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Alba che va, alba che viene

Summary:

Per ogni secondo che scorre un battito d’amore risuona e perdura con silente ardore.

Notes:

Ciao!

Forse inaspettatamente, eccoci con la prima fanfiction su AO3 di Fairy Oak ✨^✨
Perché si, una delle migliori serie letterarie di sempre meritava di approdare anche qui dopo tutto questo tempo.

I personaggi di cui tratta questo spiraglio di fic mi sono sempre stati a cuore immensamente ed ho pensato di render loro (il primo) omaggio in questo modo, spero che possa donarvi qualcosa così come tanto è stato donato a me mentre leggevo delle loro vicende 💗

Work Text:

Tommy spesso avvertiva nell'aria le cose, e certamente l'essere un magico della luce lo portava ad avere una consapevolezza più spiccata riguardo la vita ed i suoi misteri; eppure, ogni qualvolta che osservava quelle pozze color onice e immancabilmente vi si perdeva dentro, non poteva che pensare con fermezza a quanto il fato fosse stato generoso con lui. 

 

La creatura che gli stava ad un palmo dal naso, corpo minuto steso lungo il prato verdeggiante, era di una radianza tanto indescrivibile, un'esistenza tanto fragile quanto imprescindibile per la sopravvivenza della loro concezione di magia, che il solo osservarla in ogni sua più lieve movenza lo portava alla commozione. 

 

 

 

"Le somiglia davvero tanto, sai?" gli aveva detto il signor Poppy dopo un paio di volte che si era recato alla loro fattoria per vederla, febbricitante nell'ancora freddoloso appropinquarsi di Maggio, una tazza di latte caramellato estesa per la sua gola arsa dal percorso. 

 

"È così?" Non aveva dovuto ponderar troppo sul tono da utilizzare: conosceva il patimento, lo strazio che danzava nell'uomo che lo accoglieva, che lo istruiva di volta in volta al sentiero che aveva deciso di intraprendere. 

"Nonostante il passato siete stati uniti; sa signor Poppy," deglutì, un sorso di caramello con del timore di fondo immersosi dalla sua giugulare scendeva

"Io conosco poco del mondo e del suo esistere, però qualcosa credo fermamente di poterla fare."

Lo osservò, il suo giovane castano rivolto al vissuto color corteccia del padre con cui sedeva, senza pretese, senza muri o maschere alcune. 

Alzò lo sguardo da basso che era, e glielo rivolse interamente, asserendo:

 

"Voglio esserci, Signor Poppy. Voglio esserci per Shirley; anche se non sono perfetto voglio impegnarmi a donarle il sorriso."

 

Era rimasto ritto, in attesa di una qualunque espressione che potesse significare una sua disfatta da parte del suo uditore, un gesto, un qualcosa che potesse comunicargli il suo essere inadatto ad occupare quel posto, in quel momento, con quella persona. 

E poi, il tempo prese a scorrere nuovamente quando quelle sottili labbra si incurvarono all'insù. 

 

"Dovrai pazientare tanto, Thomas. Però credo di poter dire con certezza che tu sia qualcuno di necessario." inclinò il capo di lato, addolcendosi gradualmente. 

 

"Sia tu che io non possiamo che esserci; quindi facciamolo, e nel mentre sosteniamoci ed insegnamoci vicendevolmente. Sono sicuro tu abbia già avuto modo di comprenderlo, ma l'amore ha molteplici forme." 

 

Si alzò, allungando una mano callosa. 

 

"Amala anche per me, Thomas. Per tutte le volte che non la capirò, per tutti gli istanti dei suoi primi passi in cui ho rifiutato di essere degno. Facciamo sì che viva da persona amata."

 

Se si concentrava per bene avvertiva tutt'ora quell'elettrica miriade di sensazioni che gli avevano percorso il braccio mentre si stringevano la mano, la comprensione instauratasi che si insinuava lentamente nel suo spirito. 

 

Mentre si risedeva annusò l'aria, l'aroma della sua bevanda mista al fogliame selvatico poco distante dall'ingresso, ispirando ed espirando quieto. 

 

"Ah, giusto" disse Edgar d'un tratto. 

 

Si girò in direzione della finestra, una brezza gentile ad accarezzargli le guance, iridi volte alle frondi danzanti di un qualche albero che non riusciva a riconoscere. 

Sentì il sorriso dell'uomo in qualche modo provenire dalla sua voce, limpido e certo.

 

"Puoi chiamarmi Edgar, giovane Thomas."

 

 

 

 

La liscia sensazione della cute lentigginosa sotto le sue mani gli faceva percepire più chiaramente di ogni altro metodo quanto facile fosse per quella ragazza così magica, così fuori dal tempo e dal concepibile realizzare miracoli e tesserne il filato tra i loro cuori, il suo fra i più aggrovigliati attorno alle sue dita senza volontà di liberarsi. 

 

"Credi che sia possibile far arrivare il mio amore anche ai te che nasceranno in futuro?"

 

La guarda, lei con la sua nuvola rossa e intarsiata di flora, stelle sulla pelle e luce nel cuore. 

 

La guarda e non ha bisogno di pensare, di ponderare, di meditare su alcunché. 

 

La guarda e la ama. 

 

Mani si trovano, si intrecciano e cingono un corpo prezioso, una vita di inestimabile valore il cui polso palpita allo stesso ritmo del suo; le sorride, le bacia leggiadro le guance e poggia la fronte diafana su quella di Shirley. 

 

"Giungerà di certo a destinazione,"

 

strofina i nasi, con dolcezza, lasciando implicita una promessa

 

"perché io ti cercherò sempre, finche il mondo sarà in moto. E il mio mondo, Shirley," le accarezza il viso, prendendole le guance tra i palmi come fossero una culla.

 

Sorride, gioioso. 

 

"Il mio si muove nel tuo amore."