Chapter Text
Lunedì.
Come odiava questo giorno, non lo sopportava affatto. Il solo pensiero delle interrogazioni di storia, delle prove di educazione fisica e delle verifiche scritte di latino, faceva venir il mal di stomaco a Steven.
Eppure era lì, alla scrivania che ripassava per la verifica orale imminente.
Erano le quattro del mattino e lui era in post sbornia, con dolori lancinanti alla testa e la concentrazione inesistente.
Era ormai da due ore che provava a mettersi in testa che i Troiani furono sconfitti dai Greci, ma non ci riusciva. E il motivo era chiaro: prima di tutto il libro che aveva davanti era quello di trigonometria e non quello di storia; secondo, lui non stava studiando la storia dell'antica Grecia in quel quadrimestre, bensì storia moderna.
Con uno sbuffo si arrese, rendendosi conto che non riuscirebbe comunque a concentrarsi, la sua mente infatti era altrove, pensava a quel bel corvino riccio con cui condivideva l'appartamento -pagato dal loro istituto fortunatamente- e con cui aveva passato la serata fra risate, battute spiritose e qualche bicchiere di superalcolici.
Chiuse il libro di scatto, gettandolo con un gesto secco in un angolo della stanza. Sospirò mentre si buttò sul materasso e vi fece affondare il corpo per riposarsi.
Cominciò ad osservare il soffitto con noia, mentre si massaggiava le tempie con uno sbuffo dolorante. Gettò la testa all'indietro sul cuscino, strizzando gli occhi con un respiro profondo e trattenendo a stento i conati di vomito, a questo si porta le mani all'addome, cercando di alleviare il dolore con qualche massaggio circa sopra lo stomaco, in parte funzionò, ma la sensazione di nausea restò vivida in lui.
Sentendo improvvisamente un rumore provenire dalla sala accanto, si allarmò sobbalzando e stringendo d'istinto le lenzuola sotto di sé con le mani tremanti. Sentiva chiaramente dei passi dirigersi verso la camera da letto dove si trovava e, deglutendo a vuoto con la gola secca, volse il suo sguardo in direzione della porta, respirando a fondo col battito cardiaco accelerato e con la paura che cresceva dentro di sé.
La maniglia si abbassò, gli occhi del castano si spalancarono ed infine- emise uno sbuffo rilassando i muscoli appena riconobbe la figura davanti a sé. Era Joe, il ragazzo poco più basso di lui, con una massa folta di capelli scuri e mossi, spettinati ed annodati fra loro. Fece qualche passo all'interno della camera e si fermò ad osservare il castano con un dolce sorriso sulle labbra; nonostante avessero bevuto assieme, Joe sembrava sobrio a differenza di Steven che stava subendo i dolori del post sbornia, al che il corvino si sedette accanto al coinquilino, portando una mano sul suo ventre e massaggiandolo con attenzione, ascoltando i suoi lievi e rari sospiri rilassati da quelle attenzioni.
Steven stava già meglio grazie all'altro ragazzo e, con uno sguardo dolce, lo ringraziò, mettendosi seduto e piegando le ginocchia, puntellando poi i talloni sul materasso. Stampò un dolce bacio sulle labbra di Joe, che rispose con un sorriso carico di tenerezza e amore.
Portò la mano sulla sua guancia, accarezzandola con delicatezza ed osservando le labbra enormi del compagno aprirsi in un dolce sorriso.
"Perdonami... avrei dovuto immaginare tu non riuscissi a reggere tutto quell'alcohol in una serata sola", si scusò Joe, sinceramente dispiaciuto per il fidanzato.
Quest'ultimo scosse la testa, mantenendo il sorriso.
"Tranquillo, mi passerà", lo rassicurò con dolci sfumature di premurosità e amore nella voce.
Il corvino prese da una tasca dei jeans un pacchetto di sigarette, estraendone una e porgendola al castano, che la prese fra le dita.
Si avvicinò ulteriormente a Steven, dando fuoco con un accendino alla cartina della sigaretta, ammirandolo mentre se la portava fra le labbra carnose e faceva un tiro.
La porse a Joe, il quale ne consumò un poco a sua volta, mentre, con l'altra mano, strinse quella del fidanzato, accarezzandone il dorso con amore.
Steven accettò quel contatto tenero con un sorriso, ricevendo nuovamente dal corvino la sigaretta e continuarono a passarsela ad ogni tiro, finché non la finirono.
A questo punto Joe posò il mozzicone nel portacenere, spegnendolo, voltandosi poi verso il ragazzo dai lunghi capelli castani seduto accanto a sé. Gli prese con due dita -pollice e indice- il mento, sollevandolo e costringendolo a guardarlo negli occhi; a questo punto posò dolcemente le proprie labbra su quelle carnose di Steven, muovendole dolcemente a ritmo assieme a lui.
Il castano, costretto a sdraiarsi dal corvino, sospirò leggermente sentendolo poi sedersi a cavalcioni su di sé mentre gli prendeva delicatamente i polsi e assaporava con contentezza quel vago gusto di nicotina che impregnava la bocca di entrambi.
Rimasero per un po' sdraiati l'uno accanto all'altro a scambiarsi baci furtivi e carezze amorevoli, erano come in un mondo tutto loro, concentrati sui loro corpi e sui loro gesti d'amore che si donavano, così tanto concentrati che non si accorsero che il mozzicone aveva smesso di emettere quel lieve filo di fumo che ormai aleggiava sopra le loro teste, silenzioso e indisturbato.
