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Non è poi così difficile

Summary:

0 nuovi messaggi, 0 chiamate ricevute
È strano quanto possa essere intimidatoria la mancanza di qualcosa che potrebbe essere.
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Pang ritorna alla scuola superiore Ritdha dopo aver scoperto che Time è vivo e sotto la tutela del preside Supot, è ormai determinato a sistemare la situazione una volta per tutte: salvare gli altri ragazzi dal virus e riconciliarsi con gli amici. Come purtroppo scoprirà, entrambe non saranno semplici da ottenere e niente va’ secondo i piani quando persone e sentimenti incasinati si intrecciano.

Notes:

Traduzione italiana della storia inglese “Not Like Rocket Science” di NakamaVivi
è il mio primo lavoro di traduzione quindi chiedo anticipatamente scusa per eventuali errori ed inesattezze.
Buona lettura

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

Quel giorno Pang decise di far rientro a scuola a piedi. Sentiva la necessità di camminare per poter occupare più tempo e cercare così di metabolizzare al meglio tutte le nuove informazioni acquisite. Il preside Supot, gli aveva raccontato la storia di come i primi studenti Gifted furono creati e sull’uso di tecnologia e scienza ai limiti della tortura.

Se Korn avesse realmente scoperto tutto ciò allora le sue ultime parole non potevano che essere pura e triste realtà

“Il programma Gifted è crudele” 

In base a ciò che aveva detto Supot, il programma era stato creato dal ministero circa trent’anni fa per “far evolvere” la razza umana, per renderli più forti, ma in realtà aveva come fine ultimo quello di farli diventare delle armi pronte ad essere usate in qualsiasi momento. Il preside si considerava uno scienziato; non dichiarava di avere alti livelli di morale, ma insisteva sull’idea che era solamente interessato a far brillare il potenziale dentro ogni studente Gifted e di non essere assolutamente coinvolto nelle scelte future che ogni studente avrebbe preso una volta diplomati e una volta raggiunta la massima espressione del loro potenziale.

“Per tutto il periodo in cui sono stato il preside del liceo Ritdha, ho tenuto il ministro lontano dagli studenti e dal programma. Ed è per questo che cerca di liberarsi di me ormai da parecchio tempo”.

Il ministro, così gli aveva spiegato, aveva un interesse smisurato nella formazione degli studenti Gifted. Infatti, la quasi totalità di loro, era stata reclutata immediatamente dopo aver ottenuto il diploma per poter essere messi a lavoro in posizioni che avrebbero favorito l’uso del loro potenziale per poter così essere di maggiore aiuto nella crescita del paese.

I pochi che rifiutarono l’offerta scomparirono nel nulla poco dopo.

“Ed ora che il ministro è in controllo del programma le cose a scuola inizieranno a cambiare Pawaret, temo però non nel modo in cui speravi.” 

Alla fine non era quella la cruda realtà? Per quanto Ms. Darin cercasse di spiegare di voler rendere la scuola un posto migliore, ma soprattutto di voler curare gli studenti infettati, alla fine non era riuscita a concludere niente. Le condizioni dei nuovi studenti Gifted stavano peggiorando a vista d’occhio. Confrontarla sarebbe stato inutile in quanto sarebbe stata capace di mentire pur di ottenere ciò che lei—il ministro, in realtà—voleva.

Non era forse il preside Supot il male minore fra i due?

Non aveva neanche negato che il sistema scolastico, creato da lui, con tutte le sue disuguaglianze fra studenti era il sistema migliore. Comunque sia, aveva affermato di star continuando la ricerca di una cura per gli studenti malati sottolineando inoltre come Time stesse guarendo grazie alle pillole da lui ideate insieme all’aiuto di Mr. Pom.

Time, che ancora sembrava messo male quasi quanto Third l’ultima volta che Pang lo aveva visto…

Una volta arrivato a scuola Pang si fermò a guardare gli alti muri dell’edificio che si trovava davanti.

La Rithda. 

Odiava quel posto.

Lo sguardo di Pang si spostò più in alto, verso il terrazzo della scuola, dove soltanto qualche ora prima si ritrovava ad urlare via tutto il dolore e la frustrazione degli eventi catastrofici avvenuti troppo velocemente e in rapida successione per i suoi gusti.

Soltanto un paio d’ore prima, Pang si ritrovava ad odiare tutto talmente tanto da spingerlo addirittura ad abbandonare tutto, a voltare le spalle ed andare via senza guardarsi indietro perché a quanto pare tutto ciò che aveva fatto era sbagliato agli occhi di quelli che riteneva ancora suoi amici—"è tutto rovinato. Colpa tua, è tutta colpa tua”—nessuno credeva più ai suoi ideali­—"Sei finito Pang” ­— nessuno concordava più con lui…

“Smettila di credere che concordo sempre con te!” 

Bastò il solo pensiero delle parole urlate da Wave in preda alla rabbia per far serrare i pugni e stringere le labbra a Pang.

Rilasciò un lungo sospiro cercando di cacciare indietro il ricordo inspiegabilmente doloroso. Non poteva permettersi di pensare alla sua litigata con Wave o avrebbe rischiato di ricadere in quel vuoto di disperazione in cui si trovava prima di ricevere il messaggio di Time, adesso c’erano cose più importanti a cui pensare.

La lotta per la loro vita ancora non era terminata.

Magari Wave non concordava prima ma adesso sicuramente sì, cercò di autoconvincersi Pang, Wave è razionale ed intelligente ed odia la scuola e il sistema scolastico che usa gli studenti quasi quanto lui. Inoltre, pur non apparente, Wave tiene molto alle altre persone e non lascerebbe mai morire gli altri studenti Gifted infettati se sapesse della chance di salvarli. Pang aveva notato lo sguardo vagante di Wave quando Punn chiese se qualcuno ancora credeva veramente di poter riuscire a trovare un rimedio che potesse salvare gli altri studenti.

Tutto ciò che doveva fare Pang era cercare di convincerlo ad ascoltarlo e a pensarci su. Wave poi sicuramente avrebbe accettato di lavorare insieme di nuovo come una squadra.

Prese il telefono e lo sbloccò.

Niente nuovi messaggi o telefonate perse.

Niente che potesse indicare che un certo qualcuno avesse hackerato il suo telefono in un impeto di rabbia.

Pang si rifiutava di dar peso al senso di vuoto che aveva nello stomaco.

No. Wave era un mago col suo potenziale. Se avesse realmente hackerato il suo cellulare, e ascoltato la conversazione avuta col preside, sarebbe sicuramente riuscito a farlo senza lasciare la minima traccia.

Pang lanciò nuovamente uno sguardo al terrazzo, forse…


Alla fine Wave non era lì.

Le scatole in cui solitamente si sedeva erano vuote.

Pang chiuse gli occhi e prese un respiro profondo, cercando di convincersi che in realtà non era poi rimasto così male.

Era comunque una semplice supposizione la sua, il pensiero che, Wave avesse realmente deciso di spiarlo e scoprire tutto da solo, per poi presentarsi sul terrazzo e tornare a far squadra come una volta.

Rilasciò il respiro che aveva trattenuto e riaprì nuovamente gli occhi.

Ok. Quindi sarebbe toccato a lui muovere il primo passo e contattare Wave.

Guardò nuovamente il cellulare.

Niente nuovi messaggi, niente chiamate perse.

Era strano quanto potesse essere intimidatoria l’assenza di qualcosa che sarebbe potuto essere.

Passò in rassegna i suoi contatti fino ad arrivare al numero di Wave. Era col dito sopra il suo nome ma non riusciva a trovare quel poco di coraggio necessario per far partire la chiamata una volta per tutte.

E se Wave lo avesse ignorato?

Peggio ancora, se Wave avesse bloccato il suo numero?

Pang mandò giù le sue incertezze, decise di sedersi su quelle scatole di cartone e mandare un messaggio a Wave invece di chiamarlo.

Dobbiamo parlare. Time è vivo, il preside ha detto che può curare gli altri studenti. 

E inviò il messaggio prima che potesse ripensarci, passando i minuti successivi a fissare il telefono. Con il cuore in gola sperava che Wave gli rispondesse o addirittura che si presentasse sul terrazzo. Pang ponderò a lungo cosa dirgli se si fosse realmente presentata l’occasione, chissà se Wave era ancora realmente arrabbiato.

Passò un po’ di tempo, guardando l’orologio realizzò che erano passati più di quindici minuti e che ancora non aveva nemmeno ricevuto la notifica che segnalava la lettura del messaggio.

Wave potrebbe farlo, Pang cercò di convincersi.

Wave potrebbe hackerare qualsiasi cosa, c’era la possibilità che Wave avesse visto il mittente del messaggio decidendo quindi di hackerare direttamente il telefono di Pang senza leggerlo dal proprio cellulare in modo tale da non farglielo sapere come una sorta di ripicca per dimostrare di essere ancora furioso con lui.

Oppure era possibile che ancora non avesse visto il suo messaggio perché…

Perché…

No, non era possibile. Wave aveva sempre il telefono con sé.

A limite Wave sapeva che era stato Pang a mandare il messaggio, non c’erano dubbi su questo.

Pang rilesse nuovamente il suo messaggio. Includeva abbastanza informazioni da far recepire il peso del contenuto a Wave. Quantomeno avrebbe dovuto incuriosirlo.

Probabilmente…

…Forse prima si sarebbe dovuto scusare di nuovo?

Le dita di Pang si strinsero attorno al telefono.

La prima volta che si era scusato aveva soltanto contribuito ad aumentare la rabbia dell’altro.

Pang inghiottì di nuovo la sua ansia.

Wave era incazzato perché si sentiva usato, probabilmente perché Pang si era sempre più chiuso in sé stesso da quando Korn aveva tentato di togliersi la vita e dopo la supposta morte di Time.

Deve essersi arrabbiato perché Pang non lo ha incluso nelle sue decisioni occultandogli delle informazioni importanti.

Ma il messaggio che gli aveva appena inviato forse non valeva abbastanza come dimostrazione del suo voler rimediare agli errori commessi? Che stava condividendo le sue nuove informazioni perché voleva tornare a lavorare in squadra con Wave?

Il preside gli aveva detto di non dire niente a nessuno perché non voleva che Ms. Darin venisse a scoprire il loro nascondiglio e i loro piani. La ragione principale che lo ha spinto a fidarsi di Pang era il suo odio verso il sistema scolastico. Ciò però non significava che si fidava degli altri studenti Gifted.

Eppure Pang decise di non tenersi tutto per sé. Non voleva perdere i suoi amici. Dopotutto non tutto ciò che avevano detto Ohm, Wave, Punn e Korn, sul suo conto era errato.

Voleva provare a riparare il danno fatto e voleva farlo iniziando col riunire tutti sotto uno stesso ideale. Una volta tornati a lavorare insieme sarebbero riusciti a salvare la vita degli studenti malati, ricucendo anche il loro rapporto nel mentre.

 Ohm si sarebbe ripreso i suoi amici e sarebbe potuto tornare a ridere come sempre.

Joe e Jack si sarebbero potuti rilassare e tornare a far parte del gruppo.

Punn e Claire avrebbero fatto pace.

La speranza di Mon sarebbe ritornata nel momento in cui sarebbero riusciti a curare Korn, questa volta avrebbero prestato più attenzione ai suoi problemi e a non liquidarlo con un semplice “è un lupo solitario”.

E Wave…Wave non si sarebbe più sentito come uno strumento nelle mani di Pang e sarebbe ritornato felice perché non avrebbe perso il suo gruppo di amici.

Era ormai questo il suo obiettivo finale: salvare gli studenti, combattere il sistema oppressivo, riuscire a ricucire le amicizie danneggiate.

Ma per poter funzionare era necessaria la collaborazione di tutti.

Guardò nuovamente il suo telefono.

Nessun nuovo messaggio, nessuna chiamata persa, nessuna nuova notifica.

Niente Wave sul terrazzo.

Il messaggio non aveva funzionato. A quanto pare era arrivato il momento di cambiare tattica.

In un momento di determinazione Pang si raddrizzò, mise il telefono in tasca e si alzò.


Trovò Wave nella stanza che ormai era diventata il suo laboratorio personale, mentre armeggiava con degli attrezzi su qualcosa di piccolo. Aveva le cuffie nelle orecchie, la sua schiena ricurva sul tavolo da lavoro dava le spalle alla porta, il suo tablet non era in sua prossimità e il suo telefono era messo a faccia in giù sul tavolo. Sembrava concentrato sul suo lavoro, completamente isolato dal mondo come se non volesse essere disturbato da nessuno.

Pang si fermò sulla porta, sapeva che non era proprio il benvenuto in quel momento. Ciò che vedeva lo riportò al tempo in cui mise piede per la prima volta nella classe degli studenti Gifted e Wave si era voltato al vederlo entrare. Si ricordava molto bene di quella sensazione di incertezza che lo aveva colpito quel giorno e quando Wave gli diede le spalle, con un debole suono di scherno nei suoi confronti, si sentì anche peggio, come se fosse nel posto sbagliato. Fu grato ad Ohm quel giorno quando decise di rivolgergli parola, iniziando immediatamente a trattarlo come amico, inconsapevole che con quel semplice gesto era riuscito a calmare l’ansia e il senso di oppressione che sentiva.

Ma adesso Ohm non era con lui, non solo mancava dalla stanza ma, anche lui come gli altri, era arrabbiato con Pang ed anche per valide motivazioni. Adesso si trovava su quella porta cercando di prolungare al massimo il momento, fin quando non avrebbe dovuto per forza richiamare l’attenzione di Wave.

Pang ebbe addirittura il tempo di realizzare che aveva lasciato Ohm tutto solo nel loro ritrovo segreto, proprio nel mezzo della festa che aveva organizzato per celebrare il compleanno di Namtarn che, tra l’altro, alla fine non avevano celebrato. Pang lo aveva lasciato lì tutto solo senza nemmeno voltarsi una volta e non aveva nemmeno provato a ritornarci, nemmeno dopo il litigio avuto con Wave e wow, wow, WOW, adesso sì che si sentiva davvero come l’amico peggiore di sempre.

Una volta parlato con Wave sarebbe andato da Ohm ad implorare il suo perdono. E anche se temeva il dolore che avrebbe portato ad entrambi, conosceva Ohm abbastanza bene da dire con sicurezza che non sarebbe rimasto arrabbiato con lui ancora per molto e che lo avrebbe perdonato.

Wave, invece…

Pang osservò attentamente la nuca del ragazzo che aveva di fronte, il suo cuore riprese nuovamente a battere più velocemente. 

“Magari non te ne rendi conto, ma non posso fare a meno di chiedermi se tu mi vedi come un amico o semplicemente come un oggetto da usare”

Non era poi così sicuro che Wave lo avrebbe perdonato.

Comunque sia, Pang tentò di tirarsi su, non sarebbe cambiato niente se non lo avesse chiamato e sarebbe rimasto lì impalato a fissarlo. A prescindere se avessero o meno comunque litigato di nuovo, era necessario attivarsi subito altrimenti non avrebbe concluso niente e non se lo sarebbe mai perdonato.

C’era troppo in ballo per farsi prendere dall’ansia adesso.

“Hai dei sentimenti anche tu. Non sei insensibile”. 

Sicuramente, una volta spiegata la situazione Wave avrebbe capito, pensò Pang, e sarebbe disposto a fare di tutto pur di salvare gli altri studenti e Korn.

A questo punto Pang doveva solo concentrarsi sulla missione e non sulle sue emozioni.

Emozioni che molto spesso entravano in confusione ogni volta che Wave era nei paraggi. La situazione era così fin dagli inizi, dal primo momento in cui andò a sbattere contro Wave, da quel giorno tendeva a sentirsi provocato o addirittura rafforzato, insicuro o rassicurato in sua presenza. Molte delle sue emozioni dipendevano dal fatto che entrambi concordassero o meno su degli argomenti. In un certo senso ciò preoccupava Pang e forse proprio questa era una delle ragioni per cui decise di tenere all’oscuro Wave nei mesi passati quando si trovava in difficoltà. Era strano come bastasse una persona per poter ancorare qualcuno con la loro fiducia e allo stesso come bastasse dissentire su qualcosa o addirittura stare semplicemente nella loro stessa stanza, per distrarla.

Pang non poteva distrarsi, non ora che c’erano delle vite in ballo. Per cui obiettivo principale era quello di convincere Wave a lavorare insieme.

Cercare di sistemare il malinteso che si era creato sulla visione che Pang aveva su di lui e sulla loro amicizia sarebbe dovuto avvenire in un secondo momento.

Bussò ed entrò nella stanza, senza però avvicinarsi al tavolo. I suoi occhi erano fissi su Wave che si era immobilizzato al sentirlo entrare senza però girarsi e senza nemmeno cacciarsi le cuffie dalle orecchie. Invece Wave si allungò verso il suo telefono pur non prendendolo, mise semplicemente le dita sul retro, e dopo qualche secondo di silenzio, le sue spalle si tesero e disse “Pang, vai via.”

Fu in quel momento che Pang si chiese fino a che punto si fosse evoluto il potenziale di Wave mentre non prestava attenzione, ma classificò il pensiero come non importante per il momento e si fece più avanti nella stanza.

“Wave, dobbiamo parlare.”

Le mani di Wave si serrarono a pugno, continuando a non voltarsi lo liquidò con un semplice “sono impegnato”, per poi riprendere dopo una breve pausa “sto facendo qualcosa di molto importante. Non posso venire.” Piegò nuovamente la testa sul progetto a cui stava lavorando e prese un piccolo cacciavite.

“Sono impegnato. Sto facendo qualcosa di importante. Non posso venire.” 

Pang ricordava quelle parole. Ricordava di averle dette a Jack quando Wave usò il potenziale dei gemelli per dirgli che sarebbe dovuto andare a parlare con Ms. Darin.

Ed eccolo di nuovo, quel vortice di emozioni che si era fatto strada nello stomaco di Pang, vorticando pericolosamente dentro di lui, frustrazione e rabbia le emozioni più semplici da decodificare e tutto perché. Wave. Non. Stava. Collaborando.

Riuscì a fermare la sua mano poco prima che toccasse la spalla di Wave per farlo girare per poterlo guardare in faccia.

No, non avrebbe funzionato. Non poteva lasciarsi sopraffare dalle emozioni o si sarebbero ripetute le stesse circostanze che l’ultima volta li spinse a litigare nel mezzo del corridoio a causa del comportamento volubile di Wave e la testardaggine di Pang con aggiunta della strana e discordante necessità della sua coscienza di avere Wave sempre dalla sua parte oppure di allontanarlo definitivamente se non avessero concordato. In questo momento, non potevano permettersi un’altra lite. Era necessario convincere Wave ad unirsi nuovamente alla sua causa e per farlo era necessario che lo ascoltasse.

“Wave.” Disse, “È molto importante. Molto più del nostro stupido litigio. Non voglio litigare con te, ti prego ascoltami”.

Mentre parlava, le mani di Wave si immobilizzarono, il cacciavite era rimasto fermo.

Ti prego, pensò Pang in preda alla disperazione, ascoltami Wave.

Wave mise giù il cacciavite, continuando a dare le spalle a Pang, cacciandosi, però, le cuffie dalle orecchie e quando iniziò a parlare lo fece con una voce totalmente piatta, priva di emozioni, “ti ascolto”.

Pang rilasciò il respiro che non pensava di star trattenendo. “Grazie,” disse, ma Wave lo interruppe immediatamente, “Evita ti prego, dimmi soltanto quello per cui sei venuto qui.”

Ovviamente era ancora arrabbiato, ma almeno aveva intenzione di ascoltarlo ed era questa la cosa più importante.

“Time è vivo.” disse Pang senza girarci troppo intorno.

Wave si girò immediatamente con gli occhi sgranati.

Pang sorrise debolmente, “Mi ha mandato un messaggio. Un indirizzo, guarda da te” disse tendendo il suo telefono a Wave.

Wave si trovò a scrutare Pang a lungo prima di poggiare un dito sullo schermo del telefono, guardandolo appena, per allontanarlo poco dopo e rivolgere lo sguardo accigliato su di lui “Ma è successo ore fa.”

Pang si fermò un istante. “Ci sono già andato” e l’espressione di Wave si incupì ancora di più mentre prendeva il proprio telefono.

Pang continuò immediatamente “Senti, ho ricevuto il messaggio e non sono riuscito a pensare prima di prendere un taxi e catapultarmi sul luogo”

“Un deposito nella periferia della città” disse Wave, che ancora guardava il telefono. “Proprietà di un’azienda che esiste soltanto sulla carta.”

“Ah. Ok, non lo sapevo.”

“Niente telecamere o sistemi di sicurezza e nessuna connessione ad Internet—”

“Ok. Va bene,” lo interruppe Pang appoggiandosi al banco da lavoro. “Non mi sono fermato a controllare queste cose. Puoi cortesemente ascoltarmi? Time era lì, con lui c’era il preside Supot e Mr. Pom.”

Procedendo così a raccontare passo per passo tutto ciò che il preside aveva confessato riguardo la storia del programma Gifted, del coinvolgimento del ministero e della cura che stava ricevendo Time sia dal direttore che dal professore.

Pur mantenendo una faccia priva di emozioni, Wave prestò molta attenzione a ciò che gli veniva detto, interrompendolo raramente, fin quando Pang non concluse il suo discorso con: “E alla fine il preside mi ha detto che dovrei tenere il segreto e mantenere momentaneamente un profilo basso, almeno fin quando non riuscirà a riprendersi la scuola per poter così una volta per tutte curare gli studenti.”

“Quindi me lo stai comunque raccontando perché…?”

“Perché non mi fido del preside”, affermò Pang. “È il male minore se lo si paragona a Ms. Darin, o almeno così sembrerebbe momentaneamente. Però credevo veramente a Ms. Darin quando mi disse che voleva curare gli studenti poi però si è scoperto che stava mentendo e onestamente, visti i trascorsi non so nemmeno se il preside stia dicendo o meno la verità”.

