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Kakós➳Vmon

Summary:

Taehyung possiede una galleria d'arte ed è affetto da cacofobia, Namjoon è un pittore che cerca di affermarsi grazie al suo genio.

「⚠️» oneshot; 5000+ parole 」

Work Text:

Tic, tac, tic, tac.

Preciso come le lancette di un orologio il piede di Taehyung continuava a colpire prepotentemente il terreno, generando un suono simile a quello di una donna quando cammina con indosso un paio di tacchi a spillo.

I suoi occhi erano puntati sul quadro dinanzi a se, mentre girava il bicchiere di vino nella sua mano destra con noncuranza.

Dopo averne preso un generoso sorso si avvicinò all'opera, osservandone l'infinita bellezza.

Taehyung dovette trattenere l'impulso di toccarla con mano per sentire sotto i suoi polpastrelli le pennellate decise dell'artista, colorate di un azzurro acceso e terribilmente insolite per quest'ultimo; Vincent Van Gogh, conosciuto per i suoi quadri tormentati, vorticosi e vibranti, sembrava voler trasmettere tranquillità e positività attraverso quei rami di mandorlo in fiore.

Tutta quella bellezza quasi lo accecava, ne era completamente assuefatto, ed ogni volta che si soffermava ad ammirare un qualsiasi quadro o una qualsiasi statua della galleria finiva per essere travolto dalla gioia, tanto da finire con il passare ore intere in piedi di fronte ad essa, analizzandone ogni minimo particolare e cercando di capirne il significato occulto.

Se solo avesse avuto il talento necessario si sarebbe dedicato alla pittura, ma purtroppo le sue capacità risiedevano altrove, principalmente nella matematica e nell'economia.

Il suo amore per tutto ciò che aveva a che fare con l'arte lo aveva portato ad affermarsi in quel campo a seguito dell'apertura della sua galleria 'Vante', dove erano esposti quadri scelti da Taehyung in persona, appartenenti sia ad artisti affermati che ad altri più sconosciuti.

Non c'era nulla a cui tenesse più di quel posto, era come se fosse casa sua, si sentiva a suo agio in mezzo a tutto quell'ordine e a quell'atmosfera calda e tranquilla che lo caratterizzavano.

«Signor Kim, mancano quindici minuti all'apertura.»

«Grazie Hwayoung» un sorriso seguì la risposta del biondo, facendo arrossire la ragazza che ora aveva davanti.

«E te l'ho detto, chiamami Taehyung . Non sono poi così vecchio.»

Dopo un leggero cenno con il capo, spostando i lunghi capelli mori da un alto, Hwayoung si allontanò per dirigersi all'entrata, pronta ad accogliere gli ospiti di quella sera.

Mentre se ne andava il ragazzo si prese qualche secondo per osservarla; i suoi capelli erano lisci, la sua figura proporzionata e la sua vita terribilmente stretta.

In molti l'avevano criticato per la scelta dei suoi dipendenti, dicendo che non li scegliesse per la loro efficienza ma piuttosto per il loro aspetto fisico o addirittura per i tratti del loro  viso.

Ogni sacrosanta volta che qualcuno gli rivolgeva quell'aspra critica Taehyung doveva stringere i denti, serrare la mascella e sorridere, sviando parzialmente le accuse.

Se la cavava sempre facendo notare come tutti quelli che lavoravano per lui fossero estremamente preparati e capaci, ma soprattutto in grado di portare lustro alla galleria stessa con le loro ottime qualità e la loro dedizione per il loro lavoro.

Tutte le volte finiva con lo sproloquiare per svariati minuti esaltando le capacità di ognuno, mentre gli ospiti lo guardavano ammaliati e completamente assorbiti dalle sue parole; Taehyung era un mago del dibattito ed era decisamente a conoscenza di questa sua qualità, che molto spesso utilizzava per tirarsi fuori da situazione scomode.

Nonostante ciò il biondo sapeva fin troppo bene quale fosse la verità, ovvero che, almeno in parte, quelle critiche non fossero del tutto infondate.

Ovviamente non era un bugiardo, pensava tutto ciò che diceva riguardo i suoi dipendenti, ma il vero era che non avrebbe mai assunto nessuno che non considerava attraente secondo i suoi soggettivi canoni di bellezza.

Poteva sopportare una bellezza mediocre o non esattamente brillante, ma era terrorizzato dalla bruttezza in tutte le sue forme.

L'arte lo calmava, lo cullava, e stare in mezzo ad essa gli trasmetteva una gioia inaudita, completamente ingiustificata; era come se si rinchiudesse nel suo piccolo mondo dalla realtà distorta, dimenticandosi dell'esistenza della disarmonia e persino proteggendosi da essa.

Taehyung da quando aveva scoperto di essere affetto da cacofobia si era sempre circondato di cose belle, altrimenti avrebbe finito per impazzire; non sapeva da cosa fosse stato scaturito quel suo disturbo, ma anche solo l'idea di essere sfiorato dalle dita di una persona brutta lo spaventava a morte, facendo chiudere la sua gola e tremare le sue spalle come se fossero scosse da forti singhiozzi.

