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Fandom:
Relationship:
Characters:
Language:
Italiano
Stats:
Published:
2026-07-29
Words:
913
Chapters:
1/1
Comments:
1
Kudos:
19
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1
Hits:
127

Cioccolata calda

Summary:

Piccola one-shot di Imma, Calogiuri e la loro bambina.

Work Text:

Da quando era diventata mamma per la seconda volta, Imma aveva preso l’abitudine di bere la cioccolata calda. Prima non ne andava particolarmente pazza. Le piaceva, ma se ipoteticamente avesse dovuto scegliere avrebbe di certo optato per il tè. Aveva iniziato ad averne una voglia matta durante la gravidanza. Era diventata proprio un’ossessione, tanto che ne aveva bevuta una tazza ogni santo giorno anche ad agosto, quando passava le giornate del suo imposto ritiro dal lavoro pre-maternità spiaggiata su una sdraio al lido di Metaponto con il pancione che sembrava essere sul punto di scoppiare mentre il padre di sua figlia, il maresciallo, si divertiva come un matto in acqua con Valentina e i suoi amici. Potevano pure esserci quaranta gradi all’ombra – come spesso capitò quell’estate -, ma comunque ogni santo pomeriggio quando si ritiravano dalla spiaggia la cioccolata calda era d’obbligo. Nemmeno doveva più chiedere al suo compagno di preparargliela, lo sapeva che tornando a casa era il suo compito principale.
“La stai mandando tu avanti la fabbrica del Ciobar.” la prendeva sempre in giro Calogiuri ogni volta che si ritrovava a porgerle la tazza mentre puzzava ancora di salsedine – anche quella battuta oramai faceva parte della routine – e lei prontamente sempre rispondeva: “Prenditela con tua figlia. È lei che ne ha voglia. Che fa, non la vuoi accontentare?”
“Ma certo che la accontentiamo, Imma. Certo che la accontentiamo.”
Intanto Vittoria era nata già da cinque anni e due mesi, e lei ancora ogni pomeriggio, appena tornava a casa dal lavoro, la prima cosa che faceva era farsi la sua solita tazza di cioccolata calda. Il proprietario della Ciobar poteva dormire sonni tranquilli.
Aveva appena finito di prepararsela quel giorno quando sentì il portoncino di casa aprirsi. Sollevò lo sguardo verso l’orologio: erano le sei e dieci. Puntuali come un orologio svizzero. Il martedì e il venerdì Vittoria faceva danza, ed era sempre Ippazio ad andare a prenderla appena uscito dal lavoro. Arrivava alla scuola di danza alle sei in punto e la riportava a casa di corsa con ancora il tutù addosso, senza nemmeno cambiarla negli spogliatoi come in teoria avrebbe dovuto fare. Non per pigrizia, ma perché tutti e due ogni volta erano di corsa. Avevano il pensiero che alle sei e dieci in punto iniziava su Boing il cartone animato di Spiderman, e guai se perdevano anche solo i primi secondi della puntata. Poco importava se erano episodi nuovi o repliche, quello era il loro momento, e guai a chi glielo toccava. E Imma, che lo sapeva, faceva trovare loro la tv già accesa e la merenda pronta sul tavolino da caffè di fronte la tv. Con la tazza fumante tra le mani, uscì in corridoio e li guardò entrare in casa esagitati.
Togliendosi i giubbotti e le scarpe, Ippazio la spronava in ansia dicendole: “Forza forza forza che è tardi!” mentre la loro piccola ballerina con ancora lo chignon e il tutù addosso felice biascicava: “Spiderman! Spiderman! Spiderman!”. Infilatosi entrambi le ciabatte, come sempre iniziarono a sgommare verso il salotto rischiando di scivolare, tanta era la foga. Trovandosela di fronte, Vittoria, senza nemmeno fermarsi, urlò un “ciao mamma!” molto distratto, mentre Ippazio, invece, nella foga le diede un bacio sulla guancia così irruento che quasi rischiò di farle finire tutta la cioccolata calda per terra. Si gettarono sul divano proprio nell’istante in cui finì la pubblicità e iniziò la sigla, e Imma sospirò ridendo sotto i baffi vedendoli iniziare a cantare a squarciagola mentre per la felicità di essere riusciti ad arrivare in tempo a casa entrambi saltellavano sul divano come due scimmiette impazzite. Non sarebbe riuscita ad attirare la loro attenzione per i successivi venti minuti. Fino alle sei mezza lei non sarebbe esistita. Poi, finita la puntata, Vittoria sarebbe corsa ad abbracciarla e le avrebbe raccontato nei minimi dettagli – e con un italiano ancora decisamente incerto – della sua giornata alla scuola materna e poi a danza, ricordandosi che aveva anche una madre oltre che a un papà meraviglioso e Spiderman, ma in quei venti minuti era condannata all’invisibilità.
Imma, come al solito, sorseggiò la sua cioccolata calda in silenzio seduta sul suo solito sgabello in cucina, guardandoli attraverso la finestrella che affacciava sul salotto. Intenerendosi come sempre nel vederli starsene lì sul divano abbracciati. Tutta la paura e la frustrazione che aveva provato nel vedere quel test positivo sei anni prima… quanto era stata insensata. Quella bambina era stata una delle sorprese più belle della sua vita, e quel papà che per metà l’aveva creata… quanto lo amava.
Passati i venti minuti, li vide raggiungerla in cucina tutti soddisfatti. Ancora seduta sullo sgabello, mentre prendeva Vittoria in braccio e lei le stritolava il collo, Imma guardò Ippazio e gli chiese come al solito: “Voto della puntata di oggi?”
“Direi che un bel nove se l’è meritato.”
“Dieci per me!” esclamò Vittoria voltando appena appena la testa verso di lui “Papà, c’erano pure gli X-men!” e Calogiuri, guardandola, le sorrise.
“Hai ragione amore mio, si merita decisamente un dieci.”
“Adesso mi degnate un po’ di considerazione oppure me ne devo stare ancora qui a fare il fantasma?”
“Adesso siamo tutti tuoi. Tu oggi hai finanziato la Ciobar?”
“Ovvio. Anzi, domani dobbiamo passare al supermercato perché mi stanno per finire le scorte.”
“Certo, amore mio. Va bene. Non sia mai che resti senza. Vittoria ed io potremmo a quel punto scappare, chi ti sopporterebbe in astinenza. Vero, Vittoriuccia?”
E quella fetente della sua bambina, ancora avvinghiata a lei, ridacchiò.