Chapter Text
I Contrabbandieri avevano appuntamento al circolo Arcigay prima di unirsi alla parata del Pride in programma quel pomeriggio.
Elia e Filippo erano già lì perché avevano aiutato con gli ultimi preparativi e indirizzato quelli che entravano a chiedere informazioni verso i vari punti di ritrovo.
Il più giovane sembrava euforico per questa nuova esperienza e l’altro non poteva esserne più felice. Era vero che stavano insieme solo da una settimana, ma Elia che lo teneva per mano e lo baciava in mezzo alla gente senza paura, mostrando a tutti quanto stava bene era un motivo d’orgoglio per Filippo. Sapeva, dopo che ne avevano parlato a lungo, che lui aveva scelto Emma mesi prima anche per la paura di dover affrontare il disprezzo e spesso anche la violenza di chi non concepiva che due ragazzi potessero essere innamorati. Perciò era ancora più importante agli occhi di Filippo che Elia si fosse presentato in prima linea per l’organizzazione del Pride e non avesse minimamente cercato di nasconderlo agli occhi del mondo.
“È bello vederti così preso per questa cosa, sai?”
Filippo lo strinse da dietro, mentre Elia stava sistemando degli opuscoli sulla libreria, baciandogli il collo e mordicchiandogli il lobo dell’orecchio, cosa che aveva scoperto lo faceva impazzire. Elia si appoggiò a lui, lasciandogli libero accesso e si lasciò andare alla sensazione di benessere che il contatto fisico con Filippo gli provocava e di cui non poteva più fare a meno.
“Ho scoperto che avevo bisogno di impegnarmi in qualcosa che mi facesse stare bene, che non fosse solo baciarti ovviamente.”
“I tornei di FIFA con i tuoi amici non bastavano?”
Elia si mise a ridere, sapeva benissimo che Filippo detestava il calcio e aveva assunto un’espressione di disgusto totale quando lui gli aveva detto che quella era praticamente la sua unica occupazione, oltre ai compiti.
“Quelli rimangono importanti, ma anche poter far qualcosa per chi ha vissuto o sta vivendo esperienze come quella di Martino o la mia ha il suo perché. Sapere che posso rendermi utile e farlo insieme al ragazzo che amo mi piace molto!”
“Caspita, è una bella maturazione in così poco tempo. Non finisci mai di stupirmi, Elia Santini!”
“Avevo solo bisogno di trovare la persona e lo stimolo giusto per fare il salto di qualità.”
Si girò, allacciò le mani dietro al collo di Filippo e se lo portò il più vicino possibile.
“Comunque non so se hai sentito quando ho detto ‘il ragazzo che amo’…”
Filippo lo guardò con un’intensità tale che le gambe di Elia quasi cedettero, per fortuna c’erano le braccia del suo ragazzo e lo scaffale dietro di lui a sostenerlo.
“Ho sentito eccome.”
“E non hai niente da dire a riguardo?”
Elia era preoccupato perché, se lui aveva detto chiaro e tondo a Filippo di essere innamorato, lui non aveva fatto altrettanto. Era piuttosto evidente da tutta una serie di altre cose, ma non gliel’aveva detto e questo non riusciva a farlo stare completamente sereno.
“Avrei molte cose da dire in realtà, ma avevo pensato ad una situazione un po’ più romantica per farlo…”
“A me va bene qualsiasi situazione, basta che mi dici che provi quello che provo io.”
Ora Elia era aggrappato con tutte le sue forze a Filippo e lui capì che, forse, non era il caso di aspettare la romantica cena a lume di candela, che aveva organizzato per loro proprio quella sera, per ricambiare la ‘cena arcobaleno’ della settimana prima. Elia aveva bisogno di sentirselo dire, era l’unica cosa che mancava per farlo sentire completamente sicuro di aver fatto la scelta giusta e se lo meritava, con tutti i cambiamenti che aveva fatto per stare con lui.
“Non devi dubitarne mai. Mi dispiace se, aspettando a dirtelo, ti ho lasciato il dubbio che io non sia innamorato di te, avrei rimediato stasera, ma visto che me lo chiedi… Elia, ho capito di essermi innamorato di te mesi fa, quando mi sei caduto in braccio in quel campo sportivo abbandonato dove ti avevo portato per fare le foto. E ora penso di esserlo ancora di più, perché pensavo di averti perso e invece poi ti ho ritrovato.”
Elia sorrise, un sorriso così grande che quasi gli faceva male la mascella. Ora era tutto straordinariamente perfetto.
Quando Martino e Niccolò arrivarono li trovarono che si stavano ancora baciando come se ci fossero solo loro due al mondo.