Si sentiva terribilmente in colpa, d'altronde non poteva incolpare gli altri per essere nati in una determinata maniera, ma il brutto faceva sparire tutto il suo buonsenso: non poteva fare a meno di ritrarsi ed allontanarsi il più velocemente possibile, indipendentemente dalla situazione in cui si trovava.

Era andato da un terapista per cercare di capire per quale motivo gli capitasse tutto ciò, ma, forse perché il suo psicoterapeuta non era abbastanza qualificato, forse perché Taehyung non si era impegnato abbastanza, non era servito a nulla; il povero Tae non sapeva cosa avesse scaturito tutto quell'odio verso ciò che discostava dalla perfezione.

Scuotendo la testa il biondo tornò al mondo reale, e trascinando i piedi cominciò a dirigersi con passo lento verso l'ingresso, sistemandosi al contempo la cravatta.

Una volta che fu quasi a metà strada venne interrotto da uno dei suoi dipendenti, Kim Seokjin.

«Taehyung, ti vedo un po' giù, c'è qualcosa che non va?» Il suo tono preoccupato era accompagnato da un sorriso, come a confortarlo indipendentemente dalla sua risposta.

Il ragazzo aveva sempre adorato questa caratteristica di Jin: era costantemente attento ai dettagli, oltremodo gentile e con delle maniere impeccabili; non lo aveva mai visto perdere il controllo o arrabbiarsi nonostante non sempre i clienti fossero educati e cortesi. Sapeva benissimo di essere in una galleria importante ed esclusiva, perciò stava sempre bene attento a come trattava le persone, indipendentemente da chi fossero e dalla loro estrazione sociale.

«No, sto bene» raddrizzando la schiena, Taehyung poggiò una mano sulle ampie spalle dell'altro. «Piuttosto, c'è una cosa di cui ti devo parlare.»

«Certamente, sono tutto orecchi.»

«Vedi, è da un po' che sto tenendo d'occhio un nuovo pittore emergente, ha talento e vorrei che alcuni dei suoi lavori si aggiungessero alla sezione degli ascendenti.»

A quelle parole il castano spalancò gli occhi eccitato come non mai.

«Ma è fantastico, era da qualche anno che non contattavamo nessuno!» Il tono esaltato di Seokjin fece ridacchiare il biondo, che gli diede una leggera pacca sulla spalla.

«Sì, l'ultimo è stato Yoongi» dopo aver visto la testa dell'altro muoversi su e giù in un cenno d'assenso, il ragazzo continuò a parlare. 
«Siccome non ho molto tempo libero ultimamente, vorrei che te ne occupassi tu. Contattalo e chiedigli di incontrarti, poi sai cosa fare.»

Un sorriso dolce si fece spazio sul viso di Seokjin, parzialmente onorato dalla richiesta del più piccolo.

«Sono onorato di sapere che ti fidi abbastanza da affidarmi questo compito» il ragazzo si portò una mano al petto e fece finta di essere stato fisicamente colpito, suscitando ilarità nel biondo affianco a lui.

«In ogni caso ti farò sapere se passa la prima selezione» dopo avergli fatto l'occhiolino Jin si allontanò, lasciandolo a metà tra un sentimento di tristezza ed uno di divertimento dovuto al suo atteggiamento, mirato a sollevargli il morale.

Taehyung sapeva perfettamente cosa intendesse con 'prima selezione', ma soprattutto che lui fosse davvero l'unico che avrebbe potuto farla al posto suo.

«Seokjin-ah, ti darò un aumento!» Mentre le sue risate riecheggiavano nella stanza, Tae vide la mano destra dell'altro alzarsi e cominciare a muoversi a destra e a sinistra in segno di saluto.

«Ti conviene!» Dopo che, ridendo, Jin ebbe pronunciato quelle parole, la sua figura scomparve dietro al corridoio che l'avrebbe portato all'ingresso.

Il castano era un ottimo osservatore, motivo per cui era riuscito a scoprire della sua malattia da ormai qualche anno, promettendogli solennemente che non ne avrebbe fatto parola con anima viva; il biondo non sapeva se fosse stato a causa di qualche sua espressione facciale malamente nascosta o se gli fosse bastato mettere tutti i pezzi insieme, ma in ogni caso Seokjin era stato l'unico ad accorgersi della sua cacofobia ancor prima che ne avesse prova concreta.

Aveva cominciato a sospettare del più piccolo già da neo assunto, ma ne aveva avuto conferma solamente qualche mese più tardi.

Il più grande ricordava quel giorno come se fosse ieri; stava parlando con un cliente che gli aveva chiesto informazioni su un quadro, quando Taehyung decise eccezionalmente di avvicinarsi e di dargli una mano nella spiegazione, anche se di solito non usciva mai dal suo ufficio per evitare di avere brutte esperienze dovute a degli incontri con persone non esattamente.. carine, diciamo.

Purtroppo il signore era girato di spalle e il biondo non aveva pensato all'eventualità che potesse avere una faccia talmente brutta da fare spavento, eppure era proprio così.

