Work Text:
Un forte temporale si stava abbattendo su Matera mentre la dottoressa Tataranni raggiungeva in auto l'indirizzo che le aveva indicato il maresciallo Calogiuri.
Voleva definire con lui ogni dettaglio del trasferimento e dell'interrogatorio di Romaniello, fondamentale per il processo, ma da un po' i sospetti su una possibile talpa in procura si stavano rivelando sempre più fondati e così Calogiuri, da poco nuovamente single dopo la rottura con la Matarazzo e preda appetibile di tutte le donne della procura che avevano ricominciato a ronzargli intorno come fastidiosissime zanzare, l'aveva invitata nell'appartamento appena preso in affitto e che nessuno conosceva.
All'inizio era stata restia ad accettare la proposta, ma alla fine che male c'era? Sì trattava di un incontro di lavoro ...
A Pietro però quasi inconsciamente aveva detto che sarebbe andata da Diana: si trattava di una piccola bugia a fin di bene per mantenere la serenità matrimoniale, appena ritrovata, dopo la crisi scaturita proprio dalle foto equivoche con Calogiuri.
Arrivata a destinazione parcheggiò l'auto e si guardò intorno; quella zona la conosceva, era il giusto compromesso per un ragazzo giovane come lui: tranquilla, ma centrale così da vivere la movida materana, inoltre non era molto distante dalla procura.
Armata di ombrello per ripararsi dalla pioggia battente che cadeva da diverse ore su tutta la provincia, a passo spedito e scandito dagli stivali leopardati, avvolta nel suo impermeabile rosa, raggiunse l'appartamento del giovane collega.
"Scusate il disordine dottoressa" disse mentre la aiutava a togliere l'impermeabile che appoggiò su una pila di scatole accantonate vicino alla porta "ho provato a mettere un po' in ordine, ma ancora non mi sono arrivati i mobili" provò a giustificarsi imbarazzato
"Non ti preoccupare Calogiù" lo tranquillizzò e cominciò a guardarsi intorno: era un ambiente abbastanza grande destinato a diventare un open space con la cucina a vista, ma che al momento ospitava solo una piccola cucina, una libreria e un tavolino: "Ti sei sistemato bene" affermò dopo aver studiato l'ambiente
"Sistemato è un parolone dottoressa, vivo in mezzo agli scatoloni" disse toccandosi la nuca "però ho la macchinetta, ve lo posso offrire un caffè?" Le chiese indicando la cucina e sfoggiando uno dei suoi sorrisi
"Volentieri" rispose e il maresciallo la invitò a sedersi sull'unico sgabello presente passandole un caffè già zuccherato.
Dopo aver bevuto il caffè si misero a lavoro: Vitali e il procuratore della DDA avevano scelto proprio il maresciallo come capo scorta, ma lei aveva storto il naso, non perché non avesse fiducia nelle sue capacità, anzi, ma perché ogni volta che lo sapeva in azione, quel maledetto istinto di protezione che aveva sviluppato negli anni verso di lui, prepotentemente si faceva sentire come una morsa, tanto da tranquillizzarsi solo quando lo vedeva rientrare tutto intero in procura.
Calogiuri, in piedi accanto a lei, la osservava mentre riassumeva punto per punto ciò che avrebbe chiesto a Romaniello durante l'interrogatorio. Gli sembrava così surreale averla lì con lui, nella sua nuova casa, seduta con le gambe accavallate sullo sgabello che parlava muovendo tra le dita una penna e agitando un piede quasi come se volesse scandire ogni sua parola.
Passarono intere ore a rileggere, discutere, riorganizzare tutto, perdendo la cognizione del tempo come sempre più spesso accadeva quando stavano insieme.
"Siete stanca dottoressa? Volete che ci fermiamo?" Le chiese Calogiuri dolcemente quando la vide sospirare e tirare la testa all'indietro
"No Calogiù, finiamo che devo tornare a casa, si sta facendo tardi" rispose dopo aver visto l'ora
Proseguirono fino a quando una forte folata di vento spalancò la piccola finestra chiusa male posizionata proprio di fronte all'isola, disperdendo i fogli.
Nel tentativo di recuperarli, si mossero entrambi nella stessa direzione e le esili dita di Imma si ritrovarono a sfiorare quelle affusolate del maresciallo in un intreccio che causò ad entrambi un brivido e che portò Calogiuri a ritrarre imbarazzato le mani e andare a chiudere la finestra.
"Forse meglio che vada" disse Imma altrettanto imbarazzata recuperando frettolosamente la borsa evitando di incrociare gli occhi del maresciallo
"Volete che vi accompagni?" Chiese avvicinandosi, ma Imma fece un passo indietro e proprio in quel momento, un fulmine squarciò il cielo di Matera
"Non c'è bisogno, ho la macchina, grazie" rispose ed uscì rapidamente dall'appartamento, ma proprio in quel momento le suonò il cellulare che recuperò frettolosamente dalla borsa:
"Amo" rispose dopo aver letto il nome sul display
"Amò dove sei?" Chiese l'uomo
"Sono ancora da Diana, ma sto tornando adesso"
"Ti chiamavo per questo ... non avete sentito?"
"Cosa??" Chiese preoccupata
"Le strade sono completamente allagate e poi è meglio che aspetti che smetta di piovere"
Una volta staccata la chiamata, bussò nuovamente alla porta e il maresciallo la guardò sorpreso: "Avete dimenticato qualcosa?"
"No, ma le strade sono allagate ... e piove ancora molto" disse imbarazzata rientrando nell'appartamento
"Allora non è prudente mettersi alla guida ora"
"Eh no" rispose sempre più imbarazzata
"A questo punto se vi va, possiamo cenare, non ho molto, ma un piatto di spaghetti ve lo posso preparare"
"Lo spaghetto dell'appuntato?" Lo prese in giro per stemperare la tensione
"Ve lo ricordate?" Chiese imbarazzato toccandosi la nuca e accennando un sorriso
Imma sorrise anche lei imbarazzata ricordando quella sera in macchina e rimase in silenzio per qualche secondo prima di accettare la proposta; d'altra parte non aveva molta scelta, si stava facendo tardi e lo stomaco cominciava a brontolare.
Mentre Calogiuri cominciò ad armeggiare in cucina, Imma, che aveva inutilmente chiesto di poterlo aiutare, si avvicinò al balconcino ed osservò la pioggia che cadeva sui vetri, ma con la coda dell'occhio osservava l'uomo che faceva saltare in padella dei pomodorini.
Indossava una maglia scura che esaltava il fisico snello; seguì i movimenti delle braccia, poi scese con lo sguardo più in basso sui jeans e inevitabilmente l'occhio le cadde sul fondoschiena, sospirò scuotendo la testa e distogliendo lo sguardo dall'uomo per concentrarsi nuovamente solo sulla pioggia.
