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Italiano
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Published:
2026-08-13
Words:
5,710
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1/1
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5
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44

L'ultimatum

Summary:

Questa ff, pubblicata nel 2011, mi è tornata in mente per affinità visto che sto ripubblicando "Cenerentola in città". Hanno molto in comune, e anche questa è per gli amanti del romanticismo. Buona lettura! ^^

Work Text:

Aeroporto di Narita – 11.00 a.m.

Era tornata.
Ne era passato del tempo, ma ora finalmente i suoi piedi potevano sfiorare ancora una volta l’amato suolo giapponese, anche se per poco.
La sua era solo una toccata e fuga, purtroppo, ma sperava sinceramente che fosse risolutiva, in un modo o nell’altro…meglio se nell’altro!
Erano in gioco delle vite, e una di queste in particolare era molto importante per lei, quindi non poteva fallire.
Per questo avrebbe valutato attentamente la situazione prima di decidere come muoversi: un buon giocatore deve soppesare a fondo tutte le possibilità prima di scegliere la strategia vincente con cui battere l’avversario, e così avrebbe fatto lei.
Si infilò gli occhiali da sole, afferrò la piccola valigetta con i suoi effetti personali posata a terra al suo fianco, poi si diresse con passo deciso all’uscita dell’aeroporto.
Prima tappa: Cat’s Eye.

***

Casa Saeba, stessa ora

“Ryo, io devo uscire. Ho appuntamento con Eriko e non so a che ora torno, quindi per il pranzo puoi scaldarti gli avanzi che sono rimasti in frigo.”
Ryo, che se ne stava bellamente spaparanzato sul divano a pancia in giù, non fece una piega a quell’annuncio e continuò a leggere serafico il suo giornaletto porno, senza dare nessun segno di averla minimamente sentita.
Kaori strinse le labbra risentita: cavolo, la trattava proprio come la donna invisibile!
Colta da un impulso maligno si chinò il più silenziosamente possibile vicino al suo orecchio.
“IO VADO DA ERIKO, ARRANGIATI PER PRANZO!!!” gli urlò dritto nel timpano con tutto il fiato che aveva in gola, senza nessuna pietà.
Ryo saltò su come una scheggia dal divano e la guardò furioso.
“MA TI SI È FUSO IL CERVELLO?!?! CHE TI SALTA IN MENTE, VUOI RENDERMI COMPLETAMENTE SORDO???”
Kaori lo affrontò impavida con le mani sui fianchi.
“Tu sei GIA’ sordo, o almeno lo sei quando si tratta di ME!” ringhiò con gli occhi che eruttavano scintille incandescenti. “Un giorno o l’altro mi stancherò di essere trattata come una pezza da piedi, e allora lo vedrai, Ryo Saeba!” lo minacciò infine lasciando trapelare tutta la sua esasperazione.
Furente girò sui tacchi e uscì a passo di carica, poi sbattè la porta così forte da far tremare tutti i mobili.
Un quadro appeso sul muro proprio sopra il divano si inclinò di lato, e Ryo lo raddrizzò pensoso.
Stavolta si era proprio incazzata…
E se si era incazzata così per una minuzia come quella, voleva dire che era giunta veramente al limite!
Per quanto ancora avrebbe potuto contare sulla sua pazienza?
La corda da tirare ormai era diventata un filo esilissimo, lo sentiva.
Se solo avesse avuto il fegato di andare fino in fondo…
Perché, perché non ci riusciva?
Arrabbiato con sé stesso, Ryo si sedette sconsolato sul divano, prendendosi la testa tra le mani.
Sugar, Sugar…che accidenti devo fare con te?

***

Stronzo!
Era un maledetto, incorreggibile stronzo!
Non ne poteva proprio più della sua maleducazione, della sua indifferenza, della sua insopportabile incapacità di dimostrarle i suoi sentimenti!
Le aveva detto che l’amava…certo, in modo indiretto, però lo aveva detto…e allora perché cavolo non agiva di conseguenza?!
Era stufa marcia di restare parcheggiata in quel limbo emozionale, in attesa di Dio solo sa cosa!
Erano passati già due mesi dal matrimonio di Miki e Falcon, e dopo quella stupefacente dichiarazione nella radura tutto era tornato esattamente come prima: lei al palo e lui a menare il can per l’aia come se niente fosse.
E il cane, guarda caso, era lei!
Per quanto ancora avrebbe dovuto aspettare che si decidesse a fare qualcosa?!
Forse aveva ragione Eriko, anzi, senza forse, aveva ragione da vendere e basta: era lei che doveva darsi una mossa, accidenti!
Non poteva continuare ad aspettare immobile in eterno, doveva reagire e cominciare a dare una direzione che avesse un senso alla sua esistenza.
Uscire, conoscere gente…VIVERE!
Era giovane, bella (anche se Ryo non lo voleva ammettere!), ed era stanca morta di essere la vergine più attempata del pianeta!
Era ora di cambiare rotta, e avrebbe cominciato proprio da quel giorno.
Eriko sarebbe stata fin troppo felice di aiutarla, erano secoli che le dava il tormento perché si decidesse a rivoluzionare il suo look!
Quello sarebbe stato il primo passo nella direzione giusta, il resto sarebbe stato una logica conseguenza.
Borbottando tra sé e sé come una pentola a pressione sul punto di esplodere, Kaori stava procedendo in direzione dell’atelier di Eriko con la faccia nero tempesta dei momenti peggiori e la grazia di un caterpillar, e proprio per questo la folla prudentemente le stava facendo ala lasciandola avanzare per la sua strada senza intralciarla.
Era una giornata troppo bella per morire per mano di quella virago!
Ma lei non si accorgeva di niente e di nessuno, troppo intenta a rimuginare sui suoi propositi di vendetta, e ad ogni passo che faceva la sua convinzione cresceva sempre più.
Ryo Saeba l’avrebbe finalmente pagata cara, e con tanto di ESORBITANTI INTERESSI!