Dopo aver toccato una spalla all'uomo che sembrava essere di mezz'età, ed egli si fu girato completamente verso di lui mostrando le sue fossette ed una strana cicatrice vicino al sopracciglio, una scarica di adrenalina lo pervase; le sue gambe avevano cominciato a tremare, faceva fatica a respirare e i suoi occhi erano diventati lucidi, impedendogli una visione chiara della stanza attorno a lui.

Il suo cervello gli stava urlando di andarsene, di scappare, la sua bocca si era aperta abbastanza da permettergli di lanciare un urlo che avrebbe scosso tutte le pareti, ma niente sembrava voler uscire dalle sue labbra morbide e carnose.

Seokjin aveva spalancato gli occhi, incredulo dalla reazione del più piccolo.

Sapeva che qualcosa non andava in lui, glielo aveva sempre letto negli occhi: vedeva la sua eccessiva felicità alla vista di un volto piacevole e ben delineato oppure come girava al largo da tutte le persone un po' più in carne e con un viso particolare, ma non si sarebbe mai aspettato una reazione del genere; alla fine il povero ragazzo dai capelli castani non era uno psicologo, non avrebbe mai potuto sapere in cosa consistesse il suo disturbo, ne aveva solo intuita una piccola parte.

Gli era bastato poco per decidere che sarebbe dovuto intervenire, sapeva che altrimenti non sarebbe finita bene, anzi, sembrava che la situazione stesse per evolversi in peggio; non sapeva cosa avrebbe fatto Taehyung da lì a qualche secondo, sembrava talmente spaventato e fragile da potersi rompere o da collassare sul pavimento freddo, proprio davanti a quel signore.

Man mano che i secondi passavano nel silenzio più assoluto un'espressione confusa si dipingeva sul viso del cliente; perché quel ragazzo gli aveva toccato la spalla? Chi era? Perché lo stava fissando con quell'espressione in viso?

La bocca di Taehyung si faceva sempre più secca e la sua fronte sempre più sudata; la paura nei suoi occhi rendeva Jin ansioso a sua volta, non aveva idea di cosa stesse succedendo e non sapeva cosa fare.

Avrebbe dovuto prendere posizione e trascinare via il suo capo con la forza evitando che la situazione degenerasse ulteriormente, o sarebbe dovuto rimanere zitto e aspettare che dicesse qualcosa? Una mossa sbagliata poteva costargli il posto, Taehyung era molto severo quando si trattava della sua reputazione o di quella della galleria, perciò avrebbe dovuto prendere una decisione il prima possibile.

«Oh, eccola signor Kim, la stavo aspettando» un sorriso si dipinse sulle labbra di Seokjin, così da non destare alcun sospetto nel signore. «Mi scusi, dovrei parlare un secondo con il mio capo, se vuole ancora qualche spiegazione sul quadro che stavamo analizzando può chiedere alla mia collega,» continuò indicandola «si chiama Hwayoung e sarà molto lieta di rispondere alle sue domande.»

La testa dell'uomo si mosse in cenno d'assenso e, dopo aver rivolto un sorriso di cortesia a Jin,  si diresse verso la figura della ragazza, pronta a chiarire qualsiasi dubbio o curiosità sull'opera che i due stavano precedentemente osservando.

Con un movimento rapido il castano afferrò Taehyung per il braccio e lo trascinò fino al suo ufficio, facendo attenzione a non farsi vedere da occhi indiscreti.

Non appena la porta si chiuse dietro il più grande Tae sembrò riprendere a respirare correttamente, abbandonando l'espressione terrorizzata che aveva assunto in precedenza; la confusione era leggibile negli occhi di Seokjin, necessitava una spiegazione alla svelta, vedere il suo capo ridotto così l'aveva scosso nel profondo e voleva accertarsi della sua attuale condizione di salute, possibilmente prima che svenisse nel mezzo della stanza senza un motivo apparente.

Dopo essersi calmato ed essersi seduto su una sedia, finalmente il biondo guardò negli occhi il suo neo dipendente, indeciso sul da farsi.

Non sapeva se potesse fidarsi, ma decise di dare ugualmente una spiegazione a Jin come pegno per aver salvato la reputazione della galleria; se solo non ci fosse stato lui a trascinarlo via, probabilmente avrebbe tirato un urlo e sarebbe scappato a gambe levate, facendo così lasciare al cliente una recensione negativa sulla mostra, ed intaccando di conseguenza la facciata perfetta che avevano lui e tutti i suoi dipendenti.

Se c'era una cosa negativa delle gallerie d'arte come la sua, era che un solo articolo diffamatorio avrebbe avuto delle conseguenze disastrose; quest'ultimo avrebbe fatto calare così tanto la sua fama da ridurlo a vivere di stenti, e l'avrebbe obbligato ad affidarsi ai pochi clienti che gli sarebbero rimasti fedeli.

«Grazie» la voce di Taehyung era roca e flebile mentre ringraziava il ragazzo. «Penso proprio tu voglia una spiegazione.»