"Dottoressa ... è pronto"
La voce dolce di Calogiuri la fece destare da ogni pensiero e, quando si voltò, vide che nella padella dove prima saltava i pomodorini erano adagiati anche degli spaghetti. Respirò accogliendo nelle narici quel profumo di pomodorini appena cotti, si avvicinò alla cucina e seguì lo sguardo di Calogiuri rivolto verso lo sgabello capendo a cosa stesse pensando in quel momento. "Accomodatevi pure, so che non è il massimo della comodità, ma mi dovete scusare, sono in ritardo nella consegna di tutto" si giustificò nuovamente
"E tu?" Le venne spontaneo chiedergli
"Rimango in piedi non vi preoccupate"
"Devi mangiare Calogiù, mica fare la guardia" lo ammonì avvicinandosi a degli scatoloni da cui aveva intravisto dei cuscini "questi cosa sono?"
"Dei cuscini e un tappeto"
"Vabbè, vorrà dire che ti farai un giro in lavanderia" disse cominciando ad estrarre dei grandi cuscini "che fai lì impalato, mi dai una mano? Veloce" lo ammonì quando lo vide guardarla confuso
"Sii ceeerto" rispose affrettandosi e insieme stesero a terra il tappeto e posizionarono i cuscini come a creare una sorta di sedia vicino al tavolino posizionato al centro della stanza
Si misero seduti e mentre mangiavano quel semplice, ma ottimo piatto di spaghetti ai pomodorini e olive, Calogiuri si scusò nuovamente per la situazione, ma lei cercò di tranquillizzarlo a modo suo: "Lo sai Calogiù" esordì bevendo un sorso di vino dal calice che aveva precedentemente riempito il maresciallo "in Giappone è tradizione mangiare seduti a terra, sul tatami, in alcuni casi usano un cuscino che si chiama zabuton e come punto di appoggio un tavolino basso che se non ricordo male si chiama chabudai" disse prima di arrotolare altri spaghetti e portarli alla bocca.
Mentre la piemme continuò a raccontare delle tradizioni del Giappone, Calogiuri la ascoltò talmente incantato e sbalordito che per poco non gli cadde da mano la forchetta e, quando Imma se ne accorse gli fece un sorriso: "Che c'è Calogiù, ti sei incantato?"
"No scusate è che .... Mi piace quando raccontate le cose che sapete ..." disse balbettando diventando talmente rosso in viso da sembrare si fosse scolato l'intera bottiglia di vino "quindi siete stata in Giappone?" Le chiese
"Macché Calogiù magari ... l'ho letto in un libro, mi ha sempre affascinata la cultura orientale, mi affascina scoprire realtà diverse dalle nostre e poi ... in Giappone vige il rispetto assoluto delle regole, l'ordine e la disciplina, esattamente quello che manca in procura; un sogno" disse portandosi alla bocca un'altra forchettata di spaghetti e Calogiuri scoppiò a ridere
"Come mai non avete mai pensato di andarci?"
"Perché prima mancavano i soldi, adesso il tempo Calogiù" disse con un velo di malinconia
"Vabbè c'è sempre tempo o no dottoressa? Cioè il Giappone o altri Paesi rimangono lì"
"Già ... magari per una volta nella vita riuscirò a vedere la fioritura dei ciliegi con indosso un kimono"
Calogiuri la guardò e non poté fare a meno di immaginarla con i capelli raccolti in una pettinatura tipica, avvolta in un kimono rosso e lo sguardo rivoltò all'insù, ma soprattutto con lui che la abbracciava da dietro. Scosse il capo per cercare di allontanare quello sciocco pensiero e provò a formulare una frase di senso compiuto: "È anche di provare il vero sushi, dicono sia buonissimo"
La piemme gli rivolse uno sguardo omicida fermando a mezz'aria il calice di vino: "Calogiù mi ci vedi a mangiare pesce crudo con delle bacchette di legno e intingere rotoli di riso in una salsa che fa salire la pressione solo a guardarla?" Disse con tono duro, ma con quella vena di ironia che lo tranquillizzò
"Ho capito cosa non devo invitarvi a mangiar ..." si bloccò e divenne nuovamente rosso in viso quando vide lo sguardo della piemme.
"Ma come ti viene?" Pensò nella sua testa abbozzando un "scusate io non .." con lo sguardo verso il basso; voleva seppellirsi dalla vergogna.
Imma, forse notando il suo forte imbarazzo, allungò la mano e sfiorò appena quella del maresciallo, il minimo per fargli alzare lo sguardo e gli rivolse un timido sorriso per tranquillizzarlo
Finirono quella cena improvvisata parlando del più e del meno, poi Imma si offrì volontaria per lavare i piatti, ma Calogiuri rifiutò categoricamente piazzandosi rapidamente davanti al lavello.
La piemme riprese a guardare fuori: era già sera, la pioggia continuava a cadere e anche la temperatura aveva subito un drastico calo dal mattino tanto che, senza neanche accorgersene, si strinse nelle spalle.
"Avete freddo dottoressa? Le chiese il maresciallo accorgendosi di quel gesto
"Un po'" rispose
Calogiuri si offrì di prestarle qualcosa e, dopo pochi minuti, tornò con una giacca della tuta
"Permettete?" Le chiese prima di appoggiarle l'indumento sulle spalle.
Imma, con uno strano nodo in gola annuì e il maresciallo passò la felpa dietro alla sua schiena e delicatamente gliela appoggiò sulle spalle che involontariamente sfiorò e, nonostante fossero coperte dalla maglietta leggera che aveva indossato quella mattina, quel piccolo contatto le causò un brivido.
Era così vicino e il suo cuore cominciò a galoppare sempre più veloce tanto da temere potesse avvertirlo.
Imma è solo gentilezza, premura, lo conosci da tempo, è fatto così, continuava a ripetersi nella sua mente ogni qualvolta il cuore le faceva quello scherzo per cercare di allontanare ogni fantasia.
Calogiuri mentre le appoggiava delicatamente l'enorme giacca sulle spalle, avvertì il cuore che cominciò ad accelerare il battito sempre più veloce, quasi da uscirgli dal petto. Era più forte di lui, ci stava provando in tutti i modi a togliersi quel pensiero dalla testa, a convincersi che non era per lui, che era sposata, aveva una famiglia, ma più ci provava, più non ci riusciva e pensare che ci aveva provato davvero ...
