Work Text:
L’aria di Nuova Asgard sa di sale, merluzzo essiccato e fumo di legna che sale dai camini delle case colorate lungo la scogliera. Non c’è l’oro splendente di Válaskjálf, non ci sono i marmi levigati o la servitù che si inchina a ogni passo; è un villaggio di pescatori sperduto tra le colline di Midgard, umido e battuto dal vento.
Eppure, a Loki quasi piace.
Cammina lungo il molo con una borsa di tela infilata nel braccio, studiando la lista della spesa scritta su un foglio di carta stropicciato. Gli asgardiani lo salutano con un cenno del capo timoroso ma tranquillo, e lui ricambia con la condiscendenza di un re in esilio che ha barattato il dominio del cosmo con la gestione dei beni di prima necessità.
Si ferma davanti all'emporio, controllando per la terza volta l'interno della borsa. Le scatole di cereali ci sono. «L'ultima volta che sono finiti prima di giovedì,» pensa tra sé, infilando le dita nel tessuto per contarle, «lo sguardo che mi ha lanciato ha fatto sembrare la furia di Thanos una blanda irritazione diplomatica.»
Soddisfatto, muove un dito nell'aria: la borsa di tela svanisce con un sommesso crepitio verde, scomparendo nella sua tasca dimensionale. Si volta per riprendere la strada verso casa, ma si blocca.
Sulla cassetta di legno accanto al molo c’è un gatto. Un maschio grigio, robusto, con una cicatrice sull’orecchio sinistro e due occhi gialli che lo fissano con un’espressione di assoluta, aristocratica superiorità.
Loki lo ignora e fa tre passi. Il gatto salta giù dalla cassetta e si mette a camminare alla sua stessa andatura, mantenendo una distanza di un metro esatto.
Loki accelera. Il gatto allunga il passo, la coda dritta come un’antenna.
Loki si ferma di colpo, girandosi di scatto. Il gatto si siede sulla ghiaia, comincia a leccarsi una zampa con olimpica calma.
«Pussa via,» sibila Loki, guardandosi intorno per assicurarsi che nessuno stia assistendo alla scena. «Ascolta, palla di pelo. Non ho nulla contro di te, ma se lei ti vede si farà delle domande sbagliate. Ed io non sono ancora pronto per questo passo, capisci? Perciò gira i tacchi e sparisci.»
Il gatto smette di leccarsi, lo fissa per un istante, poi si alza e trotterella verso i barconi dei pescatori. Loki annuisce, si sistema il bavero della giacca ed imbocca il sentiero in salita che conduce alla loro casa di legno verde sul promontorio.
Cinque minuti dopo, Loki sale i tre gradini del porticato. E il gatto è lì. Seduto davanti alla porta d'ingresso, come se stesse aspettando le chiavi.
Loki si blocca con la mano a mezz'aria. «Ma che…?»
Il gatto fa un piccolo verso acuto, una specie di trillo a bocca chiusa.
«Senti, micione bello,» dice Loki, abbassando la voce in un sussurro minaccioso. «Ho ucciso per molto meno. Se te ne vai adesso, ti faccio apparire un pesce. Il più grosso merluzzo che tu abbia mai visto in questa misera vita felina. Ci stai?»
«Con chi stai cospirando là fuori?» La voce di Eili arriva dritta dalla finestra della cucina, accompagnata dal rumore di una tazza posata sul tavolo. «Non dirmi che ti sei scordato di prendere i miei cereali. Lo sai che sono di pessimo umore al mattino se non trovo la colazione, non ti conviene farmi arrabbiare.»
Loki ha un sussulto, irrigidendo le spalle. «Ah… nulla! No, no, i cereali ci sono. Sono qui.» Alza gli occhi al cielo, mimando un labiale furioso verso il felino: Vai via. Ora.
La porta d'ingresso si apre di scatto ed Eili si affaccia sul porticato, con i capelli ancora spettinati dal sonno e una felpa enorme addosso. Si ferma, abbassa lo sguardo e i suoi occhi si spalancano.
«Oh. Oooh! Ma sei un'adorabile palla di pelo!»
