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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2026-08-16
Words:
5,577
Chapters:
1/1
Kudos:
2
Hits:
32

Who wants to live forever

Summary:

E’ solo una cosuccia, pubblicata nel 2011 quando mi ero lanciata con le song-fiction e cadeva il ventennale della morte del mitico Freddie Mercury, quindi non poteva non ispirarmi una delle sue canzoni più belle! (La mia preferita, a dirla tutta…^__^) Dedicata a tutti i fans dei Queen (cioè a metà pianeta, credo! ^^”). Buona lettura! ^__^

Work Text:

La lapide era molto semplice, essenziale, priva di fronzoli.
Il nome, la data di nascita e quella di morte, una fotografia in primo piano di un uomo sorridente e un ramo di ciliegio stilizzato a fianco della foto come decorazione.
La morte non aveva bisogno di pompa magna, livellava tutti allo stesso modo..
“Hi…de…yu…ki…Ma…ki…mu…ra…” sillabò il bambino esitante, lasciando sporgere leggermente la lingua per lo sforzo. “Mamma, c’è scritto il mio nome su quella tomba!” esclamò infine emozionato e un po’ perplesso.
“Certo, tesoro. Perché è la tomba di tuo zio, e tu porti il suo nome: ho voluto chiamarti come lui in suo ricordo, te l’ho già spiegato.” gli rispose dolcemente la madre, con il tono paziente di chi è abituato a soddisfare mille curiosità in ogni momento.
Il bambino corrugò la fronte poi annuì compunto, tutto fiero dell’onore che gli era stato concesso, quindi tornò a fissare la lapide con i suoi vivaci occhi scuri, seguito dallo sguardo amorevole della madre.
Che piccolo demonietto, pensò Kaori traboccante di orgoglio materno.Ha solo sei anni, ma è già così sveglio! Saresti fiero di lui, fratellone.
Con un sorriso malinconico riportò la sua attenzione sul viso che le sorrideva dalla foto, dolce e affettuoso come se lo ricordava.
Chinò il capo, raccogliendosi in una breve preghiera.
Era tanto che non veniva sulla sua tomba a pregare e si sentiva un po’ in colpa: e poi, le era mancata quell’abitudine che la faceva sentire tanto più vicina a lui.
“Mamma, è vero che lo zio era un bravissimo poliziotto e che è morto da eroe facendo il suo dovere?” chiese il bambino con la sua vocetta acuta e un po’ esigente, interrompendo la sua preghiera.
“Yuki, non sta bene disturbare qualcuno mentre sta pregando. Comunque sì, è vero, te l’ho raccontato tante volte. Tuo zio era un poliziotto veramente eccezionale, retto e giusto.”
Inutile cercare di spiegare ad un bambino così piccolo la complessità del lavoro che aveva svolto in realtà suo fratello, dopo aver lasciato il corpo di polizia.
“Sweeper” era un concetto troppo vago e complicato…ci sarebbe stato tutto il tempo di raccontargli la verità più avanti…molto più avanti!
Gli accarezzò i capelli biondi con affetto, poi gli parlò con il suo tono più severo, quello che gli avrebbe fatto capire di doverle dare ascolto.
“Adesso fai il bravo, dì anche tu una preghierina per lo zio, quella che ti ho insegnato ieri sera, poi dobbiamo andare da un’altra parte. C’è un’altra persona che dobbiamo andare a trovare e si sta facendo tardi.”
Il bambino saggiamente non tentò di protestare: quando sua madre gli parlava con quel tono, era meglio ubbidire!
Chinò la testolina e giunse le manine, poi cominciò a recitare la preghiera che aveva preparato per quel giorno.
Kaori sorrise: era davvero un bravo bambino…quando si dimenticava di commettere una delle sue solite marachelle!
Un refolo di vento le fece svolazzare i lunghi capelli sul viso e lei li scostò infastidita.
“Mamma, ho finito, possiamo andare.”
Il bimbo mise la manina in quella di sua madre, poi i due si incamminarono vicini lungo i viali ombreggiati del cimitero.
“Chi era questo tuo amico, mamma?”
Un breve silenzio, poi la donna finalmente rispose: “Era un amico che mi era molto caro…”
“Papà lo conosceva?” domandò il piccolo curioso.
Kaori tossì.
“Oh sì, lo conosceva molto bene!”
Mentre parlavano continuavano a camminare e i loro passi scalpicciavano ritmicamente sulla ghiaia, rompendo il silenzio pieno di pace di quel posto.
Dopo poco arrivarono davanti ad un’altra tomba: una semplice croce di marmo senza nemmeno il nome.
