, da soli…
Beh, veramente c’era anche il Doc, ma non ci era di nessun intralcio, anzi: aveva capito benissimo cosa stava succedendo tra di noi ma stava dimostrando di saper essere molto discreto, al punto che quasi non ci accorgevamo della sua presenza.
Eravamo solo lui ed io, io e lui: noi due, e tutto il mondo fuori.
Ci eravamo stretti l’uno all’altro nel suo universo di dolore, e ora condividevamo un universo di piacere…non poteva bastargli questo?
No, non poteva…
Infatti, un brutto giorno…
***
Abbiamo appena finito di fare l’amore; il mio corpo è disteso di fianco al suo, illanguidito dai lunghi momenti di piacere che abbiamo vissuto.
E’ stato travolgente come sempre, però ora lo sento lontano, distante.
Il suo corpo è qui, vicino a me, ma è evidente che i suoi pensieri vagano in un’altra direzione perché non mi fa le coccole come al solito.
Mi stringo contro di lui, cercando così di ricordargli la mia presenza: Mick mi accarezza un braccio distrattamente ma il suo è un gesto puramente automatico, non sono così ingenua da non capirlo.
Così gli faccio la domanda che ogni donna prima o poi fa al suo uomo fin dalla notte dei tempi, anche se sa che ben difficilmente otterrà una risposta sincera.
“A che cosa stai pensando?”
Rassegnata mi aspetto la scontata risposta standard, quella che dagli albori dell’umanità ogni donna si è sentita rifilare: “Niente.”
Ma non si rendono conto gli uomini che è impossibile pensare a niente?!
Gli altri uomini forse no, ma Mick non è un uomo qualunque.
Mick è speciale, e me lo dimostra ancora una volta.
“Ho preso una decisione, Kazue: voglio ricominciare a fare lo sweeper.”
Io mi raggelo: allora è questo che lo tormenta!
Sospettavo che ci fosse nell’aria qualcosa del genere: ultimamente si è messo ad allenarsi da solo, e poi ha cominciato a isolarsi in una specie di bunker che si è attrezzato nel sotterraneo.
C’è stato uno strano via vai di scatoloni di roba misteriosa acquistata Dio solo sa come, e ormai era evidente che stava macchinando qualcosa, ma questo, santo cielo!
“Tu non puoi sparare…” azzardo debolmente.
I suoi occhi hanno uno scintillio così metallico che riesce a fendere anche la penombra che ci circonda.
“Lo so: ma ci sono altri modi per attaccare oltre la pistola!”
Non posso ignorare il tono duro con cui mi ha risposto: vuole rimettermi al mio posto, ma io lo amo troppo per arretrare.
Mi parla di attaccare…ma non di difendersi!
Possibile che sia scampato alla morte per poi morire sull’altare del proprio orgoglio ferito?
Mi sollevo su un gomito e gli accarezzo il torace nudo.
“Mick…ho paura.”
Lo ammetto: non sono una superdonna, non ho il coraggio e la grinta di Kaori…che posso farci se sono una donna normalissima?
Una donna che ora trema per il suo uomo…
Anche la mia voce ha tremato, e allora lui si raddolcisce.
Attira la mia testa verso di sè e mi sfiora la fronte con un bacio.
“Non devi: so quello che faccio, angelo. Vedrai che andrà tutto bene.”
Mi libero dalla sua stretta, ribellandomi a questa subdola bugia.
“Anch’io so quello che stai per fare: tu stai per suicidarti!” grido esasperata. “Per fare una professione pericolosa come la tua non sono ammesse debolezze: perché vuoi fingere di non saperlo?!”
Questa volta l’ho davvero fatto arrabbiare: mi allontana di scatto poi afferra i pantaloni e se li infila come una furia, scende dal letto e si avvicina alla finestra, girandomi le spalle.
All’improvviso scaglia un braccio con tutta la sua forza contro il muro, in un gesto che ultimamente gli è diventato abituale: quando lo fa, so che la sua frustrazione è al culmine, quindi è la prova definitiva che l’ho davvero esasperato.
Io mi mordo le labbra: non si può dire che abbia avuto molto tatto, ma dovevo pur dirgli la verità!
“Non ti posso certo accusare di mandarmele a dire, eh Kazue? Hai una bella fiducia in me…” sbotta amaro dopo un lunghissimo istante di silenzio.
Io deglutisco: gli ho fatto male, lo so.
Ma io lo amo, e sopra ogni cosa io voglio che VIVA, e non mi importa in quali condizioni!
Mi alzo anch’io dal letto e lo raggiungo, poi lo abbraccio da dietro, appoggiando la testa sulla sua calda schiena nuda, appoggiando le mani sui muscoli potenti del suo torace.
Temo che mi respinga, ma per fortuna non lo fa e così gli bacio la pelle respirando il suo profumo.
Potrebbe essere l’ultima volta che lo sento…no, non voglio che sia così!
“Io mi fido di te, Mick: ti affiderei la mia vita. Te l’ho già affidata in un certo senso, perché ti amo. Ma proprio perché ti amo, non posso lasciare che tu prenda una decisione come questa senza dirti quali ne sono i rischi. Tu sai che non sono solo io a pensarla così: anche il Doc ti ha già detto più volte che non sei in condizione di riprendere il tuo lavoro, e credo che tu mi possa concedere che la sua è una posizione neutrale!”
Il suo corpo si è irrigidito come marmo, mentre soppesa attentamente le mie parole.
Poi esala un sospiro profondo.
“Ryo però ce l’ha fatta.”
Ancora con quel paragone: lo so che gli brucia da morire arrivare secondo, ma come posso fargli capire che è in gioco la sua vita?!
“I traumi a cui Ryo è sopravvissuto erano molto diversi: non sono paragonabili ai tuoi. Inoltre ogni fisico risponde diversamente, e….”
Lui scrolla le spalle: il mio discorso, pacato e ragionevole, non lo convince.
Non spegne l’enorme rabbia che gli brucia dentro nel ritrovarsi menomato, lui, proprio lui che era così perfetto!
Disperata gli giro intorno e gli afferro le mani ustionate dalla scarica elettrica.
Mick tenta di resistere, anche perché in questo momento non ha i guanti e la cosa lo imbarazza, ma io non mollo e faccio una cosa che gli toglie il fiato.
Comincio a baciarle.
Ogni singolo dito, ogni nervo, ogni centimetro di pelle martoriata…tutto, bacio tutto perché fa parte di lui e non posso non amarlo come amo tutto il resto.
Il suo respiro è ritornato, ma si è fatto pesante, come strozzato.
Ora è lui che trema, scosso dalla forza del mio amore, ma io non mi fermo, trascinata dal mio stesso slancio.
Continuo a baciargli la pelle, risalendo su per le braccia, e intanto lucide lacrime cominciano a sfuggirmi dalle palpebre mentre gli mormoro instancabile: “Ti prego…non devi farlo…ti prego…”
Gli è rimasto un solo modo per fermarmi: mi attira sul suo petto e mi stringe, poi mi alza il mento e cattura le mie labbra.
Mi avvinghio a lui, cercando di infondere nel mio bacio tutto il mio amore e tutta la mia disperazione.
E’ una mia impressione, o mi sta ricambiando come mai ha fatto prima?
C’è una nuova intensità nel suo modo di baciarmi, una tenerezza che non ho mai avvertito prima, e…no, non voglio illudermi.
Non voglio cominciare a credere che anche lui mi ami, almeno un po’.
“Dolce, tenera Kazue….sei il mio piccolo grande amore, sai?” mormora sulle mie labbra quando riemergo da questa specie di uragano dei sensi che ci ha sommersi.
Il mio cuore perde un battito.
“Tu…stai dicendo sul serio?” domando con voce rauca.
Le sue labbra si distendono in uno di quei suoi sorrisi pigri e divertiti che mi fanno impazzire.
“Certo: ti ho mai mentito fino ad ora?”
Io scuoto la testa negativamente, lasciando che una timida speranza si accenda dentro di me.
C’è una domanda che preme nella mia testa, ma non oso fargliela.
No, non gli chiederò se ha dimenticato Kaori.
Non lo farò.
Ora è un’altra la mia battaglia, una battaglia che sono decisa a vincere!
“No, non l’hai mai fatto: e non l’ho fatto nemmeno io. Quindi devi credermi se ti dico che quello che vuoi fare è sbagliato, perché è troppo pericoloso.”
Ecco, ho rimesso la palla in gioco.
Non mi va’ di crogiolarmi nella sua inaspettata rivelazione, non se il prezzo di questo piccolo successo si fonda sulla sua incolumità .
Un lampo di rabbia repressa gli stravolge lo sguardo, ma lui lo doma in fretta con invidiabile autocontrollo.
“Ci sono cose che un uomo deve fare, Kazue, anche se per te può risultare incomprensibile. Io DEVO dimostrare qualcosa a me stesso, e se non lo facessi il resto della mia vita sarebbe vissuto nel rimpianto, quindi non varrebbe la pena di essere vissuto. E’ questo che vuoi per me, angelo?”
Quando si dice mettere qualcuno con le spalle al muro…beh, dev’essere a questo che ci si riferisce!
“No. Ovviamente no, ma…”
Chino la testa, affranta.
Che posso dirgli?
Ha vinto lui.
Quello che mi aspetta è il tempo infinito dell’attesa, prima che mi portino il suo corpo morto da seppellire: sarà una visione tragica, sarà un modo di vederla melodrammatico e pessimista, ma so che è questo il futuro che lo aspetta.
E io sono totalmente impotente, non posso impedirgli di correre verso il suo destino!
Chi sono io per farlo?
Solo un piccolo, inutile amore…
Gli giro le spalle, sconfitta, poi mi prendo la testa tra le mani.
Questa volta è lui che mi abbraccia da dietro, come per darmi conforto.
“Senti, Kazue, facciamo un patto. Se io riesco a dimostrarti che sono alla pari con Ryo, allora proseguirò con il mio lavoro. Se invece dovessi perdere questo confronto con lui, ne trarrò le giuste conclusioni : mi ritirerò in buon ordine e non ci riproverò mai più. Questo ti pare un compromesso sufficiente?”
Io rialzo la testa sbalordita, poi ruoto tra le sue braccia per affrontarlo a viso aperto.
“Davvero lo faresti? Ma perché?”
“Lo farò per te, Kazue. Non voglio farti soffrire inutilmente, e poi non sono così pazzo da non sapere che c’è la possibilità che siate tu e il Professore ad aver ragione, e in quel caso…beh, amo il mio lavoro, ma mi piace anche vivere!”
Mi strizza un occhio e mi sorride, giocherellone come solo lui sa essere.
Benedetto sia il suo senso dell’umorismo!
Sono convinta che se riuscirà a superare questo primo momento duro di adattamento, poi riuscirà a trovare il lato bello della vita anche nel suo imperfetto stato di salute… ma gli serve del tempo, tempo che non avrà se si butta in questa nuova pericolosissima avventura!
