Chapter Text
Ci stava pensando troppo e da troppo tempo. Gli sarebbe scoppiata la testa di questo passo…
Era talmente immerso nei suoi pensieri che non si accorse di Sofia che lo stava aspettando fuori dalla classe finché lei non lo chiamò.
“Ciao, scusa, non ti avevo vista.”
“Ho notato!” rispose lei sorridendo. Quando sorrideva, piegava sempre la testa leggermente di lato, una cosa che ad Elia era sempre sembrata irresistibile, ma che in quel momento preciso, stranamente, non gli dava il solito sfarfallio allo stomaco.
Elia e Sofia si stavano frequentando da qualche settimana. Dopo la breve parentesi con Giovanni, durata solo per il tempo delle vacanze di Natale, lei aveva aspettato un po’ e poi aveva iniziato ad avvicinarsi ad Elia, che quasi non ci credeva. Dopo tutti i mesi passati a sbavarle dietro, quella che lui e non solo lui, considerava la ragazza più bella della scuola sembrava averlo scelto tra i tanti.
Avevano iniziato con dei semplici ‘like’ sulle rispettive storie di Instagram, poi con degli incontri ‘casuali’ durante l’intervallo e a qualche festa. Si erano trovati a fare dei pezzi di strada insieme chiacchierando e anche se Elia aveva ben presto scoperto che non avevano proprio niente in comune e gli argomenti che trovavano si esaurivano in pochissimo tempo, l’idea di essere finalmente ad un passo dal potersi paccare l’Argentina l’aveva mandato su di giri.
“Mio fratello e la sua ragazza hanno organizzato una festa Sabato, per l’arrivo della primavera… una cosa un po’ strana, new age… mi chiedevo se ti andasse di venire.”
Il sì che pensava gli sarebbe uscito immediato dalla bocca, tardava invece ad arrivare. Onestamente, aveva un altro piano per il weekend, ma siccome non sapeva neanche da che parte iniziare per metterlo in pratica, non aveva scuse per dire di no a Sofia.
“Ma certo! Mandami un messaggio con tutti i dettagli.”
“Perfetto!”
Lei sembrava felice, lo salutò dandogli un bacio sulla guancia che non si aspettava e che lo lasciò imbambolato, mentre i suoi amici guardavano la scena da dentro l’aula sghignazzando.
*****
La festa era stata decisamente strana, ma alla fine Elia si era anche divertito. Soprattutto, lui e Sofia avevano passato gran parte del tempo appiccicati a pomiciare e per qualche ora tutti i pensieri dei precedenti dieci giorni erano scomparsi.
Riapparvero in tutta la loro potenza quando accese il telefono che era ormai mezzogiorno di domenica e vide la foto che Martino aveva postato. Belli sorridenti, con dei cocktails coloratissimi in mano, con lui c’erano l’immancabile Niccolò e, soprattutto, Filippo Sava con i suoi capelli rosa, che Elia aveva immediatamente etichettato come ‘ridicoli’, ma che poi erano diventati una delle cose a cui pensava di più.
Ma perché Eva aveva dovuto per forza dirgli quello che Filippo aveva detto quando aveva visto la sua foto?
Si era quasi strozzato con il succo quando se n’era uscita con questa storia, il giorno dopo le famigerate feste che poi si erano rivelate entrambe un disastro. Giovanni e Niccolò ridevano senza ritegno, quei due insieme ormai erano diventati un’associazione a delinquere, ne pensavano di ogni e Martino, invece di cercare di mettere un freno al suo ragazzo e al suo migliore amico, li guardava felice e sorridente.
Ovviamente il piano per distrarre Silvia da Edoardo Incanti mettendola con lui era stata una loro idea(,) e per fortuna poi non c’era stata l’occasione di metterlo in pratica perché Elia non sarebbe stato per niente a suo agio.
Poi era venuta fuori questa cosa del commento del fratello di Eleonora e lui non sapeva come reagire. Da quello che aveva detto Martino, non c’era da stupirsi, Filippo aveva uscite di quel tipo molto di frequente. Eppure per Elia quella che era sicuramente una cosa detta per dare manforte alla sorella e all’amica, era diventata oggetto di continui pensieri.
Perché era sicuro che nessuno aveva mai pensato a lui in quei termini e sapere che era stato un ragazzo a fare quel commento l’aveva scombussolato.