Si inginocchia all'istante sulla vernice fresca del legno. Il gatto grigio, che fino a un secondo prima sembrava un killer professionista, si scioglie in un rinfaccio di fusa fragorose, strusciando il muso contro le sue dita e mostrandole la pancia.
Eili solleva la testa verso Loki, con un sorriso che le illumina tutta la faccia. «Lo hai preso… tu?»
«Assolutamente no,» risponde Loki, stringendo le labbra in una linea sottile e aristocratica.
Eili lo fissa, interrompendo per un attimo le carezze sulla testa del gatto.
«Mi hanno incastrato.» si difende lui.
«Ti ha incastrato… un gatto?»
Loki resta in silenzio.
Eili continua a guardarlo, reprimendo a stento una risata.
Loki incrocia le braccia al petto, immobile come una statua. Ha la netta sensazione che qualunque cosa dica verrà comunque utilizzata contro di lui.
«Non vedo l'ora di dirlo a Thor!» urla lei, scattando in piedi con gli occhi che brillano di pura malizia.
«No! No, Eili, smettila! Non è come pensi!»
Ma lei è già corsa verso la ringhiera del porticato, sporgendosi verso il sentiero che porta alla spiaggia. «Cognatiiiino!»
Loki impallidisce, visualizzando in un nanosecondo la distruzione totale della sua dignità millenaria. «Eili, torna subito dentro, è un ordine—»
«Fratello!»
La voce di Thor rimbomba dal fondo della salita. Il Dio del Tuono sta arrivando con gli stivali infangati e una cassa di birra appoggiata sulla spalla robusta. Si ferma davanti al porticato, guarda Eili, poi guarda il gatto grigio che ora si sta stiracchiando vicino allo zerbino. Rimane zitto per due secondi interi.
Poi, sul suo viso si fa strada quel sorriso da fratello maggiore che ha appena capito ogni cosa. Posiziona la cassa a terra con un colpo secco e si ripulisce le mani sui pantaloni.
«Fratello…» dice Thor, con un tono di solennità del tutto fuori luogo. «Credo che la Signora di Fólkvangr abbia deciso di darti un suggerimento. Freyja ha un curioso senso dell'umorismo.»
Quella maledetta Dea ficcanaso, con le vesti discinte. È sicuro che lo stia guardando dal Sessrúmnir, versandosi dell'idromele mentre si gode lo spettacolo di un Principe di Asgard ridotto a fare lo steward per un felino di strada. Un complotto orchestrato con la tipica sottigliezza della divinità della fertilità, che non ha mai capito il concetto di spazio personale.
Loki chiude gli occhi, alzando un dito. «Non una parola. Non osare.»
«Io non ho detto nulla,» ribatte Thor, sollevando le mani in segno di innocenza, anche se gli occhi gli ridono. Fa un passo avanti e si piega per studiare l'animale. «Però ha una bella stazza. Come si chiama?»
«Non ha un nome,» risponde Loki, acido. «Perché tra cinque minuti sarà fuori dalla mia proprietà.»
«Ha bisogno di un nome!» protesta Eili, tornando a sedersi sui talloni per farsi mordicchiare una stringa della scarpa dal micio. «Io voto Mjolnir.»
Loki scatta. «No. Assolutamente no.»
Thor aggrotta la fronte, confuso. «Perché no? È un nome glorioso.»
«Perché poi ogni volta che lo chiamerai ti metterai a piangere, idiota!» esclama Loki, esasperato.
Eili scoppia a ridere, una risata chiara e rumorosa che rimbalza contro le travi del tetto. Thor scuote la testa, divertito, poi lancia un'occhiata d'intesa alla donna e torna a fissare il fratello, dandogli una spallata fraterna che lo fa quasi barcollare di un passo.
«Allora… quando fissiamo la data per la cerimonia?» chiede serafico.
Loki non risponde. Muove bruscamente la mano verso la tasca dimensionale: una mela rossa della spesa appare tra le sue dita e vola dritta, a grande velocità, verso la faccia di Thor. Il tonfo del frutto intercettato dal palmo di Thor chiude la questione, mentre Eili, sul pavimento, sta già decidendo in quale angolo del salotto posizionare la lettiera.
