Actions

Work Header

tibi tendens, heu non tua, palmas

Summary:

‘Quale enorme follia ha distrutto me infelice
e te, Orfeo? Di nuovo mi chiamano indietro
i fati crudeli e il sonno spegne i miei occhi offuscati.
Addio: mi circonda e mi inghiotte una notte infinita mentre non più tua, a te tendo invano le mani’

.

“Vieni in Francia con me.”

Notes:

ho /dovuto/ scrivere un fix it è stato più forte di me. se volete leggere qualcosa di storicamente accurato, state lontani da questa fic. per chi ha visto la puntata, ho cambiato un paio di cose ma no spoiler. anyway, ancora non ci credo che i get to have a canon gay ship mandata in onda su rai 1 però @ rai non provare a metterci dentro un altro bury your gays. come monologhi dello spettacolo ho messo il racconto di orfeo ed euridice inserito da virgilio nelle georgiche perché quell'uomo ha il mio cuore anche se so che non c'entra nulla col rinascimento, spiace :(

vabbè insomma, buona lettura e spero vi piaccia!

(il titolo in latino è pretenziosissimo, lo so, ma spero possiate perdonarmi perché, lo ripeto, sono sotton/ per virgilio. è il verso 498 del quarto libro delle georgiche, sono le ultime parole di euridice ad orfeo "tendendo verso di te, ahimè non tua, le mani", è lo stesso passo da cui ho tratto i versi che vedrete nel testo e quelli che sono nel summary di cui vi lascio i riferimenti nelle note alla fine)

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

Leonardo guardò Thierry prepararsi ad entrare in scena per l’atto finale dalla parte opposta del palco. L’elmo che aveva costruito per lui con le sue stesse mani, dopo costanti ritocchi e ripensamenti, era riuscito perfetto. Thierry alzò lo sguardo ed incrociò il suo. Leonardo gli sorrise, entusiasta per lo spettacolo che stava riuscendo proprio come l’aveva voluto, ansioso di osservarne la conclusione ed anche l’altro gli sorrise, impegnato ad allacciarsi i gambali, per poi riportare la sua attenzione sulla scena.

 

Thierry sembrava davvero un eroe greco, le spalle larghe, gli occhi fieri, l’elmo lucente che illuminava il suo corpo persino nella luce rossastra dei fuochi. Una volta entrato in scena la sua persona chiamò su di sè gli occhi di tutti i presenti, stregati dalla sua presenza. Leonardo non fu di meno. Aveva assistito a tutte le prove, ma solo in quel momento riuscì finalmente a comprendere appieno la profondità della sua interpretazione.

 

Orfeo era l’eroe innamorato, quello che forse, tra tutti i personaggi di cui i Greci, tempo addietro, avevano narrato la storia, era meno eroe di tutti. Orfeo era sì giunto negli inferi, ma aveva comunque fallito; Orfeo aveva perso; Orfeo aveva in sè tanto amore da non potervi resistere, talmente tanto da cadervi vittima. 

 

Davanti i suoi occhi, con ogni battuta Thierry incarnava sempre di più la tragedia di un amore così grande. Le sue spalle si abbassavano, le mani sulla lira mancavano gli accordi. La tentazione di girarsi era chiara nei tendini contratti delle braccia scoperte, tese nello sforzo di non smettere di suonare, di non girarsi. Con la musica aveva potuto salvare Euridice; senza, l’avrebbe persa. 

 

Thierry fu talmente bravo da far dimenticare persino a Leonardo, per un istante, che quanto stava accadendo sul palco non era la verità. E quando Orfeo fu vinto nell’animo, quando cedette e si girò, vagamente Leonardo percepì i presenti boccheggiare, sorpresi, come se anche loro fossero stati talmente presi dall’amore di Orfeo da essersi dimenticati di conoscere perfettamente il tragico finale dell’antico mito. 

 

Lo spettacolo stava giungendo a conclusione. Euridice pronunciò le sue ultime parole.

 

‘Quale enorme follia ha distrutto me infelice

e te, Orfeo? Di nuovo mi chiamano indietro

i fati crudeli e il sonno spegne i miei occhi offuscati.

Addio: mi circonda e mi inghiotte una notte infinita mentre non più tua, a te tendo invano le mani’ 

 

 

.

 

 

Thierry portò in avanti una mano, la pose sulla sua. La strinse. 

 

“Vieni in Francia con me.”

 

Leonardo lo guardò, poi con l’altra sua mano strinse quella di Thierry. La accarezzò, cercò di infondere nel suo sguardo tutta l’amicizia, tutto il sentimento che provava nei suoi confronti. La dolcezza per colui che era riuscito a fargli sentire anche il teatro come una valida arte; che lo aveva accompagnato in quell’ultimo mese e lo aveva fatto sentire meno solo in una città in cui si sentiva estraneo.

 

Ma per quanto estraneo, solo a Milano poteva davvero dipingere nel modo in cui desiderava, lasciare il segno; esprimere sè stesso nel modo in cui doveva. Senza arte era perso; senza arte non era nessuno. 

 

Leonardo capiva perche Thierry glielo stesse chiedendo. Era tutto lì, nelle loro mani strette al centro del tavolo. 

 

Ma non poteva. 

 

“Arriverò tardi,” disse semplicemente. 

 

Si alzò, facendo scivolare la mano da sotto quella di Thierry, lasciandola abbandonata sul tavolo, ancora tesa verso di lui. 

 

 

 

.