Si ricordava di Filippo dalla sera della tombolata di Natale a casa di Martino e un paio di altre volte l’aveva visto a qualche festa a cui era stato trascinato dai suoi amici in posti dove non avrebbe mai pensato di mettere piede. Ma era sempre stata una cosa di sfuggita, un vago salutarsi prima che il ragazzo sparisse tra la folla.
Ora guardava il suo profilo tutti i santi giorni, mordendosi il labbro per non sorridere come un deficiente ad ogni cosa assurda che lui pubblicava. Era passato dall’ignorarne quasi l’esistenza al pensarlo in continuazione in un battito di ciglia e non aveva una spiegazione logica a tutto questo.
Aveva Sofia nella sua vita come l’aveva voluta dal primo momento in cui l’aveva vista. Non poteva bastargli per essere tranquillo e felice? Sembrava di no…
*****
Un pomeriggio in cui sapeva che Niccolò non ci sarebbe stato perché aveva una visita, Elia prese Martino all’uscita da scuola e praticamente lo trascinò a casa sua.
Doveva assolutamente parlargli.
Marti lo stava guardando con aria interrogativa mentre l’altro andava avanti e indietro davanti al divano senza decidersi a sputare il rospo.
Aveva notato che c’era qualcosa che gli frullava per la testa da un po’ e gli sembrava strano perché ora che lui e Sofia erano una coppia a tutti gli effetti, non c’era motivo perché Elia non fosse sereno.
Certo, i Contrabbandieri lo prendevano per il culo da settimane per questa storia, ma non poteva essere quello… sapeva benissimo che era il loro modo di fargli sentire che erano contenti, lo facevano sempre anche con lui e Niccolò.
“Mi fai venire mal di testa fra’… ti fermi per favore?”
Elia si fermò, mise le mani in tasca per calmarsi, fece un respiro e guardò Martino che aspettava.
“Come hai capito che ti piacciono i ragazzi?”
Marti alzò un sopracciglio. Quella cosa non gliel’aveva chiesta neppure Luchino, che era l’esperto delle domande imbarazzanti… non sapeva come rispondere… quando aveva detto ai ragazzi di Niccolò, aveva sostenuto che non gli piacessero i ragazzi in generale, ma solo lui. Era una bugia, ma sembrava che tutti l’avessero presa per buona, per cui lui non aveva ritenuto il caso di approfondire il discorso e nessuno gliel’aveva più chiesto.
Ora però, se Elia, che era uno che si faceva fondamentalmente i cazzi suoi, gli stava ponendo quella domanda, era perché aveva in qualche modo bisogno della risposta per risolvere qualcosa.
Mentirgli non sarebbe stato corretto, ma la verità era imbarazzante e Martino non l’aveva mai realmente affrontata.
“Giovanni… è stato lui il primo…”
Elia guardava Martino a bocca aperta e lui era certo di essere diventato rosso come la maglietta indossata dall’amico.
Si prese un minuto per riflettere. Era quasi naturale che fosse stato lui. Erano sempre insieme, il legame tra di loro era un qualcosa di speciale che Elia aveva quasi invidiato, salvo poi capire che non aveva senso perché Giò non faceva preferenza tra i suoi amici e loro due si capivano anche senza parlarsi.
“Ok, evidentemente Garau dev’essere sempre il primo in classifica…”
Martino si tranquillizzò nel vedere che Elia aveva reagito come se niente fosse alla sua confessione. Come al solito si era fatto troppi problemi per una cosa che non era così grave come se l’era sempre immaginata. Probabilmente anche Giò avrebbe reagito con molta tranquillità se lo avesse saputo …
“Ma io ho bisogno di sapere i sintomi… cioè, cos’è di preciso che ti ha portato a dire che lui, e poi Niccolò, per te, sono meglio, che ne so… di Eva o Sofi?”
Marti ci pensò su. Non si era mai realmente soffermato sui sintomi, perché quando aveva capito qual era la ‘malattia’, ne era rimasto talmente terrorizzato da rimuovere qualsiasi pensiero che finiva per portarlo ad immaginare cose inimmaginabili da fare con il suo migliore amico…
E anche adesso, pensarci era sconvolgente. Per cui decise che, per rispondere alla domanda di Elia in modo sincero ma non imbarazzante, avrebbe ripensato a come si era sentito con Niccolò.