Dalla confessione del biondo in poi i due si avvicinarono sempre di più fino a diventare amici, anche se forse questa unione fu dovuta al fatto che Jin fosse l'unico a sapere della sua malattia, nonché l'unico che cercasse di aiutarlo come meglio poteva.

Dopo aver notato come la sala cominciasse a riempirsi Taehyung si destò dallo stato di trance in cui era entrato, dirigendosi poi verso il suo ufficio, pronto per compilare moduli e scartoffie di ogni tipo.



***

 

Il pomeriggio successivo, mentre era nuovamente nel suo ufficio, dopo aver fatto il solito giro della galleria per osservare lo stato di ogni opera, Taehyung ricevette un messaggio da Seokjin.

 

Kim Seokjin

Il tuo pittore ha superato la prima fase! L'ho mandato da te, dovrebbe arrivare tra un'oretta circa.

3:32 PM ✔✔

 

Un sorriso si dipinse sulle labbra del biondo, contento che Namjoon, il pittore che aveva deciso di contattare, non fosse così brutto da non passare la 'prima fase', ovvero il controllo di Seokjin; il più grande incontrava sempre l'artista scelto da Taehyung per accertarsi che non potesse nuocere a quest'ultimo, anche se spregevole da dire, con la sua antiesteticità, per poi dirgli di raggiungere il suo capo in galleria per poter parlare direttamente con lui.

Nemmeno al biondo piaceva dover ricorrere a questi metodi, ma cos'altro avrebbe dovuto fare? Aveva una paura matta di ritrovarsi davanti un qualche essere ripugnante e si odiava per questo, nonostante non potesse farci niente.

Era malato, questa era la verità e non poteva negarla in alcun modo, ormai aveva imparato a conviverci, anche se questo significava essere estremamente prudente e vivere in un senso di ansia costante e persistente.

 

Kim Taehyung

Perfetto, lo aspetto nel mio ufficio.

3:34 PM ✓

Ah, dimenticavo. Avvisalo che se non rispondo quando bussa alla porta è perché non ho sentito.

3:34 PM ✓

Sai che quando sono concentrato non mi accorgo di nulla.

3:35 PM ✓

 

Se all'inizio il biondo era emozionato e nervoso all'idea di incontrare finalmente il talentuoso artista, dopo qualche minuto era talmente immerso nel suo lavoro che nemmeno ci pensava più.

Calcoli e bilanci occupavano i suoi pensieri, nient'altro.

 

Kim Seokjin

Va bene, ma non essere scortese, non lasciarlo ad aspettare per venti minuti sulla sedia mentre non lo calcoli nemmeno.

3:59 PM ✓✓

È un ragazzo particolare, magari poi si offende

3:59 PM ✓✓

Taehyung sentì il telefono vibrare ma decise di lasciarlo dov'era per potersi concentrare meglio su ciò che stava facendo, evitando così di commettere errori di qualsiasi tipo.

Il biondo non si accorse nemmeno del tempo che scorreva veloce, così dopo quelli che a lui parvero solo minuti, un leggero bussare alla porta fece capolino senza però riuscire a distrarlo dalle sue mansioni.

Nemmeno lo scricchiolio dei cardini probabilmente poco oliati riuscì a fargli staccare la testa dai fogli.

«Buongiorno» una voce profonda giunse alle orecchie di Taehyung, completamente immerso nel compilare qualche modulo. «Sono Kim Namjoon, il signor Kim mi ha accennato che probabilmente sarebbe stato occupato. Se vuole posso tornare domani.»

«Buongiorno» biascicò Taehyung, senza alzare la testa dalla sua scrivania. «No, resta. Tra poco ho finito.»

Il biondo non poteva permettersi di sbagliare qualche calcolo o firmare qualche documento senza pensare, motivo per cui si ostinava a non incontrare gli occhi del ragazzo dai capelli grigi.

Proprio mentre stava per poggiare la penna sul foglio per incidervi con una linea sinuosa le lettere che componevano il suo nome, una mano si frappose tra la carta bianca e la punta della stilografica, venendo sporcata dall'inchiostro nero.

Taehyung chiuse gli occhi, per poi poggiare l'oggetto e prendere un respiro profondo.

Odiava essere interrotto mentre lavorava.

Ancora con le palpebre calate sulle pupille afferrò la mano dell'uomo e la strinse, alzando poi lo sguardo.

Un senso di ansia lo pervase da capo a piedi senza lasciargli scampo, ed in un nanosecondo si ritrovò schiacciato contro il pavimento freddo, mentre la sedia su cui era seduto era stata scaraventata a terra.

Le sensazioni provate dai due erano ai poli opposti; Se Namjoon guardandolo negli occhi aveva visto il più bello degli angeli e avrebbe voluto dipingerlo in tutta la sua gloria, Tae credeva di aver avuto un'allucinazione e di essersi trovato davanti la peggiore delle bestie, come se non bastasse, munita di fossette.

«N-non ti avvicinare!» Il biondo aveva portato una mano a mettere distanza tra i due e si reggeva poggiando su un gomito, mentre Namjoon tentava di avvicinarsi per aiutarlo.

