Actions

Work Header

Rating:
Archive Warning:
Category:
Fandom:
Relationship:
Additional Tags:
Language:
Italiano
Series:
Part 47 of Le note della vita
Stats:
Published:
2019-04-02
Completed:
2025-09-11
Words:
6,255
Chapters:
5/5
Kudos:
3
Bookmarks:
1
Hits:
179

Quarantotto ore al matrimonio

Summary:

Mancano solo quarantotto ore al matrimonio tra Xanxus e Squalo.
Song-fic su Gareth gates-anyone of us (stupid mistake)
https://www.youtube.com/watch?v=LXIqSrV8H1A&feature=youtu.be&fbclid=IwAR2qBmBffww7QYdTOkwRg1WYTdmwf4QHnaPiN4ppQc7djv6t_xzGI3RwOso
http://testicanzoni.mtv.it/testi-Gareth-Gates_22340/traduzione-Anyone-of-Us-(Stupid-Mistake)-2051588

Chapter 1: Quarantotto ore al matrimonio

Chapter Text

Quarantotto ore al matrimonio

 

Chiunque può cadere

Chiunque può fare del male a qualcuno che ama

Si spezzeranno cuori

Perché ho fatto uno stupido errore

Uno stupido errore

 

Xanxus era seduto sul letto, il lenzuolo color crema faceva contrasto con i suoi vestiti scuri, teneva i piedi appoggiati su un tavolinetto di legno. Giocherellava con una mano con la coda di procione che teneva tra le dita, mentre teneva l’altra sul fianco, la casacca gli ricadeva larga sulle spalle.

Era deperito, gli occhi con profonde occhiaie.

Sopra la sua testa svettava l’enorme testata del letto decorata con delle rose, del medesimo colore delle colonne del baldacchino. Al suo fianco c’era una scalinata che portava al soppalco, dall’altro lato la finestra da cui filtrava la luce.

“Feccia, calmati…” disse gelido. "... calmati...".

Squalo camminava avanti e indietro, il battito cardiaco gli rimbombava nelle orecchie, mordicchiava con i denti aguzzi un laccio per capelli rosso.

“Vooooi!” sbraitò a bocca spalancata. "Peggio di così non poteva andare" con voce rauca e fastidiosa.

“Squalo…” lo richiamò Xanxus, inarcando il sopracciglio, sottile, che si biforcava alla fine. La cicatrice svettava come una macchia sulla sua guancia abbronzata.

“Mancano solo quarantotto ore alle nostre nozze e sta succedendo il finimondo. Alcuni di cui pensavamo di poterci fidare, sono delle minacce, in compenso chi temevamo si è confermato un pericolo. Si sono materializzati anche nemici che non ci aspettavano. Si stanno svelando tutti gli altari della dannata famiglia Vongola e anche dei merda di Borbone. Persino dei Bonkon!…” si lamentò Squalo. La voluminosa ciocca di capelli argentei al centro della sua fronte ondeggiava come un pendolo. “… Dannati i nostri parenti! Come se i nostri genitori non fossero un casino già di loro” ruggì.

“Squalo” lo richiamò Xanxus, addolcendo il tono.

Squalo si legò i capelli con il laccio e si voltò verso di lui, le gote gli divennero rosa.

“Mnh?” domandò.

La luce delle lampade si rifletteva sui mobili della stanza, sull’austero armadio, dando a tutto un riflesso dorato, che risultava pesante e oscuro negli angoli.

Xanxus si passò la mano tra i capelli mori, accarezzandosi un lato della testa, lì dove erano corti.

“So di averti deluso spesso…” iniziò.

Squalo batté le palpebre, le iridi color perla divennero liquide, mentre si avvicinava a Xanxus.

“Boss…” sussurrò.

“Appunto” disse Xanxus, serrando un pugno fino a far scricchiolare le nocche.

 

Xanxus era seduto in poltrona, le pareti damascate alle sue spalle erano color oro rosso.

“Stai zitto, feccia” ringhiò.

Squalo impallidì, irrigidendosi.

“Pensi davvero che io abbia paura dell’incoronazione? Per volere del Nono ho affrontato anche di peggio” abbaiò.

Squalo deglutì, accarezzandosi la protesi di metallo, rabbrividendo.

“N-no… Boss, semplicemente…” sussurrò.

“Sono stato un ingenuo a pensare che avrei potuto continuare il mio lavoro a Venezia. Non è più tempo di giochi e cacce al tesoro. Devo prendere il mio posto” disse Xanxus.

“Voooi! Lo sai che hai la mia fedeltà!” gridò Squalo. Le gambe gli tremavano, i suoi stivali strofinavano sul pavimento dando vita a uno stridio.

“Allora vattene e lascia che l’incoronazione abbia termine” intimò Xanxus, estraendo la pistola.