“La prima volta che ho visto Niccolò, il mondo intorno a me ha smesso di esistere. Vedevo solo lui e non riuscivo a smettere di guardarlo. Avevo il cuore in gola, lo sentivo, letteralmente. Avevo una paura assurda di fare qualcosa che potesse mettermi in imbarazzo e di rendermi ridicolo, perciò ero tipo… paralizzato.”
Ripensando al loro primo incontro, Marti non poté non sorridere. Sembrava passato un secolo e forse era proprio così. Era così diverso ora da quel ragazzo che non accettava sé stesso di cinque mesi prima.
“Poi ci siamo parlati e non riuscivo a smettere di sorridere. Anche se sapevo che mi avrebbe preso per un idiota, non potevo smettere perché stargli vicino, sentire la sua voce, mi rendeva felice come non mi ero mai sentito prima.”
“Ok, però io queste cose, non così intense ovviamente, le ho sempre sentite per le ragazze, tu no, giusto?”
“Giusto, non ce n’è mai stata una che mi abbia fatto sentire così, per quanto mi sforzassi di farmi piacere Emma, ad esempio, proprio non ci riuscivo.”
“Quindi in realtà non hai mai avuto dubbi.”
“Probabilmente no, ma non lo ammettevo, non lo accettavo. Pensandoci a mente fredda, con la consapevolezza di avere tutto il supporto delle persone cui voglio bene, posso dire che forse sì, ho sempre saputo che certe sensazioni a me le potevano dare solo degli altri ragazzi.”
“Come si fa se invece si hanno dei dubbi? Cioè, a me piace Sofi, lo sai bene. Mi sono sempre piaciute le ragazze e non ho mai pensato che un ragazzo potesse piacermi allo stesso modo. Però…”
“Però?”
Marti vedeva Elia esitare. Doveva essere difficile per uno come lui, che faceva il cazzone ma in realtà era molto riservato e riflessivo sulle cose serie, parlare di una cosa così. Evidentemente era entrato qualcuno di inaspettato nella sua vita e le sue certezze stavano barcollando. Una situazione che capiva perfettamente. Voleva a tutti i costi evitare che Elia passasse attraverso tutti i tormenti cui aveva sottoposto sé stesso prima di accettarsi. Ma non poteva far altro che sorridergli per fargli capire che era completamente libero di dirgli tutto quello che gli passava per la mente.
“Però Filippo Sava ha detto che mi scoperebbe subito e che ho delle belle labbra e da quando Eva me l’ha detto non faccio altro che pensarci.”
Elia si buttò sul divano di fianco a Martino, chiudendo gli occhi mentre appoggiava la testa all’indietro. Si sentiva meglio dopo averlo detto, ma comunque la situazione restava assurda ai suoi occhi.
L’amico non sapeva cosa dire. Non aveva preso sul serio l’affermazione di Filippo perché lo conosceva abbastanza da sapere che per la maggior parte del tempo non era serio.
“Che situazione del cazzo… ma ti pare? Ci avrò parlato sì e no cinque minuti in tutto e ora mi ritrovo a voler provare a vedere com’è baciare il suo piercing sul labbro e passare la mano tra i suoi capelli rosa…”
“Magari era una cosa latente da un po’ e con questa storia è venuta fuori. Boh… onestamente, non so che dirti.”
“Tu lo conosci, secondo te era serio?”
Si stavano guardando, Elia sembrava quasi pregarlo di dirgli di sì. Ma Marti non se la sentiva di illuderlo perché le probabilità che tutto si rivelasse solo come l’ennesima provocazione di Filippo erano altissime.
“Non lo so, è difficile dirlo con lui. Poi noi sappiamo solo quello che ci ha raccontato Eva, magari le cose non sono andate esattamente come ha detto lei.”
“Quindi, che faccio?”
“Organizziamo un’uscita questo weekend, in modo che possiate incontrarvi. Passandoci del tempo insieme dovresti chiarirti le idee e magari riusciamo anche a capire qualcosa da lui.”
“Sabato ho già la giornata organizzata con Sofia, possiamo fare qualcosa domenica?”
“Ok, fammi solo pensare a cosa, ne parlo anche con Nicco, senza specificare il motivo e vediamo. Però dovremo invitare anche gli altri perché altrimenti la cosa è sospetta…”
Elia alzò le spalle. Sinceramente, non gli interessava, anzi, avrebbe spiegato lui ai Contrabbandieri la situazione perché era giusto che sapessero che erano parte di un ‘piano’ e perché sentiva di avere bisogno di tutto l’aiuto possibile per trovare una soluzione al problema.