A malapena riusciva a respirare o a comporre una frase di senso compiuto.

Un'espressione preoccupata occupava il viso del pittore, facendogli corrugare le sopracciglia e rendendolo ancora più brutto agli occhi di Taehyung; lui sapeva che non si sarebbe dato per vinto e che avrebbe continuato a cercare di aiutarlo, a meno che non gli avesse rivelato il suo quadro clinico.

Non sarebbe riuscito a sopportare la sua vicinanza un secondo di più, doveva farlo allontanare o sarebbe impazzito. O se ne andava lui o se ne andava Namjoon.

«Non capisco, non mi ha chiesto lei di raggiungerla qui?» La voce profonda e rilassante dell'altro entrava in contrasto con i suoi tratti particolari ed unici. «Sta bene? Perché mi chiede di allontanarmi?»

«S-soffro di cacofobia, o-ora allontanati d-da me p-perfavore» la supplica di Taehyung venne accolta all'istante ed il pittore si sedette nuovamente sulla sedia, mentre osservava come delle calde lacrime avessero preso a scivolare sul viso del biondo.

Dirlo ad alta voce gli faceva male, ma in quel momento avrebbe fatto di tutto pur di farlo andar via.

«Cacofo..che? Che razza di malattia è?» Il pittore non poté fare a meno di utilizzare un linguaggio scurrile e poco educato nei confronti di colui che sarebbe dovuto diventare il suo capo. Insomma, se c'era una cosa che odiava quella era non capire cosa stesse succedendo.

Con gli occhi chiusi il proprietario della galleria cercava di calmarsi, prendendo grossi e lenti respiri ed evitando di incontrare nuovamente gli occhi di Namjoon, passandosi poi le mani sulle gote rendendole così rosse ed irritate, nettamente in contrasto con i suoi capelli biondi.

«Vattene ho detto! Ti prego, sei la cosa più disgustosa che io abbia mai visto, vattene!»

Una risata spezzò il silenzio che si era andato a creare successivamente all'affermazione di Taehyung.

«Dev'essere uno scherzo» la risata di Namjoon non dava cenno di volersi fermare. «Chi diamine è lei, cosa ne ha fatto del Kim Taehyung composto ed educato che vedo sempre sulle riviste d'arte e che i critici elogiano per il suo talento nello scoprire nuovi geni della pittura?»

«Smettila» la voce del biondo ora somigliava ad una specie di ringhio, come se stesse per azzannare il ragazzo davanti a lui, nonostante in realtà non fosse nelle condizioni di fare del male nemmeno ad una mosca. «Chiudi la bocca e vattene. Tu non hai visto nulla.»

Se c'era una cosa che Taehyung non si sarebbe mai perdonato quella era proprio il lasciar andare un talento del genere; da mesi ormai osservava i quadri di Namjoon e mai aveva visto un neo artista tanto promettente, ma la sua malattia non gli lasciava scampo, prevaleva su tutto, sui suoi desideri, la sua mente, la sua reputazione e persino la sua galleria, spingendolo quindi a rifiutare ogni contatto con lui.

Voleva davvero i suoi quadri nella sezione degli ascendenti, ma l'ansia che provava nell'avercelo intorno e nel guardarlo in viso era troppo insopportabile da tollerare.

D'altro canto il pittore, all'affermazione del biondo, si bloccò all'istante.

Il bisogno impellente che aveva di dipingere quell'angelo su tela era devastante, gli faceva prudere le mani e gli offuscava la mente; si sentiva come se lasciandolo andare avrebbe perso la più grande occasione della sua vita.

L'arte era la sua vita, ed era ancora più importante dell'etica.

«Certo, potrei andarmene e dire ciò che ho visto alla stampa» le parole fuoriuscivano melliflue dalle sue labbra, lasciando Taehyung stupito e incapace di compiere qualsiasi movimento. «Oppure potrei restare e non dire nulla, ma in quel caso mi dovrebbe dare qualcosa in cambio.»

«Pensi davvero che i reporter ti crederanno? Non hai prove, è la tua parola contro quella di Kim Taehyung.»

«Beh, potranno anche non credermi, ma pensa davvero che i giornalisti lasceranno perdere?» Quelle parole, così veritiere, colpirono Taehyung in pieno viso. «Loro cercano lo scoop, e lei lo sa. Farebbero qualsiasi cosa per averlo, comincerebbero a scavare a fondo fino a scoprire il suo segreto e la galleria sarebbe rovinata. D'altronde basta piazzarle davanti una brutta faccia per farla scoprire, magari potrebbero coglierla di sorpresa mentre-»

«Accetto» prima ancora che Namjoon finisse di parlare, la risposta del biondo interruppe il suo discorso a metà. «Quali sono le tue condizioni?»

Anche se all'apparenza poteva sembrare calmo, la sua mente gli urlava di ritirare tutto all'istante, che quella decisione razionale gli avrebbe fatto del male, che gli si sarebbe ritorta contro; la visione distorta che il suo stupido cervello aveva del pittore lo portava a pensare che quest'ultimo volesse fargli del male, anche se molto probabilmente le cose non stavano così.

