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Italiano
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Published:
2026-09-13
Words:
2,624
Chapters:
1/1
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4
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1
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93

La cosa giusta e la cosa bella

Work Text:

Il caso era stato un rompicapo, un omicidio a scopo di estorsione: un imprenditore della grande distribuzione, ucciso con un colpo di pistola alla nuca in un parcheggio semideserto. Le indagini avevano portato Imma Tataranni e Ippazio Calogiuri in giro per la Basilicata, tra Matera e Potenza, ma era nel Salento in Puglia che si era stretto il cerchio. Vitali con la sua solita efficienza, aveva prenotato due camere in un hotel con piscina, un piccolo lusso in mezzo al lavoro frenetico. Dopo una mattinata passata a interrogare testimonianze ea incastrare alibi, l'aria afosa del pomeriggio salentino sembrava pesare come un macigno. Fu Imma a decidere di concedersi una pausa, indossando un copricostume zebrato che le avvolgeva la figura snella e scese nella zona della piscina. L'acqua azzurra e immobile rifletteva il sole e l'unico suono era il canto delle cicale; si accomodò su un lettino, gli occhiali da sole a nascondere lo sguardo e si abbandonò al calore. Fu in quel momento che Calogiuri arrivò, non l'aveva vista, immerso nei suoi pensieri; indossava un costume da bagno scuro, il suo corpo asciutto e muscoloso messo in risalto dalla luce del pomeriggio; Imma, da dietro le lenti scure, lo osservò, era un'osservazione che andava oltre il semplice sguardo, era una dissezione, una lettura di ogni linea, di ogni movimento. «Ecco, guardalo, come si muove con quell'aria da ragazzo di strada, da animale selvatico, le spalle larghe che sembrano fatte per reggere il mondo e poi quei fianchi stretti, quelle gambe asciutte e nervose; non è un corpo da ufficio, è un corpo da fatica, da vita vera. Come si avvicina all'acqua, senza esitare, con quella sicurezza che lo contraddistingue in tutto. E quel tuffo...» Il suo corpo tagliò l'acqua con un tonfo sordo, sollevando una cascata di schizzi, Imma lo seguì con lo sguardo mentre emergeva, i capelli neri bagnati e incollati alla fronte, le braccia che fendevano l'acqua con bracciate lunghe e potenti; ogni movimento era fluido, ipnotico. Il sole giocava sui muscoli della schiena, sulle gocce d'acqua che scivolavano lungo la sua pelle. «Dio, che spettacolo. È come se l'acqua lo accarezzasse, come se lo conoscesse e quelle mani forti che hanno stretto le mie più volte, che mi hanno protetto... come sarebbero su di me? Come sarebbe sentirle sulla mia pelle, sentire il suo respiro, il suo odore...» Imma sentì un calore salirle dal petto, un turbinio di pensieri che la spaventò; si morse un labbro, stringendo la stoffa del copricostume, era un desiderio puro, animale, che non aveva nulla a che fare con la razionalità, era la cosa più bella e più sbagliata del mondo. «Ma cosa vado a pensare?» si rimproverò, scuotendo la testa. «Sono una donna sposata con una figlia, lui aspetta un bambino ed è fidanzato. Questo è folle. Io sono un pubblico ministero, lui è un carabiniere. Siamo due adulti, non due adolescenti in preda agli ormoni.» Il panico la assalì, doveva andarsene subito,prima di fare o dire qualcosa di irreparabile. Si alzò di scatto, il cuore in gola e fuggì via lasciando il lettino vuoto e il suo turbamento a fluttuare nell'aria calda. Calogiuri, ignaro, continuò a nuotare. Ma i suoi pensieri non erano da meno, l'acqua fresca non riusciva a placare il fuoco che sentiva dentro, pensavava a lei, alla dottoressa Tataranni., al suo sguardo tagliente, al suo profumo, al modo in cui gli diceva "Calogiuri" con quel tono tra il severo e l'ironico. «Imma. Anche solo il suo nome mi fa battere il cuore. È così diversa da tutte le altre... Forte, intelligente, testarda. E poi quel suo modo di fare, quella sua aria da