***

Cat’s Eye, 11.45 a.m.

La porta si aprì con un tintinnio.
Miki rialzò la testa e sorrise automaticamente, pronta ad accogliere cordialmente il nuovo cliente.
La donna, una tipa molto carina e con un’aria sofisticata da oltreoceano, si sedette disinvolta su uno sgabello e ordinò un caffè con il tono tranquillo delle persone sicure di sé.
Con la sua consueta efficienza Miki glielo servì in pochi secondi, poi allungò alla cliente la vasta scelta di bustine da zucchero.
La donna scelse una bustina di zucchero di canna, poi lo mescolò al suo caffè in silenzio.
Miki riprese a lavare i bicchieri, sbirciando curiosa la taciturna cliente mentre sorbiva la bevanda con evidente piacere.
Che strano, quella donna aveva un certo non so che…era sicura di non averla mai vista prima, eppure aveva un’aria decisamente familiare…chissà perché le ricordava qualcuno, qualcuno che però non riusciva bene a mettere a fuoco, e…
“Lei è Miki, la moglie di Falcon, giusto?”
La domanda della donna la spiazzò del tutto e la riscosse brutalmente dalle sue congetture.
“Esatto. Ma lei come fa a saperlo?” chiese sospettosa, corrugando la fronte.
Che fosse una nemica di Falcon? Forse era più prudente estrarre la pistola, oppure...
“Tranquilla, non sono una vostra nemica.” rispose la donna dimostrando un notevole intuito. Miki chissà perché le credette e abbassò di nuovo la guardia: restava però la curiosità di sapere chi fosse e che cosa volesse da lei!
“Abbiamo semplicemente un’amica in comune che mi ha tanto parlato di voi…” le accennò la donna con un sorriso complice. “Per questo sono qui: ho bisogno del suo aiuto.”
Miki si morse le labbra: sempre più misteriosa, la tipa.
Aprì la bocca intenzionata a porle qualche domandina ben scelta per svelare l’arcano, ma proprio in quel momento la sconosciuta decise di togliersi gli occhiali da sole, e così Miki si trovò ad affrontare lo sguardo di due occhi nocciola che conosceva fin troppo bene.
Ma allora, quella doveva essere…
“Sì, sono proprio io. Ha capito adesso?” sorrise divertita la donna del mistero.
Miki richiuse la bocca, decisamente colpita.
“Sì, ora ho capito: ma io che cosa posso fare per aiutarla?”
La donna ridiventò seria e la trafisse con un’occhiata pungente come uno spillo.
“Voglio che lei mi racconti esattamente come stanno realmente le cose tra Ryo e Kaori.” affermò decisa.
Non poteva più fidarsi di quello che le raccontava Kaori per telefono: aveva la netta sensazione che qualcosa non andasse, e venire a verificare di persona era l’unico modo che le era venuto in mente per riuscire a scoprire la verità!
Il punto di vista di questa Miki, cioè di quella che Kaori considerava la sua migliore amica, sarebbe stato di certo penetrante e obiettivo, se doveva giudicare da quanto le aveva raccontato di lei la stessa Kaori.
Miki si umettò le labbra innervosita, quasi fosse consapevole di essere stata appena investita di un compito molto importante.
“E se quello che le racconto non le dovesse piacere?”
Il viso della donna si indurì implacabile.
“Allora, porterò Kaori via con me. E questa volta sarà per sempre!”

***

TOTAL FASHION – ERI KITAHARA – 3.00 p.m.

