Chapter Text
Minacce tra ‘titani’
L'immensa piazza vedeva diversi grandi edifici, ma due risaltavano più degli altri: il ristorante francese di fronte a quello giapponese.
Le finestre di uno dei due, chiuso a quell'ora, erano spalancate.
Ubbirov si portò il sigaro alle labbra e lo inspirò, sentendo il sapore del tabacco. Il filo di fumo usciva fuori dalla finestra più vicina passando di fianco all'insegna giapponesi.
“Non credo che il principe restituirà la giovane Anya alla Russia. La tua ‘famiglia’ cosa pensi che farà?” gli stava domandando Danilo. Si guardava intorno e sorrideva nostalgico, riconoscendo lo stile delle sedie e dei tavoli di Tsuyoshi. Si calò il cappello sul viso osservando il simbolo dell'insegna.
Ubbirov si appoggiò al bancone, la luce delle lampade elettriche si rifletteva sulla sua testa. Con una mano giocherellava con tre piccole bombe a sfera, con l'altra sfogliava le prenotazioni al Taki's sushi di quella sera.
Iniziava il tramonto e le innumerevoli luci di Tokyo si stavano accendendo, in una cacofonia di colori che si riflettevano nei suoi occhiali da sole. Le persone sciamavano in gruppi, in lontananza si vedeva l'alta torre di metallo.
“Li andrà a cercare? Tu li aiuterai? Tornerai a fare il boss?” lo incalzò Danilo. < Con tutto quello che è successo, non ho avuto il tempo di occuparmi come si deve del mio paese, nonostante l'attacco dell'Oscurità, sono dovuto tornare qui in Giappone.
Nessuno di noi ha veramente voglia di trattare del problema più grande: il ritorno del Nono >.
“Perché sei venuto qui, Scoglio?” domandò il russo, nonostante parlasse giapponese il suo accento era ancora marcato. Controllò che iniziassero ad arrivare le cameriere, alcune entrarono in una porta sul retro e ne uscirono vestite da maid.
“Dovevo parlarti. Sono preoccupato che possa scoppiare una guerra tra la famiglia Vongola e quella Ubbirov.
So che ti hanno scacciato e ti hanno privato del tuo posto. Potresti usare tutto questo a tuo vantaggio per vendicarti, senza dover tornare boss, abbandonando la tua nuova vita per i tuoi doveri” spiegò Scoglio. Si accese una sigaretta e se la portò alle labbra.
Ubbirov espirò pesantemente e ordinò lapidario:
“Quella spegnila prima di entrare nella zona non fumatori, la gente non sa che è al veleno e non provoca fumo passivo”. Alla parete c'era la fotografia di una ruota panoramica.
Scoglio si massaggiò il collo, sfiorando i capelli biondi.
“Non hai ancora risposto a niente.
Ti piace così tanto servire tutti questa gente ‘normale’? Fare il primo russo di colore della storia a servire sushi?” lo interrogò Danilo.
“Mulatto, per essere corretti” rispose Ubbirov, roteando gli occhi dietro le spesse lenti scure. Poggiò i gomiti sul bancone con forza, sporgendosi di fianco alla cassa e assottigliò le labbra.
“Pochemuchka, ricordati le regole della mafia.
Non mi sto alterando facendoti secco solo perché il nostro comune ‘Capitano’ non approverebbe. La superba Rosa rossa ha uno strano e morboso attaccamento ad entrambi, anche se tu stai tentando di uguagliarmi in quanto a complimenti” s'incupì. "Pur sapendo che lui preferiva quando vi affrontavate".
Scoglio si calò di più il capello sul viso, celandolo del tutto, ed entrambi sfiorarono la fondina dove tenevano la pistola con la mano.
“Tsuyoshi-sama, il nostro comune faro, non approverebbe una guerra tra i suoi ‘amici’.
Però rinfrescami il significato dell’appellativo che mi hai dato” sussurrò con voce sibilante.
“Nella mia lingua è associabile a qualcuno che domanda troppo” rispose Ubbirov.
Scoglio notò che dietro il bancone era appoggiato un grosso bazuca lucidato.
< Non è uno di quelli di Giannini, è un’arma in tutto e per tutto. Spero vivamente per lui che non usi il negozio del nostro adorato per strani traffici > pensò. Si accorse che l'altro aveva anche l'apparecchio per sparare le sfere esplosive agganciato al polso.
Fece roteare la sigaretta tra le dita, rispondendo: “Se siamo alleati, dobbiamo anche coordinarci. Se non capisci questo e mi scambi per un semplice delatore, allora abbiamo un problema”.
Ubbirov fece un mezzo ghigno.
“Farò quello che vorrà la rosa dalle foglie di menta e le spine taglienti.
Se è tempo che io torni boss, per salvare la perla del suo Nono, lo farò. Se dovrò combattere anche.
Non temere, calerò sulla mia famiglia come le tormente di neve, spazzando via le mele marce. Non ci sarà bisogno di una guerra” giurò.
“Ci conto, allora” disse Danilo. Spense la sigaretta sotto la scarpa e si allontanò. Uscendo lasciò che i clienti cominciassero a entrare.