Wave annuì impercettibilmente.

“Time sembrava messo male quasi quanto Third” aggiunse. “Non so se questo significhi che il trattamento stia facendo effetto dato che le sue condizioni erano ben peggiori di quelli di Third, oppure significa che non sta guarendo ma che la malattia si sta stabilizzando. In aggiunta poi non so nemmeno quanto abbia influito il potenziale del preside su Time, quindi—” fece spallucce. “Momentaneamente il trattamento che Time sta ricevendo sembrerebbe l’opzione migliore, ma non saprei dirtelo con certezza.”

Wave tornò a sedersi, incrociando le braccia al petto “Va bene, ho capito.”

Gli angoli della bocca di Pang si sollevarono leggermente in segno di sollievo.

“Comunque non capisco, perché ciò avrebbe qualcosa a che fare con me?”

Il corpo di Pang si tese. Sperava che Wave cogliesse la palla al balzo non appena avesse finito di raccontare la vicenda e tutto ciò che di male era successo fra di loro sarebbe tornato alla normalità col tempo, proprio come quando tempo prima riuscirono a raggiungere un accordo. Wave però ovviamente non stava facilitando la cosa.

La palla continuava a trovarsi in mano a Pang, adesso doveva cercare di riportare la situazione alla normalità.

Il suo cuore stava battendo all’impazzata quando disse, “Mi fido di te e voglio che torniamo a lavorare insieme. So che ci tieni agli studenti, a Korn e agli altri. So anche che noi due facciamo un’ottima squadra, lo siamo sempre stati, lo devi ammettere. Ci bilanciamo. Quindi, rifacciamolo, uniamo le forze e salviamo gli studenti.” Stese il suo pugno, ricordandosi di quando i due si ritrovarono sul terrazzo, cercando quanto più possibile di emanare un’aura di sicurezza e non di tremare per la paura che Wave non ritornasse il suo gesto questa volta.

Wave mantenne il suo sguardo, ma le emozioni nei suoi occhi erano illeggibili. “Tutto qua?” chiese con voce così neutra da spaventare lo stesso Pang.

Aveva forse fatto qualcosa di sbagliato?

Non sapeva rispondere a questa domanda.

Adesso, questo era tutto ciò che aveva.

Non distolse lo sguardo quando annuì. “Tutto qua. Apprezzo le tue opinioni e il tuo aiuto. Voglio lavorarci insieme a te.”

Wave sbatté le palpebre, era un movimento lento, come se stesse chiudendo gli occhi per evitare che Pang potesse vedere qualcosa o per evitare lui stesso di vedere qualcosa e Pang—

Pang si fece prendere dal panico. “Wave, io—"

“Ok” lo interruppe Wave, tono duro. La sua espressione non si era allentata nemmeno un po’ “Ci sto.”

Alzandosi, stese il pugno e questa volta erano più vicini di quella volta sul terrazzo, le loro nocche si urtarono appena, prima che Wave ritirasse il suo braccio.

Pang non poté trattenere il sorriso che si stava facendo strada sul suo volto. La tensione lo abbandonò e mise una mano sul banco da lavoro.

“Wave, è—è magnifico. Sono così contento—” tese l’altra mano per stringere la spalla o il braccio di Wave ma non ci riuscì perché Wave si scostò immediatamente.

“Wave…?”

“No,” disse Wave. “No, questa è la mia condizione.”

“Condizione?” gli fece eco Pang.

“Collaborerò con te. Risolveremo la situazione e ti guarderò le spalle. Potrai affidarti a me—”

“Lo so, mi fid—”

“—Ma,” continuò Wave come se Pang non avesse parlato “la smetti.”

“Di far cosa?” chiese Pang confuso.

“Questo,” disse Wave duramente. “Questa farsa della nostra amicizia.”

“Farsa?” 

“Non siamo amici. Siamo semplici alleati. Non voglio alcuna familiarità o amicizia da te. La nostra amicizia è passata, non abbiamo più la stessa vicinanza”

Il bancone era l’unica cosa che fermava Pang dal cadere in ginocchio perché le sue gambe si erano inspiegabilmente indebolite, tutto dentro di lui sembrava sprofondare sempre più. Un rumore assordante risuonava nelle sue orecchie, aumentando di volume con ogni secondo di silenzio che passava fra i due, anche respirare stava diventando stranamente difficile.

“Wave.” La sua stessa voce sembrava strana e tremante come se stesse risuonando da lontano. Doveva dire qualcosa, doveva cercare di rimediare, doveva—

“Non mi sorprenderebbe se da adesso tu ed io non abbiamo più la stessa confidenza. 

Pang non sapeva cosa dire, cosa fare. Non riusciva più nemmeno a pensare

Si rivide nel corridoio ad osservare Wave andare via, qualcosa dentro di lui si spezzò in mille pezzi.

Si ritrovò ad ascoltare nuovamente Wave chiedere al preside se potesse richiedere la rimozione di uno studente dal programma Gifted, e fu come una coltellata.

Si rivide mentre entrava per la prima volta nella classe dei Gifted e Wave gli voltò le spalle deridendolo, e la sua insicurezza raggiunse i massimi livelli.

Si rivide nel mezzo della mensa, il ragazzo di fronte a lui lo guardava come se fosse una formica chiamandolo “sanguisuga”, e il mondo sembrò fermarsi attorno a lui.

“Puoi farcela o no?”

Pang sbatté le palpebre, la voce di Wave riuscì a riportarlo in sé, si ritrovò nel suo laboratorio non molto distante dal ragazzo in questione.

Wave gli aveva già voltato le spalle e stava riponendo i suoi strumenti per poi prendere il tablet da una mensola vicina.

Pang in quel momento non riusciva a capire a cosa si stesse riferendo Wave. Continuava a sentirsi sospeso nel vuoto ma riuscì comunque a raddrizzarsi. “Non lo so,” disse onestamente, la sua voce continuava a suonare strana alle sue orecchie.

Wave lo guardò velocemente prima di distogliere nuovamente lo sguardo. “Come ti pare,” disse, in modo un po’ meno duro tanto che Pang non sapeva se fosse una cosa destinata alle sue orecchie o meno. “Basta che ti concentri sulla missione e non avremo problemi”.

Secco. Sembrava totalmente secco, ed ascoltandolo anche la lingua si seccò nella sua bocca.

“Sono qualcosa di insignificante per te?” 

Di nuovo. Ecco di nuovo quella sensazione, come qualcosa che si disintegra dentro di lui.

Perché? Che cos’è questa sensazione?

Seguì Wave fuori dal laboratorio e lungo i corridoi. Wave aveva acceso il tablet il suo interesse totalmente su di esso, ciò permise a Pang di camminare accanto a lui in silenzio e immaginare che tutto fosse come all’inizio dell’anno scolastico, semplicemente due amici che camminano insieme per i corridoi della scuola.

Oggi però non era un silenzio confortevole.

E non era il passato.

Era il presente, e anche se Wave si trovava accanto a lui era come se fosse lontano chilometri, la distanza fra i due sembrava insormontabile.

Pang si mise ad osservare Wave con la coda dell’occhio e improvvisamente sentì un dolore fisico alla realizzazione che adesso non gli era consentito toccarlo. Non è che si fossero toccati mai poi così tanto, ogni tanto una pacca sulle spalle, un polso afferrato o una spalla stretta, niente di grande o comunque di molto comune, solo ogni tanto, raramente in realtà, qualcosa di insignificante.

Quindi perché proprio adesso l’unica cosa a cui riusciva a pensare era il movimento impercettibile di Wave che si allontanava dalla sua mano?

Perché proprio adesso, gli venne in mente con un senso di totale disperazione di non aver, mai, proprio nemmeno una volta, abbracciato Wave?

Jack e Joe lo avevano abbracciato una volta.

Namtarn pure lo aveva abbracciato qualche volta.

Ohm anche lo aveva abbracciato spesso.

Ohm

Pang si fermò.

Gli occhi di Ohm che si riempiono di lacrime (“è tutto rovinato. Tutta colpa tua. Sei tu, è colpa tua!”), delle penne colpiscono Pang in testa

Pang venne colpito nuovamente da questo doloroso senso di colpa. Non era riuscito a sistemare la situazione con Wave e adesso si stava quasi per dimenticare del dolore inflitto ad Ohm.

“Ohm,” mormorò.

“Hm?” Wave si girò a guardarlo fermandosi una volta realizzato che Pang era rimasto indietro.

Pang lo guardò con gli occhi sgranati.

Wave si accigliò. “Che c’è?”

“Devo trovare Ohm,” disse Pang. “L’ho lasciato da solo nel nascondiglio quando ti sono corso dietro ed ho ferito i suoi sentimenti.”

Wave si immobilizzò. C’era qualcosa di indecifrabile nel suo sguardo prima che lo riportasse sul tablet. Quando tornò a guardare su era ritornato come prima. “Va’, è nella nostra stanza.”

Pang doveva andare ma non riusciva a distogliere lo sguardo da Wave. Qualcosa dentro di lui gli diceva che se avesse anche solo distolto lo sguardo Wave sarebbe scomparso. Non aveva senso ed era un pensiero totalmente illogico ma Pang non poteva farci niente.

“Tu che farai?”

Pang non sapeva quale risposta avrebbe preferito ricevere. Doveva parlare con Ohm, lo sapeva, ma allo stesso tempo non voleva che Wave andasse via.

“Vado al nostro nascondiglio,” disse Wave totalmente inconsapevole del monologo interiore di Pang. “Voglio controllare delle cose. Quando hai finito possiamo incontrarci lì e decidere la strategia giusta da usare”.

Pang si sentì momentaneamente sollevato al fatto che Wave volesse incontrarlo. Ad ogni modo, pur sapendo che incontrarsi fosse necessario per poter formulare un piano, Pang era comunque terrorizzato all’idea che Wave si rifiutasse di vederlo totalmente, quindi in un qualche modo le parole del ragazzo lo rassicurarono.

“Ti scrivo se sarà necessario.”

Pang annuì e osservò Wave girare l’angolo e scomparire dalla sua vista.

Successivamente si girò, con l’intento di andare nella camera condivisa con gli altri ragazzi Gifted della sua classe, quasi saltando dalla paura quando si trovò poco lontano da lui Punn.

Da quanto si trovava lì? Wave non lo aveva notato e Pang non ricordava di aver sentito il rumore di passi dietro di lui.

Doveva proprio darsi una regolata.

“Hey, Punn” salutò il compagno.

Punn sorrise debolmente. “Ti scriverà, mh? Avete fatto pace alla fine?”

La sua voce non aveva assolutamente un tono aggressivo però Pang si mise comunque sulla difensiva.

“Beh, più o meno” disse leggermente a disagio Pang. Onestamente non pensava che si fossero realmente riappacificati, era più un desiderio il suo ormai.

Il sorriso di Punn cambiò leggermente, sembrava nervoso addirittura infastidito.

“Non vi siete parlati per settimane, eppure adesso sei qui e lui ti ha già perdonato” disse ridendo in modo sgradevole quasi disgustato, non sembrava la sua solita risata.

“Deve essere bello avere qualcuno così perso per—"

“Non dire così,” lo interruppe Pang, rabbia e confusione vorticavano pericolosamente dentro di lui. Con Punn non sono mai stati grandi amici, ma questo comportamento era comunque fuori dalla norma per lui e faceva male sentirgli dire che Wave lo aveva perdonato quando alla fine non lo aveva fatto.

“Che cosa ti prende Punn? Capisco che non sei d’accordo con me sulla faccenda di prima, però—"

“Però?” lo interruppe Punn. “Niente però. Te l’ho detto, hai finito. Non sei più il nostro leader, Pang, quindi smettila di atteggiarti.”

Punn non sembrava più lo stesso e a Pang la situazione cominciava a non piacere. Sapeva di essere la causa principale della rabbia di Wave e di aver ferito i sentimenti di Ohm, ma Punn? Anche lui adesso era diventato un'altra persona a cui dover chiedere scusa apparentemente.

“Punn, dobbiamo parlare” disse quasi pregandolo.

Punn sbuffò. “Non stavi andando da Ohm? Non lasciare che sia proprio io a distrarti.”

Pang si sentì di nuovo diviso in due, non sapeva cosa fare ma alla fine decise che Punn aveva ragione, la cosa importante adesso era scusarsi con Ohm. “Va bene, però più tardi parliamo”

Punn gli rivolse un sorriso freddo. “Ok.”

Non sembrava molto sincero.

Senza aspettare una risposta, Punn si voltò prese il cellulare e lo accese mentre andava via.

Pang non si fermò a guardarlo. Una cosa alla volta, si ripeté e si voltò nuovamente per andare una volta per tutte al loro dormitorio.


Proprio come aveva detto Wave, Ohm era nella loro stanza. Era seduto sul letto di Korn ed era intento a leggere un manga, che probabilmente aveva preso in prestito da Jack o Joe. Quei tre ormai da circa un anno avevano questa tradizione di scambiarsi i libri, tanto che Pang ormai non era più sicuro a chi appartenesse cosa.

Ohm si girò a guardare la porta quando si aprì e abbassò immediatamente lo sguardo quando vide Pang. Le sue spalle si tesero proprio come la sua bocca, si rifiutava di accettare la sua presenza nella stanza, tanto che nemmeno lo salutò.

“Hey, Ohm” disse Pang tastando il territorio.

Ohm rimase in silenzio.

Fu a quel punto che Pang entrò completamente nella stanza e si fermò proprio accanto al letto.

La presa di Ohm sul libro si fece più salda ma continuò a ignorare la sua presenza.

“Posso sedermi?”

Ohm finalmente alzò lo sguardo sospettoso della presenza di Pang. “Perché?”

Pang provò a sorridere ma era sicuro che più che rassicurare dava l’idea di sofferenza. “Perché voglio scusarmi. Ma soprattutto perché quando lo faccio non vorrei torreggiare su di te, sarebbe sbagliato.”

Ohm sembrava ancora amareggiato ma una scintilla di speranza comparì nei suoi occhi. Tirò indietro le gambe e fece cenno a Pang di sedersi nello spazio vuoto.

“Grazie.” Disse sedendosi, poi prese un respiro profondo e continuare “Mi dispiace.” Ohm fece per aprire la bocca ma Pang continuò imperterrito con le sue scuse perché era necessario che si levasse questo peso dal petto e poi Ohm se lo meritava davvero. “Mi dispiace per aver rovinato la festa di Namtarn. So che era importante per te renderla felice oggi e so anche che quello era un modo per cercare di riunire il gruppo, ma ho dovuto aprire la mia boccaccia e rovinare tutto. Doveva essere la giornata di Namtarn ed invece sono riuscito a rovinarla mettendo in mezzo me e i miei ideali, so di aver sbagliato e ti chiedo nuovamente scusa.”

Ohm stese il braccio e strinse il polso di Pang. “Non sei stato il solo,” disse. “Punn ti ha dato una mano.”

Pang rise, “Sì, ma è colpa mia e del mio comportamento se siamo finiti così.”

Ohm strinse nuovamente il suo polso. “Su questo non mi sento di darti torto, amico.”

Ma nonostante le sue parole Ohm lo aveva già perdonato.

Lo si notava dal suo volto che si stava rilassando, il calore che ritornava nei suoi occhi e il tocco della sua mano.

Pang cominciava a sentirsi più leggero.

Però non aveva ancora finito. “E mi dispiace essermene andato. Mi dispiace averti lasciato solo e di non essere tornato indietro prima. Mi dispiace perché ho rovinato una giornata molto importante per te e mi dispiace che le mie azioni ti abbiano ferito.”

Pang unì le sue mani in segno di preghiera e piegò la testa, cercando di far percepire ad Ohm la sua sincerità.

“Ti prego, accetta le mie scuse.”

Il silenzio che si era creato venne spezzato da Ohm. “Hai finito?”

Pang lo guardò e annuì.

“Ok,” Ohm annuì pure. “Ok. Va bene” e poi si lanciò su Pang abbracciandolo stretto. “Dispiace anche a me.”

“Perché ti stai scus—”

“Perché ti ho addossato tutta la colpa quando non era vero. Siamo messi male tutti in questo periodo.”

“Ok..?”

“E mi dispiace anche di averti tagliato via da ogni foto in cui era possibile e di aver cancellato quelle in cui non si poteva. Dovrai mandarmele di nuovo.”

Pang non poté farne a meno. Scoppiò a ridere, trascinando con sé anche Ohm.

In quell’istante sembrava tornato tutto alla normalità.

Ovviamente quella sensazione non poteva durare a lungo. L’atmosfera fu spezzata dalla suoneria del telefono.

Pang si arrestò immediatamente, tutto ciò a cui riusciva a pensare adesso era: Wave, mentre cercava ti tirare il telefono fuori dalla tasca.

Non poteva perdere la chiamata di Wave per niente al mondo.

Soltanto che alla fine non era Wave. Era un numero sconosciuto.

“Chi è che ti chiama?” chiese Ohm incuriosito dalla reazione di Pang.

Pang si accigliò. “Non lo so” e cliccò sul vivavoce accettando così la chiamata. “Pronto?”

“Pawaret, a chi lo hai raccontato?”

Ohm sussultò.

Pang gli tappò la bocca prima che potesse parlare. Ohm si girò a guardarlo con gli occhi spalancati dallo stupore, stava provando a dire qualcosa da dietro la mano di Pang che gli lanciò uno sguardo disgustato.

“Preside, non so a cosa—”

“Hanno trovato il nostro nascondiglio.”

Il respiro di Pang si bloccò in gola. “Time, è—”

“Sta bene, è al sicuro con Mr. Pom. Siamo riusciti a scappare in tempo e ci siamo separati. Non contattarci, saremo noi a farlo quando è il momento di agire. Per referenze future, la persona con cui ha parlato, forse è il caso di non fidarsi più visto che è in combutta con Ms. Darin.” La chiamata venne interrotta ancor prima che Pang potesse anche solo pensare di rispondere.

Lentamente Pang abbassò il telefono.

Urla risuonavano nella sua mente. Non riusciva a pensare.

“Pang,” bisbigliò Ohm incredulo, “quello era il preside.”

Pang alzò lo sguardo e annuì meccanicamente.

“Hai contatti con lui?”

Pang partì per annuire, cambiando idea per scuotere la testa e alla fine scrollò le spalle stufo non sapendo più che risposta dare.

Gli occhi di Ohm si spalancarono, “Ma ho sentito bene?” abbassò il tono della voce fino ad un mormorio. “Time è con lui?”

Pang annuì.

Ohm si strofinò le guance. Sembrava stesse fisicamente trattenendo le urla. Poi si fermò e si aggrappò alle braccia di Pang.

“Questo era quello che volevi dirci oggi?”

“Io—” iniziò Pang fermandosi immediatamente. La sua testa cominciava a far male e il suo cuore batteva così forte che sembrava volesse uscirgli dal petto.

la persona con cui ha parlato, forse è il caso di non fidarsi più visto che è in combutta con Ms. Darin

No, No, no, no, non è possibile, NO.

La mente di Pang si rifiutava proprio di metabolizzare il pensiero.

“Pang, che è successo? Sembri vicino ad un attacco di panico. Siamo onesti, fra i due quello che dovrebbe averne uno sono proprio io, questa situazione è improvvisa per me, non dovrebbe esserlo anche per te.”

Pang incontrò lo sguardo di Ohm. “Ne ho parlato soltanto con Wave.” Che problemi aveva oggi la sua voce? Sembrava sempre così strana e lontana.

I suoi occhi persero la concentrazione quando si abbassarono sul letto.

“Oh.” Ohm si bloccò comprendendo improvvisamente la situazione. Poi scosse la testa sbuffando.

“No.” Disse stringendo le braccia di Pang. “Pang, guardami. Devi guardarmi.”

Fu grazie al senso di urgenza nella voce di Ohm che Pang riuscì a forzarsi ad alzare lo sguardo. 

Gli occhi di Ohm si fecero seri.

“Wave non ti ha tradito.” Spiegò enunciando ogni singola parola come ste stesse parlando ad un bambino, parole però prive di ogni traccia di umorismo. “Non so cosa stia succedendo, però sono sicuro di una cosa: non importa cosa, Wave non ti avrebbe mai tradito.”

Anche Pang lo sapeva, non voleva smettere di crederci perché nel momento in cui l’avesse fatto allora anche l’ultima parte del suo corpo rimasta debolmente ancorata sarebbe andata distrutta, però—

“Ma l’ho detto solo a lui”, disse facendosi sentire a malapena. “Ed era così arrabbiato con me.”

Ohm lo scosse. “Smettila,” ordinò. “Wave non è arrabb—"

“Sì invece, lo è.”

“Ok, come vuoi, magari è arrabbiato come dici tu però forse più di ogni altra cosa è triste.”

“Ricordi Namtarn quando ci disse che l’ultima volta che qualcuno di cui si fidava lo tradì e rubò il suo progetto lui per vendicarsi la fece licenziare.” Namtarn era scioccata quando lo raccontò, ma Pang credeva che era la giusta punizione per quella donna visto il modo in cui aveva trattato Wave.

Quindi, magari meritava anche lui di essere punito? Forse si era comportato proprio come quella donna aveva fatto con Wave?

Il pensiero di essere come lei fece venire il voltastomaco a Pang.

Ohm lo scosse nuovamente. “Smettila di pensarci! Tu stesso lo hai detto, quella donna non solo ha tradito la sua fiducia ma ha anche rubato un progetto a cui stava lavorando da tempo. Si è avvicinata a lui proprio con l’intento di usarlo. Tu, invece, amico mio, hai ferito i suoi sentimenti perché ti sei proprio dimenticato di prenderli in considerazione. Questa è una tipologia di ferita differente e probabilmente starà soffrendo più adesso che prima. Poi Wave non è comunque il tipo di persona da tradire la fiducia di qualcuno per primo e tu questo già lo sai.”

L’insistenza di Ohm sul riporre fiducia in Wave non era altro che un eco dei pensieri che già intasavano il cervello di Pang da quando aveva chiuso la chiamata col preside.