“Sei davvero sicura che non sia un po’…come dire…eccessivo?” osò commentare una Kaori esitante.
A suo rischio e pericolo perché Eriko quasi la trucidò con la sua occhiata più assassina!
“Scherzi?! Sei semplicemente uno schianto! Con questa mise addosso questa sera farai faville, dovremo tenere a bada gli ammiratori a badilate!” sentenziò sicura, completamente soddisfatta della sua opera di trasformazione.
Con quel materiale grezzo di ottima qualità tra le mani era praticamente impossibile fallire, lo aveva già dimostrato ampiamente una volta, no???
Kaori si squadrò un po’ dubbiosa nell’enorme specchio dell’atelier della sua amica.
Certo che la gonna che le aveva fatto indossare era davvero microscopica, era poco più grande di un francobollo!
E quel top non le metteva un po’ troppo in evidenza il seno?!
Le sembrava quasi che fosse di due taglie più grande del solito!
Per fortuna la giacchetta corta ammortizzava un minimo quell’effetto dirompente, però non poteva dire di sentirsi lo stesso a suo agio…
E quelle scarpe, poi; ma di quanti centimetri era il tacco, venti?!
Aveva la sensazione di essere cresciuta di un piano!
Sgranò gli occhi nocciola, osservando l’effetto che il trucco che le aveva insegnato a farsi Eriko produceva sul suo viso.
Le ciglia sembravano lunghissime, lo sguardo era profondo e misterioso, la bocca così tumida che sembrava dire “Baciami”.
Ma lei non voleva essere baciata da chiunque, voleva che fosse Ryo a farlo!
“Senti, Eriko, sei proprio certa che…?”
“Ora basta con i dubbi:” prese in mano la situazione l’amica con piglio dittatoriale.”Adesso te ne torni a casa con tutti i tuoi bei pacchetti, li sistemi a dovere poi ti concedi un bel sonnellino, così questa sera sarai riposata e in perfetta forma. Al tuo risveglio ti fai una lunga doccia rilassante e ti prepari come ti ho insegnato: ti aspetto a casa mia alle 9.00 in punto, non un minuto di più, non un minuto di meno. Stasera io e te usciamo a far baldoria, E NON SI DISCUTE! Quell’ameba di Saeba può anche impiccarsi, per quello che mi riguarda: questa notte Tokyo vedrà sorgere la stella sfolgorante di Kaori Makimura, e nemmeno tu potrai impedirlo, CHIARO?”
Kaori si rattrappì leggermente, travolta dall’impeto della sua amica.
Beh, in fondo, non era quello che aveva avuto in mente quando era arrivata lì a lei?
Adesso era troppo tardi per tirarsi indietro.
Aveva scatenato la tempesta, ora doveva trovare la forza di sopravviverle!

***

Cat’s Eye – 1.00 p.m.

“Allora, mi darai ascolto, Sayuri?”
La donna tentennò, poco convinta, e Miki sospirò.
Cavolo, non credeva che avrebbe mai incontrato una persona testarda quanto Kaori!
Si vedeva proprio che erano sorelle, aldilà della somiglianza fisica, che poi non era così evidente a una prima superficiale occhiata.
Era un’ora che stavano discutendo animatamente, al punto che ormai erano arrivate a una sufficiente confidenza da darsi del tu, ma le loro posizioni non si erano avvicinate di un solo passo!
Sayuri era venuta in Giappone allarmata dall’infelicità che aveva avvertito nella voce della sorella, e naturalmente era convinta che tutta la colpa fosse di Saeba.
Non si poteva nemmeno darle tutti i torti, purtroppo.
Saeba era responsabile, eccome, ma anche lui soffriva orribilmente, soltanto che lo camuffava molto meglio!
Quei due erano come due anime separate che cercavano disperatamente di riunirsi, serviva soltanto una piccola spintarella, e…
“Non lo so, Miki. Quello che mi hai raccontato non ha fatto che rafforzare le mie impressioni iniziali. Credo che Ryo abbia avuto abbastanza tempo per decidersi, e se ancora non lo ha fatto, a questo punto mi chiedo se lo farà mai!”
Il cuore di Miki si strinse.
Anche questo era vero, accidenti.
Ryo nella graduatoria mondiale dei testardi contendeva il titolo a Kaori e a Sayuri!
Sayuri si alzò dal divanetto, prese la giacca appoggiata lì vicino e la infilò.
Miki la guardò in preda all’ansia: doveva forse dire addio per sempre alla sua migliore amica?!
“Che cosa intendi fare?” le chiese sforzandosi di non lasciar tremare la voce.
Sayuri aggrottò la fronte.
“L’unica cosa logica che c’è rimasta da fare, credo. Andrò a parlare con Saeba e lo metterò con le spalle al muro. Gli darò un’ultima possibilità, una sola: ma se lui non saprà coglierla, beh, allora…vorrà dire che non se la merita. Sei d’accordo con me, Miki?”
Miki esitò un solo secondo, poi fu costretta ad annuire.
Aveva pienamente ragione.
Sayuri la ringraziò per il suo aiuto e si congedò con un gesto aggraziato del capo, poi se ne andò, con quel suo modo di camminare elastico ed scattante.
Appena fu uscita dal bar, Miki appoggiò la fronte sul tavolo, esausta e preoccupata al massimo.
Quanto si poteva contare sul fatto che Saeba non si comportasse da idiota come suo solito?!?