Pensava che con Jessica potesse riuscire ad allontanare quella fantasia, quel pensiero folle, nonostante quella gravidanza fosse arrivata troppo presto. Si vergognava anche solo a pensarlo, ma nonostante la rabbia, scoprire che quel bambino non ci fosse, lo fece sentire sollevato. A Jessica voleva bene, ma l'amore era un'altra cosa e da quando aveva avuto il coraggio di baciare la dottoressa alla festa della Bruna, aveva capito cosa fosse davvero la sensazione di farfalle nello stomaco e questo lo aveva spaventato, tanto da scappare dall'altra parte del mondo, perché quello era stata, una fuga ... Pensava di essersi rassegnato, ma da quando l'idea di mettere su famiglia per amore di una creatura innocente era svanito, ecco che QUEL maledetto pensiero stava ritornando prepotentemente ...
"Certo che non vuole proprio smettere di piovere" affermò la dottoressa e proprio in quel momento, un fulmine illuminò la stanza, un forte tuono risuonò facendo tremare leggermente i calici ancora appoggiati sul tavolino e pochi istanti dopo, la corrente saltò, lasciandoli al buio mentre ancora erano vicini, pericolosamente vicini.
Calogiuri si affrettò a cercare il cellulare per accendere la torcia nella speranza che la corrente tornasse presto: "Mi sa che c'è stato un black out" disse avvicinandosi al balcone e notando che tutta Matera era al buio
"Già" disse Imma sbirciando anche lei dal vetro
"Ho delle candele, posso accendere quelle" si affrettò a proporle e si avvicinò con la torcia alle scatole posizionate in un angolo, fino a trovare quello desiderato dal quale estrasse delle candele profumate che iniziò ad accendere con l'accendino rimediato sulla cucina.
In pochi minuti, il buio venne sostituito dalla fioca, ma gradevole luce emanata dalle candele.
Imma si guardò intorno: "Non si può dire che non sei pronto per una cena a lume di candele" disse sarcastica anche per smorzare quell'asfissiante silenzio
"No dottoressa che andate a pensare" rispose "è che a me piacciono le candele profumate e quando sono andato a scegliere i mobili ne avevano un intero reparto e non ho resistito ... io non ..."
"Calogiù non era una critica" cercò di tranquillizzarlo e inavvertitamente gli sfiorò il braccio, ma si ritrasse subito quando vide il sorriso che le rivolse "Vabbè mi sa che qua andrà per le lunghe" affermò mettendosi seduta sui cuscini dove poco prima avevano cenato e il maresciallo seguì il suo esempio posizionandosi accanto
Cominciarono a parlare del più e del meno: lui le parlò della sua scelta di andare a vivere da solo, perché si sentiva troppo "grande" per vivere ancora nelle camerate con i colleghi.
Imma lo osservò e sorrise; ne aveva fatta di strada da quando era un timido appuntato ...
Era talmente gentile, educato, mai una parola fuori posto, anzi, i primi tempi quasi che gliele doveva cavare di bocca, non come i suoi colleghi che invece ne dicevano sempre troppe e a sproposito.
Le venne in mente la prima volta che lo vide ...
Era appena arrivata in Procura dopo l'ennesimo battibecco con Valentina che non voleva andare a scuola e aveva finto di stare male. Ci aveva messo appena 4 minuti per capire che il suo malanno altro non era che la versione di greco che lei e Bea non avevano fatto il pomeriggio precedente. Si era arrabbiata minacciandola di non mandarla più a casa dell'amica, mentre Pietro, come sempre, aveva provato a giustificarla e a dire che per una volta poteva non andare a scuola. Imma, di tutta risposta, dopo aver sbraitato contro padre e figlia andando avanti e indietro per la casa talmente adirata da riuscire a far rumore anche con le ciabatte di pelo, accompagnò Valentina a scuola al fine di evitare che l'associazione a delinquere padre/figlia potesse tentare di fregarla.
Nervosa per quel piccolo imprevisto che le aveva fatto maturare un ritardo di ben 1 minuti e 37 secondi, giunse in procura e mentre raggiunse l'ascensore che l'avrebbe portata al piano dove si trovava il suo ufficio, sentì quello che per lei era troppo baccano, provenire dagli uffici di PG.
"Bhe cos'è oggi non si lavora?" Disse entrando prepotentemente negli uffici
"Dottorè è arrivato il nuovo collega e stavamo facendo conoscenza" si giustificò Capozza e lei sollevò lo sguardo tra i presenti per identificare un volto sconosciuto e notò un ragazzo giovane, molto giovane, che veniva spinto in avanti da un collega
"Appuntato Ippazio Calogiuri dottoressa" disse facendo il saluto militare
"Comodo appuntato, sostituito procuratore Immacolata Tataranni" rispose allungando la mano "non prenda troppo esempio dai suoi nuovi colleghi, questa è una procura non una scuola dove si fa ricreazione. Avete capito?" Sottolineò e tutti i presenti ripresero le attività lasciandoli soli e in quel momento Imma lo scrutò meglio: era alto, slanciato, capelli scuri e degli occhi azzurri meravigliosi; sembrava un principe anche dal modo in cui si era presentato.
"Prende servizio oggi?"
"No dottoressa domani. Avevate bisogno di qualcosa?" Le chiese timidamente
Imma fece un impercettibile sorriso sentendo quel voi che ormai non usava quasi nessuno: "No, ma la aspetto domani nel mio ufficio, vediamo se tutto il tempo che ho dovuto aspettarla verrà ripagato" rispose prima di voltarsi e uscire a passo spedito dagli uffici senza dargli neanche il tempo di rispondere.
Scacciò dalla mente il ricordo del loro primo incontro per concentrarsi su quanto le stava dicendo: avendo dovuto pagare la caparra, aveva iniziato a prendere solo i mobili essenziali e poi a poco a poco avrebbe finito di arredarla tutta.
Quelle parole le provocarono un senso di tenerezza perché in molte cose rivedeva lei da giovane, quando metteva da parte i soldi per prendere una casa più grande per lei, ma anche per sua madre.
Quel piccolo sogno non si era mai avverato, o almeno non del tutto, perché poco prima della laurea aveva conosciuto Pietro e, di fatto, quella casa desiderata l'aveva presa con l'uomo con cui aveva deciso di dividere l'intera vita e su cui, mai aveva avuto dubbi ... o almeno fino a quando non aveva conosciuto Calogiuri e, almeno nei sogni, evadeva da quella routine consolidata che si ripeteva da anni, fatta di liti con la figlia, domeniche a pranzo dai suoceri con tanto di frecciatine, ma a lei andava bene così, o almeno, si convinceva che fosse così ...
Dopo le foto, da quando era andata in crisi con Pietro sull'unico punto di quella routine che aveva sempre funzionato bene, il sesso, si era chiesta se era davvero quello che voleva e se l'era chiesto anche poche sere prima dopo la tanto agognata ritrovata intimità.
