Work Text:
Che bel ricevimento, era anche meglio di come se lo era immaginato.
Il buffet pieno di pietanze prelibate, i fiori e le decorazioni bianchi e rosa ovunque, il sole che splendeva mentre un piacevole venticello rinfrescava tutti gli invitati. In un piccolo palchetto, K.K. cantava canzoni sull'amore e sulla vita.
E Filomena. Oh, Filomena.
Sorrideva raramente ma quando lo faceva era come guardare la luna. Con quel leggero vestito bianco e gli aculei pieni di fiocchi bianchi, poi, era ancora più bella. Non aveva neanche il suo solito sguardo stanco, nonostante i mesi di preparativi e le ore passate in quell'abito tra ultimi preparativi e cerimonia.
«Tutto bene? Mi stai fissando da un bel po’!»
Chiese a Tom, un po’ preoccupata.
Avevano tagliato la torta nuziale, tutti stavano mangiando la loro fetta. Anche loro stavano mangiando la torta, seduti su uno dei tanti tavoli del ristorantino di paese che avevano scelto.
«Ah? Sì, scusa scusa… è che stai proprio bene con quel vestito, sì sì!»
Le rispose, appoggiando la forchetta che stava tenendo nella zampa.
Filomena arrossì leggermente.
«Grazie, pure tu non stai male»
Gli venne automatico aggiustarsi il fiocco dello smoking.
«Tutto merito tuo, di Ago e di Bea, sì sì!»
Sempre i suoi soliti “sì sì”, anche quelli gli venivano automatici.
Ridacchiarono entrambi, per poi ricominciare a mangiare la loro fetta. Ripieno di ciliegie, gli ricordava gli alberi della città nella quale entrambi lavoravano.
Continuarono a mangiare e finirono le loro fette, talvolta imboccandosi a vicenda tra gli sguardi inteneriti degli altri invitati.
Non era male. Nonostante un po’ di stanchezza, la folla e il rumore non gli sarebbe dispiaciuto se quel momento fosse durato per sempre. Lui, con la sua sposa.
Chissà che cosa riservava per loro il futuro? Una vita faticosa ma felice, insieme a sua moglie. Moglie.
Colei che lo aveva sempre sostenuto e gli aveva sempre voluto bene nonostante tutto, la sua migliore amica, era diventata sua moglie.
Com'era fortunato! Sì, per quanto ci sarebbe sicuramente stato da lavorare sarebbe stata una vita degna di essere vissuta.
«Sai cosa pensavo?»
Disse Filomena, interrompendo il suo flusso di pensieri.
«Cosa?»
« Se non ti fossi stato fatto manipolare da quella volpe, sarebbe finita così»
Tutti gli invitati avevano spostato l’attenzione altrove. K.K. continuava a suonare la chitarra e fischiettava.
Tom sbatté le palpebre più volte.
«Cosa?»
«Se non ti fosse interessato solo il denaro, sarebbe finita così»
Quella volpe? Interessato solo al denaro? Cosa stava dicendo?
La realizzazione.
Diede una veloce occhiata a un menù appoggiato sul tavolo. Lettere a caso.
Ricordi. Volpolo che lo guarda con quel sorriso furbetto. Le fatiche del lavoro di città, le aspettative deluse. Il come ogni singola stellina conta. Lui che...
No.
Lui che urla contro Filomena. Lei che lo guarda inizialmente sorpresa, poi con le lacrime agli occhi.
No no no.
No, non poteva essere un sogno. Era la vita reale. Non aveva fatto scelte stupide. Non era stato “indurito” dal mondo degli affari. Lui e Filomena erano...
«Cosa sei diventato, Tom?»
Un rumore fastidioso in lontananza.
«Rispondimi, Tom»
La di solito così silenziosa e tranquilla Filomena ora lo guardava trucemente e gli stava parlando con tono gelido, mentre il rumore fastidioso diventava sempre più forte.
Tom chiuse gli occhi.
Buio. Il rumore ormai insopportabile. Inutile cercare di tapparsi le orecchie.
Riaprì gli occhi.
Niente più ricevimento, niente Filomena vestita da sposa, niente invitati, niente K.K.
La sua piccola stanza buia, e la sveglia che venne fatta tacere con un colpo.
Guardò l’ora.
7:00
Si mise seduto e scosse la testa.
La nausea. Il peso sullo stomaco.
No, doveva ignorare quelle sensazioni. Era solo un sogno. Probabilmente il giorno dopo se ne sarebbe già dimenticato.
Doveva prepararsi e aprire il negozio.
Sbadigliò e si alzò a fatica dal letto.