Però quel che è giusto è giusto, e non posso pretendere di ottenere tutto senza concedere niente: già è un miracolo che mi sia venuto incontro, e non intendo perdere questa opportunità.
Gli tendo la mano e lui la stringe solennemente, per suggellare il nostro patto.
“Grazie, Mick. Io…non speravo che avresti tenuto conto delle mie paure.”
“Certo che ne tengo conto: ma tu devi fidarti di me, Kazue. Lo farai?”
Io annuisco.
C’è in ballo molto di più della fiducia, e lo sappiamo tutti e due.
Ma ormai è fatta: il dado è tratto.
Lui se ne andrà da qui, uscirà dal bozzolo sicuro e protetto di questa casa, e io resterò ad aspettarlo.
Tornerà da me?
Forse.
Ci sarà ancora qualcosa tra di noi?
Un altro forse.
Mi getto su di lui cercando nel suo corpo le sicurezze che non può darmi, e lui mi stringe con una nuova disperazione che non gli appartiene.
Perché, lo sappiamo tutti e due, questo potrebbe essere un addio.
Mi solleva sulle sue braccia e mi riporta verso il letto, e io mi abbandono a lui come se non ci fosse un domani.
Questa notte, con lui, è tutto quello che ho.
***
E così se n’è andato.
Tra sorrisi, baci, lacrime e una marea di raccomandazioni.
Doc non ha approvato la sua partenza, però non ha neanche fatto nessun tentativo di convincerlo a desistere dal suo proposito, sapeva che sarebbe stato inutile: in una lunga conversazione gli ha illustrato tutti i limiti della sua nuova condizione fisica, ed è stato preciso fino ad essere spietato.
Gli ha anche affidato un incarico che mi ha fatto sobbalzare.
“Visto che hai intenzione di riagganciare quella banda di matti, vedi se riesci anche ad aiutare Ryo e Kaori. Ormai sarebbe ora che Kaori ammettesse di aver ritrovato la memoria, ti pare?”
Mick ha sogghignato, per niente stupito che l’astuto vecchietto avesse subdorato anche lui l’inganno.
Allora non ero stata solo io ad intuire la verità!
Naturalmente Mick ha acconsentito: questo è proprio il genere di sciarada che lo intriga da morire!
Io invece ho mandato qualche silenzioso accidente al mio capo, ma sul momento non ho potuto fare niente se non far finta di essere d’accordo.
Che potevo dirgli, NON AVVICINARTI A KAORI PERCHE’ SONO GELOSA DA MORIRE?!
Anch’io sono provvista di un minimo di dignità e orgoglio, che diamine!
Così l’ho guardato andare via, ed è stato come se nel mio cielo ci fosse un eclissi di sole.
E la lunga attesa, straziante e infinita, è cominciata…
Dov’era?
Che cosa stava facendo?
Era in pericolo oppure no?
La mia mente ovviamente lavorava freneticamente d’immaginazione, ingigantendo ogni ombra e ogni minaccia possibile.
Ogni tanto mi telefonava per farmi sapere come stava, e allora la sua voce allegra e spensierata era come balsamo nelle mie orecchie, ma la conversazione finiva sempre troppo presto e io ripiombavo nelle mie cupi paure.
Mi diceva che si stava facendo passare per un falso City Hunter, e che presto Ryo lo avrebbe scoperto: questo avrebbe sicuramente innescato una sfida tra di loro, e allora tutto quanto avrebbe preso la strada che doveva prendere.
Già.
Tutto facile, tutto semplice per lui.
Ma non per me.
Se soltanto avessi potuto proteggerlo in qualche modo!
Ma come?!
Avevamo fatto un patto, e io avevo le mani legate, però…santo cielo, era così importante preoccuparsi di essere leale, se poi questo poteva costargli la vita?
Avrei preferito saperlo vivo e lontano da me, piuttosto che irrimediabilmente morto!
Fu allora che un piano cominciò a formarsi nella mia mente…
Era scorretto.
Era sleale.
Ma io lo volevo VIVO!
C’era una sola persona che poteva aiutarlo.
Una soltanto.
E così…
***
Ryo è sdraiato sul prato, solo.
Per fortuna Mick e Kaori si sono allontanati, prima l’una e poi l’altro.
Li ho visti discutere tra di loro, poi Kaori si è diretta verso casa e Mick è andato al telefono: probabilmente sta facendo rapporto a Doc sullo stato mentale di Kaori, giusto per portare avanti la loro mefistofelica congiura.
E va bene, lui pensi pure ai suoi piccoli intrighi che io penso ai miei!
Non so quanto tempo ho a disposizione prima che Ryo decida di andarsene, quindi devo fare in fretta: devo assolutamente parlargli!
Mi avvicino a lui finchè la mia ombra si proietta sul suo viso.
“Hai fatto tardi, tu…”, comincia stizzito quando se ne accorge.
“Ah, davvero? Hai appuntamento con una donna, Saeba?” gli dico sorniona, ben sapendo che probabilmente stava aspettando Kaori.
Lui aspetta sempre Kaori, anche quando non lo sa.
Ryo rovescia la testa all’indietro, e alla fine mi inquadra nella sua visuale.
“Eh?”
Non si aspettava di vedermi, ma la sua reazione è più che fulminea.
Si rialza alla velocità della luce e come al solito cerca di saltarmi addosso: se non altro la lunga pratica con il Doc serve a qualcosa perché lo schivo facilmente, così lui si ritrova suo malgrado con la faccia a terra a mangiare erba.
Certo che è veramente buffo!
Mi scappa da ridere, ma quando mi ricordo il motivo per cui sono lì ridivento subito seria, così quando lui riprova ad assalirmi lo fermo subito con la mano alzata e una faccia severa.
“Alt! Non sono qui per queste sciocchezze, Ryo. Sono venuta per chiederti aiuto. Questo è un XYZ per City Hunter!”
Lui fa una faccia sorpresa, ma per fortuna mi dà ascolto e si blocca.
“Che cosa posso fare per te, bellissima Kazue?” mi chiede gentile.
“Voglio che tu mi aiuti a far capire a Mick che non è in grado di continuare a fare lo sweeper!”
C’è tanta foga nella mia voce, e sono sicura che il mio sguardo riflette tutta la mia disperazione: so che non ci metterà molto a inquadrare la situazione, il suo intuito è leggendario e infatti….
“Bene, bene, bene….e così durante la sua riabilitazione il nostro caro Mick ha trovato il tempo anche di fare il rubacuori….” motteggia scherzoso.
Non me la prendo più di tanto, so che Ryo è fatto così: non prende niente sul serio, ma questo non vuol dire che non riesca a capire fino in fondo i sentimenti altrui, anzi!
Lo guardo senza parlare, e allora lui sospira.
Si siede di nuovo sul prato, poi batte la mano al suo fianco per farmi capire che devo sedermi vicino a lui.
“Uff, certo che me ne dà delle gatte da pelare quel biondino! Però…d’accordo, Kazue, raccontami per benino che cosa ti aspetti da me…”
Gli sorrido.
Ora so che lui si prenderà a cuore questa storia, e quindi mi sento più tranquilla.
Ryo non ha mai fallito!
Mi siedo vicino a lui e comincio a raccontare.
***
E’ così che ho tradito il nostro patto, e ho messo Mick nelle mani di Ryo.
Nessun pentimento, no: tutto pur di salvargli la vita.
Ero disposta a fare molto di più che mentire: stavo ritrovando in me lo stesso coraggio che mi aveva sostenuto quando avevo agito per vendicare la memoria del mio ex fidanzato e proteggere il suo lavoro.
Forse non ero poi così rammollita, dopotutto…
Però tutto questo non mi metteva al riparo dai morsi della gelosia, anzi.
La sfida con Ryo era cominciata, ma non era quella che mi preoccupava: sapevo che Kaori era andata a vivere sotto lo stesso tetto di Mick!
Per telefono lui mi aveva rassicurato dicendo che faceva tutto parte del suo piano per riavvicinarla a Ryo, che serviva solo a farlo ingelosire.
Beh, forse su di Ryo non funzionava, ma su di me assolutamente sì!
Naturalmente mi sono finta tranquilla e comprensiva, ma in privato mi sono rosicchiata le unghie fino alla radice!
Quante volte sono passata sotto casa sua anche a notte inoltrata, spiando con apprensione le sue finestre…
Sapevo che la sua natura non era meno farfallona di quella di Ryo, nelle nostre lunghe notti di agonia di confidenze ce n’eravamo fatte parecchie; quante probabilità c’erano che non tentasse uno dei suoi famigerati attacchi notturni, quelli di cui mi aveva imprudentemente parlato quando ancora non eravamo amanti?
Tante, troppe, era praticamente sicuro!
Infatti una notte l’ho visto penzolare dalla terrazza arrotolato in un futon in compagnia di Ryo, la classica punizione di Kaori…chissà che cosa avevano combinato quei due?!
E perché erano a casa di Ryo e non di Mick?
Non ci capivo proprio nulla ma mi sono subito nascosta, non volevo che mi sorprendesse a spiarlo, però da quel momento in poi ho cominciato a pregare per un’altra cosa, oltre che per la sua vita: Signore, FA CHE LE TRAPPOLE DI KAORI FUNZIONINO SEMPRE!
Potevo solo contare sull’abilità di quella che consideravo pur sempre la mia rivale nel cuore di Mick…e sperare che quel maledetto caso finisse senza troppi danni.
Quando Ryo mi ha telefonato per dirmi che il caso era risolto ma Mick era finito all’ospedale, mi è quasi preso un colpo.
Ryo si è affrettato a rassicurarmi che non stava poi così male, ma ovviamente io volevo vederlo con i miei occhi e così si è offerto di venirmi subito a prendere.
Meno male, perché io non ero assolutamente in condizione di guidare!
E così quel giorno….
***
La Mini si ferma davanti all’ingresso dell’ospedale.
Ne scendono prima Ryo e poi Hazuki, la bella cliente che è stata coinvolta in questo caso angosciante che ha visto Mick e Ryo rivali.
Poi dal sedile posteriore mi affaccio io, un po’ ostacolata dal vistoso mazzo di fiori che ho in mano.
Forse è un po’ stupido portare dei fiori a un uomo, ma insomma…la mia mente è andata in tilt, e così… non mi è venuta un’idea migliore.
“Mick si trova in questo ospedale?” chiedo un po’ tremante, facendo la domanda più stupida del mondo.
Ryo avrebbe forse potuto portarmi in visita da un’altra parte?!
“Sì…ma non è grave… E’ stato ricoverato per esami, dovrebbero dimetterlo entro oggi.” mi spiega pacato Ryo per l’ennesima volta.
“SI’…” annuisco con aria sollevata.
Ho avuto così tanta paura…ma per fortuna è andato tutto bene..
Ora devo soltanto convincere quel testone di Mick a mantenere la sua promessa!
E non sarà un’impresa facile…
In pochi minuti arriviamo davanti alla sua stanza: Ryo e Hazuki vogliono entrare subito, io invece non me la sento e faccio capire a Ryo che voglio aspettare ancora un po’ fuori.