Con Calogiuri invece era tutto diverso, la loro era un'intesa mentale, che non si limitava alla semplice attrazione fisica. Per carità, non voleva di certo fare la santa di turno, che fosse bellissimo non c'erano dubbi, poteva benissimo fare il modello, ma non era quello che la continuava ad attirare a lui come fosse una calamita.
"Quindi con la Matarazzo è finita definitivamente? È per questo che se ne è andata?" Gli chiese quasi inconsciamente in uno slancio di confidenza, ma pentendosi subito "scusa Calogiù non sono affari miei" si affrettò a precisare
"Figuratevi dottoressa, mi fa piacere parlarne con voi, tra di noi c'è una certa confidenza" le disse e Imma afferrò nuovamente il calice di vino, bevendo un altro sorso "comunque sì, mi ha detto una bugia troppo grande; non mi fraintendete non sono uno che non perdona, anzi, però ... al di là di quello che ha fatto, io non ero innamorato di lei ... le volevo bene, ma non più di quello" precisò
"Allora forse è stato meglio così, non era la donna giusta"
"Non lo so, inizio a pensare che forse quello sbagliato sono io, forse pretendo troppo. Io vorrei una donna sincera, che mi aiuti a superare le mie incertezze, che non mi faccia sentire sempre sbagliato o che mi vorrebbe solo come trofeo da mostrare a qualche evento familiare" disse abbassando lo sguardo verso le ginocchia piegate verso il petto.
Pur non avendo fatto nomi, Imma immaginò si riferisse alla Matarazzo e a Maria Luisa, la sua fidanzata storica
"Sei ancora giovane, ne avrai di occasioni" disse con un tono forse un po' troppo da donna vissuta, tanto che provò a formulare meglio la frase "nel senso che quando meno te lo aspetti troverai la persona con cui dividere la tua vita; hai appena chiuso una relazione, è normale che adesso vedi tutto nero" provò a consolarlo
"O forse la donna giusta, quella che vorrei io l'ho trovata, ma sono io a non essere giusto per lei" fece una pausa e poi riprese "dottoressa io ... " disse piano voltandosi verso di lei e avvicinandosi
"Calogiù dovrei andare in bagno" scattò in piedi "dov'è?"
"È in fondo" disse alzandosi anche lui "vi prendo degli asciugamani puliti" concluse e andò verso il bagno e tornò pochi secondi dopo "conviene portare questo" disse passandole il cellulare con la torcia accesa
"Faccio con il mio, grazie" rispose indietreggiando e recuperando il cellulare dall'isola.
Una volta raggiunto con non poca difficoltà il bagno, non tanto per un vero bisogno fisiologico, ma più per la necessità di allontanarsi da quella intimità che si stava creando con il maresciallo, chiuse la porta alle sue spalle, si appoggiò e fece un respiro profondo; nella sua testa maledì il momento in cui aveva accettato quell'invito. Si sciacquò il viso e afferrò l'asciugamano preparata dal maresciallo; aveva un dolce profumo di lavanda, uno dei suoi preferiti e a quanto pare anche del maresciallo vista anche la marea di candele che aveva di quella profumazione e questa piccola somiglianza tra loro la fece sorridere per un secondo prima di concentrarsi di nuovo sul presente, senza volare troppo con la fantasia.
Afferrò il cellulare lasciando accesa la torcia e chiamò Pietro:
"Amò" rispose l'uomo dopo due squilli "continua a piovere, è andata via anche la corrente"
"Sì amo ed ho anche il cellulare quasi scarico. Valentina è a casa sì?"
"Sì sta qua, tu sei ancora da Diana?"
"Sì sono qui" rispose mordendosi la lingua
"Forse meglio che rimani a dormire lì, non credo che la situazione migliorerà a breve"
"Sì lo credo anche io, comunque adesso ti lascio, voglio provare a preservare la batteria, avvisa tu Valentina che rimango qui" affermò convinta; magari appena possibile sarebbe andata da sua madre, trovando una scusa con Gibril, mentre con lui avrebbe finto di essere rimasta da Diana.
"Va bene. Buonanotte amo"
"Buonanotte" rispose e, prima di tornare nella sala, inviò un rapido messaggio a Diana: "Pietro sa che sono da te, non farti strane idee, domani ti spiego", pensando che qualcosa si sarebbe inventata, poi staccò la connessione, appoggiò la mano sulla maniglia, ma prima di uscire si guardò nuovamente alla specchio e sospirò; da una parte non vedeva l'ora di uscire da quella casa, dall'altra invece la sola idea di separarsi da lui quella notte le faceva mancare l'aria.
Tornata in sala proprio nel momento in cui l'ennesimo lampo illuminò l'ambiente, trovò Calogiuri di nuovo seduto: "Dottoressa, ho chiamato un'amica che lavora all'ufficio viabilità del comune, mi ha detto che la situazione è critica, le strade sono allagate e tutta Matera è al buio ..." fece qualche secondo di silenzio e poi proseguì "credo che ....insomma ... sia meglio che restiate qui stanotte" disse imbarazzato, poi senza darle modo di replicare precisò: "In camera ho una brandina, non è il massimo, ma purtroppo come vi dicevo non mi hanno ancora consegnato i mobili"
"E tu?" Gli chiese
"Io mi arrangio, non vi preoccupate ho un sacco a pelo, anzi, se volete vado a mettervi le lenzuola pulite" fece per alzarsi e Imma dopo aver cercato di fermare il moto di gelosia per questa amica che gli aveva risposto a quell'ora, lo fermò "non c'è fretta Calogiù, non ho sonno, se vuoi dormire tu vai pure, mi arrangio io qui" disse rimettendosi a sedere anche lei
"Non se ne parla nemmeno" esclamò "poi neanche io ho sonno, vorrà dire che aspetteremo che vi verrà sonno" concluse facendole un sorrisetto e afferrò il suo calice di vino
"Certo che sei testardo" disse scuotendo il capo e seguendo il suo esempio
"Non sono testardo, semplicemente non mi permetterei mai di farvi dormire qui, già la brandina non è una sistemazione consona a voi"
"Non esagerare Calogiù, non sono mica la regina Elisabetta" lo ammonì
"No, non intendevo questo, è giusto così, voi dormite di là e io mi adatto qui; starò benissimo, mi ricorda un po' quando sono andato in missione e diverse notti abbiamo dormito nelle tende. Quindi se non accettate, diciamo che la prendo come offesa, sia come uomo che come carabiniere" le disse facendole un sorrisetto furbo
Imma roteò gli occhi e sbuffò: "E va bene, non sia mai devo costringere la D'Antonio a fare un processo a mio carico per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale" rispose sarcastica e Calogiuri si mise a ridere "ma se ti azzardi a mandare un certificato di malattia lamentandoti del mal di schiena, guai a te" concluse puntandogli l'indice
"Giuro, non mi lamenterò" disse alzando le mani, poi afferrò nuovamente il calice "dunque affare fatto?" Si rivolse verso la donna porgendole il calice
Imma lo guardò, poi seguì nuovamente il suo esempio: "Non che mi hai lasciato margine di trattativa, ma va bene, grazie" rispose e avvicinarono i calici improvvisando un brindisi prima di sorseggiare il vino
Mentre fuori continuava a piovere e la corrente non accennava a voler ritornare, Imma riprese la parola: "È incredibile" disse guardando fuori dalla finestra "sono anni che non pioveva così, mi ricorda una volta che sono rimasta bloccata a Bari all'università per una frana sulla statale; rimasi a dormire in quelle che ora chiamano residenze per studenti, ma in realtà non chiusi occhio perché i miei colleghi ebbero la brillante idea di organizzare una festa con della musica ed io che il giorno dopo avevo un esame, cercavo in tutti i modi di estraniarmi da quel baccano, ma fu impossibile"
"Ma poi l'esame l'avete fatto?"