«Lasci che la dipinga.»


***

 

 

La sera stessa, non appena Seokjin ebbe messo piede nella galleria per iniziare il suo turno, la mano di Taehyung lo trascinò all'interno del suo ufficio.

Inutile dire che Jin dovette sopportare gli insulti del suo capo per una buona mezz'ora, mentre quest'ultimo gli chiedeva come avesse potuto mandare quel dannatissimo pittore in galleria dopo aver visto la sua faccia.

«In che senso scusa? Mi stai dicendo che non lo trovi bellissimo?»

«Bellissimo?! No dannazione, lo trovo orripilante!»

«Mi dispiace Tae, ero sicurissimo che ti sarebbe piaciuto, avrei dovuto scartarlo, ha dei tratti troppo particolari per te..»

«Non fa niente, è la prima volta che ti sbagli, può capitare..» uno sbuffo lasciò le labbra del biondo. «Il problema è quello che è successo dopo che l'ho guardato in faccia.»

Una faccia colpevole si dipinse sul volto del castano, che con una mano fece cenno a Taehyung di raccontargli tutto.

Una volta che il biondo ebbe finito di esporre la scomoda situazione in cui era capitato, Seokjin balzò in piedi e cominciò a fare avanti e indietro davanti alla sua scrivania.

«E tu hai accettato? Cioè, hai accettato di farti dipingere?»

«Certo, che altro potevo fare?!»

«E come farai adesso? Nemmeno riesci a guardarlo in faccia, stare nella stessa stanza con lui senza poterti muovere per ore sarà una tortura.»

«Non ne ho idea Jin, ma devo farlo, altrimenti manderà a puttane la mia reputazione e quella della galleria» sconsolato il biondo si lasciò scivolare un po' di più sulla sedia. «Non voglio perdere tutto questo.»

Prima che Seokjin riuscisse a rispondere il telefono di Taehyung vibrò, interrompendo la conversazione.

 

Numero sconosciuto

Domani dopo la chiusura della galleria, nel tuo ufficio.

7:13 PM ✔✔

 

«È lui» borbottò, tenendosi la testa con una mano. «Non ti preoccupare per me, il tuo turno comincia tra poco, vai.»

Jin annuì impercettibilmente con la testa, dirigendosi fuori tenendo capo chino e trascinando i piedi in una maniera che si addiceva ben poco ad un uomo per bene; gli sarebbe passata relativamente presto, ma come minimo i sensi di colpa lo avrebbero attanagliato per altre due settimane.

A seguito del tonfo della porta, ora chiusa per mano di Seokjin, il biondo riprese in mano il telefono digitando velocemente una riposta al messaggio di Namjoon.

 

Kim Taehyung

Hai quattro ore, non una di più non una di meno.

7:15 PM ✓

 

Da quel messaggio in poi, Taehyung aveva cominciato a contare minuziosamente le ore che lo separavano dal fatidico incontro; il solo pensiero lo angosciava e lo costringeva a vivere in un costante stato d'ansia.

Aveva una paura matta ed ingiustificata di Kim Namjoon, ed era tutta colpa della sua malattia.

Probabilmente era un bravo ragazzo, e se solo non avesse avuto quel viso sarebbero potuti diventare amici, colleghi o addirittura amanti, ma la sua condizione non gli permetteva di compiere anche un solo passo verso di lui.

Taehyung avrebbe solo voluto essere normale, avrebbe davvero voluto evitare di nascondersi e di sentirsi in colpa per qualcosa che non poteva controllare.

Già dalla mattina del giorno successivo, appena si era svegliato, la sua mente aveva cominciato a spaziare, pensando a tutti i possibili ed immaginabili modi in cui sarebbe potuto finire il loro appuntamento in galleria.

Nel pomeriggio invece, dalle quattro del pomeriggio circa, i suoi battiti avevano cominciato ad aumentare ed i suoi occhi avevano cominciato a rifiutare di staccarsi dalle lancette dell'orologio appeso sopra la porta.

Alla fine, per quanto il biondo ci avesse provato, aveva finito per non lavorare e rimanere fermo immobile a fissare quelle lancette tutto il maledettissimo giorno. Non si era mosso nemmeno quando Jin era venuto a salutarlo prima alle otto, quando aveva iniziato il turno, e poi a mezzanotte, quando la galleria aveva chiuso.

Gli sembrava di sentirle girare, di sentire il suono che la più lunga faceva ogni secondo che passava, di sentire come la sua gola si facesse sempre più secca ogni volta che la più corta avanzava di uno.

L'unica cosa che era riuscita a fargli distogliere lo sguardo da quel punto era stato un leggero bussare alla porta, segno dell'arrivo del pittore, nonché dell'inizio della sua tortura.

«Buonasera.»

Nessuna risposta uscì dalle labbra di Taehyung, troppo impegnato ad evitare di guardarlo in faccia per formulare una frase di senso compiuto; cercava di concentrarsi sui battiti del suo cuore, forse in quel modo sarebbe riuscito a far finta che non esistesse, o perlomeno, che non fossero da soli nella stessa stanza.

