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L'esecuzione di Shanks

Summary:

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Shanks morirà sul patibolo come Roger o si salverà?
Pov di Shanks.
Song-fic su: Easier To Run E' Più Facile Scappare; Linkin Park.

Work Text:

L’esecuzione di Shanks

 

Il combattimento contro l’altro imperatore era stato estenuante, ma niente che non potesse sbrigare. In quei due anni la sua rabbia non era diminuita. Non era giusto il modo in cui era finita e, se quel traditore non si fosse messo in mezzo, forse sarebbe arrivato in tempo e tutto sarebbe andato in un altro modo. Non riusciva ancora a capacitarsi che fosse venuto meno Barbabianca. Era un tassello della sua vita, una parte importante della sua infanzia e riusciva sempre meno a ricomporre il puzzle della sua esistenza.

Troppa gente stava cadendo e non riusciva a togliersi la spiacevole sensazione che alla fine sarebbe toccato a lui. La morte gli faceva la corte da quando si era fatto divorare il braccio mostrando un lato di sé più vulnerabile. Peccato che la nera signora si fosse fatta avanti prima per portarsi un ragazzo: Ace aveva ancora tutta la vita davanti, non era giusto fosse finita così.

Doveva raggiungere la sua ciurma che stava ancora combattendo con gli uomini del suo nemico. Perciò non si sarebbe mai aspettato quell’incontro.

Lo stesso che aveva schivato nel Nuovo Mondo.

La ciurma di Barbanera si era fermata su quell’isola lontana dalle solite rotte per fare rifornimento. Giacché tutti gli uomini di Kaido erano occupati altrove, non avevano trovato ostacoli o uomini di guardia e avevano pensato che l’isola fosse disabitata. Ecco perché si erano tranquillamente divisi, cercando acqua e frutta con cui fare provviste.

Teach ne aveva approfittato per trovare un posto appartato dove mangiarsi in santa pace le sue mostruose crostate.

Marshall e Akagami rimasero immobili. Non era preventivato da nessuno dei due di trovarsi a faccia a faccia così all’improvviso.

“Il Destino non smette mai di essere dalla mia parte” disse Barbanera e rise, guardando la sua cicatrice e finendo tranquillamente di mangiare, in una scena che aveva del nauseante.

“Cosa ci fai tu qui?” domandò Shanks accigliandosi.

“E’ tempo che me la veda con ‘gente’ come te”. Marshall D. Teach si mise in piedi e piegò il braccio in un modo particolare.

Il Rosso riconobbe immediatamente la mossa di Barbabianca, riuscì a trovare un paravento stabile proprio a pelo, prima di essere scaraventato via.

“Come ben sai lo conoscevo sin da ragazzo, pensavi davvero di sorprendermi con le sue tecniche?”, gli gridò contro Shanks dal riparo sicuro. “Per quanto tu abbia i suoi poteri, varrai sempre meno della metà di quel grande uomo, Barbanera!", strinse più forte la sciabola.

Era la prima volta che si trovava in un combattimento così pericoloso e impegnativo da sentire le fitte per la mancanza dell’arto.

“Ho sentito dire che tu gli tenevi testa ormai, ma a me sembri solo un codardo”.

L’imperatore pirata uscì dal suo nascondiglio e lanciò dei fendenti in grado di tagliare la terra e tutto quello che si metteva sul cammino della lama di vento. Stavolta toccò a Teach trovare un nascondiglio.

L’oscurità cercava di mangiarsi i colpi, ma erano così veloci che Barbare faticava a gestire in tempo la potenza del suo rogia.

I colpi si susseguirono, ma per quanto non sembrasse a un occhio inesperto, quasi tutto lo scontro giocò a favore di Shanks.

Erano entrambi pirati con una certa esperienza, ma l’Imperatore possedeva uno stile impeccabile in combattimento per quanto mutevole e difficile da prefigurarsi in anticipo.

Eppure l’oscurità continuava a protrarsi, lentamente, senza freno e calò di sopra al Rosso all’improvviso.

L’imperatore si ritrovò bloccato in un battito di ciglia e senza capire cosa stesse accadendo, le sue energie iniziarono a precipitare tutte in una volta.