Non mi sento per niente pronta, accidenti!
Che cosa posso dirgli?!
Ryo capisce al volo il mio stato d’animo e mi batte una mano sulla spalla, facendomi cenno di aspettare lì.
So che farà del suo meglio per prepararmi il terreno, ormai si è fatto carico della mia situazione, e…chissà se Kaori è cosciente di quanto è fortunata?
Quando loro due entrano dentro io mi nascondo per non farmi vedere, poi anche se un po’ vergognosa mi metto a origliare la conversazione all’interno.
Pare che Mick sia parecchio avvilito per la sua sconfitta nella sfida con Ryo…anche attraverso la porta riesco ad avvertire il velo di amarezza che gli offusca la voce, mescolato a un’ombra di rassegnazione.
Povero amore mio, farò tutto quello che posso per consolarlo, se solo me lo permetterà!
Il mio cuore è gonfio di compassione e amore, ma sarà sufficiente?
Non lo so, ma è tutto quello che ho da offrirgli.
Poi sento che la conversazione vira di nuovo in baruffa tra Ryo e Kaori sull’argomento Saeko…sempre i soliti, quei due, riuscirebbero a litigare anche nella tomba!
Ma Ryo non si sarà dimenticato che sono qua fuori?!
Poi finalmente sento qualcosa che mi fa ricredere sui miei timori.
“Senti, Mick…C’è un’altra visita per te!” sta dicendo infatti Ryo. “Forza, entra!” mi invita a voce più alta.
Faccio un bel respiro, poi apro la porta, e…
“KA…?!” “KAZUE?!” esclamano Mick e Kaori sbalorditi quasi all’unisono.
Me ne sto sulla porta impacciata, l’enorme mazzo di fiori tra le braccia che mi pesa da matti.
Scommetto un occhio della testa che ho l’aspetto di uno straccio per la polvere, pallida e sofferente come so di essere, gli occhi lucidi per le lacrime trattenute.
All’improvviso butto quell’inutile mazzo di fiori a terra e mi lancio verso il letto di Mick,
gridando il suo nome.
Lo abbraccio convulsamente, poi le lacrime cominciano a sgorgarmi inesorabili sulle guance.
“Kazue…perché sei qui?” mormora Mick ancora incredulo.
Anche Kaori è frastornata, ma a dirla tutta io non mi interesso molto della sua reazione: è solo quella di Mick che mi interessa!
Perché è stupito di vedermi?
Dove altro dovrei essere, se non vicina all’uomo che amo?!
Ogni volta si comporta come se fosse meravigliato delle attenzioni che gli dedico, come se non riuscisse ad accettare di poter essere amato… ma quanto può aver sofferto da
ragazzo per diventare così?
“Ryo, perché Kazue è qui?! Non capisco...me lo puoi spiegare?” domanda Kaori al suo ex-socio.
“E’ semplice...Mick si è disintossicato a casa del Professore. Mentre si trovava là Kazue si è occupata di lui per tutto il tempo.” comincia a spiegarle lui con un sorrisetto ammiccante che mi fa venire voglia di dargli uno schiaffo: non mi piace che scherzi su quello che c’è stato tra noi! “Mick è rimasto qualche mese tra la vita e la morte. Hanno affrontato insieme questi momenti e si sono fatti coraggio. Non è strano che tra loro sia nato un sentimento
particolare, vero?”
“Ah…”
Il loro dialogo adesso suona alle mie orecchie come un ronzio lontano, nulla può superare la sensazione esaltante di stringermi di nuovo al corpo caldo di Mick.
Ma Ryo non ha finito di svelare gli altarini.
“OLTRE ALL’INCARICO DI HAZUKI NE AVEVO RICEVUTO UN ALTRO DA KAZUE…”
“EH?”
“Mi ha chiesto di badare a Mick…”
Oddio, no, questo non doveva dirlo!
Questo era il nostro segreto!!!
E adesso, come la prenderà Mick?!
La confessione di Ryo è la prova che ho tradito il nostro patto, e allora lui potrebbe…
Non ho il tempo di preoccuparmi a lungo perchè Mick mi stupisce ancora una volta.
“Ho capito…Non lo sapevo…” dice infatti lui con un sorriso, circondandomi le spalle con tenerezza.
“EH…?”
Kaori lo guarda sorpresa, ma mai quanto me!
“Io…sentivo una gran rabbia….Come sweeper professionista…sì…Il Professore mi disse che il mio corpo era così malridotto da non sperare più in un mio recupero completo…Mi disse che non avrei potuto riprendere il mio lavoro di sweeper…Però Ryo si era trovato nella mia stessa situazione ed era riuscito a superarla e a venirne fuori….Provavo una gran rabbia!” Mick sospira, ripercorrendo lucidamente il cammino della sua follia. Non pensavo che avesse il coraggio di svelarsi davanti a tutti come sta facendo…quando imparerò che non devo mai sottovalutarlo? “Perché non potevo fare ciò che era riuscito a Ryo? Come sweeper professionista non potevo sopportare di essere inferiore a lui! Kazue e il Professore mi volevano fermare…ma io volevo ritornare a tutti i costi a lavorare! Così ho promesso a Kazue che solo se avessi vinto con Ryo avrei continuato a fare lo sweeper...”
“Ero molto preoccupata…Per questo ho chiesto a Saeba di costringerlo a rinunciare al suo lavoro…e di proteggerlo dai pericoli…” continuo al posto suo, mordicchiandomi un labbro per l’agitazione.
Non voglio mettere l’accento sui sentimenti che provo per lui, non lì davanti a tutti: per questo cerco di convogliare tutto quello che sento nello sguardo, e lo fisso con tutto l’amore che posso.
Spero che capisca le mie motivazioni, e che mi perdoni…se l’ho tradito, è stato soltanto
per amore!
“Sapete, ho avuto due incarichi molto pesanti…Quest’uomo non si convince certo solo con le parole!” scherza Ryo per alleggerire l’atmosfera.
Mick fa una smorfia, poi mi accarezza la guancia con dolcezza.
“Sorry….Kazue…Ti ho fatto soffrire solo per il mio egoismo..Non farò mai più una stupidaggine del genere…Te lo giuro!” mi promette con voce soffocata, guardandomi intensamente.
Ha capito.
Mi sento come liberata da un peso enorme: che beffa sarebbe stata riuscire a salvarlo per
poi perderlo così stupidamente!
“Mick…” sospiro felice, poi chino la testa sul suo petto e lui mi abbraccia di nuovo teneramente.
E’ meraviglioso: lui sta pensando a me, e non a Kaori!
Ma non per molto, purtroppo…
“Mi dispiace…Ryo…Kaori….” dice staccandosi infine da me.
“Figurati….” alza le spalle Ryo.
“Però, penso di aver fatto una buona cosa per voi…”
“Eh?”
“Avete capito, vero, l’importanza che avete l’uno per l’altra e viceversa?!”
Ryo e Kaori si scambiano uno sguardo turbato.
“Kaori, ora ritornerai con Ryo?” le chiede esplicitamente Mick, non dimenticando di aver avuto un’altra missione oltre che quella di tentare un recupero impossibile della sua carriera.
“EH…AH….” balbetta lei, colta alla sprovvista. “Mh…però…Io…”
Mi fa sinceramente pena, vorrei davvero aiutarla, ma non so proprio come: e poi, perché dovrei sforzarmi più di tanto?
A quanto pare c’è sempre Mick che pensa al suo bene…io non servo a niente!
Kaori continua a torcersi le mani a testa bassa, poi dando l’impressione di non poterne più gira le spalle a tutti e esce dalla stanza.
“Kaori…?” la chiama inutilmente Hazuki.
Mick sorride.
So che cosa sta pensando: quanta ostinazione nell’evitare di essere felici…
Anche lui però è altrettanto ostinato: perché non pensa di più a noi due?
I dubbi tornano a tormentarmi, e la mia felicità appena nata perché Mick è salvo e tutto si è risolto al meglio si sfalda come nebbia al sole.
Sarà mai veramente mio, tutto e solo mio?
Può un topolino marrone raggiungere il sole?
Non lo so…
***
Apparentemente, tutto era finito bene.
Mick era salvo, anche se un po’ ammaccato, e aveva finalmente preso la saggia decisione di non tornare a fare lo sweeper professionista.
Mi aveva anche perdonato completamente per il mio doppiogioco; mi dimostrava in ogni modo di aver capito il sentimento che mi aveva portato a comportarmi così, dichiarandosi pronto a ricambiarlo.
Era pieno di idee per il suo futuro, e sembrava assolutamente sicuro che di quel futuro avrei fatto parte anch’io.
Che cosa mi mancava per essere felice?
A prima vista, niente.
Ma…c’era un ma.
Kaori, in quel momento, era assolutamente libera.
Il suo rapporto con Ryo non si era affatto ricucito, e anche se Mick non sembrava particolarmente preoccupato o interessato, io tremavo di paura.
Lei era la mia bestia nera.
L’unica che aveva il potere di distruggere tutte le mie speranze, tutti i miei sogni: bastava che alzasse soltanto un dito, e…Mick sarebbe tornato da lei all’istante, ne ero certa!
Ma cosa potevo fare per impedirlo?
Mi stavo dibattendo da giorni in questo dilemma, quando arrivò l’invito di Ryo a raggiungerlo tutti al Cat’s Eye.
E così successe che….
***
Cat’s Eye, ore 19.00 p.m.
“PERCHE’ DOBBIAMO FARE TUTTO QUESTO?!”
“Ora vi spiego…Kaori si è arrabbiata perché io ho accettato un incarico da una donna senza farle sapere niente! Facciamo finta che tutto questo sia parte di un piano prestabilito. In questo modo Kaori tornerà sicuramente! Per questo vorrei che voi faceste una specie di messinscena…Cioè…le possiamo far credere che dopo aver accettato l’incarico da parte di Kazue io l’abbia fatta arrabbiare apposta perché andasse ad abitare da Mick per sorvegliarlo più da vicino…Io avrei assunto una ragazza disposta a uscire con me per far credere a Kaori di aver accettato un incarico senza dirle niente…In questo modo Kaori si sarebbe arrabbiata e sarebbe andata da Mick… Questo è il copione!
Pensate che Kaori ci creda?”
Siamo tutti schierati davanti a lui, e ascoltiamo i suoi farneticamenti semplicemente allibiti:
questa volta Ryo sta toccando veramente il fondo!
“Fra poco arriverà Kaori…Sei d’accordo con me, Umi?” trilla Ryo con un sorriso esagerato.
Falcon volta il viso con fare sdegnato.
“Tsk! Che stupidaggine! Non ne ho nessuna voglia!”
Ryo si incupisce e usa senza tanti scrupoli la sua arma segreta, svelando un gattino
miagolante nascosto nel giubbotto.
“Cosa?! E’ stata tutta colpa tua e delle tue chiacchiere! Kaori l’ha scoperto così! Se non mi aiuterai, guarda cosa ti aspetta!”