Un sorriso amaro si dipinse sulle labbra di Namjoon, che con la sua voce suadente cominciò a dargli delle direttive su come avrebbe dovuto mettersi in posa.

Avrebbe rappresentato il biondo come appariva ai suoi occhi, nel modo in cui l'aveva visto dal primo istante che aveva messo piede nel suo ufficio; non solo per il proprietario della galleria la bellezza era importante, ma anche per Namjoon, che essendo un pittore rappresentava quest'ultima nei suoi quadri sotto forma di metafore e poesia.

La bellezza per entrambi era qualcosa da raccontare, ed almeno sotto questo punto di vista, nonostante tutto, la pensavano allo stesso modo; l'arte accomunava e molto spesso riusciva a mettere d'accordo le persone, mettendo da parte l'odio, l'astio e le diverse opinioni.

«Mettiti questi» gli lanciò dei vestiti, prima di girarsi per lasciarlo cambiare. «Dimmi quando hai finito.»

Lentamente Taehyung fece come gli era stato detto, prima cambiandosi i pantaloni in un paio rosso cremisi e largo, e successivamente infilandosi tremante una vestaglia di seta a strisce blu e bianche.

«H-ho fatto, p-puoi girarti.»

La paura lo faceva balbettare e lo rendeva ridicolo, ma il ragazzo non poteva davvero farne a meno.

«Benissimo, ora girati di spalle e mettiti in ginocchio» mentre Namjoon sistemava il cavalletto sul quale sarebbe stata sorretta la tela senza degnarlo di uno sguardo, il biondo continuava a seguire le istruzioni del pittore senza fiatare o obbiettare. «In questo modo non dovrai guardarmi in faccia.»

Quella frase fu per Tae l'ennesima conferma del fatto che Namjoon fosse effettivamente una brava persona; se davvero fosse stato cattivo e senza scrupoli gli avrebbe potuto chiedere di guardarlo dritto negli occhi, senza pensare in che condizioni l'avrebbe ridotto, mentre lui si era preoccupato di posizionarlo in modo tale da fargli provare il minor quantitativo di paura possibile.

Pensandoci meglio, probabilmente si era addirittura informato sulla sua malattia, altrimenti non avrebbe saputo come evitare di farlo impazzire o di farlo scappare via.

I muscoli della schiena di Tae inevitabilmente si irrigidirono non appena sentì delle grandi mani toccare le sue spalle per poi avvicinarsi piano al suo petto, con l'intento di slacciare la vestaglia e abbassarla fino ai suoi gomiti.

Brividi, ansia e ancora brividi, ecco cosa sentiva in quel momento.

Il suo cuore sembrò mancare un battito quando sentì il pennello del pittore, che per ogni artista che si rispetti era considerato come un secondo arto, poggiarsi sulle sue scapole e dipingerci sopra qualcosa a lui ignoto; sentiva l'altra mano vagare per il suo collo fino al pomo d'Adamo, per poi fermarsi al suo mento e sollevarlo verso l'alto, come per far intendere che Taehyung fosse intento ad osservare qualcosa nel cielo.

Rigido come un pezzo di legno a quel contatto indesiderato, Tae si limitò a fissare il vuoto e a deglutire; sembrava quasi che avesse visto un fantasma.
Per il bene della galleria stava cercando di non scappare, anche se lo trovava difficile, terribilmente difficile.

«Perfetto» mentre pronunciava quelle parole con la sua solita voce profonda, Namjoon tornò alla tela. «Non muoverti, inizio proprio.. adesso!»

Da quel momento in poi Taehyung non mosse più un muscolo, un po' per il terrore che provava a ripensare al viso del pittore, un po' perché nel profondo voleva davvero che il quadro venisse bene.

La paura continuava ad attanagliargli lo stomaco, ma perlomeno era leggermente attenuata dal fatto che la stanza fosse immersa in un perfetto silenzio e che non poteva vedere il pittore in viso; per quanto il rumore del pennello che si infrangeva contro la tela, l'unico suono che macchiava il religioso silenzio creatosi, lo rilassasse, il biondo non riusciva a fare a meno di continuare a desiderare che tutto ciò finisse al più presto.

Stupida malattia.

Uno schiocco provocato dalla lingua di Namjoon lo riportò alla realtà.

«Ho finito» disse mentre si alzava dal suo sgabello per sgranchirsi le gambe. «Vuoi vederlo?»

Certo che voleva vederlo, aveva patito le pene dell'inferno per quel quadro, soltanto che per farlo si sarebbe dovuto avvicinare al pittore, e non ne aveva la minima intenzione.

Dopo averlo scrutato per qualche secondo, come se lo avesse letto nel pensiero, Namjoon girò verso di lui la tela ormai intrinseca di colori scuri, sfumature e ombreggiature facendo sobbalzare Taehyung per il gesto improvviso, ma lasciandolo a bocca aperta e senza parole alla vista di un tale capolavoro.