Marti non vedeva l’ora di poterli beccare a fare i ‘polipetti’ per vendicarsi. E infatti li apostrofò subito come li aveva etichettati Elia mesi prima, imitando proprio la scena con Niccolò che rideva al suo fianco ed Elia che gli alzava il dito medio, senza però staccarsi da Filippo.
“Ora però seriamente rega’, basta!”
I due si separarono con uno schiocco di labbra molto rumoroso che fece ridere Niccolò ancora di più, mentre Martino diventò subito rosso. Perché era vero che lui e Nicco pomiciavano ogni momento, ma i loro baci in pubblico erano molto casti, mentre quello che si erano dati Elia e Filippo era roba da camera da letto, per lo meno secondo lui…
“Allora, a quanto pare rimarrai con noi Fares!”
Filippo sapeva della storia di Parigi da Niccolò stesso. Ne aveva parlato sia a lui che a Giovanni perché non sapeva cosa fare e, visto che i due gli avevano dato due consigli diversi, alla fine aveva deciso per conto suo.
“Sì, non vi libererete del matto tanto facilmente.”
Lo disse facendo l’occhiolino ai ragazzi e Marti non poté fare a meno di sorridere felice, vedendo come Niccolò era arrivato a sentirsi così bene e così libero da poter scherzare su una cosa così seria come quella. Gli aveva confessato tempo prima di averlo definito ‘matto’ in quel famoso incontro con il Dott. Spera in cui Luchino se n’era uscito con la ‘gelosa in culo’ e a lui non era affatto dispiaciuto, tanto che ora lo usava ogni tanto come nomignolo per identificare sé stesso.
“Ma perché, dove dovevi andare scusa?”
Elia ovviamente non sapeva nulla.
“Mi avevano proposto una scuola di composizione a Parigi, ma ho detto di no per rimanere qui.”
Nel dirlo, si girò verso Martino che lo guardava con gli occhi a cuore. Ogni tanto non ci credeva ancora che davvero Niccolò avesse fatto quella scelta, ma gli aveva ripetuto così tante volte di esserne sicuro che aveva smesso di sentirsi in colpa.
“Cazzo zì, sei proprio innamorato!”
Filippo diede una gomitato ad Elia, che aveva rovinato il momento romantico dei due piccioncini e lui lo guardò come per chiedergli cos’avesse fatto per meritarsi di avere un livido il giorno dopo… il più grande alzò gli occhi al cielo e scosse la testa.
“Proprio sì!”
Rispose Nicco prima di baciare il suo Marti adorante.
In quel momento arrivò Luca tutto trafelato, che si stava lamentando per il casino che c’era in giro.
“Sentite, ve lo dico subito, se pensate di passare tutto il pomeriggio a sbaciucchiarvi davanti ai miei occhi, io me ne torno a casa perché non è giusto!”
Sperava che Viola potesse fare una scappata a Roma prima di iniziare con le prove scritte, ma lei gli aveva detto che non sarebbe riuscita, perciò erano due giorni che era particolarmente irritabile.
“Tranquillo fra’!” Marti gli mise una mano sulla spalla, cercando di tirarlo su “cercheremo di limitarci per te.”
“Eccoci qui!”
Giovanni e Sana entrarono tenendosi per mano, facendo sorridere Elia e Martino che lo sapevano, e lasciando a bocca aperta gli altri tre.
“Ma… ma… che è successo?”
Luchino era incredulo di fronte alla scena che aveva davanti e i due nuovi arrivati si guardarono, mettendosi a ridere.
Martino aveva messo in guardia Sana che ora avrebbe avuto gli amici di Giò sempre tra i piedi e che doveva portare pazienza, soprattutto con Luca, ma lei non sembrava turbata dalla cosa.
“È successo che ci siamo innamorati e proviamo a stare insieme.”
“È grandioso!”
Filippo fu il primo ad abbracciarli. Era sinceramente contento perché Sana era l’amica della sorella che preferiva. Faceva lo scemo con Silvia, perché con Sana non si sarebbe mai permesso di farlo, ma la trovava decisamente più interessante. E Giovanni, per quello che aveva potuto vedere, sembrava proprio un ragazzo d’oro, perciò non poteva che essere felice per loro.
“Questa sì che è una sorpresa!”
Niccolò li abbracciò subito dopo. “Siete proprio belli insieme, sono felice per voi. Tu lo sapevi…” disse indicando Martino, che guardava i suoi amici con un sorriso da orecchio ad orecchio. C’era così tanto amore nell’aria che era quasi troppo…
“Me l’ha detto lei.”
“E a me l’ha detto lui.” Si inserì Elia.
“Com’è che qui tutti dicono tutto a tutti e io non so mai un cazzo?”
Scoppiarono tutti a ridere perché Luca era comico anche quando voleva essere arrabbiato. E loro gli volevano un sacco di bene anche per questo.