“ARGH! VA BENE, TI AIUTO!” cede subito il gigante al suo bieco ricatto.
“Guarda, guarda!” lo tormenta ancora Ryo, avvicinandosi a lui con il gattino in braccio.
“Ti ho detto che collaborerò!” protesta Falcon, cercando di tirarsi inutilmente indietro.
“Cosa avrà in mente? Invece di tirar fuori tutte queste complicazioni, basterebbe dire
semplicemente la verità a Kaori!” borbotta Mick esasperato, sussurrandomi all’orecchio.
“E vero...” concordo io scuotendo la testa.
“Dai, Mick, aiutami…” approda infine anche da lui un Ryo supplicante.
“Non ti vergogni di usare questi metodi?! Non lo voglio fare!” rifiuta Mick sdegnoso, drizzando la testa per quanto glielo consente il collare.
Poverino, ancora il suo collo non è del tutto a posto…
Ryo lo prende da parte e la cosa francamente non mi dispiace : è sempre pericoloso finire in mezzo ad una delle loro baruffe!
Mick è chiaramente riluttante a seguirlo, ma poi Ryo gli soffia qualcosa all’orecchio e …Mick strabuzza gli occhi e diventa paonazzo!
Poi Ryo si gira verso di me e….
“SENTI, KAZUE, SAI CHE MICK…”
“Ooh, idiota! Aspetta!” lo ferma Mick piazzandogli una mano davanti alla bocca. “Ti aiuto, ti aiuto volentieri!”
Io li guardo perplessa, stupita della velocità con cui si è arreso Mick, ma non ci metto molto a capire che Ryo deve avere un’arma di ricatto da usare anche su di lui: e visto che ha cercato di coinvolgere anche me, che altro può essere se non che ha le prove che Mick ci ha provato con Kaori mentre lei era in coppia con lui?
Così si spiega perfettamente anche l’esposizione notturna che mi era capitato di spiare quella volta…
L’idea mi stringe il cuore in una morsa ma faccio finta di non aver capito un acca di quello che sta succedendo e inalbero un’espressione indifferente.
Tanto, a che servirebbe fargli adesso una scenata di gelosia?
Non lo sapevo anche prima che Mick ha solo Kaori conficcata in mezzo al cuore e che quando dice che io sono il suo piccolo amore, intende VERAMENTE PICCOLO?
“Sigh, sei proprio il mio migliore amico! Mi fai piangere!” lo ringrazia Ryo con lacrime di coccodrillo agli occhi, mentre io mi estranio un po’ da tutta la situazione, troppo triste per poter cogliere il lato divertente di questo pasticcio.“Non ho parole per ringraziarvi! Siete dei cari amici…Mi raccomando, ragazzi!” ci istruisce tutti con voce mielosa.
Mick e Falcon hanno una faccia che promette vendetta alla prima occasione, non credo
che saranno suoi amici ancora per molto.
Dovrei tifare per Ryo, in fondo se lui torna con Kaori il mio rapporto con Mick sarebbe salvo e potrebbe consolidarsi, ma…che rapporto è se lui in realtà sotto sotto muore ancora
dietro a lei?!
Il campanello della porta mi strappa alle mie cupe riflessioni: Kaori è arrivata.
“AH…Kaori!” esclama Ryo con un sussulto. “Ti aspettavamo! I nostri amici vorrebbero parlare con te!” e allarga la mano per indicarci tutti.
“Non ho tempo di ascoltarli!” replica secca lei senza degnarci di uno sguardo.
“EH..?” trema Ryo sbalordito.
“Guarda, abbiamo un nuovo lavoro! Ho già preso appuntamento col cliente, vieni subito con me!” gli spiega sbattendogli sotto il naso l’agenda degli appuntamenti.
“EH…?”
“Smettila di balbettare, non abbiamo tempo da perdere! Vieni!” sbuffa afferrandolo per un polso e cominciando a trascinarlo fuori dal bar.
“Eh, un attimo, Kaori..Anche noi avevamo deciso una cosa e…”
“Aah, sta’ zitto e corri!”
“Perché va a finire sempre così?”
Dopo la loro rumorosa uscita di scena noi tutti ci guardiamo in faccia, senza capirci proprio nulla.
“Cosa sta succedendo…?” “Boh?” “Chissà?”
Quei due sono veramente un mistero…
Non ho la più pallida idea di che cosa stia passando per la mente di Kaori, però una cosa la so: ora che è tornata insieme a Ryo, per me si riaccende la fiammella della speranza!
Un attimo prima avevo deciso che non era abbastanza in ogni caso, ma ora che si è aperto davvero questo spiraglio sono di nuovo pronta a fiondarmici con tutta me stessa.
Forse è umiliante per una donna essere disposta ad elemosinare così l’amore di un uomo, ma io voglio Mick a qualunque condizione e se dovrò calpestare il mio orgoglio per riuscirci, beh, allora…è esattamente quello che farò!
***
Ero decisamente cotta a puntino, eh?
Beh, ma perché parlo al passato?
Io SONO cotta a puntino!
Comunque, dopo che Ryo e Kaori hanno ricostituito il duo City Hunter per un po’ le cose hanno ripreso un andamento più normale.
Mick è guarito e si è liberato finalmente dal collare: nell’attesa della guarigione completa per precauzione era tornato di nuovo a vivere dal Doc, ma una volta rimesso in forma ha deciso subito che era arrivata l’ora di rendersi indipendente, non voleva continuare ad approfittarsi della sua ospitalità.
Già da tempo aveva stabilito di fermarsi a vivere in Giappone, con mio grande sollievo: tutti i suoi amici più cari ormai vivevano qui, che lo facesse come sweeper oppure no era poco importante, un puro dettaglio.
La casa, tra l’altro, ce l’aveva già: quella che aveva preso quando aveva tentato di riannodare i fili della sua carriera spezzata.
Grande, su due piani, guarda caso proprio di fronte a quella di Ryo.
Quando mi ci ha portato la prima volta ho fatto finta di meravigliarmi, non volevo scoprisse che lo avevo spiato e la conoscevo già, poi l’ho ascoltato pazientemente mentre mi illustrava tutti i suoi progetti.
La sua intenzione era di usare un piano come abitazione e l’altro come ufficio: non aveva ancora le idee molto chiare su che attività avviare, probabilmente un’agenzia investigativa, ma ben presto avrebbe trovato la risposta giusta.
Non ne dubitavo, Mick è un uomo dalle mille risorse.
Mentre lui vagliava e sondava vari progetti, io mi sbizzarrivo a lasciare la mia impronta sull’arredamento, sognando che prima o poi quella casa diventasse anche la mia: spesso (quasi sempre) mi fermavo come gradita (spero) ospite, un ospite con la segreta speranza di essere invitata a fermarsi per sempre.
Poi un giorno un invito è arrivato…ma non era quello che desideravo.
Un invito decisamente particolare e inaspettato!
Le partecipazioni per il matrimonio di Miki e Falcon…
Quando le ho lette la mia immaginazione ha galoppato, sognando che un giorno avrei potuto spedirle anch’io…il mio nome vicino a quello di Mick…bello, troppo bello per essere vero.
Intanto la realtà era che a me toccava solo fare l’invitata, e per quanto fossi felice per loro quel matrimonio non modificava in nulla la mia incerta situazione sentimentale.
Invece mi sbagliavo.
Sì, perchè quell’evento si sarebbe dimostrato decisivo e catalizzatore per molte, molte cose…
La giornata era iniziata come in tanti altri matrimoni: Miki era la classica sposa radiosa, Falcon era imbarazzato come non mai, Ryo aveva fatto l’idiota con Saeko e Kaori lo aveva conciato per le feste…normale amministrazione, insomma.
Poi però, all’uscita della chiesa, un grandissimo figlio di puttana HA SPARATO ALLA SPOSA!
E’ scoppiato il putiferio, inutile dirlo.
Ryo è partito a razzo per catturare il colpevole e Falcon gli è andato dietro per dargli manforte, anche se era stato a sua volta ferito.
Io e Doc ci siamo dati subito da fare per curare Miki, con l’aiuto di Kaori e le altre invitate.
La poverina era seriamente ferita, e credo che non dimenticherò mai il modo in cui quel sinistro fiore rosso sangue si allargava sul vestito bianco che lei aveva ricamato con tanto amore…
Doc aveva preso in mano la situazione e aveva capito che doveva immediatamente operarla: così mi ha mandato a prendere gli strumenti che aveva in macchina, e…
***
Fuori dall’improvvisata camera di ospedale, gli altri mi aspettano al varco pieni di ansia.
“EHI, KAZUE! COME VA MIKI?!” mi domanda Mick un po’ agitato.
“Ancora non lo so! In ogni caso dobbiamo operarla subito!”
“Accidenti! Chi sarà mai stato…?” borbotta turbato.
“Sarà stato uno che li odiava…” ipotizza Reika.
“Questo è veramente troppo…. Chi diavolo può sparare a una sposa durante il matrimonio?!”
Un fragore improvviso di vetri infranti interrompe lo sfogo di Kasumi.
Viene dalla stanza dove si trovano Miki, il Professore e Kaori!
Mick reagisce all’istante e si lancia verso il rumore, così velocemente che non ho nemmeno il tempo di preoccuparmi per lui e di fare qualcosa per trattenerlo.
“Kaori, cos’è stato?!” grida Mick aprendo la porta.”ARGH!”
Soltanto la sua prontezza di riflessi gli consente di chinarsi in tempo, evitando la sventagliata di mitra che gli sparano ad altezza d’uomo!
Non faccio in tempo a correre in suo aiuto che lui si rialza come una molla.
“Professore?!” lo chiama non appena è in piedi.
“Siamo salvi! Però hanno portato via Kaori!” risponde quello in affanno.
Mick scatta all’inseguimento, anche se ormai in ritardo.
Il cuore mi è salito in gola e batte furiosamente: inutile, quando si ripresenta l’occasione, lo sweeper che è in lui non vede l’ora di entrare in azione…posso solo sperare che anche questa volta non si faccia troppo male!
Lo sguardo furioso del Doc mi ricorda che non ho ancora portato a termine il mio compito, così mi affretto ad andargli a prendere la sua valigetta: tanto vale che mi renda utile!
Quando torno c’è un gran silenzio, rispetto alla confusione di prima.
Il Professore afferra la valigetta bruscamente, poi si immerge nei preparativi per l’operazione.
Io mi concedo solo un istante per esplorare con lo sguardo fuori dalla finestra in cerca di Mick, così lo trovo mentre guarda la Toyota di Falcon che se la fila di gran carriera, all’inseguimento dei rapitori di Kaori.
Meno male, si è salvato anche questa volta!
Più sollevata dedico un’occhiata più attenta alla Toyota: le gambe di Ryo penzolano dal finestrino del passeggero infine spariscono all’interno dell’abitacolo, ennesima partenza rocambolesca alla City Hunter.