Pang comunque non era molto sicuro di aver compreso a pieno tutto il discorso di Ohm.

“Sentimenti?” ripeté. “Quali sentimenti non avrei preso in considerazione?”

“Tutti.” Disse Ohm portando gli occhi al soffitto, “Seriamente però, devi capirli da solo. Non è poi così difficile, vedrai.”

Pang lo guardò male. Tutto ciò che riguardava Wave era per lui o estremamente semplice oppure un mistero impossibile da risolvere, totalmente incomprensibile. Forse era questa la ragione per cui Wave era ancora arrabbiato con lui mentre invece era riuscito a far pace con Ohm nel giro di pochi minuti.

Come poteva Wave ridurre Pang ad un ammasso di stupidità così facilmente senza nemmeno provarci?

Non era giusto.

Ma giusto o no, non era importante al momento, cercò di ricordarsi Pang. Doveva concentrarsi su ciò che c’era da fare, non poteva permettere di farsi controllare da quel garbuglio di emozioni confuse. Adesso la sua priorità doveva essere quella di salvare gli studenti malati. Su questo si era accordato con Wave. Su questo avrebbero lavorato insieme. E questa volta Pang si sarebbe impegnato al massimo per far funzionare il loro piano evitando di ricadere sulle vecchie abitudini di prendere da solo tutte le decisioni a prescindere se fosse o meno spaventato di ottenere l’approvazione di Wave.

“Devo raccontare a Wave del preside.” Disse Pang alzandosi.

Ohm lo guardò nervoso e si alzò insieme a lui. “Calmati.” E seguì Pang alla porta. “Non dirmi che andrai lì soltanto per accusarlo.”

Pang lo guardò infastidito. “No. So benissimo che non è stato lui.” Il sospiro di sollievo tirato da Ohm fu quasi offensivo e Pang gli avrebbe pure tirato una gomitata sul fianco se non fosse stato troppo occupato a salire le scale due alla volta nella sua urgenza di raggiungere il loro ritrovo. “Devo soltanto raccontargli cosa è successo.”

“Ah, ok” concordò Ohm e insieme entrarono nella loro base segreta.

Pang scaraventò la porta aperta, occhi che puntarono immediatamente Wave seduto al computer. Wave si girò a guardarlo sorpreso e Pang si affrettò per raggiungerlo.

“Wave! Ha chiamato il preside—”

“Pang—"

“Ed ha detto che gli scagnozzi del ministro—”

“Pang—”

“Hanno trovato il loro nascond—”

“Cazzo, Pang!”

Scelta saggia fu quella di zittirsi quando sentì Wave imprecare il suo nome con gli occhi quasi fuori dalle orbite. Pang si sentì il cuore in gola.

“Oh no,” sentì la voce sottile di Ohm provenire da dietro di lui.

Wave respirò sonoramente alzandosi e indicando alla sua sinistra.

“Forse prima ti converrebbe dire ‘Ciao’ a Claire, tu che dici?”

La prima sensazione che Pang riuscì a provare fu sollievo. Era sollevato al pensiero che Wave non l’avesse interrotto perché era ancora arrabbiato, solo in un secondo momento realizzò ciò che Wave gli stava realmente dicendo.

Si girò lentamente fino a quando non vide Claire affacciata al balconcino che si trovava al livello superiore del loro ritrovo, intenta a squadrarli uno ad uno.

Già Oh no.

“Ciao Pang, Ohm.” Sorrise Claire, ma non le raggiunse gli occhi. Scese le scale per raggiungerli.

“Claire.” Pang voleva chiederle che ci faceva lì, ma riuscì a realizzare in tempo che sarebbe stata una domanda stupida. Questa era una stanza per tutti. Soltanto perché lui non ci metteva piede dalla festa mal riuscita di Namtarn non significava che gli altri non ci venissero di tanto in tanto. Avrebbe dovuto aspettarselo che qualcun altro oltre a Wave sarebbe stato presente.

Ma era così concentrato su Wave che il pensiero non si era nemmeno presentato.

“Che cos’è questa storia del preside?” chiese Claire con un apparente tono leggero, incrociando però le braccia al petto e mordendosi il labbro.

La situazione stava sfuggendo di mano. Pang avrebbe voluto dirlo a tutti, sì, ma non così, non accidentalmente.

Comunque sia, il danno ormai era fatto e avrebbe dovuto porvi rimedio.

“Il preside è entrato in contatto con me,” spiegò Pang. “Si sta nascondendo in una fabbrica abbandonata insieme a Mr. Pom e Time—”

“Time? Pang, Time è morto.”

“Non lo è” rispose Wave totalmente calmo.

Pang fu così sollevato al sentire Wave stare dalla sua parte così senza esitazione, che si sarebbe potuto mettere a piangere.

“Apparentemente, era una farsa per imbrogliare il ministro e Ms. Darin. Sembrerebbe che il preside già sospettasse questa loro nuova presa di potere e avesse già iniziato a prendere le sue precauzioni.”

Claire si accigliò “E tutti voi lo sapete, perché?”

“Io non lo sapevo” disse Ohm alzando le mani.

“Io l’ho scoperto solo oggi” disse Pang “e poi l’ho raccontato a Wave.”

Claire alzò un sopracciglio. “E da quando voi due siete tornati a rivolgervi parola?”

Pang strinse le labbra mentre Wave rimase in silenzio.

“Ok, Ok, ritorniamo al punto della questione” disse Ohm per spezzare la tensione. “Il preside ha chiamato Pang mentre si stava scusando con me per ciò che è successo oggi.” Disse lanciando uno sguardo a Claire che fece un mezzo sorriso.

Pang si sentì immediatamente sollevato. Sapere che almeno Claire non sembrasse arrabbiata con lui era tranquillizzante. Poi però si girò a guardare Wave e il suo stomaco fece nuovamente i capricci. La sua espressione era ritornata neutra.

Non ebbe comunque il tempo di analizzare la cosa perché Ohm continuò “Ha detto che il ministro ha trovato il loro nascondiglio e che stavano nuovamente scappando” guardò un secondo Pang, insicuro se menzionare o meno le accuse del preside.

Pang guardò nuovamente Wave che incrociò il suo sguardo analizzando la sua espressione.

“Pensa davvero che tu abbia fatto la spia e messo Time in pericolo?” chiese Wave scettico.

Pang ingoiò, la sua gola sembrava carta vetrata. “Pensa che lo abbia fatto qualcuno a cui l’ho raccontato.”

Wave non staccò il suo sguardo dagli occhi di Pang “Il che lascia me come primo sospettato.”

“No!” Pang si portò avanti, una mano stesa verso Wave, che trasalì all’urlo di Pang.

La mano di Pang non lo toccò ma rimase sospesa nello spazio in mezzo a loro. “Non sei stato tu. Non so chi o come lo abbiano scoperto, ma non ho dubbi sulla tua innocenza. Wave mi fido di te.”

Wave abbassò lo sguardo, ma non abbastanza in fretta da nascondere quel piccolo, riluttante sorriso dallo sguardo attento di Pang.

Il cuore di Pang fece i salti di gioia alla vista.

“Come ti pare, non mi interessa” borbottò Wave dopo un momento di silenzio, ma più che altro sembrava stesse cercando di autoconvincersi di ciò. Pang avrebbe voluto obiettare immediatamente ma non riuscì a farlo perché qualcuno cominciò a sbattere impazientemente il piede per terra.

“Bene, adesso che voi due avete avuto il vostro momento, vi dispiacerebbe includerci nella conversazione?” chiese Claire con voce troppo dolce per essere realmente apprezzabile.

Ah. Giusto. Claire e Ohm erano nella loro stessa stanza.

Pang si sentì avvampare quando incrociò lo sguardo e vide il sorrisetto di Ohm. Riuscì a vedere con la coda dell’occhio Wave che si sistemava gli occhiali, mossa questa che gli consentiva di nascondere il viso agli altri. Quando abbassò la mano iniziò a parlare, la sua espressione totalmente sotto controllo. “Magari ti stavano già tenendo sotto controllo e ti hanno seguito.” Disse allungandosi per prendere il tablet.

“O qualcuno stava origliando mentre ne parlavi con Wave” disse Ohm.

“Nessuno avrebbe potuto farlo” obiettò Wave con sicurezza. “Ho pieno controllo di tutti gli apparecchi elettronici nel mio laboratorio, incluse le telecamere di sicurezza. Nessuno riesce a prendere informazioni se non entrando direttamente. Non c’era nessuno nella stanza quando Pang mi ha raccontato tutto, o almeno nessuno di visibile. Quindi praticamente questo ci porta a te”

“Eh?” disse Ohm incredulo “Tu sì che sei divertente Wave. Aha poi chiamate me Clown”

 Claire roteò gli occhi. “Quindi è praticamente impossibile che qualcuno sia riuscito ad origliare la vostra conversazione da fuori?”

Wave scosse la testa e mostrò il tablet. “Le telecamere mostrano i corridoi vuoti. Per di più, stavamo parlando vicino al mio bancone e Pang non stava urlando, la distanza dalla porta e troppa per qualsiasi persona per poter sentire chiaramente da fuori.”

“Inoltre, non ho detto l’indirizzo ad alta voce” si ricordò Pang. “Ho lasciato controllare direttamente a Wave sul mio cellulare.”

 “Quindi questo significa che: o ti stavano già seguendo da prima o che qualcuno ti ha hackerato il cellulare ed abbia trovato il messaggio” disse Claire.

“A che ora te ne sei andato da scuola?”

“Subito dopo aver ricevuto il messaggio di Time”

Wave annuì riportando lo sguardo al computer. Le telecamere scorrevano sullo schermo e in una manciata di secondi Wave era riuscito a ritrovare il video dei corridoi con Pang che si dirigeva dal terrazzo all’uscita della scuola

“Sarò onesto, sarebbe sfortunato averti dall’altro lato” mormorò Ohm quando vide Wave cambiare senza problemi la visuale spostandola sulle telecamere pubbliche attorno alla scuola per seguire il tragitto di Pang.

“Il tuo potenziale è troppo utile per spiare la gente. Un po’ da stalker onestamente.”

“È raccapricciante” concordò Claire.

Wave li guardò brevemente male ad entrambi. “Non sprecherei il mio tempo prezioso per spiare gente come voi.”

“Però Pang si?” disse Ohm con uno sguardo provocatorio.

La mano non occupata di Wave si strinse a pugno. Non rispose e tantomeno spostò lo sguardo dal computer, ma la sua espressione si contrasse.

Pang poggiò la mano sulla spalla di Wave guardando male Ohm. “Ohm, lo sta facendo per un valido motivo quindi smettila di provocarlo. E non c’è niente di raccapricciante, non mi infastidisce se Wave sa dove sono e cosa sto facendo.”

Ohm e Claire si scambiarono uno sguardo che Pang non riuscì a decifrare. Claire sospirò, un sospiro lungo e sofferente mentre Ohm alzava le mani in segno di sconfitta.

“Ok ho capito. Mi sto zitto, lo giuro.”

“Sarebbe un miracolo,” disse Wave a denti serrati, ma la tensione stava lentamente lasciando il suo corpo e cominciò a rilassarsi.

Pang dal canto suo non riusciva proprio a cacciare la mano dalla spalla di Wave, sarebbe stato più semplice pretendere di essersene dimenticato in tutto il caos generale, quindi si sporse in avanti e guardò lo schermo del computer.

Wave stava riprendendo le telecamere della scuola e stava andando avanti veloce fino ad arrivare al punto in cui lasciavano il laboratorio e si stavano dirigendo verso il loro ritrovo. Risultava difficile per Pang concentrarsi sulle telecamere in quanto Wave le stava facendo funzionare a velocità aumentata passando ancora più velocemente da una telecamera all’altra. Soltanto a pensarci la testa di Pang cominciò a far male.

Questo almeno fin quando Wave non fermò improvvisamente il video.

Sullo schermo c’erano due persone. Una era Pang, ma l’altra non era Wave. Era Punn, facilmente riconoscibile dal maglioncino legato sulle spalle.

“Oh. Hai incontrato Punn?” la voce di Claire si era fatta piccola. Quando Pang si girò a guardarla vide attraversare il suo viso da numerose emozioni.

“Si, ma per poco” disse velocemente. “Non abbiamo poi parlato chissà quanto. Penso sia ancora innervosito con me ed io poi dovevo parlare con Ohm.”

“M-mh,” assentì Claire, uno sguardo distante si manifestò nei suoi occhi mentre esaminava tristemente l’immagine di Punn sullo schermo.

“Hey, hey” disse Ohm, dandole dei colpetti consolatori sulle spalle. “Tutto andrà bene. Punn si calmerà vedrai—”

“Oppure no.” Interruppe Wave, allontanando la mano dal computer come se si fosse ustionato.

Pang notò la tensione che ritornava nel corpo di Wave, c’era anche un certo grado di esitazione quando alzò lo sguardo. I suoi occhi si alternavano fra Claire e Pang, le sue labbra strette insieme.

Incerto, Pang, ritirò la sua mano.

“Cosa stai cercando di dire?” sbuffò Ohm. “Tutti si arrabbiano ogni tanto ma poi passa sempre, non è poi tutto questo problema.”

Wave lo ignorò. La sua attenzione ferma a Claire e Pang.

“Wave?” chiese Pang, non poté fermare la brutta sensazione che si stava spargendo a macchia d’olio dentro di lui.

Wave si morse il labbro inferiore, storse la bocca. Poi rilasciò il respiro, i muri di protezione che stava alzando dentro di sé ormai visibili a tutti. “Guardate voi” disse.

Senza nemmeno girarsi mise la mano sul monitor

Il video ritornò a qualche secondo prima, si poteva vedere Wave andar via mentre Pang era rimasto fermo nel corridoio da solo.

Poi qualcuno apparve alle sue spalle.

Pang sussultò, Claire inspirò sorpresa, Ohm si schiaffò la mano sulla bocca.

Punn non si era avvicinato a Pang. Un secondo non c’era e l’attimo dopo si, era semplicemente apparso dal nulla.

“No” disse Pang incredulo.

“Quello non è il potenziale di Punn, è il mio.” La voce di Ohm aveva raggiunto una nota isterica.

Claire non disse niente.

Wave pure rimase in silenzio, aspettando fino al punto del video in cui Punn si era voltato ed aveva preso il telefono. Ingrandì l’immagine, rallentò la velocità.

Le dita di Punn avevano già smesso di scrivere, ma lo schermo del telefono continuava a cambiare rapidamente. La qualità del video non era delle migliori ma non era essenziale per far capire agli altri la realtà dei fatti. I pezzi del puzzle iniziavano ad incastrarsi l’un l’altro nella mente di Pang. L’immagine risultante non lo entusiasmava proprio per niente.

“Quello che abbiamo visto adesso era il potenziale di Wave, vero?” Ohm non si preoccupò nemmeno di mascherare la paura che provava al vedere l’immagine.

“Non gli ho detto niente, lui già sapeva che stavo andando da Ohm” ricordò Pang, sentendosi totalmente disconnesso dal mondo. Non aveva realizzato in quel momento, ma adesso sì.

Wave era ancora silenzioso, mano contro il computer. Aveva fermato il video, l’aveva fatto scomparire per poi far vedere una foto diversa. Era la chat fra due persone.

La posizione del preside Supot, diceva una nuvoletta, in allegato si trovava la stessa mappa che Time aveva mandato a Pang.

La risposta fu un semplice: Grazie.

Pang chiuse gli occhi.

“Il numero è di Ms. Darin” disse Wave senza nemmeno girarsi.

“Non può essere vero,” bisbigliò Ohm, faccia pallida. “Non può essere.”

Wave rigirò le mani sulle gambe. Continuava a non guardarli “Però abbiamo le prove.” Disse guardingo. Rassegnato.

Pang aprì la bocca—

“Le prove possono sbagliarsi.”

Il ricordo lo investì in pieno come un treno, chiuse la bocca così forte che anche i suoi denti ne risentirono. L’espressione inorridita—tradita—sul volto di Wave quando gli rivolse quelle parole due settimane fa non era stata ancora recepita da Pang, troppo preso dalla situazione terrificante degli studenti infetti e in totale shock al pensiero che uno di loro fosse stato il colpevole, che non riuscì a pensare alla reazione di Wave. Adesso, invece, il ricordo sembrava non voler scomparire dalla sua mente. Mentre osservava il retro della sua testa, Pang si rese conto che Wave credeva si sarebbe ripetuta la situazione dell’ultima volta, come se si stesse preparando a ricevere un colpo invisibile solamente per aver dato voce a quella scomoda verità che nessuno voleva accettare.

Come ci siamo arrivati a questo punto?

Da quanto tempo ormai Pang aveva smesso di ascoltare gli altri soltanto per dar ascolto ai propri pensieri?

Era necessario un cambiamento.

E doveva avvenire subito.

“Hai ragione. Abbiamo le prove.” Concordò, anche se riuscì a malapena a oltrepassare quel nodo in gola che si era andato creando. Wave non si girò, ma la sua postura cambiò leggermente alle parole di Pang. “Adesso sappiamo che è Punn che passa le informazioni a Ms. Darin.”

“Oh, ma dai,” si lamentò Ohm. “Non può essere che uno del nostro gruppo ci stia tradendo di nuovo.”

Si sentì il rumore della porta che si chiudeva, solo ora i tre ragazzi realizzarono che Claire era appena andata via.

“Non dovremmo seguirla?” chiese Ohm dopo qualche attimo di silenzio.

Wave gli lanciò uno sguardo incredulo e scosse la testa, “Non io.”

Entrambi si girarono a guardare l’ultima persona rimasta nella stanza.

Pang fece un passo indietro. “Non so. Cosa dovrei dirle? ‘Mi dispiace, il tuo fidanzato o ex a questo punto, lavora con qualcuno che preferirebbe lasciare gli studenti morire? Mi dispiace che abbia ascoltato una conversazione che non lo interessava e che abbia hackerato il mio telefono e fatto la spia a qualcuno di cui non ci si può fidare? Mi dispiace, non so cosa lo abbia spinto a farlo?’ Non so perché lo stia facendo, questo comportamento non è da lui.”

“Beh non lo è neanche diventare invisibile o manipolare strumenti elettronici” puntualizzò Ohm, sguardo ormai totalmente preoccupato.

“Il suo potenziale deve essersi per forza evoluto.” Disse Wave piegando la testa. “Deve aver imparato a copiare anche i nostri potenziali.”

“Beh, combatteva esattamente come Mon durante quella rissa con gli Anti-Gifted” disse Ohm, “sappiamo inoltre che il potenziale di Mon non si limita soltanto ad imparare velocemente nuovi stili di lotta, che sarebbe potuto essere comunque un normale talento da copiare per Punn guardando dei video, ma include anche la super forza che, a mio parere, non è una cosa che si può copiare poi così facilmente soltanto osservando qualcuno.”

Gli occhi di Wave si spostarono su Pang, si aggiusto meglio la giacca sulle spalle come a prendersi di coraggio e disse “Pang, pensi che abbia copiato pure il tuo di potenziale?”

La faccia di Ohm prese una tonalità di bianco in più.

A Pang torno il voltastomaco. “Non lo userebbe su nessuno di noi.”

“Beh, non avrei nemmeno creduto che ci avrebbe spiato, eppure eccoci qui.” Puntualizzò Wave.

“Ma stiamo parlando di Punn. Ha sempre avuto alti livelli di morale,” lo difese Pang. “Sarà magari un po’ pretenzioso, ma non è uno senza scrupoli. Anche se avesse copiato il mio potenziale non lo userebbe, proprio come me, soltanto per ottenere tutto ciò che vuole proprio come il preside.”

Sostenne lo sguardo di Wave che adesso sembrava in conflitto con sé stesso, alla fine però annuì.

“Ma” disse Ohm spezzando nuovamente il silenzio, “ricordate due anni fa? La controindicazione del suo potenziale quando lo usava troppo spesso—non creava delle nuove identità?”

Sia Pang che Wave si immobilizzarono.

Gli occhi di Ohm si spalancarono in preda al panico. “E se fosse successo di nuovo quando ha copiato i nostri potenziali? E se ad essere in controllo adesso non è più Punn—il nostro Punn—quello che tutti conosciamo?”

Fu così che Punn passò dall’essere una variabile nota ad un rischio inquantificabile nel giro di pochi secondi. L’ultima volta che Punn perse il controllo sul suo corpo colpì Wave, ridusse Korn a brandelli, rispose male a Claire e cercò di strangolarsi da solo.

Cosa potrebbe arrivare a fare questa volta?

Pang si voltò verso la porta. “Devo trovarlo subito.”

Lo fermò una mano sul suo braccio. Era Wave che lo stava afferrando con forza e che gli disse “Aspetta. Fammi vedere dove si trova, tu intanto ci dici cosa hai intenzione di fare una volta che lo abbiamo trovato.”

Pang si arrestò proprio mentre Wave lo lasciava andare per ritornare al computer.

Non aveva alcun piano, ed era ormai cosa nota. Sentiva solamente il bisogno di fare qualcosa per porre fine alla situazione prima che degenerasse ancora di più. Non riusciva a starsene fermo ad aspettare. “Non saprei,” ammise, “quantomeno devo riuscire a parlare con lui.”

“È arrabbiato con te da quando hai deciso di scartare l’idea che fra di noi si annidava un traditore,” disse Wave guardandolo. “Non credo che tu sia proprio la persona indicata per questo tipo di conversazione.”

Pang sussultò.

“Ha ragione Pang.” Disse Ohm mettendogli le mani sulle spalle. “Se ha creato una personalità che ti detesta, la situazione potrebbe peggiorare se fossi proprio tu a parargli.”

Pang odiava il fatto che avessero ragione. Perché seppur vero, anche solo il pensiero di non poter far niente era deleterio per lui.

