Chapter Text
Con quella lettera fra le mani, leggermente tremante, l'uomo apriva il portellone.
Un enorme 13 c'era sulla fiancata del muretto in mattoni. Pioveva in quel giorno umido di luglio, e si tolse il cappello. Parlò brevemente con l'uomo proprio sulla destra. Vestito elegante, era anziano. I suoi capelli erano ingrigiti tutti e profonde rughe gli solcavano la faccia. Stava ritto ritto con la pancia. ingombrante in avanti e sfoggiava il suo fiocchetto al collo nero. Questo gli indicò (ma non accompagnò) dove andare per raggiungere ciò che desiderava: il tavolo dei suoi ex compagni di classe.La prima persona che notò fu lui, l'etereo moro che stava in piedi, con le mani a tenersi l'una con l'altra che sorrideva a qualcuno di cui non ricordava il nome.
La maglietta a maniche corte nei pantaloni beige cinti dal tessuto in pelle marrone gli stava addosso leggera. Si avvicinò di più d'istinto, senza pensare a sistemarsi i capelli. Tolse solo il cappotto appoggiando lo su un braccio. Lo chiamò. "Taehyung" sorrise.
L'altro si girò verso di lui, distrattamente. Le sue pupille si dilatarono un poco, e arrossì, ma sorrise anche lui.
"Jeongguk" parlò, ma parlò poco perché la voce gli moriva ancor prima che uscisse.
Non aggiunse suono, solo con un braccio si spostò un capello dietro l'orecchio continuando a tenere incrociate le braccia. "Sono-" provò a parlare l'altro, non riuscendoci. E si attribuì la colpa a Yugyeom, il suo migliore amico del tempo, che gli diede uno schiaffo forte dietro la nuca
"Bastardo"
provò a ricambiare senza successo. In cambio però tirò qualche pizzico sui fianchi mentre si contorcevano nella "lotta" Taehyung assisteva, un po' divertito.
"E dai basta sta' fermo!"
Poco dopo si allontanò da dove era venuto per salutare nello stesso modo altri convitati.
"C'è molta gente" mormorò Jeongguk
"Un pochino, sì..." guardò gli altri uomini ridere insieme.
"Cosa hai fatto in questi anni?"
"Laurea magistrale in letteratura. E poi l'abilitazione all'insegnamento" accennò "tu?"
"Nulla di che, ho solo viaggiato un po' come ambasciatore nel mondo e ora sono addetto alle relazioni internazionali della mia agenzia. Praticamente sto a casa, ricevo la posta e ogni tanto incontro qualche d'uno in ufficio" alzò le spalle con naturalezza.
Mediocre, ciò che faceva, ma non sicuramente la sua cosa preferita. Morta la conversazione, quello col cappotto lo poggiò su una sedia
"Scusa Gguk, quella- quella è mia" cercò di sorridere
"Oddio perdonami, mi... Mi siederò accanto a te allora. Ti sta bene? O magari aspetti qualcun'altro, non so magari viene tua moglie o–"
"Non ho una moglie- alzò le spalle con indifferenza- non aspetto nessuno di importante. Puoi sederti tu, immagino"
Era così quel trentenne dalla schiena curva: vago. Vago che a Jeongguk faceva salire il sangue al cervello che voleva tirargli fuori quel che pensava senza che esitasse ogni qual dove temeva il rifiuto. O temeva e basta.
"Grazie, credo" E per quanto l'odiasse era così dannatamente uguale a lui che forse era per quello che lo trovava insopportabile. E pian piano nella sua testa contaminata, col retrogusto amaro che in realtà era quello che più vicino al reale sapore che dava la vita, iniziava a vedere un po' di vivacità.
La materia grigia attiva nel suo cervello aveva perso senso e agiva d'arcobaleno. Cuore e testa agivano in simbiosi. Finalmente, l'equilibrio sembrava essersi stanziato in lui dopo anni di tentativi. Era bastato un ragazzo dai lineamenti femminili, con un fondotinta che aveva messo per ribellione ma non con abbastanza tono perché si vedesse e con i vestiti troppo inadatti al suo corpo. Anche se in realtà avrebbe potuto venir vestito con un sacco di iuta, tipo quelli per le patate, o con un body e calzamaglia e sarebbe stato lo stesso. La sua testa aveva iniziato a fottersi molto prima di quanto Taehyung stesso si sarebbe aspettato.
Fu nascita e morte del suo animo. Dolore della fioritura di un fiore che stava urlando "per favore amami"