“Impagabile. Capisco i due fratelli, ma persino tu sai avere una faccia così stupendamente spaventata e confusa. Anche se la più bella resterà sempre quella del nostro primo incontro”. La voce di Barbanera sembrava essere dappertutto, ma persino nella coltre nera lasciata dal frutto Yami-Yami, gli occhi allenati di Shanks riuscivano a scorgere la figura del nemico.

“Vedi, io sono capace di portare via gli Haki…”. Il vento aveva iniziato a soffiare intorno a lui e Shanks si sentiva sempre più debole. L’oscurità sembrava cingerlo da ogni parte. Divorava ogni cosa, lasciando un gran deserto in un terribile buco nero.

Il mozzo di Roger cadde in ginocchio. Presto sarebbe rimasto inerme, privo di ogni energia, ma soprattutto del suo Haki. Sarebbe diventato una preda così immensamente facile da uccidere e fragile sotto ogni punto di vista.

Barbanera rideva. La fortuna era stata dalla sua, aveva vinto.

“... E dopo che mi sarò occupato di te come a suo tempo feci con Ace, cercherò Rufy e divorerò anche il suo di Haki”. Teach urlò quelle parole gonfiando il petto, ormai totalmente certo della sua superiorità.

Gli occhi neri di Shanks si sgranarono. Aveva detto Rufy?

Il suo piccolo bambino, la speranza di un futuro e di una Nuova Era in quel mondo distrutto, come lo chiamava Garp: la sua palla di cannone. Il bimbo cui era tanto legato, lo stesso che si era fatto uomo fra troppe sofferenze.

Come piccoli segreti malamente celati, i ricordi del ragazzetto viaggiarono nella sua mente. Erano foto che giocano a rincorrersi in uno strano film fatto a spezzoni.

“Non ti permetterò di toccarlo!”. Non aveva già più energie. Per quanto il suo Haki esplodesse come non mai, non riusciva a evitare di farsi divorare. Con le sue ultime forze brandì saldamente la spada, nemmeno si fosse trattato di un pugnale, e alzò il braccio. Provò il tutto per tutto.

Mise l’Haki che gli era rimasto nell’arma e la lanciò. Dritta, come una freccia, diretta contro tutte le regole della gravità piegata da Barbanera. Lo raggiunse, tranciandogli di netto la testa che ricadde in uno schizzo di sangue, immobile in quel sorriso malevolo e sciocco.

La spada proseguì perdendosi nella boscaglia, ma l’oscurità scomparve.

Debole, stanco, sudato e confuso, Shanks precipitò su un fianco sul terreno.

Non riuscì a rialzarsi per parecchio tempo, ma appena ne fu capace, si trascinò in un camminare sbilenco fino al corpo.

“... E questo è per i tre segni che secondo te mi donavano tanto”. Sputò con rancore accanto alla carcassa decapitata.

Doveva trovare la sua spada. Era parte di lui ormai quell’arma e, poi, gliel’aveva donata il signor Ray, il suo amato maestro, più di un genitore per lui.

Kaido, come sempre, si era dimostrato un cane della marina.

I suoi uomini non erano arrivati perché Benn si era trovato di fronte a una difficile scelta. O salire sulla nave e da lì difendersi dagli assalti delle ammiraglie nemiche che si moltiplicavano all’orizzonte, giacché la ciurma era già stanca dai precedenti scontri che andavano avanti da ore, e ciò significava abbandonare da solo il capitano; o rimanere lì a farsi uccidere e catturare.

La sua apparente mancanza di tentennamenti, era stata tradita dalla minaccia lanciata al vento e al Rosso: “Se non ti fai trovare vivo, idiota, vengo e ti ammazzo”. Poco importava che non avesse senso.

Shanks li aveva visti, in lontananza, mentre cercava la spada. L'aveva trovata, ma non riuscì neanche ad afferrarla che il suo corpo lo tradì. Rovinò al suolo, perdendo i sensi.

A trovarlo, fu Sengoku. Lo stesso uomo che aveva invidiato Garp di essere andato in pensione, era stato costretto a segnalare di aver individuato il Rosso e la sua spada conficcata in una palma. Lo guardava lì steso, esangue.