“E allora? Forse non c’è nessuno di adatto per farlo. Forse dovremmo solo provarci. Forse—”

“Se dovessi scommetterci,” lo interruppe Wave, voce che aveva assunto un tono più delicato riuscendo a zittire immediatamente Pang. “Probabilmente l’unica persona che potrebbe parlargli ci sta andando proprio in questo momento.” Spostò la sedia che si trovava davanti al computer liberando la visuale.

Sullo schermo comparve la classe di musica. Punn era fermo di fronte al piano, lo sgabello buttato per terra.

Di fronte a lui si trovava Claire.

Stavano litigando, non serviva l’audio per capirlo, bastavano le loro espressioni.

Pang si stava preoccupando.

“Dobbiamo raggiungerli. E se le fa del male?”

“Non lo farebbe” disse Ohm abbastanza incerto, osservando lo schermo. “La ama.”

“Il nostro Punn forse, questo invece? Non saprei,” controbatté Pang, “dobbiamo andare.”

“HEY!” urlò Ohm. “La sta toccando. Hai ragione, andiamo.”

Uno sguardo alla telecamera mostrò che Punn aveva preso il polso di Claire, magari non aveva intenzione di usare la violenza ma il potenziale di Pang, il suddetto però non credeva fosse meglio. Si girò e corse via verso la porta, l’ultima cosa che vide fu Claire portare la mano sul viso di Punn.

Pang si mise a correre lungo i corridoi, riuscendo a malapena ad evitare di andare a sbattere contro gli altri studenti. Dietro di lui si udivano passi, ma non si preoccupò più di tanto di andare a controllare se fossero Wave e Ohm a seguirlo. Arrivò all’aula di musica e sbatté aperta la porta. Corse dentro, si guardò in giro sperando che non fosse successo qualcosa di brutto e—

Pang si fermò.

Claire era inginocchiata per terra, stava abbracciando Punn che tremava.


Pang non venne a conoscenza dei dettagli sul confronto fra Claire e Punn. L’unica cosa che raccontò riguardava l’uso del suo potenziale su Punn dopo che le aveva ordinato di guardare da sé che quello che lei considerava il suo fidanzato ormai non esisteva più.

“Il mio potenziale adesso non si limita al vedere le emozioni. Adesso quando tocco qualcuno riesco a capire perché si sentono in un determinato modo,” spiegò. “ Riesco anche a trovare altre emozioni, emozioni latenti, nascoste, soppresse, dimenticate, immaginane una ed io riesco a trovarla. Non posso creare emozioni non preesistenti all’interno della persona o riportare indietro emozioni scomparse o cambiarle in altre sensazioni. Ma se ancora sono presenti e se ci provo veramente, riesco a riportare a galla qualsiasi emozione.”

Ed era esattamente questo quello che aveva fatto: forzare il Punn che era attualmente in controllo del suo corpo ad affrontare il Punn protettivo dell’amore che prova per lei e l’affetto che prova per gli amici.

“Mi ha ricordato che anche io provavo altri sentimenti all’infuori dell’ambizione, gelosia, rabbia e orgoglio,” Ammise Punn una settimana dopo quando chiese a Pang di incontrarsi al loro rifugio per parlare. “Mi ha ridato la gioia che provavo guardando Ohm giocare con Jack e Joe. Il calore che provavo quando parlavo con Mon o Namtarn. Il divertimento che provavo a veder Te e Wave insieme, ed anche il senso di comprensione che provavo ogni volta che guardavo Korn.” La sua espressione si contrasse. “Ho lasciato che le mie emozioni mi sovrastassero perché avevo paura e mi sentivo come se nessuno stesse dalla mia stessa parte, come se nessuno la vedesse come me. Non mi sono reso conto che non siete stati voi ragazzi a farmi scegliere la strada da percorrere, ma sono stato io stesso a farlo invece di fidarmi e ascoltare le vostre opinioni”

Ciò che disse Punn suonava dolorosamente familiare alle orecchie di Pan. Era possibile che entrambi avessero compiuto scelte sbagliate per gli stessi motivi?

“Sono sempre fuggito dagli scontri,” disse Pang sottovoce. “Non riuscivo ad affrontarli. Forse è per questo che eri arrabbiato con me?”

Punn scrollò le spalle. “C’erano molte cose che si sono accumulate nel tempo, ci hanno portato al punto di non ritorno. Credo che il problema di Korn sia stata la goccia finale per me. Era il migliore amico di Claire e anche dopo avermi accoltellato lei ha comunque deciso di continuare a proteggerlo. Quindi me la sono presa con te per essere scappato nel momento in cui saresti dovuto restare, per avermi forzato ad affrontare la situazione, e per avermi forzato ad affrontarla male. Tutto ha condotto alla mia ferita, la rottura con Claire e Korn finito in ospedale.”

“Sarei dovuto restare. Prendere atto delle prove presentate da Wave ed affrontarle.” Disse Pang che sentiva a pieno il peso dei suoi fallimenti.

“Forse. Ma” Punn toccò il braccio di Pang con la sua bottiglietta di tè Oishii, “non è stata soltanto colpa tua. Ci abbiamo tutti messo del nostro. Abbiamo lasciato che il peso della situazione si riversasse unicamente sulle tue spalle. Pretendevamo che prendessi tutte le decisioni importanti e portassi da solo il peso della responsabilità. È davvero così sorprendente che ogni tanto ciò potrebbe risultare un po’ troppo?”

Pang sorrise debolmente, “Riesci davvero a capirmi, Punn. Perché non sei più arrabbiato con me? In fondo sono stato io quello a commettere più errori.”

Punn sospirò, stanco. “Che diritto ho di arrabbiarmi? Ho commesso errori anche io. Inizio a pensare che lo abbiamo fatto un po’ tutti.”

Restarono seduti in silenzio per un lungo momento, fin quando Pang non stese la mano.

“Se per te va bene riprovarci, io tenterò di non scappare più da solo questa volta.”

Punn lo studiò attentamente e sorrise. “Se tu sei disposto a riprovarci, va bene. Proverò ad essere più paziente e ad evitare di far tutto da solo.”

Prese la mano di Pang e la strinse.

Pang sentì come un peso sollevarsi dalle spalle.


“Non possiamo fidarci del preside.”

“Non possiamo fidarci nemmeno del ministro e di Ms. Darin”

Erano questi i due punti a cui tutti concordavano. Il problema era che continuavano a non avere una soluzione al problema corrente, ovvero la cura per gli studenti malati e Korn. Però almeno la Classe XV dei Gifted era finalmente tornata a lavorare insieme.

“Io manterrò i contatti con Ms. Darin, così almeno non si insospettirà,” decise Punn. Per evitare di essere scoperto continuava a mantenere la distanza dagli altri in pubblico. Era però in costante contatto con Wave tramite messaggi per cui continuava a presentarsi alle riunioni al loro ritrovo.

Ohm, Joe e Jack decisero di investigare. “I Gifted Avengers faranno lavoro sul campo” disse Ohm con un sorriso. Diventare invisibile gli permetteva di cercare nella roba di Ms. Darin e di seguirla, ascoltare le sue riunioni col ministro. Jack e Joe invece facevano da guardia.

Wave passava la stragrande maggioranza del tempo al computer, controllando gli altri, hackerando i file di Ms. Darin e cercando di rintracciare il preside e Time. L’ultimo compito era il più difficile perché il preside era estremamente intelligente e conosceva bene il potenziale di Wave. Non si sarebbe fatto trovare se non avesse voluto. La parte che più preoccupava Pang era il non sapere come stava Time.

Questo mise anche un freno alle attività di Mon. Ogni tanto si ritrovava con Claire e insieme andavano a trovare Korn e gli altri studenti malati in infermeria. Era riuscita dopo un po’ a diventare anche amica di Third e Grace, che a quanto pare aveva problemi a comprendere il suo potenziale. Anche se Third e Grace erano divenuti più avvicinabili dalla scoperta che in realtà Time non era morto, la loro costante preoccupazioni per le sue condizioni non li aiutava molto.

Pang stesso si sentiva abbastanza inutile. Pur sapendo quale sarebbe stato il suo compito una volta trovata la cura per gli studenti, momentaneamente non aveva niente da fare se non provare a migliorare il suo potenziale. Punn gli confessò che per condizionare la gente non era nemmeno necessario usare la voce.

“A me bastava un tocco e un pensiero,” disse Punn dopo avergli raccontato di quella volta in cui riuscì a convincere uno studente assetato a dargli la sua bottiglietta invece di berla.

Pang non poteva dirsi compiaciuto dal fatto che Punn fosse apparentemente riuscito a sviluppare quel potenziale più velocemente di lui, ma il suo odio verso il controllo delle altre persone gli rendeva tutto più complicato. Non era poi una sorpresa il suo non riuscire a sviluppare al meglio il potenziale.


“Magari potremmo liberarci di Ms. Darin quando arriverà il momento, ciò però ci lascerebbe comunque con il ministro e il preside e si ritornerebbe di nuovo al punto di partenza.” Pang si lamentò con Wave un giorno quando Claire si era stancata di lasciarlo provare ad usare il controllo mentale senza l’uso della voce su di lei, andandosene. Pang non aspettò nemmeno che la porta si chiudesse prima di dirigersi al bancone da lavoro in cui si trovava Wave. “A breve ci diplomeremo e andremo via dalla scuola. Questo sistema orribile resterà in piedi ancora per generazioni e generazioni. Non avremo ottenuto niente.”

“Probabilmente” anche dando una risposta l’attenzione di Wave non si mosse dal computer.

La faccia di Pang si contrasse in uno sguardo insoddisfatto. Era riuscito a far pace con tutti, restava soltanto Wave adesso. Continuava a mantenere le distanze, fatta eccezione per sporadici momenti in cui sembrava dimenticarsi della situazione attuale e a rivolgere la parola a Pang come se fossero ancora amici come prima, poi però sembrava ritornare in sé e tornare a mettere distanza fra i due.

Per settimane Pang cercò di rompere il ghiaccio, ma sembrava impossibile. Più amichevole si dimostrava meno Wave gli dava retta e si allontanava da Pang. Rifiutava il cibo che Pang aveva proposto di condividere ma decise di prendere il tè in bottiglietta da Mon quando entrambi gli offrirono la stessa cosa nello stesso momento. Si separava dal gruppo una volta finite le riunioni, e quando qualcuno prendeva in giro Pang ne contribuiva allo scherzo né tantomeno prendeva le sue difese.

Gli altri pure sembrarono rendersene conto, iniziarono a far più attenzione con le loro parole intorno ai due, scambiandosi di tanto in tanto degli sguardi di compassione ogni qualvolta Pang veniva ignorato o quando l’espressione di Wave ritornava una maschera illeggibile. Riuscirono però a capire più velocemente di Pang, cosa esattamente alimentasse gli sbalzi emotivi di Wave perché riuscirono ad evitare attentamente qualsiasi parola potesse riattivare Wave e portarlo a chiudersi nuovamente in sé stesso.

Per Pang era come ritornare al loro primo anno nel programma Gifted, con eccezione che adesso Wave non lo calcolava nemmeno per insultarlo.

Il che rendeva tutto più insostenibile.

Pang rivoleva indietro il suo migliore amico. Voleva che Wave tornasse a ridere insieme a lui, che gli parlasse del tutto e del niente e che scegliesse di nuovo di stare in sua compagnia.

Voleva l’attenzione di Wave e che lui tornasse a rivolgersi a Pang per primo, voleva che tornassero ad incontrarsi sul terrazzo per passare del tempo insieme, da soli. Voleva che Wave tornasse a spazientirsi per il disinteresse e la pigrizia che dimostrava per lo studio. Voleva addirittura tornare ad essere il bersaglio delle sue battute taglienti e del suo comportamento insostenibile quando si arrabbiava. Voleva ritornare a vedere la scintilla negli occhi di Wave e il suo sorrisetto sghembo ogni qualvolta affermava il suo essere più intelligente. Voleva tornare ad essere la ragione del suo sorriso insicuro ma compiaciuto o quando abbassava la testa ogni qualvolta riceveva complimenti che non pensava di ricevere.

Pang lo voleva.

Wave però si rifiutava di cedere.

Pang stava impazzendo. Cercava disperatamente di non perdere la speranza e di cedere, ma ogni giorno che passava sapeva di starsi avvicinando pericolosamente al ciglio del precipizio. Sentiva davvero la mancanza dell’amicizia di Wave e la sua attenzione. Ne era abbastanza sicuro che addirittura avrebbe preferito si fossero urlati contro invece di arrivare a questa distanza insopportabile. Pang era terrorizzato che quando sarebbe arrivato quel momento avrebbe sicuramente rovinato quel poco che era riuscito a ricostruire. Il loro lavoro di gruppo per raggiungere il loro scopo comune, era questo l’unico argomento con cui Pang poteva avere un minimo di conversazione con Wave.

Ed era proprio questo quello che stava cercando di fare. Usare il discorso della missione con lo scopo preciso di ottenere l’attenzione di Wave.

Ma ciò non bastava, anche il ripetersi continuamente che la loro lotta contro il ministro e il sistema scolastico oppressivo sarebbe dovuta essere la sua priorità iniziò a sembrare priva di significato nella sua mente.


“Perché non mi perdona? Non riesce a vedere che ce la sto mettendo tutta per riportare le cose alla normalità?”


“Pang, parlagli” disse Jack, Joe aggiunse, “Non includerci nei tuoi problemi sentimentali.”


Mon lo guardò, sguardo vuoto. “Il mio migliore amico potrebbe morire Pang. Non ho davvero tempo per le tue stronzate. Hai provato, ah non saprei, a parlargli?”


“Ascoltalo. Ascoltalo e poi chiedi scusa.” Le dita di Pang si muovevano sui tasti del piano.

“Ci ho provato.”

“Scusati di nuovo allora.”

“Beh se solo mi rivolgesse la parola.”

“Lo sai che lo fa. Scusati di nuovo.”

“Che faccio se si arrabbia di nuovo?”

“Tu ti scusi di nuovo.”

“E se—"

“Ti scusi di nuovo.”

“Non hai davvero altri consigli da darmi?”

Punn smise di suonare e si girò a guardare Pang. “Scusati di nuovo. No davvero fallo. Scusati un milione di volte in mille modi diversi se necessario, poi ti scusi una volta in più se il primo milione non è bastato. Fin quando te lo lascia fare tu scusati, anche se lui non lo accetta. Non tutto è perduto.” Disse prendendo il suo spartito e cambiando alcune note prima di riprendere a suonare. “È quello che sto facendo io. Ed è quello che continuerò a fare perché Claire se lo merita.” Il nome della melodia che stava componendo era: Per Claire

“…Non credo che le nostre situazioni siano compatibili. Non è la stessa tipologia di relazione…”

Punn sorrise con consapevolezza, le sue dita continuavano a muoversi sui tasti. “Pang, scusati di nuovo.”


“Aspetta. Perché stai chiedendo proprio a noi?  Grace perché lo sta facendo?”

“Non lo so. E onestamente, Third, non mi interessa. Vattene Pang, ritorna quando hai novità su Time. Io e Third abbiamo cose più importanti a cui pensare.”


“Te l’ho già detto” sospirò Ohm, senza nemmeno alzare lo sguardo dal libro. “Risolvitela da solo, Pang. Non è poi così difficile.”


“Pang, se fossi lì mi piacerebbe aiutarti ma, vista la situazione, non credo di essere la persona più indicata a cui chiedere. Wave non si confessa con me al telefono o via mail.” Namtarn sembrava assonnata, probabilmente a causa del fuso orario che Pang non aveva proprio preso in considerazione quando l’aveva chiamata. Doveva essere intorno alla mezzanotte in America. “Ma la comunicazione è la chiave di ogni relazione, prova a parlargli, va bene?”


“Fossi in te, inizierei scusandomi.” L’attenzione di Claire prevalentemente sul suo account Instagram quando Pang si avvicinò.

“Me lo ha già detto Punn.”

Claire sorrise sommessamente. “Punn è un ragazzo intelligente.”

“Sapevo l’avresti detto…Senti, ho già provato a chiedere scusa, non ha funzionato. Si è soltanto arrabbiato di più, accusandomi di non dare importanza a lui e alla nostra amicizia.” Disse Pang sprofondando nella sedia, poggiando la testa sul tavolo.

“Davvero? Che gli hai detto?”

“Ho detto ‘scusami’ ovviamente.”

Claire gli diede uno schiaffo sulla nuca, facendogli alzare lo sguardo. “Vuoi davvero il mio aiuto? Dimmi esattamente cosa gli hai detto, ogni singola parola Pang.

“Gli ho detto che mi dispiaceva per essere andato da solo a cercare Korn, di non avergli detto niente e di non essermi scusato prima. Ma gli ho anche detto che era successo soltanto perché lui allora non mi rivolgeva parola e la cosa mi aveva fatto arrabbiare.”

Claire alzò le sopracciglia. “Gli hai detto questo quando ti sei scusato?”

“Sì.”

“E dopo cosa hai detto?”

“Che non volevo litigare con lui per qualcosa di così insignificante. Non quando avevamo cose più importanti a cui pensare come per esempio Ms. Darin che nemmeno faceva finta di trovare una cura per il NYX-88.”

“Ah quindi prima gli hai addossato la colpa per non avergli chiesto scusa prima. Poi gli hai detto che non credevi che chiedere scusa fosse poi così importante in quel momento.”

“…”

“Oh ma chissà come mai allora! Mi chiedo perché non abbia ancora accettato le tue scuse.”

“Lo so. Lo so che ho fatto un casino, ok? Lo so…” e dopo averlo urlato la voce di Pang si fece più flebile. “Ma è così difficile trovare le parole giuste da usare con lui. È stato semplice con Ohm. Non capisco perché non riesco ad esprimermi allo stesso modo con Wave.”

Claire diede un colpetto al suo braccio. “È proprio questo quello che devi capire per primo Pang.”

“Ma il problema non è la mia confusione, vero? Sto cercando in tutti i modi di far pace ormai da settimane. Sto provando a dimostrargli che tengo a lui e alle sue opinioni, ma il problema resta comunque, si rifiuta di accettare le mie scuse. Cosa devo fare per convincerlo che voglio di nuovo tornare ad essere suo amico se lui non me lo permette?”

“Come ti ho già detto, scusati di nuovo. Però prima di farlo, rimetti in ordine i pensieri così non rischierai di mandare di nuovo tutto a monte. Chiedigli scusa soltanto se ci credi davvero.”


La cura alla fine non venne trovata dal Ministro o da Ms. Darin. Nemmeno dal preside o da Mr. Pom.

Furono Grace e Third che proposero una soluzione, appoggiati da Mon.

Come si scoprì alla fine, Grace era finalmente riuscita a comprendere il suo potenziale insieme all’aiuto di Third. Non erano semplici premonizioni che si presentavano durante il corso della giornata come pensavano. Il suo potenziale in realtà prevedeva la capacità di entrare in contatto con la sé del passato, qualcosa che la Grace attuale non era ancora capace di fare. Comunque sia la Grace del futuro era riuscita a mandare dei segnali d’allarme alla sé del presente che li riceveva come sensazioni o pensieri sporadici che pensava di star pensando da sola ma che in realtà erano flash mandati dalla sé del futuro.

“È complicato da spiegare.” Disse Grace con tono seccato quando si rese conto che gli altri non avevano compreso una singola parola di ciò che aveva detto.

Adesso, finalmente, la Grace del futuro era riuscita a catturare abbastanza l’attenzione della Grace del presente dal spingerla a chiedere l’aiuto di Third a guardare dentro la sua mente per scoprire una volta per tutte cosa stava cercando di dirle la sé del futuro.

Apparentemente, la soluzione per trovare la cura era Korn.

Korn doveva guarire per primo perché il suo potenziale includeva una guarigione accelerata. Una volta che il suo corpo avrebbe creato gli anticorpi contro il virus, sarebbero riusciti ad usarli sugli altri studenti Gifted.

“Ma è infetto. Non sta guarendo, anzi peggiora ogni qualvolta che il suo potenziale si attiva per tentare di guarirlo.” Disse Claire, voce tremante. Non si allontanò quando Punn le prese la mano, ma la girò per intrecciare le loro dita.

“Adesso, sì.” Disse Mon. “Ed è proprio per questo che dobbiamo spegnere il suo potenziale.”

 “Ma non è possibile farlo. Un potenziale non può essere rimosso.” Disse Ohm.

“Ho detto spegnere, non rimuovere. Ed è per questo che ci serve l’aiuto di Pang.” Disse Mon sorridendo con fare determinato. “Due anni fa, quando io e Korn decidemmo di lasciare il programma Gifted, il preside non ci diede una vera cura. Usò il suo potenziale su di noi per farci smettere di usare il nostro. Anche gli effetti collaterali cessarono, quindi deve aver spento le cellule Gifted del nostro cervello.”

“Third mi ha ricordato, mentre parlavamo, che il virus non aveva effetti catastrofici sulle persone non Gifted,” disse Grace. “Il che significa che è possibile, una volta che le cellule responsabili dei nostri potenziali sono spente, il corpo di Korn potrebbe riuscire a guarirsi e a formare gli anticorpi.”

“Perché non usiamo il potenziale di Pang anche sugli altri studenti allora?” Chiese Wave perplesso. “Non dovrebbe funzionare anche con loro?”

“Il loro potenziale non prevede la guarigione come quello di Korn. Adesso, i loro corpi non stanno soltanto combattendo col virus, anche i loro sistemi immunitari stanno crollando. Quello di Korn no. Lui è l’unico che sta combattendo solo con il virus.” Disse Mon. “Dato che non è solo il virus che stanno combattendo gli studenti, non possiamo rischiare di alterare le loro condizioni e di farli morire di semplice raffreddore mentre i loro corpi sono impegnati a guarire dal virus.”

“Ok facciamo il punto della situazione: forzo Korn a non usare più il suo potenziale. Guarisce. E poi?”