Tutto intorno alla croce però c’erano tanti mazzi di fiori, a dimostrare che nonostante il suo anonimato quella tomba era visitata frequentemente e che chi vi era sepolto non era stato dimenticato.
“Mamma, perché qui non c’è scritto nulla?”
Kaori si chinò, sfiorando il marmo delicatamente con la punta delle dita.
“Ci sono nomi che, anche se non si possono leggere, sono incisi nel cuore per sempre…” rispose lei sovrappensiero, senza rendersi conto di aver dato una risposta incomprensibile per suo figlio.
Il bambino alzò le spalle, confuso, ma subito si distrasse nel vedere una coloratissima farfalla posarsi leggiadra su un fiore.
Si allontanò per ammirarla e la madre sorrise indulgente: un giorno avrebbe capito, quando sarebbe stato più grande.
Riportò la sua attenzione su quella croce austera, ma senza mai perderlo di vista con la coda dell’occhio.
Era il suo bene più prezioso, e come tale andava preservato.
Respirò a pieni polmoni l’aria profumata, fissando malinconicamente quella tomba.
Quante cose le riportava alla mente…belle, brutte, tristi, allegre, dolci e amare…una vita intera, condensata in pochi anni e intrisa di emozioni esaltanti e di un’intensità quasi dolorosa…che però era finita.
Sospirò, poi con un gesto richiamò a sé il bambino.
“Ora dobbiamo veramente tornare a casa: la strada è lunga e tuo padre ci aspetta.”
Allettato dalla promessa di rivedere l’adorato papà il bambino per una volta obbedì prontamente, senza protestare per essere stato distratto dai suoi giochi.
“Sì, mamma.” annuì prendendole di nuovo la mano.
Kaori lanciò un’ultima occhiata intensa alla croce, gli occhi colmi di lacrime.
Addio, Ryo Saeba…Addio, City Hunter, pensò colma di tristezza.
Poi si voltò e se ne andò, i lunghi capelli biondi mossi dal vento.

***

C’era una donna a visitare la tomba di Saeba…
Uhm, però non corrispondeva esattamente alla descrizione che gli avevano dato: questa aveva capelli lunghi e biondi, mentre quella che cercava li aveva corti e rossi, e…però si sa, le donne cambiano facilmente il colore dei capelli.
Ma come si spiegava la presenza del marmocchio?!
Non gli avevano accennato a nessun bambino…
Lacerato dal dubbio, il custode del cimitero si ritirò nel suo ufficio, si sedette e guardò pensoso il telefono.
Lo pagavano bene per sorvegliare quella tomba e riferire se l’ex- socia di City Hunter si fosse fatta viva…poteva sperare in un piccolo extra anche per quella soffiata?
Chi era quella donna?
Non corrispondeva a nessuna delle fotografie che gli erano state fornite per riconoscere gli amici di City Hunter…
Ancora un po’ esitante tamburellò sulla scrivania, poi un pensiero lo convinse ad agire.
Era molto meno grave peccare di eccessiva solerzia che omettere qualcosa che poteva essere importante, commettendo l’imprudenza di scontentare persone così pericolose!
Rinfrancato, sollevò il ricevitore del telefono e premette il tasto corrispondente al primo numero, poi però sentì un click sospetto alle sue spalle e qualcosa di duro cozzargli contro la nuca.
Si girò, sorpreso, e incontrò la bocca nera e mortale di una S&W 44 Magnum, brandita con feroce sicurezza da un terrificante gigante pelato con i baffi e gli occhiali scuri.
“Io non lo farei, se fossi in te.” lo minacciò il bruto con una voce fredda e tagliente come una lastra di ghiaccio.
Il telefono gli sfuggì dalla mano tremante, la bocca deformata in una smorfia di terrore.
Il gigante si chinò per raccogliere la cornetta, poi la rimise al suo posto con un gesto quasi delicato, considerando le mani grandi come badili.
“Saggia decisione, amico. Fossi in te dimenticherei di aver visto qualcosa...anzi, da adesso in poi, tu non vedrai più niente…esattamente come me!”
Il custode sbarrò gli occhi: mio Dio, ma quell’uomo ERA CIECO?!
Si muoveva con una tale sicurezza che sembrava impossibile, ma…e se gli fosse sfuggito un colpo?!
Si gettò ai suoi piedi, le mani giunte come a chiedere clemenza ad una divinità.
“Non parlerò, lo giuro! Non riferirò mai più niente a quelle persone…ma la prego, mi risparmi la vita!”
Il colosso inclinò la testa, soppesando le sue parole.