*****
Dopo un sabato che era stato innegabilmente piacevole, in compagnia di Sofia, la Domenica si rivelò come un giorno di scoperta che avrebbe cambiato la vita di Elia per sempre.
Dopo un primo momento di imbarazzo che sorprese un po’ tutti, Filippo inizialmente si mantenne distante da Elia, ma poi, pian piano, i due si ritrovarono più che spesso a chiacchierare, a ridere, scherzare e partecipare in coppia ai giochi stupidi che di volta in volta venivano proposti.
Avevano deciso di andare al mare ed erano stati premiati da una giornata che sembrava quasi estiva, quando invece erano a fine Marzo. Luchino aveva anche immerso i piedi in acqua, nella speranza, almeno stavolta, di beccarsi qualcosa per evitare l’interrogazione di storia del giorno dopo.
Era la prima giornata con l’ora legale, perciò avrebbero avuto anche un’ora in più di luce per approfittare della spiaggia da cui non avevano intenzione di venire via prima che il sole fosse tramontato.
Giovanni e Luchino erano andati a prendere qualcosa da mangiare e da bere per fare ‘aperitivo’, Martino e Niccolò si erano allontanati per pomiciare in santa pace con la scusa di dover andare in bagno.
Elia e Filippo erano da soli, seduti vicini sulla sabbia nera di Ladispoli. Elia non era in imbarazzo, come si sarebbe aspettato, anzi. Mano a mano che le ore passavano, si sentiva maggiormente a suo agio con il ragazzo più grande, che si era rivelato diverso da come lui se l’era immaginato dai discorsi di Martino. Forse l’amico aveva voluto evidenziare l’essere esageratamente teatrale di Filippo per non fargli prendere troppo sul serio eventuali mosse da parte dell’altro, per evitare che Elia lo prendesse sul serio quando Martino aveva molti dubbi sul fatto che lo fosse. Eppure a Elia sembrava che quello di oggi fosse il vero Filippo, sicuramente istrionico quanto basta per non passare inosservato, ma anche molto alla mano, semplice, diretto, divertente. E poi era innegabilmente attraente.
Aveva smesso di analizzare eventuali ‘sintomi’ da infatuazione molto presto, lasciandosi completamente trascinare dall’atmosfera gioiosa della giornata. Ma ora che erano soli, non poteva fare a meno di passare in rassegna tutte le sensazioni provate in quelle ore trascorse insieme ed erano decisamente diverse da quelle provate il giorno prima con Sofia o in qualunque altra circostanza in cui si era trovato con la ragazza che gli piaceva in quel momento.
“Non venivo qui da quando eravamo bambini, è stata davvero una bella giornata.”
Elia si girò a guardarlo. Aveva la testa all’indietro e gli occhi chiusi, le braccia intorno alle ginocchia e con la luce del sole che pian piano si atava abbassando sull’orizzonte, gli sembrò che fosse ancora più bello…
Stava succedendo come a Martino con Niccolò, sentiva il cuore battergli più forte del solito, i rumori del mondo intorno a loro erano scomparsi. Per Elia esisteva solo Filippo Sava. Solo che l’effetto della tachicardia improvvisa provocò un blackout al suo cervello e la domanda gli uscì senza filtro, prima che potesse accorgersi della stronzata che stava facendo.
“Vorresti davvero scoparmi subito, anche adesso che mi hai conosciuto?”
Filippo si girò di scatto con gli occhi sgranati e in quel momento Elia processò la situazione…
“Oddio… scusa, scusa… che figura di merda… non posso credere di averlo detto sul serio!”
Si coprì la faccia perché non poteva guardare Filippo. Com’era potuto succedere? Aveva rovinato qualsiasi cosa fosse nata tra di loro.
Non poteva vederlo, ma Filippo stava sorridendo. E non era un sorriso da presa in giro, ma un sorriso di felicità perché anche se alla serata con le ragazze aveva un po’ esagerato per stemperare una certa tensione che aveva percepito, quello che aveva detto lo pensava sul serio. Aveva notato Elia già dalla festa di Natale da Martino e aveva subito pensato che fosse un tipo interessante. Il fatto che non si fossero più rivisti se non di sfuggita gliel’aveva quasi fatto dimenticare, ma da quella sera a casa sua, ogni volta che lo sentiva nominare o vedeva una foto di lui con Marti, non poteva fare a meno di pensare che davvero quelle labbra sembravano fate per essere baciate e lui avrebbe provato più che volentieri la loro morbidezza.