“Non ti preoccupare zì, una di queste sere ci facciamo una birretta solo noi quattro e ti aggiorno su tutto, ok?”
Giovanni non voleva che Luchino tenesse il broncio, quello doveva essere un pomeriggio di gioia per tutti, la celebrazione dell’amore in tutte le sue forme e il loro gruppo lo rappresentava appieno.
“Eh, ti conviene!”
Luca fece finta di essere ancora arrabbiato, ma in realtà era felice che anche l’unico che pensava fosse rimasto single avesse trovato l’amore.
Ora tutti i Contrabbandieri erano felicemente sistemati e gli sembrava la cosa più bella del mondo.
Si stavano incamminando verso il punto di ritrovo con gli altri, quando qualcuno gli saltò sulla schiena afferrandogli il collo fin quasi a farlo cadere. Luchino pensò che sarebbe morto sul colpo per lo spavento e urlò, ma quando sentì la voce di Viola urlare ‘Sorpresa!’ ancora più forte passò tutto in un secondo.
Si girarono tutti e il gruppo si intenerì a vedere Luca che stringeva la ragazza tra le braccia baciandola in continuazione.
Quanto gli era mancata!
“Ma che ci fai qui?” Riuscì a chiederle, quando finalmente aveva baciato ogni angolo del suo viso per rendersi davvero conto che non stava sognando e lei era lì in carne ed ossa.
“Ho accompagnato Elisa, la mia migliore amica che è qui per il Pride con la sua ragazza Francesca, che è di Roma.”
Viola presentò le due ragazze e si presentò di persona al gruppo che conosceva solo tramite le videochiamate. Rimase sorpresa dalla presenza di Sana perché nessuno gliel’aveva mai nominata.
“Molto piacere! Meno male che c’è un’altra ragazza, iniziavo a sentirmi in minoranza…” disse Sana quando lei le strinse la mano.
“Oh, non ti preoccupare, da Ottobre sarò qui fissa e avremo modo di rimediare alla scarsità di presenza femminile in questo gruppo di coppie!”
Viola le sorrise e rimase subito simpatica a Sana.
Mentre il gruppo si avviò, chiacchierando anche con le nuove arrivate, Viola e Luca rimasero un po’ indietro, camminando abbracciati.
“Allora, ti è piaciuta la sorpresa?”
“Sei stata bravissima a non darmi nessun indizio… ormai ero rassegnato che prima di Luglio non ci saremmo potuti vedere.”
“Beh, le cose o si fanno o non si fanno.”
“Quanti giorni ti fermi?”
“Fino a mercoledì perché poi devo studiare per gli scritti.”
Luchino era al settimo cielo, voleva dire averla tutta per sé per quattro giorni... beh, tre in realtà togliendo quel pomeriggio, in cui non sarebbero stati soli.
Sembrava un dono del cielo, qualcuno aveva guardato giù e non aveva voluto lasciarlo da solo proprio nel giorno in cui si celebravano l’amore e l’orgoglio di viverlo senza nascondersi.
E anche se ovviamente coppie, come quella di Elia e Filippo e Martino e Niccolò avevano più bisogno di altre di far vedere al mondo la propria esistenza e di rivendicare il diritto ad essere considerate normali, anche lui nel suo piccolo aveva di che poter mostrare il suo ‘pride’, per avere accanto una ragazza come Viola, dopo tutte le porte in faccia che aveva ricevuto.
Si ritrovarono con il gruppo di Radio Osvaldo al completo, più qualche aggiunta che si era aggregata strada facendo tra compagni di scuola, il ragazzo di Emma e gli amici di Niccolò, con cui Silvia e Federica stavano uscendo dalla sera del suo compleanno.
Le ragazze ovviamente andarono in iperventilazione per Sana e Giovanni, con Eva che li guardava sorridente e fiera che finalmente lui fosse felice e avesse dato retta al suo cuore. Si fecero promettere che avrebbe organizzato una serata di sole donne per avere tutti i dettagli.
Ovunque intorno a loro era un’esplosione di colori, musica, gente di ogni tipo che celebrava l’amore.
Tutti loro avevano appreso appieno il significato di quella parola e di tutte le sue sfaccettature, perché c’erano diversi tipi di amore che li legavano, tutti ugualmente intensi ed importanti. Quello per gli amici, quello per persone che magari avevano conosciuto da poco ma che sentivano sarebbero potute diventare importanti, quello per il proprio partner, quello per la vita e le proprie passioni, fossero state scrivere racconti, poesie, suonare il pianoforte, correre o aiutare gli altri.
L’amore era l’unica forza in grado di smuovere il mondo, qualunque fossero gli ostacoli che dovesse superare; era davanti ai loro occhi, lo vedevano in ciascuno di loro e nessuno avrebbe mai pensato di metterlo in discussione.