“Sì, credo proprio che lo farai…ma se malauguratamente dovessi cambiare idea, sappi che incontrerai di nuovo questa pistola, e lei ti spalancherà le porte dell’inferno…sono stato chiaro?”
Il malcapitato annuì freneticamente, grondando sudore e portandosi una mano al petto come se fosse sull’orlo di un infarto.
Il gigante sorrise sinistramente: missione compiuta.
Rapido e silenzioso come era arrivato si dileguò nel vento, lasciando un simulacro di uomo a tremare convulsamente sul pavimento del suo ufficio.
Giuda per questa volta era stato domato, e non avrebbe fatto danni.

***

L’autostrada si snodava lucida mentre Kaori guidava tranquillamente, diretta verso casa.
Ogni minuto che passava si allontanava sempre più dalla sua vecchia città, la sua adorata Tokyo, ma se in un primo momento la cosa la fece sentire preda di una lacerante nostalgia, poi però un senso di leggerezza cominciò a predominare nel suo cuore.
Stava tornando dall’uomo che amava e casa era soltanto dove si trovava lui.
Ogni tanto controllava il bambino seduto al suo fianco, che giocava assorto e concentrato con il suo Nintendo Ds.
Sospirò, rassegnata: non era entusiasta di tutti quei giochini elettronici, secondo lei era molto più salutare correre e saltare in un prato, ma i bambini moderni erano affascinati dalla tecnologia e non era praticamente possibile tenerli lontani dalla realtà che li circondava, incalzante e invadente.
Quella comunque era una vecchia discussione che stava portando avanti da tempo con suo marito, e ora non aveva proprio voglia di pensarci.
Accese la radio per distrarsi, e fu piacevolmente sorpresa nel sentire che stavano trasmettendo proprio una delle sue canzoni preferite
La voce potente e sensuale di Freddie Mercury dei Queen si diffuse nell’abitacolo dell’automobile, e le note struggenti di “Who wants to live forever” toccarono le corde più segrete del suo cuore. “Mamma, come si intitola questa canzone? E’ molto bella…” intervenne curioso il bambino, distolto miracolosamente dal suo gioco dalla magia del canto. Kaori lo sbirciò piacevolmente stupita: beh, di certo non si poteva accusarlo di non avere orecchio musicale! “Si intitola “Who wants to live forever” che vuol dire “Chi vuol vivere per sempre”.” gli rispose dolcemente. Il piccolo ci pensò su un attimo, poi rise. “Che domanda sciocca, mamma! Non si può vivere per sempre, è per questo che lo zio e il tuo amico sono al cimitero, no?” Kaori ebbe un pallido sorriso. “Beh, in un certo senso hai ragione…in un altro no, però…” Yuki corrugò la fronte e la guardò confuso. “Cosa vuoi dire, mamma?” “Ci sono molti modi di continuare a vivere…” cominciò a spiegargli pazientemente. “Per esempio, il cantante di questo gruppo è morto ancora giovane, ma la sua musica è così bella che lo ha reso immortale…perchè ogni volta che lo ascoltiamo cantare e gioiamo della sua musica, è come se lui fosse qui con noi…” Il bimbo fece una smorfia dubbiosa, poi obiettò: “Ma lui era famoso! Lo zio Hideyuki invece no…lui è proprio morto!” “Anche qui hai ragione solo in parte: lo zio non era famoso, è vero, ma anche lui continua a vivere nei ricordi delle persone che gli hanno voluto bene, come noi. Ogni volta che pensiamo a lui è come se fosse insieme a noi e rivivesse nel nostro amore…” Yuki arricciò le labbra, come se stesse affrontando un pensiero troppo difficile per lui, poi un’ombra offuscò il suo visetto altrimenti allegro. “Mammina…un giorno morirai anche tu?” le chiese un po’ tremante. Kaori staccò una mano dal volante e accarezzò la testolina del bambino. Era una domanda difficile, ma non poteva evitare di rispondere: da tempo aveva imparato che ai bambini è sempre meglio dire la verità, per quanto possibile. “Sì, un giorno succederà anche a me, ma tu sei il mio bambino, e sei una parte di me…Quando non ci sarò più, io sarò comunque con te, perché sei sangue del mio sangue, e io continuerò a vivere attraverso te…” Non era particolarmente consolato da quel pensiero, e Kaori lo capì dagli occhioni luccicanti di lacrime trattenute. “Non preoccuparti per questo adesso: è probabile che questo succeda quando tu sarai già grande, forte e indipendente, e anche quando succederà io farò di tutto per continuare a proteggerti anche da lassù. Sarò il tuo