***

Casa Saeba, 2.35 p.m.

“Sa-Sayuri, ma che bella sorpresa!” trillò Ryo sulla porta di casa, trovandosi di fronte l’inaspettata visitatrice. Chissà perché, ma aveva la netta impressione che non si trattasse esattamente di una visita di cortesia…forse per l’espressione micidiale che ricordava tanto quella di Kaori poco prima di stenderlo con un enorme martellone?!
“Non so se dirai ancora che è una bella sorpresa quando avrò finito con te, Saeba!” precisò brusca la bella giornalista, scostandolo dalla porta e facendosi strada da sola verso il salotto.
Ecco, la sua sensazione era più che giustificata!
Ryo chiuse la porta d’ingresso con un sospiro rassegnato.
Che giornata di merda.
Prima Kaori che si incazzava per una quisquilia e spariva chissà dove, poi il disgustoso pasto riscaldato che ancora gli pesava come un mattone sullo stomaco, e adesso la sorellina americana che piombava dall’altra parte dell’oceano con evidenti intenzioni bellicose.
Uff, decisamente quella mattina avrebbe fatto meglio a restarsene a letto!
Con passo lento e strascicato raggiunse il salotto, dove intanto Sayuri si era accomodata sul divano e guardava disgustata il giornaletto porno che aveva dimenticato lì dalla mattina.
Cazzo, che razza di figura, ma poi, che importava?!
Anche se non lo aveva più guardato dopo che Kaori era uscita, in ogni caso non deponeva a suo favore quindi era inutile cercare di difendersi!
Fingendosi calmo e tranquillo, Ryo si sedette sulla poltrona a fianco del divano, accavallando le gambe in posa fintamente rilassata.
“Se cerchi Kaori, adesso non c’è. Però se torni più tardi forse…”
“Non cerco Kaori. O perlomeno, non ancora. Sono qui per parlare con te.”
Un brivido scese lungo la schiena di Ryo.
Quel tono freddo, definitivo…no, qualunque cosa avesse da dirgli, era certo che non gli sarebbe piaciuta per niente!
“Quando me ne sono andata e ho deciso di lasciarti Kaori senza dirle nulla sul nostro legame di parentela, Ryo, è stato solo perché ero sinceramente convinta che potesse essere felice soltanto restando vicino a te. Mi sono accontentata delle briciole, vivendo per quelle telefonate e quelle lettere che abbiamo cominciato a scambiarci come semplici amiche. Mi dicevo: “E’ giusto, così, Sayuri: lei è contenta della vita che fa, tu non hai il diritto di intrometterti!” E intanto aspettavo: aspettavo il giorno in cui mia sorella mi avrebbe annunciato che finalmente ti eri deciso a fare di lei la tua donna a tutti gli effetti, il giorno in cui ti saresti preso apertamente le tue responsabilità verso di lei…ma quel giorno non è mai arrivato! Io sto ancora aspettando, e anche lei: e adesso so, sono assolutamente sicura che non è più felice. Potresti spiegarmi perché le stai facendo tutto questo, Saeba?”
Ryo deglutì: eccolo lì, inchiodato ben benino come una farfalla in una teca di un museo degli insetti!
“Ecco…veramente…non è così semplice…cioè…io…”balbettò, visibilmente provato, rinunciando subito ad ogni pretesa di imperturbabilità.
Che si poteva ribattere ad un’analisi così esatta e spietata della loro situazione?
Quella era la pura e sacrosanta verità!
Come spiegarle le sue paure, i suoi dubbi, i suoi tentennamenti?
Forse poteva dirle che…
Sayuri strinse gli occhi a fessura, poi sparò altri pallettoni senza dargli nemmeno il tempo di cominciare ad abbozzare una parvenza di difesa.
“Spero che non oserai rifilarmi la solita tiritera che sfrutti da anni sul tuo lavoro pericoloso, su lei che è troppo pura e innocente per un’anima nera come te, eccetera eccetera eccetera!”
Ryo spalancò la bocca spiazzato.
“Chi te l’ha detto?! Comunque guarda che è vero!” protestò offeso.
Sayuri incrociò le braccia esibendo un sorrisetto beffardo.
La sua fonte di informazioni era veramente ottima!
“Tutte queste cose le sapevi anche prima, mi pare, e se proprio volevi salvarla da tutto questo dovevi tenerla lontana da te fin dall’inizio! Ora invece non andare avanti fino in fondo è come ucciderla lentamente con le tue stesse mani, condannarla a sfiorire come fa un fiore senza l’acqua, te ne rendi conto sì o no?”
Ryo si rabbuiò.
Porca vacca, non c’era nulla da poter ribattere, ancora una volta aveva dannatamente ragione!
Ma che cazzo doveva fare?!
Solo all’idea di sfiorarla le ginocchia gli diventavano di gomma e…
“Comunque, anche le giustificazioni che potresti addurre ora non hanno più nessuna importanza, per me, perché ho preso una decisione. Sono venuta a darti un ultimatum, Ryo Saeba.” precisò Sayuri, tagliente come un rasoio.”O dai a Kaori quello che si aspetta da te, ovvero tutto te stesso, NESSUNA PARTE ESCLUSA, oppure domani mattina mi presenterò qui, le racconterò tutta la verità su noi due e farò il diavolo a quattro pur di trascinarla con me a New York. E credimi, quando ho in mente una cosa, di solito riesco sempre a ottenerla!”
Ryo non ne dubitò nemmeno per un istante.
Il lampo di acciaio nello sguardo di Sayuri era inconfondibile: decisamente la Grande Mela l’aveva resa ancora più determinata di quanto già non fosse prima di partire!
Sayuri Tachiki era una forza con cui doveva fare i conti, e questa volta sul serio!
Ryo chinò la testa, sconfitto, e Sayuri si alzò in piedi, certa di avergli dato un bello scossone.
Sperava solo che fosse sufficiente!
“Adesso me ne vado, credo di averti chiarito il mio punto di vista perfettamente e di averti dato diversi spunti di riflessione. Alloggio nell’albergo di fronte al Cat’s Eye, così sai dove trovarmi, se ti serve. Hai tutta questa notte per fare quello che è giusto, Saeba. Domani mattina tornerò qui a controllare…e poi agirò di conseguenza.”
Sayuri si avviò verso la porta, ma prima di andarsene si girò un’ultima volta.
“Questa notte, Saeba. E’ tutto il tempo che ti resta per decidere.”
Poi uscì.
Ryo sospirò.
Una sola notte….
E dopo?!
Il paradiso…o l’inferno?