Squalo dimenò la spada davanti a sé.

“V-O-I! Non voglio vederti violentato! Non posso sopportare le loro luride mani che ti toccano, ti spogliano, o peggio!” sbraitò.

“Esci da qui” ordinò Xanxus, puntandogli contro la pistola.

Squalo si voltò, facendo ondeggiare i lunghi capelli argentei, una lacrima luccicò sulla sua guancia e corse fuori.

 

Xanxus fece una smorfia al ricordo.

“Boss, di che diamine stai parlando? Non fare la testa di cazzo proprio adesso” si lamentò Squalo.

Xanxus mise a terra i piedi, gli avvolse i fianchi con il braccio e lo fece sedere sulle sue gambe.

“Ho pensato che essere boss ed essere re fosse la stessa cosa, che ti avrei protetto facendo il cane fedele del Nono” disse con voce calda.

Squalo sentì il suo fiato bollente sul proprio collo e arrossì ancor più vistosamente.

 

Squalo saltellò oltre una donna dalla maschera dorata, risalì un ponticello di marmo e si voltò. Vide Xanxus rimasto indietro, gli sorrise mostrando i denti aguzzi e lo raggiunse, prendendogli la mano nelle proprie.

“Non sono mai stato ad una festa in piazza.

Voooi! Mi piace questo ritmo” disse. Tutt’intorno risuonava una dolce musica, mentre la luce del sole si rifletteva sull’acqua verdastra del canale, facendo risplendere le statue dei leoni d’oro montate sui tetti dei monumenti.

“Feccia, questa è solo la prima di molte” promise Xanxus.

Squalo gli posò un bacio sulle labbra, arrossendo, le sue orecchie in fiamme.

“Balliamo?” domandò.

Xanxus fece un cenno del capo, facendo ondeggiare le spesse ciocche more.

 

“Non mi pento di essere tornato da Venezia. Eravamo sotto ricatto, per avvertimento erano già pronti a uccidere il nostro ‘pesce’, ben sapendo cosa significava. Se la sarebbero presa con tutti coloro che amiamo, era l’inizio dell’avvertimento del Nono” disse Xanxus. "Devo ancora capire chi ha posseduto il Vecchio. Dicono Primo, ma sono tutti dei falsi".

Squalo inarcò un sopracciglio argenteo.

“Voooih. Cosa diamine stai rivangando?” domandò.

“Mi pento di quello che è venuto dopo” proseguì Xanxus.

 

Xanxus si mise a correre nel corridoio, in testa una corona storta, era coperto solo dalla propria casacca, il battito cardiaco accelerato.

Passò oltre dei quadri raffiguranti degl’incendi al tramonto, superò una donna con una maschera di porcellana decorata da perle che lo guardò confusa.

“Squalo! Squaaaalo!” gridò Xanxus disperatamente.

Due guardiani del Nono gli si misero davanti, Xanxus ne fece volare uno con un calcio e sparò alla spalla dell’altro, che cadde con un gemito.

Xanxus spalancò una porta con una spallata, vide Superbi steso a terra. Due uomini lo stavano spogliando, mentre Iemitsu era bloccato a terra.

“Principe” chiamò quest’ultimo a fatica, guardandolo speranzoso.

“Quella feccia è mia! MIO SQUALO!” sbraitò Xanxus. Corse da Squalo e lo prese tra le braccia, puntando la pistola con mano tremante davanti a sé. “Mio, non del Nono! Nessuno aveva detto che doveva prenderlo il Nono!” gridò.

Squalo si aggrappò alla sua casacca, tremante.

“S-se interrompi… non finiranno l’incoronazione…” biascicò.

“Al diavolo! Prenderò ciò che voglio anche senza il loro consenso!” sbraitò Xanxus e lo condusse con sé fuori dalla stanza.

 

Squalo lo risvegliò dal ricordo, dicendo: “Boss. Abbiamo contro dei e demoni, mostri, fantasmi, musiche inquietanti, gufi mangiatori di anime… Direi di rimanere concentrati sul presente”.

“Non chiamarmi boss, Pierré” sussurrò Xanxus.

Superbi si aggrappò a lui.

“Ho sbagliato con tua sorella. Non sono andato a salvarla.

Ho sbagliato a fare finta di non sapere della tua famiglia.

Volevo rispettarti, ma così ho dimenticato la promessa che ti avevo fatto a Venezia: di realizzare tutti i tuoi desideri anche senza che tu me li dicessi.

Non posso perdonarmi il non aver capito cosa ti facesse il Nono. Mi congela il cuore pensare a quando ti ho scacciato, mi fa adirare pensare a come ti ho trattato quando mi hanno scongelato. MAI avrei dovuto toccarti o aggredirti” enumerò Xanxus.

“Luigi…” mugolò Squalo.

 

“Questa casa è tua” disse Xanxus.