angelo, e tu mi sentirai sempre vicino al tuo cuore e non mi perderai mai…te lo prometto, Yuki.” Il bimbo annuì serio, anche se non aveva capito proprio tutto: la sua mamma non gli aveva mai mentito, quindi se gli diceva di stare tranquillo e che non l’avrebbe mai lasciato solo, quella era la verità. E poi aveva promesso! Rinfrancato da quel pensiero Yuki tornò a giocare, già stanco di quel discorso troppo serio per la sua età. Anche Kaori tornò a concentrarsi sulla guida. La canzone finì proprio quando doveva infilare la sua uscita. Mancavano pochi metri e poi il viaggio della nostalgia sarebbe finito: mise la freccia e si accodò al casello nella fila più corta. Sorrise sollevata: il passato era alle spalle, il futuro si stendeva davanti a loro, pieno di promesse… Stava tornando a casa. *** Kaori accarezzò con tenerezza i capelli morbidi di suo figlio, poi gli diede un bacio delicato sulla fronte, attenta a non svegliarlo. Era così tenero e innocente mentre dormiva… Nonostante l’eccitazione di rivedere suo padre era crollato dal sonno subito dopo cena, stanco per il lungo viaggio. L’aveva dovuto portare a letto in braccio e spogliarlo, come non aveva più fatto da quando era un poppante! Ora finalmente era profondamente addormentato al calduccio nel suo lettino, e con un po’ di fortuna non si sarebbe più svegliato fino al mattino. “Sogni d’oro, tesoro…” gli mormorò rimboccandogli le coperte, poi spense la luce e se ne andò, chiudendosi silenziosamente la porta alle spalle. Scese le scale poi si diresse sicura verso il salone, dove era certa di trovarlo. Lui infatti era lì e la stava aspettando, seduto sul divano con un bicchiere di cognac in mano, lo sguardo fisso verso il fuoco scoppiettante che ardeva nel caminetto. Gli arrivò alle spalle e gli accarezzò i capelli, morbidi come quelli di suo figlio. Le afferrò la mano e con poche abili mosse si liberò del bicchiere e la posizionò seduta sulle sue ginocchia, mentre lei lanciava un gridolino di sorpresa e poi ridacchiava deliziata. Non rise a lungo, però, perché lui le chiuse la bocca con un bacio infinitamente più ardente del fuoco che stava bruciando nel caminetto. “Finalmente soli...” le soffiò roco all’orecchio quando si staccò, poi le accarezzò i corti capelli rossi, arrotolandone una serica ciocca intorno ad un dito. “Sai, sei bellissima con i capelli biondi, però ti preferisco così…si adattano di più al tuo temperamento…” Kaori sbuffò, alzando gli occhi al cielo. “Come se io mettessi la parrucca per migliorare il mio aspetto! La metto soltanto perché tu sei fissato con la sicurezza, al punto che mi costringi a metterne una anche a Yuki! Quando ti convincerai che è tutto tranquillo e nessun nemico ci sta più cercando?” Lui piegò le labbra in un sorriso enigmatico, senza rispondere. Forse mai. Non poteva correre rischi, non quando tutta la sua vita era tra le sue braccia, fragile e così preziosa…sarebbe stato un folle a rischiare di perderla per una stupida imprudenza! “Mi domando perché hai voluto a tutti costi farti regalare da Saeko proprio la parrucca che ho usato quando sotto ipnosi ero diventata Sara…” chiese Kaori sbirciandolo di sottecchi, ma non riuscì a leggere nulla nella sua espressione volutamente inespressiva. (Riferimento agli episodi dell’anime “L’attacco dell’armata nera” N.d.A.) “Diciamo per motivi sentimentali…” fu la replica concisa. Avrebbe atteso all’incirca novant’anni per farle sapere che in occasione di quell’avventura le aveva dato il primo bacio dopo averle detto di amarla, e che poi di proposito aveva anche scelto di non farglielo ricordare e lasciarla preda dell’amnesia! Novant’anni potevano bastare per sperare che il suo caratterino si fosse un po’ placato, no? Uhm, sperava proprio di sì! “Hai almeno ringraziato Falcon?” aggiunse lei sorniona, distogliendolo dalle sue riflessioni. Inarcò un sopracciglio sorpreso: Falcon?! Ma come… “Oppure era Mick che ci stava sorvegliando?” Kaori gli scoccò un sorrisino astuto. “Credevi che non mi sarei accorta che avevi incaricato qualcuno di guardarci le spalle? Sei troppo prevedibile…” Ryo sospirò: accidenti, doveva essere vero! “Allora, era Mick?” insistette accarezzandogli il petto. “Mi avrebbe fatto piacere rivederlo…” Ecco, esattamente il motivo per