donna che non ha bisogno di nessuno, ma che in realtà ha un bisogno disperato di essere capita. Io la capisco. Io la capisco come nessun altro.» Ma subito dopo, l'ombra di Jessica si allungo' su di lui, la vedeva con la sua dolcezza, la sua dedizione e ora con quel bambino in grembo, un bambino che era anche suo. «Come posso anche solo pensare a un'altra? Jessica mi ama, mi aspetta a casa. E questo bambino... è una benedizione. Ma perché non riesco a essere felice? Perché c'è sempre questo pensiero fisso, questa spina nel cuore? Non è giusto. Non è giusto verso Jessica, non è giusto verso il bambino. La dottoressa non è cosa mia. Lei è di un altro mondo, è troppo per me. Devo smetterla. Devo pensare alla mia famiglia, al mio futuro.» La voce della coscienza era un martello che batteva senza sosta, ma il cuore, testardo, continuava a sussurrare il nome di Imma. La sera, la cena li ritrovò seduti l'uno di fronte all'altro in un ristorante dell'hotel. L'atmosfera era tesa, carica di un'elettricità sottile. Inizialmente, la conversazione si mantenne su un binario sicuro: il caso, parlò degli indizi, delle dichiarazioni, del farsi, ma il vino scorreva e con esso le difese crollavano. «Domani chiudiamo, Calogiuri. Ho la sensazione che abbiamo tutto», disse Imma, vuotando l'ennesimo bicchiere. «Sì, dottoressa. Siamo stati bravi», rispose lui, ma i suoi occhi non guardavano le carte, ma lei, la luce della candela le illuminava il viso, addolcendone i lineamenti. «A volte mi chiedo...» iniziò Calogiuri, la voce un po' impastata. «Mi chiedo se siamo stati bravi solo nel lavoro.» Imma alzò lo sguardo, sorpresa. «Cosa vuoi dire?» «Voglio dire...» Calogiuri esitò, poi buttò fuori tutto d'un fiato. «Che io, per esempio, non sono stato bravo a nascondere quello che provo per voi dottoressa, per te, Imma.» Imma rimase di sasso. Il bicchiere le si fermò a mezz'aria, sentì un nodo allo stomaco, un misto di paura e di eccitazione, scoppiò in una risata, una risata nervosa, stridula, che non le somigliava per niente. «Caloguri, stai scherzando? Hai bevuto troppo, non sai quello che dici.» «Lo so benissimo», insiste' lui, il coraggio dato dall'alcol. «E so anche che tu... tu non sei indifferente; lo vedo Imma, lo vedo da come mi guardi,da come mi parli.» Imma sentì il terreno mancare sotto i piedi, anche lei era al limite, anche lei voleva gridare la verità e così in un sussurro roco, lo disse. «Hai ragione, non sono indifferente, e' da troppo tempo che non lo sono, ma è sbagliato, Calogiuri, e' tutto sbagliato.» Il silenzio calò tra loro, spesso, quasi tangibile; si guardarono intensamente, senza fiatare, era un silenzio carico di parole non dette, di emozioni represse, di desiderio puro, i loro occhi parlavano, si sfioravano, si promettevano. A rompere l'incantesimo fu Caloguri mezzo brillo che con la voce roca dalla tensione, fece la proposta che gli bruciava sulle labbra. «Imma... facciamo la cosa bella, stanotte. Dimentichiamo tutto e tutti, solo noi, e' quello che voglio, lo voglio da morire.» Imma, con sua stessa sorpresa, non si tirò indietro. Forse era il vino, forse era la solitudine, forse era la voglia di sentirsi viva e annuì con un cenno impercettibile del capo. La camera del maresciallo era un campo di battaglia, si erano lasciati cadere l'uno nelle braccia dell'altra con una furia trattenuta a lungo; i baci erano affamati, i gesti impazienti; lui le sfilò il vestito con una delicatezza che contrastava con la sua bramosia, lasciando scoperte le sue spalle, la sua schiena, Imma gli affondò le mani nei capelli ancora umidi, tirandolo a sé. «Ippazio...» sussurrò e quel nome detto così, era una resa. Lui la sollevò e la depose sul letto, il suo corpo che si muoveva sopra il suo con un'istintiva perfezione, le sue labbra tracciavano un percorso di fuoco sul suo collo, sul suo petto, mentre le sue mani esploravano ogni curva, ogni anfratto. Imma si inarcò, un gemito soffocato in gola, era un'esperienza totalizzante, fatta