Imma annuì: "Fui l'unica a presentarmi in orario e se non ricordo male anche l'unica a passarlo" rispose
"Non avevo dubbi" replicò con un sorriso
"Loro potevano permettersi di rinviare un esame, erano tutti o quasi figli di avvocati, notai, magistrati, io stavo lì con i soldi che mi mettevo da parte andando a lavorare; quanti esami ho preparato di notte con una piccola luce che in confronto queste candele sembrano fari da discoteca" disse con lo sguardo basso e un sorriso malinconico mentre girava tra le mani il gambo del calice "all'epoca mio padre stava già molto male e la notte era l'unico momento in cui mia madre riusciva a riposare un po', quindi cercavo di fare meno rumore possibile"
"Dottoressa posso farvi una domanda?" Le chiese e Imma lo guardò e annuì "perché avete scelto di fare il magistrato?"
"Penso di aver da sempre desiderato di farlo, sul perché ... ho sempre odiato le ingiustizie e ne ho viste negli anni; dalle ricostruzioni post terremoto, allo smaltimento dei rifiuti tossici e mi ero messa in testa che volevo salvare la mia terra, ma anche perché volevo dimostrare che anche chi come me viene dal nulla, perché Calogiù credimi, io ho provato sulla mia pelle cosa significa la povertà, potesse raggiungere traguardi che fino a qualche anno fa erano solo per gli appartenenti alle caste. Poi ... anche quando andavo a scuola, ascoltavo le discussioni tra le mie compagne di classe e, anche se non mi calcolavano, stabilivo secondo me chi avesse ragione" disse ridendo "dopo la laurea feci il tirocinio a Bari, facevo la pendolare e quando si è prospettata la possibilità di fare il concorso in procura a Matera ..."
"Siete diventata lo sceriffo di Matera" disse facendo il verso a Zazza
"Esatto" rispose bevendo un sorso di vino "tu invece? Perché hai deciso di diventare un carabiniere?"
Calogiuri posò il calice sul tavolo: "Io al contrario vostro non ho mai avuto grandi ambizioni, mi piaceva lo sport, studiare per niente. Ho finito la scuola facendo dannare i miei genitori e dopo il diploma ho iniziato a fare dei lavoretti per guadagnare qualche soldo. Però la mia famiglia, la mia ex fidanzata continuavano a ripetere che dovevo decidere cosa volessi fare nella vita e se non mi decidevo sarei dovuto andare a lavorare nell'azienda del padre di Maria Luisa, ma io non ne volevo sapere. Un giorno ho sentito che parlavano di un cugino di Maria Luisa che era diventato carabiniere e tutti lo elogiavano, mentre io venivo sempre considerato un buono a nulla. Allora mi sono detto: se c'è riuscito lui, perché non ci posso riuscire anche io? Così ho fatto la domanda quasi per gioco, senza dire niente a nessuno, convinto di non superare neanche la prova scritta; studiavo di nascosto per paura che se non ci fossi riuscito, mi avrebbero attaccato ancora di più. Invece poi ho superato la prova scritta, quelle fisiche e ci ho creduto davvero ... alla fine sono arrivato tra i primi 50 della graduatoria e mi hanno assegnato alla scuola di Taranto. Tutto felice sono andato a comunicarlo alla mia famiglia e a Maria Luisa, ma mentre i miei genitori, seppur scettici, accettarono quella scelta, lei cominciò a dire che potevo benissimo lavorare con il padre e che dovevamo sposarci ... dottoressa io non avevo neanche 24 anni, non ci pensavo proprio a sposarmi. Alla fine però proprio con la prospettiva di un matrimonio e della possibilità di uno stipendio fisso, riuscii a convincerla anche se abbiamo litigato persino il giorno del giuramento, quando le dissi che mi avevano assegnato ad una caserma in Abruzzo. Tuttavia i primi mesi andarono bene, anche se cominciavamo a vederci meno, poi un giorno il comandante mi chiamò in ufficio, disse che avevo intuito e mi chiese se mi sarebbe piaciuto occuparmi di indagini. Io risposi che non ne avevo idea, perché non avrei mai neanche pensato di fare questo lavoro e lui mi disse che prima di dire di no bisogna provare. Una settimana dopo mi chiamò di nuovo e mi mise davanti un foglio con una richiesta di trasferimento, destinazione Matera. Io nella mia ingenuità pensai che poteva anche essere un'occasione per me e Maria Luisa di vivere per conto nostro senza la pressione delle nostre famiglie e così accettai questa nuova sfida ... il resto della storia la conoscete ..." le disse sorridendo
"Quindi devo ringraziare questo comandante se finalmente in procura è arrivato qualcuno che ha voglia di lavorare" affermò alla fine del racconto
"Diciamo che le uniche due persone che hanno creduto in me, non facevano parte della mia famiglia e questo mi ha fatto male. Ma se oggi sono quello che sono, lo devo soprattutto a voi dottoressa ... e io di questo non smetterò mai di ringraziarvi" le disse guardandola negli occhi e Imma cercò di distogliere lo sguardo, ma quelle pozze azzurre erano come delle calamite.