cui non aveva chiesto A LUI di sorvegliare la sua famiglia da lontano! Mick non avrebbe mai perso l’occasione per avvicinarsi a Kaori, e subito dopo quel lurido mandrillo americano avrebbe di certo trovato il modo di approfittare della situazione! “No, non era lui, era Falcon…” borbottò infastidito, sopportando a stento il luccichio malizioso negli occhi nocciola di sua moglie. Accidenti, quella streghetta ormai sapeva sempre riconoscere i segni della sua feroce gelosia! “Sarebbe stato tutto molto più semplice se mi avessi lasciato venire con voi!” bofonchiò stizzito, ma lei scosse la testa. Vecchia discussione, questa, che aveva già perso! “Era una cosa che dovevo fare da sola…Sono passati 15 anni dalla morte di mio fratello: volevo salutarlo a modo mio.” E con lui aveva detto addio anche a tutta la sua vita passata. Un velo di malinconia appannò la luce sul suo viso, e Ryo allora l’attirò tra le sue braccia e le fece posare la testa sul suo petto. Quella ferita, la ferita della morte di suo fratello, non si sarebbe mai chiusa del tutto, ma ora avevano molte cose per cui andare avanti…cose che un tempo sarebbero state inimmaginabili… La loro nuova vita insieme, per esempio. Era quasi un miracolo esserci riusciti, ma…ce l’avevano fatta! Che altra alternativa avevano avuto? Dopo il matrimonio di Miki e Falcon loro due avevano cominciato a vivere finalmente come una vera coppia, ma quando pochi mesi dopo Kaori gli aveva annunciato di essere incinta per un attimo Ryo si era sentito perduto: come avrebbe potuto difendere anche quella nuova vita dai suoi mortali nemici? Eppure, era impensabile rinunciarci! Doveva tentare…sì, ma come?!?! Ci aveva riflettuto febbrilmente per giorni e notti intere, poi aveva avuto finalmente l’idea. Ryo Saeba doveva morire. Scomparire nell’ombra, per sempre, dove nessuno più si sarebbe dato la briga di cercarlo. Una volta presa la grande decisione, il resto era stato tutto sommato molto semplice. In una tiepida giornata di autunno era entrato nella palazzina bianca e pochi secondi dopo la casa era saltata in aria, sotto gli occhi allibiti e spaventati dei passanti. Un turista americano (Mick) che stava casualmente filmando scene di vita a Shinjuku aveva ripreso la sequenza dei fatti, e non c’era nessuno dubbio sul fatto che l’uomo entrato in quella casa doveva essere morto, anche se del suo corpo non avevano trovato nemmeno le briciole. Gli artificieri avevano stabilito che la bomba era opera di un professionista con i fiocchi (Falcon) e nessun essere umano che non fosse dotato di poteri sovrannaturali poteva esserle sfuggito! La polizia (Saeko) aveva reso noto a seguito di indagini approfondite che l’identità dell’uomo ucciso era quella di Ryo Saeba, sospettato da tempo di essere il famigerato City Hunter. I funerali erano seguiti velocemente e in forma molto discreta. Solo pochi partecipanti avevano osato seguire quel feretro: questo per paura di finire nel mirino dei suoi tanti nemici, ora di nuovo padroni incontrastati del campo. Tra tutti spiccava una ragazza dai capelli corti e rossi che aveva seguito la bara ad occhi asciutti: una bara che era solo un simbolo vuoto, dato che del corpo non era rimasta nessuna traccia. Dopo aver posato un mazzo di fiori vicino alla croce spoglia la ragazza era sparita nel nulla...per rispuntare poco dopo in un’altra città, come moglie di Ryoichi Jinguji. Ma questo era un segreto conosciuto da una manciata di persone, ognuna delle quali lo avrebbe protetto a costo della vita. Eh sì, non era stato facile ingoiare il suo orgoglio ma…alla fine lo aveva fatto. Non aveva avuto altra scelta. Per riuscire a proteggere la sua famiglia aveva bisogno di una nuova identità e del potere che i soldi davano per riuscirci al meglio, ora che City Hunter doveva scomparire. Così era andato dal nonno, quello che aveva sempre negato di avere, e avevano trovato un accordo soddisfacente per entrambi. La famiglia Jiunguji aveva sempre bisogno del suo erede per governare il suo impero economico e Ryo si era dichiarato disposto a prenderne le redini, purchè venisse lasciato libero di sposare la donna che amava. Il nonno non aveva avuto nessuna difficoltà a concederglielo, felice di riaccoglierlo finalmente in famiglia. Non era stato