Squalo si affacciò dal balcone e guardò fuori, la luce del sole investì il suo viso, facendo brillare di luce propria i suoi capelli argentei.

“Posso davvero scegliere i mobili? Già mi sembrava incredibile aver scelto i miei vestiti da solo” disse. Sollevò una gamba e la fece ondeggiare, socchiuse gli occhi e si voltò.

“… Ed oggi inizi un corso di cucina. Erik si era fatto sfuggire quanto ti piacesse” proseguì Xanxus.

“Vooooi!” trillò felice Squalo. Corse verso di lui e saltò, avvolgendogli il collo con le braccia sottili.

Xanxus gli posò le mani sui fianchi e lo fece volteggiare.

“Tu sei pazzo! Non posso neanche guardare una vetrina senza che tu finisca per comprarmi l’intero assortimento” sussurrò Squalo.

“Riuscirò così a trovare cosa vuoi in tutto quello” rispose Xanxus. Gli posò un bacio sul naso.

Squalo chiuse gli occhi e strofinò il suo su quello dell’altro.

“Voooi… Se questo è un sogno, BakaBoss, non svegliarmi” implorò.

 

“Avresti dovuto lasciarmi” disse Xanxus.

Squalo gli nascose il capo nell’incavo del collo e lo strinse più forte.

“Non ho difeso i ragazzi, mi sono lasciato congelare e ti ho deluso. Ho lasciato tutto sulle tue spalle. C’è mancato anche poco che lasciassi che il futuro che i bambini tanto temono si avverasse.

Sono stato pari alla feccia” ringhiò Xanxus.

Squalo gli accarezzò il viso.

“Non giochiamo a questo gioco. Perdo io". Vedendo che l'altro lo fissava confuso, gemette: "Ho sempre saputo che avevo un re a cui ero destinato, ma gli ho permesso di trattarti come uno schiavo. Ho lasciato ti torturassero, ti tagliassero per sempre i tuoi meravigliosi capelli. Ero lì quando ti hanno congelato e non ho potuto niente”, sentendo la pelle bollente di lui sotto le dita.

Xanxus espirò dalle narici.

 

Squalo si mise a danzare sul prato, dietro di lui si stagliava tra i palazzi un’immensa cupola.

“Voi, non è colpa tua se quel ristorante non era il massimo, ieri. Ci rifaremo sicuramente con il prossimo” lo rassicurò.

Xanxus annuì.

“Intanto ho liberato un gondoliere, ieri” bisbigliò tra sé e sé.

Innumerevoli persone mascherate stavano in piedi davanti alle finestre sottili di un palazzo, mentre dalla porta uscivano due uomini con maschere da gufo sul volto.

Squalo si arrampicò su un gargoyle in piedi e balzò sul successivo, salendo poi su un tetto.

Xanxus roteò gli occhi, sparò a terra con le sue pistole delle fiamme e spiccò il volo, atterrando sul tetto a sua volta. Sul viso una smorfia per le vertigini.

“Non scapparmi, mia rosa di ghiaccio” disse, traendo a sé Superbia.

Squalo ridacchiò.

“Allora accelera, Baka lento” gli soffiò.

 

“Lo so che non devo essere così duro con me stesso. L’ho capito che chiunque può sbagliare. Come Boss dei Varia mi sono lasciato travolgere dalle mie tentazioni e anche la debolezza è diventato un mio vizio. Ho macchiato il mio peccato, sbagliando come la feccia.

Come ho capito che non era quella la forza che avevi visto in me, ma ho dovuto sbagliare per farlo.

Solo che ti ho spezzato il cuore e questo è difficile per me da superare” disse Xanxus, baciandogli la mano.

“Voii… Ho perdonato ogni tuo stupido errore solo perché hai rimediato ad ognuno di essi. Hai fatto a menda.

Io non sono mio padre, se non sapessi che mi ami, non continuerei a venirti dietro” brontolò Squalo, chiudendo gli occhi.

“Quello che voglio dirti è che questa volta sarà diverso. Ti giuro che non sbaglierò ancora. Nessuno impedirà il nostro matrimonio. Tu sarai il mio imperatore e la mia sposa, e con te Anya la mia regina. Questa volontà nessuno potrà spezzarla. Non mi limiterò a dargli fuoco, chi si metterà sulla mia strada scoprirà che un cielo invernale rosso sangue è così freddo da ardere molto di più. Io sarò la tua tempesta, di quelle in cui la neve può ferire i nemici, e tu e tua sorella sarete dei danzanti fiocchi taglienti. Saremo una cosa sola.

Fidati, Pierré” giurò Xanxus.

Squalo lo baciò con trasporto, passandogli la mano tra i capelli morbidi.

“Mi fido ciecamente, Luigi.

La tua ‘vera’ forza fuga ogni mio timore” rispose.