"Non devi ringraziarmi Calogiù ... sei una persona di valore e prima o poi lo avresti dimostrato, anche senza di me" rispose
Calogiuri scosse il capo: "No dottoressa, voi siete riuscita a vedere qualcosa in me che nessuno vedeva, io per primo. Lo so che voci girano su di noi" disse e Imma deglutì la saliva come se fosse un macigno "dicono che sono un raccomandato e che io sfrutto la nostra ... amicizia ... per fare carriera, ma non è così ... io ci tengo a voi dottoressa" ripetè quella frase detta qualche mese prima quando lei lo stava allontanando e lui aveva cominciato a frequentare Jessica e pensava che lei ce l'avesse con lui.
Le aveva sentite pure lei quelle voci, ancora di più quelle che sostenevano che fossero amanti, ma lei se ne fregava altamente, a lei importava essere creduta da Pietro e sperava che non arrivassero mai al maresciallo, ma a quanto pare le conosceva eccome.
"Per nessuna ragione al mondo dovete pensare che io abbia un doppio scopo nei vostri confronti, che voglio fare carriera ..."
"Non l'ho mai pensato Calogiù" lo tranquillizzò
"Voi siete una donna eccezionale e io non mi prenderei mai gioco di voi"
"Non devi giustificarti ..." provò a fermare quel discorso
"Non mi sto giustificando, ma voglio dirvi che io sono sempre stato sincero in tutto quello che vi ho detto ... in tutto ..." sollevò tremando una mano e afferrò la sinistra della piemme "quando prima dicevo che io la donna giusta l'ho trovata, ma che forse sono io a non essere giusto per lei ... mi riferivo proprio a ..." provò a dire e le sfiorò l'anulare sinistro, proprio all'altezza della fede e si avvicinò sempre di più, tanto che Imma sentì il suo respiro vicino, troppo vicino, per questo si alzò di scatto
"Calogiù sono stanca ... ti dispiace se andiamo a dormire?" disse allontanandosi rapidamente
Il maresciallo, deluso, annuì e si alzò: "Vado a prepararvi la stanza, avete bisogno di qualcos'altro?"
"No, grazie"
"Va bene" rispose e andò a testa bassa verso la camera da letto.
Quando lo vide allontanarsi, Imma si rimise seduta, sospirò e tirò la testa all'indietro; sarebbe stata una lunghissima notte.
Calogiuri fece ritorno dopo qualche minuto ...
"Dottoressa la stanza è ..." provò a dire, ma si bloccò quando, una volta giunto in sala, la trovò rannicchiata in posizione fetale addormentata con la testa appoggiata su uno dei cuscini e quella scena gli strinse il cuore in una morsa e sul suo volto comparve un tenero sorriso. Avrebbe dovuto svegliarla piano, ma non ce la faceva a smettere di guardarla dormire con il viso leggermente imbronciato e i ricci che le cadevano sugli occhi. Si avvicinò piano e prese una coperta, si abbassò accanto a lei e, prima di coprirla, si avvicinò piano al suo orecchio sussurrandole: "Dottoressa, io sono certo di essermi innamorato di te" , poi appoggiò delicatamente la coperta sulle gambe scoperte, ma, come in un dejavù, Imma si svegliò, si voltò e si mise una mano sul viso
"Calogiù mi sono addormentata" si giustificò "se hai fatto andrei" disse indicando il corridoio
"Sì certo"
"Buonanotte"
"Buonanotte dottoressa" rispose e rimase fermo, imbarazzato, a guardarla andare verso la camera.
Così come successo settimane prima, aveva osato con le parole, ma ancora una volta non sapeva se lei avesse sentito o no.
La scelta più logica e giusta era quella di lasciarla andare perché lei l'indomani sarebbe ritornata dal marito, come se quella notte di tempesta non fosse mai esistita, ma lui la amava, non poteva più negarlo a se stesso e così si fece coraggio e la chiamò: "Dottoressa"
Imma, ormai sulla soglia della camera, pronta a varcarla e provare a mettere un muro immaginario tra lei e il maresciallo, si fermò e si voltò verso di lui illuminato appena dalla luce delle candele: "Vi ricordate quando vi ho chiesto se conviene essere onesti nelle questioni di cuore?" Le chiese e avvertì i suoi occhi azzurri fissarla
Si voltò e rispose un "Sì" appena sussurrato
"Voi non mi avete risposto ... ve lo chiedo di nuovo: conviene essere onesti nelle questioni di cuore?"
Imma si avvicinò, capendo che non poteva più fuggire: "Non sempre l'onestà paga" rispose
"Curioso detto da voi" le rispose
"Delle volte l'onestà può far male ad altre persone, meglio una bugia a fin di bene"
"E quale sarebbe questa bugia?" Chiese
"Calogiù per favore ..." lo implorò
"Che quello che è successo alla festa della Bruna non doveva succedere più?" Insisté avvicinandosi e Imma provò a distogliere lo sguardo "dite la verità, anche voi ci pensate ancora a quel bacio?" Provò ad incalzarla avvicinandosi sempre di più
"No" rispose secca
"Non vi credo" rispose sempre più vicino; ormai potevano avvertire i respiri l'uno dell'altro, come poco prima "io lo sento che anche voi provate qualcosa per me.."
"Calogiù io sono sposata ... e questa storia ha già causato abbastanza problemi al mio matrimonio" disse cercando di evitare il suo sguardo
"State dicendo che per voi sono un problema? Lo sono per il vostro matrimonio?" Trovò il coraggio di dire, tanto ormai non aveva più nulla da perdere
"Questi non sono affari tuoi" disse alzando la voce
"Non mi avete risposto"
"Sì Calogiù sì" urlò "sei tu il problema del mio matrimonio, sei tu il problema per me perché io ..."
"Voi? Voi cosa? Sentite le stesse cose che sento io?"