semplice abituarsi ad un tipo di vita così normale, ma alla fine ce l’aveva fatta, e ora poteva dirsi più che soddisfatto, anche se ogni tanto gli sembrava di aver vissuto due vite. Qualche volta, sempre più di rado, lo coglieva una certa irrequietezza, e allora gli bastava stringere tra le braccia sua moglie o giocare con suo figlio per dimenticarsi ogni smania di azione. E dato che al momento poteva avvalersi della prima opzione…era deciso ad approfittarne senza remore! Tuffò il viso nella curva morbida del collo di sua moglie e le baciò il punto tenero della pelle che la faceva sempre rabbrividire. “Ryo…” sospirò lei allacciandogli le braccia al collo. Lui sorrise e le sue labbra nel movimento sfregarono di nuovo dolcemente la pelle delicata. Mmmhhh, l’inizio era perfetto, ci voleva giusto un po’ di atmosfera… Senza staccarsi troppo da lei afferrò il telecomando dello stereo e lo accese, e le note di “Who wants to live forever” invasero la stanza con il loro calore. There's no time for us, Non c’è tempo per noi There's no place for us, Non c’è spazio per noi What is this thing that builds our dreams Cos’è che costruisce i nostri sogni yet slips away from us. eppure ora scorre via Who wants to live forever? Chi vuol vivere per sempre Who wants to live forever? Chi vuol vivere per sempre There's no chance for us, Non abbiamo scelta It's all decided for us Il nostro destino è già stato deciso This world has only one sweet moment Questo mondo ha un solo dolce momento set aside for us messo da parte per noi Who wants to live forever? Chi vuol vivere per sempre Who wants to live forever? Chi vuol vivere per sempre Who dares to love forever, Chi desidera amare per sempre? Kaori schioccò la lingua esasperata e insieme divertita. “Non hai perso il vizio di riempirmi di cimici i vestiti e anche la macchina! Hai sentito tutto quello che è successo mentre eravamo via, vero?” La guardò malizioso. “Non amo perdere di vista quello che è mio.” sentenziò strafottente, e lei non resistette alla tentazione di dargli un buffetto un po’ forte sulla fronte. “Chi ha mai detto che sono tua?” bleffò, facendo la sostenuta. Ryo inalberò un’espressione saputa. “Tu, Sugar! Lo dici tutte le notti, quando ti stringo tra le braccia, e anche di giorno!” rilanciò andando a vedere le sue carte, completamente sicuro di sé. Kaori fece una smorfia rassegnata: eh già, gli aveva dato un’arma difficile da controbattere, ma come poteva resistergli quando la stringeva in un certo modo? Quando poi iniziava a baciarla, lei perdeva del tutto la testa e…. “Mi è piaciuto quello che hai detto a Yuki sulla morte. E sono certo che un giorno…”Un giorno molto, molto lontano, per quanto dipende da me!“…tu sarai un magnifico angelo…” cambiò improvvisamente discorso Ryo diventando serio. Kaori deglutì, percependo un’intensità diversa nel suo sguardo nero come la notte. Per quanto ne sapeva, Ryo temeva la morte dei suoi cari milioni di volte di più di quanto temesse la propria…quello quindi non era esattamente il genere di discorso che lo faceva saltare dalla gioia, anzi! E infatti...“Ma per ora devi accontentarti di essere il mio angelo qui in terra…e non ammetto defezioni per i prossimi…mmmhm, diciamo duecento anni, intesi?” scherzò infine facendole l’occhiolino, ma nella sua voce c’era un tono di velata minaccia che le fece temere che se avesse osato contravvenire a quell’ordine esplicito, sarebbe stato capace di venire personalmente a recuperarla in Paradiso! Commossa, annuì sorridendo. “Intesi.” Soddisfatto di aver chiarito quel punto fondamentale, Ryo ricominciò a stringerla, poi depositò una scia di baci sensuali lungo la sua guancia, posandosi infine sulla sua bocca leggermente aperta e un po’ ansimante. Il bacio iniziò lento per poi crescere in intensità molto rapidamente, passionale e acutamente struggente come la voce che continuava a diffondere la sua magia dallo stereo. There's no time for us, Non c’è tempo per noi There's no place for us, Non c’è spazio per noi What is this thing that builds our dreams Cos’è che costruisce i nostri sogni yet slips away from us. eppure ora scorre via Who wants to live forever? Chi vuol vivere per sempre Who wants to live forever? Chi vuol vivere per sempre There's no chance for