“Riattivi il suo potenziale di nuovo. Una volta fatto, ciò permetterà ai suoi anticorpi di attivarsi al massimo come ogni volta.  Jack ed io estraiamo degli anticorpi e li distribuiamo agli studenti malati” disse Joe e ghignò quando gli altri si girarono a guardarlo. “La medicina ha molto in comune con la chimica—”

“—Ed io e Joe siamo bravi in questo. Possiamo farcela.”

“Resta comunque rischiosa la situazione,” disse Punn, stringendo la sua mano attorno a quella di Claire. “Se ci proviamo, metteremo la vita di Korn in pericolo prima di tutto.”

Claire si morse il labbro.

“Cosa facciamo allora?” chiese Pang. “Rischiamo o no?”

“Momentaneamente,” intervenne Wave, occhi concentrati su Pang, “sembrerebbe la nostra chance migliore. Il potenziale di Grace le ha mostrato questa come soluzione. Jack e Joe ci credono, e se io calcolassi le probabilità della guarigione degli studenti malati se continuiamo a far niente, posso già dirvi che non darebbero esiti positivi.”

Pang prese un respiro. “Va bene. Se nessuno ha niente in contrario, allora proviamoci.”

Nessuno rispose.


Quella notte Pang si rifugiò sul terrazzo. Aveva bisogno di spazio, era realmente terrorizzato dei giorni a venire. Avrebbero messo in moto il loro piano già tra qualche ora. Non avevano tempo da perdere, era troppo rischioso. Il loro piano aveva troppe variabili incognite e troppe persone coinvolte come i professori, il ministro, Ms. Darin e il preside Supot. C’erano davvero troppe cose che sarebbero potute andare male.

Pang non riusciva a star fermo sul suo letto o nel loro ritrovo ad aspettare il momento. Non aveva dubbi che anche gli altri si sentissero allo stesso modo.

Sapeva che Mon era andata con Grace nell’ala medica. Grace a visitare Third mentre Mon avrebbe informato Korn del loro piano. Non era sicura che potesse sentirla nelle condizioni in cui versava, ma ammise che voleva comunque tenerlo aggiornato.

“È il mio migliore amico” disse prima di uscire dalla stanza.

I gemelli erano spariti, probabilmente si erano nascosti nella loro stanza, mentre Ohm aveva lanciato uno sguardo come se volesse scusarsi a Pang dicendogli che avrebbe dovuto chiamare Namtarn. Aveva esteso l’offerta anche a Pang ma lui si accorse immediatamente che Ohm in realtà sperava in un suo rifiuto. Erano sempre amici, tutti e tre, ma Pang era al corrente del rapporto speciale fra Ohm e Namtarn, probabilmente situazione che andava avanti da quando li aveva allontanati due anni prima per sfidare il preside tutto da solo. Non si offese con Ohm, meritava anche lui di cercare del conforto in Namtarn.

Intanto anche Claire e Punn lasciarono la stanza, Pang si girò alla ricerca di Wave ma era già andato via subito dopo Mon, quindi la sua assenza era ben visibile nel loro ritrovo.

Lasciato indietro da tutti, Pang si diresse al terrazzo, un posto che la sua mente associava alla pace e al conforto, sapendo che avrebbe dovuto passare tempo in solitudine almeno fin quando non sarebbe arrivato il messaggio di Mon.

Eppure, quando aprì la porta del terrazzo, scoprì che in realtà non era vuoto.

Una figura a lui familiare era seduta sulle scatole di cartone, mani ripiegate sulle gambe, giacca appoggiata alle spalle.

Wave.

Il cuore di Pang mancò un battito.

Non si sarebbe mai aspettato di trovarci Wave lì. Ultimamente stava evitando di incontrarlo, all’infuori delle riunioni o anche nel loro rifugio, così tanto che Pang si era autoconvinto che fosse ormai impossibile incontrarlo per pura casualità. Aggiungendo anche che, il terrazzo era proprio l’ultimo luogo in cui si aspettava di incontrarlo. Pensava che Wave rifiutasse quel posto perché ormai era diventato loro negli ultimi anni. Anche Pang evitò di andarci da quando ebbero quella brutta litigata.

Ma ora era lì. Anche Wave lo era. La voglia di star accanto a Wave colpì Pang in pieno, così potente che non riuscì a fermarsi dal varcare la porta che li separava.

Wave, senza alcun dubbio, voleva spazio e probabilmente sarebbe scappato nell’esatto istante in cui Pang si sarebbe avvicinato. Continuava però a sperare che non lo facesse mentre andava avvicinandosi al punto in cui normalmente si fermava.

La testa di Wave si mosse appena quando sentì Pang avvicinarsi, lo scrutò con la coda dell’occhio prima di ritornare a guardare l’orizzonte.

Non disse niente, ma nemmeno andò via.

Pang si avvicino al balcone e guardò giù, vide gli altri studenti nel cortile. Tutto sembrava così calmo e normale. Si chiese come sarebbe essere come loro, totalmente all’oscuro di ciò che di lì a poco sarebbe successo.

Prese un respiro. L’aria fresca lo stava aiutando a calmarsi.

Alzò lo sguardo verso l’orizzonte. Il sole sarebbe tramontato presto.

Poi l’infermeria avrebbe chiuso e sarebbe arrivato il coprifuoco.

E poi…

Si girò a guardare Wave che aveva lo sguardo fisso sull’orizzonte.

Pang si chiedeva spesso a cosa pensasse in quei momenti sul terrazzo mentre osservava il cielo.

Si maledisse per non averglielo mai chiesto prima.

Chiuse nuovamente gli occhi per ripararsi dal dolore improvviso che lo investì, ed espirò forse più rumorosamente di quanto si aspettasse.

Quando riaprì gli occhi, notò che l’attenzione di Wave si era spostata su di lui. Stava studiando Pang, espressione calma e sovrappensiero ma soprattutto aperta. Niente fronte corrucciata, occhi rilassati.

Quando i loro sguardi si incontrarono, gli occhi di Wave si spalancarono impercettibilmente prima di ritornare a fissare l’orizzonte. 

Le spalle di Pang erano pronte a lasciarsi andare al disappunto quando Wave si spostò. Solo un po’ alla sua sinistra, abbastanza da liberare dello spazio sulle scatole di cartone.

Spazio in cui qualcuno si sarebbe potuto sedere.

Spazio in cui solitamente si sedeva Pang.

Il cuore di Pang cominciò a battere più forte mentre il suo sguardo si spostava su Wave.

Wave però si rifiutava di guardarlo. Le sue orecchie si erano scurite leggermente.

Un sorriso speranzoso si aprì sul viso di Pang mentre prendeva posto accanto a Wave.

In silenzio, i due, osservarono il sole scomparire via via sempre di più dietro i palazzi, il cielo pure cambio colore, pitturando tutto di giallo, arancione e rosso.

Pang si girò alla sua sinistra e vide Wave illuminato dagli ultimi raggi del giorno. Sembrava così caldo.

Pang si rigirò le dita sulle gambe per evitare di allungarle verso di lui.

Il movimento, seppur impercettibile, colse l’attenzione di Wave che spostò brevemente lo sguardo alle mani di Pang, poi disse “Sei preoccupato?”

“Sì,” ammise Pang, e dopo un attimo aggiunse, “questa volta sembrerebbe esserci di più in ballo rispetto all’ultima volta.” Tornando lo sguardo agli ultimi raggi rossi dell’orizzonte. Lo spazio intorno a loro stava iniziando a scurire ogni secondo sempre di più. “Prima non si parlava di situazioni di vita o di morte—” disse ricordandosi però di quell’episodio con gli Anti-Gifted che portò all’incidente di Namtarn, “O almeno non eravamo noi a prendere le decisioni. Eravamo sempre sulla difensiva. Ma se questa volta prendessimo una decisione sbagliata—” espirò. “Che succederebbe se fermassi il potenziale di Korn e ciò lo ucciderebbe?”

“Sta bene” disse Wave osservandolo, Pang sentiva addosso il peso del suo sguardo, questa volta però era lui che non riusciva a sostenerlo. “O, quantomeno, sta bene nei limiti del possibile considerando il virus che circola nel suo corpo. Ho controllato i suoi parametri. Le ferite sostenute dalla sua caduta sono tutte guarite. Mon e Grace hanno ragione, questa è la scelta migliore per garantire la sopravvivenza di tutti.” Si fermò, pensò un attimo e poi riprese, “E anche se dovesse morire, non sarebbe comunque colpa tua.”

Le dita di Pang si chiusero involontariamente, unghie che graffiavano dolorosamente la pelle. “Sembrerebbe comunque—” si ammutolì improvvisamente, ogni singola parola o pensiero scomparirono dalla sua mente quando un’altra mano si aggiunse alle sue, separandole e distendendone le dita.

Le mani di Wave erano davvero molto calde. Erano leggermente più piccole di quelle di Pang, ma sembravano più forti anche se il loro tocco era estremamente delicato.

Pang si sforzò di spostare lo sguardo dall’orizzonte per poter guardare Wave. Il sole adesso era completamente sparito e la luna era coperta dalle nuvole, alcune ombre coprivano alcune delle sue espressioni ma Wave stava guardando il punto in cui le sue mani ricoprivano quelle di Pang.

Pang non riusciva a capirlo.

“Non farti del male, Pang.” Il pollice di Wave si muoveva lentamente sulla pelle di Pang, voce sottile. “Stai dando una mano. Lo fai sempre. Fai sempre la cosa giusta.”

La bocca di Pang si mosse più velocemente del suo cervello—oppure fu l’unica cosa che riuscì a pensare, in realtà era da parecchio tempo che lo stava facendo senza però riuscire mai a dirlo ad alta voce, “Senza però pensare a come potrei ferire gli altri nel mentre.”

Il corpo di Wave si immobilizzò immediatamente, Pang adesso desiderava davvero ritirare le sue parole.

Gli occhi di Wave si spostarono sui suoi. “Non avrei dovuto dirtelo. Mi dispiace.”

Pang si sarebbe aspettato di tutto, ma non questo. Guardò Wave a bocca aperta.

L’angolo della bocca di Wave si sollevò leggermente, ma era difficile decifrare la sua espressione in mezzo alle ombre create dalla notte. Wave sembrava esausto.

“Era fuori luogo. Fare la cosa giusta—voler fare sempre la cosa giusta—è uno dei tuoi tratti più ammirabili. Non avrei dovuto usarlo contro di te. Mi dispiace, è stato egoista da parte mia.”

“No, se ti ha fatto del male, Wave—” Wave spostò le sue mani, il movimento fece dimenticare a Pang ciò che avrebbe voluto dire. Istintivamente, cercò di riacchiappare le mani di Wave, riuscì a fermarsi appena in tempo e a poggiare le mani sulle gambe. Sentiva però la mancanza del tocco di Wave.

“Dimenticatelo Pang.” Disse Wave rompendo il silenzio. “È stato da egoisti e sbagliato. Me ne rendo conto.”

"Wave—"

Entrambi i loro telefoni vibrarono.

Sapevano cosa significava.

“Diamo il via alle danze” mormorò Wave. Si alzò. “Andiamo.”

Fece per girare attorno a Pang per arrivare alla porta ma, Pang si alzò e prese il suo polso, fermandolo.

“Wave.”

“Gli altri ci stanno aspettando.”

“Wave,” Pang ripeté il suo nome e Wave si zittì. “Dispiace anche a me.” Le dita di Wave si ripiegarono leggermente verso l’interno, Pang però non mollò la presa. “Sono davvero, davvero, dispiaciuto. Non volevo farti del male.”

“Lo so” disse Wave a voce bassa, liberando delicatamente il suo polso dalla presa di Pang. “Credo di aver sempre saputo che non lo facevi di proposito.”

“E allora perché?” Pang fece un passo avanti, avvicinandosi a Wave. “Perché sembra che tu ti stia allontanando sempre di più da me, che tu stia mantenendo la distanza?”

Wave emise un suono. Pang non riuscì a comprenderne il significato. “Perché lo sto facendo,” ammise Wave poggiando la sua mano sulla spalla di Pang, creando una sorta di barriera fra i due. “Non sei tu Pang, sono io il problema. Ma mi passerà, non preoccuparti.”

Superò Pang e si diresse alla porta.

Pang dal canto suo era rimasto lì, immobile, testa in totale confusione.

Che cosa gli passerà?

Alla porta, Wave, si girò a guardarlo. “Vieni o no? Abbiamo una missione da portare a termine.”

Pang si scrollò di dosso i mille dubbi rimasti e lo seguì.

Wave aveva ragione. Avevano una missione da compiere. Dovevano salvare gli studenti, era questo l’importante adesso.


Le cose accaddero in rapida successione. Ohm e Joe si incontrarono con Pang e lo portarono in infermeria, utilizzando l’invisibilità di Ohm. Si mossero fra i vari lettini fino a raggiungere quello di Korn.

Era pallido, sembrava privo di vita ma in realtà era sveglio. I suoi occhi erano aperti, ma non si focalizzarono su di loro quando Ohm gli comparve di lato dopo che Joe diede il segnale a Jack per far hackerare le telecamere a Wave e controllare tutte le informazioni dalle macchine della stanza.

“Mon e Claire sono ai loro posti, Punn sta andando adesso.” Disse Joe. “Vuoi che riferisca a Jack di dire a Wave che sei pronto?”

Pang si prese un momento per respirare, cercando di non pensare a Punn nello studio di Ms. Darin per dirle che Mon stava scappando per andare a trovare il preside. Spinse via il pensiero di Claire che casualmente sarebbe andata a sbattere contro di lei e indurla in un litigio. Non pensò a Mon in fuga durante la notte, da sola, a fare da esca agli scagnozzi del ministro.

Si avvicinò al letto di Korn e gli prese la mano. Era freddo al tocco, Pang si sentì male per l’altro ragazzo. Strinse entrambe le sue mani attorno a quella di Korn, non perché fosse necessario, ma perché non poteva sopportare il pensiero di fare il minimo per una persona che era stata—e che nel cuore di Pang ancora era— un suo amico.

Non sei solo, Korn, pensò. Dopo disse a Joe “Sono pronto.”

Joe annuì, Pang si riconcentrò su Korn. Se lo ricordava sorridente mentre festeggiavano il loro successo contro il preside. Se lo ricordava mentre scattava loro delle foto durante tutti questi anni. Se lo ricordava disperato e impazzito in piedi sul bordo della finestra.

Il programma Gifted è crudele.

Hai ragione, pensò Pang, quando ti riprenderai, lavoreremo insieme per trovare una soluzione.

Trovò il battito di Korn sotto le sue dita. Era lento ma costante.

Avrebbe potuto dirlo ad alta voce ma non lo fece.

Smettila di usare il tuo potenziale. Korn. Subito.


Pang rimase in infermeria con Ohm e Joe. Quando entrò l’infermiera, il suo sguardo spaventato gli fece capire che Wave aveva già messo in marcia lo step successivo del piano: tagliare tutte le comunicazioni con l’esterno, creando il caos nella scuola.

Pang non esitò ad avvolgere il polso dell’infermiera e a dire, “Non dirai niente a nessuno di ciò che succede in questa stanza se non a me.” Poi cacciò la mano e chiese, “Come sta il mio amico?”

“Fammi controllare” disse l’infermiera e si mise al lavoro.


“Come va lì fuori?” chiese Joe una volta che l’infermiera si sposto sugli altri pazienti e ritornarono ad essere soli con Korn.

“Lo stesso di due anni fa. Ognuno fa quello che Wave dice per ottenere voti migliori o informazioni. I professori si sono rinchiusi nella sala conferenze e credono di essere in videoconferenza col ministro, che sta dicendo loro di non far niente e di aspettare il ritorno di Ms. Darin.”

“Claire?”

“Sta bene. Un’attrice pazzesca, non che sarebbe servito con la prova video. I suoi genitori sono furiosi.”

“Sappiamo nulla di Mon?”

“Ha fatto fuori due tipi del ministro quando hanno provato a metterla all’angolo. Oltre a questo li sta tenendo occupati, restando sempre appena fuori dalla loro portata.”

“Quanto ci vuole prima che il corpo di Korn produca gli anticorpi?”

“E Wave come potrebbe sape—oh! Stai davvero parlando con me allora.” Rise Joe. “Dipende dalla situazione. Il sistema immunitario di Korn è molto forte anche senza il potenziale, seguendo le cartelle mediche che ho visto degli studenti normali che sono stati testati, dovrebbe succedere abbastanza in fretta. Hanno condotto i test a due giorni dal collasso degli studenti Gifted e la maggioranza aveva già formato gli anticorpi.”

Giorni…

Dovevano tenere il ministro lontano dalla scuola per giorni…

Pang si mise le mani in faccia.

“Sai che puoi uscire per un po’ se vuoi,” disse Ohm dalla finestra. “Io e Joe resteremo qui.”

Pang gli rivolse un sorriso debole e scosse la testa. “Non lascerò Korn.” Perché se le sue condizioni fossero peggiorate, sarebbe stato costretto a riattivare il suo potenziale come ultima risorsa per poterlo salvare.


Passarono tre giorni. Tre giorni chiusi dentro l’infermeria. Tre giorni a sorvegliare Korn respirare e fissare il vuoto. Tre giorni senza vedere Wave o Mon o Jack.

Punn, Claire e Grace facevano visita occasionalmente, ma per gli altri tre era impossibile. Mon era ancora in fuga, sempre in giro per evitare di insospettire Ms. Darin. Punn controllava per lei il telefono di Mon mandandole la sua posizione.

Il telefono di Punn, in realtà, era l’unico in tutta la scuola che funzionava normalmente. Ogni altra linea era stata tagliata o reindirizzata da Wave che non lasciava la sua postazione se non quando era strettamente necessario per dormire e Punn prendeva il suo posto.

“L’uso continuo del suo potenziale lo sta mettendo a dura prova, credo” disse Punn quella mattina del terzo giorno, “Ma Wave non è proprio bravo a cedere parte del controllo. Sono contento che ogni tanto io e Claire riusciamo a spingerlo ad andare a dormire almeno per un paio di ore. Se potessi parlargli forse—” lasciò la frase in sospendo quando sentì Ohm sospirare dall’esasperazione.

“Nemmeno Pang dorme, o almeno, non lo fa fin quando io e Joe lo forziamo a farlo, con la promessa di svegliarlo al minimo cambiamento. Non lascia nemmeno la stanza—se non per andare in bagno.”

Claire mormorò qualcosa che sembrava molto un “Sono fatti l’uno per l’altro.” Ma Pang non era sicuro di chi o a cosa si riferisse perché i suoi occhi raramente si spostavano dalla figura immobile di Korn quando si trovava nella stanza. “Come sta?” chiese.

“Non sta peggiorando, questo significa che sta meglio di prima.” Disse Joe guardando la sua cartella clinica. “L’infermiera gli farà l’esame del sangue in serata, quindi magari più tardi sapremo dirvi di più.”


Giorno sette. Passò una settimana dall’ultima volta che Pang riuscì a vedere Wave o a parlargli di persona e non tramite i gemelli.

Giorno sette, la stanchezza di Pang aveva raggiunto anche le sue ossa. Ohm smanettava e Joe passava più tempo rinchiuso nella sua testa, parlando con il fratello, che con i suoi amici presenti nella stanza.

Giorno sette, Mon era ancora in fuga.

Giorno sette, Wave impersonando ancora Mr. Wisit fece un rapporto a Ms. Darin, raccontando che tutto andava alla grande al liceo Ritdha, mentre in realtà gli studenti stavano festeggiando con snack e bibite che Punn e Ohm avevano preparato per tenerli distratti.

Giorno sette, e finalmente, finalmente, l’infermiera comunicò che le condizioni di Korn stavano migliorando e di aver trovato degli anticorpi nel suo sangue.

Giorno sette, Grace pianse di gioia e lasciò la stanza per parlarne con Third.

Giorno sette, il preside Supot fere rientro a scuola nella notte.


Pang stava fissando Korn, chiedendosi se finalmente avesse potuto riattivare il suo potenziale o meno, quando la testa di Joe scattò come se avesse preso la scossa. Il movimento fu così brusco e improvviso che spaventò Ohm tanto da farlo cadere dal davanzale della finestra.

“Wave dice che il preside è ritornato a scuola” disse Joe. “Ma che ca—”

“Perché proprio ora? È come se già sapesse” sibilò Ohm rialzandosi in piedi.

Pang si era già alzato. “Me ne occupo io. Voi due state qui.”

Non c’era nessun altro che potesse andare contro il preside—forse Punn, ma non riuscirono mai a provare se fosse anche lui immune o meno al potenziale di Pang e del preside, questo non era di certo il momento adatto per provarlo.

Pang si precipitò giù per i corridoi verso l’ufficio del preside, sicuro del fatto che sarebbe andato prima lì. Quando arrivò però la stanza era vuota.

“Dove…” mormorò Pang e corse via dalla stanza.

Magari la sala conferenze?

Era quasi arrivato quando incrociò Time, ancora malaticcio e pallido.

"Time!"

"Pang!"

Sorpresa palese nelle loro voci.

“Come mai sei qui?”

“Grace mi ha detto che Korn ha formato gli anticorpi.”

“Cosa?” Come? Tutti i canali di comunicazioni erano stati tagliati tranne per i momenti in cui servivano a Punn e Wave. In che modo Grace riuscì a mantenere i contatti con Time? Pang non capì più niente.

“Sto andando in infermeria adesso per incontrare lei e gli altri. Se vieni con me ti racconterò tutto lungo il tragitto.”

Pang moriva dalla voglia di sapere, ma c’erano cose più importanti a cui pensare. “Dove sono il preside e Mr. Pom?”

“Mr. Pom ha detto che stava andando nella sala conferenze per parlare con i professori e ripulire qualsiasi cosa voi abbiate combinato.” Disse indicando i corridoi messi sottosopra, le porte delle aule tutte aperte, gli studenti in giro che parlavano o facevano quello che volevano.

Doveva sembrare estremo ad un occhio esterno.

A Pang non interessava. Era un sacrificio necessario. “E il preside?”