Non avrebbe mai pensato che un giorno sarebbe riuscito a catturare quell’uomo entrato nella leggenda, lo stesso moccioso tanto promettente che la sua epoca aveva pensato potesse dare molto di più ed invece non si era dimostrato all'altezza di Gol D. Roger.

***

Freddo, fu la prima sensazione che Shanks percepì. Non era però diffusa a tutto il corpo, ma solo alla fronte. Pian piano riuscì a comprendere che aveva il capo appoggiato contro il vetro gelido.

Si svegliò dal sonno pian piano, come se uscisse da un coma o riemergesse da un gelido mare in tempesta. Parecchie volte era fuggito dal dolore nel sonno o nei fumi dell'alcool, ma non era la solita sensazione di quei casi. Aprì gli occhi con calma e si voltò appena.

Si guardò intorno, riconosceva quei luoghi da ricco.

La testa gli scoppiava e si sentiva così debole. I dettagli raccapriccianti gli si presentarono davanti agli occhi in un crescendo d’orrore.

Un cappello con un gabbiano impagliato abbandonato su una scrivania; migliaia di occhi di altri gabbiani impagliati imploravano aiuto da dovunque: da sopra l’armadio immenso a quattro ante, da sopra il davanzale della finestra gemella, da sopra una sedia e persino dalle spalliere del gigantesco letto a baldacchino.

Non ci riusciva a credere, le gambe presero a cedere ancor di più.

Era nella stanza da letto di Sengoku.

In fondo aveva senso, il posto più sicuro, ma anche il meno probabile dove lo avrebbero cercato.

Riguardò fuori, marine nel cortiletto che si allenavano e tutto l’occorrente portato lì da Impel Down per una tortura in grande stile.

Sady-chan rideva, facendo muovere i boccoli e portandosi una mano guantata alla bocca per sghignazzare crudele.

Benn lo avrebbe ammazzato, poco ma sicuro.

Si sentiva stordito, sicuramente era stato drogato.

Se Garp lo avesse beccato, lo avrebbe preso a pugni per aver fatto il cretino, ma mica era colpa sua se era crollato in terra! E poi se la droga gliel’avevano messa in gola con il sakè, era cosa buona e giusta trangugiarla in ogni caso.

La folla era gremita nel luogo del patibolo, ma a ben guardare si sarebbe notato che erano solo marine. Coby era lì e del povero Hermeppo si sentivano le lamentele, nessuno dei due poteva accettare che morisse proprio il pirata che aveva salvato il giovane dai capelli rosa dalle ire di Akainu.

Shanks sapeva di non essere totalmente cosciente, poiché non riuscì ben a capire che fosse arrivato e lo stesse trascinando fuori. Almeno si stavano allontanando dalla camera da letto e lo condussero fino alla folla che aveva visto dalla finestra.

Il Rosso aveva il sorriso tranquillo di un bambino che non ha paura dell’uomo nero, in fondo era stato il mozzo della nave di Roger e voleva essere degno del suo Capitano.

Fu fatto salire a forza dagli ammiragli festanti, ma l’impertinente Imperatore pirata trovò la forza persino di deridere la ‘rinnovata bruttezza’ di Tsuru o l'aria poco sveglia degli altri.

“Non avete trovato un cappio più largo? Temo che questo non sia della mia misura”. Furono le sue ultime parole mentre gli veniva messo al collo e, nonostante gli mancasse l'aria, rise forte anche prima che la botola si aprisse.

Bang!

Un colpo di fucile solo bastò. Il proiettile colpì in pieno la corda e questa si spezzò.

Shanks sorrise, lo sapeva che Benn non lo avrebbe deluso, non gli avrebbe permesso di morire come un pirata comune.

Troppo debole, non riusciva a fare niente e si lasciò cadere. Peccato per il lavoro che sicuramente aveva fatto al meglio il suo Vice. Sarebbe morto sbattendo la testa contro il legno.

