Chapter Text
Ricordi
Ricordo le ragazze sedute intorno al caminetto della Sala Comune.
Le mie amiche.
Ricordo le risate, le caramelle Tuttigusti +1.
Ricordo i compiti infiniti, inchiostro e pergamene. Quell’“ehi, non sono riuscita a capire, me lo spieghi?”.
Ricordo il primo ciclo di tutte noi e la solidarietà femminile. I baci con i ragazzi raccontati per ore, il modo in cui si muovevano sopra di noi ancora ingenue.
Ricordo quando crescemmo e smettemmo di essere così ingenue. Lo sgattaiolare via dalla sala comune per incontrarsi nelle aule vuote, nei bagni, nel parco, ovunque. Quel chiedersi continuamente, quando una tornava, se era andato tutto bene, se erano stati attenti, se lui non le aveva fatto male.
Ricordo quando lo chiesero a me. Che non lo sapevo se doveva far male così.
I lividi sulle braccia, i morsi, il sangue.
Ricordo il fuoco appassionante che ci bruciava dentro, a noi ragazze con l’anima rossa e oro. Quando a lezione alzavamo la mano per rispondere bene ad una domanda, o semplicemente per farci notare da quello che ci piaceva.
Ricordo le lacrime e i pianti.
Ricordo quando iniziammo a bere alcol, a portarlo di nascosto nel dormitorio, a giocare per ore raccontandoci i nostri segreti e ubriacandoci. Le mani sulla mia schiena mentre vomitavo in bagno.
Ricordo gli abbracci, le novità, gli urletti isterici.
Ricordo quando iniziai a sentirmi non più parte di tutto questo, quando mi sentii lasciata indietro. Loro erano lì, a fare le stesse cose di prima, a ridere e scambiarsi consigli e trucchi e ragazzi, ed io dietro un vetro a fissarle. Sola.
Ricordo le volte in cui facevo fatica a seguire i loro discorsi perché non ero sicura di chi stessero parlando. Lo sforzo di stare loro dietro. Il fastidio di non avere più la stessa confidenza.
Ricordo le volte che me ne andavo in mezzo al discorso, lasciandole sorprese, forse anche un po’ preoccupate.
Ricordo la rabbia. Per non essere riuscita a risolvere la situazione. Che mi buttavo tra le sue braccia per non dover risolvere la situazione, perché solo lui mi capiva.
Ricordo quando smisi io di confidarmi con loro, perché non volevo più sentire ciò che avevano da dirmi. Per aiutarmi.
Non voglio essere aiutata.
Eppure ricordo. Ricordo. R I C O R D O.
Ricordo le lacrime di Gladys quando si innamorò di una ragazza.
Le ciocche rosse di Rachel che caddero per sbaglio a una lezione di Pozioni.
Il sorriso di Elaine dopo aver vinto una partita di Quidditch.
La serenità di Sarah per essere stata accettata dalla sua famiglia.
Ricordo le burrobirre a Hogsmeade, i doppi appuntamenti, le corse per prendere il treno, le sfide lanciate nei corridoi, le nuotate a stagioni improbabili nel Lago Nero.
Ricordo tutto questo e chissà cos’altro non ricordo. Chissà quanto altro vorrei ricordare.
Di noi.
Di come eravamo belle insieme, felici, spensierate.
Di quella volta che abbiamo vinto la Coppa delle Case e Rachel non smetteva di piangere e continuavamo a toccarla come se non avessimo mai vinto qualcosa di più importante.
Di quando andava tutto bene, perché anche se a casa c’era la guerra noi a Hogwarts eravamo al sicuro.
Di quando ho smesso di essere al sicuro anche a Hogwarts, perché quello che più mi faceva male si trovava lì insieme a me.
Ricordo le passeggiate al limitare della foresta, ricordo il pranzo fisso tutte insieme a fine luglio perché non riuscivamo a stare due mesi senza vederci.
Che smettemmo di organizzare.
Ricordo le risatine sotto i baffi davanti ai professori, le interminabili lezioni di Antiche Rune che seguivo con Elaine, gli incantesimi “proibiti” provati di nascosto nel dormitorio.
I pigiama party.
Il funerale di Rumple.
Il mio funerale.
Quando morii e non me ne resi neanche conto.
Quando persi la mia innocenza, che lo vidi con tutto quel sangue addosso e quello sguardo cattivo.
Quando persi me stessa, dietro a lui.
E persi loro, e non me ne dispiacque neanche.
Ricordo il mio gruppo di amiche spezzato. Prima tre e due, poi due, due e una, poi una una una una una. Di nuovo sola.
Di nuovo lui.
E non ricordo altro.
