Work Text:
Winston Wells, 26 anni, primo giorno di lavoro come assistente del direttore dell'Homeland Security.
E di sicuro non si aspettava una simile patata bollente dopo neppure tre ore dall'inizio del suo primo giorno.
In quel momento, in piedi dietro al vetro a specchio, osservava con stupore l'uomo che il suo nuovo capo stava interrogando con decisione e, se poteva azzardarsi a dirlo, anche con una certa maleducazione.
Come poteva quell'uomo, così fragile e anziano, essere dietro a tutto quello?
L’avevano portato lì praticamente trascinandolo, ammanettato come il peggiore dei criminali, e non si erano curati neppure di portargli una bottiglia d’acqua.
Certo, forse si trattava di un terrorista ricercato dalle polizie di tutto il mondo, forse era un pericoloso leader di qualche famiglia malavitosa, ma era pur sempre un uomo anziano e Winston non era a proprio agio con un simile atteggiamento.
Da dietro il vetro, vide il suo capo sbattere il pugno sul tavolo: ma l’uomo non sembrava essersi scomposto troppo, la sua espressione era rimasta la stessa da quando si era seduto.
Il direttore diede le spalle all’anziano - di cosa fosse accusato ancora Winston non lo aveva capito - e uscì dalla porta: non degnò neppure di uno sguardo il proprio assistente e sparì nel corridoio.
Senza pensarci troppo, lui prese una bottiglietta d’acqua dal mobiletto ai propri piedi e un bicchiere di plastica prima di scivolare all’interno della stanza.
“Mi scusi, le ho portato dell’acqua.” disse una volta all’interno.
Il suo interlocutore si voltò verso di lui e gli sorrise.
“Qualcuno con delle maniere decenti. Figliolo, sei una gioia per gli occhi.”
Winston sentì le guance avvampare e si affrettò a posare la bottiglietta sul tavolo.
“E’ sigillata, non è stata toccata da nessuno.”
“Non avevo alcun timore di ciò, ragazzo mio. Posso sapere qual è il tuo nome?”
“Winston Wells, signore. Anche se non so se dovrei dirglielo…”
“Wells? Padre britannico?”
Lui annuì, accorgendosi solo in quel momento di quanto fosse difficile non rispondere alle sue domande.
“Conoscevo un Wells, ottimo schermidore ma tremendo bevitore. Alla fine di ogni incontro con un bicchiere di Bombay Sapphire diventava incredibilmente fastidioso.” l’uomo aprì la bottiglia e riempì il bicchiere per metà, “Il mio nome è Alfred Pennyworth, figliolo. Avrei dovuto presentarmi prima ma questa situazione disdicevole deve avermi fatto dimenticare l’educazione. Ti chiedo di perdonarmi.”
Winston scosse la testa.
“Non si scusi. Di cosa è accusato?”
Di nuovo, Winston si morse la lingua: perché la presenza di quell’uomo lo rendeva così sottomesso?
“Sciocchezze, pare che il mio nome sia uscito spesso in alcuni documenti presenti a casa di una gentile signora che abita nel medesimo quartiere dove risiedo da anni. Sono piuttosto certo sia la signora Hallaway e che i documenti in questione altro non siano che le ricette degli scones che mi ha così insistentemente richiesto. Ma il figlio è quell’uomo così gentile che è appena uscito, deve aver tratto le conclusioni errate. Cielo, è tardi. Il signorino Dick deve essere già tornato e la sua camera è ancora da sistemare.”
Winston sgranò gli occhi.
“Signorino?”
“Sì, deve già essere di ritorno alla villa e mi hanno portato via proprio quando dovevo uscire a prendere il signorino Damian a scuola.”
“Ma chi è le-”
In quel momento, nel corridoio si udirono una serie di passi frettolosi e delle voci che si parlavano le une addosso alle altre; Winston si alzò e andò alla porta rimasta aperta; quando sbirciò fuori, vide un gruppo compatto di persone avanzare lungo il corridoio e un uomo che discuteva animatamente con il suo capo.
Un uomo alto, dalla mascella squadrata e dai capelli neri, seguito da un bambino e da altri tre ragazzi che sembravano la sua copia sputata.
Tutti visibilmente incazzati.
Il direttore Hallaway sembrava stesse per esplodere dalla rabbia.
“Le ripeto, signor Wayne, che il signor Pennyworth è una persona che mette a rischio la sicurezza nazionale.”
“Quanto può essere ottuso, Hallaway? Crede davvero che l’uomo che mi ha cresciuto possa essere un pericoloso terrorista?”
“Oppure più semplicemente era geloso che sua madre desse più attenzioni a qualcun altro piuttosto che a lei?”
“Cosa vorresti dire con questo, marmocchio?”
“Non si rivolga così a mio figlio Damian, Hallaway!”
Alle spalle di Winston, apparve Alfred.
“Credo che sia il momento perché io vada, figliolo.” disse lui mentre si sistemava la giacca stropicciata, “Sono passati a prendermi.”
Winston fece per annuire quando la porta si aprì di scatto e il giovane si trovò davanti al direttore.
“Wells, cosa ci fai qui?” Hallaway lo guardò con stupore.
“Il signorino Wells è stato così gentile da offrirmi dell’acqua.” Alfred si voltò verso i quattro ospiti del direttore e sorrise con affetto, “Siete un sollievo per questi stanchi occhi.”
“Quando Richard è venuto a prendermi a scuola ho temuto che ti fosse successo qualcosa.” il bambino che Winston aveva visto si era gettato sull’anziano e l’aveva abbracciato forte, imitato subito anche dagli altri ragazzi.
“Il signor Wayne vuole portarla a casa, signor Pennyworth, ma non è possibile.” intervenne il direttore; tuttavia, accanto a quello che Hallaway aveva chiamato “signor Wayne”, era apparso un altro uomo, dai lunghi baffi neri, che in mano aveva una cartellina.
“Direttore Hallaway, Lord Stevenson, ambasciatore della Corona Britannica a Washington. Sua Maestà, la Regina Elisabetta II, ha espresso… preoccupazione per le accuse che ha mosso al suo vecchio amico, sir Pennyworth, e le sue preoccupazioni sono condivise dal Presidente in persona. Può trovare la dichiarazione ufficiale di immediato rilascio qui dentro, insieme alle indicazioni per un nuovo incarico per lei.” l’uomo gli consegnò la cartellina con evidente soddisfazione e poi si girò verso Alfred, ancora prigioniero dei suoi protetti.
i due si scambiarono un’occhiata, fu sufficiente.
“Torniamo a casa, la stanza del signorino Dick deve essere messa in ordine.” disse poi Alfred.
“Posso pensarci io, Alfie, non preoccuparti.” intervenne il più anziano dei ragazzi, doveva essere lui Dick.
Wells non ci mise molto a riconoscerlo. E a collegare le cose.
Ricordò le storie di sua madre quando, prima dei suoi dieci anni, si erano trasferiti a Metropolis.
Ricordò l’assassinio dei Wayne, l’adozione di quel bambino…
Se non fosse stato al lavoro, Winston sarebbe scoppiato a ridere in faccia al direttore.
Mentre quest’ultimo usciva dalla sala interrogatori imprecando, l’ormai ex assistente si voltò verso la famiglia e sorrise.
“Signor Pennyworth, non mi ha ancora risposto, però.” intervenne lui, “Chi è lei, esattamente?”
L’uomo lo guardò per qualche istante poi sospirò.
“Io? Buon Dio, ragazzo. Sono un semplice maggiordomo.”