No, anzi, sarebbe finito prima. Sentì lo scattare dei fucili, Sengoku aveva proprio pensato a tutto. Non solo lo voleva impiccare, ma far anche riempire la sua carcassa di piombo. Nemmeno si fosse trattato di uno stregone con chissà quali potere capace di resuscitare.

Chiuse gli occhi, pronto alla morte, ma la botola si aprì all’improvviso. Si ritrovò a finire su quella che sembrava una grossa sfera rosa di gomma. Ci annegò quasi dentro, confuso, non riuscendo a capire lo strano fenomeno inaspettato. Udì gli spari, ma quella specie di materiale lo protesse. Tutti i proiettili finirono imprigionati e sbalzati indietro uccidendo quelli stessi che li avevano sparati e anche qualche marine sfortunato che stava solo lì a guardare.

Sgranò gli occhi e gli venne quasi un colpo quando vide chi era di preciso che lo aveva afferrato e poi salvato.

Rufy riprese le sue sembianze naturali, con il suo solito sorrisone enorme da bambino.

Monkey pronunciò il suo nome in un modo che sembrava più un ‘Shankusu’.

“Benn, ma sei impazzito?! Cosa ti è saltato in testa di far venire qui il bambino!”. Gli urli del Rosso furono udibili sin da lontano, niente da stupirsi perciò che arrivassero anche all’orecchio del Vice dell’Imperatore.

Benn si rimise il fucile in spalla, iniziando a correre per raggiungerli, ma roteando gli occhi. Non era certo colpa sua.

Lì dove i suoi uomini avrebbero dovuto trovarlo dopo essersi sbarazzati dei Marini, erano rimaste solo tracce di sangue e della colluttazione.

Quella volta Rufy non lo aveva scoperto dai giornali. Questo perché, per evitare una nuova fuga di massa dei carcerati per colpa di quei 'marmocchi', non era stato portato a Impel Down.

La sua morte sarebbe dovuta avvenire nel riserbo più totale, ma la faccenda era trapelata per via di qualche marine in licenza un po' troppo ubriaco. 

Shanks, man mano che riprendeva lucidità, poteva notare gli apparecchi con cui stavano registrando tutto. Avrebbero mandato il video della sua morte in diretta solo dopo averlo ucciso.

Il giovane Cappello di paglia, utilizzando la parola di troppo sfuggita a chi non avrebbe dovuto dirglielo, aveva deciso di recuperare la ciurma di Shanks e andare a salvarlo. Chissà quanto doveva essere stato deciso mentre teneva uno di quei tizi sospeso da terra per la gola, magari avrebbe potuto sembrare un vero pirata e non uno 'sbarbatello'.

Ovvio, perciò, che incontrato Benn, cocciuto, non avesse desistito finché non lo aveva costretto a farli andare con loro, portandosi dietro anche la propria di ciurma.

"Non sono un bambino!". L'urlo di Rufy era stato così freddo da gelare il sangue, al suo interno c'erano il ricordo della morte del fratello e gli anni di allenamento. Non era più disposto a essere trattato come un moccioso incapace.

Tutt'intorno erano cominciati gli scontri.

Il Budda d'oro era sceso in campo e tra frutti del mare, spari, colpi e armi da taglio; pareva fosse scoppiata una nuova guerra. Gente cadeva in terra, altri correvano e Coby era di nuovo intento a gridare per altri motivi.

Shanks guardava i suoi uomini. Lo sguardo fiero e compiaciuto che ha un Capitano che vede una degna ciurma, ma anche quello preoccupato nemmeno fosse un genitore che rischia di perdere qualche figlio mentre si voltava verso quella di Cappello di paglia. Era cresciuto con Roger, ma di riflesso anche con Barbabianca, ovvio che avesse simili atteggiamenti inconsci.

“Felice che tu stia bene, capo” biascicò Lucky mordendo nuovamente il suo immenso cosciotto per ingurgitarlo velocemente. Il Rosso era molto alto, ma pareva che alcuni membri della sua ciurma stessero puntando ai quattro metri e solo Beckman era già di suo di tre.

In mezzo agli scontri c’era anche quella che capì essere una parte della ciurma di Rufy che non conosceva.