us, Non abbiamo scelta It's all decided for us Il nostro destino è già stato deciso This world has only one sweet moment Questo mondo ha un solo dolce momento set aside for us messo da parte per noi Who wants to live forever? Chi vuol vivere per sempre Who wants to live forever? Chi vuol vivere per sempre Who dares to love forever, Chi desidera amare per sempre? Quando si staccò da lui Kaori lo fissò con gli occhi nocciola appannati dal desiderio, mentre un vuoto quasi doloroso le si era aperto nel ventre, in attesa di essere colmato. Eppure, quel giorno era stato denso di pensieri ed emozioni che le impedivano di abbandonarsi ciecamente tra le sue braccia come faceva di solito. C’era un’ansia nascosta, una malinconia sotterranea che la rodevano dentro, e Ryo era troppo sensibile ai suoi stati d’animo per non accorgersene. “Che c’è, Sugar? Ti sento tesa…C’è qualcosa che vorresti dirmi?” le chiese tenero, accarezzandole la ruga che le si era inconsapevolmente formata in fronte. Lei si morse le labbra. Che cosa c’era effettivamente che non andava? Non ne era sicura, ma…forse quel viaggio a ritroso nel tempo aveva scoperchiato le sue paure latenti. La nuova vita che avevano costruito insieme…era per sempre? Avevano un futuro per davvero o era solo un’illusione? Ryo…era sicuro della strada che aveva scelto oppure aveva dei rimpianti? Lo guardò piena di incertezza. Lui era stato un uomo che definire d’azione era riduttivo….poteva quella vita tranquilla così casalinga renderlo realmente felice? Non avrebbe mai desiderato qualcosa di più? L’adrenalina che scorre tumultuosa nelle vene, l’eccitazione della vittoria sul nemico, il senso di potenza che dà un’arma nelle mani…tutto questo, gli mancava mai? Gli mancava la sfida continua con la morte, che fin da bambino era stata la sua ombra? Un uomo che aveva sempre vissuto con una tale compagna di viaggio, era in grado di assaporare la vita nella sua banale semplicità? Poteva il rimpianto per il passato…con il tempo, certo...soffocare e uccidere il loro amore? Il loro dolce momento…era davvero solo un momento, destinato ad essere schiacciato da un destino inesorabile? There's no time for us, Non c’è tempo per noi There's no place for us, Non c’è spazio per noi What is this thing that builds our dreams Cos’è che costruisce i nostri sogni yet slips away from us. eppure ora scorre via Who wants to live forever? Chi vuol vivere per sempre Who wants to live forever? Chi vuol vivere per sempre There's no chance for us, Non abbiamo scelta It's all decided for us Il nostro destino è già stato deciso This world has only one sweet moment Questo mondo ha un solo dolce momento set aside for us messo da parte per noi Who wants to live forever? Chi vuol vivere per sempre Who wants to live forever? Chi vuol vivere per sempre Who dares to love forever, Chi desidera amare per sempre? Ryo intanto sembrava seguire le parole delle canzone con aria assorta e pensierosa, dandole così tutto il tempo di riordinare le sue idee. Molto premuroso da parte sua, ma adesso, che cosa mai poteva dirgli? Le sue tutto sommato erano solo paure infantili…oppure no? “Sai, pensavo…la nostra vita è cambiata molto, moltissimo da quando abbiamo lasciato Shinjuku…” si decise infine ad iniziare, umettandosi nervosamente le labbra. Ryo non disse nulla, aspettando pazientemente il seguito, ma le lanciò un’occhiata penetrante che quasi le tolse il coraggio di proseguire, tanto sembrava leggerle dentro. “Ecco, io…mi domandavo se…hai qualche rimpianto…” concluse con un filo di voce, distogliendo lo sguardo. Ryo sospirò: doveva percorrere ancora parecchia strada per togliere a Kaori tutte le insicurezze che le aveva instillato quando si ostinava a tenerla lontana! Con un dito le sollevò il mento, forzandola ad incontrare il suo sguardo: voleva che gli leggesse la sincerità in viso e non poteva farlo se lei lo sfuggiva. “Non ho nessun rimpianto, Kaori. Ho invece tanti rimorsi…” Kaori sgranò gli occhi ansiosamente. “…e non sto parlando della vita che ho fatto come sweeper e delle cose che ho commesso…Il mio più grande rimorso è di averti fatto soffrire tanto, prima di arrendermi al tuo amore.” Kaori ebbe un debole sorriso mentre lacrime di sollievo le velarono le iridi nocciola, per poi