Saeko arriva di corsa e si ferma ansimante vicino a Mick: probabile che volesse unirsi anche lei ai due sweeper ma che sia arrivata troppo tardi.
Non faccio in tempo a rallegrarmi del fatto che Mick sia stato così ragionevole da non cercare di unirsi a loro che lo vedo appoggiare una mano sulla spalla di Saeko con quel sorriso sornione che conosco così bene.
Brutto mascalzone, CI STA PROVANDO CON LEI!
“KAZUE! Pensi di potermi dedicare un po’ della tua preziosa attenzione?” mi richiama all’ordine sarcastico il mio capo.
La rabbia che mi ha quasi accecato defluisce istantaneamente e divento di ghiaccio.
Ha ragione, naturalmente: ora c’è un lavoro che mi aspetta, non ho il tempo di piangere sulle mie vicissitudini sentimentali.
E poi, che cosa mi aspettavo?
Di che mi meraviglio?
E’ già difficile pretendere la fedeltà di un uomo che ti ama, la si può pretendere da uno che nemmeno lo fa?
Volto le spalle alla finestra e all’immagine crudele che ha infranto le mie ultime illusioni e mi affretto verso il Professore.
Miki ha bisogno di noi, e merita tutta la nostra attenzione.
Lei sì che ha un uomo che l’ama e vive per lei!
Farò tutto quello che è in mio potere perché possa continuare a godere di questa beata condizione, lo giuro.
E su questo giuramento tiro la saracinesca sulle mie emozioni e ridivento l’affidabile assistente che Doc si aspetta.
Amen.
***
E siamo arrivati ad ora, il momento che stiamo vivendo.
L’operazione di Miki per fortuna è andata bene, ma quando esco dall’improvvisata sala operatoria sono esausta.
Le emozioni della giornata, la delusione per il comportamento di Mick, la preoccupazione per Ryo e gli altri che sono là fuori, a rischiare la vita…beh, è una miscela esplosiva, e la testa mi turbina di pensieri confusi e aggrovigliati.
Una parte di me sa che se la sta prendendo per qualcosa che era tutto sommato prevedibile.
Mick non ha mai negato di essere molto sensibile al fascino femminile, né più né meno di Ryo, quindi sapevo bene fin dall’inizio che cosa questo volesse dire, però…
Se almeno avessi la certezza che lui mi ama!
In certi momenti è così facile crederci…
Il modo tenero e dolce con cui mi viene subito vicino finita l’operazione, per esempio…
Mi prende tra le braccia, mi accarezza a lungo i capelli, poi mi fa stendere su un divano per massaggiarmi le spalle e la schiena, contratte per la tensione e la stanchezza.
Alla fine si precipita ad offrimi un tè caldo, e io comincio a chiedermi per che cosa fossi arrabbiata.
Dio, come riesce a confondermi la testa!
Dopo questa prima fase di attenzioni estreme, però, ecco che si rinchiude in sé stesso.
Guarda spesso fuori dalla finestra, pensieroso, le mani in tasca che giocherellano nervosamente con alcune monete.
All’inizio non so darmi una spiegazione, poi finalmente capisco quale sia la fonte di tutta quella agitazione…che stupida, non ci voleva una cima per capirlo!
Kaori.
Kaori è in pericolo!
E lui è qui, impotente ad aiutarla.
Che cosa ci può essere di più frustrante per un uomo che essere nell’impossibilità di aiutare la donna che ama?
Adesso è tutto chiaro.
E’ sempre stato chiaro, ero soltanto io che mi ero imposta di non capire.
Appoggio la testa contro il muro e chiudo gli occhi, rifiutandomi di continuare ad assistere allo spettacolo della mia sconfitta, poi comincio a snodare nella mia mente i ricordi di quello è successo da quanto l’ho incontrato.
Dove ho sbagliato?
Perché non ho saputo resistere a questo amore, o almeno esprimerlo meglio?
C’era un modo, uno che io non ho trovato, per spingerlo a ricambiarmi veramente?
Dubbi, incertezze, tanti se e tanti ma…tutti completamente inutili, come sempre.
Il passato non si cambia, si può solo andare avanti.
Persa nei miei pensieri non mi accorgo più di quello che mi succede attorno: ora che la preoccupazione per Miki è stata arginata, tutti si abbandonano a concitate ipotesi sulla battaglia che sta sicuramente infuriando là fuori.
Mick non partecipa più di tanto, e piano piano anche le altre si fanno contagiare da questo suo atteggiamento pensoso.
Alla fine scende un silenzio teso, così denso da potersi tagliare con il coltello.
Dopo quelle che mi sono sembrate ore, il rumore di due jeep in avvicinamento ci riscuote tutti dal torpore che ci ha avviluppati in questa estenuante attesa di notizie.
Reika, Kasumi, Saeko e Mick si precipitano fuori, io li ho seguo con molto meno entusiasmo.
Naturalmente sono preoccupata per Kaori e gli altri, ma niente può incrinare l’avvilimento che si è impossessato di me.
Mick mi lancia un’occhiata curiosa, ma non fa domande: solo mi incita a muovermi più in fretta, poi accelera il passo e mi precede.
Meno male, non tollererei un terzo grado adesso!
Per fortuna la situazione che troviamo fuori ad attenderci distoglie da me la sua attenzione: Ryo, Kaori e Falcon sono salvi, per fortuna, e a dimostrazione del successo dell’operazione “Salvataggio di Kaori” troviamo anche un discreto mucchietto di soldati ben impacchettati.
Saeko si sfrega le mani soddisfatta, Mick dà un colpetto sulla spalla di Ryo per congratularsi e Kaori viene coccolata da Reika e Kasumi in un modo tutto sommato insolito.
Ma non erano le sue grandi rivali nell’amore di Ryo?
Beh, è bello che in determinate circostanze certe rivalità finiscano in secondo piano…
Ma allora perché io non ci riesco?
Sono davvero più meschina di Reika e Kasumi?
Mi lusingo di pensare di no…forse è solo che la mia delusione è troppo fresca…o forse è che il mio amore è troppo forte per tollerare ipocrisie!
Naturalmente sono felice che Kaori sia salva, e anche gli altri, ci mancherebbe altro, e poi non è mica colpa di Kaori se le cose mi vanno così male, ma non riesco a dimostrare nessuna gioia quando mi sento così triste che vorrei morire!
Falcon mi costringe a rientrare nella realtà e a ritrovare una parvenza di controllo chiedendomi di sua moglie Miki.
Poveretto, per lui dev’essere stato un vero tormento allontanarsi per combattere sapendo che la sua amata moglie rischiava di morire!
Un sorriso finalmente sincero mi apre le labbra, quindi mi affretto a rassicurarlo sul buon esito dell’intervento.
Lui annuisce e si lascia sfuggire un sospiro di sollievo, poi si precipita dentro per andare finalmente da lei.
La sua fretta, la sua ansia, la sua evidente necessità di vederla mi fanno contrarre il cuore in una morsa: che uomo meraviglioso, perché non posso avere anch’io un uomo che mi ami così?
Il mio sguardo indugia turbato sui capelli biondi di Mick, che sta ancora chiacchierando allegramente con il suo amico Ryo.
Si volta verso di me, come se avesse sentito il mio sguardo: forse nota delle ombre sul mio viso, perché si acciglia perplesso.
Poi si illumina, come se avesse svelato l’arcano: ma che cosa avrà mai capito?
Nemmeno io capisco fino in fondo che cosa sto provando, e dove ci porterà tutto questo.
Mick scambia un’ultima battuta con Ryo, poi lo vedo abbracciare Kaori e baciarla su una guancia: lei arrossisce, allora lui le dà un buffetto poi fa l’occhiolino a Ryo, che non pare aver gradito molto la mossa visto che è diventato nero come un temporale estivo.
Mick fa un risolino, poi mi si avvicina e mi prende per un braccio.
“Andiamo. Sei stanca morta, non stai nemmeno più in piedi. Adesso ti porto a casa, ti servo una bella cenetta e poi ti metto a letto.” mi propone premuroso.
Io lo guardò un po’ stralunata, poi però mi lascio trascinare e lo seguo senza una parola di replica.
In effetti, ora che me lo ha detto mi sento ancora più sfinita…e che male c’è a lasciarsi coccolare un po’, prima di prendere qualunque decisione?
Crollerà il mondo se mi concederò ancora qualche ora di calma piatta?
Decido di no, così faccio un vago cenno di saluto agli amici, poi salgo sull’auto mentre Mick, galante come sempre, mi tiene la portiera aperta.
Sembra incredibile ma nonostante tutte le tensioni che ho dentro mi addormento appena appoggio la testa sullo schienale.
Un sonno senza sogni, fondo e riposante, per fortuna.
Quando riapro le palpebre incontro i suoi occhi azzurri che mi guardano attenti.
“Siamo arrivati, bella addormentata. Ce la fai a salire da sola, o ti devo portare in braccio?” mi chiede con il suo sorriso più sbarazzino.
Mi guardo attorno confusa, finchè non riconosco la facciata di casa sua.
In un lampo mi ritornano in mente tutti i recenti avvenimenti, e un velo di tristezza mi offusca lo sguardo: forse questa è l’ultima sera che passo a casa con lui…
Non lo so quando l’ho deciso, ma so che non passerò un altro giorno insieme a Mick senza definire chiaramente la nostra relazione: non voglio, NON POSSO continuare a soffrire così!
Senza una parola apro la portiera, rispondendo così con i fatti alla sua domanda.
Lui è diventato serio: ora sa per certo che c’è qualcosa che non va’, anche se non sa ancora cosa.
Non preoccuparti, Mick, lo scoprirai presto.
Mi dirigo un po’ rigida verso casa sua, mentre lui chiude la macchina e mi raggiunge senza fretta.
In breve tempo saliamo al piano di sopra e lui accende il forno per mettere a scaldare le due pizze surgelate che aveva comprato proprio ieri.
Beh, mi aveva promesso una cenetta, non che l’avrebbe cucinata con le sue stesse mani, no?
Tecnicamente è di parola, quindi non mi posso lamentare.
“Perché non ti fai una doccia per rilassarti, mentre io apparecchio la tavola? L’acqua calda è un vero toccasana per i muscoli irrigiditi…”
Io annuisco e mi affretto a seguire il suo suggerimento: che vigliacca, sto facendo di tutto per rinviare il momento del confronto!
Ma è anche vero che ho un serio bisogno di lavarmi, sono tutta appiccicata, e…o insomma, Kazue, fatti la doccia e smetti di ragionare e pontificare su ogni minima cosa!
La doccia mi fa bene, non posso negarlo.
Il buon profumo del sapone di Mick mi avvolge come una nube odorosa, facendomi ricordare la miscela irresistibile che crea con la sua pelle: riuscirò mai più a sentire l’odore del sandalo senza associarlo a lui?
La memoria olfattiva è quella più persistente e duratura…no, credo proprio che resterà sempre associato a lui…come il mio cuore.
Con un sospiro chiudo la doccia, poi afferro l’asciugamano e mi asciugo con una scrupolosità perfino eccessiva.