***

Casa Saeba, 8.15 p.m.

Kaori si strizzò nel vestito di Eriko, sforzandosi di ignorare l’immagine provocante che le rimandava lo specchio.
Basta dubbi, basta esitazioni: aveva deciso quella mattina che era il momento di agire, no?!
Beh, era arrivato il momento di tener fede alle proprie risoluzioni: la Kaori mammoletta doveva andarsene in naftalina per un bel po’, la nuova Kaori doveva farsi largo nella vita!
Perché farsi tanti scrupoli?
A chi sarebbe importato qualcosa di quello che faceva o non faceva?
Di certo non a Ryo!
Lui non si curava affatto di lei, e quello che era successo quel giorno lo aveva ampiamente dimostrato per l’ennesima volta!
Forse che quando era tornata a casa lo aveva trovato ad aspettarla, preoccupato per il suo ritardo?!
Ma certo che no, naturalmente!
La casa era completamente vuota al suo ritorno, il signorino chissà dov’era sparito, e quando finalmente si era degnato di rientrare le era passato davanti come se fosse trasparente, aveva bofonchiato qualcosa sul fatto di aver già cenato, poi si era rinchiuso nel poligono di tiro, dove stava sparando a tutto spiano da un sacco di tempo.
Buzzurro, idiota, cretino!
Caricandosi sempre di più, Kaori afferrò lo spolverino e la borsetta, poi si diresse verso la porta della sua stanza senza traballare minimamente sui tacchi altissimi, anche se non ci era affatto abituata.
Una forza sconosciuta la sosteneva, spingendola verso nuovi orizzonti.
Quella notte sarebbe nata una Kaori diversa, quella che aveva sempre sognato di essere.
Tokyo aspettami: arrivo io!, pensò bellicosa.

***

Poligono di tiro di Casa Saeba, stessa ora.

BANG, BANG, BANG!
Ryo ricaricò la Python, corrugando la fronte scontento.
No, così non andava bene per niente.
Dov’era finita la sua mira infallibile?
L’errore era solo di un millimetro, ma per City Hunter era comunque troppo.
Stava sparando come un pivello!
Allargò le gambe leggermente e riprese posizione, deciso a ripetere la sequela di colpi fino a che non fosse stato soddisfatto.
Non doveva pensare a niente.
Soprattutto, NON DOVEVA PENSARE A KAORI!
Strinse le labbra, deciso a controllare l’agitazione nervosa ad ogni costo.
BANG, BANG, BANG!
Ryo sospirò.
Cazzo.
Beh, ora aveva la risposta che aveva cercato.
Se quello era l’effetto che gli faceva anche solo PENSARE che Kaori potesse andarsene via, che cosa sarebbe successo se Kaori se ne fosse andata DAVVERO?
Ryo Saeba, sei un grandissimo coglione!, stabilì con un ultimo malinconico sospiro, arrendendosi finalmente al suo destino.

***

Casa Saeba, 8.20 p.m.

