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L'aria di Matera, quel quindici d'agosto, era ferma e rovente, ma per Imma la giornata era cominciata in modo strano: sul comodino, un bigliettino piegato con cura, scritto a mano con la calligrafia tonda e ordinata di Calogiuri.
Primo indizio: amore mio non fermarti, non pensare, la sorpresa è già qui, devi solo trovarla.
Imma sorrise. Conosceva quel tono. Sotto il posacenere trovò il secondo bigliettino.
Secondo indizio: acqua che fuma e colline di cipressi.
Poi sotto la tazza del caffè.
Terzo indizio: ho venduto un pezzo di terra e ho comprato un pezzo di cielo.
Poi nell' astuccio del rossetto
Quarto indizio: un tempo lontano che profuma di Siena.
Rideva da sola, il cuore che le batteva forte, mentre una vocina interiore le sussurrava che quel pazzo del suo maresciallo stava preparando qualcosa di grande.
L'ultimo bigliettino la portò dritta alla sua macchina. E lì, appoggiato al cofano, c'era lui, Calogiuri. Con quegli occhi azzurri e un sorriso che le scioglieva le ginocchia.
"Dove mi porti?", chiese lei.
"In Toscana, tre giorni a Bagno Vignoni, solo noi due."
Lei non disse nulla,sali' in macchina e il viaggio cominciò nel silenzio.Era un silenzio strano, fatto di sguardi,
lui guidava, lei lo guardava di sottecchi, ogni tanto lui le lanciava un'occhiata e sorrideva.
La strada da Matera alla Val d'Orcia è lunga: la Basilicata arsa dal sole, poi I'Appennino, poi la Toscana che si svela a poco a poco, con le sue colline ondulate come un mare di seta e in quel lungo tragitto, nessuna parola, eppure parlavano continuamente, con gli occhi.
Poi la radio. Una melodia dolce, inconfondibile: < Sei nelllanima>, di Gianna Nannini. Imma si voltò, gli occhi lucidi.
"Sai che oggi è il nostro anniversario?", sussurrò. "Un anno, Calogiuri. Un anno che stiamo insieme."
E cominciò a raccontare, la loro storia clandestina, i pomeriggi rubati, le notti a casa sua, la paura di essere scoperti e l'incanto di amarsi comunque. Lui la guardava, le sorrideva e i suoi occhi brillavano di felicità, mentre la voce di Gianna li avvolgeva.
Poi un'altra canzone, stavolta Jovanotti. <A te>.
Calogiuri iniziò a canticchiarla, piano, con quella sua voce un po' roca. E quando arrivò al punto <A te che non ti piaci mai, ma sei una meraviglia>la guardò dritto negli occhi. Imma arrossi' visibilmente, un rossore che le sali' dalle guance al collo e abbozzò un sorriso timido. Era una donna felice, lì, accanto al suo Calogiuri.
Dopo un viaggio lunghissimo, finalmente le colline della Val d'Orcia si aprirono davanti a loro: una cartolina di cipressi, grano maturo, case di pietra. E poi il borgo. Bagno Vignoni.
Bagno Vignoni è un piccolo borgo di pietra che pare sospeso nel tempo, arroccato in cima a una collina nel cuore della Val d'Orcia, patrimonio dell'umanità UNESCO. La sua piazza principale non è una piazza qualunque: al posto delle case e del selciato, al centro campeggia una grande vasca di acqua termale, lunga e rettangolare, dalla superficie immobile e fumante, di un azzurro-verde opalescente. L'acqua arriva dalle viscere della terra a una temperatura di circa quarantanove gradi e il vapore che sale da quella superficie crea un'atmosfera irreale, quasi magica, specialmente al tramonto, quando la luce dorata si mescola alle nebbie calde.
All'interno della vasca si affacciano antichi palazzi di pietra chiara, i tetti di cotto, la chiesa romanica di San Giovanni Battista dal campanile snello. Il borgo è silenzioso e raccolto: poche strade lastricate, pochi passi,il profumo di salvia e di erbe selvatiche, il ronzio delle api tra i fiori. Poco sotto, un sentiero scende al Parco dei Mulini: lì l'acqua scorre tra i ruderi di antichi mulini medievali e forma piccole cascate naturali, vasche scavate nella roccia dove ci si può immergere i piedi ascoltando il fruscio dell acqua. È un luogo di una bellezza intima e severa, come una promessa di pace.
Posarono le valigie nella stanza,una camera semplice e calda, con travi in legno a vista, il letto con le lenzuola di lino, la finestra che si apriva sulle colline e crollarono affamati. Trovarono una piccola trattoria dove mangiarono come due lupi: pici al ragù, pecorino di Pienza, un rosso della zona, pane toscano. Ridevano, si guardavano, le loro mani si toccavano sopra la tovaglia a quadretti.
Una volta ritornati in camera, Imma lo abbracciò, piena di gioia.
"Grazie, Calogiuri. Non so come hai fatto." E lo baciò.
E poi si amarono,lentamente, come sapevano fare loro, come se il tempo si fosse fermato: mani che si cercano, respiri che si mescolano, la luce del pomeriggio che filtra dalle tende di lino. Non c'erano parole, solo la gioia di essere finalmente liberi di amarsi senza paura, Iontani da tutto e da tutti.