"Meglio che vado, non è il caso che io rimanga qui stanotte, facciamo finta che non è successo niente" disse afferrando la borsa, l'impermeabile e dirigendosi verso la porta
"State scappando ..." disse afferrandole il braccio
"No, sto solo evitando di fare qualcosa di cui ci pentiremo" rispose e tirò il braccio dalla presa allontanandosi e affrettandosi a raggiungere il portone
Calogiuri però non aveva alcuna intenzione di non avere una risposta, quello che provava era troppo forte e così la rincorse e si fermò sulla soglia del portone mentre lei armata di ombrello raggiungeva rapidamente l'auto
"Dottoressa guardatemi negli occhi e ditemi che per voi non sono nessuno, ditemi che sono solo un illuso, un ingenuo e che è stato tutto nella mia testa, ogni sguardo, ogni sorriso" urlò con le lacrime agli occhi avvicinandosi a lei sotto la pioggia "ditemi che tutto questo non è mai esistito e io vi giuro che dopo questa ultima operazione chiederò il trasferimento e non mi vedrete mai più, ma voglio che me lo dite guardandomi negli occhi. Io mi sono innamorato di voi, lo sono sempre stato, ma ora più che mai ne sono certo. Siete voi la donna giusta per me, quella che da sempre sogno di avere accanto. Io lo so che voi siete sposata, ma se per voi sono veramente un problema ditemelo guardandomi negli occhi e non mi vedrete mai più. Ditemelo .. "
La piemme, rimasta sempre di spalle per non guardarlo negli occhi, stringendo fino a farsi male l'ombrello tra le mani, con gli occhi chiusi cercando di trattenere le lacrime cominciò a urlare: "Basta Calogiù basta" disse voltandosi e vedendo il maresciallo zuppo d'acqua che riprendeva fiato "non sono la donna giusta per te, è una tua fantasia, è una follia"
"Non è una follia e voi lo sapete" replicò
"Mi odieresti, io non voglio questo"
"Non lo farei"
"Hai tutta la vita davanti, troverai la donna giusta per te. Io non ho nulla da offrirti. Dimenticami, vai avanti con la tua vita" lo implorò mentre le lacrime cominciarono a scendere
"Non potrei mai dimenticarvi, ma se quello che volete è questo, io mi arrendo ... per me è importante essere onesti nelle questioni di cuore e voi, seppur a modo vostro, lo siete stata" concluse a bassa voce, completamente bagnato e, dopo averla fissata qualche altro secondo, concluse "Addio dottoressa ..." poi si voltò e rientrò nel portone senza mai voltarsi.
Imma lo seguì con lo sguardo, era giusto così, lui doveva farsi una vita, cosa se ne faceva di una donna più grande di lui che non è in grado di capire cosa sente dentro? Perché la verità era quella, lei non sapeva più cosa provava: amava Pietro, ma sentiva di provare qualcosa anche per Calogiuri.
Era quel sentirsi finalmente capita che l'aveva fatta vacillare, in quella vita ritenuta da sempre perfetta per lei, ma che ora non le sembrò più tanto perfetta ...
Che il maresciallo fosse l'occasione della vita per capire che non ci sono solo regole, ma che anzi, le regole delle volte devono essere trasgredite per essere felice, anche a costo di perdere tutto ... o guadagnare qualcosa di nuovo ...
Tirò un sospiro e tornò verso il portone, per fortuna rimasto aperto, cercò il maresciallo con lo sguardo e lo vide che stava entrando nel suo appartamento.
"Calogiù" lo chiamò e l'uomo si voltò incredulo, si affacciò dal piccolo ballatoio e la vide lì con i piedi puntati a terra, lo sguardo rivolto verso di lui e l'ombrello abbandonato a terra ...
Si guardarono qualche secondo negli occhi, poi non ci fu bisogno di dire altro: Imma cominciò a correre sulle scale e lui la raggiunse appena all'inizio della rampa, le prese il viso tra le mani e la baciò.
Le loro lingue cominciarono una danza appassionata, famelica, come se tutto dipendesse in quel momento dall'Intreccio delle loro lingue e dalle loro labbra bagnate dalla pioggia che sembrava non volessero staccarsi, anche quando l'aria cominciò a mancare.
Quando si staccarono rimasero fronte a fronte a respirare all'unisono con il maresciallo che le teneva il viso tra le mani e lei che aveva affondato le sue dita nei capelli completamente bagnati di lui.
"È sbagliato Calogiù" gli disse ansimando
"Lo so, forse lo è, ma è una cosa bella" le rispose sorridendole, poi la prese per mano ed entrarono nell'appartamento dove ricominciarono a baciarsi.
Calogiuri si staccò e per mano la trascinò di nuovo verso i cuscini e senza dire nulla le le sfilò l'impermeabile, ma poi aspettò fosse lei a fare la seconda mossa e la donna infilò la mano sotto la maglietta completamente bagnata che gli fece passare da sopra alla testa. Sospirò quando nella penombra notò il fisico scolpito e la realtà era ben oltre ogni fantasia che aveva potuto fare durante le notti in cui lo aveva sognato.
Fece scorrere piano le dita sull'addome provocandogli un leggero solletico, poi gli stampò un bacio leggero sulle labbra e proseguì verso il collo, i pettorali e il maresciallo sospirò e le affondò le mani tra i ricci accompagnando i movimenti sempre più verso il basso fino a raggiungere la cintura dei jeans che slacciò abilmente abbassando i pantaloni zuppi d'acqua da cui si liberò con fatica.
Rimase quindi in boxer e con una evidente eccitazione e quando si accorse che Imma lo stava osservando quasi arrossì; in quel momento si sentiva talmente felice che iniziò a temere l'ansia da prestazione.
Scacciò quella paura e quando sentì le dita della donna sfiorargli la pelle all'altezza delle anche, la fermò e la fece alzare ricominciando a baciarla e lentamente le sfilò la maglietta svelando un reggiseno zebrato e abbassò la lampo della gonna che mise in mostra un tanga di pizzo nero e gli venne da sorridere; quante volte aveva fantasticato sulla sua biancheria intima, quante volte aveva cercato di sbirciare sotto qualche camicetta o gonna aderente quegli indumenti e ora ce l'aveva lì davanti: aveva immaginato che, pur non essendo più giovanissima, avesse un fisico da fare invidia, ma era dal vivo era decisamente più bella di quanto avesse immaginato.
Rimasero fermi a guardarsi negli occhi, incrociando le loro dita, in un momento di intimità tale da farli sentire nudi anche se non lo erano completamente.
"Ma che stiamo facendo?" Le chiese la donna in un ultimo barlume di lucidità
"Quello che desideriamo da tempo" le disse accarezzandole il viso "proviamo a scacciare ogni pensiero? Cerchiamo di pensare solo a noi, in questa notte che è solo nostra? Io vi desidero da morire, ma io non voglio solo il vostro corpo, io vi voglio, voglio sentirvi mia, ma completamente. Voi lo volete?" Le chiese con dolcezza mentre le faceva scorrere il dito sul viso delineandone i contorni e poi le sfiorò le labbra così perfette che tanto aveva bramato.
Imma non gli rispose, ma quella notte che li stava mettendo a nudo poteva essere per lei l'occasione per mettere fine a quel tumulto interiore che da tempo viveva, o complicarlo ulteriormente, ma a quel punto, tornare indietro era più difficile che proseguire e così ricominciò a baciarlo mentre lentamente lui le slacciò il reggiseno, poi si abbassarono e, senza mai staccarsi, Calogiuri le sistemò i cuscini sotto alla schiena per rendere più comodo quel letto d'amore improvvisato.