“Dove stai andando?”
La domanda schioccò alle sue spalle mentre Kaori si stava avvicinando alla porta di casa per uscire.
“Fuori.” rispose seccata senza voltarsi.
“Questo lo vedo!” replicò altrettanto seccato Ryo. “Ma fuori, DOVE?”
Non che avesse bisogno di grandi spiegazioni, in realtà: era conciata in un modo che la diceva lunga sulla sua destinazione! Quella era una tenuta da vamp, di quelle che urlano agli uomini “Prendimi, sono tua!”.
Ryo strinse gli occhi pericolosamente, deciso a torchiarla per benino.
“Non sono affari tuoi, mi pare.” fu la risposta scontrosa ed evasiva di Kaori, che si girò verso di lui per fulminarlo con lo sguardo.
Certo che ne aveva del coraggio!
E tutte le volte che lui se ne andava per i fatti suoi senza mai dirle dove andava, tornando poi a notte fonda ubriaco e con addosso il profumo di qualche bella di notte?!
Aprì la bocca per rovesciargli addosso un fiume di male parole, ma poi fu colpita dallo sguardo scuro e penetrante di Ryo, che la stava ispezionando millimetro per millimetro come se gli appartenesse, una fiammella bruciante che covava in fondo, proprio in fondo nell’abisso dei suoi occhi neri.
La fiammella della gelosia, forse?
L’idea le riscaldò per un momento il cuore, poi però si impose di scacciarla con forza dalla testa: non voleva, NON POTEVA ricominciare a illudersi un’altra volta!
Si sarebbe attenuta al piano originale, e…
“Invece io credo proprio di sì. Non uscirai da questa casa vestita così, quello straccetto è un invito allo stupro!”
Kaori lo guardò a bocca aperta: ma sentilo, e tutte le sue sgualdrinelle, allora?!
Quelle andavano in giro molto meno vestite di lei!
Piena di legittimo furore e indignazione Kaori si avvicinò ancora di più alla porta e la aprì, decisa a difendere i suoi diritti femminili dal solito insopportabile e strabordante potere egocentrico maschile.
“Per tua norma e regola, un sacco di ragazze escono vestite così; è la moda, quindi non vedo proprio che cosa ci sia di male! E comunque, ribadisco, questi NON SONO AFFARI TUOI: io sono completamente libera di fare quello che mi pare! Tu non sei nessuno, per me:non sei né mio padre, né mio fratello, né il mio tutore né…niente di niente! Quindi…”
Ryo non battè ciglio:afferrò la porta e la richiuse facendola sbattere con tanta forza che a momenti usciva dai cardini.
“Ho detto che NON USCIRAI DI QUI, Kaori: né vestita così, né in un altro modo, a dirla tutta.”
Kaori restò senza fiato: ma che arrogante, che maschilista, che…RAZZA DI CAVERNICOLO TROGLODITA!
Ma poi, che cosa gli saltava in mente??
Che gliene fregava a lui di quello che lei aveva intenzione di fare?!
Pallida e tesa, incrociò le braccia e rialzò il mento nella sua posizione più ostinata.
“Tu non vuoi che io esca di casa? E allora dammi una buona ragione per restare! UNA SOLA!” lo sfidò con insolito coraggio senza arretrare di un passo.
Ryo imprevedibilmente sorrise.
“E’ proprio quello che ho intenzione di fare, piccola testarda…”
Si chinò su di lei e le chiuse la bocca nel modo più dolce che sia mai stato inventato.
Il contatto con le labbra di Ryo fu così improvviso e inaspettato che sul momento lei non seppe reagire, poi di colpo prese coscienza di ogni dettaglio e il sangue le salì alla testa così velocemente da farle quasi perdere i sensi.
Mio Dio, Ryo la stava VERAMENTE BACIANDO!
E non solo: con le braccia l’aveva attirata contro il suo corpo duro e muscoloso, e le sue mani le stavano accarezzando la schiena e le natiche con una confidenza che le tolse il poco fiato che le era rimasto!
Era un sogno…sì, doveva essere così…
Però, sogno o no, non valeva la pena di goderselo?
Gettandosi alle spalle ogni esitazione socchiuse le labbra e gli diede libero accesso alla sua bocca, avvinghiandogli le braccia al collo e lasciandosi aderire completamente a lui.
Per tutta risposta lui ebbe un gemito roco di soddisfazione, poi la sua lingua calda e umida si intrufolò nella sua bocca e ne prese possesso, attingendo al miele delle sue labbra a piene mani.
Questa volta fu lei a gemere, incantata dal sapore della bocca di Ryo.
Ormai erano appoggiati alla porta, visto che le gambe erano troppo deboli per sostenerli pienamente.
Le mani di Ryo cominciarono a esplorare la curva del suo seno, poi si insinuarono sotto al top e per la prima volta Kaori sperimentò il conturbante contatto pelle su pelle.
Oh, Dio, era così, così…DIVINO!
Quando lui le strizzò un capezzolo duro come un sassolino tra le dita ansimò, ma fu niente rispetto a quello che provò quando lui chinò la testa e lo prese in bocca, cominciando a succhiarlo avidamente.
La sensazione erotica innescata dalle sue labbra morbide che la suggevano avidamente le arrivò fulminea al bacino, inebriandola più di una solenne ubriacatura.
D’istinto alzò una gamba e spinse il bacino contro di lui, invitandolo ad un contatto ancora più intimo.
Ryo le afferrò i fianchi, spingendosi contro di lei in modo da farle sentire il membro duro ed eretto.
Un vuoto doloroso e bollente le si aprì nel ventre, e un gemito che era quasi un grido di sofferenza le uscì dalla gola.
Ryo rialzò la testa, poi la fissò con occhi brucianti come stelle comete.
In uno sprazzo di lucidità si rese conto che quello non era il posto più adatto per le loro effusioni, così le tolse la borsetta e la lanciò da qualche parte, poi la afferrò sotto le ginocchia e la prese in braccio.
“Dove andiamo?” chiese lei un po’ confusa.
“Secondo te?” scherzò lui alzando gli occhi al cielo. “Ti porto in un posto dove quei vestiti saranno assolutamente inutili....va bene così? Questa per te è una buona ragione per non uscire?” le chiese infine con un sorriso tenero e pieno di meravigliose promesse.
Kaori sospirò languidamente.
“Sì, lo è: certo che lo è!”
Lui rise e si incamminò con il suo dolce peso verso la scala.
Destinazione: Paradiso!