Time fissò il vuoto per un attimo. Poi sbatté le palpebre sorpreso. “Lui…sta andando al vostro ritrovo?”

Il cuore di Pang si fermò.

Wave! Jack! Punn! Claire!

Pang riprese a correre.


Era già successo.

L’urgenza di raggiungere Wave. Il bisogno di dirgli qualcosa in riguardo al preside. La paura gli strinse il cuore.

Era questo tutto ciò che Pang riusciva a pensare mentre apriva la porta del ritrovo. I suoi occhi trovarono immediatamente Wave seduto nella sua sedia accanto al computer. Soltanto che, questa volta Pang non ebbe nemmeno il tempo di credere che Wave fosse solo nella stanza.

Il preside Supot era proprio accanto a lui, le sue mani sulle spalle di Wave.

Pang si arrestò, gelo totale gli attraversò il corpo alla vista.

Si guardò in torno per cercare gli altri, ma non c’era alcuna loro traccia. 

Ingoiò, incontrando gli occhi di Wave cercando di leggere la sua espressione. I suoi occhi erano furiosi, la sua bocca stretta a formare una linea, sopracciglia corrucciate, ma oltre a questo sembrava essere apparentemente sotto controllo. Corpo rigido sotto la presa del preside.

Pang sentì il bisogno di strappargli via quelle manacce di dosso a Wave.

“Dove sono gli altri?” chiese, cercando di suonare calmo ma non riuscendoci proprio per niente.

“Ho suggerito al gemello di raggiungere il fratello” disse il preside sorridendo.

Lo sguardo frenetico di Pang trovò quello di Wave, che annuì, il suo mento si mosse leggermente verso la mano del preside. Apparentemente non era stato proprio un suggerimento il suo.

“Come altri invece, non c’era nessuno. Soltanto Wasuthorn. Chi ti aspettavi di vedere, Pawaret, se posso chiedere?”

“Meglio di no.”

L’espressione del preside s’incupì. “Allora chiederò a Wasuthorn.” La sua presa si strinse. “Di chi parlava e dove sono?”

“Punn e Claire” ammise immediatamente Wave. “Li ho mandati a controllare la situazione quando mi sono accorto che stavate andando verso la sala conferenze.”

“Basta!” urlò Pang. Non a Wave ma al preside. “La smetta di usare il suo potenziale su di lui!”

Wave sembrò trasalire, come se non si fosse reso conto di ciò che era appena successo—nessuno se ne rendeva conto con i loro potenziali. Pang lo sapeva—Terrore vivido nei suoi occhi.

A Pang faceva male il cuore.

Il preside non tolse la mano. “Calmiamoci ora, giovane Pawaret. Credevo soltanto che questo fosse il momento migliore per riprendere in mano la situazione. Perché non ne parliamo?”

Pang guardò fra il preside e Wave. Alzò le mani. “Sì. Va bene. Ma prima levi le mani di dosso a Wave.”

Il preside sorrise di nuovo. “Una volta raggiunto un accordo, lo farò. Credo sia più semplice ragionare con voi ragazzi così.”

“Non lo faremo.” Scattò Wave, per poi ritirarsi quando il preside strinse la presa sulla sua spalla.

“Farai silenzio, Wasuthorn.”

NO!”  urlò Pang quando sentì la voce di Wave morire e la sua bocca muoversi senza emettere un suono.

“Bene. Così va meglio, non credi Pawaret?”

Pang lo guardò male e non rispose.

“Vuoi sederti?”

“Cosa vuole da noi?” ringhiò Pang. Riuscendo a staccare a malapena gli occhi dalla figura ansiosa di Wave, pur sapendo di doversi concentrare sul preside.

“Come preferisci. Andremo diritti al punto. Voglio farti le mie congratulazioni prima, però. Ciò che sei riuscito ad ottenere, Pawaret, ha superato ogni mia aspettativa.”

“Non ho fatto niente.”

“Oh ma lo hai fatto. Trovare una cura per il virus, condurre Ms. Darin fuori dalla scuola e mandare il ministro e i suoi uomini alla caccia di una studentessa. Portare la scuola al caos. Il tutto per distrarre l’attenzione da voi. Sei riuscito a risolvere un problema che io stesso non sono riuscito a risolvere per anni. NYX-88.”

“È stato un lavoro di gruppo.”

“Sicuramente, certo.” Il preside non sembrava interessarsene poi più di tanto. “Molto creativo, mi chiedo ora quale fosse il vostro piano finale una volta guariti gli studenti. Avreste cacciato Ms. Darin dalla scuola una volta per tutte, fin qua ci sono arrivato, ma mi chiedo come avreste risposto poi alla nuova pedina del ministero.”

Pang non rispose.

“Comunque, non importa adesso perché il vostro piano aveva due falle che non avete messo in conto. Vuoi che te le spieghi?”

Pang continuò a restare in silenzio.

“La prima è stata dimenticarvi che Time era con me. Il ragazzo ha un potenziale strabiliante, ma ancora più utile è la debolezza che i suoi amici hanno nei suoi confronti. Una volta scoperta la verità, sono riusciti a trovare una via per entrare in contatto con lui. Non ti annoierò con i dettagli su come ci sono riusciti, ma lui poi mi ha informato quando lo hanno fatto. Gli ho detto di convincerli a mantenere il segreto fra loro tre, poi non ho dovuto fare altro che aspettare che tu, Pawaret, facessi la prima mossa. I suoi cari amici lo hanno informato ore prima che tu potessi iniziare e inoltre gli hanno promesso che lo avrebbero aggiornato quando ti saresti avvicinato all’ottenimento della cura. Vedi, i suoi amici vogliono salvargli la vita prima di tutto.”

Pang si chiese quanto in realtà gli avesse raccontato Time di sua spontanea di volontà e quanto invece sotto forzatura.

“La seconda cosa che vi siete dimenticati è che, anche se il ministro mi ha sollevato dal mio incarico, molti genitori ancora si fidano di me e vengono a parlarmi quando ci sono problemi a scuola. Soprattutto quando si ripete una situazione simile a due anni fa. Una giovane studentessa schiaffeggiata da un adulto in posizione di potere. Devo ammettere però, che non mi sarei mai aspettato che Irin avrebbe lasciato che qualcuno la toccasse, ma è stata una scelta saggia da usare con precedenti già sperimentati. I suoi genitori erano furiosi ed hanno tirato in ballo gli avvocati oltre che me. Ed ovviamente, ho promesso loro che mi sarei preso cura della situaz—”

La porta si spalancò di nuovo. Erano Punn e Claire, occhi spalancati al prendere atto della situazione.

“—ione. Tempismo perfetto,” continuò il preside. “Stavo proprio spiegando cosa sta per succedere a Pawaret. Ma il ragazzo sembra aver perso la sua voce.”

“Levi la mano di dosso a Wave,” disse Punn.

“A Wasuthorn non dispiace o me lo avrebbe detto” disse il preside.

 Odio si sparse velocemente nel corpo di Pang. “Lo ha forzato lei a smettere di parlare!”

“Wasuthorn è un ragazzo intelligente, ma ultimamente non è altro che una pedina. Quindi, lo sto trattando da tale” La voce del preside era fredda. “Me ne ha dato conferma durante il corso di questi due anni, quando sceglieva continuamente di stare ai tuoi ordini invece di prendere le redini. È debole, niente di eccezionale.”

La mascella di Wave si contrasse e il suo viso avvampò mentre portava lo sguardo alle ginocchia.

“Non è vero!” urlò Pang, Claire strillò, “Come osa—”

“Sono stanco di tutto questo rumore. Devo ricordarvi nuovamente della situazione o lo farai tu per me, Pawaret?” li interruppe il preside stringendo le dita sulla spalla di Wave, corpo irrigidito.

“Fermatevi.” Pang allungò le braccia, zittendo i suoi amici “Altrimenti userà di nuovo il suo potenziale su Wave.”

“Lo sta usando come ostaggio.” Disse Punn contenendo a malapena la furia nella sua voce.

“Che parole forti che stai usando.” il direttore scosse la testa. “Trovo sempre interessante quando voi studenti cercate di farvi sentire. Avete sempre dei nobili obiettivi, ma c’è sempre qualcosa che vi dimenticate di prendere in considerazione.”

Si fermò, scrutando gli altri prima di fermare lo sguardo su Pang.

“Non si può combattere una guerra senza delle vittime e non si può vincere senza la volontà di sacrificare qualcosa. E, sì, Pawaret, so che volevi sacrificarti l’ultima volta che ci siamo confrontati. Eri pronto a rinunciare al tuo potenziale ed essere normale. Ma ecco la cosa, non sarebbe stato difficile per te. Eri disposto a rinunciare a qualcosa che non aveva significato per te. Sacrificio, Pawaret, vero sacrificio significa rinunciare a qualcosa di davvero importante per te, consapevole che non lo riavrai mai indietro. Non è semplice. E nemmeno indolore.”

Il preside Supot guardò Wave con lo sguardo abbassato.

A Pang girava la testa, il suo cuore batteva troppo velocemente, la paura lo stava afferrando stretto. Punn lo aveva preso per il braccio, a questo punto Pang non sapeva se si reggeva in piedi di sua spontanea volontà oppure grazie al sostegno di Punn.

“Lascia che ti chieda, Pawaret: vuoi che riprenda il controllo sulla scuola, finisca di creare la cura per il virus e curare gli studenti malati, riportarli in buona salute e insegnargli ciò che devono sapere della vita, mentre tu ritorni quello di prima, uno studente con un gran potenziale e un gran bel futuro davanti a sé, insieme agli amici? Oppure sei disposto a fare il primo sacrificio di molti, qui e adesso, sei pronto ad iniziare una guerra dal finale incerto?”

Pang Ingoiò.

Voleva che Wave sollevasse il suo sguardo.

Voleva che Wave lo guardasse.

Voleva che Wave si allontanasse dal preside.

“Pang?” sussurrò Claire. Era pallida e sembrava stesse per sentirsi male proprio come Pang.

Pensi sempre a ciò che è giusto.”

Le parole di Wave risuonarono nella sua mente, ormai anche a lui sembravano delle falsità. Pang non riusciva a pensare.

Sacrificio, Pawaret, vero sacrificio significa rinunciare a qualcosa di davvero importante per te, pur sapendo che non lo riavrai più indietro. Non è semplice. E non è indolore.”

Pang davvero non riusciva più a pensare

“Pang,” disse Claire, toccando il suo braccio. “Va tutto bene.”

“Onestamente, farei le tue stesse scelte.” Disse Punn sotto voce.

Pang espirò, lasciandosi supportare dai suoi amici. “Cosa vuoi?”

“Niente,” disse il preside contento. “Tu ed io abbiamo un obiettivo in comune adesso. Vogliamo entrambi guarire gli studenti e vogliamo liberarci dell’influenza del ministero sulla scuola. Quindi, la situazione è questa: tu e i tuoi amici ritornerete nelle vostre stanze e non farete niente. Io mi prenderò cura del resto. Dopo, la scuola ritornerà come prima, incluso il sistema scolastico che tanto odiate. Ma non preoccupatevi, da studenti Gifted avrete gli stessi privilegi dei vostri amici. Visto non sono poi così irragionevole.”

Stese la mano che non aveva su Wave.

Punn e Claire rimasero accanto a lui, Pang si fece avanti. “E quando sarà tornato tutto apparentemente alla normalità, cosa succederà se tenterò di nuovo di farle la guerra?” chiese.

Il preside sorrise. “La stessa cosa dell’ultima volta. La stessa cosa che sta succedendo adesso. Ti insegnerò delle importanti lezioni di vita.”

Pang strinse le dita a pugno. “Lascerà andare Wave e non giocherà più con la sua mente se acconsento.”

“Sì. Almeno fin quando non sarà di nuovo necessario.”

Odio. Pang non aveva mai odiato nessuno in questo modo prima d’ora.

Wave continuava a non alzare lo sguardo.

Pang si allungò prese la mano del preside.

Non toccherà mai più Wave!

La strinse.

Quando la lasciò andare, il preside si allontanò, la sua mano scivolò via dalla spalla di Wave.

“Mi fido della tua parola” disse a Pang. Fece un cenno con il capo a Claire e Punn e uscì dalla stanza.

Il momento in cui scomparve, Pang si mosse in avanti, fuori dalla portata dei suoi amici e verso Wave che era ancora seduto sulla sua sedia.

Pang cadde in ginocchio.

“Wave? Wave?” disse con voce tremante. Non tremò durante tutto il discorso col preside ma lo fece adesso. “Wave?” non osò nemmeno toccarlo.

Wave alzò lentamente lo sguardo. Le sue labbra strette ad una linea, occhi stretti e leggermente arrossati dietro gli occhiali. Aveva la faccia asciutta però.

"Wave?"

Wave piegò la testa, sguardo impaziente. Poi si allungò, prese la mano di Pang e la portò al suo polso.

Alzò un sopracciglio.

“Il preside non ha ritirato il suo ordine, Pang” disse Punn inorridito proprio nell’esatto momento in cui lo realizzò anche Pang.

Wave premette la mano di Pang sulla sua pelle.

“Ok” mormorò Pang, “Ok.” Ci pensò su. Era importante scegliere le parole adatte. Doveva fare la cosa giusta…

Wave pizzicò il retro della sua mano e lo guardò male

“Ow. Ok.” Pang prese un respiro e si mise ad ascoltare il battito del cuore sotto la pelle di Wave. Accadde in fretta, “Wave, smettila di stare sotto l’influenza del potenziale del preside.”

“Idiota.” Fu la prima parola che uscì dalla bocca di Wave, dandogli un colpetto sulla fronte.

La goccia, che teneva a bada l’ansia di Pang, la paura e la stanchezza, finalmente cadde.

Senza pensarci, Pang portò le braccia attorno la vita di Wave e pianse.


Quando riuscì a riprendersi e a prendere consapevolezza dei suoi dintorni, Wave aveva messo una delle sue mani fra le sue spalle e accarezzava impacciatamente la testa di Pang con l’altra.

Era stranamente una bella sensazione, parte di Pang avrebbe voluto restare in quel modo almeno fin quando non si sarebbe addormentato. La parte più grande della sua mente però, era incredibilmente imbarazzata dal suo crollo e comportamento, dicendogli di sistemare la situazione il più velocemente possibile.

Sorprendentemente, non fu difficile da fare. Il momento in cui allentò la sua presa su Wave, le mani dell’altro ragazzo si allontanarono e Pang poté sedersi tranquillamente. Non riusciva però a guardare Wave in faccia, dovette aspettare qualche attimo in più prima di alzare lo sguardo.

Wave sembrò avere il desiderio di pulirsi gli occhiali in quel momento, era occupato a pulirli con l’angolo della sua maglietta e non si disturbava ad alzare lo sguardo su Pang.

Pang si sarebbe offeso di più se l’azione momentanea di Wave non gli avesse dato l’opportunità di studiare nei dettagli il ragazzo. Il modo in cui sembrava senza gli occhiali, qualcosa che non era mai riuscito a fare perché Wave portava sempre gli occhiali.

C’erano dei cerchi scuri sotto i suoi occhi, segni di stanchezza sul suo viso, però comunque—

È davvero una bella faccia da guardare, offrì il cervello stanco di Pang senza preavviso. Non che sia brutta da guardare anche con gli occhiali

Wave rimise gli occhiali e alzò lo sguardo, che incontrò quello di Pang.

Spostando lo sguardo, Pang arrossì e fermò i suoi pensieri. Da dove erano usciti?

“Sembri esausto” disse Wave, aggrottando la fronte. “Hai dormito per niente in questi giorni?”

Wave è buono, quello stupido cervello di Pang non la voleva smettere.

Pang si schiaffeggiò le guance che andavano a fuoco. Stai zitto, stai zitto, stai zitto!

“Pang?” Wave sembrava preoccupato, ma totalmente inconsapevole dei pensieri che affollavano la mente di Pang.

Pang aveva bisogno di qualche minuto prima di poter parlare, altrimenti avrebbe potuto rovinare di nuovo le cose con Wave. Si erano riappacificati nemmeno una settimana fa, non voleva davvero dare ulteriori ragioni a Wave per distanziarsi di nuovo solamente perché Pang aveva deciso di riaprire la sua boccaccia.

“Maledizione, Pang” lo riprese Wave. “Rispondi alla mia domanda: quanto hai dormito durante la scorsa settimana?

Beh, più o meno quanto te da quello che mi dice Punn sussurrò la mente di Pang.

“Beh, più o meno quanto te da quello che mi dice Punn” ripeté la sua bocca e finalmente, Pang, riuscì a distrarsi perché si ricordò improvvisamente di qualcosa. Si guardò intorno. “Dove sono Punn e Claire?”

“Hanno dett—ehm,” la faccia di Wave si colorò leggermente, “sono andati in infermeria a riferire agli altri l’accaduto.”

Eh? Pang non se ne era reso minimamente conto, forse perché era troppo impegnato ad aggrapparsi a Wave, piangendo. L’imbarazzo verso il suo comportamento crebbe.

“Dovresti andare a letto,” disse Wave rompendo il silenzio. “Sembri un morto che cammina, ma, soprattutto, non ti stai lamentando del fallimento del nostro piano come al solito.” Pang emise un suono offeso, ma Wave lo ignorò, “quindi devi essere totalmente stanco.” Wave spense il computer con un semplice tocco delle dita. “Tanto non possiamo fare niente comunque per oggi.” Prese il telefono dalla tasca e lo accese.

“Che stai facendo?”

Wave scrollò le spalle. “Sto dicendo a Mon di rientrare. La missione è finita.”

In un qualche modo, queste parole dette proprio da Wave, furono proprio quelle che fecero realizzare la situazione a Pang. Le sue spalle si incurvarono.

“Abbiamo davvero perso di nuovo” disse, il disappunto prese possesso del suo corpo.

Wave alzò lo sguardo dal telefono. “Sì, sembrerebbe proprio così,” concordò a bassa voce. E dopo una breve pausa aggiunse, “Mi dispiace.”

“Eh?”

L’espressione di Wave diventò imbarazzata. “Mi dispiace che tu—per colpa mia—” era molto più impacciato del solito, stava cercando le parole giuste da dire, osservando nervosamente Pang per poi abbassare lo sguardo.

Pang cercò di decifrare il contenuto del suo discorso.

Poi capì.

“No,” disse velocemente. Non avrebbe permesso che Wave si addossasse la colpa, quando in realtà era vittima del potenziale del preside. “No, non chiedere scusa. La colpa è unicamente del preside.”

Wave lo guardò. Stava cercando qualcosa nell’espressione di Pang, pensò stancamente, anche se non sapeva esattamente cosa stesse cercando. Ma sembrava importante per Wave perché non fece cadere il discorso.

“Se non avesse usato me—”

“Allora avrebbe usato qualcun altro, sicuramente.” Pang lo interruppe scrollando le spalle. Era davvero troppo stanco per poter affrontare il discorso.

“Oh.” Wave si fermò. Guardò il telefono. Storse la bocca. “Giusto.”

Qualcosa nel suo tono di voce non andava.

Pang era davvero molto stanco per arrivarci. “Possiamo andare a letto adesso?”

Wave ancora non aveva alzato lo sguardo dal telefono. “Vai prima tu.” Disse.

“Noooo,” si lamentò Pang. Mise la mano sulla schiena di Wave e lo spinse verso la porta. “Sei stanco quanto me. Adesso andiamo insieme.”

Wave inciampò un po’ prima di potersi riprendere. “Va bene,” disse, “ma smettila di spingermi.” E si scostò dalla mano di Pang mentre si incamminavano per i corridoi.

Pang voleva davvero tornare a toccarlo. Questa volta però non per spingerlo, ma per mettere la mano sulla sua schiena perché—

Pang davvero non riusciva a capire. Quindi rimase con le mani stese sui fianchi mentre ritornarono nella loro stanza. Cadde sul letto e il sonno arrivò immediatamente, portandolo in un posto pieno di incubi.


Due giorni dopo, la classe Gifted XV si ritrovò nella stanza che Pang divideva con Ohm, Korn e Wave.  Nessuno aveva davvero voglia di ritornare al loro ritrovo, adesso che il direttore ne era a conoscenza.

Ohm, Jack e Joe si sedettero sul letto di Korn, di fronte a loro c’erano Pang, Punn e Claire seduti sul letto di Pang. Mon aveva scelto una sedia, solamente Wave era nascosto dalla vista di alcuni di loro perché rimase sul suo letto, quello sopra di Pang.

Punn e Claire sicuramente avranno già raccontato l’accaduto agli altri perché nessuno fece domande sul preside, Pang lo apprezzò molto come gesto, ancora non riusciva ad accettare per bene la situazione.

Il preside aveva già sparso la notizia del suo ritorno a scuola. Ms. Darin non sarebbe ritornata, lo spiegò agli studenti quella mattina. Pang sapeva che il ministro avrebbe fatto in modo di farle addossare tutta la colpa dei fatti accaduti durante l’anno. Sarebbe tornato tutto proprio come due anni fa, come dopo l’esplosione che ferì Namtarn. Come se niente fosse ripresero le lezioni e i professori si comportavano come se niente fosse accaduto. 

Pang era a malapena riuscito a superare la giornata nella classe 8 e dormiva malissimo la notte, incubi del preside che usava il potenziale di Wave lo tormentavano in continuazione.

I suoi amici sembravano stanchi proprio come lui, l’unica buona notizia fu portata da Jack e Joe di ritorno dall’infermeria con Mon, Korn stava di nuovo bene.

Almeno fisicamente.

Mentalmente, beh, quella era una storia diversa. Non rivolse la parola ai gemelli e si girò verso Mon solo una volta prima di alzare lo sguardo al soffitto. Apparentemente, il preside aveva riattivato il suo potenziale e l’infermiera aveva iniziato a prelevare anticorpi dal suo sangue.

Questo, disse Mon, lo aveva saputo da Grace.

Dall’alto si udì la voce distaccata di Wave, “Lei e Third sono quelli che hanno raccontato del nostro piano a Time.”