sgorgare in un pianto silenzioso. Ryo le prese il viso tra le mani e asciugò con le dita quei rivoletti umidi, sentendo il cuore che si gonfiava di amore e passione. Amore e passione per quella donna meravigliosa che gli aveva cambiato la vita, che gli aveva dato sempre tutto, spesso in cambio di niente. Come poteva pensare che rimpiangesse la sua vita di prima? Doveva rimpiangere una vita in cui aveva rischiato di morire ogni istante, ogni momento, ogni singolo giorno? Questo, doveva rimpiangere? Assurdo. Nulla poteva paragonarsi al sorriso che sua moglie e suo figlio gli rivolgevano ogni mattina quando facevano colazione insieme prima di iniziare la rispettiva giornata. Nulla poteva sostituire la sensazione di appagamento che provava la sera, quando tornava a casa e rivedeva i suoi cari che lo aspettavano. Nulla poteva prendere il posto della favola che leggeva a suo figlio prima che si addormentasse, e assolutamente nulla poteva sostituire la sua Kaori che dormiva rilassata e felice tra le sue braccia dopo l’amore. Nulla. Doveva solo convincere anche lei una volta per tutte! “Non so che cos’ho fatto di buono per meritarmi che tu finissi sulla mia strada, ma so che non ho nessuna intenzione di lasciarti andare. So che voglio vivere con te e per te, e che niente e nessuno riuscirà a separarci…nemmeno la morte.” affermò in un tono di aperta sfida al destino. “Il nostro amore vivrà per sempre, e l’unica vita che voglio vivere è quella che sto vivendo con te…devi credermi.” oh,when love must die Quando l’amore deve morire But touch my tears with your lips, Ma tocca le mie lacrime con le tue labbra Touch my world with your fingertips Tocca il mio mondo con la punta delle tue dita And we can have forever, E potremo avere per sempre And we can love forever E potremo amare per sempre Forever is our today L’ eternità è il nostro presente Who wants to live forever? Chi vuol vivere per sempre Who wants to live forever? Chi vuol vivere per sempre Forever is our today L’ eternità è il nostro presente Who waits forever anyway? Ma chi aspetta in eterno? Who waits forever anyway? Ma chi aspetta in eterno? Kaori ebbe un singhiozzo di commozione. Era sincero….sì, quando la guardava così, era sicura che fosse sincero. Lui ci credeva davvero…e se ci credeva, allora tutto era possibile, e il mondo era nelle loro mani…e anche il futuro, per quanto possibile per degli esseri umani. “Baciami, Ryo: baciami e fammi dimenticare tutto, come solo tu sai fare.” Ryo non si fece pregare e le sigillò le labbra, spalancandole la bocca famelico, mentre la canzone di Freddy Mercury si chiudeva su un ultima nota struggente. L’eternità era il loro presente, e il loro destino era uno solo: quello di vivere insieme per sempre. THE END L'ANGOLO DELLA CURIOSITA' Il Dalai Lama ha detto: “Gli uomini dell’Occidente perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano al futuro e dimenticano di vivere il presente. Si comportano come se non dovessero morire e muoiono come se non avessero vissuto.” Beh, non sono buddista ma mi pare un’osservazione (e una critica) decisamente pertinente! Con questa ff, oltre che ricordare la morte di Freddy Mercury, volevo anche rimescolare un po’ le carte e…dite la verità, per un nanosecondo avete temuto che avessi veramente fatto morire Ryo, ehhh?!?! I capelli biondi del bambino vi hanno fatto temere che dopo la morte di Ryo tra Kaori e Mick fosse successo il fattaccio?!?! (Credo che geneticamente sia impossibile, ma lì per lì uno non si preoccupa troppo della genetica, no?! ^^) Se sì, allora ho ottenuto il mio scopo? ^__- Beh, lsono un po’ perfida…però la mia perfidia non arriva mai al punto di fare veramente del male al mio tesoruccio! ^__^ Questa ff non è niente di che, l’ho presa e ripresa varie volte e…insomma, l’avevo anche messa un po’ da parte. Ho fatto una discreta fatica a ricostruire la trama di emozioni che avevo in testa quando l’avevo progettata, mi sembrava però un peccato più grande non concluderla (tanto più che io ODIO le incompiute! =_=) e così mi ci sono messa dietro, e un bel giorno l’ho conclusa! ^__^ Insoddisfacente come tutte le ff non scritte di getto sull’onda dell’ispirazione, ma...è mia, e ve la regalo. (A caval donato non si guarda in bocca!^^) k66