Ho lavato anche i capelli, tanto con questo caldo ci metteranno un attimo ad asciugarsi.
Infilo la biancheria pulita e un comodo vestitino da casa: è una fortuna che avessi già qui qualche abito di ricambio, non avrei sopportato di dovermi rimettere la roba sporca che avevo addosso.
Questo mi fa venire in mente che forse presto dovrò portare via la mia roba da qui, e…no, non voglio pensarci.
Prendo un asciugamano più piccolo e lo uso per strofinarmi i capelli, togliendo più umidità possibile: la chioma diventerà un po’ più ribelle e scompigliata, ma chissenefrega.
Anch’io mi sento un po’ così, quindi è giusto che i capelli riflettano il mio stato d’animo.
Voglio qualcosa di più, voglio qualcosa di mio, di tutto mio… se non è in grado di darmelo, allora….che sia quello che deve essere.
Non voglio finire il pensiero, portandolo alle logiche conseguenze: apro la porta e mi dirigo in sala con un piglio quasi battagliero.
I miei passi decisi si arrestano di botto:Mick ha fatto buon uso del suo tempo.
Il tavolo da pranzo è apparecchiato in maniera raffinata, con un bel mazzo di fiori come centro tavola e un candeliere d’argento in bella vista: perfino troppo per due semplici pizze!
Ma non si è fermato qui: per tutta la stanza ci sono candele accese al profumo di sandalo. Ha creato un’atmosfera decisamente suggestiva e sensuale, che solletica i sensi con delicatezza.
Accidenti a te, Mick, tu sai come far vacillare la determinazione di una donna!
Stringo le labbra, poi mi siedo senza un commento.
Mick mi guarda un po’ deluso: è evidente che si aspettava qualche complimento per la scenografia della cena, ma non dà voce alla sua delusione e mi serve sul piatto la mia pizza in silenzio.
Gli faccio un cenno con la testa per ringraziarlo, giusto il minimo sindacale, poi comincio a mangiare.
Anche lui si serve la cena e comincia a gustarla, ma io capisco dal lampo d’acciaio nei suoi occhi che come dessert mi verrà servito un interrogatorio degno di Torquemada, il Grande Inquisitore.
Cerco di convincermi che è quello che voglio e mi impongo di mangiare tutta la pizza, anche se sa di cartone e mi scende nello stomaco dura come pietra.
Forse dovrei chiedergli pietà, e magari anche un digestivo, ma quando posa la forchetta dopo che ha finito la sua pizza capisco che la sua pazienza è giunta al limite.
“Ok, adesso che hai mangiato e sei più riposata, ti prego di sputare il rospo. E non mi dire che non c’è nessun rospo da sputare, perchè sarebbe un insulto alla mia intelligenza! E’ da quando sei uscita dalla sala operatoria dopo aver operato Miki che sei fuori di te, ma che io sia dannato se ne capisco il perché!” sbotta senza tanti complimenti.
Caspita, ha capito l’esatto momento in cui il mio umore ha iniziato a girare!
La sua acutezza mi manda in confusione ma riprendo in fretta il controllo di me stessa e mi sforzo di controbattere: santo cielo, se comincio a sentirmi dalla parte del torto prima ancora di iniziare a discutere, tanto vale che rinunci a combattere!
“Ti ho visto fare il galletto con Saeko.” comincio con voce fredda.
Lui ha il buon gusto di mostrarsi imbarazzato.
“Ah, quello…beh, stavo solo scherzando! Non penserai che potessi fare sul serio con lei in un momento del genere, vero? Sono fatto così, mi piace giocare…Ho giocato un po’ anche mentre aspettavamo il risultato dell’intervento, anche se le signore non hanno molto gradito, e…ma questo non vuol dire che ti voglia veramente tradire, sai?”
La sua mano si allunga sulla mia, tentando una carezza, ma io la sottraggo svelta: non mi lascerò incantare così facilmente, questa volta voglio la verità, TUTTA LA VERITA’!
“Non è soltanto questo che mi ha turbato, anche se chiaramente non mi ha fatto piacere.” chiarisco sempre più glaciale.
Lui indurisce le labbra, poi si versa un bicchiere di vino e lo sorseggia con una calma esagerata: lo fa apposta, sta giocando con i miei nervi!
Sa che i miei sono molto più fragili dei suoi, quindi vuole prendermi per logorio nervoso.
Scorretto, ma dannatamente efficace, accidenti.
“Ah, no? E allora che cosa ti ha fatto questo effetto?” domanda alla fine senza tradire la minima inflessione.
“Tu.”
Il suo sopracciglio si inarca interrogativo, invitandomi a chiarire quell’affermazione un po’ troppo vaga.
“Voglio dire come ti sei comportato, come hai reagito al rapimento di Kaori: sei andato ad un pelo dal tornare in azione, e…”
“Però non l’ho fatto: mi sono limitato a lanciare una cimice sulla jeep dei rapitori, e devi ammettere che non ho fatto nulla per aggregarmi a Ryo e Falcon! Tesoro, non potevo fare meno di così; la situazione era grave, e tu non puoi pretendere che mi dimentichi completamente chi sono stato in quattro e quattrotto!” si difende con foga.
“Non è questo che ti rimprovero, infatti: però, dopo che Ryo e Falcon sono andati via, tu eri parecchio agitato e nervoso, giusto?”
“Beh, mi pare evidente: i nostri amici erano tutti in pericolo o quasi, noi potevamo solo stare lì a girarci i pollici, e…Insomma, stare ad aspettare non è esattamente il mio forte, io sono sempre stato un uomo d’azione!”
Io annuisco lentamente.
“Certo. Un uomo d’azione…e un uomo che sarebbe pronto a dare la vita per la donna che ama. Infatti lo hai già fatto più di una volta, non è vero, Mick?”
Mick si blocca, mentre un sibilo gli esce dalle labbra.
“Mi pare di intuire che tutto questo porta a Kaori….”
Bingo, ci è arrivato, finalmente!
“Sì, esatto. Il vero motivo per cui tu eri preoccupato, Mick, era perché era LEI ad essere in pericolo, e tu eri impotente ad aiutarla. Non ho forse ragione, Mick? Tu non l’hai ancora dimenticata…TU NON LA DIMENTICHERAI MAI! A questo punto, mi sai dire che cosa ci faccio io qui, Mick? Che cosa sono per te? Una pallida sostituta, giusto un ripiego buono solo per scaldarti il letto quando ne hai voglia?” Lo sfogo mi è uscito più amaro di quanto volessi, non sono riuscita a misurare le parole come avrei desiderato, ma…non ha più importanza. Sono contenta di aver finalmente messo in luce tutti i miei dubbi, tutte le mie angosce più nascoste: che vada come deve andare, voglio essere libera di mostrare i miei veri sentimenti, non voglio nasconderli mai più! “Mick, tutto questo non mi basta più: io non ce la faccio più ad andare avanti con questo amore unilaterale…Oh, certo, tu dici di amarmi, ma…la misura di questo amore è così labile…Non posso più accontentarmi di un amore scritto nella sabbia o nel vento, di un piccolo amore…IO VOGLIO DI PIU’!”
La conclusione del mio discorso è quasi un grido, che lui raccoglie senza fare una piega.
Mi ha ascoltato in religioso silenzio…ma ha capito che cosa gli voglio veramente dire?
Ora tocca a me attendere trepidante la sua risposta, ma quando arriva…sono io a non capirla!
“Amor, ch’a nullo amato amar perdona…” bisbiglia in tono ispirato.
Ma che lingua è?!
Non la riconosco, e la mia ignoranza mi porta a mettermi sulla difensiva: deve proprio mettermi di fronte ancora una volta all’evidenza di essere troppo per una nullità come me?!
Lo so che sono un semplice, misero topolino marrone, ma non è cortese rimarcarlo!
“Ti spiacerebbe molto spiegarmi che cosa hai detto?” gli chiedo tra i denti.
Lui scuote la testa, poi sorride.
“Scusa, non ho saputo resistere…questa frase dice così tanto sulla nostra relazione…”
Io lo guardo male, facendogli capire che farà meglio a spiegarsi alla svelta se non vuole trovarsi un piatto rovesciato sulla testa.
Ridacchia divertito.
“Sai, comincio a pensare che per essere una buona compagna di uno sweeper occorra avere un caratterino collerico, e sotto sotto anche tu stai dimostrando di averlo!”
Se gli sguardi potessero uccidere lui sarebbe già caduto fulminato!
Adesso io lo…
Mick alza le mani in segno di resa, poi mi rivolge un sorriso di scusa così angelico che riesce a placarmi istantaneamente: ma come fa, non è giusto che abbia così tanto potere su di me, accidenti a lui!
“Va bene, ora ti spiego meglio. Tempo fa conoscevo una ragazza italo-canadese, ricercatrice universitaria in letteratura italiana, e visto che mi ha sempre affascinato quella lingua le ho chiesto di insegnarmela…sai com’è, pensavo che poi sarebbe stato più facile comunicare con il mio sarto, visto che è italiano anche lui…”
Io sbuffo e alzo gli occhi al cielo: e poi dicono che sono le donne ad essere vanitose!
Mick fa finta di non notare nulla e prosegue imperterrito.
“Lei ha fatto ancora di più: mi ha avvicinato alla cultura italiana e mi insegnato molto sulla poesia e la letteratura di quel popolo.”
Già, me lo immagino come si è avvicinato…ma scommetto che non era alla cultura!
Stavolta è lui che fa una smorfia, poi schiocca la lingua in segno di disapprovazione.
“Non pensare male, non ho avuto una storia con lei, proprio per niente! Sofia era tutta presa dal suo lavoro, e poi francamente non era il mio tipo. Però era bravissima ad insegnare, e così in poco tempo ho imparato veramente tanto. Il verso che ti ho citato è tratto da una grande poema italiano, la Divina Commedia, scritta da un certo Dante Alighieri. Dante immagina di fare un viaggio all’Inferno, un viaggio che prosegue poi in Purgatorio e in Paradiso; durante questo viaggio incontra vari personaggi, e…
“Ah, sì, ne ho sentito parlare, anche se non l’ho mai letta.” lo interrompo in fretta, ripescando furiosamente tra i miei ricordi scolastici.
Non voglio passare per una totale ignorante!
“Ottimo. Magari un giorno potrei leggertene qualche brano in lingua originale, ti assicuro che ne vale la pena: l’italiano è una lingua molto musicale….però questo non c’entra. Quel verso in particolare si riferisce al quinto canto dell’Inferno, dove il poeta incontra nel girone dei lussuriosi due famosi amanti adulteri, Paolo e Francesca. Lei era la moglie del fratello di lui, ma questo non è bastato per fermare il loro amore: quando la loro tresca è stata scoperta il marito geloso li ha uccisi, consegnando le loro anime all’Inferno, almeno secondo Dante. Il poeta però ha rimediato consegnando la loro triste storia all’immortalità…Francesca nel poema gli racconta come è giunta ad innamorarsi del suo Paolo, e lo fa con parole così liriche e ardenti che canteranno per l’eternità la potenza dell’amore! Alcune parole sono appunto quelle che ti ho detto… Amor, ch’a nullo amato amar perdona…che vuol dire che una persona, quando è amata di un intenso e sincero amore, ad un certo punto non può fare a meno di ricambiare quell’amore, perché è un richiamo troppo potente per poter resistere…”
All’inizio non capisco, poi mi rifiuto di capire, e anche di sperare.