In quella giornata, aveva anche scoperto che Elia era simpatico, ironico, sapeva stare agli scherzi ed era di compagnia. Sembrava anche intelligente e sveglio, avevano parlato di molte cose che gli avevano mostrato un lato del tutto inaspettato di lui e ora la voglia di voler provare non solo quelle labbra, ma in generale di stare con lui era esplosa senza che potesse impedirselo.
“Confermo, ti porterei a letto molto volentieri.”
Elia aprì le dita della mano e con un occhio lo guardò.
“Sul serio?”
“Sul serio.”
“Nessuno mi ha mai detto una cosa del genere.”
Filippo scoppiò a ridere ed Elia si rilassò, scoprendosi la faccia, gran parte dell’imbarazzo passato.
“Nessuno mi ha mai fatto una domanda del genere.”
“Scusa, davvero…”
“Non c’è motivo di scusarsi. Non mi imbarazzo facilmente.”
Elia fece una smorfia e fissò il mare. Non aveva la più pallida idea di come portare avanti la conversazione adesso e sperava con tutto sé stesso che qualcuno tornasse e mettesse fine a questa situazione imbarazzante che lui aveva creato o che fosse Filippo a sbloccare l’impasse.
“Lo farei, farei sesso con te ma non subito… dopo oggi, penso che prima vorrei conoscerti un po’ di più, uscire, scoprirti e poi ti inviterei a cena da qualche parte e dopo a casa mia ti regalerei la miglior scopata della tua vita.”
“Come fai a direbbe che sarebbe la migliore? Non ti starai sopravvalutando?”
Elia cercava di mantenere la calma ma quello che Filippo gli aveva detto si stava depositando parola per parola nel suo cervello… voleva uscire con lui, voleva conquistarlo. Sembrava una cosa seria, ma Martino l’aveva messo in guardia sul fatto che fosse molto difficile capire quando Filippo era serio e quando no, perciò non voleva farsi illusioni.
“Tu non l’hai mai fatto con un ragazzo, giusto?”
Elia annuì.
“Io sì. E anche se non posso fare paragoni con il sesso con una ragazza, ti posso assicurare che se lo si fa per bene è un’esperienza indimenticabile.”
Elia deglutì a fatica. Non si era immaginato che la loro conversazione potesse prendere quella piega…
“Devo fidarmi sulla parola… e quello che hai detto prima, sul conoscerci e uscire insieme?”
“Mi sembra una cosa normale, no? Tu di solito fai sesso così, con la prima che capita?”
Elia scosse la testa e si mise a ridere. Non poteva vantare grandi esperienze ma di certo non era il tipo da farlo con la prima che capitava.
“No, certo che no. Ok allora.”
“Cosa?”
“Facciamolo, usciamo insieme e vediamo se ci arriviamo alla serata che hai pensato…”
Filippo si fece serio e guardava Elia con un’intensità che gli era difficile da sostenere, soprattutto considerando che non sapeva da dove gli fosse venuto fuori il coraggio di chiedere al ragazzo più grande di uscire con lui.
“Ma tu non stai uscendo con la ragazza di cui parlavano i tuoi amici prima, Sofia mi pare?”
Piccolo particolare che Elia aveva completamente rimosso…
“Sì, ma con lei ieri non sono stato bene come con te oggi.”
“Quindi?”
“Quindi… non vale la pena portare avanti una cosa che non mi entusiasma, soprattutto se c’è la possibilità per noi due di stare insieme.”
“Stare insieme mi sembra un po’ prematuro. Facciamo un passo alla volta, mi sembri confuso e un po’ troppo euforico.”
“Scusa… hai ragione, è che non mi aspettavo di sentirmi così e non so bene come gestire tutte queste novità.”
Filippo gli sorrise per rassicurarlo, diede una rapida occhiata in giro per vedere che gli altri non stessero tornando e si avvicinò per dargli un breve bacio sulle labbra che lasciò Elia completamente senza parole per il tumulto interno che gli aveva causato.
“Non sono un granché nemmeno io in questo tipo di cose. Ci proveremo insieme, sarà una novità per tutti e due e chissà, magari da una cosa nata per scherzo, potrebbe venir fuori qualcosa di serio…”