di pelle, di respiro, di desiderio. «Sei bellissima», mormorò lui, la voce rotta dall'emozione. «La cosa più bella che abbia mai visto.» Le sue parole erano una carezza, una promessa. Quando finalmente si unirono, fu un'esplosione, un'onda di piacere che li travolse, facendoli dimenticare chi erano, dove si trovavano, cosa li aspettavano; lui la guardava negli occhi, muovendosi con un ritmo lento e profondo, come se volesse imprimere quel momento nella memoria. «Ti voglio, Imma. Ti voglio tutta. Solo tu. Sempre tu», sussurrava, mentre il suo respiro si faceva più corto. Imma, con le unghie piantate nella sua schiena, si abbandonò a quell'onda, sentendosi finalmente intera, non c'era più la pm, non c'era più la moglie, non c'era più la madre, c'era solo una donna che amava ed era amata e quando l'apice arrivò, fu un urlo silenzioso, un'esplosione di stelle che la lasciò senza fiato, stretta a lui, in un abbraccio che sembrava non dover finire mai. La mattina dopo, Calogiuri si svegliò con un sorriso, allungò una mano per cercare il corpo caldo di Imma, ma trovò solo lenzuola fredde. Aprì gli occhi, disorientato, la stanza era vuota e un nodo di ghiaccio gli si formò nello stomaco,si vestì in fretta e corse a bussare alla sua porta. Imma aprì, era già vestita, impeccabile, con il suo tailleur leopardato ei capelli raccolti. La corazza da pm era di nuovo al suo posto, il viso una maschera impenetrabile. «Perché te ne sei andata?» chiese lui, la voce piena di dolore e di confusione. «Dovevo», rispose lei, secca. «No, non dovevi. Non dopo quello che è successo. Imma, io... io ora ho le idee chiare. Finalmente posso dare un nome a quello che provo. È amore. Io sono innamorato di te.» Imma vacillò per un istante, la maschera si incrinò, i suoi occhi, per un secondo, persero la loro durezza. «Anche io, Calogiuri», confessò, la voce un sussurro. «Ho provato a resistere, ma non ci sono riuscita. Anche io sono follemente innamorata di te, ma non possiamo, non possiamo andare avanti.» «Perché? Perché non possiamo? Io lascio Jessica, mi prendo le mie responsabilità di padre, ma non voglio stare con lei, voglio stare con te!» «Non dire sciocchezze!» tagliò corto Imma, la voce tornata ferma. «Non siamo più degli adolescenti, Calogiuri, siamo adulti, abbiamo delle responsabilità. C'è Jessica e il suo bambino, c'è il mio matrimonio con Pietro, c'è Valentina, c'è la differenza di età, c'è il lavoro, non possiamo mandare tutto all'aria per una notte.» «Non è stata solo una notte, Imma! E tu lo sai!» «È stato solo una notte, Caloguri, perché deve esserlo, dobbiamo fare la cosa giusta, anche se la cosa bella è un'altra. Questa è la realtà.» Caloguri la vista, sconfitto, vide la determinazione nei suoi occhi, ma anche il dolore, capì che non c'era spazio per le suppliche e rassegnato, abbassò lo sguardo. «Come volete voi, dottoressa», disse, e nel suo tono non c'era più l'uomo che l'aveva amata, ma solo il maresciallo che le era stato assegnato. Ripresero i ruoli, la giornata di lavoro fu un inferno di formalità e silenzi, ma entrambi sapevano che nulla sarebbe stato più come prima. Il ritorno a Matera fu un ritorno alla normalità, o almeno all'apparenza. Caloguri riprese la sua vita con Jessica, ma il fantasma di Imma era tra loro. Una sera, mentre erano in casa, Caloguri notò che Jessica era strana, assente, con la faccia triste. «Jessica, che hai?» le chiese, avvicinandosi. Jessica alzò lo sguardo, gli occhi pieni di lacrime. «Ippazio, devo dirti una cosa, una cosa terribile.» «Cosa?» «Non sono incinta», sputò fuori, con un singhiozzo. «Mi sono inventata tutto, era una bugia.» Calogiuri rimase di sasso. «Cosa? Perché?» «Perché ero gelosa!» gridò Jessica. «Ti ho visto come guardavi la Tataranni, come la seguivi con gli occhi, ho capito che non mi avresti mai guardata così, allora ho pensato che se fossi rimasta incinta, saresti stato mio, che non mi avresti lasciata, ma non è successo, non sono rimasta incinta e non ce la facevo più a sostenere questa menzogna.» Ippazio la proiezione, un misto di rabbia e di incredulità.