La sua figura era stata raffigurata come quella di un angelo caduto a cui erano state strappate le ali, e l'intera rappresentazione sembrava essere illuminata da una luce divina proveniente dall'alto, in netto contrasto con lo sfondo nero come la pece.

«Vedi, ho pensato di raffigurarti attraverso un'allegoria, e questa è quella che ti rappresenta meglio ai miei occhi» la voce rauca di Namjoon provocò dei brividi lungo la schiena di Tae che, incredibilmente, smise di provare paura. «La cacofobia, il tuo disturbo, ti rende un angelo a cui sono state strappate le ali.»

Il pittore aspettò una risposta del biondo prima di continuare, ma quando si rese conto che non sarebbe mai arrivata decise di tentare di spiegarsi meglio.

«Tutti noi siamo angeli, ma alcuni devono portare delle croci che gli impediscono di essere tali. Ciò che ti ha strappato le ali è la tua malattia, che ti impedisce di essere buono come vorresti. Non so se sia la verità, ma è quello che penso io quando ti guardo, e quello che vedo nei tuoi occhi.»

Per la prima volta da quando il pittore era entrato nella stanza, Taehyung alzò gli occhi per incontrare il suo sguardo.

Attraverso la sua arte, lo vedeva bello; come se il suo quadro fosse stato un paio di occhiali per chi soffre di miopia, gli servivano per vedere tutto un po' più chiaro.

I suoi tratti del viso sembrarono trasformarsi sotto la luce della luna che penetrava dalla finestra e che si scontrava violentemente sulla sua guancia.

La sua arte lo rendeva bello ai suoi occhi; essa era il significato intrinseco della sua essenza, nei suoi quadri c'era lui, e il suo genio era la cosa più bella che avesse mai visto.

Chi mai avrebbe pensato che un estraneo potesse leggerlo così bene?

Non poteva credere di aver preso una tale svista, così si avvicinò e passo le sue dita affusolate prima sul naso, poi sulla mascella e poi sulle labbra del suo pittore.

Incantato avvicinò le sue labbra per assaggiare l'unica eccezione che avesse mai incontrato nella sua vita; il suo viso continuava a non risultare perfetto ai suoi occhi, forse addirittura bruttino, ma d'un tratto non sentiva più il bisogno di scappare, al contrario, vi era attirato come una calamita.

Non sentiva più i brividi percorrergli la schiena o l'ansia bloccargli ogni tipo di movimento, e davvero non riusciva a spiegarsi tutto ciò.

Per tutta la vita aveva pensato che non sarebbe riuscito a toccare una persona che non fosse bella, ma ora la sua lingua si stava intrecciando con quella di un pittore il cui nome era anonimo al mondo dell'arte e il cui viso sembrava un misto di chissà quante etnie e tratti.

Le sue mani tremanti continuavano a passare tra i crini morbidi dell altro mentre si stringeva a lui; una mano stava percorrendo la sua schiena e lo trascinava vicino, sempre più vicino, in un vortice di emozioni senza uscita e che lo trascinava inevitabilmente sempre più in basso.

Una volta che si ritrovò steso sul pavimento con le mani dell'altro sui fianchi ne fu certo.

Kim Namjoon gli avrebbe cambiato la vita, lo avrebbe aiutato a superare quella malattia mentale che gli impediva di essere se stesso.

Lui era la sua unica eccezione, l'unica persona che non considerasse bella ma che il suo corpo non si rifiutasse di toccare.

 

 

N.A

Se siete arrivati fino a qui, vi ringrazio di aver letto la mia storia.

Fatemi sapere cosa ne pensate, accetto ogni critica costruttiva <3

Alcune curiosità:

-Il quadro dalle pennellate azzurre menzionato all'inizio della storia è "Ramo di mandorlo in fiore" di Van Gogh. Esso rappresenterebbe un insolito inno alla vita, e l'artista lo dipinge durante un suo ricovero in Francia nell'ospedale psichiatrico di Saint-Rèmy.

 Esso rappresenterebbe un insolito inno alla vita, e l'artista lo dipinge durante un suo ricovero in Francia nell'ospedale psichiatrico di Saint-Rèmy        

Van Gogh dipinge il suo ultimo gelido inverno che sta per finire, la fioritura del mandorlo annuncia la primavera. Il ramo, come la primavera,  significa rinascita, speranza, calore.

Ho scelto di inserire questo quadro nella storia proprio per il suo messaggio di speranza. Speranza è ciò che Namjoon rappresenta per Taehyung che, essendo sempre stato convinto di essere dominato dalla sua malattia, si rende conto di avere una speranza di redimersi, di curarsi.

- Il nome Hwayoung significa  bellezza, eterno .

- La cacofobia (dal greco κακ ς "cacos", brutto, cattivo) è un tipo di fobia, definibile come una paura persistente ed eccessiva delle persone brutte e/o delle cose giudicate brutte . 

- La foto utilizzata per realizzare la copertina (che allegherò qui sotto)  rappresenta come Taehyung è stato dipinto da Namjoon.

- La foto utilizzata per realizzare la copertina (che allegherò qui sotto)  rappresenta come Taehyung è stato dipinto da Namjoon

 

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