***

Casa Saeba, il giorno dopo, 8.00 a.m.

Il sole filtrava tra le tapparelle e Kaori strizzò le palpebre infastidita, emergendo controvoglia dal suo sonno profondo.
Si stiracchiò languida, sentendosi tutta rigida e indolenzita.
Beh, se si sentiva così c’era un ottimo motivo: la notte prima aveva usato per ore e ore muscoli che nemmeno sapeva di possedere!
Con un sorriso si girò verso il suo compagno di letto, e scoprì meravigliata che si era già alzato.
Che strano, Ryo era tutto tranne che mattiniero!
La sua perplessità fu presto fugata dal ritorno di Ryo, che si presentò nella stanza con il vassoio della colazione e un sorrisetto sfrontato sulle labbra come unico indumento.
“Ehi, sei già sveglia! Che peccato, volevo svegliarti io con un bacio e farti una bella sorpresa…”
Kaori arrossì, un po’ imbarazzata dalla sua nudità, che lui peraltro esibiva con assoluta disinvoltura.
“Beh, la sorpresa me l’hai fatta lo stesso: non ti ho mai visto alzarti così presto la mattina!”
Ryo si sedette sul letto, appoggiando il vassoio sul comodino.
“E’ vero, ma certe attività fisiche mi fanno venire un appetito! Non potevo aspettare che tu ti alzassi!” ammiccò allusivo, facendola arrossire ancora di più.
Lui rise, poi si tuffò su quelle belle labbra rosse per bearsi ancora della loro dolcezza.
Kaori dimenticò ogni imbarazzo e si abbeverò ancora una volta con entusiasmo alla fonte del loro amore.
Perché ora era sicura che lui l’amava, l’amava davvero: quella notte glielo aveva detto più volte!
Glielo aveva sussurrato tra un bacio e l’altro, lo aveva gridato mentre affondava in lei fino in fondo e la faceva sua in ogni modo possibile…
Ryo le aveva aperto il suo cuore come mai aveva fatto prima, senza nasconderle più niente di sé.
A cosa era dovuto quel cambiamento?
Non lo sapeva, ma che importanza aveva scoprire le ragioni di quel miracolo?
“Ancora non riesco a crederci…” sospirò felice quando lui le consentì di riemergere da quell’uragano d’amore, lasciandola quasi liquefatta dal suo ardore mollemente appoggiata sul cuscino.
“Credici, è tutto vero.” asserì lui con convinzione. “E questo vuol dire che tu non te ne andrai mai, vero Kaori?”
Lei lo guardò perplessa.
“No, certo che no. Ma scusa, perché mai hai pensato che volessi andarmene? Ieri sera era solo un’uscita tra amiche, non stavo mica partendo per l’America!”
Questo le ricordò all’improvviso che probabilmente Eriko era quasi impazzita per scoprire dove diavolo fosse finita, era un miracolo che non avesse sguinzagliato la polizia sulle sue tracce e non avesse fatto irruzione in casa loro!
Mio Dio, doveva subito telefonarle per avvertirla che andava tutto bene e…
Fu distratta da quel pensiero quando si accorse che Ryo era tesissimo, quasi verde in viso.
Perché quell’accenno scherzoso all’America gli aveva fatto quell’effetto esagerato?!
“Ryo, che sta succedendo?”
Lui evitò il suo sguardo, cercando istintivamente di sfuggire all’inevitabile chiarimento per le sue incaute parole e il suo insolito comportamento, ma Kaori avvertì la sua improvvisa chiusura a riccio e non cedette.
Gli prese il viso tra le mani e lo costrinse a guardarla negli occhi.
“Ryo…che cosa c’è? Di che cosa hai paura veramente?”
La confusione e il dolore che gli lesse nello sguardo la lasciarono spiazzata, spingendola ad attirare la sua testa sul seno per confortarlo.
“Dimmi la verità, Ryo, ti prego: solo la verità.”
Passò un lunghissimo momento di silenzio, in cui temette seriamente che lui avrebbe rifiutato di risponderle, ma poi finalmente…