“Questo vuol dire che…”
L’intensità del suo sguardo azzurro cielo quasi mi brucia.
“Vuol dire che il tuo amore alla lunga ha vinto, Kazue. All’inizio quello che provavo per te era solo un piccolo amore, qualcosa che più che altro mi aiutava a tirare avanti nel buio che era diventata la mia vita….poi però quella luce è diventata più grande, senza che quasi me ne accorgessi…finchè ho alzato la testa e ho scoperto che era diventata un sole, un sole che mi scaldava la vita con il suo calore.” Mi prende la mano e questa volta non la tiro indietro, troppo emozionata per spiccicare parola. “Quello che hai visto oggi non era motivato dalla mia preoccupazione per Kaori, o perlomeno non solo: ero preoccupato anche per Ryo, per Falcon e per Miki…e sto ancora combattendo con la frustrazione di non poter più affrontare il nemico come facevo una volta…C’era tutto questo che si agitava dentro di me, ma non più l’amore per Kaori come donna! Devi credermi, Kazue, non potrei mai mentire alla donna che mi ha salvato la vita con il suo amore. Io ti amo: ti amo davvero. Tu sei e sarai sempre il mio angelo.”
E’ sincero.
Mio Dio, sembra davvero sincero!
“Io però sono solo un topolino marrone…” mi esce detto con una specie di squittio, in perfetta sintonia con la mia affermazione un po’ infantile.
Lui sorride, con quel suo sorriso così caldo e luminoso che potrebbe far voltare un girasole in una giornata nuvolosa, facendolo cadere nell’illusione che sia uscito fuori il vero sole.
“Può anche darsi…ma tutto dipende da come uno sente e vive le cose…Tu per me non sei per nulla insignificante, anzi: sei una donna solida e calda, piena di amore e capace di darne a piene mani, senza condizioni… Per uno che come me di amore ne ha visto ben poco, tu sei preziosa più dell’oro, credimi! Per questo non voglio perderti…devi fidarti di me ancora una volta, Kazue. L’ultima: la più importante…”
Il tuo pollice descrive dei cerchi concentrici sul mio polso, e il mio battito accelera in risposta, come un bravo soldatino che risponde a un comando.
Sono sconvolta, totalmente sottosopra.
Mi chiedi di fidarmi di te…che vuol dire affidarti la mia vita!
Posso farlo?
Sono pronta ad affrontare il rischio?
E se…
“E se Kaori fosse libera? Mi diresti esattamente le stesse cose?”
Non voglio più nessuna ombra, nessun dubbio sul nostro cammino!
Tutto deve essere detto, non sarò più ostaggio delle mie paure.
“Kaori non è libera, e non lo sarà mai. Anzi, se proprio vuoi saperlo penso che la sua storia con Ryo stia finalmente per decollare; oggi quando Ryo l’ha riportata all’ovile dopo il rapimento ho colto certe sue occhiate e certi suoi segnali che mi fanno pensare che non lascerà vuoto il suo letto ancora per molto….ma anche se non fosse così, la cosa non mi riguarda più. Non sono io l’uomo per lei, e lei non è la donna per me. TU sei la mia donna, Kazue…sempre che tu accetti di dividere con me questa mia vita dimezzata. In fondo, mi rendo conto che non sono più quello di una volta e…”
Gli impedisco di parlare, piazzandogli una mano sulla bocca.
“Tu sei perfetto, Mick, non ti manca nulla di importante, nulla che conti veramente. Sei un uomo meraviglioso e io…ti amo. E sì, voglio essere la tua donna…per sempre, se possibile.”
Ecco, l’ho detto.
Ho mai avuto una sola possibilità di sfuggire a questo amore?
No…
Troppo grande, troppo potente, troppo invasivo…
Amor, ch’a nullo amato amar perdona…
Beh, dev’esserci qualcosa di vero: non riuscivo a resistergli quando non mi amava, figurarsi se posso adesso che mi dice di amarmi davvero!
Non mi accorgo che lui ha aggirato il tavolo per venirmi vicino finchè non me lo trovo davanti che mi prende per un gomito e mi sollecita ad alzarmi.
Gli finisco tra le braccia in un battito di ciglia, e quando le sue mani mi chiudono nel loro cerchio e la sua bocca sigilla la mia, io volo all’istante in Paradiso.
Per quei due amanti sfortunati la destinazione è stata decisamente più infausta, ma non per me!
Assaporo il gusto della felicità, ancora incredula che tanta fortuna sia toccata proprio a me.
Ma siamo sicuri che non sto sognando?!
Tuffo le dita tra i suoi morbidi capelli e mi avvinghio a lui come una liana, cercando una fusione dei nostri corpi che marchi nella carne la realtà della nostra unione.
Sento che lui reagisce subito alla mia passione disperata, lo avverto dalla durezza del suo corpo e dal suo respiro affannoso e spezzato.
Mick accenna a spostarsi verso la camera da letto, ma io non gli dò il tempo di provarci.
Non voglio aspettare un solo istante di più.
Comincio a slacciargli frenetica la camicia, ansiosa di sentire la sua pelle calda sotto la mia: ho bisogno di averlo dentro di me, adesso, SUBITO!
Lui è un po’ sorpreso dalla mia frenesia, ma anche compiaciuto e se c’è una cosa che Mick sa fare è quella di adeguarsi all’umore della sua compagna, quando si tratta di fare l’amore.
Con un soffio deciso spegne le candele accese sul candeliere, poi con una bracciata ben piazzata sparecchia la tavola da ogni ingombro: il rumore dei piatti infranti e quello del candeliere che rotola sul pavimento mi strappa un risolino, che subito però si spegne quando lui afferra con i denti un mio capezzolo turgido.
MMMMHHHHH, SIIII’, COSIIII’, TI PREGO…..
Anche attraverso il tessuto del vestito e del reggiseno, la sensazione è stupenda!
Ma ben presto lui non si accontenta e in un attimo mi toglie ogni rivestimento superfluo.
Ora sono davanti a Mick orgogliosa della mia nudità, per la prima volta fiera della mia bellezza e priva di ogni complesso di inferiorità.
Ha detto che mi ama, che sono la sua donna…beh, ora è il momento di dimostrarlo!
Se quello che dice è vero, non può che amare ogni parte di me, anche i miei difetti e le mie imperfezioni, anche le mie debolezze…così come io amo lui.
Voglio dare fiducia a questo amore, voglio che diventiamo una cosa sola, come non siamo mai stati.
Prima in qualche modo abbiamo continuato ad essere due corpi che si univano, una piccola parte di me lo sentiva, anche se non voleva riconoscerlo, questa volta invece sento che sarà diverso: finalmente saremo uno solo!
Smanio dalla voglia di sperimentarlo, così afferro i suoi pantaloni e comincio a slacciarglieli.
Non sono mai stata così aggressiva, tranne forse la prima volta che siamo stati insieme, ma lì era soltanto perché avevo paura che lui si tirasse indietro!
E’ strano che mi ricapiti proprio adesso: non so perchè mi sento così, forse perché mi sento finalmente libera di esprimere quello che voglio senza chiedermi che cosa lui ne penserà.
Ora voglio credere che accetterà tutto quello che viene da me senza fare domande oppure obiezioni, così come io accetto lui.
Ho gettato ogni maschera, ho liberato la vera Kazue…mi getto da altezze vertiginose senza preoccuparmi se esiste una rete di protezione.
Sono pazza, forse, oppure solamente tanto, tanto innamorata…
Il mio corpo trema quando lui mi distende sul tavolo e poi si ferma a guardarmi: sono nuda, indifesa, totalmente esposta….e lui lo sa.
Sorride, poi si lecca le labbra sensualmente: avrei dovuto immaginare che avrebbe trovato il modo di arginare la mia fretta, a lui piace farmi morire lentamente!
Ora aspetto impaziente che la sua lingua deliziosa cominci un viaggio che già conosco ma che ogni volta mi sembra sempre nuovo e più avvincente.
Mick china la testa e comincia da un punto preciso alla base del collo, un punto che può sembrare innocente ma che ha il potere di farmi sciogliere, scavandomi un vuoto quasi lacerante nel ventre.
Lui lo sa, ormai mi conosce a fondo, e se ne approfitta.
Poi con la bocca scende a succhiarmi i seni, alternando sapienti leccatine a teneri morsetti, che mi danno la scossa dietro la schiena.
Avvinghio le mie gambe ai suoi fianchi, mentre con le mani passo frenetica sui suoi capelli e sulla sua schiena, cercando di attirarlo verso di me.
Voglio baciare quella bocca dispettosa e seducente, voglio strofinare il mio seno sul suo petto e sentirlo duro tra le gambe, voglio…
Un gemito mi sfugge quando lui mi accontenta e si solleva per un attimo per baciarmi sulla bocca, ma mi concede solo un breve duello infuocato con la sua lingua, poi si stacca e prosegue implacabile per la sua strada.
La scia umida si snoda sul mio ventre piatto, e passa attraverso l’ombelico.
Non è quella la sua meta, lo so.
La vedo nei suoi occhi febbrili e golosi: io per lui sono un piatto da gustare senza fretta.
E’ inutile resistergli, e poi, chi mai lo vorrebbe?
Quando la sua testa si abbassa tra le mie gambe, io mi offro a lui allargandole ancora di più.
La mia carne è già calda, rorida di eccitata aspettativa.
Quando arriva la prima leccata profonda, il mio respiro si spezza e un roco mugolio mi esce dalla gola.
Lui lecca ancora, assaggiando con squisita attenzione.
Lo fa apposta, mi fa aspettare ogni singola sensazione.
Inizio a scuotere la testa da una parte al’altra, la smania si sta rimpossessando di me: oh, perché mi tortura così?
Lui soffia sulla mia pelle calda, giocando ancora con i miei sensi, poi però il gemito da animale ferito che mi sfugge dalla labbra lo convince che non è il caso di aspettare ancora, per fortuna.
Con le dita mi allarga le pieghe del sesso, poi si tuffa a gustare il mio sapore con una voluttà che mi fa quasi esplodere all’istante.
Ora sì che si comincia a ragionare!
La sua lingua lavora instancabile, frugando, titillando, leccando ogni stilla di umore come se fosse nettare degli dei: quando mi prende in bocca non potrei essere più in estasi di così, e alla prima succhiata letteralmente parto.
L’onda mi travolge con una violenza da capogiro, e io vengo nella sua bocca urlando selvaggiamente il suo nome.
“MIIIIIIIIIICK!!!!!!!!!!!!!!”