Mon sospirò. “Sì, me lo ha detto oggi. Molto saccentemente anche. Una volta scoperto che Time non era realmente morto, Third decise di mandargli una email. Time in risposta mandò il suo nuovo numero di cellulare. Da allora, sono sempre rimasti in contatto.”

Pang scosse la testa, non aveva minimamente sospettato di loro.

“Ma ho tagliato tutti i canali di comunicazione quando abbiamo portato la scuola nel caos” disse Wave.

“Beh sì, ma Grace e Third ne erano a conoscenza, te lo ricordi? Sapevano del nostro piano. Apparentemente, chiedevano a Time di controllare la posizione di Grace ogni giorno ad una certa ora col suo potenziale. Concordando insieme una stanza in cui Grace sarebbe entrata soltanto quando Korn sarebbe iniziato a guarire e il suo sistema immunitario avrebbe iniziato a creare anticorpi. Quando sarebbe accaduto, Time sarebbe rientrato a scuola con il preside che avrebbe preso il comando della situazione.”

“Ma perché lo hanno fatto? Avevamo un piano” disse Claire a denti stretti.

“Secondo Grace, non era un piano sicuro. È convinta che lavorare sull’uso di anticorpi per creare un trattamento per il virus è un compito da personale medico e non da studenti delle superiori e un’infermiera sotto il controllo mentale di uno di noi.”

“Non ha poi tutti i torti.” Ammise Ohm. “Però, avrebbe potuto parlarci dei suoi dubbi.”

“A Grace—” le spalle di Mon si piegarono. “A Grace piace l’efficienza. Non voleva sprecare tempo con guerriglie interne. Voleva che i suoi amici guarissero. Punto. Era questo l’obiettivo finale per lei. Quindi, ci ha lasciato agire fin quando le conveniva, riservandosi comunque quel controllo che alla fine le avrebbe garantito la buona riuscita del piano che in realtà aveva creato.”

Calò il silenzio nella stanza.

“E adesso?” Chiese Jack. “Abbiamo finito?”

“Il preside ha vinto, non possiamo fare altrimenti.” Disse Claire.

Punn annuì con un sorriso amaro. “È sempre un passo avanti a noi…”

“Sta lavorando alla cura. È questa la cosa importante.” Puntualizzò Joe.

“Sono stanca.” Disse Mon guardandoli a turno. “Voglio soltanto che Korn ritorni come prima.”

“Già” disse Ohm torturandosi le mani sulle gambe. “Non voglio che altri soffrano.”

Pang espirò lentamente.

“Anche se abbiamo perso, siamo comunque in piedi” disse improvvisamente Wave.

Claire guardò in alto, anche se non sarebbe riuscita lo stesso a vederlo. “Possiamo, magari, evitare discorsi motivazionali almeno per uno o due giorni? Mon ha ragione. Sono stanca anche io. Lasciamo—facciamo che—” disse muovendo le mani impazientemente.

Punn le prese una mano e la strinse. “Perché non aspettiamo almeno fin quando gli studenti non saranno guariti? Abbiamo tutti bisogno di tempo per pensare e riunirci. Dopo decideremo se riprovarci o meno.”

“Punn ha ragione” disse Pang, osservando le sue mani. “Aspettiamo almeno fin quando Time e gli altri torneranno in piedi.”

La sconfitta pesava sempre di più nella sua mente ogni secondo di più, ma il modo in cui Punn e Claire si rilassarono, Mon espirò, Joe chiuse gli occhi e Ohm lasciò cadere la testa sulla spalla di Jack—tutto era indicatore per Pang di aver detto la cosa giusta almeno questa volta.


Dopo cena, Pang andò sul terrazzo, questa volta non si sorprese quando vide che Wave era già lì. Come al solito, era seduto sulle scatole di cartone e guardava l’orizzonte, ma a differenza dell’ultima volta, voltò lo sguardo rivolgendo un cenno del capo a Pang che si stava avvicinando.

Sotto di loro, il cortile della scuola, tutto sembrava tornato esattamente come un paio di giorni fa. Gli studenti camminavano e parlavano fra di loro proprio come allora. Proprio come se niente fosse accaduto.

Come era possibile tutto ciò quando Pang ancora si sentiva così scosso?

Pang voltò le spalle alla vista e si appoggiò al muro, spostando invece lo sguardo su Wave. Sembrava così calmo. Ma lo era realmente? “Come stai?”

Gli occhi di Wave si concentrarono su di lui, perplesso.

“Prima mentre parlavamo con gli altri, ti sei seduto dove non potevo vederti—”

“Mon poteva vedermi.”

Pang roteò gli occhi. “Sì, se stirava il collo. Sia io che tu sappiamo benissimo che sta concentrando tutte le sue energie su Korn adesso. Poi non hai nemmeno parlato. Ti sei chiuso sempre di più in te stesso da quel giorno.”

Wave riportò lo sguardo all’orizzonte.

Pang si morse il labbro. “Penso che dovresti parlarne.”

Wave rimase in silenzio.

“Ciò che ha fatto il preside—quello che il mio potenziale può fare—lo so, è terribile.”

Wave roteò gli occhi, un sorriso leggero gli comparve sul viso. “Non ho paura di te, Pang.”

“Io—” Pang sbatté le palpebre confuso. “Non stiamo parlando di me.”

Il sorriso di Wave si trasformò in un ghigno, scosse la testa, occhi fissi sull’orizzonte.

“So cosa significa essere manipolato,” disse Pang. “Quando ho realizzato che Mr. Pom aveva cancellato i miei ricordi due anni fa, ero arrabbiato e spaventato.” Non era riuscito a dormire per bene per settimane dopo aver recuperato la memoria, adesso sembrava che la storia si stesse ripetendo perché non era riuscito a prendere sonno da quando il preside aveva usato il suo potenziale su Wave. Se l’esperienza è stata terribile per lui, come avrebbe potuto reagire Wave? “È normale se lo sei anche tu. Non devi tenerti tutto dentro.”

Due anni fa, le cose cominciarono a migliorare lentamente per lui solo dopo averne parlato con Wave, proprio nello stesso posto in cui si trovavano adesso. Wave aveva ascoltato la confessione di paura di Pang al pensiero di avere nuovamente i ricordi cancellati. Quella volta Wave gli rispose, “Allora te ne ricorderemo di nuovo. Non perderai nuovamente i tuoi amici fin quando ci sarò io qui con te.”

Questa volta, però, era Pang a voler essere di supporto per Wave.

Wave scosse nuovamente la testa. Poi incontrò lo sguardo di Pang. “Oh, ma io sono incazzato. Odio quell’uomo più di chiunque altro. Ma—” piegò la testa, una scintilla apparve nei suoi occhi. “Sono un pianificatore. Uno stratega, ancora non ho concluso. E so che nemmeno tu lo sei, quindi—” disse alzando le spalle. “Noi lo distruggeremo, per forza.”

Noi.

Un nodo di ansia nel petto di Pang, che non sapeva di avere fino a quel momento, si sciolse.

Era la fiducia, quella indistruttibile fiducia che Wave aveva nei suoi confronti a dargli la forza. Ed era bellissimo per Pang perché sapeva che Wave veniva spesso tradito o ignorato in favore di altri, eppure era ancora lì, fermo e sicuro nel dare fiducia a Pang.

Non esistevano parole per quantificare quanto ciò significasse per lui.

Wave si alzò e si avvicinò al muro del terrazzo per guardare giù nel cortile della scuola, si fermò proprio accanto a Pang.

“Ma sono spaventato?” aggrottò la fronte. “Non saprei. Non credo di essere più spaventato di prima. Fin quando io e il preside non ci troviamo nella stessa stanza, allora sto bene.” Appoggiò le braccia sul muro e tornò a guardare l’orizzonte.

Pang osservò il suo profilo, l’inclinazione del suo naso e la curvatura delle sue labbra, ed eccolo che spuntava di nuovo prepotente: la voglia matta di toccare Wave.

Chiuse la mano sinistra stretta in un pugno e la poggiò sul muro sforzandosi di guardare da tutt’altra parte. Scelse di guardare pure lui l’orizzonte, chiedendosi nuovamente a cosa stesse pensando Wave in quel momento.

Ma erano di nuovo amici adesso, quindi, magari, poteva chiedere.

“Perché sei salito sul terrazzo?”

Wave si girò a guardalo come se avesse appena fatto una domanda fuori dal comune. “Perché lo faccio sempre? Perché so che sei l’unico a venirci?”

Ok, probabilmente la domanda non era stata posta nel migliore dei modi. “No. Intendevo, la prima volta che lo hai fatto. Namtarn ti seguì e poi me lo raccontò. Poi ti trovai qui e da allora è diventato il nostro posto.” Le guance di Pang avvamparono nel dirlo ad alta voce, quindi continuò velocemente per sollevarsi dall’imbarazzo, “Ma ci venivi già da prima, no? Era il tuo posto prima. E mi sono sempre chiesto perché lo avessi scelto.”

Gli occhi di Wave si abbassarono. Voce poco più alta di un sussurro e disse “Qualche volta ci si sente meno soli a star con sé stessi che in mezzo agli altri.”

Il cuore di Pang si spezzò. Le sue dita formicolavano dalla voglia di avvicinarsi alla mano di Wave più vicina a lui. Ma si sforzò di tenerle ferme.

Lo sguardo di Wave ritornò al cielo. “Sai che prima non avevo amici, qui come nelle altre scuole che ho frequentato. Gran parte delle volte non mi interessava” Pang si chiese se fosse vero o se era tutta una scusa inventata da Wave per autoconvincersi di ciò. “Ma ogni tanto succedeva. Ed era in quei momenti che mi rifugiavo sul terrazzo. Ho dei bei ricordi a riguardo…”

Qualcosa dentro Pang si strinse.

C’era questa insegnante che fece amicizia con Wave. Passava molto tempo insieme a lui, addirittura arrivando a far degli spuntini sul terrazzo. Il modo in cui Wave la guardava—penso che le piacesse, ma proprio tanto. Poi lei rubò il suo lavoro e lo lasciò come se niente fosse, lui si vendicò rovinandole la carriera.”

Sentì la voce di Namtarn che lo raccontava nella sua testa, e pensò che a Wave piacesse il terrazzo a causa di quella donna…

A Pang venne il voltastomaco. Le parole uscirono dalla sua bocca prima che potesse fermarle, “A causa di quella disgustosa insegnante che ha abusato della tua fiducia?” C’era qualcosa nella sua voce che non gli piaceva, un’emozione sconosciuta che faceva sembrare le sue parole come un’accusa. “Ancora ti piace?”

Quando Wave si girò a guardarlo aveva gli occhi infuocati, Pang desiderò davvero ritirare le sue parole e ingoiare quelle brutte sensazioni.

“Che problemi hai, Pang? Sei per caso caduto di testa?” Controbatté Wave. “Certo che no. Il mio farmi piacere le terrazze non ha niente a che fare con quella persona. I miei genitori mi ci portavano spesso sul terrazzo di casa nostra. Era dove festeggiavamo compleanni, anniversari, cose così insomma.”

Oh.

Quella brutta sensazione si estinse immediatamente. Soltanto per cedere il posto a sentimenti di vergogna e tristezza. “Wave, mi—"

Ma gli occhi di Wave si erano già spostati verso l’orizzonte. La sua voce fu più sottile quando continuò a parlare, “Si conobbero a scuola quando avevano dodici anni, ma non si prestarono molta attenzione almeno fino ai sedici. Mia madre si dichiarò per prima a mio padre proprio sul terrazzo della scuola. Il loro primo bacio fu sul terrazzo di un amico. Mio padre chiese a mia mamma di sposarlo sul terrazzo della casa dei genitori di lei. Celebravamo i miei compleanni sul terrazzo ogni anno almeno fin quando—” l’espressione di Wave era triste e malinconica quando smise di parlare. Poi riprese “Le terrazze significavano molto per i miei genitori. Mi piaceva pensare che quando mi trovavo lì, ero più vicino a loro. Poi, dopo,” i suoi occhi si spostarono momentaneamente su Pang, anche se forse era solo frutto della sua immaginazione, “questo terrazzo prese un significato nuovo per me.”

Il cuore di Pang saltò un battito. Poi riprese a martellare nel suo petto.

Il ricordo di quando incontrò Wave sul terrazzo per la prima volta, portando con sé del cibo e sedendosi accanto a lui, gli balenò in mente seguito da un altro ricordo, quello di quando decisero di lavorare insieme, e poi tutte le successive e numerose occasioni degli ultimi due anni. Così tante che Pang riusciva a malapena a contarle. Fino ad arrivare all’ultimo ricordo, quello di Wave bagnato dalla luce gialla, arancione e rossa del sole che tramontava e le sue mani calde, piccole ma così forti, che stringevano quelle di Pang.

Perché sembra sempre che tu ti stia allontanando da me, mantenendo le distanze?”

Un rumore che non riuscì a decifrare. “Perché lo sto facendo.” La mano di Wave sulla spalla di Pang creando una barriera fra i due. “Non sei tu. Sono io il problema, Ma mi passerà, non preoccuparti.”

Pang sbatté le palpebre, un altro ricordo tornò a galla.

Se non avesse usato me—”

“Allora lo avrebbe fatto con qualcun altro, sicuramente.”

“Oh. Giusto.”

 Sbatté nuovamente le palpebre, improvvisamente insicuro. Allora, era convinto di dire la verità, adesso però…

Sacrificio, Pawaret. Vero sacrificio significa rinunciare a qualcosa di davvero importante per te, consapevole che non lo riavrai più indietro. Non è semplice. E non è indolore.” Il preside Supot che guardava Wave con la testa abbassata. Quell’inspiegabile sensazione di odio e panico che investì in pieno Pang.

Era quella la verità?

Tornò a guardare il profilo di Wave

La presa di Punn che si stringeva al suo gomito. “Onestamente, avrei preso la tua stessa decisione.”

Come faceva Punn a saperlo ancor prima dello stesso Pang che non ci sarebbe mai stata veramente un’altra scelta fin quando il preside avesse continuato a tenere Wave come ostaggio?

Abbassò lo sguardo sulla mano di Wave, così vicina a quella di Pang ma così lontana, lo colpì un senso di invidia al pensare a tutte le volte in cui Punn prendeva la mano di Claire così facilmente mentre lui poteva solamente guardare malinconicamente la mano di Wave.

…Non credo che le nostre situazioni siano comparabili. Non è la stessa tipologia di relazione…”

Un sorriso consapevole sul viso di Punn, le sue dita continuavano a suonare i tasti del piano. “Scusati di nuovo, Pang.”

E se Pang si fosse sbagliato quella volta—

Ma è così difficile trovare le parole giuste con lui. È stato così semplice con Ohm. Non capisco perché non possa essere lo stesso con Wave.”

La mano di Claire che lo toccava piena di compassione. “È questo quello che devi capire per primo, Pang.”

Claire aveva ragione. C’era davvero una bella differenza fra la relazione che aveva con Wave e quella che aveva con Ohm, anche se li considerava entrambi suoi migliori amici seppur in modi diversi. Pang non si fermò mai a pensarci su, adesso però…

Sentimenti? Che sentimenti non avrei preso in considerazione?”

“Tutti. Seriamente però, devi arrivarci da solo. Non è poi così difficile, vedrai.”

Ohm gli aveva praticamente fatto lo spelling alla fine, vero?

Il sole stava tramontando proprio come l’ultima volta, pitturando il tutto di sfumature di giallo, arancione e rosso.

Se non avesse usato me—”

Wave, che continuava a guardare l’orizzonte, totalmente ignaro della tempesta dentro Pang, sembrava così caldo e invitante e così terribilmente bello.

È davvero una bella faccia da guardare.

Il pensiero si presentò nuovamente nella mente di Pang, e forse c’era sempre stato soltanto che non ci aveva mai prestato abbastanza attenzione, nascondendolo dietro a cose che considerava più importanti, ma

Sono qualcosa di insignificante?”

No. No, Wave non lo era. La verità era che una parte di Pang continuava ad urlare di disperazione da quando Wave disse quelle parole nel corridoio, allontanandosi conseguentemente dal suo tocco nel laboratorio qualche settimana prima.

Pang voleva toccare la faccia di Wave. Voleva passare le sue dita sulla pelle di Wave, portare le mani sulle sue guance.

Il suo cuore batteva così forte da sembrare che volesse scappare dal suo petto.

“Se non avesse usato me—”

“Allora avrebbe usato qualcun altro, sicuramente.”

No.

Era una bugia.

“Sacrificio, Pawaret. Vero sacrificio significa rinunciare a qualcosa di davvero importante per te, consapevole che non lo riavrai mai indietro. Non è semplice. E non è indolore.”

Fosse stato reamente qualcun altro, non sarebbe stato lo stesso.

Il preside aveva deliberatamente scelto Wave.

Wave non era come gli altri agli occhi di Pang perché…

OH.

Pang era innamorato di lui.

Oh.

“Oh.” Ripeté a bassa voce.

Era soltanto una sillaba, appena sussurrata, non avrebbe dovuto percepirla nessuno, ma fu abbastanza per Wave da fargli girare lo sguardo e incontrare quello di Pang. Pang non era pronto. Si sentiva freddo, aperto e vulnerabile, in quel preciso istante non seppe nemmeno come nascondere la sua nuova rivelazione. Non aveva idea di cosa stesse mostrando il suo viso, ma sapeva che non sarebbe riuscito a nasconderlo in tempo. Ingoiò, la sua gola si mosse a vuoto, lo sguardo traditore di Pang si abbassò un istante prima di risollevarsi.

Wave lo stava osservando attentamente, Pang arrossì.

“Oh.” Anche la voce di Wave si era abbassata ad un sussurro, la sua espressione però restava un’incognita che Pang non riusciva a decifrare.

Ma d'altronde, Wave aveva tutte le ragioni per farlo, giusto?

Pang ricordò Wave chiedergli, “Tutto qui?”  quando gli chiese di tornare a far squadra dopo la loro litigata, senza prima scusarsi realmente. Il modo in cui si chiuse dopo, quando Pang confermò che aveva soltanto bisogno del suo aiuto. Si ricordò di Wave che disse, “Oh. Giusto” quando Pang rispose che il preside avrebbe potuto usare come ostaggio altri all’infuori di Wave. E si ricordò Wave darsi dell’egoista per sentirsi ferito da Pang che lo ignorava, e poi “Non sei tu, Pang. Sono io il problema. Ma non preoccuparti mi passerà presto.”

Allora Pang non capì, adesso però era tutto più chiaro ai suoi occhi.

“Non voglio che ti passi.” Disse di getto.

Wave sobbalzò. “Cosa?”

Pang era molte cose, lo sapeva. Era pigro quando si parlava di studio. Era troppo preso dai suoi ideali e tendeva ad ignorare tutto il resto. In un certo senso, quindi, si può dire, che fosse abbastanza lento a capire e totalmente ignorante in campo di emozioni e priorità delle altre persone.

Ma era anche coraggioso e tenace e sempre pronto a lottare per le cose davvero importanti per lui.

“Non voglio che ti passi.” Ripeté, drizzando le spalle e girandosi a guardare Wave. “Mi piaci.”

Gli occhi di Wave si spalancarono per un secondo prima di chiudersi nuovamente al mondo. Strinse la sua giacca attorno alle spalle. “Si,” disse lentamente “siamo amici.”

“Si, lo siamo” confermò Pang, qualcosa nello sguardo di Wave, anche se guardingo, riuscì a crollare. Pang detestava quell’espressione e aggiunse velocemente, “E la tua amicizia è molto importante per me—”

Wave annuì, occhi privi di emozione.

“—ma mi piaci più di quanto un amico dovrebbe. Mi piaci davvero, Wave.”

Wave sembrava diviso, insicuro, Pang avrebbe davvero voluto prendergli la mano ma non era sicuro che Wave lo avrebbe lasciato fare. Non aveva alcuna esperienza con le dichiarazioni ma era sicuro che Nac una volta gli disse che una cosa da evitare era quella di star addosso alla persona alla quale ci si sta dichiarando, altrimenti si potrebbe dare l’impressione di volergli mettere fretta.

E l’ultima cosa che voleva fare Pang era proprio dare una brutta impressione a Wave. Quindi si tenne le mani per sé e puntò gli occhi su Wave.

Dopo un lungo momento di silenzio, Wave parlò, “Ti piaccio?”

“Più di piacere. Sì.”

Wave sbatté le palpebre.

“Provo qualcosa per te,” specificò Pang, nervoso perché Wave non stava rispondendo. Non aveva mai realmente compreso Nac che si lamentava di quanta ansia portasse trovare il coraggio di dichiararsi per poi dover aspettare una risposta. In teoria, sembrava tutto così semplice: dici alla persona che ti piace, aspettati di ricevere un “si” o un “no” e poi continua con la tua vita in base alla risposta che riceverai.

In pratica, le mani di Pan stavano sudando, il suo cuore batteva all’impazzata e la paura di essere arrivato troppo tardi lo stava facendo impazzire.

“Sentimenti romantici” aggiunse Pang in totale imbarazzo perché, apparentemente, il suo cervello aveva scelto quel preciso istante per smettere di funzionare.

“Si. Grazie per l’aiuto Pang, lo avevo capito.” Disse Wave, suonando leggermente duro, ma anche col calare del buio, il rossore sulle sue guance era visibile. Guardò altrove per un momento, poi riportò lo sguardo su Pang. “Perché?”

“Perché?” ripeté Pang, Wave annuì.

“Perché pensi che ti piaccia?”