«Ti sei inventata una gravidanza? Per gelosia? Ma ti rendi conto di quello che hai fatto? Mi hai illuso, mi hai fatto credere che sarei diventato padre!» «Ecco così, ecco così. Perdonami, Ippazio. Ti prego. L'ho fatto perché ti amo, perché ho paura di perderti.» «Non puoi tenermi legato a te con una bugia, Jessica, questo non è amore, questo è ricatto.» «Ma io ti amo!» «E io...» Calogiuri esitò, la verità gli bruciava in gola. «Io non posso stare con te, non dopo questo, non dopo che ho capito cosa provo veramente. Vattene, Jessica. Vattene e non tornare.» La cacciò di casa, con il cuore a pezzi ma con una strana sensazione di liberazione, la sua vita stava per diventare una menzogna e finalmente l'aveva scoperta. Anche Imma non se la passava bene con Pietro, il rapporto si era incrinato dopo la notte di passione con Calogiuri, non riusciva più a fare l'amore con suo marito, non c'era più quell'intesa, quella complicità; ogni contatto le sembrava un tradimento e Pietro, ovviamente, se ne accorse, difatti una sera, dopo l'ennesimo rifiuto, esplose. «Imma, basta! Cosa sta succedendo? Non mi tocchi più, mi eviti. Ho il diritto di sapere!» Imma lo lancia, stanca, non aveva più la forza di mentire. «Hai ragione, devi sapere, ti ho tradito, Pietro.» Il silenzio di Pietro fu assordante, il suo viso passò dall'incredulità alla rabbia. «Con chi?» «Con Calogiuri. Il maresciallo. È successo durante la trasferta in Puglia.» «Calogiuri? Il tuo scagnozzo?» Pietro risorgi, una risata amara. «E perché? Perchè lui? Cosa ha che non ho io?» «Non lo so, Pietro. Non lo so, ma so che non sono più innamorata di te, sono innamorata di lui. Il nostro matrimonio è finito, e' finito da molto tempo, forse io non lo volevo ammettere, ma è così.» Pietro la custodia, distrutta. «Dopo tutti questi anni, dopo Valentina e tu butti tutto all'aria per un'avventura?» «Non è stata un'avventura, Pietro. È stato... qualcosa di più, qualcosa che non posso controllare. Mi dispiace. Mi dispiace tanto.» Il loro matrimonio era giunto al capolinea, le parole state dette, il vaso era rotto. Due giorni dopo, Imma e Calogiuri si ritrovarono in procura, erano strani, imbarazzati, si evitavano con lo sguardo, ma l'aria era carica di tensione. Fu Caloguri a rompere il ghiaccio. «Dottoressa... posso parlarvi?» Alzai lo sguardo. «Certo, Calogiuri.» «Voi.... voi avete un'aria defap. Cosa è successo?» Imma sospirò, non aveva più nulla da nascondere. «Ho detto a Pietro di quella notte e di quello che provo per te, il mio matrimonio è finito.» Calogiuri rimase sorpreso. "OH. Mi dispiace.» «Non è colpa tua, è colpa mia. E tu? Vieni con Jessica?» «Jessica se n'è andata. Mi ha confessato che la gravidanza era una bugia, si era inventata tutto per gelosia, non potevo perdonarla e l'ho cacciata.» Lo guarderò, incredula. «Una bugia?» «Sì, non c'è nessun bambino, non c'è più nessun ostacolo, Imma, il destino,forse ha già scritto tutto per noi.» Per la prima volta, Imma non pensava alla cosa giusta, non pensava alle responsabilità, al lavoro, alla differenza di età, pensava solo a lui, alla sua faccia, alle sue parole. Penso alla cosa bella. «Forse hai ragione», disse, con un sorriso timido. «Forse è il momento di vivere il nostro amore, di uscire allo scoperto.» Caloguri non credeva alle sue orecchie. «Davvero? Vuoi dire...» «Sì, ma non sarà facile con il lavoro... uno di noi due potrebbe essere trasferito e la differenza di età... quindici anni non sono pochi.» «Non mi importa, Imma, affronterò tutto, qualsiasi cosa, perché a te non voglio più rinunciare, perché tu sei la mia cosa bella.» Imma gli sorrise e per la prima volta dopo tanto tempo, si sentì leggera, si avvicinò e gli prese la mano. «Allora facciamolo, affrontiamo tutto insieme.»E in quel momento, nella fredda e grigia procura di Matera, i due si guardarono e capirono che la loro storia, finalmente stava per cominciare.