“Ieri è venuta qui Sayuri.”
Il cuore le balzò nel petto.
Sayuri?!
Ma come, l’aveva sentita al telefono pochi giorni prima, eppure non le aveva detto niente della sua intenzione di tornare in Giappone!
Ryo rialzò la testa e la fissò indecifrabile.
“Tu sai chi è veramente Sayuri, vero?”
Kaori si morse le labbra.
Non lo aveva mai ammesso apertamente, ma…sì, lo aveva intuito dall’inizio.
Poi aveva fatto qualche indagine che le aveva chiarito definitivamente tutto il quadro della situazione, ma non ne aveva mai fatto parola con Ryo.
Quella storia era acqua passata, e non cambiava nulla della sua decisione di vivere al suo fianco: il suo posto era lì, insieme a lui, e non c’era altro da aggiungere!
Annuì lentamente, e un lampo inquietante passò nelle iridi scure di Ryo: paura, forse?
Ma paura di cosa?!
“So che è mia sorella: ma questo cosa c’entra con noi, Ryo?”
Lui increspò le labbra in una linea dura.
“Tua sorella è venuta qui per te: lei pensa che tu non sia felice con me, ed è venuta decisa a portarti a New York insieme a lei.”
Kaori ansimò leggermente.
“Lei pensa che…ma chi le ha detto una cosa simile?! Io no di certo!”
Ryo si strinse nelle spalle.
“Forse non gliel’hai detto apertamente, ma l’hai lasciato intuire…e comunque non ha importanza. Lei aveva pienamente ragione: tu eri stanca del vicolo cieco in cui eravamo finiti, e anche io. Così, quando lei ieri è venuta a darmi un ultimatum, io…”
“Un ultimatum?!”
“Sì. Ha detto che o mi decidevo a renderti la mia donna, oppure avrebbe fatto tutto quanto era in suo potere per portarti via da qui!”
Kaori assorbì lentamente quella notizia, poi si sentì invadere da un senso raggelante di sconforto.
“Allora…tutto questo è successo soltanto perché…”
Ryo le prese il mento con la mano e la costrinse ad affrontare il suo sguardo diretto.
“Tutto questo è successo perché ho capito che non posso vivere senza di te, proprio non posso! Senza di te non sono nulla, e non permetterò a nessuno di portarti lontano da me. Tu sei mia, e tua sorella dovrà accettarlo! E’ chiaro, tutto questo?”
Beh, forse suonava un tantinello egoistico, detto così, però…
“Io ti amo, Sugar: e tu, mi ami?” le chiese lui al’improvviso con un’ansia nella voce che non gli aveva mai sentito.
Ecco, così andava decisamente meglio.
“Certo che ti amo, zuccone: è un sacco di tempo che ti amo, aspettavo solo che tu ti decidessi!”
Ryo fece una smorfia, poi sorrise.
“Questa mattina tua sorella verrà qui per vederti: che cosa le dirai, Kaori?”
Kaori si sollevò dal letto, lasciando che il lenzuolo scendesse e le scoprisse il seno nudo.
Lo sguardo di Ryo ne fu subito calamitato, naturalmente, ma quello che lei stava per dirgli era troppo importante e si sforzò di prestarle attenzione.
“Le dirò che il mio posto è qui, dove è sempre stato. Le dirò che non c’è nessun’altro posto al mondo dove voglio stare, perché l’uomo che amo è qui, ed è l’unico che può rendermi felice. Ti basta, come risposta?” gli sussurrò con voce flautata, poi si leccò le labbra in un gesto sensuale.
Ryo annuì con fervore, poi calò su di lei per raccogliere l’allettante invito.
Sayuri poteva aspettare: se avesse suonato alla loro porta e non le avessero risposto, per fortuna era abbastanza intelligente da capirne anche il perché!
Le loro labbra si incontrarono in un duello di fuoco, che prometteva di arderli e incenerirli fino alle ossa.
Però, prima di perdersi definitivamente nel suo bacio, Kaori ebbe un ultimo fugace pensiero.
Grazie, sorella mia.

THE END