 

 

 

Lo spettacolo finì, gli attori si inchinarono, prendendosi i meritati applausi. Ludovico si alzò incitando l'entusiasmo della folla e gli altri lo seguirono, desiderosi di far sentire tutto il loro apprezzamento. 

 

Lo spettacolo era stato un chiaro successo, ma Leonardo a malapena se ne accorse, distratto nel ricordare quel momento del giorno prima. Fu scosso dal suo stupore da Tommaso, che nel frattempo era risalito e ora gli stringeva la spalla, esultante per il successo della rappresentazione. 

 

“Hai visto? L’hanno tutti adorato, Leonardo. Hai conquistato un’altra arte, a quanto pare.”

 

Leonardo sorrise, fiero del suo lavoro e di quello di tutti quanti. Era stato restio ad abbandonarsi al teatro, all'inizio di quella bizzarra commissione, ma ora si rendeva conto di quanto viva e meritevole fosse quella disciplina.

 

“Anche tu hai fatto la tua parte; non sottovalutarti.”  

 

Con la coda dell'occhio Leonardo vide Thierry, chiaramente entusiasta del successo riscosso, dirigersi verso di loro. Anche Tommaso lo vide, e si scusò per andare a celebrare con gli altri, lasciandoli soli.

 

Prima dello spettacolo, Thierry lo aveva baciato.

 

Due giorni prima, il Moro aveva fatto uccidere Gian Galeazzo, per cui Leonardo aveva passato l’ultimo mese a progettare lo spettacolo, solamente perchè minacciava il suo potere. Era un bambino, e l’ambizione sfrenata di Ludovico non aveva avuto ripensamenti neanche messa di fronte a quel fatto. Leonardo si domandò se la sua non avrebbe fatto finire anche lui così.

 

Un mese prima, Thierry gli aveva detto di trasformare Orfeo nel suo mondo, e Leonardo aveva concordato. 

 

Ma ora, messo di fronte alla realtà di quella corte spietata di cui stava entrando a far parte anche lui; messo di fronte alla prospettiva della partenza di Thierry da lì a pochi giorni, si pentiva di averlo fatto.

 

Orfeo aveva perso l’amore; Orfeo aveva perso. Il suo destino era già stato scritto nel momento in cui per la prima volta era stata raccontata la sua storia. Leonardo poteva ancora sottrarsi a quella stessa sorte.

 

“No, non farò di Orfeo il mio mondo. Non se posso evitarlo.”

 

“Allora, sei soddisfatto? Ludovico ha certamente apprezzato. Per quanto mi riguarda, non ho mai visto una scenografia tanto affascinante quanto la tua, questo è certo.”

 

Leonardo lo guardò. Prese un respiro profondo, nervoso quasi quanto prima dello spettacolo.

 

“C’è ancora un posto per me in Francia?”

 

Thierry parve non capire, all’inizio, ma dopo un attimo di incertezza prese la sua mano tra le sue e la baciò.

 

“Sono domande da fare?”

 

Leonardo sorrise. Per quelli come lui, come loro, non era facile avere una vita serena. Quel viaggio non gliel’avrebbe assicurata, ma sicuramente era la direzione da prendere per provarci, almeno.

 

“Ci sarà pure qualche signore da cui farmi finanziare anche lì, non pensi?”

 

“Ce ne sono quanti ne vuoi.”

 

 

.

 

 

Nel realizzare quel progetto, Leonardo aveva compreso che spettacolo e realtà non erano poi così diversi, spesso; ma solo nel primo il finale era già deciso.

 

 

 

 

 

(Così disse, e sparve alla vista come il fumo disperso nell’aria

tenue; fuggì altrove e non vide più lui

che inutilmente abbracciava le ombre e ancora voleva parlare; ma il guardiano degli Inferi non gli permise di passare un’altra volta la palude in mezzo.

Che fare, dove andare, dopo aver perso due volte

la sposa? Con quale pianto commuovere gli inferi, con quale voce gli dei? Lei già fredda passava lo Stige sulla barca. Dicono che la pianse per sette mesi

sotto un’alta rupe, presso la riva deserta

dello Strimone e sotto le fredde stelle narrava

questa sua storia, addolcendo le tigri e portando con sé le querce,

grazie al suo canto, come all’ombra del pioppo l’usignolo gemente piange i figli perduti che l’aspro coltivatore

spiando ha strappato ancora implumi dal nido;

piange la notte e sedendo sul ramo ripete

il canto pietoso e riempie vasti spazi dei suoi lamenti.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Notes:

side note: nessuno mi convincerà che non fosse davvero innamorato di leonardo nonostante la congiura, punto. comunque l'idea è che anche in francia (dove effettivamente poi leonardo andò) lui riesca a trovare il modo di esercitare la sua arte e "lasciare il segno" ma senza farsi corrompere dalla corte del moro (che è quello di cui nella puntata dopo caterina lo accusa, ho voluto trattare un attimo anche quello). le cose che ho cambiato della puntata sono a) thierry non è un traditore b) gian galeazzo muore prima dello spettacolo e vabbe c) leonardo va effettivamente in francia. il pezzo finale su orfeo delle georgiche c'entra qualcosa? no. l'ho messo lo stesso perché si? esatto. i versi di euridice nel testo latino sono nel quarto libro delle georgiche dal 494 al 498, quelli su orfeo vanno dal 499 al 515, la traduzione è quella del mio libro di letteratura latina che però non mi da l'autore (infame) quindi non so dirvelo purtroppo :( grazie per la lettura, ogni feedback è ben accetto! <3

(volendo mi trovate su twitter @livingdaylights o tumblr @gondorianlegacy)