E’ mia quella voce?
Credo di sì, ma non la riconosco.
Non ho più fiato, mi sento come se fossi stata travolta da un camion, eppure lui non si stacca da me e continua a succhiarmi.
Che cosa….?
Quando la sua bocca si allontana è solo perché vuole andare con la lingua più in basso, cercando l’ingresso della mia vagina.
Sono stupita, ma pronta a seguirlo in qualunque cosa voglia farmi, so che con lui sarà comunque bello.
Si aiuta con le dita per allargare l’apertura e poi si tuffa con la lingua dentro di me.
Oh, ma, non pensavo che…
La sua lingua morbida mi fruga dentro, come se cercasse qualcosa.
Non so che cosa, ma …OH, SÌ, PROPRIO LÌ!
Ora l’ha trovato, quello che stava cercando.
Con la punta della lingua insiste su quel centimetro quadrato dentro di me che mi fa impazzire.
Come fa a conoscermi meglio di me stessa?!
Il pensiero mi attraversa fugace la mente, non ho tempo di esplorarlo, sono troppo occupata a godere!
Il secondo orgasmo mi sale dentro vorace come un piranha che scava nella carne, e io mi lascio divorare, contorcendomi in questo dolore che non è dolore e che mi svuota la mente da tutto quello che non è lui.
Crollo sulla tavola, tra sussulti e gemiti e sospiri.
Mi sento quasi morta.
Beh, c’è un motivo se lo chiamano la petit mort!
Il sorriso languido che mi concedo strappa un risolino soddisfatto all’artefice di tanta arte amatoria: ora infatti si è sollevato e spia curioso le mie reazioni.
Quello che vede gli fa scintillare gli occhi e piegare le labbra in un sorriso sensuale che mi sconvolge: conosco quel sorriso, vuol dire che non ha ancora finito con me!
Mi viene sopra prima ancora che abbia completato il pensiero, e io accolgo il peso del suo corpo duro e potente con tutta la morbidezza della mia femminilità.
Mi morde un orecchio, poi mi sussurra suadente: “Apriti ancora per me, angelo…”
Non me lo faccio dire due volte e allaccio le mie gambe alle sue reni, pronta ad accoglierlo dentro di me.
E finalmente lo sento.
Mi è scivolato dentro come se io fossi la guaina creata apposta per lui dalla notte dei tempi, il fodero perfetto per la sua spada, turgida e orgogliosa, che ora affonda nella mia tenera carne con devastante precisione.
Il ritmo che imprime alla nostra unione diventa ben presto selvaggio: le mie mani svolazzano qua e là sulla sua pelle come farfalle impazzite, esultando nel sentire i muscoli d’acciaio che si tendono nello sforzo di possedermi.
Oh, sì, è magnifico, potente e così maschio….e finalmente mio.
E’ mio, questa volta è davvero mio!
Questa volta non sono costretta a chiedermi se sta pensando davvero a me oppure no, questa volta so che è con me!
LO SENTO!
Il vuoto che ho dentro è che lui va’ a colmare così efficacemente comincia a contrarsi, innescando la spirale di un piacere che si insinua in ogni singola cellula del mio corpo.
Sto ansimando, ma questa volta anche lui ansima con me.
Vedo il suo viso contratto, so che sta arrivando, e io voglio arrivare insieme a lui.
Mi inarco per assecondare meglio le sue spinte, e alla fine ci arrivo.
“KAZUEEEEE!”
Questa volta è lui a gridare il mio nome, e io esultante mi abbandono al piacere che mi rotola dentro, avvinghiandomi al suo collo e lasciando che il mio caldo nido si contragga intorno alla sua carne come supremo dono.
Ecco, ora gli ho dato tutto.
Lui sembra capirlo, perché mi bacia la fronte sudata poi mi sorride.
“Angelo, ti amo…” mormora con voce roca.
Un singhiozzo mi sale in gola.
Anche lui ha dato tutto a me.
“Ti amo, Mick: ti amerò finchè avrò vita.”
Mi bacia, ma non c’è nulla di sensuale in quel bacio.
Sono semplicemente le nostre labbra appoggiate, un bacio caldo e intimo, ma privo assolutamente di sensualità.
E’ buffo…
Lui è stato dentro di me tante volte, i nostri umori, i nostri sapori si sono mescolati in infiniti modi, eppure…nulla è stato intimo come questo bacio.
Forse perché in esso c’è qualcosa di più del sesso: c’è affetto, c’è comprensione, c’è vicinanza, c’è un progetto per il futuro, c’è…amore.
C’è tutto questo.
Gli allaccio le braccia al collo e mi abbandono a un gran pianto.
Già una volta ho pianto tra le sue braccia, proprio la prima volta che abbiamo fatto l’amore, ma che differenza c’è con questo pianto.
Là vi era sofferenza, qui c’è gioia completa, perché ora lo so.
Ora so che sono arrivata a casa.
Mick è la mia casa…e io sono la sua.
***
Che meraviglia!
Mi sveglio nel letto di Mick, e mi sento per la prima volta come un gattino che si è appena scolato una ciotola piena di panna: soddisfatta, sazia, colma.
Allungo le braccia sulla testa e mi stiracchio con voluttà, sbadigliando sonoramente.
Non so bene quando abbiamo trovato modo di arrivare al letto, ma so che a quel primo round sulla tavola (ma davvero lo abbiamo fatto sul tavolo della sala?! E’ incredibile quanto sto diventando spudorata!) ne sono seguiti molti altri, e ora sono indolenzita come se avessi corso la maratona di New York alla velocità di un centometrista!
Ma lui dov’è?
Come ha fatto a riprendersi così in fretta da questa notte turbolenta?
Alzo la testa e mi guardo attorno ancora un po’ sfasata, cercando indizi che mi aiutino a capire.
Il giornale fresco di giornata appoggiato su una sedia mi illumina almeno in parte e mi dice che dev’essersi svegliato abbastanza presto da uscire e fare un salto in edicola per comprarselo, ma ora dove…
Lo scroscio dell’acqua nella doccia che comincia proprio adesso mi racconta quello che voglio sapere.
Sorrido.
Il suo corpo nudo sotto la doccia…
Mmmhhh, per un attimo sono tentata di raggiungerlo, ma poi sapendo perfettamente come andrebbe a finire (ma cosa sono diventata, un’insaziabile schiava del sesso?!) decido di combattere la tentazione e di dimostrargli invece tutto il mio amore con una piccola attenzione di natura diversa da quella sessuale: un uomo ha anche altri appetiti, no?
Mi vesto velocemente e vado in cucina a preparare la colazione.
E’ un po’ tardi per farla, ma insomma…dopo tante fatiche, ci vuole pure un po’ di carburante!
Sto spadellando quando finalmente lui arriva in cucina, perfettamente vestito: mi viene alle spalle e mi abbraccia da dietro, poi mi dà un bacio sul collo che mi dà i brividi.
Ecco, è proprio così che immaginavo la nostra vita insieme.
Con un sorriso mi giro e gli sfioro le labbra, poi gli sussurro di andare di là a leggere il giornale, dove gli porterò per prima cosa il caffè: so che ama iniziare la mattinata tuffandosi subito nelle notizie del giorno, con un buon caffè a dargli la giusta carica per affrontarle.
Intanto io avrò il tempo di finire di preparare la nostra robusta colazione-quasi pranzo.
Lui si allontana fischiettando, e io mi dedico alla moka che sta borbottando.
Quando lo raggiungo con il caffè lo trovo che sta guardando fuori dalla finestra con il giornale aperto in mano, un sorriso divertito sulle labbra.
Incuriosita getto anch’io un’occhiata: che cosa mai può averlo distolto dalla lettura del suo amato giornale?
Vedo uno spettacolo tutto sommato consueto, ma non per questo meno esilarante: Kaori sta trascinando fuori di casa un Ryo decisamente riluttante, con gli occhi ancora stretti per il sonno.
Di sicuro ha dovuto buttarlo giù dal letto come al solito!
Non c’è niente da fare, per Ryo alzarsi prima di mezzogiorno è come dire farlo all’alba!
Il poveretto cerca di attaccarsi dappertutto per arginare l’impeto della sua socia ma lei non gli dà tregua, e tutti sappiamo perfettamente chi vincerà la battaglia, lui compreso.
Anche a me scappa un sorrisino allegro, finchè non noto un particolare interessante.
Un passante lì vicino si sta chinando leggermente per meglio gustare la visione del delizioso posteriore di Kaori…
Lei non se ne accorge e continua a camminare tranquilla, Ryo invece ha una reazione a dir poco sbalorditiva!
Tira fuori la sua Python e spara al tizio direttamente in mezzo ai pantaloni, sfiorandogli il cavallo in un punto ESTREMAMENTE delicato!
Il tizio impallidisce violentemente e quasi sviene, poi scappa come una furia : il tutto è avvenuto in una manciata di secondi e Ryo è stato così veloce che nessuno degli altri passanti ha notato nulla, limitandosi a bollare il fuggitivo come un pazzo furioso in preda alle sue manie.
Nemmeno Kaori che era la più vicina sembra sospettare che cosa sia veramente avvenuto!
Eh, già, lei gli dava le spalle…
Ripiglia Ryo per l’orecchio che le era sfuggito e riprende a trascinarlo come prima, presumibilmente verso il Cat’s Eye per una colazione tardiva quanto la nostra (e anche per verificare lo stato di salute di Miki, naturalmente!).
Però, Mick non scherzava quando diceva di aver colto certi segnali in Ryo: se questa non era gelosia omicida allo stato puro, allora io non ho mai visto un uomo geloso in vita mia!
Bene, sono contenta per loro: anche quei due meritano di essere felici.
Ogni gelosia che ho provato verso Kaori è finalmente sparita, cancellata dal fulgore dell’unione che ho vissuto questa notte con il mio Mick: ora posso esserle sinceramente amica, ed esultare con lei per ogni suo progresso nella faticosa storia con Ryo.
Oggi poi che sono al culmine della gioia desidero particolarmente che tutto intorno a me risplenda della stessa felicità!
Allungo il caffè a Mick e mi sporgo per posargli un bacio sulla guancia, ma lui si gira al momento giusto e quel bacio finisce sulla bocca, in un bacio intimo come quello che mi ha così turbato la sera prima.
No, non si può essere più felici di così….
E’ troppo, ho paura che sia illegale!
Eppure…
Mi abbandono a quel bacio con tutta me stessa, cercando di assaporare a fondo il gusto della sua bocca.
Non ho più dubbi, non ho più paure, ora so che l’impossibile può sempre accadere.
Perché a me è successo: il topolino marrone ha imparato a volare e ha raggiunto il suo sole!
E ora lo stringo caldo tra le dita…dolce, avvolgente, luminoso e vitale…
Finalmente è mio, tutto mio!
E io non me lo lascerò scappare mai più.
Sono Kazue Natori, sono un topolino marrone e sono scandalosamente, irrimediabilmente, perdutamente felice…
THE END