Si liberarono degli ultimi strati di stoffa e, prima di unirsi definitivamente, si guardarono ancora una volta gli occhi nocciola della piemme si fissarono in quelli color del mare del maresciallo e i pensieri affollarono nuovamente la mente ...
Calogiuri pensò che sotto di lui c'era la donna che desiderava più di qualunque altra cosa al mondo. Finalmente stava realizzando quel desiderio che ormai da tempo viveva dentro di lui e che, anche durante la storia con Jessica, nei momenti di intimità, non lo abbandonava tanto da sentirsi uno schifo quando stava con lei, ma sognava di amarsi con la piemme.
Imma sentiva i muscoli di Calogiuri premere dolcemente su di lei e non poteva fare a meno di pensare a cosa stava per fare e i sensi di colpa ripresero a divorarla, come delle sabbie mobili che la risucchiavano.
Stava tradendo Pietro, l'unico uomo con cui era mai stata nella sua vita e con cui si era giurata amore eterno.
Lo stava facendo però con l'unico che l'aveva fatta vacillare, non di certo con il mio primo che le aveva dato attenzioni.
Non voleva essere una giustificazione, ma quel qualcosa che provava per il maresciallo, quello a cui non riusciva ancora a dare un nome, non era semplice attrazione fisica e questa era l'unica certezza che aveva.
Cedere significava entrare in una spirale in cui si sarebbero fatti male, ne era certa, ma non riuscì proprio a rinunciarci.
E così, come se volesse dargli un ultimo cenno, fece scivolare piano le sue mani dietro alla schiena e, proprio in quel momento, lo sentì entrare dentro di lei con passione, ma allo stesso tempo con la dolcezza che da sempre lo contraddistingueva.
Si amarono intensamente, per quella notte di pioggia che sarebbe rimasta per sempre solo loro, qualunque cosa sarebbe successo da lì a poche ore ...
Stremati, si addormentarono con Calogiuri che la abbracciò forte come se volesse riparare quel sogno ad occhi aperti che stava vivendo ...
Un sole quasi accecante penetrò dalle finestre tanto che Imma, quando aprì gli occhi se non fosse per il mal di schiena dovuto al fatto che aveva dormito sul pavimento e per il fatto che fosse nuda coperta solo da una coperta, avrebbe pensato di aver sognato tutto.
Si voltò lentamente e vide che Calogiuri non c'era, ma le bastò guardare verso la cucina per accorgersi che stava armeggiando con la macchinetta del caffè.
"Calogiù" lo chiamò sollevandosi leggermente e coprendosi con la coperta
"Buongiorno dottoressa, vi siete svegliata?" Le chiese avvicinandosi con due tazzine del caffè e con indosso solo i boxer.
"Ancora con questo voi? Direi che questa fase l'abbiamo superata" lo ammonì e se lo ammirò finalmente alla luce del sole
"Avete ... cioè hai ragione" si corresse quando vide l'occhiataccia della piemme
Dopo aver bevuto il caffè, Imma si fece una doccia e lo raggiunse in sala, ma prima che potesse recuperare la borsa, le prese le mani e la avvicinò a sé cingendole i fianchi: "E adesso che il temporale è passato, che succede Imma?" Le chiese appoggiando la fronte sulla sua
Il cuore della piemme, al solo sentire il suono del suo nome pronunciato da lui, fece un sussulto: "Succede che ci vediamo più tardi in procura che abbiamo tanto lavoro da fare" disse staccandosi "per cui veloce Calogiù" gli disse e dopo avergli depositato un leggero bacio sulle labbra uscì dall'appartamento.
*****
Nei 10 giorni successivi Imma visse un momento di totale confusione: mentre sul lavoro mantennero un comportamento integerrimo, la sera o in pausa pranzo, spesso aveva raggiunto il maresciallo nel suo appartamento che piano piano prendeva forma.
Ogni volta si preparava un discorso per dirgli, cercando di ferirlo il meno possibile, che dovevano interrompere quella sorta di relazione clandestina, ma ogni volta lui la accoglieva con un sorriso, facevano l'amore e le sembrava di vivere un'eterna prima volta e così tutti i propositi volavano via insieme ai vestiti.
Con Pietro la situazione non era migliore: dopo aver fatto l'amore con Calogiuri, era certa di voler parlare con lui e spiegargli cosa le stava succedendo, ma puntualmente le parole le morivano in gola e spesso per sensi di colpa, cedeva alla passione con lui, almeno all'inizio, ma negli ultimi giorni cominciò ad usare la più classica e banale delle scuse: il mal di testa.
Il giorno prima del trasferimento di Romaniello, Calogiuri la invitò a casa sua, insistendo quando gli disse che quella sera proprio non poteva. Alla fine aveva ceduto e una volta giunta le bendò gli occhi, la portò in camera da letto che trovò finalmente arredata e illuminata con le candele e inevitabilmente venne invasa da un'emozione forte difficile da spiegare. Per la prima volta fecero l'amore in un letto vero ed è come se d'improvviso tutto diventò reale.
Mentre stavano abbracciati e Calogiuri le accarezzava una spalla e giocava con i ricci, lei lo stringeva forte: "Calogiù" lo chiamò e lui la guardò "mi prometti che starai attento domani?" Gli chiese come se avesse un brutto presentimento
"Ma si tratta di un trasferimento di poco più di un'ora e il tragitto lo conosciamo pochissime persone; vedrai che andrà tutto bene"
"Lo so, ma tu promettimi lo stesso che starai attento" gli chiese di nuovo
"Te lo prometto" disse depositandole un bacio per suggellare quel patto e la spinse delicatamente sul letto posizionandosi sopra di lei
"Calogiù devo andare" provò a resistere
"Abbiamo ancora un po' di tempo" le disse cominciando a baciarle il collo e lei si lasciò andare nuovamente tra le sue braccia.
Il giorno successivo Imma faceva avanti e indietro nell'ufficio aspettando notizie, poi sarebbe andata a cena Pietro per provare ad essere sincera e spiegargli tutto.
D'improvviso le suonò il cellulare e vide un messaggio; era Calogiuri: "Stasera vieni da me?"
"Non posso, vado a cena con Pietro"
"Ah ok" rispose freddo
"Ho deciso di essere onesta nelle questioni di cuore"
"Davvero?"
"Sì, ma tu ricordati che mi hai fatto una promessa"
Calogiuri, poco prima di entrare in macchina lesse quel messaggio e sorrise, le rispose rapidamente e poi mise il cellulare nella giacca: "Forza, andiamo, è arrivato il momento" ordinò ed entrò in macchina per portare a termine quella missione e soprattutto per mantenere quella promessa che le aveva fatto mentre la teneva stretta tra le sue braccia.
Essere onesto nelle questioni di cuore paga sempre
