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1. Anello
Settembre, 1943.
Pochi giorni dopo il rientro dalle vacanze – era appena iniziato il sesto anno – Morgana si trovava alle prese con la sua più grande nemesi: il libro di Pozioni.
Il professor Lumacorno aveva dato degli esercizi da fare durante l’estate e lei li aveva bellamente ignorati per non rovinarsi le giornate di sole. Odiava Pozioni. Era dunque corsa dal suo più che esperto ragazzo a chiedergli in ginocchio di darle una mano. E lui, in uno slancio di compassione, aveva accettato.
Si trovavano fianco a fianco in una qualche aula deserta a ripassare ingredienti e preparati da almeno un paio d’ore; la testa di Morgana scoppiava. Tom era un insegnante spietato: non le dava un attimo di tregua, attaccandola di domande e rimproverandola quando non ricordava un minuscolo dettaglio.
«Basta, Tom, per favore, cinque minuti di pausa» esclamò, cadendo di faccia sul libro davanti a lei.
Tom le accordò il permesso. Chiuse il libro con la mano finora tenuta nascosta alla vista della ragazza, e fu in quel momento che Morgana vide una cosa di cui non si era ancora accorta, nonostante il tempo passato con lui in quei giorni.
«Dove hai preso quell’anello?»
Indicò il grosso cerchio d’oro e la pietra nera incastonata su di esso che portava al dito.
Tom rigirò l’anello tra le dita. Sembrava pesante.
Scrollò le spalle: «Ho lavorato un po’ quest’estate. Il proprietario del negozio ha deciso di farmelo avere ad un prezzo stracciato.» Sembrava volesse fermarsi lì ma continuò. «In più, credo che sia appartenuto alla mia famiglia, guarda.»
Le mostrò il simbolo inciso sulla pietra: un triangolo che racchiudeva un cerchio e una linea.
«Sono sicuro che è il simbolo della mia famiglia.»
Morgana si sentì sollevata dalla risposta; fu anche contenta di sapere dove era finito quell’estate invece di stare in orfanotrofio. Sorrise.
«È splendido, Tom.»