Nel pomeriggio scesero al Parco dei Mulini, dove c'è il percorso in cui ci si può immergere i piedi nell'acqua delle terme. Imma era estasiata: si era seduta sul bordo della vasca naturale, i piedi nudi nell'acqua calda che scorreva, gli occhi chiusi, un sorriso beato.
"Come hai fatto, Calogiuri? Come hai fatto a organizzare tutto questo da solo?", chiese, incredula.
Lui, con aria da spaccone, alzò il mento: "Perché sono il migliore anche in questo, amore mio".
Risero a crepapelle, cosÌ forte che l'eco rimbalzò tra i ruderi dei mulini.
La sera andarono a mangiare in un piccolo ristorantino a Poggio Rosa, una manciata di case sopra la valle, con la terrazza che guardava le colline. Imma era radiosa, felice accanto al suo maresciallo. Provava emozioni forti, mai provate prima,nemmeno con Pietro. Lo pensò e quasi si sentì in colpa, ma non poteva negare la verità. Calogiuri era felice anche lui: ancora non riusciva a credere di essere diventato il suo compagno in un solo anno.
Erano costretti a vivere la loro storia in segreto, a Matera: lui non aveva ancora ottenuto la promozione a capitano, lavoravano nella stessa procura, non potevano permettersi di essere visti insieme. E lei, poi, era ancora una donna sposata. Per stare un po' insieme si incontravano la sera a casa di lui, senza destare sospetti. Ma lì, in Toscana, lontani da tutto, potevano vivere il loro amore senza sotterfugi, senza tensioni, liberi di mangiare insieme, di scambiarsi piccole effusioni, senza essere giudicati.
Una volta tornati in camera, Calogiuri le annunciò, con un sorriso enigmatico:
"Domani riceverai un regalo. Un po insolito. Per il nostro anniversario."
Ma non si sbottonò oltre.
"Anch'io ho una sorpresa per te", replicò Imma, con la stessa aria misteriosa. " Ma non ti dirò nulla."
Si coccolarono a lungo prima di dormire. Lei appoggiò la testa sul suo petto, lui le passò le dita tra i capelli con una lentezza infinita, disegnando piccoli cerchi sulla sua schiena, baciandole la fronte, la tempia, la punta del naso. Lei gli intreccio' le gambe alle sue, gli prese la mano e se la portò al cuore.
Si sussurrarono sciocchezze, progetti, sogni e un futuro in cui non avrebbero più dovuto nascondersi e si addormentarono abbracciati nella notte, il respiro di lei contro il collo di lui,il calore del suo corpo che la cullava. Era un amore fatto di piccole cose, e in quel momento era perfetto.
La mattina seguente, a colazione, il tavolino della trattoria era già apparecchiato. Calogiuri, con un'aria innocente che non ingannava nessuno, posò accanto alla tazza di latte di Imma una scatolina: dentro, un mazzo di chiavi. E lei, con lo stesso sorriso complice, posò accanto alla sua tazza un pacco un po piu' grande.
Seguì un acceso dibattito su chi dovesse aprire per primo il proprio regalo. Alla fine vinse la curiosità e Calogiuri aprì il suo. Spalancò gli occhi, non ci voleva credere, dentro c'erano le carte che riguardavano la sua separazione. Per il momento solo la separazione da Pietro: per il divorzio avrebbero dovuto aspettare qualche annetto. Ma per Calogiuri quello era tutto: la certezza che lei aveva scelto lui, per sempre. Scoppiò di felicità.
Poi toccò a Imma. All inizio non capì: prese quel mazzo di chiavi e lo mise davanti agli occhi del maresciallo.
"E queste? Spiegami, Calogiuri.
Lui le raccontò tutto. Il terreno venduto, la casetta comprata a Pienza, nel cuore della Toscana. Per lei. Per loro. Imma rimase senza parole, continuando a ripetere:" Sei pazzo. Sei proprio pazzo. Non dovevi." Ma non riusciva a parlare, tanto era emozionata, e le lacrime le pungevano gli occhi.
Calogiuri la portò a vedere il piccolo appartamentino. Era un gioiello: una casetta di pietra in un vicolo silenzioso del centro storico, due stanze e un angolo cottura. L'arredamento era semplice e caldo: pareti color crema, travi in legno a vista, un camino in pietra, un divano in tessuto grezzo con cuscini colorati, una libreria piena di libri, una piccola cucina con il piano in legno e le pentole di rame appese e la camera con un letto matrimoniale dalle lenzuola di lino bianco, con una finestra che si apriva su un mare di colline, cipressi e cielo. Sull' uscio, un vaso di gerani. Profumava di pulito, di casa, di futuro.
Imma, ancora incredula e scioccata, lo baciò. Un bacio lungo, che diceva tutto quello che le parole non riuscivano a dire. E quando il bacio finì, Calogiuri le sussurrò contro le labbra:
"questa casa per il momento è il nostro nido d'amore, il posto dove venire quando vogliamo evadere dalla brutta e triste realtà di Matera."
Imma gli sorrise, gli occhi ancora umidi. E per la prima volta da tanto tempo, sentì che il futuro, finalmente, era suo.
