Chapter Text
Il metallo della pistola era freddo nella sua mano. Bellamy la osservava con timore, mentre aspettava il momento giusto per colpire.
In realtà, stava solo perdendo tempo. Il cancelliere era a pochi metri da lui, Bellamy era nascosto e non poteva essere visto. Sarebbe bastato così poco per portare a termine il suo compito, eppure non riusciva a farlo. Sentiva i secondi che scorrevano inesorabili e sapeva che doveva sbrigarsi, che non aveva tempo e la navicella con sua sorella a bordo non l'avrebbe aspettato.
Eppure continuava ad esitare, terrorizzato, con il pensiero costante che il prezzo del suo biglietto per la Terra era una vita umana. Doveva uccidere qualcuno, privarlo della vita e macchiarsi le mani di sangue, solo allora avrebbe potuto raggiungere Octavia.
Ripensò alla sua sorellina, al suo sorriso per darsi forza. Gli mancava. Non la vedeva da fin troppo tempo, dal giorno in cui la sua esistenza era stata scoperta nell'Arca.
Quella volta gli era stata strappata via e lui non aveva potuto fare nulla per impedire al consiglio di farla rinchiudere insieme agli altri detenuti, con la sola colpa di essere venuta al mondo. Promise a se stesso che se l'avesse riabbracciata, avrebbe fatto qualsiasi cosa per proteggerla, senza mai più abbandonarla.
Riabbassò lo sguardo sull'arma che ancora stringeva tra le dita, ancora teso e nervoso, ma un po' più deciso. Sollevò il braccio di qualche centimetro, ma immediatamente esso ricadde lungo il fianco, mentre Bellamy sentiva il cuore battergli all'impazzita. Che cosa avrebbe detto sua madre se lo avesse visto in quel momento?
Non avrebbe potuto dire nulla. Non poteva, perché era stata lanciata ed era stato proprio il Cancelliere ad ordinare la sua esecuzione, una volta che la sua colpa – avere un secondo figlio – era stata scoperta.
Il terrore lasciò lo spazio all'odio, mentre i ricordi dell'ultimo abbraccio di sua madre, poco prima che venisse lanciata, lo sopraffacessero. Il terrore malcelato che le aveva letto in faccia, l'urlo mentre lo spazio la risucchiava... quei momenti non avrebbero mai smesso di perseguitarlo.
Il Cancelliere era una persona malvagia, che non guardava in faccia nessuno e il cui unico pensiero era il rispetto di leggi dure e ingiuste, senza possibilità d'appello. Bellamy avrebbe solo fatto un favore a tutta l'Arca se lo avesse tolto di mezzo, questo si disse per sentirsi meglio.
Avrebbe compiuto la sua missione. Lo avrebbe fatto per sua madre, per vendicare la sua memoria, lo avrebbe fatto per Octavia e per se stesso.
Eppure, quando Bellamy si trovò davanti al suo bersaglio che lo osservò parallizzato, senza riuscire a proferire parola, la mano gli tremò e a malapena poté premere il grilletto. La detonazione lo fece saltare, quasi come se fosse stato colto di sorpresa, così come il grido di dolore del Cancelliere e la vista di questi che si accasciava a terra, con il sangue che macchiava prima i vestiti, poi il pavimento.
In trance, si infilò la pistola ancora fumante nella divisa e corse via, verso il luogo che gli era stato indicato per imbarcarsi insieme ai Cento.
Per mia madre, per mia sorella, per me, si ricordò, lasciandosi il Cancelliere Jaha morente alle spalle.