Il ragazzetto di gomma li aveva davvero saputi scegliere, a suo parere. Certo, lui che aveva persino una scimmia in ciurma, Monster il musicista, non notava la stranezza derivante dall’essere una renna umanoide o uno scheletro ancora vivente.

L’Imperatore pirata si voltò verso il giovane che un tempo era stato il bambinetto a cui aveva dato il cappello. Non lo voleva in mezzo a tutta quella faccenda, inoltre tutte le sue fatiche per non incontrarlo fino a Raftel erano saltate.

“Sei diventato un bravo pirata” commentò con un mezzo sorriso malinconico, sistemandogli il cappello. Gli occhi del Capitano pirata più giovane brillarono di contentezza e l’ombra dei suoi immensi sorrisi a tanti denti parve fare capolino in modo impacciato.

La scena idilliaca stava per essere interrotta dall’assalto dei marine, ma il gruppo si ritrovò a terra privo di vita con un profondo taglio che li passava da parte a parte. Il colpo era talmente potente che tagliò di netto la montagna dietro di loro.

Shanks non si vide chi fu, ma lo aveva comunque intuito.

“Occhiacci” pensò Benn alzando gli occhi al cielo e mordendo più forte il sigaro.

“Occupati di Akagami, Beckman” lo richiamò Drakul Mihawk, intento a scomparire nuovamente nell’ombra che lo aveva condotto fino a lì celato a occhi indiscreti.

“Adesso vammi a recuperare la spada, ragazzino” comunicò il Rosso a Rufy. Era un modo come un altro per farlo allontanare dal luogo dello scontro vero e proprio, ma ancora esaltato, il ragazzo corse via. Saltellò oltre due marine e li sbatté a terra di faccia con le mani, per poi ritirare gli arti appena allungati riatterrando e continuando la corsa.

La casa di Sengoku era andata per metà distrutta. Rufy non ci andava per il sottile e, se doveva, era pronto pure ad abbattere i muri. La sua ciurma lo stava aspettando e poi il Rosso gli aveva detto che era un pirata e l’evento lo aveva reso ancor più su di giri del solito. La spada si trovava ben protetta, ma tutti i guardiani avevano ricevuto un colpo che le aveva lanciate in aria tanto da sfondare il tetto.

Rufy tenne stretta l'arma, correndo a tutta velocità facendo delle lunghe scivolate sui pavimenti di marmo. Finché non fu costretto a fermarsi all’improvviso, trovandosi una figura scura d’adulto davanti.

Il giovane dal cappello di paglia s’immobilizzò. Il suo cuore batteva all’impazzata e pareva averlo in gola.

Smoker ghignò, era la sua occasione per tornare importante tra i Marine, strinse l’arma che teneva in pugno, aspirando dai suoi pestilenziali sigari.

Monkey fece un passo indietro, stringendo più forte l’arma del Rosso. Aveva fretta e con quel tipo non gli andava di battersi, anche se non era tipo da temere nessun tipo di scontro ormai gli stava simpatico.

Il viso dell’uomo parve ghiacciarsi e assumere dei tratti ancora più spaventosi. Cadde in terra senza un lamento, con la rigidezza di un morto, ma ancora respirando. Era stato raggiunto dall'elsa di una spada in testa.

“Muoviti, futuro re dei pirati”. Zoro ghignò pericoloso, per poi essere preso in contropiede dal suo Capitano che allungando le braccia gli si attaccò al collo in un abbraccio soffocante rischiando di farlo cadere in terra.

Shanks si era fatto caricare in spalla da Benn.

Alle volte l'unica via d'uscita era scappare, non era il gigante bianco lui, l'uomo che non aveva mai mostrato la schiena al nemico.

L’intero gruppo si era riunito. Tra i calci di Sanji della banda del Mugiwara e colpi di pistola di Lucky, stavano scappando via. Correvano, ma dai loro sorrisi pareva che fino a quel momento non avessero fatto altro che una simpatica passeggiata al parco.

Shanks guardò il patibolo allontanarsi e il suo sorriso divenne triste. In fondo, forse non era destino che morisse come il Re dei pirati, era una morte degna a pochi e lui era il passaggio tra due Ere, non uno di loro.

Osservò Rufy e gli sorrise.

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