“Perché penso che mi piaci? Perché sei tu. Perché sei la prima persona che voglio vedere e a cui voglio raccontare le cose. Perché mi manchi quando non ci sei e perché mi manchi di più quando ci sei ma mi ignori. Perché mi sento più forte e felice quando so che sei al mio fianco e odio quando litighiamo. Perché tu sei l’unica persona a cui non riesco a rinunciare e che non voglio rinunci a me. Perché sei intelligente, divertente, leale e gentile. Perché dici la verità, anche se scomoda, quando gli altri si rifiutano di vederla. Perché sei tu, davvero, tutto qua. Anche perché voglio toccarti ogni volta.” Allungò una mano, senza però toccare Wave, la lasciò lì appesa nello spazio fra i due. Improvvisamente fu tutto così semplice. Tutti i pensieri e i sentimenti che spuntavano unicamente intorno a Wave, ebbero così improvvisamente senso che riuscì a metterci un nome e a dirlo ad alta voce. “Perché voglio prendere la tua mano e farti sorridere. E perché sono quell’ammasso di imbecillità e stupidità quando sono insieme a te che continuerà a parlare all’impazzata se non gli dirai di smetterla, va bene?”

“Ok, Ok, puoi fare silenzio adesso.” Disse Wave velocemente.

“Dico davvero, Wave,” sussurrò Pang, sempre con la mano tesa. “è la verità. Mi piaci così tanto, sono stato così stupido che mi ci è voluto troppo tempo per capirlo. Mi dispiace di averti fatto aspettare.”

“Farmi aspettare?” Wave sembrava offeso e agitato. “Che ipotesi audace pensare che stavo aspettando—”

“Non lo stavi facendo?” la luna quella sera era bellissima, gli occhi di Pang si abituarono al buio. Poteva vedere abbastanza bene l’espressione di Wave, non mostrava alcuna traccia di quel disgusto e freddezza che aveva poco tempo prima. I suoi occhi adesso si erano addolciti, Pang non aveva più paura. “Tutte le cose che hai fatto, che hai detto e tutte le volte in cui non lo hai fatto—mi hanno fatto credere che lo stessi facendo. Sei più intelligente di me Wave, quindi penso che tu lo abbia compreso molto prima di me.”

L’angolo della bocca di Wave si sollevò. “I complimenti non ti serviranno a molto.”

“In più i nostri amici—” il lamento di Wave lo interruppe, Pang rise. “Sì, esattamente.”

Wave adesso stava sorridendo, un sorriso genuino e luminoso, fu in quel momento che Pang decise che la parola “stupido” non era abbastanza per la vastità della sua idiozia. Adesso che era al corrente dei suoi stessi sentimenti, il significato di quel sorriso non sarebbe potuto essere più ovvio. Come si poteva essere così ignoranti per così tanto tempo?

Ricambio il sorriso. “Sono innamorato di te, Wave.” Le parole uscirono dalla sua bocca prima che potesse ricacciarle indietro, prima che potesse ricordarsi che la stragrande maggioranza delle persone normali aspettano di essere in una relazione per un po’ prima di parlare di amore.

Wave emise un rumore che suonava stranamente come un, “Maledizione, Pang” prima di lanciarsi in avanti, prendere la mano che Pang ancora teneva stesa e avvolgendo l’altra mano dietro il suo collo. Poi tirò giù Pang e le loro bocche si incontrarono.

Terminò ancor prima che Pang potesse realizzare cosa stesse succedendo.

Wave fece un passo indietro lasciando cadere via la mano dal collo di Pang. L’altra però continuava a stringere forte quella di Pang senza lasciarla andare.

“Stai zitto” disse, cercando di sembrare arrabbiato senza però riuscirci, ottenendo più il risultato di un suono imbarazzato.

La mano libera di Pang si alzo, sfiorandosi le labbra. Sfiorando il punto in cui le labbra di Wave avevano toccato le sue.

La sua faccia stava scottando. Anche la mano che teneva quella di Wave lo stava facendo.

“Mi hai baciato” disse Pang ancora nel suo mondo.

“Stai zitto.” Sibilò Wave.

“Ancora ti piaccio”

 “Stai zitto, Pang.”

Quella frase non sembrò mai così bella, come oggi, alle orecchie di Pang.

Mosse la mano in quella di Wave fin quando si ritrovarono a prendersi per mano.

“Ti piaccio e mi hai appena baciato” ripeté Pang avvicinandosi a Wave, che stava sostenendo il suo sguardo pur morendo dall’imbarazzo.

“Stai—“

“Stai zitto. Sì lo so.” Sussurrò Pang, passando la punta delle sue dita sulle guance di Wave. “Posso baciarti?”

La pelle di Wave che già risultava calda al tocco, sembrò riscaldarsi ulteriormente. Gli occhi di Wave si strinsero. “Stai Zitto.” Sembrava senza fiato.

“Lo farò” promise Pang, avvicinandosi fin quando non sentì il respiro di Wave sulla faccia, “Ma posso farlo?”

Wave sbuffò. “Sei così stupido” e annullò la poca distanza rimasta fra loro.

Questa volta, Pang, era preparato e lo baciò come si deve.


Più tardi si ritrovarono seduti sulle loro scatole di cartone, abbastanza vicini che le loro ginocchia si toccavano, le loro mani ancora intrecciate in mezzo a loro.

Pang non riusciva a ricordare l’ultima volta in cui si sentì così in pace con sé stesso. L’unico pensiero che riuscì a rovinare la sua gioia era il sapere che in qualche parte della scuola si trovavano il preside e il sistema scolastico oppressivo che tanto odiava.

La stretta alla mano da parte di Wave lo riportò al presente.

“Stai pensando di nuovo al preside,” iniziò Wave. Quando Pang si girò a guardarlo perplesso aggiunse, “c’è un’espressione particolare sul tuo viso—labbra strette, sopracciglia corrucciate, occhi arrabbiati—ogni qualvolta che pensi a lui.”

Pang poté sentire la sua faccia rilassarsi. Wave aveva azzeccato in pieno.

“Ancora mi infastidisce che abbia vinto” ammise. “Non ha poi fatto chissà che, ha soltanto aspettato il momento giusto per poi presentarsi, e veloce come un battito di ciglia siamo ritornati al punto di partenza. L’intero sistema scolastico fa schifo proprio come quando eravamo in M4”

“Lo avevamo messo in conto” gli ricordò Wave. “Sapevamo che saremmo finiti per scontrarci con un altro agente del ministro o col preside, nel momento in cui gli studenti sarebbero guariti e i genitori di Claire avrebbero finito la loro diatriba con Ms. Darin. Non saremmo riusciti a mantenere il controllo sulla scuola ancora per molto.”

“Speravo però che avremmo avuto più spazio per negoziare sia col ministro che col preside se fossero venuti a conoscenza che eravamo in possesso della cura per il virus e di aver portato via la scuola dal controllo di Ms. Darin.” Pang si morse il labbro. “Invece abbiamo perso col preside quel poco di vantaggio che avevamo conquistato quest’anno durante l’esame di smistamento.”

“Non abbiamo ancora finito però” era un’affermazione, non una domanda. Probabilmente ciò che Pang aveva bisogno di sentire per poter andare avanti.

“No ancora no. Non abbiamo finito” concordò. “Ma momentaneamente, non riesco a pensare ad un modo per ribaltare la situazione.”

“Perché ci sono dei sacrifici che non siamo disposti a commettere.”

Pang annuì. Ritornava tutto a questo. Due anni fa, credeva che non esistesse niente a cui non avrebbe potuto rinunciare pur di sistemare le cose alla Ritdha. Pensava di sapere cosa realmente significasse la parola ‘sacrificio’ ed era disposto a farlo: rinunciare al proprio potenziale e portar via quello deli amici, sapendo che magari non lo avrebbero mai realmente perdonato se ne fossero venuti a conoscenza. Ma non era realmente amico di nessuno in quel periodo perché fu molto semplice ignorare Ohm e Namtarn per settimane e agire alle spalle di Wave. Nascondeva il tutto dietro la ragione della ricerca del bene comune e che lo faceva per il loro bene e mise in moto il suo piano.

In questo momento, però, non c’era niente di più terrificante dell’idea di perdere Wave o di vedere i suoi amici soffrire. Era un sacrificio che non era pronto a fare.

Sapeva che i suoi amici provavano lo stesso, esausti e stanchi com’erano.

“Con un potenziale come il suo e la sua freddezza—come potremo mai riuscire a vincere se conosce i nostri punti deboli e non si fa scrupoli ad usarli contro di noi?” Chiese scrutando il cielo.

Non ricevette risposta dalla luna e dalle stelle.

La ricevette però da Wave. “Migliorandoci con un nuovo piano.”

Pang gli sorrise. “Ma non è questo che abbiamo fatto in questi anni? Provare nuovi piani in continuazione?”

“Giusto, ma quello accadeva prima del nostro ultimo confronto col preside. Questa volta, era troppo impegnato a gongolare e sentirsi superiore da aver lasciato scoperte due cose che deve aver trascurato” l’angolo della bocca di Wave si alzò formando il suo solito ghigno presuntuoso che a Pang piaceva davvero tanto.

Voleva sporgersi e baciarlo.

In realtà, adesso poteva, quindi lo fece.

Ma prima che potesse avvicinarsi abbastanza da unire le loro bocche, Wave lo fermò mettendo due dita contro la bocca di Pang spingendo via la sua testa.

“Smettila o mi dimentico quello che volevo dirti.” Ordinò, con voce imbarazzata.

“Ti credo intelligente abbastanza da ricordarti ciò che volevi dirmi per un secondo in più” controbatté Pang.

“Maledizione, Pang. Dovresti essere tu quello ossessionato dall’idea di fare sempre la cosa giusta.”

“Lo sono,” confermò Pang, “e voglio sentire ciò che hai da dirmi, ma lasciami essere egoista almeno per un secondo.” E si lanciò in avanti, premendo velocemente la sua bocca su quella di Wave. Labbra che non avevano più quel ghigno presuntuoso che tanto amava, ma che erano comunque ideali da baciare. Pang sarà costretto a cercare quel ghigno di nuovo e ad agire più velocemente la prossima volta.

Il pensiero gli piacque davvero tanto.

Wave gli schiaffeggiò la spalla. “Smettila di sembrare così realizzato.”

Risultò impossibile per Pang seguire il suo ordine.

Wave schiaffeggiò di nuovo la sua spalla. “Ti odio.”

“Sicuramente.” Rise Pang che bloccò la mano di Wave, prima che potesse colpirlo per la terza volta, intrecciando nuovamente le loro dita.

Wave non oppose alcuna resistenza.

“Quindi, dimmi cosa hai scoperto” disse Pang.

Wave si prese un secondo in più per guardare male Pang prima di ritornare serio. “Come stavo dicendo, ci sono due cose da prendere in considerazione per il prossimo piano. La prima è quella che dobbiamo capire per poter ritornare sullo stesso gradino del preside, di nuovo. Cioè cosa non è disposto a sacrificare?”

Pang corrucciò la fronte. “Non credo che esista davvero qualcuno a cui tenga particolarmente. E anche se ci fosse, non esiste che io faccia a quella persona quello che lui ha fatto a te.” Davvero Wave credeva Pang capace di tanto?

Il pollice di Pang si mosse sulla mano di Pang per tranquillizzarlo. “No. Concordo sul fatto che non sia una persona. Forse qualcosa come l’esame di smistamento. Qualcosa come un oggetto o un’ideale o un obiettivo. Essere il preside della scuola, essere in controllo del programma Gifted, cose così. È questo quello che dobbiamo capire.”

“Ok. Questo è già più semplice” concordò Pang. “E l’altra cosa?”

“Quella prevede la parte in cui prende sottogamba noi e sopravvaluta sé stesso.”

“Eh?”

“Il preside pensa che il tuo potenziale sia l’unico davvero importante. Pensa che il controllo mentale batte tutto alla fine dei conti. Da quanto ha trovato te, ha ignorato noi altri. Come potrebbe non farlo? Ai suoi occhi, noi non siamo altro che pedine, utili ma controllabili.”

“Non sei una pedina e non sei debole” Pang ricordò le parole disgustate del preside nei confronti di Wave, era necessario però fargli capire che assolutamente non concordava con lui.

La mano di Wave si strinse alla sua. “Ai suoi occhi lo sono. E non ha tutti i torti. Ho abbandonato l’idea di essere il migliore nel momento in cui ho decido di star dietro a te.”

“Accanto a me.” Corresse Pang immediatamente.

Wave gli sorrise. Occhi che emanavano calore. “Per lui, è la stessa cosa perché ha sempre rivolto le sue attenzioni unicamente a te. Non sono solo io l’unico che ignora. Ha trattato Punn e Claire allo stesso modo ed ha mandato via Jack, ricordi? Parlava soltanto con te. Ha tenuto i contatti solo con te quando si nascondeva dal ministro. Ti ha suggerito di tenere tutto segreto. Noi non esistiamo per lui se non quando deve usarci.”

Sensazioni di disgusto verso il preside avvolsero lo stomaco di Pang. “Odio tutto ciò, ma hai ragione. È il modo in cui pensa. E sbaglia a pensarla così.”

“Sì, sbaglia.” Concordò Wave. “Credo che sarà proprio questo che condurrà alla sua fine. Perché lui e Mr. Pom hanno perso lo sviluppo dei nostri potenziali in questi anni e non hanno minimamente idea di cosa siamo capaci adesso”

“In che senso?”

Wave sciolse le loro mani e lasciò cadere qualcosa in quelle di Pang che lo guardò. Era uno di quegli orologi analogici con la quale Wave armeggiava nell’ultimo anno e mezzo.

Pang guardò Wave perplesso.

“Tienilo d’occhio” disse Wave.

Pang lo fece.

L’orologio funzionava normalmente, le lancette si muovevano normalmente.

Poi, improvvisamente, accelerarono.

Gli occhi di Pang scattarono su Wave che stava mostrando il suo solito sorrisino. “Posso controllare materiale elettronico con un tocco da lontano fin quando esiste una linea di connessione fra me e gli oggetti. Come internet o l’elettricità. Questo già lo sai.”

Pang annuì. “Ma questo orologio è analogico. Si può sistemare solo manualmente, giusto?”

“Sì. È quello che ho imparato in quest’ultimo periodo. Fin quando so come una cosa è costruita e come funzionano i suoi meccanismi, posso controllare qualsiasi oggetto meccanico—o almeno, fin quando non sono troppo lontano per farlo. Non sono più soltanto oggetti elettronici per me.”

L’orologio nelle sue mani si fermò completamente, dopo qualche secondo riprese a muoversi nuovamente a velocità normale.

Pang incontrò lo sguardo di Wave stupito. “Ma è—”

“Terrificante?”

“Spettacolare.” Pang lo guardo strano. “Perché dovrebbe essere terrificante?”

“Scemo,” disse Wave, con affetto. “Non riesci a pensare alle conseguenze, Pang. Ciò che potrei fare è praticamente distruggere qualsiasi oggetto meccanico in qualsiasi momento. Adesso ingrandisci l’immagine mentale. Pensa ad una macchina, per esempio, al suo motore o ai freni.”

Pang si immobilizzò. Poi scosse la testa. “Non faresti mai una cosa che potrebbe far del male a degli innocenti.” Senza alcun dubbio.

“No, non lo farei. Non tutti però lo penserebbero, visto il mio passato di vendetta e piani contro le persone che mi hanno fatto un torto” disse Wave. Alzò una mano e fermò Pang prima che potesse parlare in sua difesa. “Ma non è questo il punto. Il punto è che il mio potenziale è terrificante e pericoloso tanto quanto il tuo, ma è uno strumento che posso scegliere come usare. Come te.”

Pang scostò lo sguardo.

Wave si allungò, mise le dita sotto il mento di Pang e riportò la sua faccia verso di sé.

“Smettila di aver paura di te stesso e di quello che puoi fare, Pang. Come puoi fidarti di me e non di te stesso quando tu sei letteralmente l’unica persona al mondo di cui mi fiderei con un potenziale simile?”

Ora, se non ti fidi di noi, sono affari tuoi. Dovresti però, fidarti di Pang.

Pang ricordava quelle parole dette da Wave a Time mesi fa. E proprio come allora, la fiducia che Wave riponeva in lui lo fece sentire bene. Forte. In pace.

“Non devi avere paura del tuo potenziale,” continuò Wave. “Non è migliore o peggiore dei nostri. Tutti noi possiamo essere terrificanti se lo vogliamo. Potrei essere più distruttivo di non so cosa. Claire può manipolare qualsiasi emozione si possa provare. I gemelli possono leggere la tua mente e mandarti messaggi telepatici—”

“Aspetta, cosa?”

“Ah, sì. Non conosci l’ultima evoluzione dei loro potenziali.”

“Pensavo potessero farlo soltanto fra loro due.”

“Una volta sì,” disse Wave, “Ma quando il preside si è presentato nel nostro ritrovo, Jack ha usato il suo potenziale per mandare un messaggio telepatico a me in cui diceva che il preside lo avrebbe mandato via prima ancora che impartisse l’ordine. Credo ci sia anche una possibilità che i gemelli possano resistere in parte al tuo potenziale a causa della loro connessione, almeno fin quando il potenziale non è usato su entrambi allo stesso tempo, ma questo è qualcosa che dovremo sperimentare più avanti, quando decideranno di ritornare per combattere il preside, anche perché questa è solo una mia teoria.”

Pang lo guardò sbigottito, ma i pezzi del puzzle si stavano lentamente sistemando nella sua mente, la lotta contro il preside adesso sembrava avere quel barlume di speranza in più per la prima volta da quando fu costretto a stringergli la mano.

“Hai ragione,” disse lentamente, sentendosi come se stesse riemergendo da sotto l’acqua. “Queste sono informazioni che noi abbiamo ma che lui non ha: persone con diverse, ma egualmente potenti, abilità che decidono di lavorare insieme. Se i nostri amici concordano di riprovarci e ci organizziamo per bene, questa volta vinceremo sicuramente.”

Il sorriso di Wave si illuminò a sentire quelle parole e passò le dita sulla guancia di Pang, facendola riscaldare sotto il suo tocco. “Eccoti. Mi mancava questo tuo spirito combattente.”

Il cuore di Pang stava facendo nuovamente i capricci, chiuse la mano intorno a quella di Wave, mantenendola sulla sua guancia.

Apparentemente questa piccola azione fu abbastanza da spingere Wave a baciarlo di nuovo.

Eventualmente, Pang si ritirò leggermente, ma rimase comunque abbastanza vicino da poggiare insieme le loro fronti.

“Ti amo.” Sussurrò, il calore che sentiva nel petto si espanse al vedere la meraviglia negli occhi di Wave. “Con te al mio fianco mi sento invincibile.”

“Sei così sdolcinato” si lamentò Wave, ma la luce nei suoi occhi gli fece capire che credeva veramente alle sue parole.

Pang sorrise, in un impeto di coraggio e malizia disse “Oh son sicuro che imparerai a conviverci per il resto della tua vita.”

Gli occhi di Wave si spalancarono schiaffando la mano sulla bocca di Pang. “Stai zitto.”

Pang spostò la sua mano e sorrise. “Dichiarazione sul terrazzo, fatta.”

Wave squittì e si alzò. “Pang.”

Pang lo seguì a ruota. “Primo bacio sul terrazzo, fatto.”

“Pang!” Wave aumentò il passo verso la porta, Pang lo seguì più lentamente.

“Manca ancora una cosa da fare, vero?” lo provocò.

Wave spinse la porta e si girò, alzando un dito in segno di avvertimento. “Non osare, Pang!”

Pang afferrò la sua mano lasciata nel vuoto e la avvolse con le sue. Il suo ghigno si trasformò in un sorriso. Amava il ragazzo offeso davanti a lui così tanto. “Non lo farò. Non per finta. So che è ancora troppo presto e noi siamo troppo giovani.” Fece un passo in avanti, sostenendo lo sguardo di Wave. “Ma un giorno lo farò.”

Riuscì a sentire il respiro di Wave arrestarsi nella sua gola. “Non puoi saperlo, non ancora. Stupido.” Disse senza fiato.

“Lo farò sicuramente” disse Pang. “Sempre se—”

“Cosa?”

Pang lasciò che il suo sorriso si ingigantisse ancora di più. “Sempre se a chiedermelo non sei prima tu, ovviamente.”

Wave sbuffò. Poi si alzò sulle punte dei piedi e baciò velocemente Pang, distraendolo abbastanza da poter levare la sua mano dalla presa di Pang quando si staccò da lui. Colpì lievemente la sua fronte e disse, “Continua pure a sognare.” Poi si girò e andò via.

Pang lanciò un ultimo sguardo al terrazzo vuoto ricordandosi dell’ultima volta in cui lo vide in quel modo. Si ricordò di un telefono senza nuovi messaggi, senza chiamate perse e senza nuove notifiche. Si ricordò dell’agonia e della paura di restare da solo e il suo aggrapparsi disperatamente ai suoi obiettivi come se non avesse altro a cui aspirare: salvare gli studenti, lottare contro il sistema oppressivo, sistemare le amicizie rovinate.

Beh, Korn non stava più soffrendo a causa del virus e gli studenti si sarebbero ripresi presto. Pang, nel mentre, aveva sistemato i rapporti con gli amici, e a prescindere se gli altri avessero voluto o meno unirsi nuovamente alla sua causa, sarebbero comunque rimasti amici.

E in riguardo all’ultimo punto rimasto, la lotta contro il preside e il suo sistema—

“Pang, vieni o no?” lo chiamò Wave, aspettandolo in fondo alle scale.

“Arrivo!” Sorrise, lasciando andare la porta. Scese le scale due alla volta per poter raggiungere Wave e portare un braccio attorno alle sue spalle. Insieme si incamminarono di sotto, la porta del terrazzo si chiuse dietro di loro.

Pang aveva Wave accanto a lui adesso. Aveva la sua totale fiducia e il suo amore riposti in lui. Aveva la sua lealtà, la sua mente analitica e il suo spirito di fuoco.

Aveva Wave.

Insieme avrebbero avuto la forza necessaria per affrontare tutto. Alla fine, a Pang, non restavano più dubbi con Wave al suo fianco, sapeva che avrebbero vinto.

Notes:

Special thanks to the original author of the Story.
I loved it and even more i loved translating it.
Thank you!